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Avventura Africana

Scritto da Ketty Perrone
  • Veranda. Casa di Sandro
  • Capanna di Sandro
  • Lungomare Capanne
Sabato 14 agosto

Potrebbe essere una levataccia alzarsi alle 03.00 del mattino. Ketty pur con un pò di sonno, trova sempre meravigliosa un’alba che spunta.
Alle 04.00 Rossella bussa alla porta, Ketty sveglia Ivan. Imboccano l’autostrada, è ancora buio. Ivan per la prima volta vede Rossella, rimane incantato a fissarla con imbarazzo. Alla fine prorompe con un complimento: “lo sai che hai un bel profilo?”
Ivan ha 11 anni, è molto precoce per la sua età. Sono all’aeroporto di Bologna ed è gremito di gente, vi è già una lunga fila per fare il cechin. Dopo colazione, salutano Silvio che li ha accompagnati. Si addentrano nell’attesa di salire sull’aereo, sono le 06.00. Il loro posto è verso il finestrino, con privilegio di Ivan.
Tutto diventa emozionante, il rullare, la corsa sulla pista, l’alzarsi in volo. Le case rimpiccioliscono, in un attimo si trovano al di sopra delle nuvole.
L’aeroporto di Parigi è immenso, l’aereo percorre diversi Km per arrivare al punto di fermata. Devono prendere il bus e scendere al terminal 2 A. Arrivati ai voli internazionali, si trovano tra una fiumana di folla, si muovono da un punto all’altro e finalmente sono allo sportello giusto.
Questo aereo AIR FRANCE è più grande. Le poltrone assegnate sono nella fila di mezzo, viene sacrificata la possibilità di vedere dagli oblò. Diversi annunci in francese fanno capire il ritardo della partenza. Ore 12.00, un forte rullare, finalmente si parte. Nei sedili di fronte a loro siedono giovanotti della compagnia aerea, si deduce dalle loro divise. Il più giovane fissa Rossella, è evidente che prova della simpatia, ma lei lo ignora.
Il viaggio prosegue. Ore 13.00 un pranzo a base di pesce delizia le papille. Ivan dorme tutto il pomeriggio, così salta il pranzo.
Vi sono passeggeri europei ma molti di colore. A fianco dei nostri amici vi sono due donne africane, attirano l’attenzione i vestiti sgargianti ed il robusto appetito. Un particolare molto importante ha caratterizzato il viaggio dei tre – rufus – il cane di stoffa di Ivan , sarà la loro mascotte.
Un televisore interrompe la monotonia del viaggio, in visione una cartina dove viene tratteggiato lo spostamento dell’aereo, i km fatti e quelli ancora da fare, l’altitudine ed il probabile orario di arrivo 16.30, un’ora di ritardo (17.30 sull’orologio dei tre compagni di avventura) . In Nigeria non esiste l’orario solare. Nell’intervallo delle notizie, proiettano un film di James Bond, in inglese naturalmente. Si avvicina l’ora di arrivo, il tratteggio dell’aereo è quasi a Lagos. Rossella fa una foto a Ivan e Ketty e viceversa, a quel punto il giovane francese seduto davanti chiede se vogliono farla tutti e tre. L’ultima foto viene scattata mentre l’aereo sta facendo una discesa rapida da mozzafiato.
All’entrata dei corridoi dell’aeroporto li assale un caldo soffocante. Controllo passaporti, lunga attesa dei bagagli e finalmente verso l’uscita. Vedono un uomo di colore fare dei cenni, vicino vi è Romano, finalmente.
Il sole rivela un paesaggio di piante esotiche e costruzioni un po’ trascurate. Vi sono due auto, un’autista per ogni auto, in una caricano i bagagli, nell’altra salgono insieme a Romano. Ci vorranno 2 ore per arrivare ad Ibadan. Ivan chiacchiera felice con suo padre, fa vedere il portafoglio pieno di soldi ed il regalino già acquistato per la madre.
Il traffico è caotico, le due ragazze si beano del paesaggio confusionario, di costruzioni graziose e baracche, distese di verde ed infinite palme che si ergono verso il cielo. Dopo un’ora di strada, alla loro sinistra vedono un uomo disteso in terra. Romano li tranquillizza, sarà sicuramente morto attraversando la strada colpito da qualche auto. Nessuno si ferma per paura di essere accusato come probabile colpevole. Non c’è problema entro una settimana potrà essere raccolto, è compito della polizia militare.
Alle 19, le auto si fermano davanti ad un cancello, è sempre un uomo di colore ad aprire. Sono frastornati dal viaggio ma, ciò non impedisce loro di ammirare un cortile stupendo. Un grande prato verde e diverse piante fiorite. In fondo al viale, una casa spartana da vecchi film africani.
La camera loro assegnata è inerente allo stile della casa, al centro è divisa da due colonne, due gradini, portano al locale più in basso. Alle finestre inferiate a sbalzi con retine antizanzare, i vetri si aprono a balzi. E’ la casa di Sandro, cognato di Romano. Il tempo di salutarlo, cambiarsi e ripartire in macchina. Una coppia di loro amici italiani, li aspettano a cena. Antipastini deliziosi primi e secondi da favola, tutto all’italiana anche se i cuochi sono nigeriani. Nel salotto servono il caffè, ed è mezzanotte. Le ragazze vengono accompagnate a casa, Sandro Romano ed Ivan vanno in discoteca, partecipano ad un karaoke, giusto un’oretta.


Domenica 15 agosto

Sono le 08.00 di mattina, fanno colazione in veranda, intorno pappagalli, merli, uccelli di varie specie, danno il saluto mattutino.



Alla luce del giorno, lo spettacolo nell’ampio cortile è stupendo, cespugli di strelizie, gardenie, orchidee, buganvillee e, varie piante di fiori sconosciuti. In mezzo ad alcune palme, una fontana circolare con strani pesci.
Imponente di fronte alla veranda un campo da tennis.
A fianco vi è un’altra villa, appartiene al socio di Sandro, la moglie li invita a visitare la loro casa, più o meno dello stesso stile, anche il loro cortile è stupendo.
Sentono arrivare un auto, sono dei libanesi amici di Sandro. Con loro ha progettato di andare al mare, staranno fuori tutto il giorno. Salutano la moglie di Vittorio, nel pomeriggio insieme ai suoi due figli, sarà accompagnata all’aeroporto. A mezzanotte dovrà prendere l’aereo per l’Italia. In africa i viaggi lunghi è consigliabile farli nelle ore diurne, di notte sarebbe meglio viaggiare solo all’interno delle città, mettendo anche la sicura agli sportelli.
La strada che porta al mare nel paese di Epe, dista due ore di macchina. I tre vivono un’avventura veramente strabiliante, dopo aver lasciato la città di Ibadan, lingue di asfalto in rettilineo, fiancheggiate da fitte foreste, le solite palme si ergono verso il cielo.
La strada è costellata da buche enormi, fanno rallentare e saltellare le auto, quelle enormi, fanno fare persino le gincane.
Tutti guidano ad andatura sostenuta, rallentano all’improvviso e, zizzagano da una parte all’altra della strada, fiancheggiano i bordi, proprie e vere gincane. Sono arrivati ad Epe.
Nell’ultimo tratto di strada , prima di entrare nel viale che fiancheggia le capanne situate lungo la costa, devono pagare un pedaggio a dei militari.


Si fermano davanti alla capanna di Sandro.
Dalle tre auto vengono scaricati dei frigo portatili. Non c’è il sole ma fa caldo e si sta bene.
La capanna è composta da due tavoli con panchine, sotto una tettoia di frasche. Nell’angolo di sinistra si accede ad una cabina, funge da spogliatoio.


Con loro vi è anche Mara, la ragazza italiana, di cui sono stati ospiti la sera prima. E’ lei a fare da interprete con i libanesi e i venditori ambulanti che passano con le varie mercanzie. Acquistano delle tovaglie di batik da portare come ricordo in Italia. Sandro acquista dei frutti di cocco verde, il succo che si beve è saporito e nutriente, anche la parte bianca è saporita. S’incamminano lungo la spiaggia, le onde dell’oceano, sono alte e fragorose. Si scattano le prime fotografie.
Al ritorno trovano altri amici di Sandro, tra loro anche una giovanissima coppia inglese con un bimbetto biondissimo. Si è formato un bel gruppo. Iniziano una partita di pallone, di cui sono partecipe, Rossella, Romano, Ivan, Sandro contro i libanesi. La foga di Rossella è tanta, le sfugge un calcio, va a parare contro la gamba di un avversario e lo manda a terra, è quasi un attentato.
Nel pomeriggio spunta il sole, alcuni fanno il bagno compresa Rossella.

Si fanno le due, incominciano a preparare la tavola, Altro cibo favoloso. Pezzi di pollo fatti alla griglia, accompagnati da una salsa di ceci, molto piccante, cucina libanese. Persino Ivan che non ne voleva, ne mangia vari parti.
Alle 17.30, si preparano a rientrare. Stessa strada, stesse gincane.
Alle 20.00 si arriva al cancello si casa ed è già buio.
Il tempo di rinfrescarsi e cambiarsi. Insieme a Mara, il marito e Vittorio, si ritrovano per la cena, vanno al ristorante cinese.
Attraversano la città, arrivano alla parte alta di Ibadan. I proprietari, li conoscono, li accolgono calorosamente. Si inizia con delle zuppe, si passa a varie pietanze, è tutto buono ed abbondante. La serata finisce a mezzanotte, quando tutti finalmente vanno a dormire.


Lunedì 16 agosto

Il lunedì mattina, Romano e gli altri, avrebbero dovuto partire per Port Harcourt, la partenza viene rinviata di un giorno, ciò dà la possibilità a tutti di visitare gli uffici della ditta, i lavori di una chiesa in costruzione. Sul tetto vi sono una ventina di nigeriani, la stanno ultimando. La chiesa è costruita al centro di un’enorme cortile, più in fondo, vi è la missione, costruita da qualche anno, oggi appartiene a Padre Mario. Il tutto è cintato da alte mura. Alle 12.00 si rientra per pranzo, solito pranzo all’italiana.
Ketty prima di partire, pensava di arrivare in Africa e mangiare solo frutta, non pensava si trovasse di tutto.
Nel pomeriggio Romano e Sandro, escono per lavoro. Ivan si addormenta sulla poltrona, Rossella nel suo letto, Ketty si mette a leggere sul divano, in caso Ivan si svegliasse. La lettura di Ketty viene interrotta dal gesticolare di un guardiano, fa cenno di aprire la porta. Con sua sorpresa, Ketty, si trova davanti il frate francescano, conosciuto al mattino, è insieme a due suore, sono dell’ordine delle clarisse di clausura. Escono una volta all’anno per fare spese. Il frate ha voluto far conoscere la suora a Ketty. Suor Francesca è originaria di Pesaro, per combinazione ha pure una cugina a Marotta, il paese delle Marche, dove vive Ketty (è piccolo il mondo). L’altra suora è di colore ma, parla italiano è stata in Toscana in convitto.
Alla cena, Sandro invitato sia padre Mario che il frate, partecipano anche Mara, Renato e Vittorio, altra allegra e numerosa tavolata.
Dopo cena, Rossella e Ketty, prendono il cappuccino, si meravigliano per la favolosa schiuma, Sandro fa vedere l’attrezzo di cui il capolavoro culinario.


Martedì 17 agosto

Ore 07.00, si alzano e preparano le valigie, dopo colazione, un intoppo, ritarda la partenza, non si trova il portafoglio di Ivan. Alfine partono Passano dagli uffici della ditta, Romano deve ritirare delle carte. Dopo i saluti, la comitiva parte. Si preannunciano circa 8 ore di viaggio, senza fermata, è pericoloso attraversare la Nigeria. Il solito traffico caotico li accompagna mentre lasciano la città di Ibadan, con le sue case basse, scrostate, piccole baracche di legno, dove sono esposte a mercato: frutta, verdura, legumi, noccioline, pane e varie scatolette.



Foto: Ibadan - Periferia

Il movimento della gente dai variopinti costumi del luogo, riempe loro gli occhi. Poi tutto si dirada ed, inizia lo snodarsi dell’autostrada(per modo di dire). I tre seduti nei sedili posteriori, prendono questo viaggio come un’avventura. Ammirano il paesaggio, formato da enorme distese di foreste.
L’autista guida veloce, il trafico è molto scorrevole. Passano le prime ore cantando, raccontando barzellette, scherzano sentendosi allegri. Niente rovina la loro allegria, benché incontrano spesso incidenti per lo più, camio rovesciati che li costringe al cambio di corsia. Buche profonde e non, fanno balzare sui sedili. A tratti piogge torrenziali innondano le strade, come iniziano, presto finiscono. Subito torna il sole. Si dirada la foresta, spunta qualche casa o capanna, personaggi in movimento ai lati di questa autostrada. Portano in testa, qualsiasi cosa, camminano dritti, come se niente fosse. Continua il viaggio, incominciano a superare delle auto e dei furgoni, pieni di ogni cosa, il più delle volte del legname. Nei camion o piccoli bus, si vedono assiepati gruppi di persone, a volte aggrappati da tutte le parti. Anche questo è folclore africano. Attraversano qualche piccolo centro urbano, solite case basse, piccole capanne, mercatini, donne e bambini in continuo movimento. Alcuni ragazzi, cercano di avvicinarsi alle auto per vendere qualsiasi cosa: banane, mele, noccioline, patate ecc.
Dopo 5 ore di viaggio, i tre passeggeri, sentono di aver resistito abbastanza, hanno bisogno di un bagno. Ad una piccola insenatura, l’auto su ferma, i tre scendono. Nel viottolo Ketty sta di guardia per poi darsi il cambio. In fondo al viottolo vi è una casa, dei bambini chiamano la madre e tutti stanno avvicinandosi, la madre urla verso di loro, Ketty e Rossella, presi di paura, fuggono verso l’auto, sussurrano ad Ivan: “presto Sali” e, chiudono veloci gli sportelli. Raccontano il fatto a Romano: Lui sorride, non vi è pericolo, in questi posti isolati è raro vedere degli stranieri, saranno stati attirati dalla curiosità. Si prosegue. Incrociano dei lebbrosi, adagiati ai margini della strada, alcuni sono sdraiati sotto delle frasche, appoggiate al guardrail. Questo è il dramma della povertà.


La vegetazione incomincia a diventare più bassa e la terra più rossa. Riprende la pioggia, trascina la terra che arrossa tutta la strada.
La pioggia, le buche ed il restringimento della strada, provocano il rallentamento della marcia.
Alle 14.00, arrivano alla fine dell’autostrada. Si paga un pedaggio. Fatti pochi metri, vedono l’autista zizzagare, come se volesse investire 4 uomini vestiti di verde, hanno lunghi bastoni ingrossati all’estremità. E’ solo una manovra per evitare di sborsare dei soldi. E’ avvenuto così velocemente, da rendersi conto dopo averli superati. Commentano questo fatto strano mentre si snodano altri Km ed, arrivano ad Onisha.
Onisha è una grande città, il fiume Niger nell’attraversarla impiega un anno (dovuto alla conformazione fisica del terreno). Onisha, vanta persino il mercato più grande della Nigeria, osservano infatti, tutte le bancarelle di mercanzia, si snodano lungo tutta la strada che stanno percorrendo, è come sempre affollatissimo.



Improvvisamente, dal centro della strada, altri uomini con delle grosse clave, si parano davanti, cercando di fermare la loro auto, sempre per richiesta di soldi. Dalla targa, riconoscono le auto di passaggio, dal loro punto di vista, per attraversare la zona, si deve pagare un pedaggio(abusivo). L’autista, punta deciso a non fermarsi. Tutto avviene in un attimo, l’ultimo della fila, non accetta gli possa sfuggire, solleva quella specie di clava con fare violento, quel gesto fa prevedere l’abbattersi con forza sulla carrozzeria, fortunatamente, l’abbassa sull’asfalto in modo che gli passi sopra la ruota. E’ avvenuto tutto così fulmineo da lasciare i passeggeri scioccati. Sono oltrepassati veloci, si sono resi conto che la gomma non si è bucata (alcuni anno bastoni pieni di chiodi), è andata bene. Nel cielo plumbeo, volteggiano degli avvoltoi, sembra di vivere un film western.
Altri km, altra pioggia. Si arriva ad Oweri, dista quasi due ore dall’arrivo. Owerri è il paese dove vi è un cantiere della ditta, Romano segue i lavori di costruzione di una missione, dove verranno accolti dei bambini disabili.
Dopo Owerri, attraversano dei centri urbani, sono pochi i tratti isolati, inondati ogni tanto da violente docce di pioggia.
Un arco con la scritta – WELCOME a PORT HARCORT – dimostra di essere arrivati a destinazione. Piccoli destreggiamenti nel traffico caotico, giravolte di strade, finalmente si fermano davanti ad un cancello, viene aperto dal solito guardiano. Un cortile con una tettoia, dove posteggiano le auto, scaricano i bagagli e salgono le scale, portano al piano superiore, è l’appartamento di Sandro, viene usato anche da Romano. Si dorme nell’appartamento vicino, è quello di Romano, ed è più piccolo, ha solo due camere, un piccolo salotto ed una cucina. Nell’altro 3 camere, due bagni, un grande salone, dove passeranno la giornata. Una delle camere è riservata a Giorgio, cognato di Sandro. Anche lui lavora all’Agip, al momento è assente, si trova in ferie in Croazia, dalla famiglia.
Appena sistemati i bagagli, Romano le accompagna ad un isolato di strada, a casa di amici. Salvo(Salvatore, originario di Catania), è un tecnico dell’Agip, presenta loro la moglie e la figlioletta Elena di 9 anni, il figlio più grande è in Italia (cioè in Sicilia).
Nella sua casa, hanno la possibilità di telefonare in Italia, per avvisare di essere arrivati. Salvo possiede la linea intestata all’Agip che ha un proprio ripetitore, abbinato alla sede di Milano. A casa di Romano il telefono può ricevere ma, non comunicare all’estero. Rossella contatta la madre, Ketty prova a casa, la segreteria non funziona, al cellulare Silvio non risponde, è costretta rinunciare. Accettano un caffè e rientrano a casa. La sera stessa, per fortuna Silvio chiama, ha saputo da Sandro il numero telefonico di Romano. I cuochi di Romano, un uomo e una donna, sanno cucinare anche loro molto bene all’italiana, altra cena da favola.



Quando decidono di andare a dormire, Rossella, rimane nella casa grande, anche se dorme da sola, non vi è pericolo. La casa è circondata da inferriate, si chiude con il lucchetto anche uno spesso cancello sul pianerottolo delle scale. Tutte le case costruite dall’europei in Nigeria, oltre ad essere cintate da alte mura, con guardie ai cancelli, notte e giorno, sono protetti da inferriate, il pericolo è sempre in agguato.
Mercoledì mattina Ketty sy sveglia alle 06.40, poco dopo vede Romano andare al lavoro, le fa sapere che torna per colazione, verso le 08.30. Un po di ginnastica, lo yoga e, mentre sta vestendosi, si sveglia Ivan. Vanno tutte e due nell’altro appartamento per colazione, sono le 08.30, ore locali. Trovano la porta aperta, Rossella è alzata. Si accingono a far colazione, quando arriva Romano, è una festa tutti insieme. Romano li avvisa, passerà un’amica con due bimbi, si chiama Elena, farà loro compagnia, se avranno bisogno di andare da qualche parte. Con questa signora si ripromettono di trovarsi nel pomeriggio ad Jola. E’una struttura dell’Agip, vi sono appartamenti abitati dai dipendenti, si usufruisce anche di una piscina, campo da tennis, palestra con giochi di ogni tipo, più un bar con televisore.


Mercoledì 18 agosto

Alle 14.00, un forte vento e nuvoloni scure, preannunciano pioggia, immancabilmente, scroscia abbondante, stile diluvio per almeno tre ore. I nostri eroi con spirito d’avventura, accettano questa pioggia, come una novità, per il diverso modo di presentarsi, l’innondarsi graduale del cortile sino ad immergerlo tipo lago (20 cm. d’acqua). Dal balcone osservano questa forza della natura e constatano che l’aria non si raffredda per la pioggia ma, è deliziosamente calda. Agosto è il periodo delle piogge.


Giovedì 19 agosto

Prendono sempre più consapevolezza dell’ambiente, è un divertimento anche l’uscita per il Spermarket, dove Romano fa acquisti. Vi è di tutto, prodotti italiani, libanesi ed Americani 8persino la pasta barilla). Il pomeriggio si ripete lo stesso rituale dell’acquazzone, con disappunto di Ivan, incomincia ad annoiarsi in casa, sperava proprio di andare in piscina o giocare a tennis.
Un diversivo due amici di Romano – Saba e Attilio, invitati a cena. Ketty e Rossella, trovano strano non doversi occupare di niente. Romano impartisce gli ordini ai cuochi che fanno tutto. Le ragazze, non devono fare altro che prepararsi per la cena.. I due amici di Romano, anche loro dipendenti dell’Agip, parlano della sera dopo, saranno loro a Jola, con un altro collega, a fare la pizza.
E’ una ricorrenza settimanale, la pizza del venerdì.


Venerdì 20 agosto

Romano torna dall’ufficio, mentre i tre stanno facendo colazione.
Dopo colazione, li porta a visitare la Ditta di cui lui è il manager.
Felicità di Ivan, finalmente si esce. Tratto di macchina con i soliti sobbalzi e gincane. In 10 minuti si arriva, non senza aver ammirato un laghetto, stile palude con piante acquatiche e solite palme.
La Ponti & Co, è cintata da alte mura, soliti guardiani ai cancelli, un enorme cortile. Visitano gli uffici.
Tre impiegati e una donna, danno loro il benvenuto. Finito le istruzioni, Romano li porta in fondo al cortile, devono passare sopra a delle assi, nel periodo delle piogge, alcuni tratti rimangono allagati.
Dentro ad una vasca vedono un coccodrillo lungo 150 cm., per fortuna coperto da una rete. Con un bastone, Romano, fa aprire la bocca, per far ammirare ai tre la fila dei denti, ciò permette di vedere la gola, chiusa da una membrana, si apre solo per inghiottire la preda. Con il bastone gli tocca la coda, fa fare all’alligatore un guizzo violento. La coda è il suo punto debole.
E’ sera, la comitiva arriva a Jola, sempre in auto, questa volta senza autista, guida Romano. Jola si trova a pochi minuti di strada ma, per gli europei è sempre sconsigliabile camminare a piedi di sera. In questi ultimi anni, la situazione si è resa ancora più critica, gruppi di alcuni villaggi, pretendono dal governo una parte degli introiti, ricevuti dallo sfruttamento del petrolio. La società Agip, versa una tassa governativa. Questi gruppi, rapiscono dei lavoratori, per avere riscatto dal governo. Attualmente tre lavoratori, sono in mano a questi ribelli ed un 4°, lo hanno ucciso.
A Jola, si apre il cancello, vi sono due addetti alla sicurezza. Attraversano un lungo cortile, ben tenuto, fiancheggia una costruzione a due piani, composta da diversi appartamenti, in fondo s’intravede il campo da tennis. Posteggiata l’auto, s’incamminano in giardino, si passa davanti alla piscina. Arrivano ad una tettoia, vedono le lunghe tavolate, in parte già occupate, a pochi metri, il forno, provetti pizzaioli, sfornano le pizze. Salutano tutti. Si siedono nei posti rimasti liberi. Non manca niente, persino la pizza.
Conoscono il medico che opera nell’ospedale da campo all’Agip. Conoscono un altro amico di Romano, appena rientrato dall’Italia, fa il palombaro alla piattaforma petrolifera. Nel tempo libero, gestisce la palestra, per chi vuole iscriversi.


Sabato 21 agosto

I tre, dopo colazione, lo yoga, come tutte le mattine, guardano qualche cassetta, scelta sempre da Ivan, è lui il gestore della cineteca. A volte la visione dei filmati, viene interrotta dalla mancanza di corrente, l’addetto di sorveglianza, accende il generatore, fa un rumore assordante ma, permette di usufruire della corrente necessaria.
Ogni stanza della casa, eccetto la cucina, è fornita da un condizionatore, necessario per asciugare l’umidità, anche quando non è eccessivamente caldo.
Il sabato pomeriggio, Romano accompagna Ketty e Rossella in un parco enorme, un complesso residenziale, chiamato “ Il Presidencior”.
Ospita un hotel dove nell’atrio, le solite esposizioni a mercatino i vari oggetti africani. Un lungo corridoio con vari negozietti, un ufficio di assicurazione, agenzia AIR-FRANCE, una banca, un bar interno che prosegue nel giardino esterno. Cespugli di fiori tropicali, palme e piante grasse, il solito spettacolo.
Ivan quel pomeriggio, si trova a Jola, con alcuni ragazzi italiani conosciuti la sera prima, finalmente potrà divertirsi in piscina.
Dopo cena, Romano accontenta Ivan che vuole andare in discoteca, escono insieme ad amici, con loro anche Rossella.


Domenica 22 agosto

Si alzano tardi, anche Ketty, pur essendo rimasta a casa, è rimasta alzata ad ascoltare fino a tardi, canti e suoni di tamburo, provenienti da una chiesa vicina. Anche al mattino, verso le 08.00, nella strada di fronte, dei ragazzi con tamburo proseguono canti e balli. Festeggiano il giorno di festa, dalla finestra li osserva estasiata è uno spettacolo veramente colorito.
Dopo colazione, Romano, porta la comitiva in periferia di Port-Harcourt. Arrivano ad un complesso residenziale a cui Romano è socio. Presenta la tessera ai vigilanti per accedere. Un viale, alcune abitazioni, arrivano al posteggio. Passano davanti ai soliti mercatini, attraversano un giardino spettacolare, ben tenuto, sbucano davanti ad una piscina, alla sinistra coperta da frasche, una lunga tettoia, dove tavolini e sedie riempiono lo spazio. Accanto s’intravvede un campo da tennis. Entrano nell’atrio di un tipico ristorante. E’ gestito da francesi, gli inservienti però, sono nigeriani. Su un ripiano, vari giornali, italiani,francesi ed inglesi. Nel salone vi è un calcetto e tre tavoli da biliardo. Incominciano a giocare a calcetto, Ivan è il più forte, Ketty la più schiappa. Si fermano a pranzo, Ketty è Rossella si servono dei vari antipasti, Romano ed Ivan, ordinano la pizza. Gradualmente la sala si riempe, tutti salutano Romano, si conoscono tutti. Un fatto curioso e piacevole, alla toilette, per asciugare le mani, piccoli asciugamani ricamati, una volta usati si mettono in un apposito cesto. Dopo pranzo, una seconda partita a calcetto e rientrano. Appena in tempo, arriva un amico di Romano, devono trattare insieme la vendita di un furgone fuoristrada – Toyota . E’ un tipo chiacchierone, racconta della sua vita, vive in africa da diversi anni con la moglie, Lei era arrivata da ragazzina con i genitori, preferisce l’Africa all’Italia. Più tardi, un nigeriano molto robusto, (è il contabile della ditta) fa loro visita, portando dei regali di benvenuto, sapendo essere parenti di Romano.Ketty e Rossella, cercano di mantenere una conversazione, Lui parla solo inglese, loro solo qualche parola. Il rientro di Romano che aveva accompagnato l’amico, salva la situazione, farà loro da interprete.
La sera a cena scaldano ciò che è avanzato dal mezzogiorno, la domenica, i cuochi, hanno la serata libera. Passano la serata parlando della discoteca della sera prima, Rossella è rimasta impressionata , dal complesso musicale, la melodia di voce della cantante e le movenze tipiche delle ragazze nigeriane, alte e snelle. Concludono la serata con il solito filmino.


Lunedì 23 agosto

Romano a colazione avvisa Ivan, l’autista lo porterà a pranzo dai suoi amici e tornerà nel pomeriggio. Romano starà fuori tutto il giorno, sarà ad Oguta, per i soliti lavori di cantiere, oltre alla missione,possiedono una casa. Sandro è arrivato la sera precedente ed insieme devono controllare i lavori.
E’ l’occasione per Ketty dipingere un po’, con Rossella che le fa da modella.
Alle 17.00, rientra Ivan, alle 19.00 Romano e Sandro.
In attesa della cena, Sandro, manda l’autista ad acquistare la suia. E’ una carne tipica del luogo, cotta sulla brace. Accompagna il piatto una salsina piccante al peperoncino, è molto invitante.


Martedì 24 agosto

Al mattino Ketty, Rossella ed Ivan vengono accompagnati ad Jola, finalmente uno splendido sole ma. la piscina è chiusa, non funzione la pompaed Ivan rimane scontento ed annoiato. Ritornano al pomeriggio, piscina sempre chiusa, per fortuna Ivan si diverte con i suoi amici, Ketty e Rossella prendono il sole.
La sera, sono invitati a casa di Saba, compreso Sandro. L’appartamento di Saba è situato al piano terra, nella struttura di Jola. Si siedono in salotto in attesa mentre stuzzicano , un aperitivo e piccoli tranci di pizza. E’ la cena delle scoperte, per la prima volte assaggiano gli gnocchi al pesto,favolosi, conoscono anche la bianca carne del pesce barracuda. E’ un lungo pesce, con una fila di denti aguzzi, davanti ne à due ad uncino. E’ attratto da ciò che luccica, per pescarlo usano dei metalli luccicanti. Una settimana prima, una donna su di una barca, giocava con l’acqua sporgendosi, la catenina che portava al collo ha attirato un barracuda, con un guizzo l’ha afferrata per la gola, i due denti davanti, hanno bucato la carotide, uccidendola. E’ un pesce buono da mangiare ma pericoloso da incontrare.


Mercoledì 25 agosto

Romano si reca all’ AIR-FRANCE, vuole fare partire i tre da Port Harcourt, anziché da Lagos, per evitare i 700 km. di strada, con tutti i pericoli annessi e connessi.
Comunica che per il mercoledì 01 settembre è tutto esaurito, devono scegliere, tra anticipare a Venerdì 27 agosto o posticipare a venerdì 03 settembre. Ivan scoppia di gioia, rimandiamo la partenza.
Romano prenota per venerdì 3 settembre ore 22.30, arrivo a Parigi ore 06.00, partenza per l’Italia, ore 07.00, arrivo a Bologna, ore 09.00 di sabato 04 settembre. Vacanza allungata.
Sandro e Romano vanno al lavoro con una macchina, lasciano ai tre l’altra con l’autista, nel pomeriggio verranno accompagnati a fare un giro.
Alle 14.00, partono, insieme a loro vi è il geometra della ditta, parla l’italiano. E’ stato in Italia a studiare, ha visitato Milano, Roma, Trieste e persino la Calabria.
Arrivano in periferia, una struttura turistica, devono pagare per entrare, è il TURIST BEACH, è molto vasto, con spiaggia, affacciata su una laguna. Ormeggiate delle grandi barche e anche canoe, su cui alcuni pescatori e dei ragazzi stanno pescando.



Il sole è molto caldo, si avvicinano ad una struttura, devono pagare un’altra persona per poter girare e fare le foto, questo tizio li accompagnera a fare il giro turistico. Vicino alla laguna, vi sono due grosse vasche con dei pesci, uno lungo più di un metro. Vedono anche un’iguana, divisa da un muretto, 3 grossi alligatori, più una tartaruga. In una gabbia, uno scimpanzé, consigliano di non avvicinarsi. Un’altra gabbia dove saltella una piccola scimmia, più mansueta. Si avvicina loro, un ragazzino con in testa un grosso pane, lo comprano per darlo alla scimmia. Rossella scatta le prime foto. Quando tenta di fare le foto anche al ragazzino, le donne poco lontano, chiedono i soldi.
S’incamminano verso la spiaggia, incontrano le solite lucertole. Sono molto più grande di quelle italiane, 40 cm di lunghezza, coda compresa, il corpo verde, le zampe verde scuro, la coda blu, la testa arancione, la punta delle zampe e la punta della coda di nuovo arancione. La cosa buffa che quando si fermano, muovono la testa avantii ed indietro, sembrano fare le flessioni. Sulla spiaggia, dei ragazzini si buttano in acqua, altre foto. Entrano in un salone, è una galleria d’arte, diversi oggetti artistici, pelli di giaguaro, antilope appesi alle pareti, statue e antiche foto dei tempi delle colonie inglesi. Foto dei vari governatori del paese, compreso l’attuale presidencior.
Decidono di rientrare, si fanno portare a Jola, con la promessa di ritornare a prenderli dopo un’ora. Ivan gioca, con gli amici, le ragazze chiacchierano con le altre donne, intorno alla piscina. In alto nel cielo, volteggiano gli avvoltoi, alcuni arrivano a bassa quota, il cielo a tratti è azzurro, a tratti annuvolato, il caldo è tanto ed umido.


Giovedì 26 agosto

Alle 06.30, arriva Giorgio, l’altro ospite della casa. Si ritrovano tutti a pranzo e così lo conoscono, è ancora più alto di Sando, 1 mt e 90. Romano parte presto, deve andare ad Oguta per incontrare il vescovo( per i lavori alla missione). Sandro invece di partire, decide di fermarsi e ripartire la mattina dopo. Alla sera decidono di andare tutti in discoteca. La costruzione è bassa, non tanto grande. La musica alta ma, non assordante. Incontrano Mary e l’amica, due ragazze nigeriane, amiche di Romano. Mary, invita Ivan a ballare, intimorito, resta incollato al padre. Tutte le ragazze si muovono sinuose come avessero la musica incorporata. Si fermano mezzora e rientrano. Passano la serata commentando il locale, il luogo e le usanze.


Venerdì 27 sgosto

Dopo colazione, il gruppo segue Romano alla struttura dell’Agip, vanno nell’ufficio di Giorgio, è il suo primo giorno di lavoro, dal rientro delle ferie. Lavora insieme a Salvo, Lui non c’è, è rimasto a casa con la malaria. Attendono Romano, scherzando con Giorgio ed osservando gli elicotteri in fondo al prato. Nel pomeriggio torna la pioggia, le due ragazze osservano le piante che si fanno la doccia, specie il grande ficus che sovrasta tutto il cortile. Nel giardino fiorito, due grossi banani dai caschi carichi di frutta, si rinverdiscono felici. Ivan, ne approfitta per palleggiare contro il muro, dopo aver spostato il tavolo. Al riento di Romano e Giorgio il tempo è di nuovo sereno.
Decidono di andare a giocare a tennis, sino alle 20.00.


Sabato 28 agosto

Il gruppo esce per fare spesa al supermarket. Alla sera vi sara la cena con un gruppo di amici. Passano la mattinata a visitare negozietti, per alcuni regalini. Di pomeriggio, mentre tutti riposano, Ivan vuole giocare a tennis e, Ketty lo accontenta, si fanno portare dall’autista a Jola. Dopo un’ora di gioco tra nonna e nipote, arrivano gli amici di Ivan, con sollievo della nonna. Improvvisa arriva la pioggia, tutti devono ripararsi nella sala Bar, si consolano davanti al televisore, anche se parla inglese. Dopo le 18.00, l’autista li riporta a casa. Trovano Romano con il cuoco, stanno preparando la legna per il barbecue. Si dovrà cuocere sulla griglia, il grosso barracuda.


La tavolata è formata da 12 persone. La tavolata allegra, si conclude con una foto che scatta Rossella, mentre tutti con un bicchiere in mano cantano l’inno di mameli.


Domenica 29 agosto

Decidono di andare in gita al fiume Azzumini. Romano non può muoversi, ha incontri d’affari. Giorgio, fa preparare dei panini dal cuoco, un po’ alla nutella e al formaggio. Alle nove insieme all’autista, partono. Il cielo è grigio, Escono da Port-Harcourt, il traffico è scorrevole, scivolano lungo le strade circondate dal solito bosco, carico di palme. Imboccano l’autostrada, sino alla citta di Aba,è dove venerano gli elefanti, lo conferma un grande monumento di due elefanti che campeggia in mezzo ad una piazza.
Svoltano a destra del paese, incontrano molta difficoltà, per la calca della folla. Strombettando, a tratti accelerando, arrivano ad un altro paese. Si svolta di nuovo a destra ed incominciano le danze. Buche enormi, per lunghi tratti di strada, l’autista è costretto a gincane paurose, i saltelli si alternano a sterzate improvvise. Questa è l’Africa. Lungo la strada incrociano adulti e bambini,dai vestiti sgargianti e variopinti, è domenica, vanno tutti in chiesa. Dopo un po’ trovano la strada più agevole, vi sono dei ragazzi che riempiono le buche con della terra, chiedono dei soldi. Giorgio lancia loro, delle monete.
Arrivano ad un ponte sopra un fiume, è la loro destinazione. Giorgio prenota le canoe. Da dei soldi all’autista che li aspetterà per il ritorno. Scendono verso la riva e, salgono sulla canoa. Un lungo bastone in mano ai due giovanotti, serve per spingere la canoa, si va controcorrente.


Lo spettacolo suggestivo, il leggero increspare dell’acqua, rami di piante a forme diverse, protese verso lo specchio d’acqua, quasi a riflettersi per vanità. La canoa oscilla e segue le curve del fiume, rasenta la riva, per facilitare le spinte. Lungo la riva s’incrociano anche delle ninfee, con fiori a bocciolo chiuso. Raggiungono uno spiazzo di spiaggia, decidono di fermarsi, ve ne sono due, uno di fronte all’altra. Scendono a quella di sinistra, si mettono d’accordo per il ritorno, dopo due ore per ritornare a prenderli. Sembra di vivere in un film della giungla, in mezzo all’isolotto, una capanna di frasche, aperta ai lati, ricopre 3 panche e due tavoli in legno. Intorno dove finisce il bosco, un recinto sempre di frasche.


Il sole si affaccia, saluta i nostri eroi, tra sprazzi di nuvole, l’azzurro intenso.
All’ombra della capanna, si osserva, lo snodarsi del fiume, la canoa che si allontana, i giochi di luce sull’acqua verde e blu. Rossella prende il sole sdraiata sulla panchina, Giorgio ed Ivan giocano nell’acqua del fiume. Nel silenzio di quell’incanto, si sentono i sussurri del bosco. Le solite lucertole colorate, accorrono, forse abituate a trovare avanzi dei villeggianti. Due grossi banani, carichi di frutti si trovano piegati, da evidente tentativo di raccogliere alcuni frutti.. Vi sono due grossi barbecue. vicino dei mattoni con delle ceneri in mezzo, segno evidente di precedenti cotture alla brace.
Alle 12.00 . Si accingono a consumare i panini, sorpresa, sono alla nutella con in mezzo fette di formaggio. Malgrado il gusto particolare, li divorano, il caffè aiuta a togliere il gusto.
Giorgio, Ivan e Rossella, si buttano in acqua, le briciole di pane che Ivan butta in acqua, attira una moltitudine di pesci che lo fa schizzare fuori dall’acqua, non si aspettava un turbinio simile.
Ketty ne approfitta per dipingere alcuni quadretti singolari. Si scattano anche delle foto, mentre arriva la canoa. Riprendono i bagagli e salgono. Il viaggio di ritorno, scivola silenzioso. Gli occhi cercano d’imprimersi tutta la bellezza di quel verde, l’udito assorbe i fruscii e i canti di uccelli. Si ode in lontananza, il rullare di tamburi, come fosse un saluto per loro.Tutto è suggestivo ed irreale, giornata da non dimenticare. Riprendono la strada, stesse gincane, stesse buche.
Ivan dorme, quando arrivano a Port-Harcourt.
Romano propone di andare fuori a cena, vanno al RABUF, piccolo ristorante ma, grazioso. Trovano diversi amici compresa Mary e la sua amica. Ketty ordina l’omus (un passato di ceci con piccole decorazioni di cipolle, pomodori, olive, molto piccante.) I soliti spiedini di suia non mancano.


Lunedì 30 agosto

Pioviggina, Ketty inizia il ritratto di Ivan a carboncino.
Al pomeriggio, colora i bozzetti disegnati sul fiume Azzumini.
Alla sera a cena da un altro amico di Romano, tutti hanno i cuochi che cucinano divinamente.


Martedì 31 agosto

Rossella sta male, sembra febbricitante. A pranzo Sia Giorgio che Romano consigliano di fare il test della malaria per sicurezza. Nel pomeriggio l’autista li porta nella struttura dell’Agip. Vanno nell’ufficio di Giorgio che li accompagna nel reparto medicina.
Ivan, esprime il desiderio di vedere gli elicotteri da vicino. Giorgio li porta nel grande capannone, Ivan lo fanno salire anche al posto di guida. Alla sera Giorgio comunica, l’esito del test – negativo – è probabile un virus intestinale, come già le aveva detto il medico.
Quella sera sono a cena da Salvo, vanno in anticipo, in modo che la Ketty possa fare il ritratto ad Elena, la loro figlioletta. E’ piaciuto tanto che, lo deve fare anche alla madre. Arrivano gli altri invitati e, sono tanti, quindi una cena al buffet. C’è di tutto dagli antipasti, primi, secondi, dolci e frutta. Assaggiano per la prima volta la banana rossa, una dolcezza unica.


Mercoledì 01 settembre

Rossella sta meglio. Alle 10.00, rientrano Romano e Giorgio, è l’occasione per iniziare il ritratto di Giorgio.
Alle 11.30, Ketty con l’aiuto di Ivan, fa la zuppa inglese per insegnarla ai cuochi. Un dolce che piace a Romano. A pranzo vi partecipano anche gli amici, Saba ed Antonio, a fine pranzo li salutano,verso sera partiranno per l’Italia, andranno in ferie.
Al pomeriggio, programmano di andare al mercato di Buroghiri, insieme a Mary e l’autista. Romano consegna delle naire per gli acquisti, un bel pacco di banconote, il valore delle naire è molto basso.
Si portano anche il radiotelefono, in caso di pericolo possono chiamare. Altra avventura, Mary e l’autista non parlano italiano e loro molto poco inglese. Pioviggina mentre raggiungono il mercato.
Bancarelle di legno, coperte di tutto dalla carne, la frutta, le verdure, il pesce ecc. Arrivano al mercato coperto, dove indumenti, chincaglieria, scarpe, borsette, cinture, stoffe. Tutti si accalcano, offrono la loro merce con insistenza, gridano Madame! Madame! Comprano poche cose, fanno fatica a calcolare il valore delle naire.


Giovedì 02 settembre

Si svegliano presto, devono partire con Romano per Oguta. Visiteranno la missione e, il grande fiume. Dopo un’ora e 40, arrivano ad Owerri. Per la prima volta al centro della citta vedono un semaforo. Entrano in una missione, visitano la chiesa, costruita qualche anno prima. E’ fatta ad angolo, dove vi è l’altare e si allarga a semicerchio. Gli scalini sono di marmo di Carrara, fatto arrivare apposta dall’Italia. Gli ostelli che vi sono ai lati del cortile sono stati costruiti nel 1992. Ripartono verso Oguta. Imboccano la solita strada a piccole e grandi buche. L’autista corre veloce, si avvicina ad un furgone blu, con l’intenzione di superarlo, non si accorge di una grossa buca, la prende in pieno. E’ costretto fermarsi, al lato della strada, la gomma anteriore di destra è bucata, piegato persino il cerchione. In auto, manca la ruota di scorta, era stata rubata alcuni giorni prima. L’autista si è dimenticato di procurarla.
Qui, inizia veramente l’avventura. Il freno a mano non tiene, l’autista deve cercare un sasso per tenere ferma l’auto. Smonta la ruota e si mette sulla strada a fare l’autostop. L’unico che si ferma, è un ragazzo con un motorino, carica Cristian con tutta la ruota da riparare, sono le 11.00. Il sole è cocente, le auto sfrecciano veloci, Seduti in auto, il caldo aumenta, di Cristian, nemmeno l’ombra. Dal fitto della vegetazione a fianco, odono dei richiami strani, il suono di un campanellino si avvicina sempre più. Sbuca un ragazzo, cerca la sua capretta, ne spunta un altro, ambedue hanno in mano un macete.
Sempre chiamando, si allontanano, sospiro di sollievo, la paura serpeggiava dentro l’auto. In fondo alla strada spunta una motoretta, è Cristian, sono le 12,30. Solita strada, solite buche, girano per Oguta, incrociano una mandria di zebù, sulla strada, per fortuna l’auto svolta di nuovo a destra , poco prima. Si arriva in una strada sterrata, in mezzo al bosco, in lontananza, s’intravede un lago, che andranno poi a visitare. Arrivano davanti i cancelli, entrano nel solito cortile immenso, vi è la chiesa, delle camerate, costruzioni lunghe e basse, vicino una casetta, appartiene alla ditta, Romano e altri, la usano quando devono fermarsi per giorni. Li accoglie padre G.Carlo, vi è un altro prete, originario di Como. Chiacchierano, si viene a sapere che questo prete è stato nell’istituto di San Giuseppe a Gozzano, nel periodo che Ketty, abitava nella casa di fronte al cortile, insieme ai genitori. Dal balcone vedeva i ragazzi giocare, mentre gli assistenti (preti), li controllavano. Altro incontro strano. Lasciano la parrocchia, vanno in un’altra costruzione, trovano Suor Corrada (origine siciliana). E’ circondata da diversi bimbi neri, tutti orfanelli Rosella ne approfitta per fare delle foto, con alcune bimbe in braccio.



Mentre gustano il caffé, si alza improvviso, un forte vento, si scurisce il cielo, violento un acquazzone inonda il cortile e lo allaga. Appena si calma, salutano e ripartono. Riprendono la strada sterrata, stavolta color giallo arancione, l’auto entra totalmente nelle buche enormi, colme d’acqua. Passano davanti ad un villaggio, i bambini salutano festosi, il loro passaggio. Ritrovano la strada asfaltata e scendono verso il lago. In un prato adiacente enormi piante di mango, sono senza frutti, non è la loro stagione. Arrivano ad una costruzione, a fianco un campo da golf, ben tenuto. Vi sono dei ripiani a terrazza, si affacciano sul lago. E’ ancora grigio, persiste una pioggerella, impedisce di scendere verso la riva. Salutano le persone del posto, si scattano delle foto e, riprendono la via del ritorno. Quando si avvicinano alla città, sotto delle tettoie , donne vestite tutte uguali, gonne rosse con i tipici disegni, camicetta bianca, copricapo, rosso uguale alla gonna. L’autista spiega che deve passare la moglie del presidente, è un modo per farle onore. Quando viaggia il presidente, saranno gli uomini a vestirsi per la parata. Più avanti incrociano 5 auto a luci accese, alcune sono la scorta della moglie del presidente.
La serata si conclude, a cena da Marco, il palombaro.
Il cortile della casa è un giardino botanico, ben curato. Passano in un corridoio, si arriva in una grande sala. Deve finire di arredarla. In sala da pranzo, la tavola è pronta. Questa volta, assaggiano un piatto locale, la moglie di Marco è nigeriana. Riso in bianco con carne, una lumaca al centro, ne basta una, è gigante, (sono lumache da terra).
A fine cena fa vedere la casa , anche al piano superiore. Vi è anche la palestra, con tutti gli attrezzi.


Venerdì 03 settembre

Già al mattino, riuniscono le valigie, nella casa dove pranzano, per avere il pomeriggio libero. Ivan, incomincia ad essere nervoso, non vuole partire. Dopo pranzo Rossella, scatta le ultime foto, capita l’occasione di farle anche al piccolo coccodrillo.



Passano all’Agip, insieme a Romano. Nell’ufficio di Giorgio, trovano il comandante, offre loro la possibilità di fare un giro in elicottero, peccato devono partire, si accontentano fare delle foto ed osservare, due elicotteri che si alzano in volo.



Rientrano, ultimi preparativi e, si parte alla volta dell’aeroporto. Tutti salutano affettuosamente. Partono con due auto, in quella che precede, vi è il comandante della polizia, per sicurezza, non dover avere intoppi lungo la strada. Il traffico è tanto, le strade con i soliti sbalzi e gincane. Ivan piange, il padre cerca di calmarlo, gli promette si vedranno a Natale. Dopo un’ora arrivano all’aeroporto. Rossella, Ketty ed Ivan entrano insieme al capo della polizia, Romano, deve pagara un biglietto per entrare nell’atrio, li raggiunge dopo. E’ affollato, la fila è lunga, Romano conosce uno dell’immigrazione, riescono a fare tutto, più velocemente. Salutano Romano e, passano al controllo. La donna che ispeziona, chiede il rossetto, l’uomo i soldi, li accontentano subito.
Istruiti da Romano, sanno che devono andare nello spiazzo dei bagagli, indicare i propri e farli caricare sull’aereo. Tutto riesce alla perfezione. Passano ad un altro controllo, questa volta è personale francese. Pioviggina e fa caldo, alfine salgono sull’aereo. Arrivano a Parigi, puntuali alle 06.00. partenza per Bologna, 07.30, partirà in ritardo alle 08.00. I passeggeri sono all’incirca una trentina. Essendo pochi i passeggeri, il personale è premuroso. Ivan è l’unico bambino a bordo, sono pronti ad accontentarlo in tutto. Ore 9.30, l’aereo si abbassa, s’intravvedono le case, tocca terra. Ritirati i bagagli, e trovano ad attenderli, Silvio per Ketty e Rossella, Anna e Paolo gli zii di Modena che porteranno Ivan a casa. In auto si scambiano notizie, la raffineria Api di Falconara, si è incendiata, due morti. Giornalaio, rapinato 5 volte. Ladri notturni nelle case di Pesaro. I morti sulle strade in tutta l’estate, circa 500. Ketty e Rossella, si guardano, ma siamo in Italia?



Ketty Perrone

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