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Da Nord a Sud, Fantastica Luna di Miele

Scritto da MANUELA DAL CIN
  • PARQUE NACIONAL IGUAZU'
  • PERITO MORNO E LAGO ARGENTINO
  • PINGUINI MAGELLANO
  • TIERRA DEL FUEGO
Amici viaggiatori, per niente al mondo avrei rinunciato al piacere di descrivere i bellissimi posti che abbiamo visitato durante il nostro indimenticabile viaggio di nozze in Argentina, descrizione che potrà, almeno lo spero, essere utile a chi vorrà seguire un simile itinerario.

1° GIORNO. Grande agitazione, finalmente si parte! Ci alziamo che è ancora notte fonda per percorrere il primo tragitto del nostro lunghissimo viaggio verso l’Argentina: Trento – Venezia. In un paio d’ore d’automobile arriviamo all’aeroporto, passiamo al check-in per sbrigare le pratiche dell’imbarco e ben presto arriva il momento di partire. Arrivederci Italia ci rivedremo fra alcune settimane.
Dopo il piacevole volo da Venezia verso Madrid Barajas ci aspetta la parte più impegnativa della trasferta, le 13 ore d’attraversata oceanica che ci porteranno a Buenos Aires. Alla fine, tra una dormita e uno spuntino, un film e un buon libro, passano velocemente e dopo quasi 24 ore di viaggio arriviamo a destinazione.
A Buenos Aires è notte fonda e la gioia di essere arrivati è tanta, ma siamo sfiniti e non vediamo l’ora di raggiungere il nostro hotel per un lungo, almeno speriamo, sonno ristoratore.
Prima di iniziare il resoconto vero e proprio volevo aggiungere che mio marito Davide ed io per l’organizzazione del nostro soggiorno ci siamo affidati ad un’agenzia di viaggi di Buenos Aires. Ci teniamo a sottolineare questo particolare in quanto, nonostante all’inizio avessimo grossi dubbi, alla fine ci siamo ricreduti e ora possiamo dire con certezza che non potevamo fare scelta migliore.

2° GIORNO. Siamo a metà dicembre e sulla capitale già di mattina presto splende un caldissimo sole. Dopo esserci sentiti moltissimo al telefono, per la prima volta incontriamo il nostro agente di viaggio “argentino” che, con cura e tanta pazienza, ci fornisce un’accurata spiegazione di tutto l’itinerario e gentilmente risponde alle nostre domande e curiosità.
È solo verso mezzogiorno che ci trasformiamo in veri e propri turisti perché siamo pronti per partecipare ad un City-Tour in italiano. Per noi, che vogliamo visitare la città nel minor tempo possibile, questa è la soluzione migliore per ammirare comodamente e velocemente tutte le zone di maggior interesse turistico.
Si parte dal Microcentro definito il cuore pulsante di Buenos Aires. La via principale è Av. Florida, una lunghissima strada pedonale piena di negozi, gente d’affari, turisti, musicisti, venditori ambulanti e mendicanti.
Proseguiamo verso Plaza de Mayo. Costruita verso la metà del 1500 accoglie gli edifici religiosi e civili più importanti tra cui la Casa Rosada, il Cabildo e la cattedrale della città. Il suo attuale nome, che significa "Piazza di Maggio", commemora la rivoluzione di maggio del 1810 che diede inizio al processo che portò l'indipendenza dell’Argentina dalla Spagna nel lontano 1816. Alcune date importanti che si associano a questo luogo sono il 17 ottobre 1945, quando si tenne una dimostrazione sindacale di massa per ottenere il rilascio del detenuto Juan Domingo Perón, che è poi diventato presidente dell'Argentina e il 2 aprile 1982 quando una folla si radunò per manifestare il supporto a Leopoldo Galtieri che intraprese la Guerra delle Falkland. Nel dicembre del 2001 Plaza de Mayo fu di nuovo teatro di scontri durante la rivolta popolare scoppiata in seguito alla grave crisi economica che colpì il paese in quel periodo. Non bisogna dimenticare che da molti anni è il luogo delle proteste delle madri dei Desaparesidos, le giovani vittime della guerra sporca.
La Casa Rosada, in italiano “La Casa Rosa”, è così chiamata per l’inconfondibile facciata color rosa. È la suggestiva residenza presidenziale nota in quanto dal suo balcone Evita Perón si rivolgeva ad una folla adorante negli anni '40 del secolo scorso. Non abbiamo tempo a sufficienza per visitare il museo che ha sede dietro il lato sud dell'edificio.
È poco pure il tempo dedicato alla visita della Catedral Metropolitana, in italiano “Cattedrale Metropolitana”, costruita in onore alla Santissima Trinità. Ultimata attorno al 1820 l'austera facciata neoclassica della cattedrale più importante di Buenos Aires contrasta con lo splendido interno in stile barocco. La chiesa vanta un bellissimo altare maggiore rococò e custodisce il mausoleo del generale José de San Martín, il più grande eroe dell'indipendenza argentina. Personaggio tanto importante che sulla facciata principale della cattedrale vi è una fiamma che arde perennemente ad indicare che il suo spirito continua ad essere vivo nel paese.
Non abbiamo neppure un minuto per visitare il Cabildo che possiamo ammirare solo dall’esterno. Edificato nel 1725 fu la prima sede del parlamento e l'attuale colonnato, costruito nel 1940, fu realizzato restaurando gli originali undici archi che orlavano Plaza de Mayo prima di essere demoliti per lasciare spazio ad Av. de Mayo e Av. Julio Roca.
Risaliamo sul nostro piccolo pullman e proseguiamo verso il quartiere chiamato Congreso.
Percorriamo l’enorme strada a più di dieci corsie chiamata Av. 9 de Julio, per onorare il giorno dell’indipendenza Argentina il 9 luglio 1816. In un traffico che diventa sempre più caotico passiamo davanti al Teatro Colón, da considerarsi uno dei teatri più grandi del mondo e al Palacio del Congreso Argentino, un colossale edificio in pietra grigia che domina Plaza del Congreso. Ispirato al Campidoglio di Washington DC fu completato nel 1906, è sormontato da un’enorme cupola di 85 metri e da splendide opere scultorie.
Arriviamo a La Boca così chiamato perché si trova nel luogo dove il fiume Riachuelo “imbocca” il Rio de la Plata. Quartiere che non ha bisogno di presentazioni per chi pratica oppure è tifoso del gioco del calcio, al contrario, per chi non lo fosse, questa zona è famosa per il suo stadio chiamato la Bombonera.
La nostra guida afferma che assistere ad una partita di calcio in questo luogo è una vera avventura perché lo stadio è così sgangherato che l'intera struttura oscilla quando i tifosi saltano cantando inni il più delle volte per insultare i sostenitori della squadra avversaria. Ormai fatiscente rimane famoso in tutto il mondo perché proprio qui il celebre Diego Armando Maradona mosse i primi passi verso la celebrità con la squadra di calcio Boca Junior.
La via più celebre di questo quartiere è sicuramente il Caminito, fiancheggiata da case dipinte a colori vivaci e da artisti locali che vendono le loro opere. Nelle vie circostanti si trovano bancarelle d’artigianato e spesso s'incontrano ballerini di tango e gruppi di turisti intenti a scattare fotografie. Il colore sgargiante delle case è eredità degli immigrati italiani e spagnoli i quali, dopo aver dipinto le loro chiatte, con il colore avanzato coloravano le loro case di lamiera. Al momento del nostro arrivo ci sconsigliano di allontanarci troppo dalla zona turistica perchè, al di fuori di questa via piena di stranieri, la zona è pericolosa non adatta ad un’allegra passeggiata. Non ci fermiamo che il tempo per qualche fotografia e due passi nei pressi del fiume Riachuelo.
La prossima destinazione è il moderno quartiere di Puerto Madero nato nel 1882 quando il governo nazionale contattò Eduardo Madero, un imprenditore locale, per la costruzione di un nuovo porto che avrebbe permesso carico e scarico di passeggeri e merci direttamente sulla riva del fiume. La sua costruzione iniziò nel 1887 e fu completata nel 1897. Nel 1990 investimenti locali ed esteri hanno trasformato la rimessa sul lato ovest del porto da vecchi magazzini in eleganti case, uffici, loft, università private, lussuosi alberghi e ristoranti. Queste ristrutturazioni hanno modificato radicalmente la zona trasformandola in un quartiere trendy con il gusto internazionale di architetti come Santiago Calatrava, Norman Foster, César Pelli e Philippe Starck. Non scendiamo dal pullman perché non c’è nulla da visitare e ci dirigiamo verso l’ultima fermata del Tour, il più esclusivo quartiere della città, il sontuoso Recoleta.
A noi interessa il Cementerio de la Recoleta, “Cimitero della Recoleta” in italiano, sicuramente una delle principali attrattive turistiche di Buenos Aires. Alte mura circondano questa necropoli dove riposano generazioni di esponenti dell'élite argentina. È un'esperienza davvero emozionante passeggiare tra statue meravigliose, elaborate facciate di marmo e sarcofagi. Fra angeli marmorei e sepolcri di granito nero si trovano le ultime dimore di alcune delle più famose figure storiche argentine, tra cui il caudillo (capo) Juan Facundo Quiroga (la tomba più antica del cimitero), il politico Carlos de Alvear, il leader del partito radicale Leandro Além, il campione di pugilato Angel Firpo, l'eroe dell'indipendenza William Brown e la scrittrice Victoria Ocampos. Seguite la folla e facilmente troverete la tomba di Evita. L’atmosfera del luogo è molto strana, fa un certo effetto camminare così liberamente per un camposanto e sbirciare nelle cappelle come fossero le vetrine di un negozio. Ci sorprende anche il gran numero di gatti che indisturbati riposano all’ombra di una panchina o sopra le tombe stesse!
Dopo un piacevole e intenso pomeriggio, con Recoleta, il nostro City-Tour giunge al termine.
Neanche a dirlo siamo molto stanchi, però decidiamo di tornare all’hotel passeggiando perché vogliamo visitare i posti dove non siamo passati col minibus.
Nel quartiere chiamato Retiro gustiamo un buonissimo gelato all’ombra degli enormi alberi dell’incantevole parco attorno a Plaza San Martín. Dalla nostra panchina possiamo ammirare la pittoresca torre alta 76 metri un tempo conosciuta con il nome di Torre de los Ingleses. Donata alla città dalla comunità inglese locale, nel 1916 è stata bersaglio di bombardamenti durante la guerra delle Falkland del 1982. Proprio di fronte alla torre e sotto lo sperone roccioso del parco sorge il Monumento ai caduti della guerra delle Falkland. È formato da 25 grandi lastre di marmo nero su cui ci sono incisi i nomi dei 649 soldati che morirono in guerra e tutte le mattine alle ore 8 in punto si può assistere all’alza bandiera in loro onore. Durante tutto il giorno, dalla mattina fino alle 18, il monumento è custodito da soldati dell’esercito o della forza aerea argentina. Anche in questo luogo, posta sopra le lastre di marmo vicino ad una riproduzione delle isole Falkland, arde una fiamma perenne.
Arrivati in albergo è ormai sera e abbiamo i crampi allo stomaco dalla fame. Su consiglio di Andrea, il nostro agente di viaggio argentino, andiamo a mangiare nella zona di Puerto Madero. Troviamo una quantità esagerata di ristoranti, non resta che decidere dove fermarsi. Non serve ricordare che l’Argentina è famosa in tutto il mondo per le sue succulente carni alla griglia, la parrilla o l’asado, i vari bife e molto altro, però non potete immaginare cosa significa tutto questo per una vegetariana straconvinta come me. Con questo non voglio affermare che ho fatto la fame perchè ho mangiato enormi piatti di pasta casereccia, grandi insalate e deliziose grigliate di verdure, però una gran rabbia vedere Davide completamente estasiato dal suo filetto!

3° GIORNO. Altra giornata caldissima e per non arrivare a sera completamente senza forze, anche perché inizia a farsi sentire il fuso orario, passiamo la mattina e parte del pomeriggio visitando alcuni musei della città.
Dopo colazione c’incamminiamo verso il Museo Histórico Nacional, in italiano Museo Storico Nazionale, che si trova nel quartiere di San Telmo. Il museo offre un'eccellente introduzione alla storia dell'Argentina. Le sale conducono i visitatori in un viaggio che va dalla scoperta, alle invasioni, alla rivoluzione, all'indipendenza fino alle ultime presidenze, ripercorrendo la storia mediante dipinti di maestri argentini oltre che con mobili, abiti, armi e altri cimeli.
Terminata la visita, ed essendo mezzogiorno passato, pranziamo all’ombra di un albero sulla Costanera Sur.
E’ una graziosa passeggiata alberata che si snoda ad est di Puerto Madero e costeggia il più vasto spazio verde della città, la Reserva Ecológica Costanera Sur, meta ideale per il birdwatching. Di questo luogo sono molto pittoreschi i carretti con griglia che vendono deliziosi sandwich con bistecche.
Ora è troppo caldo per muoversi a piedi quindi prendiamo uno dei numerosissimi taxi e ci spostiamo verso il prossimo museo, il Museo de la Ciudad, in italiano Museo della Città. Altro museo di grande interesse che esplora la relazione fra l'ambiente urbano e la vita sociale della città tramite una straordinaria collezione di fotografie d'epoca, progetti, disegni e dettagli architettonici, mobili antichi e altri affascinanti manufatti.
Oggi torniamo in albergo molto presto in quanto ci vogliamo preparare con cura perché questa sera ci aspetta una cena romantica con spettacolo di tango al teatro Esquina Carlos Gardel.
Il famoso Carlos Gardel attore, cantante e compositore argentino, un maestro nel genere del tango è molto importante per il popolo argentino e nel 2003 l'UNESCO ha dichiarato la sua voce di Patrimonio Culturale dell'Umanità.

4° GIORNO. Il nostro primo volo interno ci porta a Puerto Iguazú. Ci accorgiamo ben presto che per viaggiare in aereo con Aerolíneas Argentinas bisogna armarsi di tanta pazienza, autocontrollo e dimenticare la fretta perché è sicuramente una buona compagnia aerea ma con una pessima puntualità. Noi siamo tra gli sfortunati che possono dire di non aver mai preso un volo interno “in orario”, con l’unica conseguenza di aver perso tanto tempo in aeroporto, tempo che potevamo benissimo dedicare alla nostra vacanza.
Atterriamo nella provincia di Misiones a circa 25 chilometri dal centro della città, una città di frontiera sorta all'estremità nord-orientale del paese poco distante dai confini con il Brasile e il Paraguay nei pressi della confluenza del fiume Iguazú nel Paraná.
E’ una cittadina piacevole che oltre ad una ben sviluppata infrastruttura turistica non ha molto da offrire. Si arriva fin quassù in quanto è il punto di partenza per la visita al Parque Nacional Iguazú famoso perché al suo interno ci sono le imponenti e meraviglia del pianeta Cascate di Iguazú.
Come a Buenos Aires anche in questo posto la temperatura esterna è insopportabile, vi ricordo che siamo ai Tropici, però c’è di buono che possiamo rinfrescarci ed oziare a bordo piscina nel lussureggiante, soleggiato e silenzioso giardino dell’hotel.
Verso sera per ammirare un tramonto mozzafiato, ci consigliano di fare una lunga e piacevole passeggiata verso l’Hito Argentino, un obelisco posto alla confluenza del Río Paraná con il Río Iguazú che segna il punto d’incontro dei confini dell’Argentina, del Brasile e del Paraguay.
Ritorniamo in città che è quasi notte ma non abbiamo paura in quanto non è un posto pericoloso e per cena, solita parrilla, pasta e buon vino rosso.

5° GIORNO. Siamo pronti per l’esplorazione del lato argentino delle cascate: zaino in spalla, cappello per proteggerci dai colpi di calore, occhiali scuri per ripararci dal sole accecante e una buona lozione solare.
Percorriamo con un confortevole pullman i 18 chilometri che ci separano dall’entrata del parco e arrivati a destinazione la nostra guida ci spiega che le due passeggiate più importanti sono quella del Paseo Superior e quella del Paseo Inferior, Passeggiata Superiore e Inferiore, che sono delle passerelle costruite all’interno della foresta tropicale per permettere ai visitatori di passeggiare senza pericolo tra le numerosissime cascate.
Per arrivare all’inizio della prima passerella, che porta alla famosa Garganta del Diablo, in italiano Gola del Diavolo, si deve prendere un trenino chiamato il “Tren ecologico de la Selva” che passa attraverso la giungla e termina alla stazione “Garganta del Diablo”.
Dopo una breve camminata si arriva alla piattaforma costruita proprio sopra le cascate. Il rumore dell’acqua è assordante, gli spruzzi che risalgono offuscano la nostra vista e bagnano completamente i nostri vestiti, gli zaini, le telecamere e le macchine fotografiche. È uno spettacolo meraviglioso ed emozionante. Ci piacerebbe rimanere ad ammirare questo salto per tutto il giorno, ma dobbiamo proseguire e lasciare il posto alle altre comitive. Noi non ci rendiamo conto, ma c’è ancora parecchio da vedere, molti sentieri da esplorare e moltissimi altri punti panoramici.
Dopo il pranzo partecipiamo ad un’avventurosa e rinfrescante gita in gommone verso il fondo delle cascate, rinfrescante perché il gommone passa proprio sotto ad un salto e di conseguenza ci si bagna completamente. Chiaramente non ci si avvicina alla pericolosa Garganta del Diablo ma al salto San Martín, molto più piccolo ma non meno emozionante.
Dopo esserci asciugati per bene è quasi ora di tornare al pullman. Per finire la nostra entusiasmante escursione saliamo su di un furgoncino aperto che, passando attraverso la foresta, ci riporterà verso l’entrata del parco. Durante il tragitto possiamo ammirare la bellezza della foresta e la guida ci spiega l’importanza della sua flora e fauna.
Che giornata meravigliosa! Tornati in albergo ci concediamo un meritato riposo a bordo piscina e nel frattempo decidiamo dove cenare, anche quassù, nonostante sia realmente fuori del mondo, le buone occasioni non sono mancate.
6° GIORNO. Molte persone ci avevano sconsigliato l’escursione al lato brasiliano delle cascate perché secondo loro in confronto al lato argentino, le cateratte del Brasile non sono spettacolari. Noi siamo più che soddisfatti di non aver dato retta a queste persone perché il Brasile ci ha regalato un panorama dei salti del lato argentino che sarebbe stato un peccato perdere e concordiamo con quello che dicono i brasiliani: “Gli argentini hanno le cascate più belle, ma per vederle al meglio bisogna venire in Brasile!”
Con il nostro pullman ci dirigiamo verso il Ponte Internazionale Tancredo Neves che collega Puerto Iguazú con la città brasiliana di Foz do Iguaçu. Superato il ponte e il controllo passaporti ci troviamo su territorio brasiliano e ben presto ci accorgiamo che l’escursione d’oggi è organizzata in modo assai strano.
Oltre alla visita del Parque Nacional do Iguazú siamo obbligati a fermarci in due diversi centri commerciali posti uno all’andata e uno al ritorno del viaggio. Questo aspetto non è piaciuto a nessuno del gruppo perché toglie molto tempo alla visita del parco, ma come sempre bisogna cercare il lato positivo delle cose e noi l’abbiamo trovato. In questi due centri commerciali abbiamo visto cristalli di una meraviglia da togliere il fiato, ametiste e non solo, grandi quanto un essere umano.
I sentieri di questo lato della foresta non sono molto diversi da quelli del lato opposto, sono un continuo sali-scendi nella selva con veduta sulle cascate argentine e sul fiume sottostante. Lungo il cammino incontriamo un paio di coatimundi e alcune iguane, molti uccelli variopinti e moltissime orchidee sui rami degli alberi.
Arrivati alla fine del sentiero principale ci aspetta una gradita sorpresa, una lunga passerella metallica posta proprio sopra al fiume e ai piedi della Garganta del Diablo. Ieri ci siamo emozionati in quanto eravamo proprio sopra al salto oggi rimaniamo senza fiato perché lo abbiamo tutto davanti ai nostri occhi e possiamo farci un’idea migliore della sua immensità. Neanche a dirlo ci bagniamo completamente, scattiamo moltissime fotografie.
È pomeriggio, ma l’escursione odierna non è ancora finita. Lasciato il parco proseguiamo verso la centrale idroelettrica più grande del mondo: Usina Hidroelétrica Itaipú ad una decina di chilometri a nord di Foz do Iguazú sempre in Brasile. Se qualcuno mi avesse chiesto dove fosse la più grande diga del pianeta avrei risposto che era sul Nilo o magari in Cina, invece la diga con la maggior produzione d’energia elettrica è in Brasile e più esattamente posta tra Brasile e Paraguay.
Costruita in comunione tra i due stati produce il 25% del fabbisogno di tutto il Brasile e il 95% del fabbisogno di tutto il Paraguay (qualcosa come 14 milioni di KW ora). Le turbine sono di diametro di ben 10 metri e il dislivello dell’acqua é di 120 metri circa, per questo motivo è considerata una delle 7 meraviglie artificiali del mondo. La diga di Itaipú è uno sbarramento sul fiume Paraná e in poco tempo ha formato un lago artificiale con una sponda in Paraguay ed una in Brasile. È pescosissimo e migliaia di pescatori vivono delle sue risorse, inoltre con il tempo è diventato luogo turistico per amanti degli sport nautici.
Ci ha colpito il fatto, molto umano, che per ogni addetto alla costruzione della diga è stato piantato un albero nell'immenso giardino che la circonda per un totale di circa quarantamila alberi. Ogni albero ha una targa con il nome e la qualifica del lavoratore a cui è dedicata.
Tornati in albergo ci godiamo l’ultima sera a bordo piscina e pensiamo che domani a quest’ora saremo in Patagonia, tra le Ande e l’Atlantico.

7° GIORNO. Durante la mattinata abbiamo il nostro volo per Trelew (pronuncia Treleu) nella provincia del Chubut in Patagonia. Arriviamo perfettamente in orario all’aeroporto Jorge Newbery di Buenos Aires e mentre aspettiamo il volo per Trelew sopra i cieli della metropoli si scatena una tremenda tempesta, di conseguenza per gli aerei è impossibile atterrare o decollare. Neanche a dirlo in poco tempo si iniziano ad avere grandi ritardi per i voli sia in partenza che in arrivo, per ore nessuno è in grado di dare spiegazioni, non ci resta che aspettare.
Le condizioni del tempo non migliorano e solo nel tardo pomeriggio saliamo sul nostro aereo per la Patagonia. Ancora oggi al solo pensiero mi viene la pelle d’oca e per questo non descriverò il volo, ma a causa delle pessime condizioni meteorologiche lo ricorderemo come il peggiore di tutta la nostra vita!
Lo sperduto aeroporto di Trelew si trova a quasi 1.400 chilometri di distanza da Buenos Aires, dopo la paura provata siamo sfiniti e con grande sorpresa veniamo a conoscenza del fatto che il nostro trasferimento non è ancora finito, Puerto Madrin porta della Patagonia e punto di partenza delle nostre prossime escursioni è ancora lontano e con un taxi percorriamo i 65 chilometri che ci separano da questa città.
Corriamo lungo la famosissima e lunghissima RN3 la strada costiera che inizia a Buenos Aires e finisce nella Tierra del Fuego. Strada noiosa e monotona che attraversa pochi centri abitati, ma lungo tutta la sua lunghezza vi sono località che meritano di essere viste, come la Reserva Provincial Punta Tombo o la Península Valdés.
È notte inoltrata e la voglia di cercare un posto per la cena è poca, perciò andiamo direttamente verso il nostro delizioso albergo. In camera troviamo una bottiglietta di “Champagne”, che pensiero carino un brindisi alla Patagonia!

8° GIORNO. Sono le sei del mattino e su Puerto Madrin splende un sole meraviglioso, il cielo è blu e la temperatura è fresca. Vestiti con abiti abbastanza pesanti, ieri con il costume da bagno e oggi con giacca a vento, partiamo alla scoperta della Reserva Provincial de Punta Tombo e Gaiman.
Rimarremo sul pullman la maggior parte del tempo perché i posti che visiteremo sono realmente lontani da Puerto Madrin, ma usciti dalla città rimaniamo sorpresi da quello che ci circonda perché immaginavamo grandi spazi aperti ma non una distesa di terra arida e piatta che si perde all’orizzonte!
La Riserva Provinciale Punta Tombo è famosa perché ospita la colonia di Pinguini Magellano più numerosa di tutto il Sud America. Parcheggiamo su di un bellissimo promontorio che si affaccia direttamente sull’oceano Atlantico e ci troviamo davanti ad una distesa incredibile di pinguini, ad occhio nudo non si riesce a vederne la fine. Essendo un luogo protetto non tutta la zona di nidificazione è accessibile al pubblico, infatti, durante la visita si ha l’obbligo di seguire un sentiero delimitato da paletti ma questo non limita la vista o l’emozione di stare a contatto con gli animali perché sono ovunque in quanto liberi di muoversi dove vogliono, poi il rumore che fanno è assordante e l’aria è satura di una “fragranza” a dir poco insopportabile!
Nessuno si immaginava un posto di tale bellezza! Centinaia di migliaia di piccoli, buffi, simpatici animaletti che ti camminano a fianco, ti osservano con occhietti sorpresi e curiosi e ti beccano se cerchi di toccarli. Difficile dire quale ne sia la causa ma il luogo è pervaso da una grande sensazione di serenità. È la prima volta nella nostra vita che ci troviamo in una situazione di questo tipo ed è veramente indescrivibile, come tutte le cose belle il tempo vola e le due ore a nostra disposizione trascorrono fin troppo veloci.
Dobbiamo proseguire verso Gaiman, una ridente cittadina influenzata dalla cultura gallese. Nel 1874 iniziarono ad arrivare i primi coloni gallesi che cominciarono a costruire insediamenti in armonia con il popolo dei Tehuelche. Ci troviamo sulle rive del Río Chubut, fondamentale fonte d’acqua potabile in una terra arida e secca. Essendo pomeriggio inoltrato ci fermiamo a fare una buona merenda in una caratteristica casa da tè gallese dove, in un’atmosfera ottocentesca, con l’ottimo infuso ci vengono serviti una gran quantità di dolci caserecci e pasticcini. Dopo aver percorso le poche vie principali della città è ora di tornare verso Puerto Madrin.
Con la guida decidiamo di fare una veloce sosta a Trelew per visitare il Museo Paleontológico Egidio Feruglio sorto in onore del noto paleontologo italiano (da cui prende il nome) arrivato in Argentina nel 1925. Un museo ben strutturato e con un’interessante esposizione di fossili dinosauri, piante e pesci patagonici.
Verso sera torniamo in albergo e oggi non vogliamo perderci il famoso tramonto patagonico. Ci sediamo sulla promenade e in religioso silenzio ammiriamo il fantastico colore del cielo.

9° GIORNO. Sul pullman non c’è nessuno e la guida c’informa che per quest’escursione verso la Reserva Faunística Península Valdés, dal 1999 dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, saremo solo Davide ed io una fortuna non da poco.
Ogni anno sulle coste della riserva arrivano per riprodursi leoni, elefanti ed uccelli marini, però l’attrazione più importante sono le balene che puntuali arrivano nelle tiepide e tranquille acque dei golfi della penisola per partorire i lori piccoli.
Pure questa mattina passiamo moltissime ore sul pullman che ci porta attraverso la Península Valdés fino a Puerto Piramides. Molto impazienti ci dirigiamo verso la spiaggia dove con il piccolo gommone andremo in mare aperto alla ricerca della Ballena Franca Austral, animale a forte rischio d’estinzione. Sfortunatamente a metà dicembre la maggior parte di questi mammiferi ha già lasciato la baia e di conseguenza non è stato facile avvistarle, ma le guide sono state eccezionali e dopo un’attenta ricerca sono riusciti a trovare l’ultima mamma balena col suo balenottero. Un’altra emozione difficile da descrivere.
Tornati sulla terra ferma e ancora commossi dall’esperienza la nostra guida c’informa che essendo solo in due possiamo visitare una estancia meravigliosa: Estancia Punta Delgada, un faro in disuso trasformato in un lussuoso hotel con ristorante che prepara deliziosi piatti argentini. Arrivati sul posto, prima di pranzare, scendiamo la ripida scogliera che porta sulla spiaggia e dopo una breve camminata sediamo a pochi metri dai leoni marini e facciamo due chiacchiere in compagnia della nostra guida e dell’autista, due persone veramente simpatiche e disponibili.
La fame inizia a farsi sentire però non vogliamo allontanarci da questi buffi animali, ma l’autista ci fa venire l’acquolina in bocca e cambiamo idea rapidamente perché dice che un gustoso cordero patagonico è pronto per essere mangiato. Come rifiutare, io non cedo e mi gusto un’ottima pasta al pomodoro.
Prima di partire, mentre gli altri sorseggiano un caffé forte, esco dal ristorante perché ho voglia di fare due passi da sola nella steppa che ci circonda. Sembra impossibile e difficile da credere ma sto camminando su di un’enorme distesa di terreno fossile, ovunque metto piede posso facilmente trovare reperti fossili, non ci avevamo pensato, ma qua una volta c’era il mare e ritirandosi ha lasciato questi bellissimi ricordi.
Arrivano anche gli altri e anche Davide è stupito di tutto questo silenzio, per noi che siamo abituati ai rumori delle nostre caotiche città tutto questo spazio vuoto è inquietante e malinconico, però concordiamo su quanto sia meraviglioso ascoltare il silenzio.
Lungo la strada del ritorno passiamo molto vicini a due saline la Salina Grande e Chica, poste a 42 metri sotto il livello del mare formano una delle depressioni più grande al mondo.
Alla fine della giornata siamo felicissimi, saremo per sempre grati ai nostri due accompagnatori perchè ci hanno fatto passare un’altra giornata indimenticabile.
10° GIORNO. Mattinata libera da ogni impegno, perciò dopo una meritata e tanto desiderata dormita visitiamo la città di Puerto Madrin.
Ripercorriamo il lungo viale che costeggia il mare e ci fermiamo nei negozi per fare un po’ di compere.
Nel pomeriggio altro volo aereo. Partiamo per il Sud estremo verso Ushuaia nella mitica Tierra del Fuego. Estremità meridionale del continente americano e vicinissima all’Antartide è costituita da migliaia di isole suddivise tra Cile e Argentina. Terra del Fuoco è il nome dato a questo luogo dalle persone che transitavano con le navi davanti alle coste e avvistavano in lontananza tantissime luci, erano i fuochi che gli indigeni usavano per scaldarsi visto che non indossavano vestiti.
Al nostro arrivo il cielo è limpido perciò dal finestrino possiamo vedere il paesaggio sottostante, sembra il suolo lunare. Non possiamo minimamente immaginare cosa possono aver pensato Magellano o Darwin al loro arrivo in questa terra desolata e perennemente spazzata da venti e pioggia.
Ci sistemiamo in un altro confortevole albergo, questa volta situato, in posizione centrale e prima di cenare facciamo due passi per ambientarci in questo nuovo territorio, la sensazione di essere ai confini del mondo ci esalta molto.
Ushuaia è la capitale della provincia argentina della Tierra del Fuego ed è situata tra il Canale di Beagle e le alte montagne innevate che raggiungono quasi i 1.500 metri d’altitudine. Alla fine del 1800 il governo argentino decise di confinare i suoi criminali più pericolosi sull’isola di Los Estados poi, un secolo più tardi, la prigione militare dell’isola fu trasferita ad Ushuaia e prese il nome di Cárcel de Reincidentes. Dal 1950 circa, Ushuaia non è più solo colonia penale ma diventa un importante centro industriale e nel giro di pochi anni, grazie ai buoni salari, ha visto l’arrivo di moltissima gente in cerca di un lavoro stabile.
Su consiglio della receptionist dell’albergo ceniamo in un ristorante con splendida vista sul canale e il tempo scorre veloce e non ci accorgiamo che si è fatto tardi perché fuori c’è ancora molta luce, siamo nella città più meridionale del mondo c’è il sole di mezzanotte!

11° GIORNO. La prima escursione nella Terra del Fuoco è nel Parque Nacional Tierra del Fuego, un territorio meraviglioso con la sua natura selvaggia e maestosa. Il primo parco nazionale argentino al giorno d’oggi presenta irreparabili danni al suo ecosistema sorti a causa di una passata cattiva gestione del territorio e della sua fauna. Le conseguenze odierne nascono dal fatto che introdussero nel parco il Castoro Nordamericano non originario di questo territorio, roditore che in poco tempo si è moltiplicato a dismisura in quanto non ha predatori naturali. Il problema nasce dal fatto che per costruire le sue dighe ha distrutto una grandissima parte delle foreste di lenga ed oltre a tutto ciò, come se non bastasse, questi mammiferi sono causa dell’inquinamento delle acque, sembra incredibile a credersi ma la fresca acqua dei ruscelli montani è imbevibile perché inquinata dalla loro pipì.
Arrivati nel parco scendiamo dal pullman e prendiamo ancora un altro treno, il Tren del Fin de Mundo il modo più lento e turistico per visitarlo. Durante il viaggio si percorre lo stesso tragitto che utilizzavano i condannati più di 100 anni fa quando, come premio per buona condotta, potevano uscire dalle loro umide celle e lavorare all’aria aperta. Durante tutto il percorso una guida descrive quello che ci circonda: la flora, la fauna, la storia della costruzione della ferrovia e la vita dei carcerati.
Arrivati alla stazione Andén ci dirigiamo verso la magnifica Bahìa Ensenada e dopo una breve pausa verso Bahía Lapataia dove finisce la RN3. Foto d’obbligo sotto il cartello che indica Buenos Aires 3.063 chilometri e Alaska 17.848 chilometri.
Per consumare il pranzo torniamo in città e nel primo pomeriggio col nostro gruppo ci ritroveremo al porto turistico per la prima crociera in Argentina: navigazione di un paio d’ore nel Canale di Beagle. Le destinazioni della navigazione saranno Isla de los Lobos e Isla de Pájaros.
La giornata oltre ad essere fredda non è neppure serena perciò non possiamo salire in coperta, ma dai grandi finestrini si può ammirare tutta la baia di Ushuaia, le sue montagne, i boschi, il mare e alla nostra destra il confine con il Cile. Arriviamo al Faro Les Esclaireurs che indica l’ingresso al porto e poi ci avviciniamo a Isla de los Lobos con i suoi leoni marini e poco più avanti Isla de Pájaros con una quantità incredibile d’uccelli marini, cormorani, gabbiani, albatros e molti altri. Dopo circa tre ore di navigazione torniamo in porto e una volta scesi dal battello ci dirigiamo a piedi verso l’albergo e lungo la strada principale ci fermiamo all’ufficio informazioni turistiche perché abbiamo saputo che possiamo far timbrare il passaporto, segno indelebile del nostro passaggio nella città più australe del mondo.
Oggi siamo molto affamati e per questo ceniamo presto e perciò non torniamo in albergo. Davide si ricorda dell’altro consiglio gastronomico di Andrea “quando sarai a Ushuaia, vai a mangiare il granchio”. Detto fatto, il tanto desiderato granchio è veramente gustoso. Davide a sua volta lo consiglia a tutti.

12° GIORNO. Fuori il tempo è terribile e la voglia di alzarsi dal letto è poca, ma oggi altra escursione nel Parque National Tierra del Fuego con visita al Lago Fagnano ed Escondido. Sfortunatamente non abbiamo molto da dire sulla gita odierna in quanto ad essere sinceri non è stata molto entusiasmante. In poche parole l’organizzazione generale ha lasciato a desiderare, siamo rimasti per la maggior parte del giorno chiusi in tre diversi ristoranti oppure sul pullman. Vorrei aggiungere qualcosa di più sui laghi, ma mi è impossibile, mi auguro che ad altri turisti sia andata meglio. Veramente delusi, sulla via del ritorno chiediamo di scendere dal pullman nei pressi del Museo Marítimo y del Presidio perché vogliamo vedere dove vivevano i detenuti di cui tanto ci hanno parlato nella giornata di ieri.
Gradevolissima tappa dopo una misera giornata di pioggia e noia! La visita è stata interessante soprattutto grazie alla guida del museo che ci ha descritto la vita nel penitenziario e non solo, in modo eccezionale. Siamo entrambi dell’idea che è stata la più bella lezione di storia alla quale abbiamo mai assistito in tutta la nostra vita.
Essendo la nostra ultima notte a Ushuaia il discorso chiaramente cade sulle giornate trascorse nella Terra del Fuoco, un posto bellissimo dove sfortunatamente siamo sempre stati trattati come turisti e di conseguenza è il posto dove abbiamo preso anche le più grandi fregature. In questo contesto non ci sembra giusto stare a fare della polemica, però a noi questo “sfruttamento” è sembrato di cattivo gusto, nonostante tutto ci dispiace moltissimo partire.

13° GIORNO. Mattinata libera dedicata ad un’ultima colazione ai confini del mondo e poi veloci verso l’aeroporto per prendere l’ennesimo volo aereo che ci riporterà in Patagonia, questa volta a El Calafate la meta tanto attesa da Davide.
Il volo è breve e in poco tempo arriviamo a destinazione. A terra tira un vento incredibile tanto che l’aereo fatica ad atterrare. Siamo tutti sorpresi, non ci era mai successo di doverci tenere per non essere sbattuti in terra. Giunti all'ingresso dell’aeroporto siamo accolti dalla guida la quale ci comunica, come se niente fosse e con uno smagliante sorriso che in questo momento il vento sta soffiando ad una velocità di circa 80/90 km/h... nulla di allarmante, è solo a "mezza forza", infatti questo è un vento che può benissimo raggiungere i 180 km/h!
Il nostro albergo è abbastanza distante dal centro città, però è molto caratteristico ed ha una bellissima vista sul Lago Argentino, il lago d'acqua dolce più grande dell'Argentina. Con una superficie di 1.466 chilometri quadrati (ampiezza massima: 20 km) e una profondità media di 150 metri, il lago giace all'interno del Parco Nazionale Los Glaciares in un paesaggio ricco di ghiacciai ed è alimentato dalle acque d’origine glaciale di diversi fiumi.
Nel pomeriggio il vento si calma, usciamo e ritorniamo a piedi verso il centro. Dopo una lunga camminata lungo il pulito e vitale viale principale ci fermiamo a consumare la nostra cena nel miglior ristorante trovato in tutta la vacanza, ci godiamo l’ottima cena e avendo esagerato sia nel cibo sia nel vino, è meglio per noi percorrere a piedi anche il ritorno verso l’hotel, nessun pericolo e strade ben illuminate.
El Calafate è situata nella parte sud-occidentale della provincia di Santa Cruz, a circa 320 chilometri a nord-est di Rìo Gallegos il capoluogo. Il suo nome deriva dal calafate (Berberis buxifolia) un piccolo arbusto dai fiori gialli e bacche di colore blu scuro. È un'importante meta turistica essendo il punto di partenza per la visita del Parco Nazionale Los Glaciares, del Perito Moreno (uno dei più visitati al mondo), del Cerro Chaltén o del Cerro Torre.

14°GIORNO. Oggi visitiamo una delle più importanti attrazioni turistiche della Patagonia argentina il Glacier Perito Moreno, in italiano Ghiacciaio Perito Moreno, che dista da El Calafate circa 80 chilometri.
Quasi all’alba saliamo sull’ennesimo pullman, dopo un poco con occhio assonnato sbircio dal finestrino, siamo arrivati nei pressi dell’entrata del Parque Nacional los Glaciares, un’altra meraviglia inserita dal 1981 dall’UNESCO nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità.
Impressionante! Un immenso fiume di ghiaccio che scende dalla Cordigliera delle Ande, meraviglioso con il suo indimenticabile colore blu e il fronte dentellato largo molti chilometri da dove continuano a staccarsi enormi pezzi di ghiaccio che con un boato cadono nelle acque del Lago Argentino. Ad essere sinceri già i paesaggi che si possono ammirare dai pulmini lungo il tragitto sarebbero sufficienti a soddisfarci (numerose le soste per fotografare) ma quando il ghiacciaio è vicino l'eccitazione va alle stelle.
Appena arrivati scendiamo dai pullman e schizziamo via come proiettili, percorriamo su e giù tutto il percorso che porta ai vari punti panoramici, scattiamo decine di foto a questo spettacolo della natura. Poi ci fermiamo un momento a contemplarlo e cominciamo a sentire degli scricchiolii. Alcuni piccoli pezzi cominciano a cadere con fragore nel sottostante Lago Argentino, iniziamo a scrutare tutto il fronte del Perito nella speranzosa attesa che qualche pezzo di notevoli dimensioni si stacchi e braaammm!!
Un blocco di ghiaccio grande come una montagna si stacca e con il rombo di un tuono cade nel lago sollevando un' enorme massa d'acqua !
Le macchine fotografiche bruciano. Non osiamo muoverci, mangiamo un panino con una mano sola e con lo sguardo sempre vigile e la macchina fotografica sempre pronta, il terrore di non riuscire a scattare una foto perfetta è tanto!
Nel pomeriggio scendiamo verso Puerto Bajo del las Sombras e saliamo su di un catamarano. Dopo una breve navigata nel Brazo Rico ci troviamo ai piedi del Perito Moreno e partecipiamo ad un minitreking sul ghiaccio. Nell’attesa la nostra guida ci fornisce interessanti informazioni a riguardo del posto. Ci spiega il processo della rottura del ghiaccio a dimostrazione che il ghiacciaio è in continuo movimento, ci parla della Leche Glaciaria, degli iceberg, del fatto che il Hielo Continental Patagonico è il terzo più vasto al mondo dopo l’Antartide e la Groenlandia, per questo anche terza riserva al mondo d'acqua dolce ed infine della lunga storia dei ghiacciai di questa zona nati nella lontana era Quaternaria.
Si estende per 250 chilometri quadrati e per 30 chilometri in lunghezza, il suo fronte è formato da una lingua anteriore lunga circa 5 chilometri che si staglia per oltre 60 metri sul lago Argentino. Prende il proprio nome dall'esploratore Francisco Moreno un pioniere che studiò la regione nel XIX secolo.
Il suo movimento è dovuto all’esistenza alla base del ghiacciaio di una sorta di cuscino d’acqua che lo tiene staccato dalla roccia. Quando il fronte del ghiacciaio raggiunge l’altra sponda del lago Argentino forma una diga naturale che separa le due metà del lago. A causa di questo sbarramento il livello d'acqua della parte del lago chiamata Brazo Rico risale di oltre 30 metri rispetto al consueto livello del lago. L’enorme pressione prodotta da questa massa d'acqua finisce per far erodere il fronte del ghiacciaio: il muro o ponte di ghiaccio si scioglie nei suoi frammenti più deboli attraverso i quali filtra l'acqua, fino a far crollare enormi blocchi con uno strepito imponente dando luogo ad un meraviglioso spettacolo osservato da migliaia di turisti ogni anno. La prima rottura documentata del ghiacciaio risale al 1917 e in quell'occasione trascinò in acqua un'antica foresta di alberi arrayán. L'ultima rottura è avvenuta nel marzo 2006.
Arrivati proprio sotto al Moreno indossiamo i ramponi e con ansia attendiamo il nostro turno per iniziare l’arrampicata. Una passeggiata meravigliosa, non molto impegnativa o pericolosa, assolutamente da non perdere. Dalla cima la vista è indimenticabile, ci si rende conto che è realmente immenso e la parte che abbiamo percorso in queste ore è una briciola in confronto al resto!
Alla fine una bella sorpresa ci aspetta un buon “wishkey on the rocks”, per brindare al Perito Moreno chiaramente.

15° GIORNO. Vigilia di Natale. Primo Natale da marito e moglie, lontani da casa, in Argentina. Iniziamo ad essere stanchi perché fino ad ora non abbiamo avuto molto tempo per noi. Ci facciamo coraggio e dopo la sveglia che suona anche oggi troppo presto, scendiamo per una buona colazione e siamo pronti per la lunga crociera sul Lago Argentino con relativa visita ai ghiacciai Upsala, Onelli e Spegazzini.
Dopo il solito lunghissimo viaggio in pullman arriviamo a Punta Banderas, ci imbarchiamo su di un moderno catamarano e via verso la scoperta di tutti i ghiacciai della zona.
Navighiamo parte del Lago Argentino, attraversiamo la Boca del Diablo, percorriamo il Brazo Norte e dopo qualche ora, dico qualche ora così potete rendervi conto della vastità della cosa, arriviamo al Ghiacciaio Upsala. Più esteso del Moreno, in quanto alimentato da diversi ghiacciai laterali minori è poco conosciuto perché meno spettacolare e più difficile da raggiungere. Dopo aver percorso per intero i suoi 4 chilometri di larghezza, continuiamo con la navigazione verso il ghiaccio Onelli e Spegazzini. Finalmente scendiamo e possiamo fare una veloce passeggiata nella spoglia ma piena di fascino foresta di lenga.
Siamo a Bahìa Onelli o come la chiamano le nostre guide “cimitero degli iceberg”. Fa molto freddo e tira un’aria gelida, però il luogo è molto romantico. Il nostro sguardo spazia sulle montagne innevate che ci circondano, ci piacerebbe fermarci con più calma per godere di questa bellezza, ma dobbiamo iniziare il viaggio di ritorno.
Consigliamo a tutti di fare per prima la crociera ai due ghiacciai e il giorno dopo vedere il Moreno in quanto, dopo quello che abbiamo provato ieri, la giornata d’oggi è una lunga crociera senza nessuna emozione.
Arrivati in albergo siamo stanchissimi, però ci prepariamo perché questa notte festeggiamo il Natale secondo la tradizione spagnola. Ceniamo benissimo in un bellissimo ristorante e al ritorno ci fermiamo ad ammirare i numerosi fuochi d’artificio. Che meraviglia!!

16° GIORNO. Oggi è Natale, ma per noi che siamo lontani da casa sembra un giorno come un altro. Tutti i negozi, bar, ristoranti sono chiusi, non abbiamo in programma nessun’escursione, è solo giorno di trasferimento. Da El Calafate purtroppo torniamo a Buenos Aires.
Il nostro viaggio è quasi giunto al termine e la cosa che più ci rattrista è dover lasciare la Patagonia, paese di grandi contrasti, paesaggi poco ospitali e paesaggi di laghi blu, boschi verdi e montagne innevate, caldo estivo e freddo gelido, zone sfruttate dal turismo altre completamente deserte, scarse vie di comunicazione e un cielo stellato meraviglioso! Non è facile viverci ma se si sta cercando pace e solitudine è facile amarla.

17° GIORNO. Siamo tornati nella caotica e bollente Buenos Aires, oggi abbiamo organizzato una gita a Colonia del Sacramento una città dell'Uruguay sud-occidentale, separata da Buenos Aires dal Río de la Plata.
È la più vecchia città dello Stato nonché capitale del departamento di Colonia. Scoperta nel 1680 dai portoghesi, Colonia del Sacramento venne in seguito reclamata dagli spagnoli che avevano fondato colonie sulla riva opposta del fiume a Buenos Aires. La colonia continuò a passare di mano tra le due corone dal 1750 per poi restare sotto il controllo spagnolo. Nel corso della storia ripassò di nuovo al Portogallo e, in seguito, al Brasile dal 1816, quando l'intera Banda Oriental (Uruguay) fu assegnata al governo di Rio de Janeiro. I Guaraní lottarono nel 1742 nel tentativo di cacciare i portoghesi.
Al giorno d'oggi la città si è espansa ad est, ma la parte originale mantiene lo stile urbano irregolare tipico del tempo, costruito dai portoghesi, che contrasta con lo stile ortogonale importato nei nuovi quartieri dagli spagnoli.
Se paragonata alla metropoli di Buenos Aires questa cittadina, o per lo meno la sua zona storica, è a dir poco meravigliosa. Anche il viaggio col traghetto nel delta del Rio la Plata è molto interessante perchè si naviga per ben tre ore verso l’Uruguay senza mai vederne la riva e quando si arriva è una sorpresa perché ci si aspetta una metropoli e invece si trova una cittadina.
Dal porto facciamo a piedi i pochi isolati che ci separano dalla parte vecchia, molto ben conservata e piacevole da visitare. Siamo nel cuore della città nel famoso Barrío Historico dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Un quartiere pittoresco ricco di edifici e strutture del periodo coloniale. Visitiamo alcuni musei e molto interessante è il Museo Portugués costruito nel XVIII secolo ha molti documenti relativi al periodo portoghese tra cui arredi, gioielleria, uniformi e vecchie mappe di spedizioni navali.
Vicinissimo troviamo il Museo municipale, ricostruito dagli spagnoli nel 1835 col nome di Casa dell’Almirante Brown, espone artefatti e documenti di differenti epoche cittadine e culture.
Girovagando per questo centro storico visitiamo anche l’Iglesia Matriz, la più antica chiesa uruguayana, databile al 1695, la Basilica del Sanctísimo Sacramento costruita in pietra dai portoghesi nel 1808 ed infine ci sediamo su di una panchina con una bella vista sul fiume nei pressi di Portón de Campo la porta cittadina con ponte levatoio in legno.
Per avere una visione d’insieme del posto saliamo in cima al faro dal quale possiamo ammirare le sottostanti rovine del secentesco convento di San Francisco.
È caldissimo, però è molto piacevole passeggiare all’ombra dei grandi alberi di Plaza Mayor 25 de Mayo e nella Plaza de Armas.
Verso sera torniamo al porto per prendere la lancia veloce che in pochissimo tempo ci riporterà in Argentina.
Essendo oggi il nostro ultimo giorno in questa terra ci prepariamo per bene perché abbiamo prenotato una cena per due nel migliore ristorante della città. Ristorante tanto apprezzato da Davide per le sue porzioni di carne enormi che Andrea aveva definito di “dinosauro”.

18° GIORNO. Ultimo giorno di vacanza e anche fine della nostra tanto attesa luna di miele. Da domani si ritorna alla solita vita! Lunga giornata libera per le ultime compere e poi Andrea ci accompagna all’aeroporto. Per tutto il tragitto parliamo ininterrottamente delle nostre avventure, delle nostre emozioni, di quello che c’è piaciuto di più e quello che ci ha lasciati perplessi.
Al momento dei saluti ci commoviamo.
È difficile lasciare un paese che ha entusiasmato e per niente deluso.
È difficile lasciare tutte le persone che abbiamo incontrato, quelle che ci hanno fatto compagnia e aiutato e in queste tre settimane.
Abbiamo pensato molto a come terminare questo resoconto di viaggio ma non siamo riusciti a trovare le parole giuste perciò arrivederci Argentina, speriamo di poter tornare presto!
Tags: ARGENTINA, BUENOS AIRES, CASCATE IGUAZU', PERITO MORENO, USHUAIA
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