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I Guaranì di Iguazù

Scritto da Riccardo Soli
  • La guida guaranì della comunità di Forti
  • Il percorso all'interno del villaggio
  • Una trappola tradizionale
  • L'interno di una abitazione con la nostr
Molte delle persone che vanno a visitare le Cataratas de Iguazù hanno un desiderio di conoscere non solo lo splendido paesaggio e la forza delle cascate, ma anche qualcosa di più della cultura tradizionale di quella regione. Se la storia della colonizzazione di Misiones non è costante nel tempo e a cicli deve rinnovarsi, esiste però la cultura del popolo guaranì che si è perpetuata per secoli e che ora si sta cercando di recuperare e conservare.
I guaranì sono una popolazione nomade che colonizzò tutta la parte di selva e foresta tropicale dell’America Latina, cioè un immenso territorio che va dall’Argentina settentrionale fino alla Colombia. Esistono diversi gruppi culturali di guaranì: nel nostro caso stiamo parlando di guaranì-mbià. Questo gruppo culturale si diffuse nell’area fra Argentina e Brasile nella zona forestale pluviale; una foresta non fitta e rigogliosa come la selva amazzonica, ma altrettanto ricca di piante, animali ed uccelli.
Come tutti i gruppi guaranì anche questi erano divisi in comunità seminomadi. Venivano cioè creati dei villaggi che rimanevano stanziali in una determinata zona per alcuni anni, dopo di chè si spostavano in un’altra area prima che le risorse naturali si esaurissero completamente e fondavano un nuovo villaggio. La loro principale attività era infatti la caccia e la raccolta dei frutti del bosco. L’agricoltura e l’allevamento erano praticamente sconosciuti.
Con l’arrivo dei coloni europei le terre da loro utilizzate nell’attività seminomade vennero via via occupate: dalle missioni prima, dai latifondisti poi fino ad arrivare all’occupazione da parte dei coloni dell’ultimo secolo. Le terre a disposizione divennero sempre meno e i guaranì si trasformarono sempre più in un popolo stanziale, però privato del loro tradizionale sostentamento. Si arriva quindi ai giorni nostri, dove i guaranì sono relegati in comunità stanziali alle periferie delle città e dei paesi, oppure lontane nelle ultime zone di foreste non coltivate. Venuta meno la possibilità di mantenersi con caccia e raccolta (anche perché non potendosi spostare si arriva rapidamente ad un esaurimento delle risorse disponibili) la sola possibilità di sostentamento è di lavorare come manodopera oppure di vendere artigianato. Se negli ultimi anni la sensibilità dei governi argentini è leggermente migliorata e vengono concesse alle comunità guaranì delle forme di sussidio e di istruzione, è vero che vivono ancora ai limiti della soglia di povertà.
Alcune comunità più fortunate che vivono in prossimità di aree turisticamente importanti si sono però organizzate per offrire loro stesse dei servizi turistici che possano portare una entrata alla comunità intera. Nella zona di Iguazù ci sono le comunità mbià di Fortin Mbororè e di Yriapù.

La comunità di Fortin Mbororè comincia alcuni anni fa a lavorare con i turisti creando un percorso guidato all’interno del villaggio per mostrare alcune delle tecniche tradizionali di caccia e parlando delle loro tradizioni e costumi. Il progetto turistico è stato creato a seguito di finanziamenti dell’ONG Kairos. Questi fondi (progetto Aurora) erano destinati ad un più ampio progetto di aiuto alla scolarizzazione della comunità e assistenza sanitaria e tuttora finanziano la scuola e l’ambulatorio.
Essendo i guaranì una popolazione abbastanza timida e schiva il percorso è stato costruito in modo da non essere troppo invasivo all’interno del villaggio. Si visitano quindi alcune strutture appositamente costruite che non vanno ad invadere la vita quotidiana delle famiglie.
Le guide sono tutte persone della comunità, nel nostro caso era Roberto, un ex cacciatore che si è riscoperto guida dopo che il suo “lavoro” era venuto meno per mancanza di selvaggina e per le nuove leggi sulla tutela faunistica.
Quello che viene mostrato al turista è una serie di trappole tradizionali che i cacciatori utilizzavano per catturare gli animali da preda: dai piccoli uccelli che andavano catturati vivi, agli armadilli che si rintanavano nel sottosuolo fino agli animali più grossi che andavano colpiti e storditi. Vengono poi mostrate le tecniche costruttive delle abitazioni tradizionali: in questo caso non si entra in una casa abitata, ma si visita una casa vuota costruita ad hoc. Infine durante tutta la passeggiata la guida parla degli usi e costumi dei guaranì della comunità.
La visita si conclude in uno spazio comune destinato alla vendita di artigianato. Come già detto questa attività è molto importante per generare entrate economiche per le persone della comunità. La vendita qui è diretta, ma molti guaranì vanno a vendere anche in città o all’interno del parco naturale, cioè nel centro di accoglienza ai visitatori dove partono le visite alle cascate.
La comunità ha poi organizzato anche un coro di bambini che fanno una piccola dimostrazione di canti tradizionali guaranì al gruppo dei turisti in visita. Gli strumenti utilizzati in questo caso sono molto semplici e, a parte una chitarra, sono quelli della tradizione guaranì.
Le visite possono essere effettuate esclusivamente prenotandosi all’agenzia Cuenca del Plata di Puerto Iguazù. Ci sono orari predefiniti di visita ed anche questo è un sistema utile per limitare l’accesso dei turisti alla comunità, che evita così visite ad orari inopportuni. Il costo della visita è di $25 (venticinque pesos) e comprende il trasporto dal centro di Puerto Iguazù fino alla aldea e l’accompagnatore guaranì; il coro chiede un’offerta extra.

La comunità di Yriapù ha avviato un suo progetto turistico da poco tempo. Il progetto turistico nasce dalla formazione svolta dal Projecto MATE (Modelo Argentino para Turismo y Empleo),un progetto di formazione rivolto ai giovani delle comunità indigene. Questo progetto ha lo scopo di formare dei giovani che possano poi spendersi in attività di turismo comunitario. Presso la comunità di Yriapù hanno cominciato circa due anni fa, ma solo da alcuni mesi è partito un percorso turistico vero e proprio. Il progetto nel suo complesso nasce con la collaborazione del Niagara College, un istituto canadese che ha avviato una serie di iniziative volte a creare uno sviluppo interculturale fra queste due zone famose per le cascate.
La prima difficoltà che hanno incontrato i curatori del progetto nel formare gli accompagnatori è stata la perdita delle conoscenze tradizionali. Pochi guaranì giovani conoscono ormai i culti degli anziani, le proprie credenze mistiche, i modi di vita tradizionali nella selva, le tecniche costruttive. La prima fase del progetto è stata quindi il recupero di tutte queste informazioni per poterle trasmettere agli accompagnatori, ma anche agli altri residenti della comunità. Tutta questa formazione è fatta tramite audiovisivi, dato che la lingua guaranì è solo orale; questi video sono stati girati presso diverse comunità, ovunque ci fosse qualcuno esperto nel narrare e mostrare le vecchie tradizioni.
La seconda parte del progetto è stata poi la creazione di un percorso che, analogamente a Fortin Mbororè, portasse i turisti all’interno della comunità senza che per questo la loro presenza diventasse troppo invasiva. Si è quindi creato un sentiero dove vengono mostrate le trappole tradizionali, le costruzioni tradizionali e dove si ha occasione di parlare degli stili di vita e credenze dei guaranì. Anche in questo caso il percorso si conclude in una zona dove le famiglie mostrano i propri prodotti di artigianato e dove è possibile fare un acquisto diretto.
Molto interessante è che al corso di formazione adesso partecipano ragazzi non solo della comunità di Yriapù, a anche della comunità di Fortin Mbororè o di altre comunità guaranì più lontane, comprese alcune brasiliane (loro parlano guaranì, quindi non ci sono problemi linguistici per capirsi).
Il costo delle visite in questo caso è di $10 e comprende il solo accompagnamento da parte di uno dei ragazzi del corso. In questo caso non esistono ancora degli orari prestabiliti di visita, ma il turista che si fermi presso l’aldea può arrangiare direttamente la visita guidata. Il punto di inizio e termine del percorso è in questo caso il mercatino dell’artigianato, che è segnalato fin dalla strada nazionale che collega Puerto Iguazù con il parco delle cataratas.

Nel complesso l’offerta turistica delle due comunità è molto simile e per un turista è del tutto intercambiabile. I sentieri sono simili (qualche differenza sulle trappole mostrate, ma cose di poco conto), così anche gli usi e costumi di cui si parla si rispecchiano in tutto e per tutto. D’altronde è molto facile da capire questa cosa: le due comunità distano l’una dall’altra solo pochi chilometri. L’unica differenza sostanziale sta nel coro dei bambini, che viene “offerto” solo dalla comunità di Fortin Mbororè.
Le similitudini non si fermano solo a quello che il turista vede, ma entrano anche nella parte nascosta dell’organizzare delle visite in un contesto così particolare come una comunità indigena. Bisogna cioè pensare che la comunità agisce sempre con delle decisioni comuni, quindi i percorsi turistici non sono nati per la volontà di alcuni membri.
La decisione di solito viene presa da un’assemblea comune e quello che il turista può fare e vedere è condiviso da tutti. Il capo eletto della comunità, il cachique, è il garante e colui che ha dei compiti organizzativi più stretti (come ad esempio quelli legati alla contabilità), ma se ci sono delle decisioni da prendere tutti assieme ecco che si rispetta l’assemblea.
La decisione di appoggiarsi ad una agenzia di viaggi, come fa Fortin Mborore, oppure di rivolgersi direttamente al turista senza intermediari, come fa Yriapù, è una di queste decisioni prese comunitariamente. Anche quello che viene raccontato al turista viene deciso di comune accordo: ci sono cose, miti e aspetti religiosi che i guaranì non amano condividere con persone estranee alla comunità e che quindi le guide non raccontano.
La stessa divisione dei soldi viene fatta su base comunitaria. Le guide stesse hanno una loro percentuale su quello che il turista paga, ma circa la metà dei soldi vanno direttamente all’assemblea comune che decide come ripartire ed utilizzare il denaro.
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