Prenota tra più di 200.000 strutture Prenota

La Magia di Giza

Scritto da Giona Peduzzi
Se dici Egitto dici Piramidi. La Piana di Giza, appena fuori la metropoli del Cairo, a bordo del deserto, è quello che noi abbiamo in mente quando pensiamo alla nazione egiziana. Tre piramidi di pietra, qualche altra piramide più piccola, e uno strano animale come guardiano del sito, la Sfinge.
Il primo impatto con Giza l'abbiamo la prima sera in cui arriviamo al Cairo. Il nostro albergo si trova a poche centinaia di metri dalle Piramidi (una sera, dopo aver fatto i simpatici con quelli della reception, ci danno anche la suite al sesto piano con grande vetrata sullo skyline più antico del mondo, la vista più indimenticabile mai avuta da una camera d'albergo: piramidi direttamente dal letto).
Le piramidi hanno 4500 anni. Pazzesco. Soprattutto se si pensa che in Europa in quell'epoca non c'era niente o quasi. Stonehenge è di "soli" 3500 anni fa. Ed è a tutti gli effetti preistoria.
La prima sera in cui arriviamo a Giza ci dedichiamo ad una delle cose più da turisti che si possano fare in Egitto, una tappa cui abbiamo deciso di non sottrarci: lo spettacolo di suoni e luci con proiezioni laser sulle Piramidi. Uno show povero e un po' trash, con la sfinge che racconta della civiltà egiziana e le piramidi che si colorano di verde rosso e blu mentre i flash dei giapponesi (i turisti più presenti in tutto l''Egitto) impazzano senza accorgersi che impressioneranno poco sul loro sensore senza cavalletto...
Lo show è di quelli dimenticabili, ma indimenticabile è lo spettacolo delle piramidi illuminate, con la luce dal basso che scolpisce i grandi massi vecchi di migliai di anni.
Insomma, il primo impatto con l'Egitto è potente.
La mattina successiva già alle otto siamo all'entrata del sito di Giza per accaparrarci uno dei 150 biglietti disponibili ogni giorno per entrare nella Grande Piramide. La luce calda illumina l'aria ancora fredda della notte appena passata, mentre i poliziotti assonnati si aggirano attorno al perimetro delle Piramidi, cercando l'attenzione di qualche turista così da permettergli di scavalcare la corda di protezione e toccare l'antico splendore, guadagnandosi qualche pound per arrotondare lo sipendio.
Ecco che riusciamo a prendere i bligetti e scaliamo i primi gradoni della grande Piramide fino all'apertura che, con uno stretto corridoio, permette di penetrare nelle viscere dell'unica delle sette meraviglie del mondo antico giunta fino a noi.
C'è un piccolo corridoio che scende, creato dagli esploratori degli anni successivi, che subito incontra il tunnel originale che sale verso il centro. Il passaggio è stretto e basso, e la scala di ferro e legno messa all'interno per agevolare il passaggio ne diminuisce ancora di più la praticità. In più il flusso di gente che sale e che scende non è regolato e ci si incastra mentre si suda. Ci saranno trenta gradi. E l'aria ha poco ossigeno. Ci si arrampica, tenendosi al corrimano, ma la sensazione di essere lì dentro dà adrenalina.
Il passaggio sbuca in una grande apertura che sale, questa volta con un soffitto ampio e ben scolpito, con volta triangolare, verso la sala del sarcofago.
Semplice e pulita. Senza fronzoli nè distrazioni la camera è massiccia e arcaica. Si respira storia e mito assieme all'aria umida.
Un gruppo di tre donne forse spagnole si abbraccia e chiude gli occhi recitando come una preghiera, ad un certo punto cantano. Due arabi sghignazzano. E' già ora di uscire...
Poco dietro alla Piramide di Micerino c'è un punto panoramico da cui si vedono bene le tre Piramidi, ma c'è troppa gente e troppi sono quelli che ci importunano cercando di venderti qualcosa.
In realtà sarebbe proibito agli ambulanti arrivare fino a lì, e i poliziotti sono tanti, ma con una buona mancia in Egitto si può tutto...
Scendiamo verso la Piramide di Chefren e poi verso la Sfinge, anch'essa circondata da venditori di souvenir. Il sole ormai è salito, e il colpo d'occhio è quello visto tante volte sui libri di scuola e non solo. I ricordi che affiorano alla mente sono moltissimi, diversi, confusi.
Documentari visti, cose sentite, curiosità, alieni, servizi in tv. Tutto si affastella disordinatamente e più cerco di fare ordine più tutto si confonde. Fino a che dimentico tutto, e ci sono solo loro. Tre costruzioni di pietra. Semplici ma uniche. Vecchie di 4500 anni.
Più tardi, al tramonto, torniamo a Giza con i cammelli, per vedere le Piramidi con l'ennesima luce diversa.
Ed è ancora uno spettacolo che fa dimenticare l'odore pungente dei nostri destrieri, e quello di sporco dei ragazzi che ci hanno accompagnato.
In lontananza vediamo altre persone, ma sulla duna siamo da soli. Noi, i cammelli, i cammellieri, e le piramidi. Attorno l'inizio del grande deserto occidentale, che pochi giorni dopo avremmo atraversato.
Scende il sole, arriva il freddo.
Torniamo quasi galoppando verso le case, incrociando il cadavere di un cavallo morto da troppo tempo perchè non fosse ormai sbranato dagli insetti.
La vita abbandonata ormai morta all'ombra di qualcosa che è eterno fa esperienza della propria caducità rovinandosi fino a scomparire.
Mentre quei tre giganti, già storia al tempo di Ramesse o di Cleopatra, resisteranno per sempre contro tutto e contro tutti. L'uomo batte la natura.
Tags: egitto
© Copyright 2012 Promax Comunication SA | Swiss Made Contatti