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Guida turistica Neive

Neive
Guida turistica Neive

A pochi chilometri da Alba, dove le ultime propaggini della Bassa Langa si allungano fino a sfiorare il Monferrato, si staglia su Neive l’ombra delle colline del vino, quelle colline rigate di vigneti ordinati che spesso vediamo nelle fotografie di maniera, esaltate dai tramonti dietro le Alpi o soffuse nelle nebbie di mezza stagione, linee morbide che si ingigantiscono in lontananza, verso sud, verso la Langa più alta. Per raggiungere Neive da Alba, scegliete la strada di cresta, attraverso le splendide colline tra Treiso e Barbaresco, tra le vigne di nebbioli, che in autunno si trasformano in struggenti tavolozze di verdi, gialli, rossi e prendetevi qualche sosta, tra le numerose curve, per dare un’occhiata al mutevole panorama, per spiare come laggiù, alle spalle di Neive, la Langa diventi Monferrato, come i nebbioli cessano il passo ai moscati. Poi la strada inizia a scendere velocemente e ci si ritrova all’ingresso del paese, al Rondò, sulla strada che mette in comunicazione i due nuclei abitati di Neive, il paese vecchio sul poggio e Borgonuovo in basso. Arrampichiamoci quindi verso il concentrico del paese alto ed entriamo passando l’arco di San Rocco San Rocco presenta ancora la sua struttura originale, preservata quasi completamente grazie ai lavori compiuti nel 1783 dall’architetto Giovanni Antonio Borgese, neivese illustre che ha dedicato al suo paese gran parte dei suoi studi e delle sue opere e la cui fama incontreremo a più riprese sulla nostra strada. La seconda chiesetta è intitolata a San Sebastiano ed è probabilmente coeva di quella di San Rocco: la sua presenza delimita l’abitato sull’altro lato del paese. Da entrambi gli ingressi si sale rapidamente verso il centro: in alcuni tratti affiora ancora l’antica "sternia", l’acciotolato fatto con i sassi che si strappavano alle rive del Torrente Tinella. Si entra così nella bella e intima Piazza Italia, cuore amministrativo di Neive; oggi la piazza si presenta stretta e lunga ma un tempo era uno spiazzo ben più vasto: non essendo edificata sul lato a monte la visuale spaziava sulla costa della collina che sale a Pian Castello, con la cassaforte Cotti e la svettante torre campanaria ben in vista. Su questo lato si innalza il primo palazzo comunale, che oggi ospita la biblioteca; il palazzo contiguo, con archi slanciati e grande orologio, è stato anch’esso sede del Municipio, come testimonia ancora la scritta in facciata. Ma non lasciatevi ingannare: l’attuale Municipio è attualmente quello di fronte, Palazzo Giovanni Antonio Borghese (casa natale dell’architetto) con la sua bella faccita in mattoni a vista, arditamente raccordato al primo edificio della via che scende a San Sebastiano da una passerella aerea in ferro battuto. Le ampie sale di Palazzo Borgese ospitano gli uffici comunali, mentre quelle che erano le antiche cantine (gli "infernot") sono ora la sede della Bottega dei Quattro Vini. Saliamo ora verso la parte più alta di Neive: la sommità su cui spicca la torre campanaria è nota con il nome di Pian Castello, dal Castello dei Signori di Neive che venne innalzato qui intorno all’anno 1000, al fine di difendere il paese dalle scorrerie dei Saraceni che da queste parti furono di casa per più di un secolo; dagli inizi del XIII secolo la zona fu invece interamente in mano agli Artigiani, che innalzarono l’alta torre. Oggi delle mura che ne proteggevano il "ricetto" rimane qualche frammento nei giardini del Conte di Castelborgo. Anticamente Pian Castello segnava un confine geografico tra i due versanti della collina, divisa in "Ripasorita", la parte soleggiata da mezzogiorno a sera, e "Ripafredda", il versante che riceve i raggi solari soltanto la mattina; sulla torre inoltre, a circa cinque metri d’altezza, si conserva ancora una lapide funeraria di origine romana (II secolo d.C.), testimonianza del più antico nucleo abitato neivese. Addirittura più antica della torre, nonché edificio più vecchio di Neive, è la cassaforte Cotti, costruzione risalente al XII secolo; la casa reca i segni della sua età nelle finestre ogivali e nei materiali da costruzione, mattoni antichi alcuni dei quali addirittura marchiati con il sigillo di una fornace di epoca romana che sorgeva al piano, poco fuori Neive. Sono molte le testimonianza rinvenute nei dintorni di Neive risalenti a quell’epoca: lo storico neivese Vincenzo Vada cita le numerose tombe e lapidi della necropoli in valle Tinella (che tra l’altro permettono di far risalire il toponimo alla gens Nevia) ed i resti di un ponte marmoreo e di una strada che potrebbe essere "un ramo della via Giulia Augusta tendente alla Via Emilia, in pratica la strada delle legioni di Cesare alla volta delle Gallie. Sui resti murari dell’antico maniero fortificato troviamo invece Villa Pina, con il suo giardino di alberi secolari che ombreggiano piazza Cocito: l’antica cassaforte che si affaccia sull’altro lato è il signorile Palazzo Cocito, che nel XVI secolo ospitava l’atelier farmaceutico del nobile Gabriele Cocito, con annessa "hostaria": la tradizione prosegue oggi nelle sale ottocentesche . Il pianoro si prosegue fino a Piazza Negro e offre a chi passeggia la vista dell’Arciconfraternita di San Michele, altra opera dell’architetto Borgese, la cui costruzione si protrasse per quarant’anni e terminò nel 1789, come segnalano alcuni coppi ritrovati sul tetto. La cupola è alta e maestosa la facciata segue i tratti classici del barocco e presenta un portale d’ingresso (opera del minutiere neivese Giovanni Busso) su cui sono intagliati i diritti dell’uomo, sormontati dalla bilancia della giustizia. Non lontano si staglia la Parrocchiale dei SS Pietro e Paolo, segnalata dallo slanciato campanile dell’arch. Francesco Gallo. La struttura della chiesa si innesta su una preesistenza antichissima (probabilmente del XII secolo), una basilica cimiteriale romanica; ha una linea tardobarocca e mantiene gli stucchi settecenteschi dell’interno. Aggiriamo il concentrico scendendo lungo Via Rocca ed attraversando quella che è ancora conosciuta come "Rampa del ballo", uno spiazzo ove i neivesi si recavano a ballare e a trascorrere le ore di festa in compagnia. Quest’ area è stata in parte assorbita dal Giardino del Conte di Castelborgo; anche qui la mano dell’architetto Borgese ha lasciato grandi segni del suo operato, nel Palazzo Bongioanni, poco più avanti in Via Lafleur, segnalato dall’imponente portale, e nell’ingrasso monumentale al Giardino del Conte (la sua tesi di laura nel 1751) costituito da tre archi delimitati da quattro doppie colonne e chiusi da cancelli di ferro sormontati dallo stemma dei conti. Il giardino è oggi molto ridimensionato ma questo maestoso ingresso lascerebbe presupporre un parco gigantesco: tutto sommato il contrasto non è stridente ma piuttosto suggestivo. Accanto al giardino si allunga il Palazzo di Castelborgo, (noto oggi come il Castello di Neive) che attualmente ospita un’azienda vinicola. Non esiste solamente la Neive barocca, ma anche due piccole porzioni periferiche di una Neive romanica e neogotica: il romanico si deve all’Abbazia benedettina di Santa Maria del Piano, anteriore all’anno 1000, mentre il neogotico è rintracciabile nella cappella cimiteriale dei Conti di Castelborgo. Quest’ultimo è il sito più rapidamente raggiungibile, anche a piedi con una passeggiata sulla bella collina che da Neive va verso il Tanaro e che annovera alcuni dei migliori crus della zona. Negli anni ’20 per la costruzione del nuovo cimitero, il Podestà, Conte Guido Riccardi Candiani, mise a disposizione un terreno e volle far erigere una cappella. L’incaricato fu lo scultore torinese Carlo Biscarra, per le pitture dell’interno si rivolse a Cesare Ferro: i suoi dipinti luminosi e le decorazioni floreali e geometriche testimoniano della lunga esperienza della lunga esperienza in Estremo Oriente dell’artista torinese. Per raggiungere la torre romanica di Santa Maria del Piano dovremo scendere verso Neive Borgonuovo, passando al cospetto di quell’eccentrico signore che fa la grappa e che tutti conoscono: Romano Levi. Verso la collina di Mango appena fuori Neive, svettante tra gli alberi e vigneti in prossimità del Torrente Tinella, spicca la rossa torre di Santa Maria del Piano, quella che fu per secoli una grande operosa abbazia benedettina. Nata sulle rovine di un tempio dedicato a Diana, la chiesa sorse in prossimità di una sorgente di acqua salata, divenne in seguito monastero. Da Santa Maria del Piano si può poi attraversare il Tinella e salire verso il Bricco di Neive oppure puntare verso Treiso e Barbaresco per due piacevoli escursioni in collina, da fare a piedi o in bici, sfilando tra i vigneti.

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