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Malaysia, Autentica Avventura!

Scritto da Mauro Baldo
  • Petronas_Towers
  • Bimbo_OrangAsli
  • Trekking
MALAYSIA, AUTENTICA AVVENTURA
SCHEDA TECNICA
SUPERFICIE: 329.758 kmq, suddivisi tra la penisola di Malacca (compresa tra la Thailandia a Nord e Singapore a Sud), e la parte settentrionale del Borneo, con gli stati del Sarawak e Sabah.
TERRITORIO :la Malaysia peninsulare ha un territorio prevalentemente montuoso nella parte centrale, con rilievi che superano i 2000 m, e diviene sempre più pianeggiante verso Sud, tra la città di Malacca e Singapore. La zona centrale vanta la foresta più antica del mondo risalente a circa 130 milioni di anni fa, conosciuta come Taman Negara. Le coste sono basse e sabbiose; i fondali poco profondi. Al largo delle coste malesi ci sono numerose isole: Langkawi e Penang nella parte occidentale, Perhentian, Redang, Tioman e Aur nella parte orientale.
POPOLAZIONE: 20.000.000 circa costituita da diverse etnie: malesi, indù e cinesi.
CAPITALE: Kuala Lumpur; 1.200.000 abitanti circa.
GOVERNO: federazione di 13 stati: 11 nella Malaysia peninsulare, sotto il distretto di KL e 2 (Sarawak e Sabah) sotto il distretto di Labuan.
RELIGIONE: in maggioranza mussulmana, con minoranze indù, buddiste e cattoliche.
MONETA: Ringitt o dollaro malese, pari a circa 0.26 €.
LINGUA: malese e inglese.
CLIMA: decisamente tropicale con temperature di circa 30° costanti e con un tasso di umidità vicino al 100%. Le stagioni piovose si dividono in base al territorio: a Ovest della fascia peninsulare, la stagione delle piogge va da maggio a ottobre, mentre a Est e nel Borneo malese, da novembre ad aprile. Ovviamente gli acquazzoni improvvisi e abbondanti ci sono in ogni periodo dell'anno.
CUCINA: molto varia e gustosa, è molto piccante quella malese, mentre più delicata quella cinese.
TIPO DI VIAGGIO: avventuroso; per gente che ha spirito di adattamento.
MEZZI DI TRASPORTO: aereo, auto, pullman, barca.
SISTEMAZIONE: a KL abbiamo alloggiato al Swiss Inn Hotel*** nel quartiere di Chinatown; chalet nella giungla; Panuba Inn resort, a Tioman.

CENNI STORICI
La federazione della grande Malaysia (così denominata), è uno stato giovane: la sua indipendenza è iniziata solo dopo la seconda guerra mondiale.
Le prime notizie su questo paese risalgono all'epoca di Tolomeo, che nella sua prima carta geografica la denominò "Chersoneso Aureo", che in greco significa penisola dorata. Territorio vergine e ricco di risorse naturali fu meta di mercanti indiani e cinesi (cercatori d'oro), si stanziarono lungo le rive dei grandi fiumi, dando vita così ai primi insediamenti stabili e piccoli stati. Con l'avvento, nel VII sec dell'impero Srivijaya, nell'isola di Sumatra, la Malaysia peninsulare fu assoggettata alla sua sovranità fino quando questa cadde per mano del fiorente impero Majapahit con sede a Java. Nei primi anni del 1400, Parameswara, un principe dell'impero Majapahit rinnegò la sovranità di Sumatra, e dopo alterne vicende si stanziò nel piccolo porticciolo di pescatori di Malacca, trasformandola in breve tempo, in uno dei principali porti del Sud - Est asiatico e successivamente in una potente e ricca città- stato.
Nel secolo seguente, Malacca divenne obbiettivo di mire colonialiste dei paesi europei: i primi furono i portoghesi, che con Alfonso de Albuquerque conquistarono la città scacciando il sultano, che si rifugiò nella meridionale Johor. Malacca divenne così il fulcro della potenza economica europea in Malaysia. Nel secolo di dominazione portoghese, gli invasori miravano solo a sfruttare economicamente la città, non riuscendo, da un lato, a convertire la popolazione al cristianesimo, e dall'altro ad impedire che i vari stati malesi circostanti si sviluppassero indisturbati. Con l'arrivo degli Olandesi, (interessati alle ricchezze della penisola), che si allearono ai signori di Johor, sbaragliarono i portoghesi e divennero i successivi dominatori. I nuovi padroni commisero lo stesso errore dei loro predecessori: miravano solo a sfruttare economicamente la città. Inoltre gli interessi economici erano prevalentemente concentrati sull'attuale Jakarta, con la conseguenza che la città-stato di Malacca cominciò il declino. Intanto verso la fine del 1700 anche l'Inghilterra prese di mira la regione malese: nel 1786 il capitano Francis Light conquistò Penang, che in pochi anni anni divenne un fiorente porto e prima roccaforte inglese nella regione. Poco dopo, nel 1819 fu la volta di Thomas Raffles che per ordine della corona, stabilì una seconda colonia a Singapore. In breve l'Inghilterra assoggettò anche Malacca, cosicché il dominio su gran parte della penisola fu attuato. La fiorente economia portò nuove genti da Asia ed Europa: Cinesi, Indiani, Indonesiani, Filippini ed Europei.
La Malaysia divenne così un crogiolo di razze e religioni che soppiantarono gli antichi e originari abitanti della regione: gli Orang Asli.
Nel frattempo nella grande isola del Borneo si accingeva ad arrivare il capitano James Brook. In quell'anno, era il 1838, il sultanato del Brunei doveva sedare una rivolta interna che fu stroncata solo con l'aiuto del capitano inglese. in segno di gratitudine fu affidato a James Brooke il controllo dell'attuale Sarawak; egli si autoproclamò Raja, e dette origine alla dinastia dei raja bianchi, che perdurò nella regione fino alla seconda guerra mondiale. Fino a tale periodo tutta la Malaysia (la zona peninsulare e il Borneo settentrionale) erano colonia britannica. Durante il secondo conflitto mondiale i giapponesi conquistarono la Malaysia, ma non riuscirono a creare una politica di coesione. Quando alla fine della guerra l'impero del Sol Levante fu sconfitto, l'Inghilterra ereditò una regione finita nel caos. Vari movimenti indipendentisti combatterono per l'indipendenza della loro terra, fino a quando nel 1948 fu istituita la federazione della Malaysia e il 15 agosto 1957 l'attuale stato malese ottenne l'indipendenza dalla reale corona britannica. Sono esclusi dalla federazione il Brunei e Singapore, che rifiutarono l'annessione per mantenere integre le proprie ricchezze.
KUALA LUMPUR
Dopo 12 ore di aereo da Roma, finalmente atterriamo al KLIA (Kuala Lumpur International Airport); avveniristico e gigantesco aeroporto di recente costruzione. Con un taxi ci dirigiamo a KL dove abbiamo la prenotazione dell'hotel; più ci avviciniamo alla città (circa a 50 km), più si notano le sagome dei grattacieli e della modernità, nonché del traffico. Dall'autostrada si intravedono le dimensioni impressionanti delle Petronas Twins Towers, attualmente gli edifici più alti del mondo (451.9 m).
Dopo poco meno di un'ora arriviamo al Swiss Inn Hotel nel quartiere di Chinatown. A prima vista non sembrava un posto dei più sicuri: viuzze strette, traffico caotico, ristorantini improvvisati, una moltitudine di gente che vende, compra, scambia, grida. L'hotel, dal piccolo ingresso seminascosto si presentava al suo interno tutt'altro che sinistro. Dopo una doccia rigenerante e un breve riposo ci siamo dedicati alla visita della città. Prima tappa è Merdeka Square (il cuore della città e punto di confluenza dei fiumi Kelang e Gombak) dove oltre alla grandiosa moschea nazionale (Masjid Jamek) costruita alla fine dell'800 c'è anche l'ufficio del turismo; qui abbiamo trovato tutte le info necessarie per i tour di Malacca e Taman Negara.
Il sole accecante e il caldo torrido non danno tregua, ma poco per volta la città si lascia scoprire; gli enormi grattacieli sono intervallati da larghissime strade a 4 corsie, ogni negozio, casa e palazzo sfoggia con orgoglio la bandiera malese in occasione della festa nazionale del 16 settembre. Non mancano i vecchi edifici coloniali, molto affascinanti ed ancora abitati ai quali si contrappongono nella parte N-E della città l'imponenza del KLCC - Kuala Lumpur City Centre, il centro finanziario della città e simbolo della Malaysia moderna. A parte gli altissimi grattacieli già impressionanti da soli, svettano tra tutti le Petronas Towers, gli altissimi edifici di vetro e cemento sede delle compagnie petrolifere. progettate nel 1992, furono iniziate l'anno seguente ed ultimate nel 1998; disposte su 88 piani, hanno un design unico che si rifà all'arte islamica soprattutto per i 63 pennoni sopra ciascun grattacielo, che simboleggiano i minareti di una moschea. Alla base vi è un'enorme centro commerciale disposto su più piani con decine di negozi e ristoranti, curato nei minimi particolari e di un lusso senza paragoni. Il retro delle Petronas è caratterizzato da un parco molto grande con al centro un laghetto, dove famiglie e ragazzi si ritrovano per passare qualche ora in relax.

La sera KL è altrettanto affascinante: luci ovunque, mega schermi olografici, ristoranti pieni di turisti e mercatini improvvisati brulicanti di gente. Interessante è quello di Chinatown, in cui le stradine si riempiono di bancarelle dove si vende di tutto; molto vantaggiosi sono gli acquisti di capi d'abbigliamento per i prezzi bassissimi.
CENNI STORICI SU KUALA LUMPUR
La storia di KL inizia intorno alla metà dell'800 quando i primi cercatori di stagno, perlopiù cinesi, si stabilirono nella confluenza dei fiumi Kelang e Gombak alla ricerca del prezioso metallo. Da qui l'origine del suo nome: KL infatti significa confluenza fangosa. In breve tempo ai primi cercatori se ne aggiunsero molti altri e la città divenne ben presto invivibile, rissosa e pericolosa. Molti di loro morirono a causa della malaria e di altre malattie. Per ripristinare l'ordine venne nominato dal sultano locale, Kapitan China (una sorta di sceriffo). Yap Ah Loy, questo il suo nome, riportò l'ordine nella città e si guadagnò il merito di essere il vero fondatore di KL.
Il tenore di vita cresceva sempre più, ed i mercanti arricchiti iniziarono a costruire e ad abbellire la città con numerosi edifici; verso la fine del sec fu costruita anche la ferrovia che la collegava a Port Kelang. Dal 1974 è un territorio federale nello stato di Selangor.
Da allora KL è in continua espansione, e oggi è una modernissima metropoli con quartieri ipertecnologici e larghissime strade a 4 corsie. La capitale rappresenta oggi il cuore finanziario ed economico dell'intera nazione. Tanta espansione e progresso ha però compromesso il paesaggio attorno alla città: intere zone di verde sono state disboscate per dare spazio ai nuovi e giganteschi quartieri residenziali.
MALACCA
Situata a circa 150 km a Sud di KL, nell'omonimo stato, rappresenta sicuramente il cuore storico della Malaysia. L'odierna Melaka conserva ancora oggi il suo passato coloniale e multietnico, ed è una città affascinante e caratteristica.
Facilmente raggiungibile con 3 ore di bus dalla capitale (il biglietto a\r costa circa 7 €), è molto facile da girare e bella da vedere.
Dalla fermata dell'autobus, seguiamo a piedi le indicazioni per il centro; costeggiamo la chiesa dedicata a San Francesco, e in pochi minuti vi arriviamo. La piazza principale è caratterizzata dalla Christ Church, costruita nel 1753 dagli olandesi, di un caratteristico colore rosso. Poco oltre su di una collina vi sono i resti della St Paul's Church, edificata nel 1521 dai portoghesi in onore di San Francesco Saverio. Gli olandesi la ampliarono e apportarono alcune modifiche; infine gli inglesi la trasformarono in polveriera. Attualmente è in rovina e conserva solo i muri esterni e alcune lapidi al suo interno. Scendendo lungo una gradinata si arriva alla Porta de Santiago, che è tutto ciò che rimane della vecchia fortezza portoghese di A' Famosa.
Da qui noleggiamo due caratteristici risciò completi di guida che per un giusto compenso ci portano a visitare gli angoli più nascosti e suggestivi di Melaka. La parte vecchia è un'insieme di strette viuzze piene di negozietti e abitazioni coloniali. La via più vecchia della città vanta in sequenza un tempio indù, una moschea e un tempio cinese, a dimostrazione di come culture e religioni diverse seppur mantenendo la loro identità convivano pacificamente da secoli. Interessante vicino al fiume, è la ricostruzione di un vecchio galeone.


CENNI STORICI DI MALACCA
Fino al XIV sec, era un piccolo villaggio di pescatori, fino a quando il principe Parameswara, originario di Sumatra, dopo aver rinnegato il suo regno, vi si rifugiò trasformandola in breve tempo in un fiorente e strategico porto per i traffici commerciali tra India e Cina. I maharaja che gli succedettero adottarono come religione di stato l'Islam. Il crescente sviluppo economico di Melaka attirò all'inizio del 1500 i primi colonizzatori portoghesi, che con Alfonso de Albuquerque attaccarono e conquistarono la città. Il dominio portoghese durò circa un secolo: i mercanti asiatici trasferirono i loro commerci a Java, gli stati confinanti attaccarono più volte la colonia, e il crescente dominio olandese decretò il declino dei portoghesi. Nel 1641 gli olandesi assediarono Melaka e si sostituirono ai primi coloni per 2 secoli. Come i loro predecessori, i nuovi padroni miravano solo ai facili guadagni garantiti dalla posizione strategica, ma non fecero mai nulla per farsi accettare dalla popolazione. A metà dell'800, l'Inghilterra, che in Malaysia possedeva già Penang e Singapore, ottenne anche il controllo di Melaka. Gli inglesi vi rimasero fino all'indipendenza (1957), e Melaka tornò ad essere una tranquilla città di provincia che oggi vive di turismo.

TAMAN NEGARA
In malese, Taman Negara significa semplicemente Parco Nazionale; si estende su una superficie di circa 4300 kmq tra gli stati di Kelantan, Pahang e Terennganu e vanta il primato di giungla più antica del mondo: è infatti immutata da circa 130 milioni di anni! Il parco venne istituito negli anni venti e nel 1939 fu denominato King George V National Park; solamente nel 1957 con l'indipendenza della Malaysia fu adottato il nome attuale: Taman Negara. Al suo interno la vegetazione è unica e fittissima; purtroppo grossi animali non se ne vedono (almeno nella parte più turistica) ma vi sono in abbondanza insetti, uccelli, piccoli mammiferi e rettili. Il suo ecosistema è unico ed attraverso i vari trekking è impossibile non rimanere affascinati dagli spettacoli che la natura offre.
Per programmare sul posto un soggiorno al Taman Negara è più semplice del previsto. Nei pressi del "nostro" Swiss Inn Hotel, sempre a Chinatown, c'è il Malaya Hotel; da qui si organizzano i tour e le partenze per questo magnifico parco naturale. I pacchetti standard sono di 3 gg, ma per apprezzare appieno il fascino del luogo consigliamo un minimo di 5 gg. Per i più esperti e intraprendenti c'è la possibilità di soggiorni più lunghi con pernottamenti in tenda. Si parte di lunedì, mercoledì e venerdì in pulmino e in circa quattro ore si arriva a Jerantut, al Sri Emas Hotel. I nostri compagni di viaggio sono australiani, europei, americani e asiatici, ed oltre la voglia d'avventura ciò che ci accomuna è il parlare inglese. Qui viene spiegato l'ambiente in cui andremo, vengono rilasciati permessi e prenotazioni varie, si pranza e si prosegue per Kuala Tembeling, da dove ci si imbarca per risalire in 3 ore il fiume fino a Kuala Tahan, quartier generale ed ingresso al parco. Il soggiorno completo con i trasferimenti a/r da KL, 4 pernottamenti in chalet in mezza pensione e tre escursioni con la guida ci è costato poco meno di 130 € a persona.
NIGHT JUNGLE WALK: o camminata notturna nella giungla, è davvero emozionante! Subito dopo cena ci si trova con la guida che ci precede lungo un sentiero completamente buio. Tranquilli, ognuno di noi è dotato di pila. Lungo il tracciato si sentono mille rumori diversi: insetti, uccelli e altri animali non ben definiti, noi non li vediamo, ma siamo osservati, e solo l'esperienza della guida, che sa dove posare l'occhio, ci permette di soffermarci e ammirare da vicino la giungla e i suoi abitanti. Il breve trekking dura 1h 30m ed è solo un anticipo di ciò che faremo nei giorni a seguire.

JUNGLE TREKKING: l'indomani mattina dopo la colazione nei caratteristici ristorantini sul fiume, siamo pronti per il primo vero trekking di circa 3 ore; la giornata è bella, il caldo è tanto e l'umidità è prossima al 100%, ma questo non ci spaventa. Il programma si divide in due tappe: la prima è la salita a Teresek Hill, una piccola collina (342 m) dalla cui sommità si gode di una splendido panorama sulla giungla circostante. La camminata tutta in salita è estenuante, il caldo e l'umidità ci soffocano, e la prima bottiglia d'acqua finisce in pochissimo tempo; la bellezza del posto e la vista mozzafiato ci ripagano però della fatica, e dopo una doverosa sosta proseguiamo per il Canopy Walkway. Quest'ultimo non è altro che un percorso su ponti sospesi tra le cime degli alberi a 20m d'altezza, lungo circa 1 km. Per le passerelle, molto strette si può camminare (senza dondolarsi!) al max in due per volta ad una distanza di 5m l'uno dall'altro. Lo spettacolo è unico: sotto di noi la giungla con i suoi misteri, sopra di noi alberi così alti che difficilmente ne intravediamo la cima, di fronte, scorci impagabili sul fiume che si perde tra la fitta vegetazione.

VISIT ORANG ASLI: letteralmente "abitanti originari" rappresentano il vero popolo malese. Vivono nella giungla, in capanne di paglia; si nutrono di ciò che la foresta offre loro, cioè caccia e pesca e la maggior parte, tranne quelli abituati ai turisti, non hanno contatti con gli stranieri. Il loro stile di vita è essenziale, forse povero ma dignitoso; sono in completo equilibrio con l' ambiente circostante e prendono solo quello che serve loro per vivere. Il villaggio è ubicato sulle rive del fiume Tembeling, ed è raggiungibile con mezz'ora di barca. La nostra guida ci presenta al capo del villaggio, che ci illustra il sistema di vita, la caccia con la cerbottana, la giornata tipo. I bambini, come tutti i bambini del mondo, sono incuriositi e divertiti dalla nostra presenza e ci seguono nel nostro "avanti e indietro" per il villaggio.
TUBING: il pomeriggio lo dedichiamo al divertimento puro: il tubing, cioè la discesa del fiume su camere d'aria. Dai ristorantini - chiatta, una barca ci fa risalire il Tembeling per circa un'ora; ci fermiamo ad una piccola spiaggia selle rive, ed ognuno di noi con la propria camera d'aria ridiscende il fiume in completo relax. Oltre al refrigerio, la cosa più bella da fare, è ammirare la natura circostante, dove gli unici rumori che sentiamo sono quelli degli uccelli, che dal fitto della giungla sembrano chiamarci. Ogni curva presenta scorci indescrivibili, ed a tratti il fiume, piatto come una tavola diventa impetuoso per le rapide. In questi brevi passaggi, dove il fiume si " anima" veniamo travolti dall'irruenza dell'acqua e dai sobbalzi dei sassi; niente paura, la situazione è sotto controllo o quasi.
CAVE EXPLORATION: considerata abbastanza semplice, questa escursione decidiamo di farla senza la guida. Il percorso a/r è di circa 3 ore ed inizia da un sentiero sull'altra sponda del fiume. Cartina alla mano ci inoltriamo tra la giungla; il caldo e l'umidità sono onnipresenti e la prima parte del percorso, rigorosamente in salita, ci smorza l'entusiasmo iniziale. Una sosta è d'obbligo, e la prima bottiglia d'acqua anche; fortunatamente il resto del percorso è tutto in pianura e molto lineare, ed il trekking si trasforma in una divertente passeggiata. La nostra attenzione viene continuamente catturata dall'ambiente circostante: alberi alti come palazzi, di cui non vediamo la cima, l'incessante rumore degli insetti, in verde intenso e le liane che si aggrovigliano tra i rami ci lasciano esterrefatti. Durante il percorso ci incrociamo con una famiglia Orang Asli; un fugace saluto ed ognuno prosegue per la propria destinazione. In un'ora siamo all'ingresso della grotta: Gua Telinga. Altri escursionisti con la guida ci precedono, ed optiamo per aggregarci nell'esplorazione con loro. Pila alla mano ci addentriamo per l'angusto ingresso: il suo interno completamente buio, è molto difficoltoso. Alcuni passaggi sono resi difficili dall'umidità che rende viscide le rocce, e quasi tutto il percorso è strettissimo, per cui procediamo a rilento ed a carponi. Arrivati in una prima stanza la guida illumina la parte superiore della volta e il nostro stupore diventa ben presto inquietudine: l'intero soffitto è ricoperto da pipistrelli urlanti!!! L'esplorazione continua, e in breve arriviamo all'uscita. Una volta tornati allo chalet, soddisfatti ma stanchi, ci rigeneriamo con una fresca doccia ed un buon pranzo.

LATA BERKOH: l'ultimo giorno di permanenza nella giungla lo dedichiamo all'escursione più impegnativa: un trekking di 6 ore lungo un percorso di 8 km. Con la guida risaliamo per circa un'ora in barca uno dei rami principali del Tembeling. Questo tratto del fiume non è molto battuto, e il suo aspetto è molto selvaggio: alberi giganteschi ci sovrastano formando degli enormi archi sulle nostre teste, e il "silenzio" della giungla è affascinante. Una volta attraccati alla riva un breve sentiero ci conduce a Lata Berkoh, delle piccole cascate - rapide che ci appaiono improvvise tra il verde della giungla. Il tempo di qualche foto e ci inoltriamo nel fitto della selva, preceduti dalla nostra guida. Il caldo è ovviamente insopportabile e sudiamo molto; il sentiero non essendo molto frequentato è spesso difficoltoso per la vegetazione fittissima. Veniamo catturati dal fascino del posto: infinite varietà di alberi e rampicanti, insetti mai visti neanche nei libri, i versi di uccelli e piccoli mammiferi che si mimetizzano tra il verde, termitai ed una vipera! Tutto questo per chi non l'ha mai provato (come noi) è un'avventura senza paragoni, ed un'emozione dietro l'altra. La guida ci mette anche in guardia sulla presenza lungo il percorso, di sanguisughe. Senza il minimo sentore avevamo gli scarponi pieni: questi viscidi e schifosi parassiti s'infilano nelle scarpe e ti succhiano il sangue. Il disgusto iniziale viene rimpiazzato dall'abitudine di trovarseli addosso. Appena individuati sono facilmente rimovibili con una lama o un mozzicone di sigaretta. Dopo ore di cammino ritorniamo al quartier generale, distrutti ma entusiasti di quella indescrivibile esperienza.
TIOMAN
Terminata la splendida avventura nel Taman Negara ci dirigiamo ora nella semisconosciuta isola di Tioman. L'isola è raggiungibile in un'ora di volo dal piccolo areoporto Sultan Abdul di KL a bordo di un bimotore a elica di 50 posti. In apparenza l'aereo non sembrava l'immagine della sicurezza, ma il breve tragitto si è svolto senza problemi e in tranquillità. Le due compagnie nazionali che collegano l'isola alla terraferma sono la Pelangi Air e la Berjaya Air; Tioman però si può raggiungere anche via mare da Mersing, località nella costa da cui partono piccole barche veloci e traghetti, che in poco più di due ore ti portano a destinazione. L'isola di Tioman è situata al largo della costa orientale della Malaysia, nello stato di Pahang; con i suoi 39 km di lunghezza e 12 di larghezza, è la più grande di un arcipelago di 64 tra isole e isolotti. Dall'oblò del nostro aereo ci appare una vista spettacolare: alte montagne completamente ricoperte di foresta tropicale, orlata tutt'intorno da fasce di sabbia e da un mare che passa dal verde all'azzurro lasciando intravedere i coralli sottostanti. Visto che non avevamo prenotato alcuna sistemazione, (nei cataloghi c'era solo il Berjaya Resort a prezzi semplicemente proibitivi) abbiamo cercato un resort direttamente in loco. Avevamo un nome: Panuba e li ci siamo diretti. Dal molo di Tekek, di fronte l'areoporto, un taxi boat ci ha portati in 10 min a destinazione.
Il Panuba Beach Resort, si trova nella costa N-O dell'isola, ed è molto caratteristico. Costruito in prossimità della spiaggia è composto da alcuni chalet in legno su palafitte con vista mare, e dotato di ogni confort: servizi igienici, grandi e ben curati, aria condizionata, frigo, tv (inutile in un posto così) e un'ampia camera da letto.
I prezzi? L'intero pacchetto di 8 gg 7 notti, solo pernottamento, taxi boat a\r , ci sono costati la bellezza di 308 ringitt (80 €) a persona. Se poi ci aggiungiamo colazione pranzo e cena sono altri 40 ringitt (10 €) al giorno.
L'isola è di una tranquillità assoluta, gli abitanti sono in prevalenza pescatori che da poco hanno conosciuto il turismo, per cui conservano ancora uno stile di vita semplice e spartano. La sera non c'è vita mondana, tranne che a Salang (più a Nord) dove c'è un po' di movimento, altrimenti si cena nei ristorantini sulla spiaggia, accompagnati dal rilassante rumore del mare. Non ci sono telefoni; le rare cabine funzionano a scheda, che non trovi da nessuna parte, non ci sono sportelli per prelevare, (bisogna andare a Mersing) e l'unica stradina che collega Panuba a Tekek, quando non è interrotta dal sentiero, è percorribile in bici o motorino. In pratica ci si muove a piedi o più comodamente in barca; una volta ambientati, le apparenti scomodità diventano consuetudine, e spostarsi da un posto all'altro non è assolutamente complicato.
Considerata una delle dieci isole più belle del mondo, Tioman è di una bellezza selvaggia, con un territorio aspro e spesso impervio. Oltre ai trekking ed ai bagni di sole, l'isola è un vero e proprio paradiso per i sub.

CORAL ISLAND: l'escursione a Coral Island, viene organizzata tutti i giorni in ogni resort: dal Panuba partiamo in barca alla volta di Tulai Island, un' isoletta poco a Nord di Tioman. Il posto è stupefacente: piccola e disabitata, è completamente ricoperta di fittissima foresta, e circondata da spiagge di bianchissima sabbia molto fine. Ci si può rilassare sotto il sole o all'ombra di qualche palma, o meglio ancora approfittare degli splendidi fondali per fare snorkelling; sotto l'acqua la vista è esaltante: pesci variopinti, coralli tutt'intorno e colori intensi; l'acqua è calda e cristallina e senza rendersene conto abbiamo nuotato per più di due ore. Salpiamo le ancore e ci dirigiamo per il pranzo a Salang, il paese più a Nord di Tioman. Un veloce spuntino e un giro per le bancarelle, poi via per l'ultima tappa: Monkey Beach, un spiaggia deserta raggiungibile con la barca o attraverso un difficoltoso sentiero dal Panuba. Anche qui approfittiamo per fare snorkelling, e anche qui lo spettacolo ci lascia entusiasti.
DAL PANUBA A TEKEK: a piedi decidiamo di percorrere verso Sud, l'unica stradina dell'isola che collega il nostro resort a Tekek, il capoluogo dell'isola e sede del piccolo areoporto. In dieci minuti, lungo un sentiero arriviamo a Air Batang o ABC, il villaggio subito dopo il nostro. Qui direttamente sulla spiaggia vi sono numerosi resort, chalet e bungalows, molto economici e ben curati, rigorosamente in legno e vista mare; spartano e semplice è il Tioman House, costituito da chalet essenziali e molto economico. Proseguendo verso Tekek, costeggiamo luoghi di preghiera, piccole capanne locali, negozietti di souvenirs e ristorantini. Gli abitanti sono molto cordiali: chiunque incrociandoci, ci saluta e ci sorride e i bambini in particolar modo, forse incuriositi da noi "stranieri". Lungo il percorso il nostro sguardo è catturato da qualche iguana seminascosta tra la vegetazione, ma soprattutto dalla consistente presenza sulle palme e sui rami degli alberi, di una numerosa colonia di pipistrelli, appollaiati a testa in giù. In due ore circa siamo a Tekek: oltre all'areoporto non c'è molto da vedere, perché il paesino è solo un posto di passaggio per turisti e per gli abitanti che dal molo fanno le spole avanti e indietro per Mersing, dove comprano mercanzie e provviste per rifornire resort e ristoranti.


DA TEKEK A JUARA: sicuramente il trekking più conosciuto dell'isola, si snoda lungo un percorso di 6 km da Tekek, e collega la costa Ovest con quella Est. Il sentiero è segnalato da un piccolo cartello lungo la stradina. Durante il percorso, costeggiamo un moschea e una piccola cascata, la vegetazione è impenetrabile ed il sentiero relativamente faticoso. Raggiunta la cima del colle il trekking prosegue in discesa fino a raggiungere Juara. Il paesino, l'unico della costa orientale, è molto isolato e tranquillo: l'ideale per estraniarsi da tutto. La spiaggia è molto grande e bella, gli chalet sono economici e ovviamente non c'è il telefono. Per tornare a Tekek, si può ripercorrere il sentiero o in alternativa prendere una barca.
NIPAH: visto che l'escursione attorno all'isola non veniva fatta per mancanza del numero minimo di partecipanti, ci organizziamo diversamente: chiediamo un passaggio ad un traghetto che ci porta fino a Genting, e qui dopo una breve trattativa con un pescatore locale, facciamo l'ultimo tratto a bordo della sua piccola barca. Nipah è il penultimo paesino prima di Mukut nella costa Sud - Ovest di Tioman. E' isolato da tutto e raggiungibile solo in barca. La sua bianchissima spiaggia è deserta, ed oltre ad un ristorante un piccolo resort e qualche casa di pescatori, non c'è altro. E' il posto ideale per riposarsi tutto il giorno all'ombra di qualche palma, o per immergersi nella splendida acqua cristallina. Per chi lo volesse si può proseguire fino a Mukut e da qui si possono fare interessanti trekking nell'entroterra alla scoperta di fantastiche cascate che nascono impetuose dalle altissime pareti rocciose di questa zona.
SALANG: è il paese più a Nord di tutta Tioman ed è raggiungibile con dieci minuti di barca dal Panuba.; è il più movimentato dell'isola, in quanto vi sono un albergo, qualche resort e numerose bancarelle. Di sera è l'unico posto dove trovare un po' di movimento, per merito dei vari ristorantini lungo la spiaggia. E' comodo e molto frequentato dai sub in quanto è a pochi minuti di navigazione da qualsiasi punto d'immersione. A Salang vi sono infatti ben quattro diving center ! Oltre a ciò questa località può vantare una bellissima spiaggia molto lunga, e nell'immediato entroterra una nutrita colonia di iguane che per nulla intimorite dalla gente passeggiano indisturbate tra le capanne.

IMMERSIONI: Le immersioni a Tioman, sono il motivo principale per il quale i turisti vi si recano. L'acqua è alla temperatura costante di 31° anche in profondità, per cui ci si immerge in costume o al max col mutino. I fondali non superano quasi mai i 20 m, e ciò permette anche ai meno esperti di effettuare lunghe immersioni in tutta tranquillità. I fondali sono semplicemente spettacolari e già alla prima immersione credevamo di essere dentro un documentario. Intere praterie di coralli di tutti i tipi, pareti di gorgonie e grotte. Ovunque giravamo lo sguardo, c'erano banchi di pesci multicolori: gialli, blu, arancioni, per non parlare di tartarughe, razze, pesci scorpione, pesci pagliaccio e gl'imponenti pesci Napoleone. Durante la sosta tra la prima e la seconda immersione ci si riposava nella magica spiaggia dell'isola di Tulai.
Ci siamo appoggiati al BALI HAI DIVERS, direttamente al Panuba. Gestito da due americani, con didattica Padi, è molto ben attrezzato e molto professionale. Ogni immersione costa 80 ringitt (circa 20 €), compresa l'attrezzatura che è sempre in ottimo stato. La barca è molto spaziosa, ognuno di noi ha il proprio posto a sedere, e ogni bombola viene fissata su appositi supporti creati a doc. Il nostro divemaster, di nazionalità cinese, era molto bravo e coinvolgente, e durante ogni immersione ci seguiva e si preoccupava che tutto filasse per il meglio: non sempre abbiamo trovato diving così!
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