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Guida turistica Porto Venere

Porto Venere

* IL PARCO Il Parco Naturale Regionale di Porto Venere offre un paesaggio unico con le sue alte coste, le grotte, la vegetazione che in ogni stagione permea l'ambiente con le mutevoli sfumature di colore. Elemento che fonde ed armonizza ogni particolare è il mare, talora calmo e cristallino, tanto da riflettere simile ad uno specchio incantato le rocce multicolori ed il volo dei gabbiani, talvolta mosso e quasi rabbioso quando, ruggendo, si infrange contro la roccia su cui svetta la Chiesa di San Pietro. A coronare il Parco l'arcipelago con le tre Isole Palmaria, Tino e Tinetto, che sfidano l'azzurro mare in un turbinio di aromi e sguardi verso l'infinito. Ma il Parco non è solo Natura, qui la Storia alberga dall'epoca preistorica, con la Grotta dei Colombi, fino al recente passato in cui Marconi sperimentò davanti al Borgo i suoi innovativi studi. * L'ISOLA PALMARIA L'Isola Palmaria chiude l’orizzonte di Porto Venere, separata dall’antico borgo medievale da uno stretto braccio di mare, detto "Le Bocche". L’isola è collegata a Porto Venere per mezzo di vaporetti e di imbarcazioni di privati che sbarcano i turisti presso il Terrizzo, da dove si può iniziare l’escursione: alla destra, l’ampia sterrata via Schenello, dove si trova la trattoria-albergo "Lorena" aperta tutto l’anno. Sottocosta sono visibili gli allevamenti di mitili, con la caratteristica coltivazione su paletti di legno. Alla destra di vecchi treggi (lavatoi) inizia il sentiero vero e proprio, contrassegnato da un segno rosso. Aldilà di una recinzione, si nota il tetto dell’ex-fortezza, ex-carcere Umberto I. Percorrendo un sentiero che si snoda tra macchioni di rovi, si giunge all’antica strada asfaltata dell’isola. A sinistra si può ammirare la particolarissima Torre Scuola, una fortificazione costruita da Genovesi nel 1606. Tutt’intorno salvia, corbezzolo, mirto, ginestre e acacie diffondono i loro profumi, mentre dalla casa del Roccio, ex postazione fotoelettrica ed oggi uno dei terrazzi più belli di tutta la Liguria, si può ammirare l’isola del Tino. Dal sentiero che costeggia un muretto a secco d’antichi vigneti si scende al Pozzale, l’ampia insenatura con la spiaggia che è il secondo attracco dell’isola. In questa Cala, dove il paesaggio diventa magico per i colori ed i profumi delle essenze della macchia mediterranea, è situata la trattoria "Il Pozzale" con vista sull’isola del Tino. Seguendo la strada incontriamo l’ex-cava di Portoro, lo splendido marmo nero dalle striature dorate. A sud-ovest dell’isola, sulle pendici popolate da una folta colonia di gabbiani reali, si apre la grotta dei Colombi, che testimonia la colonizzazione della Palmaria da parte dell’uomo preistorico. Attraverso un sentiero si giunge al Semaforo, una postazione militare situata nel forte Cavour, che è contornata da numerosi pini marittimi. A sinistra del forte, attraverso un sentiero si può scendere alla punta C. Alberto e da qui ritornare al Terrizzo. Diversamente si percorre un tratto di strada asfaltata e, attraverso un canalone che scende verso il mare, ci si ritrova davanti all’imbarcadero del Terrizzo. Altre suggestive grotte dell’isola sono: la grotta del Bersagliere e la più suggestiva Grotta Azzurra, nella quale si può accedere solo con una barca a remi. * IL TINO Il Tino, dove si trovano interessanti vestigia risalenti all'XI secolo e la chiesa dedicata al culto di san Venerio, è Zona Militare e su di essa l'accesso è consentito soltanto in occasione delle festività in onore del santo (13 Settembre). Vi si trovano i ruderi dell'antica Abbazia dedicata al santo, edificata nell'XI sec., quale trasformazione della cappella costruita nel VII secolo nel luogo dove fu ritrovato il corpo del santo, nato alla Palmaria e qui morto in romitaggio. * IL TINETTO L'isolotto del Tinetto, spoglio di vegetazione, conserva antiche testimonianze della presenza di comunità religiose in questo comprensorio, costituite dalla presenza dei ruderi di due distinti organismi: nella parte occidentale dell'Isola era un piccolo oratorio del sec. VI con abside orientata, a levante del quale sorgeva un edificio più complesso. Quest'ultimo, con chiesa a due navate e celle per i monaci, presenta differenti fasi costruttive che si sono succedute fino all'XI sec., quando venne distrutto ad opera dei saraceni. Si ritiene inoltre interessante segnalare la presenza di un rettile endemico, il pordacis muralis tinettoi, una specie di lucertola rarissima.

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