Prenota tra più di 200.000 strutture Prenota

Ilha Do Bananal- l'Uomo e la Natura

Scritto da Elisabetta Giorni
Agosto 2005.
Io e quattro miei compagni di viaggio decidiamo di partire alla volta del Brasile, un Paese che fino a prima di partire avevo solo immaginato grazie ai racconti del mio vecchio zio che aveva vissuto a Rio de Janeiro per 8 anni.
Il nostro non è stato un classico viaggio di piacere a Rio de Janeiro o a Bahia ( classiche mete turistiche ), bensì è stata una visita ad una scuola per “meninos de rua” ( in Italiano: “bambini di strada”) provenienti dalla piccola favela di Goiania, nello stato del Goiàs, e dai “bairros” più poveri della periferia della grande città.
Ma non è di questo che vorrei parlare. Infatti, oltre a questo, abbiamo fatto anche dei viaggi turistici, in particolare quello che mi ha letteralmente colpito è l’esperienza che abbiamo fatto nella Ilha do Bananal.
Quest’ultima, come dice il nome, è un’isola, ma NON un’isola circondata dal mare, bensì un’isola fluviale nello stato del Tocantins, nel Sud Est, circondata dai fiumi Araguaia e Javaè. E’ l’isola fluviale più grande del mondo, lunga 400 km. E’ una riserva naturale dal 1959 e difatti presenta una grande varietà di specie animali e vegetali ( in particolare è preponderante la foresta tropicale vergine). Nella stagione piovosa ( da settembre a marzo), approssimatamente l’80% del territorio dell’isola viene allagato, formando delle bellissime paludi. Nel Nord dell’Isola si trova il Parque Nacional de Araguaia ( Parco Nazionale dell’Araguaia), che inizialmente prendeva tutta l’isola e in seguito è stato ridotto a 460.000 ha di area ed è amministrato dall’Istituto Brasiliano per il Mezzo Ambiente e per le Risorse Naturali Rinnovabili ( IBAMA). Nel Sud dell’isola è situato il Parque Indigena do Araguaia ( Parco Indigeno dell’Araguaia), con 1.437.689 ha di area, amministrato dalla Fondazione Nazionale dell’Indio ( FUNAI), che è stato appositamente creato per proteggere i pochi indios rimasti delle tribù autoctone dei Carajà e dei Javaè.
Ed è proprio qui che ci siamo avventurati. L’isola dista circa 50 km dall’ultimo centro abitato che si chiama Sandolandia. Dopodichè una strada sterrata di terra rossa ferrosa serpeggiante tra le sterpaglie e i bassi arbusti arsi dal sole ci porta fino alle porte del villaggio dei Javaè.
Quello che mi ha colpito è la notte. La notte lì è davvero notte. Il buio è naturale, si può affermare che quel buio è davvero “assenza di luce”. A rischiararlo contribuisce una volta di stelle semisferica, immediata dimostrazione che la Terra non è piatta.
Forniti di tutto ciò che ci serviva per vivere all’aperto per una settimana, ci siamo accampati con le nostre tende sulla riva del fiume Javaè. Nell’altra riva si intravedevano le piccole case del villaggio Javaè, i cui abitanti sono subito accorsi, traversando il fiume a piedi o con piccole canoe di legno, ad accoglierci e a parlare con noi.
Il giorno dopo siamo stati noi ad attraversare il fiume e ad andare a visitarli nel loro villaggio accompagnati da Carlos, un indio del villaggio che conosceva benissimo il portoghese e che in pratica aveva il ruolo di ambasciatore, visto che era sempre lui a muoversi dal villaggio per andare a conoscere i turisti che arrivavano. Il villaggio è costituito da piccole case, alcune di cemento, altre di paglia e fango, altre ancora dotate pure di tv, sparse qua e là tra le galline e i cani che girovagano numerosi, lasciando le loro tracce, per tutto il villaggio. La popolazione è costituita prevalentemente da giovani, mentre gli anziani sono pochi, visto che la prospettiva di vita è molto corta. Sono geneticamente molto omogenei, e somigliano più a degli asiatici, o ai peruviani e boliviani, piuttosto che ai brasiliani. Anche se, come loro giustamente affermano, sono loro i veri brasiliani, quelli che c’erano prima della colonizzazione. Hanno uno stile di vita molto semplice, che va di pari passo con i ritmi naturali. Molti di loro non sanno dire la loro età, e misurano il tempo e l’ora con lo spostarsi del sole. Nel loro villaggio ci hanno accolto in una maniera singolare: in una piccola piazza era riunito un cospicuo gruppo di persone, e una donna stava mescolando il contenuto di un pentolone nero che emanava un odore nauseabondo. Dopodichè abbiamo visto dei ragazzi che si rigiravano una sostanza gelatinosa tra le mani, e ci sono corsi incontro gettandocela in faccia. Ho chiesto a Carlos cosa significava tutto questo e di che cosa si trattasse e lui mi ha risposto che era qualcosa tipo olio di tartaruga e che serviva come rito di accoglienza! 
La nostra vita sulle sponde del Javaè era molto “selvaggia”, immersi nella natura e lontani da qualsiasi materia artificiale. Avevamo improvvisato i servizi igienici dietro ad una pianta, il fiume era diventato la nostra vasca da bagno e la nostra lavastoviglie, ci cibavamo di piranhas e di altri pesci che gli uomini del nostro gruppo andavano a pescare tutti i giorni.

La nostra vita sulle sponde del Javaè era molto “selvaggia”, immersi nella natura e lontani da qualsiasi materia artificiale. Avevamo improvvisato i servizi igienici dietro ad una pianta, il fiume era diventato la nostra vasca da bagno e la nostra lavastoviglie, ci cibavamo di piranhas e di altri pesci che gli uomini del nostro gruppo andavano a pescare tutti i giorni. Di notte, dopo esserci cosparsi di Autan per proteggerci dall punture degli insetti, ci riunivamo in cerchio e i brasiliani che ci accompagnavano iniziavano a cantare canzoni popolari brasiliane accompagnandosi con la chitarra.
Dopodichè ci sbizzarrivamo danzando il forrò, la lambada, e la samba.
All'ora di partire, gli indios ci hanno salutato stringendoci più volte la mano e abbracciandoci e chiedendoci di tornare l'anno dopo. Una promessa mai mantenuta. Il Brasile mi ha lasciato tanta nostalgia nel cuore, quella che loro con una bellissima parola chiamano "saudade", e tornata in Italia, ho cominciato a cercarlo ovunque.. ho imparato il portoghese,e il mio amore è brasileiro...e sto solo aspettando di tornarlo a vivere.

Tags: ilha, bananal, indios, tocantins, brasile
© Copyright 2012 Promax Comunication SA | Swiss Made Contatti