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Guida turistica Livorno Ferraris

Livorno Ferraris
Guida turistica Livorno Ferraris

Livorno, grazie alla sua posizione naturale nel mezzo di una fertile pianura, chiamata dai cartografi francesi dell'era napoleonica-risorgimentale hanno chiamato "plane de Livourne", si trova al centro di un invidiabile nodo viario. Infatti, l'interdistanza dai centri maggiori (km. 30 da Vercelli, 35 da Casale, 37 da Torino, 28 da Ivrea, 35 da Biella) lo pone quale necessario sottopolo di congiunzione che nel più recente passato ha favorito l'insediamento industriale. Già al tempo dei Romani, Livorno godeva del transito di una strada che da Vercelli conduceva a Torino sfruttando il guado della Dora. La strada che ha registrato il passaggio di personaggi importanti e non da ultimo di Costantino III il Tiranno, il quale, proprio a Livorno (ad Liberonem), nel 407 d.C. fu costretto a recedere dal proposito di conquista dell'Impero Romano d'Occidente. La stessa strada venne promossa nel medioevo "Strata Francisca", trovando a Livorno congiunzione con un'altra diramazione della via francigena, proveniente dalla valle d'Aosta per dirigersi verso Alessandria, denominata "strada Liburnasca". Il nodo viario oltre a permettere uno sviluppo commerciale del territorio livornese ha consentito il transito di soldati, di pellegrini e di nobili : ospite d'eccezione il conte di Savoia, Amedeo VI detto il Conte Verde, che, in viaggio verso Chambéry nel 1367, pernotta a Livorno alloggiando nell'"Osteria dell'Angelo" ed assapora il gusto campagnolo di due capponi locali. Nel 1581 è la volta di Michel de la Montaigne, che dopo avervi pernottato lo descrive nel suo "Voiage in Italie" : Villetta ove sono assai case. Dal seicento all'unità d'Italia è un andirivieni continuo di soldataglie per il succedersi ininterrotto di battaglie, vuoi per la questione monferrina, vuoi per la difesa di Torino (Verrua), vuoi per i pediluvi risorgimentali di faldelliana memoria. La strada ferrata voluta a Livorno dal conte di Cavour, sfruttando il progetto dell'ing. Woodhouse, ha reso provvisoria giustizia al sistema viario livornese preparando il territorio ad accogliere, nel nostro secolo, l'insediamento industriale. * IL PATRIMONIO ARTISTICO Livorno, con le sue frazioni, conta ben 21 chiese ed almeno 11 palazzi storici, un museo, dedicato ai fratelli Adamo e Galileo Ferraris, e diversi monumenti tra cui uno dedicato a Galileo Ferraris (Ildebrando Bastiani, 1902) ed un altro dedicato ai caduti della prima guerra mondiale (Luigi Gariboldi con bronzi di Attilio Gartmann, 1920). Tra le chiese, rivestono particolare importanza: la parrocchiale di San Lorenzo, (sec. XIII- XVIII) terminata nel 1778 dall'arch. Filippo Castelli su disegni del padre arch. Giuseppe, all'interno interessanti le tele attribuite a Giorgio Alberini (1620 ca.), le pale di Bernardino Galliari (1776) e Domenico Cattaneo (1823), il crocifisso ligneo del cinquecento e i reliquiari di San Lorenzo, pregevole argento di scuola romana del settecento, e di San Clemente; Santa Maria delle Grazie (1590-1611) con crocifisso su tavola di Aimo Volpi (1490) e chiostro agostiniano; San Francesco con bassorilievo esterno in cotto (sec XVI) e all'interno tele del Moncalvo e della figlia Orsola Caccia, e tavola raffigurante la Madonna delle Fragole di Aimo Volpi (1490); San Giovanni Decollato (sec. XVII) con facciata barocca e tele di Bartolomeo Caravoglia (1676 e 1688); Sant'Andrea al cimitero (fine sec. XII) in acciottolato povero di fiume con all'interno pregevoli affreschi tre-quattrocenteschi; Santa Maria d'Isana (inizio XIII sec.) unica chiesa templare del vercellese e santuario di molta devozione; Conventino di Loreto (1625) con annessa Casa di Accoglienza. Affreschi cinquecenteschi e del primo seicento sono tuttora visibili nelle chiese di Mariette, Gerbidi, S. Rocco, S. Sebastiano e della SS. Trinità (ora auditorium). Il centro abitato del capoluogo è ricco di testimonianze architettoniche che costituiscono il patrimonio culturale che la storia, attraverso i secoli, ci ha trasmesso in eredità. Ecco snodarsi, in una teoria di portici medievali e settecenteschi, palazzi rinascimentali e barocchi che invitano i livornesi a riflettere sui tesori del passato e i turisti a sperimentarne il fascino. Palazzo Ciocca (sec. XIV-XIX), già castello di Coziano, quindi palazzo Montiglio, Della Valle, Bersani, Corio ed attualmente sede degli uffici comunali; Palazzo Ferraris (sec. XVI-XIX-XX), sede ufficiale del Consiglio Comunale e del Museo Sacrario Ferraris (casa natale dei fratelli Adamo e Galileo Ferraris) oltrechè della Biblioteca Civica e dell'Archivio Storico; Palazzo Tavallini (sec. XVIII), già Perucca della Torre; Palazzo Buzzi (sec. XVI-XVIII), già Perucca della Rocchetta, quindi Botto; Palazzo Celidonio (sec. XV-XVIII), già Tarachia de Giordani, quindi De Gregory di Balduch; Casa Parrocchiale (1666) con tipico loggiato rinascimentale; Palazzo Sismondi (sec XIX), fin de secle, inizialmente casa della giovane, quindi ricovero per donne anziane ed ora oratorio parrocchiale. Particolare interesse rivestono infine le tenute agricole del Murone (ritrovamenti archeologici di epoca romana), Colombara (tipica grangia fortificata con ingresso turrito e chiesa cinquecentesca, parrocchiale dal 1571) e Castell'Apertole (Palazzo Chiablese, chiesa di San Rocco con urna di Santa Cristina, mandria e case coloniche settecentesche).

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