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Noi, la Polvere e i Guanachi

Scritto da Paolo Libanore
  • Dito alzato
  • Guanaco
  • Torres del Paine
Parco Nazionale Torres del Paine, cuore della Patagonia cilena.
La Patagonia cilena, come ci spiega Cristian, ragazzo cileno che ci ha ospitato nella citta’portuale di Punta Arenas, al confine con la Terra del Fuoco, e’ meno conosciuta di quella della vicina Argentina.
Quando si pensa alla Patagonia la si associa subito alla terra del tango, e’ un discorso di “marketing territoriale” ci spiega Cristian. L’Argentina si pubblicizza meglio, investe molto sul turismo da quando ha avuto il crollo economico nel 2001 e la loro moneta e’ debole. Da allora, i turisti, attratti dalla bellezza e dall’economicita’ del posto, sono arrivati a carovane.
Ma la Patagonia cilena non ha niente da invidiare alla sua vicina. Ricca di altrettante bellezze naturali: una su tutte il Parco Nazionale Torres del Paine, 242.000 ettari dichiarati dall’Unesco, riserva della biosfera.
Un parco immenso dove fare trekking per giorni (quattro giorni per il celebre percorso denominato “W”e una settimana per il circuito che aggira tutto il comprensorio), accamparsi nei boschi, camminare in riva ai laghi o sotto ghiacciai dalle molteplici sfumature di colore.

Dopo aver passato quattro giorni a Torres del Paine e con una settantina di chilometri di trekking alle spalle ( non pensate che noi si sia di quella razza di montagnini esperti camminatori, ma da umili cittadini, sprovvisti di un bel po’ di attrezzatura, siamo comunque riusciti a sopravvivere alla “W”) ora siamo sulla strada che ci dovrebbe condurre all’uscita del parco.
Essendo la moneta cilena decisamente piu’ cara rispetto al pesos argentino e dovendo noi viaggiare per un anno intorno al mondo, abbiamo deciso di fare un po’ di economia e di cercare un passaggio per l’uscita dal parco con il pollice alzato.
Ci sono due modi essenzialmente di fare autostop: stare fermi in attesa dell’arrivo di un mezzo, o incamminarsi per la strada voltandosi al minimo rumore percepito. Il primo metodo, personalmente, lo trovo un po’ snervante, pertanto, caricati dall’allenamento dei giorni precedenti, ci avviamo per il sentiero.
Alle nostre spalle montagne, di fronte a noi ancora montagne infinite e a tenerci compagnia solo la polvere sollevata dal forte vento patagonico e i guanachi. Il guanaco e’ un animale molto comune in queste terre , il muso simile ad un cammello, ma con l’eleganza di un cerbiatto, ci osservano da bordo strada incuranti della tempesta di polvere e della nostra presenza.
Passano poche macchine in queste ore mattutine e la strada sembra non portare in nessun luogo. Ora capisco, come racconta Chatwin nel suo “In Patagonia” , tutti i suoni che il vento puo’ creare ingannandoti l’udito. Dal rombo di un motore, al passo dei cavalli, al vociare di persone… La solitudine accentua la fantasia umana.
Ma questa volta il rumore e’ reale, vediamo un pulmino all’orrizzonte. Difficile spiegare che cosa si prova quando si trova un passaggio semplicemente con il dito alzato ed un pronto sorriso.
Ogni chilometro su quel veicolo e’ un chilometro conquistato, il conducente diventa il nostro miglior amico, e soprattutto, il vento e la polvere mangiata fino a poco prima, rimangono chiusi fuori e nel silenzio ovattato del pulmino ci godiamo lo scorrere del paesaggio , ammirando le immense montagne e i branchi di guanachi che pascolano liberamente.
Tags: patagonia, sudamerica, cile, mondovisione
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