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Agosto 2007, 24 Giorni in Messico: Dalla Piramide del Sol...Al Sole del Caribe

Scritto da David Cioni
  • San Francisco de Oaxaca
  • Piramide dell'Adivino-Uxamal
  • Bimbe Indios
  • Fenicotteri
Introduzione
Come già fatto per il report sulla Scozia apposto qualche tempo fa, darò a questo scritto un taglio tecnico, oltre che descrittivo. Infatti penso che: oltre che di racconto di viaggio più o meno avvincente, i “turisti per caso” (molto “fai da te”) siano in cerca di spunti organizzativi e dritte sulle varie possibilità che si presentano. Chiaramente tutto ciò è filtrata dalla personale esperienza fatta da me e dalla mia ragazza, che può essere seguita alla lettera o meno. Avverto che questo è un resoconto molto lungo (24 pagine Word!!), che annoierà i non veramente interessati, e di questo mi scuso. A questi consiglio di dare un’occhiata al sintetico programma sotto ed eventualmente passare oltre. Per chi fosse deciso a saperne di più consiglio di stamparlo per leggere poi tutto con calma.

PROGRAMMAZIONE DI VIAGGIO:

1° Giorno La Partenza: Giovedì 09/08/07 Arrivo in serata.
2° Giorno: Venerdì 10/08/07. (Consiglio: Giorno da slittare alla fine del viaggio) Città del Messico: Museo Nacional de Antropologia, Spettacolo dei Voladores, Museo des Belles Artes, Spettacoli de Coquieros la Sera.
3°Giorno Sabato 11/08/07: Città del Messico: Visita a Teothiuacan ed al Santuario di Guadalupe
4°Giorno: Domenica 12/08/07: Puebla. Visita al Museo Amparo ed al Centrocittà con le chiese più importanti.
5°Giorno: Lunedì 13/08/07: Oaxaca. Visita alla città ed ai suoi mercati coperti.
6°Giorno: Martedì 14/08/07: Oaxaca. Visita a Monte Alban ed al “Museo de las Culturas”. Partenza nella notte con bus di linea.
7°Giorno:Mercoledì 15/08/07: San Cristobal de las Casas. Visita al villaggio Indio di San Juan Chamula e visita al centro di San Cristobal.
8°Giorno: Giovedì 16/08/07: San Cristobal de las Casas. Escursione a Agua Azul, Misal Ha e Palenque.
9°Giorno: Venerdì 17/08/07: San Cristobal de Las Casas. Escursione al Canyon del Sumidero ed a Chiapa de Corono. Visita al Museo della Medicina Maya ed a Na Bolom.
10° Giorno: Sabato 18/08/07: Aereo per Merida. Visita al centro città.
11°Giorno:Domenica 19/08/07: Merida. Visita all’oasi faunistica di Celestun.
12°Giorno: Lunedì 20/08/07: Cichen Itzà. Visita al parco archeologico e visione dello spettacolo “Luz y Sonido”.
13° Giorno: Martedì 21/08/07: Tulum. Visita al Parco Archeologico. Snorkeling nel “Gran Cenote”.
14° Giorno: Mercoledì 22/08/07. Trasferimento a Cancun/Chiquillà/Isla Hollbox.
15°Giorno: Giovedì 23/08/07: Isla Hollbox: Relax
16°Giorno: Venerdì 24/08/07: Isla Hollbox. Escursione e bagno con lo squalo balena.
17°Giorno: Sabato 25/08/07: Isla Hollbox: Relax
18°Giorno: Domenica 26/08/07: Trasferimento Chiquillà/ Cancun/Isla Mujeres
19°Giorno: Lunedì 27/08/07: Isla Mujeres: relax su Playa Norte.
20°Giorno: Martedì 28/08/07: Isla Muyeres: Esplorazione dell’Isola.
21°Giorno: Mercoledì 29/08/07 Isla Mujeres: Escursione al parco naturale di Isla Contoy
22°Giorno: Giovedì 30/08/07 Trasferimento a Cancun.
23°Giorno: Venerdì 31/08/07: Partenza per l’Italia.
24°Giorno: Sabato 01/08/07: Arrivo.

DOCUMENTAZIONE: Il viaggio è stato organizzato prevalentemente tramite Internet, basandosi principalmente sulla mitica e completissima Lonely Placet e, per riscontri, sulla sempre valida e coincisa Routard insieme all’illustratissima edizione Condè Nast Traveller’s del 10/2002.
PERCHE’ IL MESSICO? Perché sia io che la mia ragazza vedevamo questo viaggio come uno dei più completi, e dei più belli possibili, a patto di avere i giorni per poterselo godere. E l’occasione è venuta quest’anno.Il viaggio ha saputo soddisfare pienamente tutte le nostre attese. QUANTO TEMPO DEDICARGLI? Personalmente ho l’opinione che ciascun viaggio abbia il proprio giusto periodo di svolgimento; periodo durante il quale uno non si annoi, ma nemmeno debba fare le corse o tralasciare per poi rimanere con un triste “senso di incompiuto”. Ci sono tre viaggi possibili in Messico. Il Nord e la Bahia California, quello di Zorro per intenderci, meno turistico ma forse altrettanto caratteristico del resto; il percorso classico, viaggio completo e lungo, che da Città del Messico scende fino allo Yucatàn; il “solo Maya” che con diverse varianti prevede lo Yucatàn e magari anche il Chiapas. Nel primo caso penso che servano 15 gg-3 settimane; nel secondo caso, il nostro, considerate che noi, in 23 giorni, siamo stati precisi per vedere molto ma non moltissimo; l’ideale sarebbe un mese di viaggio, ma è chiaro, non tutti se lo possono permettere, sia a livello di tempo che di budget. Se uno è a corto di tempo e vuole per forza andare nella regione, può sempre fare i classici 15 gg. Mare+Yucatan (e vi raccomando, se vi rientra, il Chiapas). Ma in questo caso vi consiglierei, se siete amanti del genere, di pensare seriamente al Guatemala, che offre indios “ancora più indios” e siti meno pubblicizzati, ma anche meno inflazionati di quelli classici messicani.IN CHE PERIODO ANDARE? Relativamente al percorso da noi scelto sconsiglio Settembre-Ottobre, periodo di sicuri uragani specialmente in zona Yucatàn. Il periodo migliore è quello invernale, Dicembre Gennaio, Febbraio che è il periodo secco (ma niente squali balena!). Noi come tantissimi italiani, abbiamo le ferie ad Agosto e, come si sul dire, “o mangi la minestra o salti la finestra”…Tutte le previsioni sono state confermate: la pioggia pomeridiana quotidiana, l’impatto fuoriprogramma (marginale, per fortuna) con l’uragano di turno, il caldo asfissiante nelle zone basse tropicali. Tutto sommato queste sono state tutte cose abbastanza gestibili: malgrado i forti timori della vigilia, esse non ci hanno impedito di godere appieno di questo paradiso.CHE BUDGET DEDICARVI? Non a caso ho inserito il budget come ultima voce, in quanto a mio parere, può essere una delle “relativamente” meno proibitive. “Relativamente” perché considero che, se avete incluso un “lungo raggio” come questo tra le vostre mete possibili, non siete totalmente a corto di soldi da spendere! ; )). Considerate che noi per 23 giorni, con 2 voli interni, hotel non eccelsi, ma comunque carini e particolari, pasti in posti tipici anche se non troppo dispendiosi, e tutte le escursioni possibili o quasi, ci siamo attestati sulla fascia dei 3000-3500 euro (di cui 1500 per il volo A/R). Tagliando sulle cose da fare, ma a quel punto rivedendo la struttura del viaggio, si può scendere a 2500-3000 euro. Cercate se potete di risparmiare sul volo che a noi ha inciso per un buon 45% del tutto. Considerate che una stanza x 2 in una buona posada caratteristica, senza andare però nella categoria lusso, può costare intorno ai 30-35 euro, ma si può fare di meglio. Un pasto sostanzioso senza eccessive pretese di gourmet, ma che sia comunque valido si può attestare intorno 10-11 euro a testa. Ma anche qui si può far meglio (o di peggio). Le corse cittadine in taxi possono andare sui 2,5 euro, come anche sui 10 euro quelle molto più lunghe (magari da/per gli aeroporti….). Chiaramente anche qui vige la legge del turista: se uno si basa su servizi per la popolazione locale, la qualità è quella che è, ma il risparmio è netto. Se uno si basa su servizi per il turista (per le escursioni è inevitabile) i costi levitano, spesso a standard occidentali.

Ciò che le fotografie non dicono
Prima di procedere oltre mi sembra giusto soffermarsi su certe cose che nessuno, tantomeno, appunto, le fotografie così ricche di colori e di situazioni diverse dicono, ma che è bene tener presente nel pensare a questo viaggio. Intendiamoci: ciò non toglie nulla al Messico, anzi, a distanza di qualche mese, ribadisco essere uno dei più coinvolgenti e completi viaggi che si possano fare. Ed in buona sicurezza. IL CLIMA: Agosto non è certo il miglior periodo per visitare il Messico: tutto confermato. L’acquazzone (specie in zona tropicale) o la pioggerella pomeridiana è un classico, anche se la mattina brilla il sole. Se però mi chiedete se questo vi deve far cambiare meta nelle vostre uniche (sigh!) vacanze estive, la mia risposta è assolutamente no. Confermatissimi i timori sugli uragani. Come ci si fosse dati appuntamento mesi prima, ci si sarebbe dovuti incontrare con il terribile ”ojo” di Dean proprio a Cichen Itza. In realtà si è trattato di una scocciatura immane al momento, ma con il senno di poi, di un’avventura nell’avventura e di una buona sosta di riposo in un viaggio lungo e molto denso. C’è la sicurezza che nell’area caraibica tutti gli anni si formi una “Tormenta” che vada a far danno da qualche parte. Non è assolutamente detto che periodo e luogo della vostra vacanza e del suo passaggio coincidano. Se non potete prendervi vacanze a Giugno od a Luglio, ma solo in Agosto è un rischio da correre.Va ricordato comunque che questo evento in definitiva è fatto di acqua e vento (anche se in enormi proporzioni) ed una munita struttura alberghiera di una grande città e l’efficiente organizzazione di protezione civile messicana dovrebbero bastare per ridurre notevolmente le conseguenze dell’impatto.LE TEMPERATURE: considerate che finchè vi tenete sulla Mesa Centrale (Città del Messico è a 2700 mt) e sull’asse Mex City-Puebla-Oaxaca-San Cristobal si sta bene, non si suda e la sera è anche freschino. Considerate che pur non sudando, quando il sole picchia, picchia sul serio come da noi in alta quota (ed in più qui siamo ai tropici…). Prevedete creme a protezione elevata, cappelli a tesa larga e fin anche magliette a manica lunga. Quando poi da San Cristobal scenderete a Palenque l’atmosfera si farà invivibile (con un’umidità prossima al 100%) e sarete mossi solo dall’incredibile bellezza di questo sito. Nel resto dello Yucatàn la cappa di caldo umido non vi abbandonerà, rimanendo in certi punti (Merida, Isla Holbox) meno marcata, in altri (Tulum, Cichen Itzà, Cancun, Isla Mujeres) più opprimente. Tenete comunque presente che chi scrive è più attratto ed adatto ai freschi climi nordeuropei che all’afa e dal sole ruggente dei tropici.ARIA CONDIZIONATA: per sopperire a questo caldo umido i messicani fanno largo uso di A C. In molti casi è comunque sopportabile. In altri dà abbastanza noia, specie quando nelle camere degli hotel hanno il brutto vizio di piazzare bocchette fisse proprio in direzione dei letti.LE ZANZARE: Su Isla Holbox almeno, ci sono frotte di zanzare affamate (hanno ispirato anche divertenti magliette..). A me non danno noia, e non hanno creato particolari problemi nemmeno lì. C’è chi, come una simpatica coppia spagnola che abbiamo conosciuto finiva tre stick di repellente al giorno ciascuno e non bastavano.DELINQUENZA: A Città del Messico ed in varie altre zone del paese, dove abbiamo tenuto una solerte attenzione, non abbiamo rilevato particolari problemi. Non abbiamo preso metropolitane ma sempre Taxi autorizzati e Bus di prima classe altamente sorvegliati. Solo nel viaggio da Merida ad Isla Mujeres dove c’è un servizio notturno di 2° classe ed i bagagli vengono buttati e ripresi da un una stiva comune, il viaggio è stato un po’ più avventuroso e qualche faccia è sembrata meno raccomandabile del solito. Ma tutto è filato tranquillo. Qualche ragazza ci ha raccontato di essersi sentita meno sicura, ma mi in conclusione mi è sembrato tutto nella norma compatibilmente con la parte del mondo in cui eravamo. Ad ogni buon conto ho preferito farmi un’assicurazione sul bagaglio (75 euro circa) visto l’attrezzatura fotografica, come dire…un po’ ingombrante che mi porto appresso.CIBO: Il cibo messicano si è rivelato abbastanza buono. Rilevo, specie nella zona coloniale, Città del Messico-Puebla-Oaxaca, molta propensione agli “intrugli” piccanti o comunque di strano sapore speziato (tutti gli svariati “moles” e salse con decine di ingredienti diversi, dal cacao alle spezie al chili). Alla lunga possono creare qualche imbarazzo di vario tipo. Nel Chiapas invece, spesso mi sono trovato a fare i conti con carne non frollata e quindi abbastanza dura e qualche volta di sapore ambiguo. Ottimo invece il pesce ed anche la carne nella zona dello Yucatàn infinitamente più turistica e quindi più cara, ma qualitativamente più evoluta. Bellissimi i composè di frutta tropicale nei banchini lungo le strade, da cui ci hanno consigliato tutti dal guardarci (assieme al ghiaccio delle bibite); pena: il subire la cosiddetta “maledizione di Montezuma”, che fa il paio con quella egiziana di “Tutankamon”. PRESE ELETTRICHE: attenzione! Vi diranno che servono le prese americane. (due asticelle piatte di materiale conduttivo ed una superiore di plastica di sostegno. Sbagliato, specialmente nelle zone extra Costa-Maya. Le prese sono tutte a due fori piatti, per la terza asticella di plastica non c’è lo spazio. Procuratevene quella solo con le due asticelle conduttive, altrimenti sarete costretti a comprare sul posto trasformatori per i cellulari (che comunque qui non funzionavano, e non solo a noi!) o rinunciare a ricaricare la macchina fotografica!LA VALIGIA TENDER: Presupponendo, a ragione, che il Messico sia la patria del “souvenir d’autore” e cioè di roba bellissima da usare, da indossare e regalare con soddisfazione mi sono posto il problema di dove raccoglierla una volta comprata. Nella mia valigia non ci stava più uno spillo. Mi sono portato allora un borsone in plastica leggera, ripiegato dentro il mascone del mio Trolley formato famiglia, che durante il viaggio ho estratto, ed è divenuta una valigia aggiuntiva, (dentro cui ho poi disposto tutti i souvenirs). Mi è costato 100 e in più di sovrattassa per eccesso di peso al ritorno…ma volete mettere la soddisfazione di ostentare in salotto un bel coltello maya di ossidiana o, nel caso della mia ragazza, di riporre tutta la sua chincaglieria in un cestino di paglia intrecciata a mano?!

Organizzazione Base del Viaggio
Il Messico è uno dei viaggi più ad adatti all’organizzazione fai da te. Infatti è uno stato che unisce una buona organizzazione complessiva, a spunti avventurosi tra le minoranze etniche e la sua natura. Ciò da un rapporto di bilanciamento ottimale dei fattori avventura/sicurezza, tra i maggiori tra quelli possibili in questa nostra vecchia Terra: i servizi sono più o meno ovunque e la sicurezza complessiva permette comunque di avventurarsi in due o più amici nel paese. Sicuramente qui più che altrove è possibile evitare quella sensazione bruttissima del tutto preconfezionato ed impacchettato, comune anche ai migliori tour organizzati. La preparazione del viaggio è cominciata un mese e mezzo prima del viaggio, abbastanza a ridosso, in verità per quanto riguarda i voli aerei. Ci siamo affidati ad un agenzia di viaggi che offre il servizio di biglietteria elettronica per il volo A/R e per le assicurazioni medica e contro il furto/smarrimento dei bagagli, a nostro parere assolutamente necessarie in viaggi di questo tipo. Attenzione ai voli con scalo in USA (talvolta anche mascherati da voli diretti…) dove è comunque richiesto il famigerato passaporto elettronico (a meno di non avere il visto speciale o il passaporto emesso entro certe date che, ahimè, io non rispettavo per pochissimo). Il rischio è quello di essere rispedito indietro. Avendo trovato entrambi i voli da Città del Messico abbiamo dovuto prendere in considerazione, per la struttura del viaggio, anche 2 voli interni, uno da Tuxtla Guitierrez a Merida ed uno da Cancun a Città del Messico, al rientro. Questi li abbiamo prenotati sul sito e hanno inciso nell’ordine dei 150-250 euro. Poi ci siamo dedicati ai trasporti interni. Anche qui pochi problemi. Il Messico si gira veramente bene in bus: vi basterà andare su sito ed avrete risolto gran parte dei problemi di mobilità a prezzi che vanno dai 10 ai 60 euro. L’unica cosa da tener presente è che dove uno si ferma deve trovare il modo di lasciare anche i bagagli. Quindi noi abbiamo preferito pernottare dove ci fermavamo, per sicurezza di non incorrere in sorprese. In effetti nei bus terminal principali ho visto che ci sono anche depositi per i bagagli ad ore. Quindi ciascuno si può organizzare secondo le proprie preferenze. Preferite possibilmente corse prima classe od addirittura Lusso (GL). Il prezzo è un po’ più alto ma il servizio è adeguato. Non mi arrischierei su corse di seconda classe se non è strettamente necessario. Sistemati i trasposti ci siamo concentrati sui pernotti, con l’aiuto della mitica Lonely. Planet e dell’essenziale Internet. Il target giusto (pulite e caratteristiche) sono le Posade, con qualche permissione di più sul mare, con caratteristicissime Cabanas e Palapas. Infine ci siamo dedicati alla scelta ed alla prenotazione delle singole escursioni. Da tempo preferiamo il “tutto prenotato”: forse è meno avventuroso, ma sta al riparo da imprevisti e brutte sorprese, che fanno perdere del tempo così prezioso. E curioso il fatto che pochi parlino inglese, e male, anche in strutture alberghiere in zone battute dagli odiati “gringos”. Molti ti danno conferma via mail della prenotazione o si fanno dare gli estremi della carta. Altri curiosamente si limitano a prendere nota dei nominativi. Però alla fine il posto c’è.

La Partenza: Giovedì 09/08/07 Ali sull’Oceano
Finalmente dopo un mese e mezzo di intenso lavoro di programmazione è arrivato il giorno fatidico. Partenza dall’aereoporto di Bologna, da Firenze. Treno ovviamente prenotato con buon anticipo, bus diretto all’aereoporto e via. Dopo i classici essenziali supercontrolli, arrivo a Parigi ed imbarco su un ampio airbus spazioso e moderno e siamo in volo. Ottima la possibilità di vedersi e rivedersi films a scelta sul microvisore innestato nel poggiatesta del sedile davanti! Il viaggio è lungo, a tratti interminabile: partiamo alle 16,05 e l’arrivo è previsto per le 21,00. In realtà non è così semplice come sembra: è vero che per un’azione dei Venti dominanti (lo scopro su un videogame a quiz sul visore di poc’anzi) il viaggio di andata dura meno di quello di ritorno, ma è il gioco tra i fusi orari che lo fanno sembrare così breve. Sull’aereo le ore sono molte di più, considerate circa 12 ore tonde. Arriviamo finalmente a Città del Messico, discretamente in tempo. Il tempo è fresco e, ci dicono, i giorni prima ha fatto brutto tempo. Abbiamo prenotato all’Hotel Azores. Con l’hotel abbiamo pattuito un taxi per le 22,00 (la Lonely si raccomanda di prendere solo mezzi garantiti, e probabilmente ha tutte le ragioni: Mex City è una città dove le impudenze possono costare care). In realtà questo non si vede. Telefoniamo all’albergo e scopriamo che un conto è telefonare dall’estero ed un conto è telefonare dall’interno dove non si devono considerare ne prefisso internazionale (ovviamente) né quello locale. Se mi ricordo bene (è passato qualche mese) si deve usare il solo 01 ed il numero (Comunque verificate). Dopo 20 minuti il Taxi arriva. Via via sembra che l’autista prenda qualche giro strano in questa tentacolare città, l’attenzione è massima essendo buio, ma alla fine va tutto bene e ci scarica davanti al nostro Hotel. Esso è centralissimo, distante solo pochi isolati dallo Zocalo cittadino (la piazza pricipale del centro) e si presenta onesto e pulito. Anche carino. Costa veramente poco, circa 11 euro a testa, ed a un ristorante, dove però non mangeremo mai, che sembra apprezzato dalla gente locale. Le camere sono pulite. Cassaforte e Tv. Stanchissimi ci addormentiamo.

2° Giorno: Venerdì 10/08/07. Il Padre di tutti i Musei
Oggi abbiamo pianificato di stare in città: vogliamo smaltire per bene i postumi del viaggio. Dopo una buona colazione a base del solito Nescafè straniero e del buon Pan Dulce (delle brioscione un po’ sgraziate ma ottime), chiamiamo subito un Taxi dall’Hotel (poi scopriremo che i Taxi dall’Hotel costano di più). Comunque con 4 euro ci facciamo scorrazzare, in un traffico abbastanza caotico, dove ancora spiccano i tradizionali Beetle Taxis, fino al “Bosque de Chapultec” un parco dove c’è il meraviglioso Museo Nacional de Antropologia. Fissato il ritorno per le 14,30 in punto con il tassista, con 45 Pesos a testa entriamo nel Museo. Da segnalare che la maggior parte dei musei messicani è chiusa il Lunedì, e che per eseguire riprese con la Videocamera spesso c’è da pagare un supplemento. Il Museo è veramente incredibile ed assolutamente da non perdere. In una sola mattinata (molto densa in verità) è come avessimo fatto più volte il giro del Messico: una volta almeno nel Messico antico (piano terra) ed una volta nel Messico (più o meno) moderno con tutti i suoi folkloristici riti e costumi (primo piano). Considerate per la visita almeno 4 ore (dalle 9,00 ora di apertura). Qui ci siamo trovati di fronte a mostri sacri dell’arte precolombiana, come le bella statuetta Olmeca dello Sciamano di Tlatilco, la celebre testa del Guerriero-Coyote di madreperla, la monumentale “Ruota del Sole”, l’iridescente ed enorme copricapo piumato di Montezuma, il volto del Dios Murcielago di giada. In realtà sia io che la mia ragazza siamo concordi nel consigliare questa visita non all’inizio del viaggio ma alla fine. Infatti trovarsi di fronte a questa mole (ordinatissima) di razze, di costumi, di reperti, di nomi e di date ha un effetto disarmante se non si conosce più che bene la geografia, la storia e l’etnografia messicana. Diverso è se, dopo un lungo giro in lungo ed in largo e dopo aver visto molti dei luoghi a cui si fa riferimento, si visita questa raccolta come sunto finale. Il ristorante Self Service del museo ha invece riscosso sentimenti contrastanti: una sensazione non eccelsa, ma accettabile da parte mia, ottima da parte della mia ragazza. Fin dalla mattina abbiamo tempestato di domande le inservienti del Museo: avevamo avuto notizia che di fronte al Museo si svolgeva l’affascinante cerimonia dei Voladores, replicata qui dall’originaria Papantla (troppo ad est di Mex City, insieme al bel sito di el Tajin, per poterla raggiungere). In effetti dopo svariate domande siamo riusciti a sapere che proprio un centinaio di mt. davanti al Museo a varie ore del giorno si replica quest’antica cerimonia, da un palo di metallo alto una trentina di metri. Noi abbiamo assistito a quella delle 14,00 in punto. Cinque indios in costume folklorico, dopo una danza intorno al palo, suonata da uno di questi con un flauto, salgono su una piattaforma rotante sulla cima del palo. Con una corda agganciata alla cintola che si srotola lentamente si lasciano cadere nel vuoto a testa in giù e compiono un numero di giri simbolico prima di toccare terra. E’ sicuramente una cerimonia molto particolare che vale la pena di vedere, unitamente al dare un’offerta per il gruppo di indios coinvolti. Preso poi al volo il ns taxi ci siamo diretti verso il centro per prendere più confidenza con Città del Messico. Siamo partiti da Piazza Alameda Central dove si trova il “Museo del Palacio des Bellas Artes” ma qui abbiamo cambiato subito programma.: infatti ci siamo accorti che c’era una mostra su Frida Kalo. Fortemente allettati dal gusto di poterci vedere tutte le opere di quest’artista così in voga (e proprio nella sua città) ci siamo sobbarcati 2 ore di fila sotto il sole (giuro che non prenderò più in giro i turisti che , pazientano, in file Kilometriche, davanti all’Accademia di Firenze per poter vedere il David!!). Sicuramente l’attesa è valsa la pena, la mostra era veramente ampia e di alto livello. Ora, poiché si è trattato di un evento del tutto fortunato, è improbabile che voi la ritroviate. Ad ogni modo il Palazzo ospita all’ultimo piano anche un’interessante serie di enormi Murales degli artisti messicani più noti (Diego Rivera,Gabriel Orozco e David Al faro Siquieros.) . Sicuramente anche solo per questi può fare una visita, se il tempo c’è. Carina la “Casa delle Azulejos” li accosto. Consiglio: se aveste invece i famosi 30 giorni, anziché i 23, vi consigliamo di spendere uno dei giorni in più in città: sicuramente può meritare la casa di Frida dove ci sono anche alcune opere (a noi è bastata la mostra!!), girovagare a caccia dei famosi murales (la Lonely spiega dove trovarli) e visitare la zona dello Xochimilco. Descritto come turistico, questo parco ci è stato suggerito da diversi Messicani. Sembra che si tratti di un insieme di grandi giardini percorsi da una serie di canali, dove si può andare in barca ed ascoltare la musica dei celebri Mariachi (i caratteristici musicisti di strada che intonano, dietro compenso, serenate alla vs. Lei, o perché no, al vs, Lui!). Da quello che ho capito, praticamente un mix di Venezia e del parco “Valentino” di Torino! Un alternativa può essere aspettare, il pomeriggio, che gli indios in costume si scatenino al rullare di un tamburo in mezzo al centralissimo zocalo (dovrebbe essere alle 18, al calar del sole, ma non ci giurerei…) con le loro cavigliere zeppe di conchiglie risuonanti secondo gli usi di un’antica cerimonia. Ad ogni modo non vi preoccupate:tutta la notte i “Concheros” ballano (in vesti direi contemporanee, ma sempre con le proprie cavigliere) ai fianchi della cattedrale. E’ sicuramente uno spettacolo da non perdere assistere nell’oscurità a questa frenetica ed antica danza Chichimeca, al suono di un potente tamburo. La Cena è passata al Ristorante Los Giraoles, Tacuba 8A,.sulla Plaza del Museo Nacional de Arte, ristorante piuttosto caro per lo standard messicano (sui 25-30 euro a testa), ma molto valido. Qui si servono piatti tradizionali, e particolarissime ricette di cucina precolombiana: buono è stato il primo incontro con la vera cucina messicana, dalle onnipresenti Tortillas calde (servite in un cestino e coperte da un panno), alla sopa atzeca (zuppa di tortillas), alle enchiladas (focaccine tostate con ripieno) ai mole (ce ne sono decine, tutti “intrugli”con decine di in gradienti diversi, dalle spezie ai chili anche al cacao) all’ottimo guacamole (salsa di avocado). Dice la leggenda, che qui si servano anche certe formiche, che sembra siano veramente succulente! Peccato non averle individuate, tra le decine di nomi spagnoli…sennò un assaggino, ovviamente solo da parte mia, ci sarebbe scappato! : )) .

3°Giorno Sabato 11/08/07: Dalla Cima della Grande Piramide al cospetto dell’”Imperatrice del Messico”
Alzatici di buon ora abbiamo fatto una buona colazione a base di pan dulce e Nescafè in una “Dulceria” popolare in Avenida 5 de Mayo, che collega lo Zocalo a piazza Alameda Central. Qui poi, proprio sotto la Torre Latino Americana, in Avenida Aranda Lopez abbiamo preso un bus, che ci ha portati fino al “Terminal Bus Norte”. Siamo rimasti colpiti dalla gentilezza delle persone, che vistici in difficoltà per la mancanza di spiccioli (i biglietti si comprano a bordo) ci hanno pagato il corrispettivo non volendo assolutamente niente in cambio. E che ha fatto a gara ad indicarci la fermata giusta. Si è trattato sicuramente una piccola-bella lezione morale di questa gente, che ha meno, verso la nostra civiltà occidentale, che ha tutto ma che è dimentica di molto. Al terminal, circondati da un universo di varia umanità ci siamo diretti verso l’estremità alla sinistre dell’entrata, da dove partono i bus di 2°classe per Teotihuacan sede della monumentale ed omonima città ereditata dagli Atzechi. Come dice opportunamente la Lonely, attenzione a scegliere lo sportello di biglietteria giusto, cioè quello per “la Zona Arqueologica” o per “Les Pyramides” (dovrebbe essere il secondo partendo dalla parete…). Infatti Teotihuacan è anche un paese e le linee possono differire o allungare di molto il viaggio. Preso il bus con la classica corsa all’ultimo tuffo, ci siamo trovati in un mezzo molto particolare con le moquettes stantie, una patina adesiva violacea ai finestrini, che in qualche punto era strappata e passeggeri molto eterogenei. In fondo, abbiamo pensato, Messico è soprattutto questo; non l’asettico mondo mostrato dalle multinazionali del turismo. Dopo un ora e più di viaggio siamo arrivati versole 9,00 al cancello sud dell’Archeoparco. Non è stato difficile capirlo, per la folla che è scesa a quel punto. Nota: ho visto che alcuni, che arrivavano qui con i bagagli li hanno lasciati in custodia al baracchino dei biglietti, dove una guardia li ha infilati in una porticina laterale. Passato il parcheggio dei Bus, un piccolo palo dei Voladores (anche qui!) siamo entrati nel Gate (45 pesos di entrata). L’eccezionale piana di Teotihuacan ci si è parata piano piano di fronte, con il suo sole ruggente (ma che incredibilmente non mi ha fatto sudare!), con i suoi venditori di cianfrusaglie ben imbacuccati (evidentemente qui il sole è particolarmente aggressivo anche per loro), le sue mura e le sue ripidissime scalinate. La visita ci ha preso moltissimo sia come tempo sia come attenzione. Il sito è enorme, le scale impressionanti tanto sono ripide, le due piramidi (“Del Sol”, la più grande, e “De la Luna”) sono monumentali. La salita verso la cima della “Piramide del Sol” sembra davvero non finire mai, ma da lassù si gode una vista mozzafiato a 360 gradi sulla vallata e sulle rovine della città che un tempo contava 125.000 abitanti. Ed il vasto baldacchino azzurro puntellato di nuvolette bianche sembra un po’ meno lontano…. Alla mia ragazza tutto ciò ha impressionato tantissimo. A me un po’ meno, poiché molto, alla fine, è diroccato (è come visitare le città etrusche o Romane in rovina) e la sensazione è di un sito un po’ nudo, anche se imponente. . Carino il piccolo museo (con il plastico del sito e la sensazionale vetrata che dà sulla piramide) dedicato. Belli gli affreschi del “Conjunto arquelogico di Tepantiltla” una costruzione separata dal resto che si trova prendendo il gate a nordest della grande piramide e proseguendo per un po’. Da li si è fatta ora di mangiare. Colpiti da ciò che dice la nostra Lonely, ci siamo diretti a sud lungo la “carrettera” fino al Gate Est ed abbiamo preso il sentiero per le Grotte. Da una fenditura nel terreno abbiamo guardate giù e….50 metri sotto abbiamo visto persone banchettare attorno a tavoli coloratissimi. E’ la “La Gruta” antica osteria (nel 1906 magiò qui Pofirio Diaz) e prima ancora, antica grotta Atzeca, dove tra sedie tovaglie, tavoli variopinti e Mariachi abbiamo banchettato ottimamente alla luce delle candele. Molto suggestivo anche se non economicissimo. Tornati verso il Gate Sud il tempo si è guastato ed abbiamo preso la prima pioggerella messicana. Nulla di grave, tanto che dal peggio ci ha salvato il bus che stava sopraggiungendo. Ritornati verso le 16,00 al Terminal Norte abbiamo preso un “Taxi Seguro”, opportunamente prenotato tramite un chioschetto dedicato nel bel mezzo al terminal, preferendolo a metro e bus sia per sicurezza per praticità. Con pochi spicci ci siamo fatti portare alla collina di Guadalupe lì vicino (comunque le vicinanza a Mex city sono molto relative!). Li siamo andati avedere quella che è stata definita a torto o a ragione “l’Imperatrice del Messico” l’immagine più venerata nella curiosa religiosità messicana. La sensazione avvicinandosi al sito è stata quella che coglie avvicinandosi ai vari grandi santuari (San Giovanni Rotondo, Santiago de Compostela, Lourdes, Medjugorie): il fastidio e la stonatura di fronte alla materializzazione abbastanza gretta di quello che possono essere stai eventi spirituali importanti. Venditori di tutti i tipi, tende, baracchini, si stringono, offrendo di tutto, intorno al Pellegrino via via che si avvicina: immagini sacre, cibo, ammennicoli di varia entità e di dubbio gusto. Per fortuna, varcata la cancellata di ingresso, protetta da poliziotti con tanto di M16 al fianco, ci troviamo in ben altra atmosfera. In un enorme spiazzo sta davanti a noi la vecchia Basilica di Guadalupe, a destra un moderno crocefisso di calcestruzzo che si staglia sul cielo grigio, e sulla sinistra la modernissima Basilica da 40000 posti, arca dell’icona. Abbiamo la fortuna di trovare un matrimonio. Narra la leggenda che proprio nel momento di crisi più nera, la religione Cristiana era ufficialmente abbracciata, ma in segreto rigettata dagli indios poiché era vista come il culto imposto con la forza dai conquistatori bianchi (e come dargli torto?) .
Proprio allora, nel 1531, l’immagine di una Vergine di carnato scuro, si impresse sul mantello di un indio, Juan Diego, sulla collina del Guadalupe. Ovviamente gli indios si sentirono resi importanti da questo evento ed abbracciarono in massa la nuova religione, pur rimanendo fermi nei loro sincretismi.
La grande chiesa con la sacra immagine è molto suggestiva e l’atmosfera di devozione che si respira è forte. Tornando indietro verso lo Localo abbiamo avuto modo di fare quattro chiacchere con un simpatico tassista che in quanto Italiani ed in quanto, quindi Cattolici, ci ha intrattenuto sulla mentalità religiosa Messicana..Lo Zocalo la sera si è presentato molto animato per i tendoni espositivi di prodotti delle varie regioni del Messico. La cena nel “…………..” non si è dimostrata molto all’altezza, per lo meno per la mia ragazza, che prima ha insistito per andare lì e poi ha lasciato cadere la sua classica frase: “non “ci” è piaciuto”. Tks! Le donne! ; ))

4° Giorno: Domenica 12/08/07: La Città dalle Mille Chiese.
E’ venuto il giorno della partenza in direzione di Puebla. Chiamiamo tramite l’albergo un taxi, che con circa 6 euro, ci porta fino al terminal TAPO (Oriente). Qui un Omnibus della linea UNO GL ci porterà in 2 ore a Puebla, vivibile città universitaria detta “ La città dalle 1000 chiese”. E’incredibile come questi bus terminal (chiaramente nelle città più importanti e nelle linee di 1°classe) siano simili ad Aeroporti nel concetto dei Messicani; perdere l’opportunità di viaggiare in Omnibus sarebbe forse come perdere una piccola fetta di essenza messicana: efficienti desks di check in, sportelli per la consegna del bagaglio (che verrà riconsegnato alla discesa, proprio come in aereo), comode sale di attesa. Il Bus arriva in tempo, è mezzogiorno. Il viaggio è veloce ed il comfort è valido. Puebla giace in una piana sulla Mesa Central e da lei si possono vedere in lontananza 2 o tre cime di vulcani tra le quali il celebre Popocatepetl, famigerato per alcuna devastanti eruzioni del passato. Con 3 euro di Taxi ci spostiamo dal Terminal CAPU fino all’ Hotel Puebla Plaza, (vorrebbero una caparra, ma risulta impossibile inviargliela, alla fine basterà prenotare ) hotel carinissimo e variopinto a poche centinaia di metri dallo Zocalo. La camera in verità risulta discretamente buia, anche se ottimamente arredata in stile coloniale;ma “chissenefrega”: staremo tutto il giorno fuori ed alla mattina ripartiremo; la cifra richiesta per la stanza è di circa 30 euro, cifra per noi ampiamente accettabile. Bella la Cattedrale Barocca, con la tipica cupola di colorate mattonelle, belle le casette coloratissime e pittoresche sopra i portici lungo lo Zocalo cittadino. Andiamo in caccia del “Centro Comercial Le Victoria”, nel “Centro Gastronomico” del quale, secondo la Lonely, possiamo mangiare in piccoli ristorantini per i locali. Tutto vero. La mia ragazza sta più sul conosciuto (enchillada de pojo con il celeberrimo “mole poblano” salsa composta da 31 ingredienti diversi tra cui il cacao), io mi lascio tentare dal pubblicizzatissimo “Chiles en Nogada” piatto patriottico messicano (creato dagli Agostiniani del Convento di Santa Monica per l’imperatore Iturbide con i colori della bandiera) dove il verde del peperone ripieno di carne si confonde con il bianco della salsa dolciastra punteggiata dal rosso dei chicchi di melograno. Sembra a Puebla ad agosto il peperone verde necessario a questo piatto raggiunga la sua massima espressione. Francamente a me non ha impressionato gran che, anzi tutt’altro, ma mi sarebbe parso un peccato, a quel punto non provarlo. Il centro storico si rivela subito molto particolare, con le tipiche case coloniali a due piani, dalle facciate colorate e rifinite da motivi architettonici paticolari. Qui vediamo il “Templo di Santo Domingo” con la scintillante “Cappella del Rosario” (definita da una guida, un po’ ottimisticamente, “l’ottava meraviglia del mondo”-rimane comunque da non perdere!-); la coloratissima chiesa di “Santa Catalina de Siena”; la “Casa Serdan” da dove prese il via la rivoluzione messicana del 1910 (la facciata porta ancora i fori dei proiettili!) sede del Museo della Rivoluzione; la “Casa de los Munecos”, sede del museo universitario, dove il bizzarro proprietario, preso di mira dall’amministrazione comunale del tempo, fece decorare la facciata con mattonelle raffiguranti le caricature dei suoi avversari; infine la bella “Iglesia de la Compania”, la chiesa dei Gesuiti. Alziamo gli sguardi al cielo. Il tempo è rapidamente passato dal bello, al nuvoloso al cattivo e comincia diluviare. Ci dirigiamo ed entriamo, allora, rapidamente nel celebre Museo Amparo, dove sono conservati e mostrati con didattica interattiva e moderna molti interessanti reperti. La visita (interessantissima è la parete raffigurante il percorso comparato nel tempo di tutte le più grandi civiltà del mondo) è bella ma la stanchezza dopo 2-3 ore di percorso si fa sentire. Usciamo e sotto gli scrosci d’acqua finiamo in un simpatico localino “Casa Puebla” sotto i portici dello Zocalo dove mi faccio una bella “Tequila Bandera” giusto per riscaldare l’atmosfera (alla mia ragazza basta un bel thè caldo!): sorsetto dal bicchierino del succo di limone, giù la Tequila tutta di un fiato ed infine tre quarti di un altro bicchierino di liquido scuro, denso e salato. Il fuego è dentro! Finalmente spiove. Ripartiamo. Passiamo sotto alla casa più vecchia di Puebla, sulla av. 7; qui c’è un babbo, con gli occhi lucidi di febbre con accanto una giovane mamma che tiene in braccio un bambino piccolissimo. Il babbo mi tende la mano con dentro un piccolo oggetto, mentre il suo petto è scosso da forti colpi di tosse. Passo oltre. Poi capisco che ho sbagliato. Torno indietro e faccio la mia offerta per il piccolo oggetto…è un qualcosa di insignificante, ma forse quello che è insignificante per noi che abbiamo tutto può essere importante per chi non ha niente. Mi piace pensare che ho buttato una piccola goccia, anche se in un grande mare. Ci troviamo davanti ad una piccola chiesa in Avenida 7 Poniente, con uno strano albero tutto spoglio ed altissimo a fianco,.da cui inizia una sorta di mercatino che sa di festa rionale. Entriamo. Ci coglie un’atmosfera molto particolare che poi ritroveremo molto amplificata nel Chiapas: la chiesa è adorna di festoni fatti da palloncini bianchi e gialli e gli altari delle sue pareti, ingombri di statue di Santi sono pieni di mazzi di fiori. Colpiti da questa strana decorazione (ed in fondo convinti che sia molto più vicina all’anima del vero Messico di quanto non siano le cattedrali barocche, così spagnoleggianti, usciamo e mangiamo a “La Poblana”, Avenida 7 Oriente. L’ambiente è semplice e popolare, ma non si magia malaccio per 9 euro a testa!. La signora insiste per rivogarci un altro Chiles (“la vera specialità!”) ma noi resistiamo e prendiamo piatti meno esotici (un ottimo “rib eye” affiancato da una”Bohemia” ad esempio!). Nota: Se avete la famosa settimana in più da spendere potrebbe valere la pena spendere un giorno di più in questa città, che la mia ragazza definisce “con qualche faccia non proprio rassicurante” mentre a me è sembrata una tranquillissima città universitaria, moderna e curata quanto basta ed a misura d’uomo.Volendo per forza cercare un parallelo, potrebbe essere il corrispettivo della nostra Bologna (o per certi versi e fatte le dovute proporzioni, con la mia Firenze, con cui non a caso, è gemellata). Esso può essere speso per visitare (“Donde & Como”, la guida alle attrazioni di Puebla: l’”Africam Safari” (d’accordo arrivare dal Messico con le foto di leoni e giraffe non è certo il massimo, ma può essere un’occasione divertente, specie se, come penso, ci saranno anche animali indigeni-) dove sembra ci siano servizi di taxi appositi; la cittadina di Cholula (offerta di trasporti ed escursioni da verificare) con il Templo de Nuestra Senora de los Remedios, sulla collina che nasconde la più grande piramide esistente (ad un tiro di schioppo dai vulcani Popocatepetl e Iztaccihuatl) ed il suo mercato; Tecali de Herrera, cittadinaa 46 Km da Puebla con un’abbazia diroccata che ricorda tanto la ns. San Galgano. Valida alternativa (appare carinissimo, Lonely lo consiglia) sia come ristorante sia come alloggio può essere “Meson Sacristia da la Compania”, vicino alla Iglesia da la Compania, che però noi abbiamo trovato chiuso per giorno di chiusura l’uno, per lavori l’altro.

5° Giorno: Lunedì 13/08. Nella Siena del Messico
Continuando nel nostro gioco se Puebla rappresenta Bologna, Oaxaca (attenzione! Non andate da un messicano pronunciando il suo nome come fareste: non capirebbe…chiamatela “Uacaca”!) è sicuramente Siena, per la sua particolarità ed autenticità ancora più marcata. La giornata inizia con la sveglia, facciamo chiamare subito un Taxi. Eppure ci manca qualcosa:la chiesa di San Francesco appare in foto, una delle più particolari. Il tassista accetta di buon grado di fermarsi li (rimane di strada) per qualche minuto. Qui faccio alcune tra le più belle foto: la luce radente è ideale ed il giallo carico del monastero attiguo risalta magnificamente contro il cielo azzurrissimo. Becchiamo l’entrata degli alunni nella scuola del convento. Carini nelle loro uniformi scolastiche. Ottimo materiale per la mia Camera. Con 6 euro arriviamo al Terminal, facciamo una rapida colazione ed alle 10,45 (sulla time table non c’era nulla per le 9-9,30…) partiamo per Oaxaca con un tragitto di 4 ore. Il pranzo è a sacco. Il tragitto è uno dei più belli. La sensazione è di trovarsi molto più a nord nella Sonora o nei paesaggi tipici di Zorro. Incrociamo molti tipici Truck di stampo Nordamericano resi cosi famosi nei telefilm che narrano l’epopea delle varie “Routes”.I tipici cactus a candelabro troneggiano ovunque e la strada sale, sale, sale…Attenzione: tenete pronte le macchine fotografiche. Il grandangolo qui è d’obbligo. C’è un viadotto, sulla destra del bus, che si apre su un magnifico canyon. Se la luce è quella giusta, ed il cielo è a pecorelle la foto spettacolare è garantita.. Una coppia di “Buitres” sale verso l’alto portata dalle correnti ascensionali e sfila lungo il fianco del pullman. Peccato ho ancora inserito l’obiettivo corto e me li perdo. La strada è lunga (4 ore) e non sempre in buono stato. Mangiamo sul Bus, con tramezzini presi alla partenza. Alla fine entriamo in una vallata tra alte colline dove una distesa di capanne e poi di casette sfila di fronte a noi. Oaxaca non ci fa una bellissima impressione all’inizio, in quanto sembra più una distesa di bidonvilles od una periferia scalcinata che la deliziosa cittadina rinomata da tanti nostri amici. In realtà non ci sarà nulla di più falso di questa frettolosa impressione e questa zona si rivelerà assolutamente meritevole. Scediamo al Bus Terminal. Qui nessun problema per il taxi: una fila di Taxi autorizzati stanno ad aspettarci. Comunichiamo il nome della posada ed in poco tempo ci troviamo davanti all’Hotel Las Mariposas, un po’ decentrato verso nord, ma carinissimo. Il posto è coloratissimo, caratteristico e pieno di fiori, l’immagine ricavata dal sito è piu che corretta, il prezzo, 45 dollari a camera per notte è onestissimo e le stanze, in stile, sono molto carine. All’entrata si trova anche la postazione internet, utilissima per mantenersi in contatto con il mondo.Unica stranezza da riportare è che il “bagno” in realtà non è una stanza vera e propria ma, dentro la camera stessa, un paravento in muratura che arriva alla pancia…Non certo il massimo, anche se in programma noi abbiamo una sola notte di permanenza. In caso di permanenze prolungate vi consiglio di chiedere stanze con… un po’ più di privacy per i momenti “intimi”! Le avranno sicuramente… Rinfrescatici ci muoviamo verso lo Zocalo. Visitiamo la bella Iglesia di Santo Domingo (il bel museo attiguo lo abbiamo in programma per il domani-i musei il lunedì sono chiusi!-) e poi giù lungo l’avenida Alcalà verso il centro. Le tipiche casette ad un piano, coloratissime, con le inferriate ai finestroni che vanno dal pavimento al soffitto sono una costante e l’atmosfera è serena e tranquilla, con indios che vendono prodotti di artigianato locale e turisti che passeggiano in libertà. Alla fine la cittadina risulterà come la più bella tra quelle da noi visitate. Passato lo Zocalo e la caratteristica Cattedrale, ci dirigiamo verso la zona del “Mercato Juarez” e di quello “20 Noviembre”, il cuore pulsante di Oaxaca. Qui io e soprattutto la mia ragazza facciamo di tutto per farci “rapinare” i pesos a nostra disposizione. Ma d'altronde come fare, quando ti trovi di fronte ad anziane indios che accovacciate su stuoie, nei loro coloratissimi costumi, tessono arazzi od intrecciano bei cestini in paglia? Oppure quando entri in una bottega artigianale del cacao (vera e propria specialità di qui insieme al caffè) che con sapienza antica (una volta che hai scelto tu stesso gli ingredienti) viene macinato di fronte ai tuoi occhi e trasformato in crema? Dal canto mio, amante di tutte le “peggiori schifezze” che ti possono rifilare, mi porto a casa una bottiglia del liquore di agave Mexcal, ma ovviamente tra tutte, solo quella con il verme dentro! Il consiglio che diamo è di lasciarvi tranquillamente “rapinare”. Qui i prezzi sono più che accettabili e la sensazione di trovarsi di fronte a prodotti autentici è forte (altro che i venditori ambulanti delle rovine Maja-Atzeche!): belli i cinturoni di pelle e le borsine di rafia (dopo non li troverete più così…sigh!), i cestini, le stuoie, le tovaglie, gli arazzetti ed il vasellame. I colori sono intensi sui banchini delle spezie e dei chili ed anche…gli odori sono forti nel mercato coperto, specie nelle zone attigue alla zona delle macellerie. Ma tutto fa atmosfera qui e non guasta più di tanto. Forse più ricercati, ma molto più cari sono i prodotti artigiani in mostra in altre cooperative in zona più centrale. La serata passa a passeggio nello Zocalo tra un concerto operistico all’aperto ed una cena al ristorante”La Cafeteria” affacciato sulla piazza dove, per scioccare ancor di più la mia ragazza, non mi lascio sfuggire le mitiche “chiapulines” con guacamole le cavallette fritte! ….che non sono oltretutto male… (230 pesos in due). Passiamo la serata a “chiacchera” con una coppia di ragazzi francesi di Lione, che è lì per un matrimonio tra un loro amico con una messicana conosciuta a Parigi durante gli studi. Messico è anche questo!

6° Giorno: Martedì 14/08. La Capitale sulla Montagna Bianca.
Come da programma ci alziamo abbastanza presto. Nella mattinata faremo l’escursione a “Monte Alban” (= Montagna Bianca”) la capitale zapoteca, dai cui terrazzamenti sulla sommità di un colle, è possibile vedere la piana di Oaxaca. Nel primo pomeriggio vogliamo essere di ritorno, oggi c’è molta acqua che bolle in pentola: nel pomeriggio visiteremo il bellissimo “Museo de las Culturas” attiguo all’Iglesia di Santo Domingo e poi partiremo verso il Chiapas nella notte. Dall’Hotel (ci permettono, una volta lasciata la stanza, di parcheggiare le valigie in un andito) ci dirigiamo a sud, a piedi, verso la zona dei mercati. Abbiamo deciso per un “fai da te”: in città ci sono anche molte agenzie che offrono il tragitto ma non ha senso spendere quando è così comodo il bus standard. In Avenida Minà ci fermiamo a comprare uno spuntino per la colazione e per il pranzo e poi arriviamo all’Hotel Riviera del Angel, dove una sorta di piccolo terminal (Viajes Turisticos Mitla Tel. 0052/951/514-31-52 e 514-78-00) offre diverse alternative. In realtà, ciò che con il senno di poi consigliamo è di concedersi un giorno di più qui a Oaxaca, prima della partenza in notturna. Sembra interessantissimo anche il “Tour all day long” per Hierve del agua (cascate di cristalli minerali e polle di acqua simili a quelle di Pamukkale in Cappadocia), Tule (l’albero più grande del mondo (?)), Mitila (la città dei mosaici) e Teotilan del Valle (famosa per i tessitori-partenze ore 8,30 e 10,00) già che sarete qui sarà un peccato perderselo. Cito anche il “Tour de las Nubes en sierra Norte” anche questo con partenza giornaliera alle 8,00: non so cosa sia ma suona bene. Alle 10,30 in punto (c’è una partenza anche alle 15,00) arriva il bus che con una corsa scalcinata di circa mezz’ora ci porta sulle pendici del Monte Alban. Non abbiamo molto tempo: alle 14,00 tornerà a riprenderci. Così ci mettiamo in cammino. 45 pesos ed entriamo nel sito. Carino il cartello che dice di non allontanarsi dai percorsi battuti: nei periodi delle pioggie (appunto Agosto!) i serpenti “coralillo” (tra i più velenosi del mondo!) amano starsene tra le roccie al sole. …non vi sto a raccontare la faccia della mia ragazza! ; )). Il sito si rivela ben presto nel suo splendore. La sommità della collina è totalmente spianata e sotto un potente baldacchino azzurro punteggiato di nubi sta la Gran Plaza, circondato dalla Plataforma Norte, la Plataforma Sur e da un sistema di edifici e piramidi ai lati ed al centro. Da notare il primo incontro con uno dei classici campi per il “juego de la Pelota”, in realtà molto più piccolo di quanto mi aspettassi. In tre ore vediamo il sito, ed il piccolo museo ad esso annesso; giusto in tempo per bivaccare con i panini all’ombra di un grosso albero e prendere la corriera che ci riporterà ad Oaxaca alle 14,30. Come da programma ci dirigiamo verso il “Museo de las Culturas” nel monastero attiguo all’Iglesia di Santo Domingo. 45 pesos per l’entrata, che ci apre uno dei più bei musei (insieme a quello dell’Antropologia ed al Museo Amparo) che abbiamo visto qui. Da un certo punto di vista è il più completo, in quanto ripercorre la storia dello stato di Oaxaca dalle culture precolombiane fino ai nostri giorni. Eccezzionale (la mia ragazza ha gli occhi che le brillano per l’emozione!) la mostra riservata al tesoro ritrovato nella tumba 7 di Monte Alban, con tutti i suoi monili in giada, oro, turchese, ambra ed osso. Alle 19,00 ritorniamo all’hotel e rilassatici un attimo, ripartiamo, noi e valigie, alla volta del terminal dei bus su un taxi. Cena a base di tramezzini. Il Bus parte alle 21,00 e ci scaricherà a San Cristobal de las Casas alle 8,00 di mattina. Da da pensare il fatto che lo stewart mi fa togliere il cappello all’imbarco: una videocamera registra chi sale; se qualcuno si comporterà male sapranno chi è stato. Allegro non c’è che dire. Il tragitto però va via tranquillo: lo zaino con l’equipaggiamento fotografico ed i sotto la poltroncina, un po’ di sobbalzi, ma il sonno è abbastanza profondo.

7° Giorno: Mercoledì 15/08: Alma Rebelde.
Alle 8 in punto il bus arriva alla Stazione degli autobus OCC, sulla Panamericana. E’ più piccola dei moderni terminal delle grandi città del centro: la povertà del Chiapas si afferra subito. Sbarchiamo, ci viene riconsegnato il bagaglio e ci dirigiamo all’aperto dove una schiera di Taxi e qualche bancarella ci aspettano. Con poco meno di 2 euro, ci facciamo portare in quella che sarà la nostra casa per 3 giorni, la Posada Jovel che raggiungiamo in una ventina di minuti, leggermente decentrata a Nord Est dallo Zocalo. Qui abbiamo prenotato un pacchetto da 1200 pesos a persona-attenzione sul sito c’è una discrepanza tra i prezzi se si guarda in spagnolo (prezzo maggiore) od inglese (prezzo minore), a noi hanno confermato il prezzo minore!-comprendente 3 notti colazione inclusa, tour cascate di Agua Azul, Misal Ha, e della meravigliosa Palenque all’indomani, tour del Canyon Sumidero il giorno dopo, 1 ora di internet free, 1 bottiglia di vino ed un box di cosmetici naturali per stanza. La speranza è di riuscire ad includere, pagando a parte, anche il minitour al pueblo indio di San Juan Chamula. Il posticino, in perfetto stile coloniale, è una chicca, con un giardino interno curatissimo e fiorito ed una veranda superiore panoramica. Invece non avevamo letto, su un sito internet, pareri molto positivi sui padroni e sul servizio. Effettivamente, la tipa della reception, deve essere la figlia del padrone, appena ci vede casca dal pero. La prenotazione non salta fuori (mi raccomando custodite gelosamente il numero di prenotazione!) anche mostrando le mail scambiateci (il num. di prenotazione salterà fuori dopo!) e lei sembra alquanto stralunata. Intanto le chiediamo se è ancora possibile poter andare a San Juan Chamula con la corsa di oggi che parte alle 9,00. Riusciamo a bloccare gli ultimi 2 posti appena in tempo (non sapevamo se, prenotando dall’Italia ce l’avremmo fatta in quanto i margini di manovra erano esigui e quindi ci siamo affidati al caso). Concordiamo che il resto lo sistemeremo in qualche modo al ritorno. La gita a San Juan si rivela presto ciò che non ti aspetti e, specie per la mia ragazza che si aspettava una sorta di paccottiglia turistica, diventa una delle più interessanti dell’intero tour. La nostra guida per l’occasione, Alehandro, un “mestizio” originario della zona, si dimostra bravissimo e pur in lingua spagnola riesce a farsi capire perfettamente (la mia ragazza mi ha letteralmente “trascinato”, dal gruppo anglofono in quello spagnolo-brava!) anche ai numerosi italiani presenti. Ci spiega usi e costumi locali (veramente notevoli e particolarissimi), ci porta a spasso per il paese, chiedendoci di non fare foto alle persone e dentro la chiesa. Quest’ultima è il vero piatto forte: musiche ossessive, fumi di incenso, fiori, polli morti, candele, festoni e frotte di santi addobbati alle pareti. rendono questo “Tempio del Signore” più simile ad una festa tribale che a qualcosa che noi conosciamo. Il tutto è “autogestito” nel senso che il prete mette piede qui solo per i battesimi ed i matrimoni. Ed il bello è che tutto questo non è turismo ma la loro realtà quotidiana. Credo che Miguel, quando ci dice che questo non è sincretismo, ma una maschera che gli indios hanno messo ai loro vecchi “dioses Maya” per non avere noie dai potenti Ispano-Cattolici, non sia molto lontano dal vero. Il resto della gita è comunque interessante, anche quando ci portano a Zincatan, per e comprare i tipici lavori della tessitura india ed assaggiare le vere Tortillas artigianali. Il ritorno avviene verso le 15,00. In mezzo ad un nubifragio, che mi fa capire come mai i marciapiedi siano così rialzati dal fondo stradale: il furgone non è più tale, ma una zattera. L’hotel ha mantenuto la sua parola: effettivamente la prenotazione c’era e la camera è stata preparata. Anche se abbiamo dovuto insistere non poco, per avere profumi e vino come da pacchetto, l’hotel resta comunque altamente consigliato. La sensazione finale sulla gestione dell’albergo non sarà negativa come letto; anche se, il loro modo di fare non particolarmente aggraziato; è dovuto più, secondo noi, ad una incapacità effettiva di comportarsi con il pubblico, che ad altro. Il pomeriggio trascorre nel centro di San Cristobal: L’Hotel Santa Clara, ex residenza del Fondatore della città, Diego de Mazariegos; la Cattedrale; la bella chiesa di Santo Domingo nel contesto del pittoresco mercato dell’artigianato locale. Dopo aver visitato il Mercato di Oaxaca, questo di San Cristobal ci sembra più turistico (le onnipresenti T-shirt inneggianti all’EZLN, al Subcomandante Marcos ed alla comandanta Ramona, tutti rigorosamente coperti da passamontagna lo confermano). Inoltre, sembra ci sia una forte “contaminazione” di oggettistica guatemalteca, rifilata per chiapatista originale. Comunque questa rimane una delle ultime occasioni per comprare dell’artigianato di buon gusto, dal produttore al consumatore (o quasi). Contrattare è d’obbligo. A cena andiamo al “ Gato Gordo” consigliato dalla Lonely. Ambiente simpatico, “rivoluzionario” ma personalmente non mi sono trovato bene: mi sono ricordato che mio padre, reduce da un viaggio in Guatemala, mi raccontò dell’usanza che hanno quaggiù di mangiare carne non frollata e quindi durissima. Una pioggerella battente ci costringe sotto i portici dove una frotta di piccolissime e bellissime bambine imperversa con un’insistenza tenera e simpatica fino a che non venga loro comprato qualcosa.

8° Giorno: Giovedì 16/08: Cascate e Piramidi nella Giungla Tropicale.
Colazione presto e partenza di prima mattina (attenzione agli orari di partenza!). Oggi in programma le cascate di Agua Azul e Misal Ha e la bellissima e misteriosa Palenque. Abbiamo preferito cambiare la successione delle gite rispetto al programma proposto per poter arrivare meno stanchi a Sabato, giorno di partenza. Oggi sarà una giornata indubbiamente piena e stancante (torneremo alle 23,00!). Sul bussino che ci trasporta salgono vari backpackers (che si fermeranno con i loro zaini a Palenque e proseguiranno poi da lì con il bus-un’idea splendida questa-verso Campeche/Merida senza tornare indietro) e due ragazze di Prato che ci faranno compagnia per l’intera giornata. Per la verità in Hotel è pubblicizzato un servizio di pulmini pensato “da backpackers per backpackers” (sponsorizzato da Lonely Planet) che mi sembra un’interessantissima alternativa ai megabus poco flessibili e che porta anche in Guatemala. Può essere un ottimo mezzo per raggiungere località minori, fermarsi e poi proseguire senza mezzo proprio. Ci fermiamo ad Ocosnigo per mettere a punto il furgone e noi approfittiamo per comprare un po’ di frutta. Poi ripartiamo. Passiamo da villaggi dove gli Zapatisti sono di casa: lo testimoniano le facciate delle case, con ricchi murales inneggianti ai guerriglieri dell’EZLN dai tipici passamontagna neri. Le tipiche dunette a schiena d’asino, intelligente e preventivo rimedio messicano agli eccessi di velocità (dove sono i nostri vigili quando servono veramente,salvo poi spuntare come funghi quando c’è da fare le belle multe che rimpinguano le casse comunali?) rallentano il viaggio, ma sono dannatamente efficaci: pena la distruzione, entro breve, delle sospensioni. Il tragitto dura molto ma è divertente. Arriviamo ad Agua Azul in tarda mattinata, l’umido dato dal grande complesso di cascate comincia a farsi sentire. Percorriamo il sentiero che ci porta al primo dislivello. E’ letteralmente costeggiato da baracchini che vendono di tutto, dalle stoffe (intrise di umidità) al cuioio, ai lavori in pietra ed ossidiana. Una piazzola si apre sullo spettacolo della prima cascata. L’acqua è tutto meno che “Azul”. Infatti questo è il periodo delle pioggie ed il fiume è torbo e limaccioso. Lo spettacolo è comunque bello ed imponente. Facciamo un giro ai salti secondari, poi torniamo. Malauguratamente mi fermo a mangiare un pollo ai baracchini presso l’ingresso del parco. Mamma mia! Sarà la nostra cultura occidentale che ci fa apprezzare i mollicci polli “da gabbia”, ma questo non è ruspante, è un pollo culturista! Durissimo, sciocco e per di più con il classico retrogusto acidulo proprio di tutte le zone tropicali e sub tropicali. Ne sbocconcello un po’ e non vedo l’ora di rimettermi in cammino per Misal Ha. Durante il tragitto vediamo lungo la strada baracchini che vendono di tutto, bellissimi scialli, coperte e tovaglie, camicie ricamate, amache (come ci dirà poi qualcuno: l’amaca di nylon sega la pelle, quella di cotone è da ospedale; la giusta è quella in fibra d’agave, che tiene anche lontani gli insetti!). Ma questo è artigianato locale vero, da Messicani per i Messicani. Tant’è che la stessa roba che sta in vendita, poi sta anche indosso alle donne che vediamo sfilare lungo la strada. Peccato non avere la possibilità di fermarsi per prendere qualcosa (sicuramente a prezzo stracciato!). Misal Ha è l’opposto di Agua Azul: un’unica cascata, sviluppata in altezza, che con un fragore assordante precipita in una pozza d’acqua dove è anche possibile fare il bagno. Dietro la cascata c’è una “cueva” dove si può passare. L’effetto doccia è garantito. Questo posto e abbastanza divertente: a parte l’umido dovuto all’effetto aero-sol della cascata, qui ci sono uno spaccio piuttosto grande e delle cabanas con vista cascata, dove è possibile rimanere una notte (renta de cabanas con ventilatore, acqua caliente e bagno privato, prezzi x 2 pers. 290 pesos) Chiaramente ciò è possibile se avete un mezzo di trasporto proprio (chi vi porta verso Palenque poi?), avete molto tempo a disposizione e volete gustarvi i posti fino in fondo.Alla fine arriviamo alla magica Palenque. Le due ragazze di prato ci dicono che a Puerto Escondido hanno conosciuto un personaggio italiano, molto vicino agli Zapatisti che le ha consigliate di come muoversi in Chiapas. Sembra che il vero fascino di Palenque sia fermarsi al Gate a valle, dove c’è il piccolo e ben fornito museo (dove sta una raffigurazione della celebre “tomba di Pakal” detta anche dell’”Astronauta”), e prendere i sentieri nelle foresta che portano su. Qui si apre un mondo di templi in rovina, costruzioni invase dalla vegetazione e natura, che richiama Indiana Jones. Purtroppo il pulmino pensa bene di portarci fino al gate principale, in cima alla collina (il tempo per visitare Palenque è esiguo, circa 2 ore, sufficiente ma non sovrabbondante per vedere il blocco principale). Qui rimaniamo senza parole. Un po’ per un caldo afoso incredibile, che fin qui non avevamo ancora conosciuto, che ben presto rende i nostri abiti da strizzare. Un po’ per il fascino del sito, che è incredibile, per la sua architettura particolare, per l’intelligente scelta di ripulirlo dalle vegetazione il meno possibile, per la sua disposizione. Dire che questo sito può valere da solo il viaggio è un’esagerazione, ma quando sei lì puoi essere portato anche a pensarlo. Peccato per il “Templo de las Iscriptiones” dove c’è la tomba di Pakal, senza dubbio il posto più affascinante, chiusa al pubblico. Ma Il “Templo XIII” con la tomba della Rejna Roja, “El Palacio”, “Il Templo del Sol” ed il “Templo de la Cruz” sanno ampiamente ripagare di questa delusione. Qui facciamo anche l’incontro con la prima iguana del viaggio, un maestoso maschio che si aggira pigramente in un prato. Il ritorno è interminabile, ed ancora di più sono convinto che, opportunamente pianificato, ben hanno fatto quei Backpackers ad evitarselo gestendo il tempo guadagnato in ulteriori esplorazioni del sito. Le ragazze pratesi ci consigliano un posto per mangiare consigliato loro a sua volta dal personaggio di cui sopra: Bullè Asadero, in Real de Guadalupe al n.23. La scelta si rivela eccellente e sarà qui la nostra cena anche per il giorno dopo. Ottima carne morbidissima (come Dio comanda!) alla gratella,, finalmente misti di verdura, a buffet, freschissimi, il tutto a volontà in un ambiente alla buona gestito da simpatici ragazzi del posto. A prezzo economico, più o meno fisso. Può essere una buona idea scambiare questo giro con quello del giorno dopo e dormire (anche se nell’afa…) a Palenque e poi da qui con il bus affrontare l’interminabile viaggio per Campeche-Merida.

9° Giorno: Venerdì 17/08: Dentro le Gole del Sumidero.
Oggi è il momento avventura, il percorso in barca tra le irte gole del Canyon Sumidero, che dicono, magnifico. Appena svegli riceviamo da mio babbo la bellissima notizia che un uragano si scatenerà tra qualche giorno sullo Jucatan….ma noi “tra qualche giorno” saremo nello Jucatan! La cosa non ci fa impazzire di allegria ma decidiamo di proseguire il percorso. Dopo una robusta colazione all’hotel (in gita mi diverte mangiare “all’inglese”, incurante delle occhiatacce di disgusto della mia ragazza!), partenza con il solito pulmino. Peccato, le ragazze pratesi con cui c’eravamo dati appuntamento non ci sono…proseguiamo da soli. La calata a valle è uno spettacolo: la strada è panoramica e quando la giungla si apre, si vedono, non valli e montagne, ma tante isole boscose che forano lo spesso mare della bruma. L’ingresso al Canyon rimane a Chiapa de Corozo. All’imbarcadero mi prendo un sacchetto pieno di pescini (fritti?) da un bambino. Sembrano commestibili…ed infatti lo sono. Ovviamente me li mangio da solo! Macchine fotografiche nelle sacca impermeabile e giubbotto salvagente in vita. Partenza. Lo spettacolo che ci si para davanti è sontuoso e mi ricorda il GerjangerFjord in Norvegia: pareti di nuda roccia a picco sul fiume per centinaia di metri, cascatelle che piovono dall’alto. La macchina mitraglia senza posa lungo tutte le escursioni focali, dal grandangolo (ach! Avessi il 10-22 mm anziché il 17-85!) al tele (maledetto Sigma! Senza AF ultrasonico e stabilizzatore è come non averlo!). Coccodrilli (!), pellicani, garze, paesaggi mozzafiato con colori enfatizzati dal polarizzatore. Alla fine non posso dichiararmi insoddisfatto. Sensazionale la parete che casca dalle nuvole per 1100 mt. fino al fiume! All’ora di pranzo ci portano a Chiapa de Corozo, paesino con una graziosa chiesa e la bella fonte rinascimentale. Qui si è palesemente in un posto per turisti, pieno di bancarelle e di negozietti. Mangiamo al Restaurant Los Corridores (indicato nella Lonely) nell’angolo sud della Piazza. Io che prendo la tipica carne con fiori di zucca non mi lamento, la mia ragazza però non si trova granche bene. Le cifre sono circa di 6/7 euro a testa. Prima di ripartire troviamo l’immancabile “fiesta” con tanto di processione in onore della Virgen e lancio di mortaretti. Qui il mio “cannoncino” 70-300 mm si riscatta ampiamente e fa il suo lavoro “rubando” ritratti e colori….quasi perdiamo il pulmino, a forza di fare foto. Inutile dire che mi becco qualche infamata da parte della mia ragazza…forse avrà ragione! Ritorniamo sotto una pioggia battente che mi fa capire a cosa servano gli altissimi marciapiedi presenti in questa zona: le strade sono letteralmente torrenti in piena e il furgoncino assomiglia più ad un motoscafo che ad una vettura. Rapidamente spiove e possiamo così vedere un po’ San Cristobal: il premiato Museo della Medicina Maya (abbastanza lontano dal centro-dobbiamo prendere un Taxi che con 1 euro ci porta) piccolino ma interessante (vendono anche rimedi tradizionali Maya alle erbe) e Na Bolom la casa museo di una coppia di europei del secolo scorso (lei antropologa e fotografa, lui archeologo) che hanno contribuito alla difesa delle comunità locali. Essa si presenta molto bene ed è particolarissima. Bello l’interno, bello il giardino esterno. Addirittura qui si può dormire e mangiare. Può essere un’idea farlo, se si ama l’atmosfera un po’ retrò che questo ambiente, museo, appunto, fa respirare. Qui da una indio all’entrata che il primo giorno avevamo incontrato all’Hotel facciamo gli ultimi acquisti (la sensazione che nello Yucatan i Souvenirs non siano così “originali” come qui ed ad Oaxaca è forte. Peccato che non riusciamo a vedere, (per chiara mancanza di tempo) Il Museo Sergio Castro dei Costumi Regionali. La Lonely dice che si può essere guidati , previa prenotazione, personalmente dal Sig. Castro che (secondo lei) pare essere una celebrità qui (lo paragona a Madre Teresa di Calcutta!). A piedi raggiungiamo il nostro hotel, che sta a sud ovest di Na Bolom. Ci riposiamo un po’ sulla terrazza panoramica. Una buona cena dal solito buon Bullè Asadero e poi a letto. Domani Partiremo.

10° Giorno: Sabato 18/08: Verso la nostra Roccaforte.
Ci svegliamo pieni di dubbi. Non sappiamo che fare. Non conosciamo gli uragani e non sappiamo quale sia la decisione giusta da prendere. Da casa arrivano notizie allarmanti: Dean, è questo il nome dell’Uragano, sembra cattivo per davvero e la “Tormenta” viene descritta di ora in ora come sempre più devastante. Sembra che passerà Mercoledì, quando noi saremmo proprio dovuti essere sulla Riviera Maya in direzione di isla Holbox che già fu devastata da Wilma due anni prima. Abbiamo prenotato (e pagato) il volo Tuxtla Guitierrez- Merida, con scalo a Mex City. Decidiamo di partire lo stesso per Merida. Lì raccoglieremo notizie e decideremo il da farsi. Dall’Hotel prendiamo un taxi che in 10 min ci porta al Bus Terminal OCC. Alle 9,40 abbiamo il bus per Tuxtla al cui terminal arriviamo alle 11,00. Qui prendiamo un Taxi fino all’aereoporto (circa 15 euro) dove arriviamo verso mezzogiorno. Chiediamo notizie sull’uragano ma tutti sembrano disinformati. Un veloce spuntino per pranzo ed alle 13,15 partiamo per Città del Messico da cui poi arriviamo a Merida con una coincidenza alle 17,45. Prendiamo subito un taxi e ci spostiamo verso l’albergo che avevamo prenotato, il Dolores Alba hotel che sarà la nostra roccaforte nel momento dell’impatto del Tornado. Ad essere sinceri appena scesi dal Taxi l’impressione è disarmante: su una muro piatto sta una porticina con vetri neri fumè. Capiamo che si tratta del nostro hotel dagli adesivi sticker appiccicati sopra che ne compongono il nome. Ci sentiamo morire: dopo posade e pensioncine in stile coloniale che si sia beccato un albergo ad ore?Eppure se l’ho prenotato non doveva essere così male su internet… Entriamo. La reception continua a non essere nulla di che. Poi ci ricrediamo ampiamente. L’hotel è ottimo: moderno, con parcheggio auto e piscina., camere ampie e luminose, cucina interna, tv, frigo e condizionatore non invasivo. Il tutto per 16 euro a testa circa. Ci sistemiamo ed andiamo a cena nella casa che fu di Quintana Roo, uomo politico che dette nome allo stato confinante, e dove ora sta il bel ristorantino “Amaro”, nome di chiara ispirazione Italiana. Il servizio è ottimo e la serata, animata da piano bar, scorre piacevole. In realtà c’è la “pizza”(?) ma ci sono anche tante altre cose buone non necessariamente italiane (io sono uno di quelli che all’estero rifugge i ristoranti italiani come la peste…). Il centro non è certo bello ma è molto animato: il sabato è giorno di fiesta e sembra che nessuno pensi alla “Tormenta” qui. I negozi in Plaza Grande sono aperti (l’impressione che il vero artigianato si trovi ad Oaxaca e San Cristobal si rivela giusta!) e nelle strade c’è musica ovunque. Una nota consolante è che il “Palacio del Gobierno” dello stato è qui, a 500 metri dal nostro hotel. Mi dico: se non è sicuro qui… Decidiamo di attendere l’uragano qui a Merida, non ce la sentiamo di rischiare di trovarcelo addosso in una cabana in riva al mare od in mezzo alla campagna yucateca. Quindi variamo il percorso cercando poi di ricongiungerlo a quello pianificato in precedenza. Per i prossimi 2/3 giorni almeno staremo qui: con un po’ di difficoltà convinciamo la proprietaria (un po’ musona in verità) a lasciarci la stanza per altri 2 giorni oltre stanotte. Poi si vedrà. Le notizie sebbene ancora molto incerte (scopriamo che gli uragani sono fenomeni molto instabili la cui traittoria e forza non è sicura fino all’ultimo) sono pessime: Dean è “incazzato nero” e più passa il tempo più sta diventando cattivo aiutato dalla situazione presente sul mare del golfo. In più l’”Ojo”, il punto di massimo danno, ha preso una trattoria che passerà a 30 km sud di Merida. Ne sapremo di più comunque appena passerà la Giamaica, che sembra essere, in casi come questi, un vero e proprio spartiacque. Per il momento il Tour continua.

11° Giorno: Domenica 19/08: Nelle Lagune di Celestun.
Come da programma sveglia presto, verso le 8,00. Oggi partiremo in Bus per Celestun una bella riserva naturale salmastra (l’alternativa era andare a visitare Uxamal, che in molti italiani durante il viaggio ce lo hanno propagandato come “più bello di Cichen Itzà”). Prima andiamo però al tourist office all’entrata del Palacio del Gobierno dove chiediamo delucidazioni sul cosa fare. I Messicani appaiono molto tranquilli e sicuri di se: ci chiedono di dichiarare dove alloggiamo e di rimanere in stanza nel periodo di passaggio dell’uragano previsto tra lunedì pomeriggio e martedì mattina. A piedi (è vicino all’hotel) andiamo, zaino in spalla verso il Terminal Bus del Noreste per comprare sul momento i biglietti per la corsa (ci sono anche tour tutto incluso ma rispetto al “fai da te” sono cari e non assicurano flessibilità). Con pochi Euro prendiamo la corsa della linea “Oriente” verso il paesino di Celestun, sulla costa. Il tragitto dura 2 ore ed alle 11,00 siamo lì.Bello è il viaggio ed i paesini che si incontrano. Il centro da cui partono le spedizioni naturalistiche in barca è circa 800 metri prima del paese. Basta chiedere all’autista che lo indicherà. Sollecitati da un’intraprendente Messicana ci uniamo a lei per pagare di meno il prezzo della barca, che altrimenti costerebbe più o meno i 60$ prospettati dalla Lonely. Chiaramente per poco di più conviene fare l’escursione completa di 2 ore anche se poi ciò che vale veramente la pena vedere sta racchiuso nell’ultima ora, garantita anche dall’escursione di una ora sola. La differenza è la visita alla laguna Sur con la “foresta pietrificata” e qualche branchetto di fenicotteri. Il giro è interessante: Molti trampolieri, cormorani, pellicani, fitti stormi di fenicotteri dal bel colore rosa, la foresta pietrificata, l’”ojo” di acqua dolce e fresca dove fare il bagno, il tunnel nella foresta di mangrovie. Qui il mio obiettivo 70-300 non stabilizzato mostra tutti i suoi limiti (e sto parlando avendo un sensore formato APS-C, quindi considerate un 480mm equivalente!): dalla barca dondolante, con i fenicotteri a 60-70 mt (di più non il barcaiolo non si avvicina per non farli volare via) è un impresa fare foto nitide, anche impostando tempi di scatto molto rapidi. Sicuramente, chi può preveda almeno un 300 stabilizzato, anche se l’ottimale in questi casi si ha con un 400, o meglio, con un 600 mm. Con un equipaggiamento del genere, anche se scattare da barca rimane ugualmente un’impresa, si porteranno a casa grandi foto. Il tour finisce verso le 14,00 e zaino in spalla ci dirigiamo a piedi verso il paesino di Celestun. Esso non appare particolarmente impressionante, ma una visita forse la meriterebbe. Nel cielo però sta avanzando, visibilmente, una forte perturbazione e, non sapendo se essa sia la prima avvisaglia di uragano decidiamo di ritornare alla svelta verso casa. Quindi niente pranzo a base di pesce nelle cabanas lungo la spiaggia (destinate a questo punto ad essere spazzate via) e ci dirigiamo verso il locale Bus Terminal. Esso rimane dall’altra parte della piazza principale del paese in un ufficetto dove c’è una folta fila per il biglietto, da acquistare sul momento. A pelo riusciamo a prendere quello per la prima corsa verso Merida (i posti sono numerati ed alla fine si esauriscono). Alle 15,00 il bus parte sotto l’acquazzone e dopo altre 2 ore siamo di nuovo a Merida. Decidiamo di fare acquisti in un supermercato per accaparrarci acqua potabile, pila e cibi in scatola per almeno 2 giorni. Ritorniamo a cenare all’”Amaro” dove ci avventuriamo ad ordinare una improbabile pizza “ananas e prosciutto” (se dobbiamo “trasgredire” vogliamo farlo per bene!). Sarà che abbiamo pranzato a crackers, ma il “disco piatto” che ci portano ci sembra abbastanza commestibile, anche se la pizza rimane tutta un’altra cosa. Ritorniamo alla svelta in stanza: la città appare più deserta stasera, anche se un po’ di vita ancora c’è. In realtà ci immergiamo in una serie di non stop della CNN spagnola sull’uragano, e cartina alla mano aggiorno via via la sua traettoria: Il pericolo diretto sembra più tenue ora: la Giamaica ha fatto deviare la corsa dell’”ojo” che sembra puntare più a sud in direzione non più di Merida ma di Tulum- Campeche. Il nostro pensiero è di relativo sollievo ma anche di tristezza per quei poveracci che, sprovvisti di tutto, se lo troveranno dritto sul viso. Continua l’esodo dei turisti dalla Riviera Maya, Isla Holbox che in un primo momento sembrava in allarme rosso, è stata comunque tutta evacuata ed all’hotel che abbiamo prenotato non risponde nessuno. Così a Cichen Itza. Avvertiamo l’ambasciata, gentilissima, sulla nostra posizione e tranquillizziamo casa.

12° Giorno: Lunedì 20/08: La quiete prima della presunta tempesta.
Oggi Saremmo dovuti partire di buon ora con un taxi per il Bus Terminal da dove alle 9,15 avremmo dovuto avere il Bus prenotato per Pistè, paesino ad 1,5 km da Chicen Itzà. Qui avremmo dovuto arrivare alle 11,00 dove pressoché davanti alla fermata sta il Piramide Inn hotel (dalla facciata squallidissima ma dall’interno carino) dove avevamo prenotato. Il pomeriggio sarebbe dovuto scorrere tutto a Cichen Itzà dove la sera avremmo dovuto assistere allo spettacolo altamente spettacolare “Luz y Sonidos”-Luci e Suoni. Inutile dire che tutto è saltato. Incoraggiati dalle previsioni, che parlano di un Dean sempre cattivissimo ma deviato ancora un po’ verso sud, confermiamo anche martedì notte. Proviamo a chiedere in reception per un giro turistico di Uxamal ma tutto oggi è sospeso poiché l’uragano è previsto in arrivo in nottata e qui a Merida il suo culmine è previsto alle 3 del pomeriggio di domani. Facciamo un giro in piazza e due o tre foto di come è “il giorno prima”; alla libreria “Dante” (si, Dante!) compriamo un magnifico librone illustrato, in Inglese, sui Maya, casomai dovessimo fare letture prolungate. In città si cominciano a vedere i segni di preparazione all’impatto: supermercati affollati, polizia che inizia a smontare cartelloni stradali e coperture dei semafori. Mangiamo in albergo ed il pomeriggio, di sole, ci invoglia a stare in piscina, insieme con tutti gli altri ospiti dell’albergo. Durante tutto il giorno vediamo ancora gente che va e gente che viene (incredibile!) con quello che, è previsto, si scatenerà stanotte. Mangiamo in camera con le provviste comprate. Vediamo in continuazione stormi di uccelli volare all’impazzata, come completamente sbandati, da una parte all’altra. Andiamo a letto chiedendoci cosa vedremo l’indomani.

13° Giorno:Martedì 21/08: Il giorno dell’Impatto
Oggi avremmo dovuto partire alle 8,10 in Bus dalla fermata di Cichen Itzà, di fronte all’albergo, per Tulum-Pueblo, nell’entroterra. Qui saremmo dovuti arrivare alle 11,00 e dopo il Check In all’Hotel Kinka fatto di Cabanas ed un lauto pranzo ci saremmo dovuti dirigere con un taxi alla zona archeologica che sta a picco sul mare. Al ritorno se fosse avanzato tempo ci saremmo diretti (in qualche modo) al Gran Cenote per uno Snokeling. Infine saremmo dovuti rientrare in albergo. Chiaramente nulla di tutto ciò è avvenuto. La mattina è cupa ed il cielo è plumbeo. Le nubi appaiono cattive e girano vorticosamente. Si avvertono raffiche di vento improvvise. In realtà siamo tranquilli: l’impatto dell’uragano, al massimo della potenza (Venti a 270 km/h e raffiche da 315!), è avvenuto stamani alle 4,00 poco a nord di Chetumal, ben sotto Tulum in zona disabitata. Rapidamente esso ha perso forza e si è sgonfiato tanto che Merida sarà solo lambita dal suo sistema esterno e sarà interessata da solo vento forte. Per precauzione rimaniamo tutto il giorno in camera: la mia ragazza farà la “cura del sonno”, io ne approfitto per seguire tutti i documentari possibili su “Discovery Channel” e le news alla CNN Spagnola. A fine giornata il bilancio dell’Uragano Dean nel nostro albergo sarà un ombrellone rovesciato ed una sedia in piscina. Nulla che non si sia visto anche qui da noi. Per la cronaca il massimo picco sulla verticale di Merida si è avuto alle 11,00 di mattina con l’”Ojo” declassato a Categoria 2 con venti da 165 km/h e raffiche da 220. Qui in città il fenomeno è arrivato molto, ma molto, attutito. Alla fine l’”ojo” uscirà alle 2 del pomeriggio 35 km a sud di Champoton, sotto Campeche, declassato ulteriormente a categoria 1. Si lascerà dietro, fortunatamente, diversi alberi abbattuti e poco altri danni. Merito anche dell’efficentissima protezione civile che ha messo in sicurezza tutto quello che era possibile mettere.

14° Giorno: Mercoledì 22/08: “La Peninsula Resiste”!
Oggi secondo il programma ci avrebbe atteso un’alzataccia: saremmo dovuti essere al Bus Terminal per le 6,45 dove alle 7,10 ci avrebbe atteso il bus per Cancun. Qui avremmo dovuto capire da dove partono i Bus (Mayab e Noreste- su internet non eravamo riusciti a sapere nulla in proposito) per Chiquillà paesino di pescatori dove attraccano i barconi ed il traghetto per l’Isla Hollbox. Avremmo dovuto raggiungere questo terminal in taxi e da qui con un tragitto di 2 ore si sarebbe dovuti arrivare a questo piccolo avamposto prima ed ad Hollbox poi. Consultandoci anche con il gentile personale dell’ufficio turistico di Merida, con cui c’eravamo dati appuntamento a stamani se tutto fosse andato per il meglio, decidiamo di ricongiungere il tragitto a quello originale. Infatti dal Terminal degli autobus CAME, a sud ovest, veniamo a sapere che alle 9 di sera partirà un bus Noreste per Chiquillà dove arriverà più o meno alle 5 di mattina. Pur non avendo ricevuto ancora nessuna risposta dall’albergo ci prenderemo il rischio. Liberiamo la camera che è stata la nostra casa per questi tre intensi giorni e lasciamo i bagali nel gabbiolo dell’astanteria. Per ingannare la giornata prendiamo un’auto a nolo per il giorno, presso l’agenzia Budget in Calle 60 e dopo esserci diretti a prenotare i 2 biglietti al terminal ci dirigiamo verso Uxamal con la speranza di riprendere il tempo perso e di fare Uxamal-Cichen Itzà in questo modo (ed a quel punto di mollare Tulum). Sulla carta sarebbe stato possibile. In realtà come vediamo solo sulla carta. Infatti prima impieghiamo tre quarti d’ora per sbrigare le pratiche di nolo-auto, dopo sbagliamo subito strada per Uxamal e prendiamo quella più larga , ma più lunga per Campeche. Poi, come aremo modo di constatare, attraversare mezzo Yucatàn per arrivare Cichen Itzà non è così agevole in termini di tempo. Giungiamo ad Uxamal in tarda mattinata. Qui sappiamo che il sito è stato appena riaperto e comunque si tratta di un’apertura parziale poiché deve essere ancora bonificato in parte. Pagati i 45$ di ingresso più parcheggio vediamo la bellissima e particolare Torre dell’Adivino, il Cuadrangulo de las Monjas ed il Juego de las Pelotas con alcune costruzioni minori. Ci manca tutta la parte soprelevata del Templo Major, il Palacio del Gobernador ed El Palomar che sono ancora interdetti al pubblico. Peccato. Il sito in stile Maya Puuc, non grandissimo, si rivela sicuramente bello, tanto che capiamo le calde sponsorizzazioni che ci sono state fatte. Sicuramente è molto integro e questo gli conferisce un bel fascino. Lo giriamo in meno di 2 ore e dopo uno spuntino al discreto ristorante del sito mi provo una bibita a base di pulque, succo d’agave fermentato, la popolare bevanda precolombiana. Non male anche se alla fine stucca un po’. Questo sito è letteralmente invaso dalle iguane che spuntano per ogni dove e con discrezione si concedono anche a foto abbastanza ravvicinate. Ci consultiamo e vediamo che partire alle 14,30 per Cichen Itzà non è il caso. Con un po’ di delusione ritorniamo a Merida, dove la mia ragazza mi propone di visitare lo Zoo. Il posto è carino e se si ha tempo da spendere può meritare una visita. Se non altro per vedere dal vivo i numerosi animali autoctoni e non. Alle 18,00 riportiamo la macchina e ripresi i bagagli dal nostro “Dolores Alba” prendiamo un taxi per il Terminal CAMA. La sala d’aspetto è piena di una varia umanità, alcuni visi non particolarmente raccomandabili, ma tant’è. Puntiamo subito un gruppo di ragazzi Italiani, scopriremo anche loro fiorentini, diretti ad Hollbox. Per la cronaca riusciamo a contattare solo ora il nostro albergo su Hollbox, il quale ci dice che loro sono ritornati da oggi e che le camere sarebbero state pronte anche stanotte; ma certo credo che il nostro “bidone” sia ampiamente giustificato. Mangiamo un po’ dello scatolame ancora in nostro possesso. Il viaggio avviene nella notte e si rivela abbastanza avventuroso: La mia ragazza non si sente tranquilla e non chiude occhio. Io mi avvedo del fatto che le fermate sono in aperta campagna o lungo paesini sperduti: chi scende e chi sale tuffa le mani nel bagagliaio e prende. Quanti e quali bagagli prenda sono alla sua buona coscienza. Ci scambiamo un’occhiata preoccupata con gli altri ragazzi sul bus; meno male che l’armamentario fotografico ed i valori sono, come al solito, nel mio zainetto che ho ben saldo tra le gambe. Nella notte intravedo anche il villaggio di Pistè e la facciata del Piramide Inn nel quale avremmo dovuto dormire ieri l’altro.

15° Giorno: Giovedì 23/08: Isla Hollbox: Mosquitoes e Tiburon Ballena.
Uno scossine dà segnala lo stop del Bus e mi sveglia. Grazie a Dio il bagaglio è tutto integro e così anche per gli altri ragazzi fiorentini che si apprestano ad imbarcarsi con noi. Quindi non è vero che a pensar male ci si azzecca sempre. Meglio così. Nel buio delle 5,00 intuiamo di essere in una piazza in terra battuta. Seguiamo dei Messicani che hanno il fare di chi ha familiarità col luogo, verso una stradina. Poche centinaia di metri e siamo al molo. Intuiamo la presenza di un traghetto e di una capanna rossa da dove partono i 9 Hermanos (che sono barche e non persone, come pensavo Tel. 87-5-20-10). Degli Hermanos non c’è traccia, ci sono invece dei barchini a motore privati, velocissimi che in 20 minuti ti portano a destinazione (sì, ma chi imbarca il mio trolley formato armadio?). Le partenze sono dalle 6,00 ogni 2 ore da Chiquillà, da Hollbox dalle 5,00 ogni 2 ore; non importa assolutamente la prenotazione. Tutta la comitiva opta per un prezzo famiglia sul traghetto per un 25 $ a testa (poiché il traghetto viene usato in genere per le vetture probabilmente finiranno nelle tasche della ciurma) che è lento (traversata di 1h) ma che offre un’alba indimenticabile sul Caribe messicano. Arriviamo in vista di Holbox che è appena giorno. In realtà questa non è un’isola ma è quasi una penisola che forma una laguna con la terraferma. Scendiamo. Le strade sono deserte (verremo a sapere che la vita sta riprendendo proprio oggi con gli holboqueni che ritornano dallo sfollamento posturagano a Cancun). Le strade in terra battuta, le cabanas e le casupole pittoresche e coloratissime, le golf cart come auto. Tutto è come descritto dal report che ci ha ispirato: l’ottimo “Sogno Tra Spiaggie, Storia, e Squali Balena” pubblicato qui da Maeba. Prendiamo un taxi cart che ci porta, come Maeba un anno prima di noi all’ “Hotelito Casa las Tourtugas” un gioiello gestito da una famiglia Italiana che ha messo in pratica il “via dalla pazza folla”. Il prezzo è abbastanza alto per gli standard locali (in 4 giorni spenderemo 563 $ totali inclusa l’escursione allo Squalo Balena (un must in luglio-agosto! Ma saranno soldi spesi veramente bene. PS: è possibile prenotare direttamente anche sull’isola? Noi in mancanza di notizie certe abbiamo prenotato dall’Italia con l’Hotelito e l’impressione è che li si trovino escursioni, sul momento, anche a meno. Ma essendo questa una delle vere attrattive del viaggio e non volendo rischiare sorprese abbiamo deciso di conseguenza. Da notare che l’Hotelito fa anche un bel servizio e quindi non ci pentiamo di aver fatto così. All’Hotel siamo accolti con la tipica ospitalità emiliana da Daniela, la segretaria, e da Franca (mi sembra fosse questo il nome…), sua figlia Francesca, suo marito e dalla cugina ottima barman del Cafè-del-Mar autrice di tanti ottimi cocktail. Siamo al momento gli unici ospiti insieme ad una simpatica coppia di ragazzi spagnoli Nacho e Vicky e le attenzioni sono tutte per noi. La vita qui sta ricominciando. Arrivano anche gli altri ragazzi fiorentini che trovando il loro “Villa los Mapaches” ancora non agibile, passano la prima notte qui con noi. Ci riferiscono che anche Los Mapaches è bellissimo, forse un po’ meno curato e strutturato, ma più selvaggio. Le camere sono fantastiche, degne di una luna di miele. Il giorno passa pigramente tra gli ottimi cocktails del Cafè del Mar, deliziosi spuntini e riposo sotto le palme. Il cielo ancora plumbeo di tempesta, la spiaggia bianchissima ed il mare verde azzurro fanno da cornice. La solita pioggerella spazza la costa sul tardo pomeriggio ma poi Giove Pluvio (Il cui corrispettivo Maya si chiama Chac Mool) si fa perdonare ampiamente con il più bello degli arcobaleni. La sera grigliatona mista di pesce con gli amici spagnoli da “Viva Zapata” unico locale che ha riaperto a tempo di record e poi a spasso per le viuzze di sabbia, rigorosamente in pareo, shorts e zoccoli di gomma. Da notare il bellissimo “Dean, we’ll be back” scritto con il gesso su una lavagnetta fuori da un abitazione. Questa gente è indomabile! Da notare anche che Nacho e Vicky stanno consumando ciascuno 3 stick di repellente al giorno. Ed a loro parere, con scarsi risultati: e zanzare sembrano essere aggressive come non mai. Noi che dire? Non ci danno particolarmente noia neppure in Italia ed a parte molti moscerini fastidiosi non ce ne accorgiamo neppure! IMPORTANTE: Attenzione sull’isola non esistono banche: quindi portatevi tutti i soldi cash, pena brutte sorprese!

16° Giorno: Venerdì 24/08: Cullati dal Dolce far Niente
Il bello di questa isola è che non c’è assolutamente niente. Niente per cui valga la pena di affannarsi, correre od arrovellarsi intendo. Oggi, per questi motivi, è ritornata una coppia di Monza sfollata a Cancun, che erano qui già dalla bellezza di due settimane. Ma come avete fatto a reggere gli ho chiesto? Per loro è stata la cosa più naturale e semplice del mondo. E più è il tempo che anche noi due passiamo qui e più ci riesce facile capirli. Contiamo le ore che ci separano dall’agognata escursione verso i Tiburon Ballena, i pacifici ed enormi squali balena, ma sembra che il mare in burrasca dovuto all’uragano li abbia spinti verso il fondo e per il momento non v’è traccia di loro. Domani Nacho e Vicky andranno via. Sperano di riuscire a fare l’escursione domani mattina ma sarà dura. Festeggiamo tutti al solito buon “Viva Zapata”.

17° Giorno: Sabato 25/08: Ultimo Giorno ad Holbox.
Nacho e Vicky sono andati. Noi partiremo domani mattina. Anche oggi purtroppo l’escursione salta: non ci sono notizie certe e l’Hotelito vuole dare giustamente più di una speranza per chi partecipa al tour, che tra l’altro costa. A questo punto è chiaro che siamo persi il vero happening dell’isola. Eppure c’è nell’aria qualcosa: la gente sta ritornando e barche anche private si stanno muovendo. La mattina passa tranquilla, Io vado a fare alcune foto ai pellicani ed ai cormorani appollaiati su dei pali al largo, La mia ragazza sta a perendere il sole che però oggi appare come malaticcio. Il marito di Franca (che tra l’altro fa anche il pilota di ultraleggero) il pomeriggio ci invita sul fuoribordo “Orale!” (= finalmente!) dell’Hotelito a fare un giro di prova motori (…non si sa mai!). Per lo meno avremo fatto un po’ di barca lo stesso. Ci assicurano però che più tardi prenderanno un piccolo aereo ed insieme ad altri isolani si muoveranno per cercare i branchi. Noi aspettiamo pazienti: si fa strada in noi un’altra soluzione, rimandare la partenza al pomeriggio, se si dovesse verificare ciò che noi speriamo. Ed infatti accade. Un grosso branco è stato localizzato. Rapidamente la notizia si diffonde a tutti i ragazzi dell’Hotelito e la febbre sale. Il piano è fatto: fissiamo con Daniela un taxi per il giorno dopo: il piano è il seguente: con tempismo perfetto, al ritorno dall’escursione, prenderemo i bagagli già fatti saluteremo tutti e da Traghetto a Taxi partiremo per Cancun. Da qui, da Puerto Juarez via con il traghetto per Isla Mujeres ( sinceratosi che le ultime corse partono verso le 18,30 di sera). Il prezzo del Taxi per 2 ore di tragitto è proibitivo (mi sembra sui 100$) ma grazie a Dio questa pensata l’ha avuta anche un’altra coppia e così, in 4 la situazione si alleggerisce (mi sembra che a conti fatti verrà una 25-30 euro a testa…)..
Cena all’ottimo “Colibrì” che ha riaperto: ottimi i Camarones al Mojo de Ajo ed alla Diavola. E poi via a comprare gli ultimi souvenirs (bellissime le t-shirts con la zanzara e quelle con lo squalo)!

18° Giorno: Domenica 26/08: La danza dei delfini e davanti al tiburon ballena.
Oggi è il giorno. Sveglia alle 7,00, bagagli già pronti dalla sera prima, macchina fotografica nella sacca impermeabile con gli obiettivi, maschera e pinne sotto braccio. La partenza è alle 8,30, poi in realtà viene rimandata alle 9,00 per un problema ad una barca di appoggio. L’attesa è spasmodica e la inganno innaffiandomi di crema protezione 50+…il sole qui non ha l’aria di perdonare. Finalmente partiamo accompagnati in acqua da un cane che vorrebbe venire pure lui. L’Oceano è piatto e la barca fila che è una bellezza. La costa scorre alla nostra destra e più volte branchi di pellicani ed uno stormo immenso di fenicotteri sfilano via lungo la battigia. La mia macchina fotografica è più che mai reattiva, ma le distanze sono troppo grandi per il 300 mm e l’ottica, di nuovo, non stabilizzata mi impedisce di concludere granchè. Ad un tratto pero ci voltiamo tutti. Il motore decelera ed infine, borbottando si ferma. Siamo entrati in un branco di delfini che a coppie ed a tre a tre intrecciano danze intorno al nostro scafo. Vederli è una gioia per gli occhi e da sempre tanto entusiasmo. Li seguiamo pian piano e loro continuano il loro gioco, mentre continuo a scattare. E’ora infine di ripartire. Rapidamente guadagnamo il largo e non ci è difficile capire che ci siamo quando vediamo raggruppate delle barche bianche in una zona ben precisa del mare. Via via che ci avviciniamo distinguiamo in acqua anche l’arancio dei salvagenti e pinne enormi sbucare lì vicino a loro. I primi passaggi sono emozionanti: vediamo il pescione maculato di bianco, di 8-10 mt , puntarci e sfilarci sotto. Poi ne incrociamo altri due mamma e figlio. E’ora di tuffarci. Rapidamente ci prepariamo ed a coppie scendiamo insieme all’istruttore. Il gioco è semplice: ti buttano proprio davanti al musone enorme del pesce e tu devi nuotare a più non posso, pena vederlo sparire in pochi secondi nell’acqua non limpidissima. I “Ballena” sembrano lentissimi ma in realtà la forza delle pagaiate che tira la possente pinna caudale li fa filare come un treno. Sono sincero, trovarsi a tu per tu con un musone nero largo 2 metri che ti sfila a pochi centimetri sotto fa una certa impressione, anche a me che sono incosciente per natura. Ma il fatto che si sia tuffata più volte anche la mia ragazza che non è esattamente una cercagrane dimostra che il gioco è assolutamente innocuo. Il pescione da l’intenzione di interessarsi solo del plancton e tutt’al più di scansare, inabissandosi, questi noiosi “moscerini” rosa. Il massimo è quando, nuotato un po’ al fianco dello squalo, mi faccio trascinare (non si potrebbe…) per un centinaio di metri attaccato alla sua pinna dorsale. Peccato per l’acqua: come avevo già notato su alcuni video che pubblicizzano l’attività la visibilità non è eccelsa e la “massa nera” dello squalo appare, sfila e scompare in pochi secondi. Il fare foto (o filmini) in queste condizioni (specialmente se uno usa una “bustina trasparente” impermeabile per la compattina, venduta come “rivoluzionaria” su ebay) è un’impresa: un po’ per le condizioni ambientali, un po’ perché il prodotto è una ciofeca. Torniamo indietro veramente entusiasti dell’esperienza e mettiamo rapidamente in atto il piano ordito il giorno prima. Per 40 pesos ci facciamo trasportare da uno degli “Hermanos” a Chiquillà insieme all’altra coppia e sempre insieme a loro prendiamo il Taxi per Cancun. Qui Ci separiamo. Noi saliamo al volo su uno degli ultimi traghetti (quello delle 17,30) Ultramar dal “Gran Puerto” di Cancun verso Isla Mujeres e finalmente qui arriviamo. L’Isola, tanto pubblicizzata, non ha nulla a che vedere con il piccolo paradiso di Isla Holbox. Qui la civiltà è arrivata eccome, anche se rimane sempre vivibile e non come quella pacchiana della “Gringoland” Cancun. Cerchiamo il nostro Albergo l’Hotel Francis Arlene ( 22 euro a testa) che rapidamente troviamo nel lato opposto dell’isola (resta comunque raggiungibilissimo). Che dire su questo hotel? Sarebbe ingiusto dire che è stata una delle poche scelte sbagliate fatte nella vacanza, ma in realtà è anche così. Infatti esso è pulito, gestito correttamente e con passione, ma è una pensioncina fatta per habituè, anziani in villeggiatura, famiglie con bambini etc. lontanissimo nello spirito da posti indimenticabili come l’”Hotelito” che già in se giustificano lo stare nel posto. Senza contare che trovando in un clima tremendamente afoso, i condizionatori posizionati con le bocchette sopra di noi e di fatto inutilizzabili. Probabilmente più consoni allo spirito dell’”Hotelito” potrebbero essere il Casa Maya con bungalows da 75$ in su ed il prospiciente Villa Kiin (- dove siamo stati a lungo combattuti di prenotare) sulla piccola “Playa Secreto” accosto alla celebre Playa Norte, Alla fine ha prevalso la praticità di ubicazione del Francis Arlene rispetto alla posizione decentrata degli altri due.
La serata prosegue con un’ottima cena a base di “Langosta al mojo de ajo” (era da mo’ che mi ero promesso un aragosta seria!) e succhi tropicali annacquati da Cockteleria Mininos, il migliore dei carinissimi ristorantini lungo la spiaggia. La giornata si conclude con un giro nelle botteghine del paesino ed in una gelateria italiana. Qui conosciamo la simpatica signora giramondo che serve dietro il bancone, con cui intratteniamo una bella conversazione.

19° Giorno: Lunedì 27/08: Solleone.
Ci svegliamo tardi. Dormire la notte è stato un tormento, sia per il caldo afoso a cui non si è potuto contrapporre il condizionatore (le bocchette gelate direttamente sul corpo) ma solo le pale della ventola. In più ho accusato un curioso fenomeno da ieri: il sole ha oltrepassato su tutto il fianco destro la protezione 50+ e la maglietta lasciandomi una chiosa completamente violacea. Ma la cosa più assurda è che essa non brucia, ma fa male al pari di una manganellata. Oggi vogliamo rilassarci al sole della famosa Playa Norte (la più bella dell’isola, tutta la costa est, che dà sull’oceano è impraticabile per onde e correnti): prenderemo, se lo troviamo, un ombrellone (sarebbe stato di una comodità assoluta avere un hotel di cabanas direttamente sulla spiaggia come lo era l’hotelito!). Facciamo colazione al Manana pittoresco localino-biblioteca gestito da ragazzi, dove si possono prendere colazioni internazionali e più tipiche. Ci dirigiamo poi alla Playa Norte dove, sulla sx, troviamo il Sunset Grill con i suoi ombrelloni a nolo. Ovviamente via sotto uno di questi, mentre il solleone arrostisce tutto cio che si trova intorno, compreso un gruppo di arrossatissime americane che continuano a crogiolarsi noncuranti. Ad essere sincero mi sento addosso un effetto microonde pur da sotto l’obrellone! Bah! Sarà la “manganellata” di ieri….Ci consoliamo all’ottimo Sunset (anche hotel tra l’altro…) con una fenomenale bistecca di pesce spada e cocktail vari. Verso la fine pomeriggio, dopo qualche immersione nella trasparente acqua dell’isola (dove purtroppo non è comunque sconosciuto il fenomeno delle alghe) si fa ora di tornare all’hotel. In effetti altro che effetto microonde! Il sole bucando la “carta velina” dell’ombrellone mi ha cotto a puntino tanto che la mia costata sembra una fiorentina al sangue. Grazie a Dio le farmacie locali si intendono di queste cose e per qualche euro mi vendono un bottiglione formato famiglia di un intruglio azzurrognolo che riesce a placare il dolore. Per cena ritorniamo da Mininos che ci sembra molto più affidabile degli altri locali lungo spiaggia, desolantemente vuoti.
Poi via nei variopinti negozietti di Via Hidalgo. Segnaliamo tra tutti Tribal Art e Fashion gestito da ragazzi italiani che si distingue per le particolari Tshirts e bigiotteria autoprodotta (il gusto italiano si vede e…si paga anche!).

20° Giorno: Martedì 28/08: A zonzo per l’isola.
Oggi ci siamo dati il compito di esplorare l’isola. Fatta colazione al Magnana coordiniamo le idee con l’aiuto della Lonely e della Routard e decidiamo di prendere un motorino a nolo per avere più mobilità. L’ottimo Ufficio di Informazione Turistica, molto gentile, ci indirizza presso il Motonoleggio Joaquin in via Juarez nel’isolato più a sud, sconsigliandoci quello davanti al molo. In effetti ci troviamo bene sia come prezzi sia come mezzo. Partiamo verso sud con maschera e pinne; a me piacerebbe fare il bagno con i delfini del delfinario “Doplhin Discovery” , ma la mia ragazza mi fa cambiare idea. A parte la sensazione di essere in un posto da “gringos”, la nuotata “royal” che è quella più di sostanza, costa una cifra invereconda (mi sembra sugli 80-100 $ a testa). Quella più abbordabile (sui 30 $) è quella base dove però il gioco non sembra valere la candela. Inoltre le signora della gelateria che abbiamo pessato a trovare anche ieri sera, ci ha raccontato storiacce sul delfinario: sembra che i poveri animali siano sfruttati fino allo sfinimento e che poi siano abbandonati morti o moribondi in alto mare per evitare problemi. Quindi ritorniamo indietro di poche centinaia di metri presso l’ hotel “Playa Tiburon” dove sembra che si possa fare il bagno con gli squali (in realtà, per gli appassionati di sub ho letto che c’è una grotta al largo, dove questo è possibile per davvero:( cfr., “diving with the sleeping sharks”). In realtà anche questa è una cosa pacchianissima dove un povero squaletto mangia-alghe è tenuto rinchiuso in un recinto 4mtx4 dove un responsabile lo “tortura” nei peggiori modi per il divertimento dei turisti che a pago si immergono con lui. Il povero pesce appena può, infatti, fugge dall’altra parte del “recintucolo”. Francamente lasciamo fare questo genere di cose, per una foto, ai “gringos” e ci dirigiamo nell’unico posto che in questa zona vale veramente: la Turtle Farm. Qui è in atto un progetto di ripopolamento delle tartarughe marine, e quindi è possibile seguire il loro ciclo di vita, dall’uovo alla libertà in mare. C’è anche un piccolo acquario ed è possibile comprare il cibo per la tartarughe con pochi spiccioli. Qui mi è stato anche possibile prendere bellissime foto sia del paesaggio, sia degli animali. Per pranzo ci dirigiamo a fare snorkeling al parco naturale consigliato, il Garafon. In realtà esso è carissimo (svariate decine di dollari per l’ingresso) e ci viene sconsigliato da molti. Meglio andare all’hotel attiguo, il “Garafon de Castilla” dove per qualche euro entriamo, possiamo usufruire delle strutture (lettini ed ombrelloni) e del discreto ristorantino. Questo hotel è il regno delle Iguane. Fa un effetto strano effetto vedersele girare tra i tavolini tra gli schizzi a lato delle signore compresa la mia! Ben paffute, sono nutrite da inservienti ed avventori ed anch’io mi sono fatto tirare qualche “piluccotto” mente le rifocillavo con qualche tacos. Lo snorkeling qui è piacevole, specialmente per la mia ragazza che non l’ha fatto raramente; i pesci non sono affatto timidi e ti vengono molto vicino. Devo comunque dire, per gli amanti del genere, che il Mar Rosso è tutta un’altra cosa. Qui c’è l’Isola di Cozumel, che sebbene ancora più turistica di Isla Mujeres sembra sia molto bella in proposito. Ancora una volta la bustina impermeabile per la compattino si rivela assai deludente ma mi permette di fare qualche scatto carino. Un ragazzo italiano su Hollbox aveva una compattina digitale della Pentax a tenuta stagna che faceva foto molto interessanti….ci dovrò pensare (spendere 1000 euri per la custodia stagna per la reflex mi sembra eccessivo!). Il pomeriggio lo passiamo a punta Sur, dove c’è il faro e ci sono le rovine del tempietto Maya che, secondo la leggenda ha dato il nome all’Isola. Il caldo è asfissiante e delle bibite ghiacciate si dimostrano buon refrigerio. Sulla strada del ritorno non riusiamo a vedere la Acienda Mundaca, il buen ritiro di un pirata ed avventuriero locale vissuto nell’ottocento. Non penso però che ci siamo persi molto. Passando dal lato est dell’isola per il ritorno, scopriamo una parte più selvaggia e trasandata ma forse autentica del lato ovest turistico. La sera mangiamo con un gelato dalla nostra amica gelataia e parliamo con lei dell’escursione che pure qui fanno, ma a 100 dollari e che lei vorrebbe fare.

21° Giorno: Mercoledì 29/08: La Città dei Pozzi degli Itzà.
Oggi sarebbe stato in programma, se ci andava, l’escursione ad Isla Contoy un’isola parco-faunistico molto valido per il Bird Watching. (Attenzione: abbiamo vagliato anche le proposte per il pubblicizzatissimo enorme parco X-CARET, a sud di Tulum, ma ci è sembrata una paccottiglia di roba turistica pseudoavventurosa buona solo per i Gringos e loro famiglie). Abbiamo invece “messo a prezzo” ieri l’escursione (50$ a testa per un giorno in mare e sull’isola, con pranzo a base di pesce cucinato in loco) presso un agenzia accanto al porticciolo dei traghetti. In realtà molto correttamente il “capitan” con cui abbiamo parlato ci ha fatto capire che per oggi è attesa una leggere “tempesta tropicale” su questa zona, e che quindi solo stamani mattina alle 8,00 avrebbe deciso il da farsi, con gli aspiranti partecipanti. Reduci già da un “quasi uragano” ci siamo guardati negli occhi ed abbiamo optato per una “pazza idea”. Infatti è un peccato perderci Contoy, ma lo è stato di più perderci Cichen Itzà e Tulum. In men che non si dica abbiamo deciso di abbandonare l’isola un giorno prima (l’hotel, pagato in anticipo per tutta la permanenza, è risultato comunque a buon mercato) e fatti rapidamente i bagagli eccoci alle 9,30 sul traghetto per Porto Juarez. arriviamo lì e preso un taxi ci facciamo portare rapidamente a Cancun città; verso le 12,00 noleggiamo una delle poche auto disponibili presso l’agenzia Budget, che ha il vantaggio di essere abbastanza vicina, poi, all’albergo in cui pernotteremo qui (rischiamo optando sulla copertura assicurativa minima, optiamo per riportare la macchina con il livello di benzina con cui l’abbiamo trovata cosa, quest’ultima, che per esperienza è sempre la migliore). Aiutati dalla cartina della città e dalle segnalazioni ci dirigiamo verso la “Cuota”, la loro autostrada. I pedaggi si rivelano abbastanza salati (sul livello delle nostre autostrade) ma nel primo pomeriggio, dopo 3,5 ore di viaggio, arriviamo a Pistè. Qui mangiamo in ristorante lungo la carrettiera principal. Nel tentativo di evitare i posti turistici ma anche le bettole, entriamo proprio in un posto che più “gringo” non si può, con tanto di comitive in entrata ed in uscita continua. Riempita alla bell’e meglio la panza decidiamo di puntare ancora (come a Merida) sulla “garanzia” del Dolores Alba, che qui ha la sua sede originaria. In realtà si rivela una scelta molto azzeccata. Il posto è piacevolissimo e molto new age. Gli inservienti sono gentilissimi (si danno un gran da fare per farci ripartire, avendo lasciato le luci dell’auto accese e quindi la batteria scarica). Qui se uno non fosse “mordi e fuggi” potrebbe sostare un giorno di più, vedersi alcuni cenotes dirimpetto all’hotel e delle belle grotte in zona. Ci sistemiamo e partiamo per Chicen Itzà (= davanti ai pozzi degli Itzà in lingua Maya) che da qui dista solo 1,5 km. Arriviamo qui verso le 17,00 entriamo aggratis (visto che chiuderà alle 17,30) e facciamo a tempo sotto una pioggerella uggiosa, a visitare di corsa solo la parte Nord: il Gran Juego della Pelota (immenso), il famosissimo “el Castillo”, La” plataforma de Venus” ed il “Templo de lo Guerreros” con la celebre statua di Chac Mool, per i sacrifici, sulla sommità. Ne rimaniamo veramente entusiasti. Peccato, è vero, poiché non è più possibile salire sui monumenti, ma altro che Uxmal! (che comunque rimane molto bello..) Questo sito si rivela per fascino, secondario solo all’inarrivabile Palenque. Ritorniamo all’hotel. Infatti la nostra intenzione è di vederci lo spettacolo “Luz y Sonido” (30 pesos, ore 19,30 circa) che descrivono come stupendo, ma ciò avverrà più tardi e per un lasso di tempo il sito chiude. Lo spettacolo si rivela incredibilmente suggestivo con le proiezioni colorate sul Castello e su tutti i monumenti della Plaza Principal. In particolare si rivela ottima l’idea di sederci per terra in prima fila, con la macchina fotografica innestata su cavalletto con flessibile. Le foto sono splendide, mentre il rimbombante parlato in spagnolo descrive drammaticamente l’avvento e la caduta degli Itzà. Particolarmente bella 2 immagini: il gioco di luci ed ombre che illustra la discesa del serpente piumato, dalla sommità della piramide, all’alba dell’equinozio di primavera; il Castello in primo piano ed il Templo de los Guerreros in fondo alla piazza illuminati con colori vividi, mentre la luna sorge con la sua palla argentea, dalle colline sullo sfondo. La cena all’hotel verso le 21,30 e il meritato riposo chiudono la giornata.

22° Giorno:Giovedì 30/08: Viaggio a Tulum.
Nonostante sia il caso di ripartire verso la costa Maya e Tulum, ci va di visitare di nuovo Chichen. Infatti abbiamo visto poco e male la parte nord ed abbiamo perso completamente la parte sud (considerate che per godersela appieno ci vuole almeno mezza giornata!). Per poter far tutto ci alziamo di buon ora ed alle 8,30 siamo già dentro il sito. Poter visionare il monumenti pressoché soli è un’esperienza speciale, visto il fascino del luogo. Tutto è immerso in una nebbia che rende il luogo ancora più affascinante. Capisco perchè diversi “turisti per caso” hanno fatto di tutto per poter essere nei siti la mattina all’apertura e non a metà giornata quando il sole picchia e le frotte di turisti e di venditori ti assillano. Interessante il distaccato “Cenote Sagrado” e bella la parte sud, non immediata da raggiungere. Particolarmente notevoli il Caracul e l’isolato “las Monjas” +”l’ Iglesia”. Finita la nostra visita verso le 11,00 ritorniamo all’Hotel, prendiamo le valige e via verso Tulum. Il viaggio stavolta è sulla strada normali e ci permette di attraversare villaggi, cittadine ed ampi spazi isolati. A Vallalolid prendiamo per Chemax, e poi per Cobà-Tulum. Proprio dopo Chemax al bivio per Cobà ci ferma l’esercito per un controllo. Essendosi resi conto che siamo solo turisti italiani e che le borse in Nylon nero dentro lo zaino non sono bandoliere piene di munizioni, ma obiettivi fotografici, ci lasciano andare con un saluto. Arriviamo alla Rotonda per Cobà che, per inciso, da foto viste sembra molto molto bello. Purtroppo oramai siamo al termine e non possiamo fermarci; proseguiamo per Tulum. Sfilano gruppi di capanne dove spiccano empori molto interessanti, in particolare per le amache di ogni tipo. Non possiamo sostare, però, ed alle 14,30 arriviamo a Tulum. Il caldo ed il sole qui sono esageratamente forti e rifocillatici con un panino ed una Corona fresca partiamo per la scarpinata verso la “Zona Arqueologica”. La visita procede per pura forza di inerzia, totalmente cotti dalla calura e dal clima riarso. Certo che il sito vale veramente lo sforzo fatto. E’ più una fortezza che una città (è l’unico resto Mesoamericano circondato da mura) ed il “Castello” che si erge sulla falesia a picco su un mare azzurrissimo lascia veramente senza parole. Si gira, temperatura a parte, veramente bene ed in meno di due ore si riesce a vederlo tutto. Peccato che qui l’uragano Dean ha picchiato, e la scalinata in legno che porta alla spiaggetta sottostante il Castillo sia completamente devastata. Ritorniamo via, non prima di avere preso svariate istantanee del posto, sul trenino che fa la spola con il parcheggio (vera iniezione di riposo e di frescura). Guardiamo l’orologio sono sì e no le 16,30. C’è ancora tempo per sparare gli ultimi colpi. Sulla strada per Cobà abbiamo visto l’entrata del “Gran Cenote” a circa 10 min. da Tulum Pueblo. Faccio uscire dallo zaino pinne e maschera ed anche la mia ragazza pare entusiasta all’idea di rinfrescarsi un po’. I cenotes sono pozzi carsici dove il sistema di fiumi sotterranei che scorre nel sottosuolo Yucateco entra a contatto con l’atmosfera. Se uno è speleosub esperto, può avventurarsi in questi cunicoli passando da un cenote all’altro. Ce ne sono di bellissimi. Questo è uno dei più popolari: vanta una grotta che porta in un altro cenote, una tartaruga d’acqua e piccoli pesciolini argentei. L’acqua è freschissima e mezz’ora in immersione, cancella completamente le ore di caldo patito prima. Alle 18,00 a chiusura, usciamo e ci dirigiamo verso Cancun. E’ ora, purtroppo di pensare al ritorno. La “Costiera Maya” sfila alla ns. destra mentre saliamo lungo la litoranea verso Cancun. La pubblicizzatissima ed ultraturistica Playa del Carmen con i suoi megavillaggi dispersi lungo la costa non ci fa rimpiangere le scelte fatte in sede di pianificazione del viaggio. Per dirla come Alehandro, la guida “mestiza” di San Juan Chamula, questi villaggi vacanze non ti lasciano nulla del posto in cui sei e della sua cultura: che tu sia in Messico, a Djerba o in Madagascar tutto appare preconfezionato ad uso e consumo dei Turisti, non dei Viaggiatori. Arriviamo a Cancun. Chiaramente se Playa del Carmen è da evitare Cancun è da rifuggire: se piace il genere andate a Rimini od ad Ibiza, risparmiate e trovate le stesse cose. Noi non possiamo fare altrimenti: da qui domani partirà la coincidenza per il volo che da Città del Messico ci riporterà in Italia. Riportiamo la macchina ed a piedi ci dirigiamo verso il nostro hotel, l’”Hotel Antillano” un hotel valido, senza grilli per la testa, con una piccola piscina adatta al “bagno d’addio”. Ceniamo a “La Farola”, una Parilleria Argentina in Av. Yaxchilan N.33, dove mi divoro un’ottima bistecca “Arranchera” condita da un particolare sangria.

23° Giorno: Venerdì 31/08: Il Ritorno.
Oramai siamo sulla strada del ritorno. Dopo il “bagno dell’addio” con foto di rito, Taxi e via in aeroporto. Arriviamo a casa Sabato 01/09, tardi la sera, con qualche problema di bagagli dovuti al solito mediocre servizio di Malpensa, ma felicissimi per questo viaggio.
Conclusioni.
Abbiamo fatto il giochino del programma di 30 giorni anziché di 24. 3 giorni in più li abbiamo spesi ad Città del Messico, Puebla, ed Oaxaca. Che fare dei restanti 3 giorni.? Credo che la struttura del viaggio da noi proposto rimanga valida alla luce della nostra esperienza diretta. Vorrei rivedere però il programma dello Yucatan, anche rifacendo il programma sui 24 giorni. Credo che la soluzione migliore sia aggiungere un giorno di relax pieno a Hollbox, e spostare questa come ultima tappa prima della partenza finale. Mantenere i 3 giorni di Isla Mujeres, cambiando magari albergo verso quelli che vi ho detto (sempre se non sono troppo cari) e confermando l’escursione a Isla Contoy che deve essere interessante da vedere. I restanti 2 giorni consiglierei di giocarseli tra l’arrivo a Merida (confermando Celestun) e l’imbarco per Isla Mujeres (o Cozumel…), in visite alle tipiche “Haciendas” (noi le abbiamo bypassate), ed ai siti di Uxmal, Kabà, Labnà della “Ruta Puuc”; visita a Cobà ed alla zona dei cenotes e se vi rientra al bel Convento de San Antonio de Padua ad Izamal. Chiaramente prevedete un’auto a nolo con presa a Merida e scarico a Cancun (occhio al sovrapprezzo richiesto) e godetevi il Yucatan. Lascerei la pur bellissima Biosfera Calackmul ad un viaggio più concentrato nell’area Belize-Guatemala-Chiapas che pure presto o tardi andrà fatto.
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