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Guida turistica Chiusa

Chiusa... tra i Borghi più belli d'Italia
Guida turistica Chiusa

Comune di Chiusa/Klausen (Provincia di Bolzano/Bozen) * Come si raggiunge. In auto: autostrada del Brennero A 22 uscita Chiusa-Val Gardena. In treno: linea FS Bolzano-Brennero stazione di Chiusa; per collegamenti internazionali EC stazione di Bressanone. Distanze dai principali centri: Innsbruck km.100, Rovereto 100, Trento 80, Merano 60, Brunico 50, Vipiteno 40, Bolzano 30, Bressanone 10. Altitudine: m. 523. Informazioni turistiche: Associazione Turistica di Chiusa, piazza Tinne 6. Orario: da lunedí a venerdí ore 8.30-12 e 15.30-18, sabato 8.30-12. tel. 0472/847424, fax 0472/847244 E-Mail: info@klausen.it Internet: www.chiusa.info Ulteriori informazioni in www.borghitalia.it in quanto Chiusa fa parte de "I Borghi piú belli d´Italia" Il nome. Chiusa deve il suo nome alla particolare collocazione topografica, cioè allo stretto passaggio naturale che si forma tra la rupe di Sabiona, il fiume Isarco e il torrente Tinne. Denominata in origine "Clusa", dal termine medio alto tedesco "kluse" per "chiusa", dal 1300 viene chiamata Chiusa. La storia. · 4.000 a.C., primi ritrovamenti neolitici a Sabiona. · 547-77 d.C., risale a questo periodo la prima testimonianza di un vescovo che risiede a Sabiona, anche se la frequentazione della rocca che sovrasta Chiusa è assai più antica. · 975, la sede vescovile di Sabiona viene spostata nella piana di Bressanone per motivi di spazio e di migliore accessibilità. · 1027, in una pergamena di re Corrado II compare la prima menzione di Clausa come sub Sabione sita e stazione doganale. Grazie ai traffici commerciali tra mondo latino e germanico, la strada lungo la valle dell'Isarco acquista grande importanza. · 1308, Chiusa è denominata per la prima volta come Stadt, città. · 1350-1550, la cittadina vive il suo periodo di massima fioritura grazie allo sfruttamento delle miniere nella valle del Tinne, oltre che ai traffici commerciali. E' in questo periodo che l'abitato assume l´aspetto attuale, conservando per mancanza di spazio la sua dimensione fino ai nostri giorni. A cavallo tra XV e XVI secolo gli edifici si arricchiscono di nuovi elementi decorativi e nuove soluzioni architettoniche (Erker). Artigiani e commercianti si organizzano in corporazioni: il loro prestigio è visibile nelle splendide insegne. · 1533, un incendio distrugge Sabiona. La sede del capitano vescovile viene trasferita a Castel Branzoll. · 1686, il canonico Matthias Jenner, parroco di Chiusa, fonda l´attuale monastero di Sabiona. · 1699, inizia la costruzione della chiesa dei Cappuccini e del convento. A cavallo dei due secoli, Chiusa vive una seconda fioritura grazie allo sfruttamento delle miniere di Fundres. · 1867, con l'apertura della ferrovia del Brennero, inizia un nuovo periodo di prosperità. Arriva il turismo, soprattutto culturale. Gli artisti sono attirati da un'indagine storica, non suffragata da prove certe, in base alla quale nei dintorni di Chiusa si troverebbe il luogo natale del più grande poeta medievale tedesco, Walther von der Vogelweide. · Tra il 1874 e il 1914, più di 300 artisti soggiornano a Chiusa contribuendo a rendere nota in tutta Europa l'immagine romantica e idilliaca della cittadina, da allora chiamata Künstlerstädtchen, "cittadina degli artisti". Facciate con mura merlate, ampi sporti (gli inconfondibili Erker), insegne di osterie in ferro battuto, targhe commemorative: il centro storico di Chiusa mantiene immutata la sua particolare struttura medievale e l'atmosfera che ne deriva, percorrendo la via principale e i pittoreschi vicoli, è quella del "bel tempo che fu". La stessa, in fondo, che entusiasmò i romantici pittori fin de siècle approdati a Chiusa sull'onda dell'"euforia per Walther", convinti di poter rivivere qui il loro sogno medievale. Allora, com'è stato scritto, "si dipingeva, si disegnava, si beveva, ammirando entusiasti il gioco d'antichi angoli della città; si facevano lunghe passeggiate, si amoreggiava e la sera si cantava nei giardini e la musica si accompagnava al frinire delle cicale e al mormorio dell' Isarco". Quello che gli artisti cercavano a Chiusa, il passato e la natura in contrasto con la febbrile agitazione delle metropoli, è il genius di questo gioiello medievale incastonato nell'idilliaco scenario alpino. Innumerevoli sono le testimonianze della magica atmosfera che avvolgeva la cittadina circa un secolo fa, quando - come ricordava nel 1925 il pittore di Norimberga Ernst Loesch - "gli allegri discepoli dell’arte arrivavano all’inizio della primavera, ad autunno inoltrato se ne andavano e recavano con sé spirito vitale ed allegria". Ma il più famoso atto d'amore per Chiusa è un'incisione di Albrecht Dürer, la "Nemesi", che l'artista nel 1501 trasse dall'acquerello con cui nell'autunno del 1494 aveva ritratto la cittadina, dove aveva sostato in occasione del suo viaggio a Venezia. Ai piedi della figura allegorica, nonostante la distorsione prospettica, l'immagine è la più antica e veritiera rappresentazione di Chiusa, grazie ai numerosi dettagli come la fedele riproduzione di Castel Branzoll e della chiesa di S. Andrea eretta da poco. A partire dagli anni '70 dell'Ottocento Chiusa si tramutò in una sorta di atelier all'aperto, dove gli artisti, seduti ai loro cavalletti nei vicoli stretti del centro o su un'altura nei dintorni, erano parte della stessa atmosfera "romantica" del borgo. Lo spunto decisivo venne dalla "scoperta" nella zona del presunto luogo di nascita di Walther von der Vogelweide. Il professore universitario Ignaz von Zingerle, che già aveva pubblicato un testo sulle origini tirolesi del poeta tedesco dell'amor cortese, si convinse nel 1867 di aver trovato il luogo esatto nel maso Vogelweider in località Novale di Laion. L'eco dei media fu enorme. Da quel momento Chiusa diventò un animato luogo d'incontro tra personaggi di spicco della letteratura, della scienza e dell'arte, attratti dalla sua pittoresca fisionomia medievale. Cominciarono ad arrivare artisti e professori provenienti dalle Accademie di Belle Arti di Monaco di Baviera e di Vienna. Molte locande vissero allora un periodo d'oro, diventando per molti artisti - che avevano il loro punto di ritrovo preferito all'osteria "Zum Lamm" - una seconda casa. Tra i più celebri esponenti della colonia artistica di Chiusa, vi sono Franz Defregger, Alexander Koester, e Albin Egger-Lienz. Divertimenti: passeggiate a piedi, in bicicletta e in mountain bike, nuoto, tennis, equitazione, pesca, raccolta funghi ecc. L'area presenta una grande varietà di paesaggi: la cittadina medievale nel fondovalle, i dolci pendii coltivati a vigneto e i castagneti sui versanti soleggiati, i fitti boschi, i suggestivi paesini con i loro antichi castelli, le cime dei monti e i masi incastonati tra calmi ruscelli e prati in fiore, le vaste distese delle malghe, le guglie delle Dolomiti. Chiusa è un ottimo punto di partenza per escursioni in montagna in tutte le stagioni. Nell' arco di 20-30 km. si trovano alcune delle località di maggiore interesse paesaggistico dell'Alto-Adige, come la Val Gardena, l'Alpe di Siusi, la Val di Funes con il meraviglioso Parco Naturale Puez-Odle, la Plose e l'Alpe di Villandro. * Da vedere: La lunga via che attraversa la città è la prima attrattiva di Chiusa. Percorrendo il nucleo antico da Città Alta verso Città Bassa, i primi edifici storici che s'incontrano sono la Casa Wegmacher, con la sua particolare struttura architettonica, e la Chiesa degli Apostoli, in stile gotico a navata singola, costruita dal mastro-architetto Jörg nella seconda metá del Quattrocento. La chiesa è collegata con l´edificio sull'altro lato della strada, oggi Municipio. Il complesso fungeva un tempo anche da ricovero e ospizio per i viandanti e i pellegrini che percorrevano la strada del Brennero. Risalgono al tardo Medioevo la Casa del Sagrestano, il complesso del vecchio albergo "Leone d'oro" in cui c'è la Scuola Elementare, e la Casa della Dogana Vescovile (Zollhaus), sulla cui bella facciata affrescata figurano dieci dipinti araldici di vescovi di Bressanone. Il caratteristico frontone merlato delle facciate dell'Albergo Walther von der Vogelweide si eleva sugli edifici circostanti: antica sede del dazio civico, edificio documentato sin dal 1355, dal 1867 é un posto di ristoro. Altro antico posto di ristoro è l'ex Albergo Agnello (Zum Lamm), menzionato per la prima volta nei documenti nel 1460. Attraverso il bel loggiato con gli archi a volta si accede al primo piano e alla "Sala Walther", articolata su due piani avente originariamente la funzione di cortile interno. Nella seconda metá dell´Ottocento fu il ritrovo preferito di una nutrita cerchia di studiosi e di artisti di fama internazionale. Dopo il recente restauro, in seguito al quale sono state riportate alla luce le pitture murali risalenti al secolo XVII, in questa stupenda sala si tengono concerti e conferenze. Notevoli sono anche gli edifici che ospitavano la Canonica Zoppolt, il Tribunale e il Vecchio Municipio, chiamato anche Casa al Cervo e donato nel 1609 dal Principe Vescovo di Bressanone alla Città di Chiusa. Quasi tutte le case di Città Alta hanno pianta molto stretta e dunque si sviluppano in profondità per guadagnare spazio. La vista della parte posteriore di queste case affacciate sul fiume, con i loro giardini e balconi fioriti, è molto poetica e suggestiva. Città Alta termina in Piazza Parrocchia su cui si affaccia la Chiesa Parrocchiale di S. Andrea, costruzione tardogotica (1482-98) che sorge sui resti del precedente edificio romanico, confermato nell'impianto a una sola navata. Per il suo equilibrio armonico, è considerata una delle più belle chiese del gotico brissinese. Di fronte alla Torre del Sagrestano si trova la Cappella della Cripta, risalente al 1439. Dalla piazza ci si incammina verso la Città Bassa, dove si possono ammirare le belle insegne che contrassegnavano gli alberghi e suggestivi scorci verso pittoreschi vicoli. Le vie, qui, hanno i nomi delle attività artigianali: Tintori, Conciatori, Mulini, ecc. Tra le emergenze architettoniche più significative: l'ex Albergo "Orso Grigio", il posto di ristoro più antico della città (menzionato nel 1335), l'edificio risalente al tardo Medioevo con i suoi caratteristici Erker ora sede della Cassa di Risparmio e il Caffè Nussbaumer (ex Albergo "Croce Bianca"), un altro storico albergo al cui interno era allestita, all'epoca della colonia artistica di Chiusa, un Künstlerstübele (Stube degli artisti) con una singolare galleria di opere d'arte. Oltre l´ex Albergo "Rosa", Città Bassa finisce in piazza Tinne, incorniciata pittorescamente dai vecchi alberghi, alcuni dei quali ancora in attività come l'Oca (oggi Hotel Posta), il Cervo, l'Angelo d'Oro e l´ex Albergo "Cavallino". Le grandi facciate, gli alberi, la fontana esagonale danno alla piazza un'impronta particolare. Superato il torrente Tinne, nel grande parco pubblico, si trova l´ex Convento dei Cappuccini, ora sede del Museo Civico, dove è custodito il prezioso "Tesoro di Loreto", e della Biblioteca Civica, poco più avanti in direzione sud, la Chiesa dei Cappuccini e la Cappella di Loreto fanno anch´esse parte del complesso conventuale dei Cappuccini. Oltre a varie residenze in zona Fraghes e sulla sponda est dell'Isarco, tra queste la Residenza Seebegg, un tempo sede dell'amministrazione mineraria con una grande sala considerata una delle più riuscite esecuzioni in stile barocco nell´ambito dell´arco alpino, la Residenza Bärburg (attuale sede del decanato) e la Residenza Griesbruck, si ammira infine Castel Branzoll sulla sponda ovest del fiume, appena sopra la cittadina, lungo il sentiero che conduce a Sabiona. Del complesso originale non rimane che la torre (detta "del Capitano"), databile agli inizi del Duecento, mentre il resto corrisponde ai restauri del complesso avvenuti nel periodo 1895-1913. Nel 1912 il poeta e collezionista d´arte Karl Traut acquistó il castello e lo fece diventare un ritrovo per artisti. La visita di Chiusa prosegue, seguendo un antico percorso con le stazioni della Via Crucis (mezz'oretta a piedi), verso il Convento delle Benedettine di Sabiona, una secolare meta di pellegrinaggio, che occupa con la sua imponente mole la parte superiore dello sperone di roccia che sovrasta il borgo. Il monastero, fondato nel 1686, sorge, con la Chiesa del Convento e la Chiesa S.Croce, sulle rovine di un precedente complesso distrutto da un incendio nel 1533. In direzione del castello, la Chiesa di Nostra Signora costruita tra il 1652 e il 1658 costituisce uno degli esempi più raffinati di costruzione a pianta centrale (ottagonale) in ambito locale. Altro magnifico esempio di costruzione a pianta centrale è rappresentato dalla Chiesa di S. Sebastiano situata a nord dell´abitato di Chiusa.

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