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Seoul, la Regina del Kimchi

Scritto da daniela giamamrino
LE PRIME IMPRESSIONI
Il primo impatto con il territorio coreano avviene ad Incheon, sede dell’aeroporto principale a circa 50 chilometri da Seoul, la capitale. Un’imponente costruzione futuristica degna dell’architetto che l’ha progettata, tanto da fargli ottenere nel 2009 il riconoscimento di migliore aeroporto al mondo vincendo l’edizione 2009 dei World Airport Awards.
Un volta lasciato l’aeroporto, è d’obbligo proseguire in taxi verso qualsiasi destinazione, a meno che non si voglia sperimentare l’efficienza della metropolitana e soprattutto immergersi subito nel fiume della popolazione asiatica, favolosa sensazione alienante per un occidentale.
Scesi in strada, bisogna dimenticare le distanze e i tempi di percorrenza ai quali si è abituati, perché il coreano in macchina è molto rispettoso di segnaletica e limiti di velocità e soprattutto è molto paziente: in media al giorno si resta imbottigliati nel traffico cittadino da una a due ore!
Resta comunque il fatto che loro amano molto guidare e preferiscono rinunciare a due ore di sonno pur di arrivare in macchina al lavoro.
HIUNDAY CITY
Che dire della capitale, Seoul, 10.628.000 abitanti su una superficie di circa 600 km² , vale a dire la città con la più alta densità di popolazione al mondo. E’ la metropoli delle contraddizioni: da un lato centro dell’economia coreana e sede delle più importanti multinazionali asiatiche, dall’altro patrimonio culturale e sede dei più antichi edifici storici del paese. Passeggiando per le coloratissime vie metropolitane è straordinario imbattersi, tra la miriade di grattacieli e insegne luminose, in edifici antichi in stile tradizionale: esempio lampante sono i “Cinque Grandi Palazzi” della dinastia Joseon.
IL COREANO VESTE PRADA
Per chi ama lo shopping c’è solo l’imbarazzo della scelta tra le migliaia di centri commerciali distribuiti naturalmente in altezza all’interno dei grattaceli della metropoli. Attenzione però a chi si aspetta di trovarsi davanti le consuete gallerie di negozi, perché rimarrà sorpreso: la maggior parte dei commercianti coreani si organizza in box e bancarelle suddivisi in ogni piano dell’edificio, in pratica un enorme mercato al coperto sviluppato in altezza.
Naturalmente, per ovvie ragioni logistiche, all’ultimo piano troveremo i parcheggi!
Altro punto d’incontro per gli appassionati di shopping sono le aree sotterranee della città, dei veri e propri mercatini del “tarocco” divincolati tra i tanti sottopassaggi e che propongono copie più o meno perfette dell’alta moda globale.
METTI UNA SERA A CENA
L’argomento cibo merita un capitolo a parte, tante sono le specialità e le particolarità della cucina coreana. Innanzitutto bisogna avvertire chi purtroppo non ama i sapori pepati che non potrà appezzare la maggior parte delle delicatessen coreane, perché ingrediente base di tale cucina è il peperoncino. Per la precisione, l’ingrediente base è il “Kimchi” , una specie di verza lasciata a macerare nel peperoncino assieme ad altre spezie “segrete” per giorni, fino ad assumere il caratteristico colore verde/rossastro e l’inconfondibile odore acre che accompagna i visitatori per tutta la durata del viaggio fino a seguirli nel ritorno in patria ( a rischio quarantena da parte di parenti e amici ) !
C’è da dire che i nostri amici dagli occhi a mandorla sono molto esigenti a tavola, infatti per loro il massimo della sciccheria consiste nel cenare in uno dei costosissimi ristoranti a base di carne canina. Sì, avete capito bene, la carne di cane è considerata il grand gourmet della cucina coreana, riservata come vuole tradizione ai soli uomini così come il vino e la coda di vitello, poiché pare che abbiano particolari proprietà afrodisiache.
Mi raccomando, se si ha intenzione di cenare in uno dei tanti ristoranti tipici si deve tener presente che all’ingresso una gentilissima cameriera chiederà di togliersi le scarpe e di riporle su una bella scarpiera a ridosso della parete, non sono ammesse eccezioni.
Altro particolare non trascurabile è la disposizione dei tavoli, ad altezza “bambino” che obbligano i commensali ad alternare le uniche due posizioni possibili: in ginocchio e all’indiana.
Da dimenticare sono le posate tipiche da ristorante cinese/italiano, cioè bacchette in legno o al massimo forchetta, cucchiaio, coltello; lì troverete solo pesantissime bacchette in acciaio inox, oltretutto scivolosissime! Infine, fondamentale regola del bon ton coreano: non soffiarsi il naso a tavola, segno di grandissima maleducazione, al contrario si può tirare su col naso quanto si vuole.
DA NON PERDERE
Per chi vuole approfondire le proprie conoscenze su cultura e tradizione popolare coreane, non c’è niente di meglio di una giornata trascorsa al “Korean Folk Village”, un parco naturale all’interno del quale è ricostruito un vero e proprio villaggio di epoca medievale.
Se si è fortunati, ci si potrà imbattere in set cinematografici o rappresentazioni in costume, come il famosissimo matrimonio tradizionale, dai mille colori e costumi sgargianti.
La torre di Seoul, dalla quale è possibile ammirare lo skyline della città a 360 gradi, all’interno del ristorante “ruotante”, e dove è custodito il pallone dorato dei mondiali di calcio 2002.

Difficile se non impossibile che qualcuno vada in Corea del Sud da turista, forse a causa della cattiva pubblicità esercitata dalla vicina Corea del Nord, nota per l’altissima percentuale di povertà e zona rossa a rischio attentati.
Eppure, parola di chi ha avuto la fortuna di visitarla personalmente, la Corea del Sud è in grado di conciliare tradizione e innovazione come pochi altri paesi al mondo hanno saputo fare.




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