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Navarro: un Angolo di Pampa

Scritto da Riccardo Soli
  • L'interno dell'almacen La Protegida
  • L'intrattenimento dei commensali
  • La frontiera...
Il paese di Navarro sorge in mezzo alla Pampa, a circa 150Km dal centro di Buenos Aires. Questa è oggi una tipica località pampina che fonda la sua ricchezza sulle attività di coltivazione e allevamento, nonché sulla industria ad esse collegata. Molto più interessante è però la sua storia, che ci porta ad un periodo e a vicende per noi italiani sconosciute ma molto intriganti.
Navarro sorge a sud ovest di Buenos Aires e nasce attorno alla metà del ‘700 come fortino di protezione della zona di pampa attorno alla città. Bisogna infatti ricordare che fino alla fine del 1800 l’Argentina era molto diversa come confini da quella che conosciamo oggi. Tutta la parte a sud della Pampa (cioè dagli stati del Chubut e Rio Negro fino alla Terra del Fuoco) era territorio in mano alle popolazioni originarie. Queste erano state in parte cacciate dalla Pampa, che è una terra molto più ricca e fertile della Patagonia, quindi le lotte fra le tribù locali ed i bianchi non erano mai cessate. Gli spagnoli prima e gli argentini poi crearono una linea di fortini per proteggere verso sud e verso ovest Buenos Aires.
Nel nostro caso stiamo parlando del Fortino di Guardia “San Lorenzo de Navarro”. Ben poca cosa se lo pensiamo confrontato alle fortezze in pietra europee, ma sufficiente a mantenere un piccola guarnigione che proteggesse i coloni ed evitasse scorrerie troppo profonde verso la città.
Oggi di questo fortino non resta che un cippo commemorativo, per ricordare dove sorgesse e la data di fondazione. Il comune di Navarro però ha fatto costruire una replica del fortino a grandezza naturale ad alcuni isolati dal centro, con l’idea di crearvi attorno un piccolo museo della colonia dove raccogliere vari attrezzi, carri e strumenti usati nei secoli passati. Ad oggi il museo di fatto non esiste, dato che raccoglie solo un vecchio carro ed alcuni trattori agricoli.
È però senza dubbio interessante il fortino, che dà veramente l’idea della precarietà della vita nella Pampa nei secoli passati e ci fa capire come questa sia una terra di frontiera solo recentemente “domata”. Pensare che questo fortino - con la sua palizzata di tronchi, la sua torre che sembra non poter reggere nemmeno al vento, le sue piccole casette di adobe – potesse essere una fortificazione efficace è senza dubbio difficile da capire per un europeo.

I coloni ovviamente risiedevano preferibilmente in prossimità del fortino per poter essere meglio protetti: nasce così il primo nucleo abitato della futura Navarro. Un nucleo costituito da agricoltori e allevatori che cominciano a civilizzare questa frontiera. L’attenzione storica si sposta a questo punto sulle linee di rifornimento. La ragione di esistere di Navarro era per difendere sì Buenos Aires, ma anche di produrre ricchezza e generi alimentari per rifornire la città e la madrepatria. Non siamo quindi di fronte ad un insediamento autarchico isolato, bensì ad una unità produttiva che necessitava di attrezzi e merci lavorate in cambio delle materie prime che forniva.
Il treno è ancora lontano da venire (arriverà a Navarro solo alla fine del 1800), quindi ci si muoveva solamente con i carri trainati da cavalli. Questi carri erano un collegamento costante e frequente con la città. Erano di grandi dimensioni (le ruote potevano essere di 2 metri o più di diametro), trainati da 4 o più cavalli. I “terminal” erano le pulperie, cioè gli spacci dove i carri portavano i prodotti della città e dove caricavano le merci. Spesso queste pulperie erano costruite con un ampio androne centrale dove il carro poteva entrare intero per le operazioni di carico e scarico.
Le pulperie (magazzini dove la vendita al dettaglio avveniva all’esterno, così da fugare i problemi di risse dovute al troppo bere) si trasformano presto in almacen, ovvero delle locande dove vengono venduti i vari prodotti ma le persone possono entrare e sedersi a bere o mangiare qualcosa.
Dato che le linee di trasporto erano molte, altrettanto numerosi erano le pulperie e gli almacen. Navarro è sempre stato un paese non molto grande, ma il fiorire di tanti punti vendita ci fa capire come tutto sommato le condizioni non fossero poi di grande miseria.
La storia dei carri di trasporto dura fino al nostro secolo. Poi in parte il treno (che da fine ‘800 fino agli anni ’70 collega Navarro con Buenos Aires), in parte i mezzi di trasporto più moderni e funzionali fanno sparire gli almacen soppiantati dai più moderni ristoranti. Ad oggi di questi almacen è possibile solo vederne le vestigia cadenti.

Negli ultimi anni è però rinato l’interesse storico di alcune persone e la voglia di recuperare questa parte di storia. Una di queste è stata restaurata da un privato ed è conosciuta come pulperia “de Moreira”, perché fu frequentata da Juan Moreira durante uno degli episodi di sangue che lo videro protagonista (era questi un navarrino che divenne famoso nella metà del 1800 come figura di bandito romantico). Sebbene il restauro ne permetta la conservazione ora è però una abitazione privata.
Un secondo e senza dubbio più interessante esempio è l’almacen “La Protegida”. Questo almacen è stato restaurato e trasformato in un piccolo museo e ristorante da parte del padrone: Raul Lambert. La sua idea è di poter recuperare una parte di storia del paese e di trasformarlo in una attività economica redditizia. Ecco quindi che gli scaffali non contengono più le merci destinate alla vendita, ma espongono un reliquiario di oggetti più disparati, ma in qualche modo legati al passato navarrino.
Troviamo allora dischi di vinile, vecchie targhe, foto dei vecchi almacen, scatole, latte, libri, vecchie pubblicità, attrezzi da lavoro… Insomma un po’ di tutto, ma non dimentichiamo che essendo un punto di vendita di qualsiasi cosa nulla stona con il locale. E non dimentichiamo neppure che si commercializzava anche roba da mangiare, quindi troviamo sui banchi ed appesi salumi, vini, liquori, arachidi e conserve varie.
La storia ci racconta però che l’almacen aveva un altro nome: El Arabe (cioè “l’arabo”). Il motivo è semplice: chi lo gestiva in origine era un arabo. Il nome attuale invece deriva da quello del carro che faceva servizio regolare fra l’almacen e Buenos Aires. Dato che “La Protegida” era un nome sicuramente più evocativo (nonché più famoso nella storia locale) si è optato per questo.
L’idea di Raul non si ferma però solo all’esposizione di vecchie cose come richiamo, ma vuole che il suo locale possa essere una fonte di arricchimento anche per le altre persone della comunità. Ecco quindi che ha optato per avere come fornitori quasi esclusivamente dei produttori locali. Senza dubbio la scelta di cose da mangiare e bere è più limitata, ma la qualità ed il legame con la terra sono un valore aggiunto considerevole. Il menù prevede soprattutto insaccati e formaggi, oltre ad empanadas, sott’oli e arachidi. Il pane è fatto da un forno locale, mentre il vino è “patero”, cioè fatto in casa da un agricoltore della zona. Anche i dolci sono ovviamente una selezione di torte o conserve fatte da diverse persone di Navarro.
Per rendere il locale più attraente si avvale della collaborazione di due cantanti locali, che vengono a fare dei piccoli spettacoli per i clienti nelle serate di maggior afflusso. Sicuramente il più pittoresco agli occhi di un italiano è il cantante di milonga Samuel Caravallo. Di professione fa l’allevatore, ma si diletta nel canto e suona la chitarra. Non è un professionista, ma la passione che mette nel cantare è tanta ed il livello è sicuramente buono per le orecchie di un profano come me. Come nota di colora va aggiunto che ha quasi 80 anni e che va in giro ancora con la sua cavalla. L’altro cantante si chiama Nestor Quinteros: è un cantante di tango con dei trascorsi professionali di buon livello e lo si capisce sia dalla voce sia dalla impostazione. Ora non canta più per lavoro, ma fa ancora alcune serate e senza dubbio sentirlo cantare nell’almacen è affascinante.
Per poter recuperare al meglio anche gli spazi interni dell’almacen (che ricordiamo aveva bisogno di ampi magazzini) sono state restaurate varie stanze che sono adibite a laboratori per alcuni artigiani e artisti locali. Qui possono sia lavorare che esporre le proprie cose per poterle rivendere direttamente. Anche questa è una forma per tenere vivi e funzionanti dei locali che altrimenti sarebbero destinati all’abbandono.

Navarro non è sicuramente una delle località turistiche più conosciute e pubblicizzate, ma sorge e lato di una laguna che costituisce senza dubbio un forte richiamo turistico. Come laguna è molto bella, anche se non ci si deve aspettare la ricchezza di animali e volatili a cui si è abituati in Argentina dato che sorge a fianco del paese e fra campi coltivati.
Nella stagione estiva è una punto di ritrovo comunque molto frequentato, come dimostrano le tante strutture che vi sorgono attorno. La gente del posto lo utilizza soprattutto per fare campeggio, per stare un poco all’aria aperta e per fare gite in barca.
Le attrattive turistiche finiscono qui. Navarro non è uno dei posti più conosciuti, ma può essere senza dubbio una località esemplare per mostrare quello che sia la Pampa: una regione molto spesso completamente tralasciata dal turismo internazionale, ma che presenta numerose attrattive naturalistiche, paesaggistiche e storiche.
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