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Zanzibar: una Vacanza da Ricordare (Nov.2004)

Scritto da franco vincenzi
Eviterò di parlare del viaggio, vi basti pensare che siamo capitati nel bel mezzo del fallimento della Volare Airlines, non sapevamo fino al mattino se si partiva e le ore di ritardo …. . Boh! La cosa che più ricordo di questa nostra vacanza è la possibilità di passare qualche ora, qualche giorno con un beach boy. Sono ragazzi che ti fanno girare l’isola, se lo si vuole, come e meglio di un tour operator; io posso solo dire che nonostante i consigli di stare attenti e delle storie molte di buone, qualcuna di cattiva che si leggono sul web, la nostra esperienza è stata bellissima. Avevo trovato un paio di racconti ed email sul web, e li avevo utilizzati per contattare preventivamente un paio di beach boys ed al mio arrivo al “Francorosso Sea Club” di Kiwengwa, uno di loro era sulla spiaggia ad aspettarmi, e con un po’ di impulso ho deciso di fidarmi ed il giorno dopo eravamo noi 4 ed altre due coppie a fare quello che chiamano il blue-day, una giornata intera fra in un atollo nell'oceano. Il tempo durante tutta la vacanza non è stato dei migliori, un acquazzone ogni tanto rinfrescava l’ambiente e rompeva un pochino le scatole, ma quel giorno ci ha salvati da una sicura insolazione. I racconti di Nico (il beach boy) in un buon italiano, sulla barca durante il trasferimento a vela sull’atollo (la barca era di quelle locali, usate normalmente per la pesca), facevano intuire della sua cordialità e disponibilità. Il pranzo a base di pesce cotto direttamente sul posto dai ns. pescatori ci ha lasciati tutti meravigliati. Lo spettacolo della natura della lingua di sabbia, che durante il mattino è praticamente collegata ad un atollo poi, con l’effetto dell’alta marea, e per alta si intende 3-4 metri, diventa invece un’isola piccolissima e il mare quel giorno (non so se è sempre così), aveva due temperature nettamente diverse da un versante all’altro, incredibile.
Il Baobab, la piccola laguana con le mangrovie uno spettacolo della natura. Il trasferimento con il pulmino nel bel mezzo dell’isola, ci ha fatto vedere la realtà della vita locale, dai piccoli villaggi alle case in muratura della capitale Stone Town. Durante quella giornata abbiamo capito che con i nostri soldi, e noi abbiamo speso la metà di quanto avremmo speso con un Tour Operator, abbiamo dato (passatemi il termine) da mangiare a molte persone, a Nico il ns accompagnatore, all’autista del pulmino, che sono i soli autorizzati a portare persone, e che devono avere assicurazione, tesserino etc., (ci sono in loco diversi controlli di polizia, forse anche a tutela dei turisti), ai signori della barca, che sono stati con noi una intera giornata e che ci hanno anche preparato il pranzo, tutto organizzato e diretto dal ns. beach boy. Tutto questo ci ha suggerito di stare con lui anche per altre due escursioni. Una a “Prison Island”, una piccola isola di fronte alla capitale, una volta prigione degli schiavi, ora una parte è ricovero di tartarughe giganti, donate ad un sultano dell’epoca e custodite ancora su quell’isola, che se non ricordo male adesso è data in concessione tanto che era in costruzione un albergo. Il posto, la posizione, la spiaggetta ed il mare assolutamente meritevoli di attenzione, noi purtroppo non ci siamo potuti fermare troppo a lungo, perché avevamo in programma anche il Tour delle Spezie. Nico ci ha portato in una piantagione, in realtà non ha niente a che vedere con quelle che intendiamo noi come piantagioni, ma in quel luogo un ragazzo con altrettanta sorprendente padronanza dell’italiano, (cellulare al collo e cuffie per un walkman) ci faceva fare un giro nel bel mezzo di questi campi coltivati con i vari tipi di spezie. Ci seguivano due ragazzi che nel frattempo, muniti di coltellino, destrezza e fantasia, con una foglia di … (non mi ricordo più), ci hanno preparato una specie di cravatta, un paio di occhiali ed anche una piccola rana, che conservo ancora. Abbiamo incontrato un paio di famiglie che vivono all’interno della piantagione dedite alla coltivazione dei campi, con i loro bambini che ci scrutavano con i loro occhini grandi, ai quali abbiamo regalato qualche matita, qualche penna, e ovviamente qualche caramella che tenevamo nei nostri zainetti. Nel bel mezzo del nostro piccolo tour delle spezie, ci siamo imbattuti in due giovani ragazze, che ci spiegava la nostra guida, sono oltre che due studentesse, a loro volta anche due maestre per i ragazzi più giovani. L’occasione era propizia, così abbiamo dato loro molti quaderni, penne, matite anche colorate, facendo spiegare di usarle con i loro scolari. In una foto ricordo, che trovate anche sul blog, si vede una di loro che, con un sorriso soddisfatto guarda all’interno della borsetta che le avevamo appena consegnata.
L’ultima escursione alla spiaggia di Nungwi, a nord dell’isola, per mirare i bei tramonti dai colori molto tenui ed un mare decisamente irresistibile, dove l’effetto marea è molto meno presente e ciò e lo rende ancor più trasparente. Abbiamo attraversato un paio di villaggi interni, dove si vede come e dove vive la povera gente. Nico, ci disse “se vi siete portati qualche caramella fermiamoci qui”. Lo abbiamo ovviamente ascoltato, e se nello scendere dal ns. pulmino, solo tre o quattro erano i bambini sul ciglio della strada, in un baleno sono diventati tanti, tanti da costringere Nico a prendere in mano la situazione, facendosi consegnare il pacchetto delle caramelle e nella loro lingua mettere in fila tutti quei ragazzini/ne che sono sbucati dal nulla. Li abbiamo lasciati con un sorriso amaro stampato sulle labbra, vedendo la povertà di quei luoghi, e le feste di quei bambini per una semplice caramella. C’era anche chi fra loro è rimasto in disparte, forse perché più timido ma che non ci toglieva lo sguardo di torno. Che strane sensazioni. Per quanti racconti di viaggi avessimo letto prima, grazie ai quali ci eravamo portati appunto, quaderni, matite …, caramelle, ed anche magliette da poter lasciare in loco, niente poteva prepararci a quegli attimi circondati da quei bambini … In quell’escursione, Nico si era portato anche il suo bambino di quasi 5 anni, che non aveva mai fatto il bagno nel mare, e dovemmo crederci visto che all’inizio aveva paura, poi invece ha cominciato a giocare insieme a me e agli altri anche nell’acqua; Un gran bel pomeriggio.
Il nostro villaggio appunto il Sea Club Francorosso, situato sulla kilometrica spiagga di Kiwengwa, è molto bello, siamo stati molto bene, lo consiglio tranquillamente a tutti, tranne a quelli che come me possono aver problemi con le scale, (ce ne sono tante). La spiaggia, è grandissima di sabbia dura, veniva usata anche come arteria stradale per biciclette e moto.
I colori del mare splendidi come si vede nelle foto, non così la trasparenza dell’acqua proprio a causa delle maree. L’ultima sera, (nota di colore,) sempre organizzata dal nostro Nico, una cena a base di aragoste e cicale nel loro mitico ristorante Blue Paradise. Una struttura in muratura, di 5 metri per sette, coperta ma con grandi aperture nei muri rigorosamente senza finestre, forse anche usata come scuola durante il giorno, nel cui interno ci hanno messo un paio di tavoli in plastica e relative sedie, e per griglia, una vecchia lettiera, ma il risultato assolutamente eccelso. Quella sera abbiamo salutato Nico e i suoi due amici, sono stati davvero bravi e meritevoli di fiducia, ci dicevano loro dove potevamo lasciare le nostre cose durante le escursioni, in modo che fossimo tranquilli. Non so se riusciremo a tornare, ma se qualcuno grazie anche a questo racconto decidesse di andare, ne sarei felice.
Tags: zanzibar
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