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Rovine Maya e Mar dei Caraibi in 9 Gg

Scritto da Chiara Zurco
Era da anni che sognavo di trovarmi immersa nel Mar dei Caraibi o ad ammirare il suggestivo El Castillo di Chichén Iztà…e alla fine ho realizzato il mio desiderio!
Ora davanti a me ho le foto del nostro viaggio: che luoghi da favola…

Come ha detto Samanta (una ragazza che abbiamo conosciuto durante il viaggio), ora ci sembra di essere i personaggi della pubblicità della Costa Crociere: piangono e si disperano perché vorrebbero essere ancora in vacanza!
L’ideale sarebbe stato fare un bel tour del Messico ma purtroppo io e il mio ragazzo Mauro avevamo un’unica settimana a disposizione e, dopo aver passato l’estate a lavorare, ci è sembrato un buon compromesso trovare un albergo sul mare a Playa del Carmen di modo da poter raggiungere in poco tempo anche i siti Maya circostanti.

La scelta è ricaduta sulla Teorema Tour, Club Viva Azteca che si trova nel complesso turistico di Playacar a 3 km dal centro di Playa del Carmen; abbiamo prenotato un mese prima per usufruire dello sconto di 100 € a persona, alla fine abbiamo pagato circa 1.200 € a persona con formula All Inclusive, un prezzo paragonabile a quelli offerti nei lastminute della settimana precedente alla partenza. Per i regali, le escursioni, gli extra e il parcheggio abbiamo speso circa 300€ a testa.

La guida che abbiamo scelto è stata “Yucatan e Chiapas” della Lonely Planet, anche se il viaggio era comunque parzialmente organizzato volevamo conoscere qualcosa di più dettagliato sulla zona che avremmo visitato.

Nel periodo precedente alla partenza il tempo non prometteva nulla di buono, gli uragani si sono susseguiti uno dopo l’altro nel Mar dei Caraibi ma sfortunatamente (!!!) nessuno ha raggiunto la costa del Messico. Durante la nostra permanenza il tempo è stato abbastanza bello, c’erano nuvole che arrivavano e se ne andavano in fretta e qualche pioggia sporadica; lo spettacolo che si poteva ammirare delle nuvole scure sopra un mare verde-azzurro era una cosa unica, sarei rimasta ore sulla spiaggia in contemplazione.
Il tasso di umidità era alle stelle (80-90%), così si percepiva un caldo pazzesco visto la temperatura era già alta di per sé (32°-35°); l’acqua del mare e i condizionatori (ce ne sono ovunque) riuscivano per fortuna ad alleviare il caldo.

Siamo partiti da Milano Malpensa sabato 25 settembre 2004 e siamo rientrati domenica 3 ottobre, inizialmente dovevamo partire il 24 e rientrare il 2 ma 10 giorni prima della partenza le date sono state modificate, probabilmente perché ci sarebbe stata poca gente sull’aereo; la settimana è volata alternando giorni di relax assoluto a giorni intensi di escursioni.

1° gg – 25/09 Manzano / Playa del Carmen
Partenza da casa alle ore 3:30 del mattino, io non avevo chiuso occhio per l’agitazione dato che viaggi così lunghi non ne avevo mai fatti; siamo arrivati al parcheggio in cui abbiamo lasciato la macchina verso le 7:30.
Il parcheggio si chiama “Malpensa Airport”, si trova a circa 2 km dal Terminal 2 di Malpensa e con un autobus navetta ti portano davanti all’aereoporto; per una settimana in posteggio coperto abbiamo pagato 45 €.
La compagnia aerea era la Laura Air, il decollo era previsto per le 10:20, in realtà siamo partiti un’oretta dopo. Il volo è stato molto tranquillo, 2/3 dell’aereo erano vuoti, il pranzo servito era davvero buono, la cena un po’ meno; hanno proiettato 3 film pressoché sconosciuti e pallosi ma c’erano 10 stazioni di musica piuttosto interessanti. Il tempo comunque non mi passava, Mauro invece si era portato appresso il portatile per lavorare (no comment…).
Dopo un viaggio di circa 10 ore, siamo atterrati a Cancun alle 14:30 ore locali (attualmente ci sono 7 ore di differenza), abbiamo fatto circa 40 minuti di fila alla dogana e poi via al fatidico semaforo: la fortuna è stata dalla nostra parte! Il meccanismo è del tutto casuale, funziona così: si arriva davanti al semaforo e si schiaccia il pulsante, se diventa verde si passa altrimenti ci si deve fermare dai poliziotti e tirare fuori tutto, ma proprio tutto dalla valigia!

Fuori dall’aereoporto c’era Laura, l’assistente della Teorema che ci ha caricato tutti su un autobus e alle 16:30 abbiamo lasciato Cancun diretti verso Playa del Carmen. Durante il tragitto ci hanno messo al polso un fastidioso braccialetto rosso che contraddistingue l’albergo che ti ospita e la formula All Inclusive, lo si deve tenere per tutta la vacanza purtroppo: è scomodo e fastidioso, ma lo hanno tutti...
Dopo un’oretta siamo giunti al Club Viva Azteca un po’ persi e stralunati, sembrava così strano essere lì. L’albergo si trova in una zona residenziale a sud di Playa del Carmen, questa zona è controllata e delimitata da sbarre e polizia, in sostanza è un vialone con tantissime palme, villette e alberghi a destra e a sinistra…non è propriamente il vero Messico.
Ad attenderci all’arrivo c’era tutta l’animazione ma noi, piuttosto stanchi, ci siamo diretti in camera a sistemare i bagagli dove non c’era un letto matrimoniale, bensì due! La stanza era molto ampia, dotata di condizionatore, Tv, phon, asse e ferro da stiro ed un piccolo terrazzino che dava sul rigoglioso giardino.

Pochi minuti dopo abbiamo iniziato a perlustrare il posto, ovviamente la prima cosa che volevamo vedere era il mare, ormai erano le 18 passate ed il sole era già molto basso ma lo spettacolo è stato comunque eccezionale. Il tempo non era il massimo, in spiaggia non c’era quasi nessuno…a parte una bellissima modella con assistenti al seguito e fotografo professionista che la immortalava sulla riva del mare…Mauro ha apprezzato molto questo benvenuto!
Dopo una doccia che ci ha rimesso un po’ in sesto siamo andati a cena, tutti i pasti erano a buffet e si poteva mangiare nei tavolini all’aperto in una specie di piazzetta o nei tavoli al coperto. C’era un po’ tutto da mangiare, non esclusivamente messicano; io ho apprezzato moltissimo la frutta.
Finita la cena, abbiamo bevuto qualcosina al bar (via con la Tequila!) e ci siamo diretti a piedi verso il piccolo centro di Playacar, abbiamo curiosato nei negozietti e in qualche bancarella e poi a nanna per ricaricare le pile.

2° gg – 26/09 Playa del Carmen (Playacar)
Alle 6 del mattino ero già sveglia, il fuso orario iniziava a farsi sentire ed ha continuato a farsi sentire per diversi giorni. Dopo un’abbondante colazione, siamo andati a ritirare gli asciugamani che venivano forniti dall’albergo e abbiamo preso il posto su due lettini forniti anche di un cuscino morbissimo sotto un basso ombrellone di paglia.

Alle 8:30 c’era un incontro con Laura, l’assistente della Teorema che ci ha illustrato tutte le escursioni e ci ha fornito svariati consigli. E poi…spiaggia e mare!! L’albergo forniva gratuitamente canoe, catamarani, windsurf, maschera e tubo da utilizzare in un raggio di 400 metri dalla spiaggia. Senza perdere tempo abbiamo preso una canoa a testa e siamo andati al largo, che fatica…ma che spettacolo, ci saranno stati 15 metri sotto di noi e la sabbia si vedeva come se fosse stato mezzo metro..AHHHH, vorrei essere ancora lì!!!
Durante la mattinata io ho seguito una lezione di acquagym in piscina e Mauro ha giocato a beach volley sulla spiaggia.
Il sole picchiava davvero molto, così all’ora di pranzo abbiamo mangiucchiato qualcosa al bar in piscina dove c’era un mini buffet e preparavano dei cocktail davvero gustosi.

Poi siamo andati da Laura per prenotare l’escursione a Chichèn Itzà che avremmo fatto il giorno successivo, costo: 55 dollari a testa.
Nel pomeriggio siamo andati a noleggiare 2 bici per andare in centro a Playa del Carmen, l’albergo forniva gratuitamente la bici per 2 ore, se ritardavi c’era la multa.
La Quinta Avenida è il fulcro di Playa del Carmen, viale commerciale pedonale (una delle poche strade pavimentate, e da poco a quanto ne sappiamo) che offre negozietti di tutti i tipi, ristoranti, bar, hotel ma fuori da questa via le strade sono piuttosto disastrate e sporche. I nostri acquisti sono iniziati proprio sulla Quinta Avenida anche se poi non si sono rivelati un grande affare.
La sera abbiamo cenato orientale al “Bambù”, uno dei due ristoranti dell’albergo à la carte aperti solo per cena. Per mangiare in questi ristoranti bisognava prenotare il giorno prima, la cena era comunque compresa nell’ All Inclusive. L’altro ristorante dell’albergo era “La Scala”, ristorante italiano che abbiamo escluso di base!

Dopo le 18 le bici non si possono più prendere così con un taxi (4 dollari) siamo ritornati sulla Quinta Avenida per vedere il movimento e le luci della sera. Non c’era molta gente, i negozietti erano quasi tutti chiusi ma la musica che usciva dai ristoranti e dai bar metteva un sacco di allegria. A nanna presto perché il giorno dopo ci attendeva la mia metà principale di questo viaggio: Chichén Itzà.

3° gg – 27/09 Chichén Itzà – Chemax
Ore 7:30 arrivo del pullman davanti all’albergo, la nostra guida si chiamava Uan, davvero molto preparato e disponibile, era un piacere ascoltarlo. Dopo quasi 3 ore di viaggio su una strada circondata esclusivamente dalla giungla, siamo arrivati alla “Bocca del pozzo degli Itzà” (Chichén Itzà).
Un breve tratto di strada a piedi ed eccolo…El Castillo (chiamato anche Piramide di Kukulcan) alto 25 metri e costituito da 91 gradini, questa piramide è il calendario maya costruito in pietra. All’ombra di un albero la guida ci ha portato indietro nel tempo con i racconti sulla civiltà maya; subito dopo abbiamo calpestato il campo del Gran Juego de Pelota, il campo del gioco della palla più grande di tutto il Messico; alle due estremità il campo è fiancheggiato da templi ed è delimitato da alti muri paralleli con anelli di pietra fissati in alto, i muri sono rivestiti da rilievi in pietra con scene di gioco e decapitazione.

L’acustica del campo è straordinaria: una conversazione a una delle estremità del campo può essere udita dalla parte opposta, a 135 m di distanza e se battete le mani al centro del campo sentite l’eco prima a sinistra, poi a destra e infine in fondo…incredibile!
L’intenzione era di digigersi verso il Cenote Sagrado ma…siamo stati fermati dalle guide che arrivavano proprio da là perché era arrivato uno sciame di api africane: avevano punto tre italiani (non del nostro gruppo) e l’ambulanza era già sul posto. Aiuto, aiuto! Mi sono proprio spaventata…ed alterata sia perché non ho potuto vedere il cenote sia perché non ho visto il tempio interno del Castillo a causa delle api; ero intenzionata ad andarci, mentre aspettavamo che il custode venisse a prenderci per farci entrare, ne ho viste entrare due e, siccome per salire bisogna passare attraverso un cunicolo stretto e ripido, non mi è sembrata una buona idea.

Presa dallo sconforto ho iniziato la scalata della piramide dall’esterno, senza guardare né a destra, né a sinistra, né tanto meno in basso, sono arrivata su come un fulmine (…) che panorama! Ma…quanto alto era…mi sono rifiutata di scendere! Avevo paura ad avvicinarmi al bordo della piattaforma solo per scattare una foto. Abbiamo fatto il giro esterno del piccolo tempio, io ero incollata al muro dal panico.

Anziché assaporare il momento di essere a Chichén Itzà, proprio su El Castillo, e di cercare di immaginare com’era quel luogo 1200 anni fa…ho fatto la fifona, lo confesso. Ma il caldo, l’umidità e l’altitudine hanno preso il sopravvento su di me. La discesa è stata un’impresa, il problema era piazzare giù il primo piede…alla fine l’ho fatta con il sedere scalino per scalino. La corda posizionata sugli scalini che dovrebbe aiutarti a scendere è talmente in basso che non serve a nulla. Mauro invece è andato giù in piedi come fosse niente e, dopo avermi scattato una marea di foto è tornato pure su a vedere se riuscivo o meno a scendere!
El Caracol (l’Osservatorio) è stata la tappa successiva, le finestre della cupola dell’osservatorio sono allineate con la posizione assunta da certe stelle di date specifiche. Infine l’Edificio de las Monjas e Anexos, ritenuto dagli archeologi il palazzo dei reali Maya.

Terminata la visita, via di corsa sull’autobus per andare a pranzo in un ristorante “tipico”…da turisti; il cibo era propriamente messicano, il posto era molto allegro e colorato e delle tipiche donnine Maya (altezza media 1,50 m) ci hanno allietato con dei balletti.

Era scontato che ci portassero poi in un negozio “affiliato” alla guida: dietro un portone enorme si è aperto un grande spiazzo e un grande caseggiato, dentro c’era una massa di messicani che ci hanno assalito cercando di venderci tutto quello che avevano in esposizione e ti seguivano come segugi, non potevi nemmeno avvicinarti per guardare che già iniziavano a trattare sul prezzo. Comunque i prezzi erano davvero buoni rispetto a Playa del Carmen.
Ultima tappa del viaggio è stato un pueblo coloniale chiamato Chemax, dove abbiamo potuto osservare da vicino come vivono ora i messicani veri in un piccolo paese; c’erano state da poco le elezioni e sui muri erano stati dipinti i simboli dei vari partiti e il municipio era addobbato con festoni. Qui la vita prosegue molto ma molto lentamente, per le strade un sacco di bimbi e cani giocavano e facevano i compiti nella piazzetta, al nostro passaggio ci guardavano incuriositi, ci hanno regalato davvero dei sorrisi magnifici. La maggioranza delle case erano di paglia e dentro si poteva intravedere un sacco di sporcizia. A Chemax abbiamo acquistato per strada da una signora delle specie di focacce ripiene di formaggio e prosciutto o patate dolci davvero deliziose, e da una ragazzina delle arance piuttosto acerbe tagliate a metà su cui “spalmava” sale e peperoncino in polvere…non erano per niente male!
Abbiamo fatto anche una piccola spesa nell’alimentari del paese spendendo circa 1 € al posto di 10-15 che sarebbero costati da noi.

Rientro in albergo verso le 18, eravamo cotti. Breve riposino, doccia rigenerante e via al buffet per la cena messicana (ogni lunedì) con Mariachi compresi. La serata si è conclusa con un giretto al centro di Playacar, dove abbiamo preso le prime cartoline, i prezzi variano dai 3 ai 7 pesos, è il costo dei francobolli che incide molto, 10 pesos per cartolina…chissà se arriveranno mai?!
Il cambio è molto favorevole specialmente in questo periodo di euro forte sul dollaro, in centro ci sono vari uffici di cambio con prezzi molto diversi tra loro, nel nostro periodo il più favorevole era 1€=13,5 Pesos.

4° gg – 28/09 Playa del Carmen (Playacar)
Giornata dedicata esclusivamente al relax…spiaggia, mare, piscina…mi sentivo come un pascià. L’unico sforzo fatto è stato di andare da Laura a prenotare l’escursione a Coba del giorno dopo, per la modica cifra di 90 dollari a testa! Li valeva comunque tutti, ve l’assicuro.
Nel tardo pomeriggio presa la bici abbiamo curiosato nell’enorme campo di Golf di Playacar, era praticamente di fronte all’albergo. Mauro ha apprezzato davvero molto il posto ma visto che è agli inizi con questo sport non gli è sembrato il caso di pagare 160 dollari (!!!!!) per prendere a zappate il praticello!
Durante la giornata abbiamo fatto amicizia con dei ragazzi/e di Rovigo e Prato (Samanta, Michela, Simona e Daniele), con cui ci siamo divertiti molto nel proseguo della vacanza.
La sera cena mediterranea al ristorante “Portofino” del Club Viva Maya ovvero siamo andati a mangiare in un altro albergo distante circa 10 minuti a piedi dal nostro. In sostanza i due alberghi sono affiliati e dello stesso proprietario, gli ospiti possono usufruire dei servizi di entrambi gli alberghi, tra cui anche i ristoranti, previa prenotazione. Con il taxi ci siamo poi recati in centro a Playa del Carmen per il solito giro, ormai solita Tequila e anche solita Corona!

5° gg – 29/09 Chimuch – Cobà
Alle ore 7:00 è arrivato un pulmino della AllTourNative a prelevarci, la guida si chiamava Bernardo ed era davvero simpatico e un po’ fuori di testa. Dopo aver raccolto per vari alberghi i partecipanti (eravamo 12 in tutto) ci siamo diretti verso Chimuch (si legge Cimuce) per una mattinata all’insegna dell’avventura in mezzo alla giungla.
Durante il tragitto ci ha fatto firmare un foglio su cui c’era scritto che la responsabilità di quello che poteva succedere nella giungla sarebbe stata esclusivamente nostra e non avremmo fatto causa in nessun caso alla AllTourNative…lì ho iniziato a preoccuparci! Ma cosa ci aspettava?!?!
Arrivati sul posto dopo un’oretta e mezza, ci hanno imbragato per bene e ci siamo lanciati, uno alla volta, da una roccia legati con un moschettone ad una corda…via verso la giungla! Ho lanciato un urlo fortissimo, è stato troppo bello anche se breve. Dopo di che siamo risaliti a piedi ,e dallo stesso punto, abbiamo fatto una discesa con corda da una parete di roccia; ognuno di noi si gestiva la discesa tramite una corda, allentando la presa. Nella prima parte bisognava spingersi anche con le gambe, perpendicolari alla parete, poi c’era il vuoto e ognuno è sceso come meglio poteva. Probabilmente se dovessi rifarlo qui, non lo farei mai…ma là era diverso. Comunque c’è stata una ragazza che si è rifiutata di scendere vista l’altezza (circa 20 metri).

Risaliti nuovamente, ci siamo fatti una bella e umida passeggiata nella giungla per raggiungere il Cenote, all’ingresso uno sciamano ha eseguito un rito Maya con l’incenso di buon auspicio poi, non senza difficoltà, siamo scesi nel Cenote al buio; giunti all’interno la guida ha acceso le luci, che spettacolo! Abbiamo nuotato in un’acqua trasparentissima in una specie di caverna (non si possono utilizzare creme solari o antizanzare prima di fare il bagno perché l’acqua viene poi utilizzata dalla popolazione locale).
Riemersi dal Cenote, dopo un’altra breve camminata, la guida ci ha distribuito su canoe da 2 persone e abbiamo attraversato due laghetti sempre in mezzo alla guida e sotto il sole cocentissimo. Siamo così arrivati al pranzo, servito da quattro simpatiche donnine uguali, era una specie di buffet con del cibo tipico (riso, pollo, niente di piccante ma tutto molto buono).

Prima di ripartire ci hanno portato in una capanna di paglia senza porte, servizi igienici, condizionatore ma dotata di pc e stampanti recentissimi, in cui, chi voleva, poteva acquistare le foto che ci erano state scattate durante le nostre discese; ne ho presa una per ricordo…al modico prezzo di 9 dollari!
E questo è stato solamente il racconto della mattina…di nuovo sul pulmino pronti per andare al sito di Cobà, una delle più grandi città Maya (si trova a 50 km da Tulum), il suo fascino deriva dal fatto che le rovine sono sparse nel cuore della giungla tropicale, scoperto solo 30 anni fa; il sito comunque non è molto conosciuto e c’erano pochi visitatori in giro.
Una guida del posto ci ha accompagnato nella visita di in una parte del sito (il Templo de las Iglesias e il campo del juego de pelota), per la parte rimanente era possibile noleggiare una bici o una specie di carretto guidato da ragazzi del posto, noi abbiamo optato per quest’ultima scelta perché il caldo era davvero opprimente e, soprattutto, ci attendeva la piramide di Nohoch Mul con i suoi 42 m e 120 gradini! E’ l’edificio maya più alto dello Yucatan settentrionale; ci sono due dei scolpiti sulla porta del tempio situato in cima.

La vista che si gode dalla piramide è spettacolare: sotto una distesa di giungla e sopra il cielo…sembra di essere sul tetto del mondo. La discesa è stata ancora più massacrante rispetto a Chichén Itzà, gli scalini erano molto disastrati; pure questa l’ho fatta con il sedere alla fine!
Tutti sul pulmino per ripartire ma…fermi tutti, cos’è quello??? Un coccodrillo! E giù tutti a fare la foto con la bestiaccia…mentre alcuni bambini ci stavano giocando!
Questi bimbi confermavano che Raul (il nome del coccodrillo) non era pericoloso al momento perché aveva già mangiato un paio di rane (da notare che lui era grande circa 2 metri, sai che pasto abbondante quindi!!!) era quindi possibile avvicinarsi e toccarlo.
Rientro in albergo verso le 18, cena in ristorante messicano al Viva Maya, faceva un caldo pazzesco perché il ristorante era situato al bar della piscina, quindi all’aperto. E’ stato qui che ho mangiato solo il Crem Caramel traditore…i giorni successivi ho avuto qualche problemino di salute! Il resto delle pietanza tipiche della zona del Quintana Roo erano davvero buone, a detta del mio ragazzo.
Serata conclusa al bar della piscina del nostro albergo.

6° gg – 30/09 Tulum
Appuntamento la mattina con gli altri ragazzi per andare a visitare le magnifiche rovine di Tulum! Eravamo in 6 quindi un taxi nono bastava, abbiamo optato per un minivan da 15 posti (preso direttamente a Playa del Carmen) che raccoglie persone per strada lungo il suo percorso, è veloce e molto economico con 25 pesos a testa in 50 minuti eravamo a Tulum.
Dopo una bella camminata solo il sole cocente siamo arrivati al sito, costo del biglietto 38 pesos. Quella mattina la guida ero io, con la Lonely Planet alla mano ho illustrato al gruppetto ciò che vedevamo; le rovine sito di per sé non sono particolarmente interessanti ma lo spettacolo è dato dal fatto che El Castillo si trova a picco sul Mar dei Caraibi e all’interno del sito c’è una piccola spiaggetta dove ci si può fermare a prendere sole e si può sbollire dal calore fra le onde del mare. Tra il caldo e i mosquitos (mi hanno mangiato!) stavo quasi per impazzire; all’ombra di qualche cespuglio abbiamo giocato un po’ con delle simpatiche iguane, una chiamava l’altra e alla fine ce n’erano 5! Viste da vicino sembrano fatte di stoffa, avendo un po’ di pazienza arrivano a mangiare fino dalle mani.

All’una proprio non si resisteva più così ci siamo incamminati per riprendere il van, durante il tragitto Mauro e Simona si sono fermati in una bancarella e hanno avuto il coraggio di bere e mangiare (Simona ci ha rinunciato alla fine) un cocco aperto sul momento, costo 10 pesos, neanche un euro. Ripreso il van, siamo ripartiti alla volta di Playa del Carmen ma abbiamo avuto la “buona” idea di farci fermare all’ingresso di Playacar…solo che Playacar di entrate ne ha diverse…ci siamo incamminati, davanti Mauro, poi io e Michela e più dietro gli altri tre. Mauro da buono sportivo è arrivato come fosse niente, io e Michela siamo arrivate stremate e in albergo (dopo quasi 3 km sotto il sole!!) abbiamo trovato gli altri ad aspettarci…avevano ceduto e fermato un taxi!
A questo punto solo un bagno in mare poteva rigenerarci. Il resto del pomeriggio l’abbiamo passato in spiaggia, in mare abbiamo fatto una bella nuotata con maschera e tubo e abbiamo pure avvistato dei pesciolini a righe gialli e neri, i fondali davanti all’albergo non sono nulla di eccezionale ma qualche pesciolino c’era. Sul tardi Mauro è andato a fare quattro tiri a golf nel campo pratica (8 €).

Cena al buffet del nostro albergo e giretto a Playa del Carmen con gli altri; la guida suggeriva una tappa al Blue Parrot Inn: semplicemente fantastico! C’è un’area di sabbia su cui sono appoggiati tappeti e grandi cuscini e per bere ci si siede sopra, intorno al bar invece ci sono appese delle altalene e direttamente sulla riva del mare ci sono dei materassi su cui la gente beve sdraiata…troppo romantico. Qui i prezzi sono leggermente superiori ma merita davvero di essere visto.

7° gg – 01/10 Playa del Carmen (Playacar)
Ultima giornata intera da godersi, ovviamente mare. Verso ora di pranzo pedalata di 20 minuti sotto il sole cocente, per strade polverose e molto trafficate, per andare al Cedraui, un centro commerciale frequentato solamente dai locali. E’ stato qui che abbiamo acquistato svariate salse da portare in Italia (il peperoncino secco no perché i semi non si possono portare fuori dal Messico) e la Tequila davvero ad un buon prezzo. Fatti gli affari siamo tornati in albergo per passare un altro pomeriggio di relax.
La sera cena messicana al buffet del Viva Maya (la fanno il venerdì), sosta al bar del nostro albergo e mentre io e Mauro siamo abbiamo preferito andare a dormire presto per svegliarsi presto il giorno successivo (era l’ultimo) gli altri sono andati a tirar mattina a Playa del Carmen; purtroppo in un bar sulla spiaggia a Michela hanno rubato la borsetta.

8° gg – 02/10 Playa del Carmen (Playacar)
Ultima mattina, siamo rimasti in spiaggia fino alle 11 prendendo sole, facendo un giretto in canoa ed ammirando per l’ultima volta lo spettacolare Mar dei Caraibi.
Entro le 12 dovevamo lasciare le stanze e così abbiamo fatto, pranzo al buffet del ristorante e…finalmente ci siamo liberati di quel braccialetto rosso! 10 minuti prima di partite ce l’hanno tagliato alla reception.
Partenza alle 13:30, arrivo in aereoporto a Cancun dove ci hanno letteralmente setacciato le valigie! A parte pochissimi fortunati, tutti hanno dovuto aprire tutte le valigie e farle perlustrare agli agenti della sicurezza. Questo perché non si può portare fuori dal Messico più di 1 litro di Tequila a testa ed è vietatissimo portare via la sabbia, in quanto corallina (multe da 100 a 1000 dollari!).
Prima di partire ultimi assaggi di Tequila e di tacos davvero deliziosi.
L’aereo è decollato alle 18 ed è così iniziata una notte che è stata, per me, interminabile perché non sono riuscita a chiudere occhio. Cena pessima.

9° gg – 03/10 Cancun / Manzano
Atterraggio a Malpensa alle ore 11:30 e recupero dei bagagli, fuori ci attendeva la navetta per il parcheggio, presa la macchina via verso casa lasciandoci dietro la scia di ricordi e di emozioni.

Consigli vari:
Comprate le coperte ma per non più di 15 €, nei centri turistici sono vendute anche a 70 €; se volete comprare alimentari scegliete i supermercati dei centri turistici oppure i negozietti dei vari puebli (molto economici e comunque ben forniti).
Se non volete andare in un villaggio organizzato non ci sono problemi: a Playa ci sono ostelli e alberghetti, inoltre ogni pueblo è dotato di almeno una locanda dove è possibile pernottare e, visti i prezzi del mangiare, sicuramente i costi sono molto abbordabili (penso attorno ai 5-10 € a notte).
Se volete comprare un pezzo di giungla (si, avete capito bene!) non portate tanti soldi, basta 1 Pesos per mq (circa 10 centesimi). Invece sulla costa di Playacar i terreni costano circa 300 € al mq.
Mi raccomando bevete tanta Tequila (o Mexal per chi vuole qualcosa di dolce) che non è come quella che troviamo da noi!!!

Per qualsiasi curiosità o richieste, scriveteci; siamo ben disposti ad aiutarvi ad organizzare il Vostro viaggio in Mexico!

Chiara e Mauro
Tags: messico,Playacar,cenote,maya,caraibi
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