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Quel Lontano Viaggio nel Tempo: la Muraglia Cinese

Scritto da samantha pucci
  • di fronte alla città proibita
  • una loro preghiera
  • i guerrieri di Xi'An
  • la muraglia cinese
Quel lontano viaggio nel tempo: la muraglia cinese

Mi piace navigare in Internet e quando posso il mio clic va sempre dove ci sono le foto ed i racconti dei viaggi. Ed è così che ho riscoperto Pechino e la muraglia cinese. Riscoperto, perché io l’ho vista circa 10 anni fa, quando decisi di fare questo viaggio, insieme ad una mia amica.
Allora, mi ricordo, ci siamo spaventati per il prezzo che ci ha chiesto l’agenzia, poi però facendo tutto l’itinerario e girando per città e piccoli villaggi, mi sono sentita soddisfatta per questa scelta.
Dunque era l’estate del 1998, precisamente in agosto ( come insegnante potevo andarci solo in questo periodo ), ed il gruppo in cui io e Gisella ci siamo trovate, era formato da poche persone, simpatiche e disponibili.
Il viaggio aereo invece è stato lungo ed estenuante, abbiamo attraversato tutte le montagne dell’Asia, con un solo scalo. Quando siamo arrivati a Pechino avevamo la testa nel pallone, in parte per la stanchezza e poi anche per il fuso orario. L’atmosfera era pesante, per l’umidità presente nell’aria e, almeno quel giorno, il cielo era grigio.
Di Pechino ricordo soprattutto la città imperiale, conosciuta anche come Città Proibita, perché l’accesso era vietato al popolo. È il massimo esempio di architettura cinese.

Per una visita alla Città Proibita abbiamo dedicato un’intera giornata. Si attraversano grandi piazze e padiglioni, si incontrano sculture in pietra che rappresentano animali mitologici come la "Chimera d'oro" che era posta a protezione di ogni ingresso di dimora imperiale, la "Fenice" o il "Drago tartaruga" simbolo di longevità. La zona nord-ovest della città è una successione di corti e palazzi, in parte inaccessibili ai visitatori, in cui vivevano le concubine, le favorite e gli eunuchi. Oggi la maggior parte di questi edifici è adibita a museo dove sono custodite collezioni di oggetti preziosi, avori, sete, porcellane, ori e pietre preziose che facevano parte del tesoro imperiale. Comunque, gran parte di questo tesoro è stato trasferito a Taiwan dai nazionalisti nel 1949 quando fu proclamata la nascita della Repubblica Popolare Cinese. La mia memoria, al ricordo del viaggio, è ancora abbagliata da tutto quell’oro e da quelle sculture superbe delle varie costruzioni a pagoda, dalle colonne decorate e azzurre, dai portali con il battente a forma di drago, dalle scalinate che conducevano al tempio, anch’esse intarsiate magnificamente.
A sud di Pechino sorge un tempio di mirabile bellezza: il Tempio del Cielo (Tiantan), costituito da tre edifici dove l'imperatore veniva a compiere sacrifici due volte l'anno. I sudditi dovevano stare chiusi in casa senza poter vedere la processione che proveniva dalla Città Proibita. Questo bellissimo complesso presenta costruzioni in marmo bianco, legno, ceramiche policrome e tetti fatti da tegole blu e sormontati da sfere dorate.
Sempre a Pechino, una mattina io e Gisella siamo andati al mercatino delle stoffe, molto simile ai nostri mercati rionali, e lì io ho acquistato come souvenir una camicetta di seta, della loro seta leggera. Nessun confronto con quella autentica messa in mostra nei migliori negozi.
Un altro ricordo indelebile è legato alla muraglia cinese, chilometri e chilometri da percorrere a piedi, con la macchina fotografica pronta a scattare un dettaglio, un particolare interessante del panorama e delle persone che si incontravano. C’erano molti altri turisti cinesi, anche loro macchina a tracolla, e marcia poderosa. Quando guardo le mie foto della muraglia, non devo pensare a quante persone sono morte per costruirla, ma solo alla magnificenza e funzionalità di questa costruzione. Abbiamo molti esempi di opere monumentali, che sono costate molte persone umane, ma hanno tramandato alla storia un’intera civiltà. Del resto, come diceva Brecht, chi fa la storia? Il generale o il cuoco?

Sempre a Pechino mi ricordo quando uscivo la sera e vedevo i cinesi seduti davanti casa, a giocare o semplicemente a prendere il fresco. La città vecchia è costituita da case basse e vicoli stretti, abitazioni con ambienti molto piccoli, per cui gran parte della vita si svolge per strada.
Ma a compensare questa angustità, c’è la Piazza Tiananmen, dove ti senti tanto piccolo lì in mezzo, perché è enorme e su una parete campeggia anche quella enorme, la foto di Mao. l Palazzo d'Estate e il Tempio del Cielo, davvero una bella fatica. La via pedonale più famosa è la lunga e vivace Wangfujing con all'estremità il mercato serale Donghuamen Yeshi, da non perdere, anche lo spettacolo delle loro cene a base di spiedini di scorpioni, cavallette, stelle marine o tofu puzzolente, mi faceva venire la nausea.
Meglio l'anatra alla pechinese servita che abbiamo mangiato in un ristorante.

Altro ricordo meraviglioso: Xi’An, una città che merita un paio di giorni di tempo per visitare il quartiere musulmano che è molto movimentato e pieno di viuzze da esplorare con bancarelle dove non comprare è impossibile. Xi'an è famosa per la presenza di uno dei più importanti siti storici della Cina: l'Esercito dei Guerrieri di Terracotta.

Scoperto soltanto 30 anni fa queste statue ci hanno lasciano senza fiato. All’interno non si poteva fotografare, ma noi ( siamo italiani no?) l’abbiamo fatto ed io ho ancora una foto sbiadita dell’esercito. Mi ricordo che sono rimasta colpita dal fatto che ogni guerriero avesse un’espressione e tratti del viso diversi. Eppure i cinesi sembrano tutti uguali. La nostra guida ci ha raccontato che questo esercito fu scoperto per caso da un cinese che stava scavando il terreno per un pozzo, quando ha visto emergere alcune teste.
Ci ha detto inoltre che le statue rappresentavano l’esercito dell’imperatore, il quale ha voluto immortalare i vari soldati che avrebbero dovuto poi far compagnia alla salma dell’imperatore, dopo la sua morte.

Un altro spettacolo è il parco del Buddha orientale luogo misterioso e pieno di fascino, purtroppo eravamo perseguitati dai bambini cinesi che chiedevano in modo assillante qualche moneta.
Ho qui accanto a me l’album delle foto, che mi aiutano nel ricordo.

Lijiang, Patrimonio dell'Unesco, cittadina meravigliosa, un labirinto di vie acciottolate e vecchi edifici in legno. La sera tutti i tetti delle case sono illuminati trasformandosi in un paesaggio da fiaba e anche se è molto, ma molto turistico.

Altra tappa: Shanghai
La città spaventa per la sua grandezza e confusione. Tutto corre veloce. Ci vuole molto tempo per visitarla. La guida ci ha portato al Bazar dei Giardini Yu che con i suoi dintorni pieni di negozi di souvenir e antiquariato creano un'atmosfera bellissima. Inoltre c'è un antica chadian tutta in legno dove fermarsi a bere un'ottima tazza di tè scelta tra infinite varietà. La sera poi si passeggia per Nanjing Lu, stravagante via pedonale piena di negozi e illuminata a giorno dalle mastodontiche insegne pubblicitarie. Il Bund merita una visita sia di giorno che di sera per la splendida vista che offre sul fiume.
E infine Guilin, uno dei paesaggi più decantati dai poeti e più riprodotto sin dall'antichità, nell'arte cinese, soprattutto nei dipinti.
Il tratto di fiume che collega Guilin con Yangshou è navigabile solo durante alcuni periodi dell'anno: esso rappresenta fonte di vita e commercio per moltissime comunità e villaggi disseminati lungo il suo percorso. Il viaggio si sviluppa lungo una verde pianura in un ambiente che offre immagini di paesaggi incantati.

All'orizzonte emergono centinaia di monti che protendono verso il cielo le loro affusolate cime. Sembrano grandi schegge di pietra, gigantesche verdi giade attraverso le quali si snoda il fiume. Questo mondo straordinario è prodotto da fenomeni morfologici; l'acqua ed il vento da milioni di anni stanno plasmando questo paesaggio conferendo alle montagne strane e bizzarre forme.
Il pasto che consumiamo durante la navigazione è squisito ed è basato su piatti di pesce e gamberetti pescati nelle ricche acque del fiume, cucinati in agrodolce secondo la tipica cucina cinese.
Noi abbiamo percorso questa vallata a bordo di battelli, ed io ho acquistato al volo un grosso ventaglio che un locale continuava a proporre, mostrando la sua bellezza ed i disegni raffigurati, mentre era attaccato ad un finestrino del battello.
Ma la cosa più sconcertante erano i loro mercati. Siamo andati a vedere quello di Canton , un mercato coperto, dove si vendeva di tutto, merce di carne, esposta su banconi non certo sterilizzati, o appesa fuori dai loro baldacchini . I cinesi avranno sicuramente degli anticorpi che gli permettono di evitare malattie ed infezioni, ma noi italiani, guai a mangiare quella roba, saremmo “ crepati “ in pochi minuti.
Mi ricordo che in quel mercato vendevano anche carne di cane e di gatto. Ho pensato ai ristoranti cinesi presenti nella nostra zona ed ho giurato che mai vi avrei messo piede.
Ho sicuramente dimenticato qualcosa, ma il viaggio è stato veramente lungo, e uno dei miei viaggi migliori.





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