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Malaysia Truly Asia

Scritto da Riccardo Calzavara
Per celebrare il 50° anniversario della nascita dello stato malese, lo scorso anno il Paese ha avviato una grossa campagna pubblicitaria per incentivare il turismo, proponendo come slogan per il programma “visit Malaysia 2007” il ricorrente “Malaysia truly Asia” che è stata la colonna sonora per me e per molti altri viaggiatori che ce lo siamo sentiti in continuazione dagli schermi di aeroporti, stazioni e in ogni canale televisivo!!
Approfitto del fatto che la mia amica Laura si trova a Kuala Lumpur per lavoro per organizzare un viaggio attraverso la Malaysia peninsulare toccando ovviamente la capitale, il piccolo stato di Singapore, le meravigliose isole Perhentian e il sonnolento villaggio di Cherating.
Ricorrendo all’aiuto di internet e ai numerosi resoconti di viaggio, oltre alle preziose pagine della lonely planet, mi faccio un’idea di quello che voglio fare e vedere senza prenotare alcunché, sicuro del fatto che a giugno non avrei dovuto trovare particolari problemi per ottenere disponibilità di alloggio e di trasferimenti (cosa non del tutto vera….).
30 maggio: PARIGI-KUALA LUMPURIl- Il volo Emirates parte da Parigi alla volta di KL via Dubai; la tariffa propostami è di soli 634 euro e vista la possibilità di raggiungere la capitale francese gratuitamente (vantaggi di lavorare per una compagnia aerea italiana….) opto per questa soluzione che si rivela essere la più vantaggiosa. Certo che tra uno scalo e l’altro, un’attesa ed un’altra, non è stata proprio una passeggiata ma l’eccellente servizio offerto da Emirates ha sicuramente reso più piacevole il tutto.
31 maggio: KUALA LUMPUR- Atterro nel bellissimo aeroporto di KL alle 21; il tempo di ritirare il bagaglio e con il comodo KLIA ekspres con 35 ringit (5 ringit equivalgono a circa 1 euro) e in 28 minuti raggiungo la stazione di KL Sentral dove mi attende Laura. KL Sentral è il nodo della rete dei trasporti urbani della città; una volta arrivati qui è facile prendere un treno, la metro o la monorotaia per raggiungere il proprio albergo. Non è il mio caso visto che posso godere di una stanza gratis, ospite della mia amica. Alle 11 sono pronto per la mia prima uscita nella capitale che già mi aveva sorpreso con la vista dal finestrino del treno delle sfavillanti Petronas towers illuminate. Ci dirigiamo nella zona di bukit bintang per una birra Tiger in modo da riprendersi dal calore soffocante che nemmeno di sera dà tregua; una passeggiata in zona e poi a nanna, stravolto dopo aver passato le ultime 30 ore praticamente senza chiudere occhio.
1 giugno: KUALA LUMPUR- Comincio la visita della città dallo skybridge delle Petronas dopo aver aspettato in coda 40 minuti per ottenere (gratuitamente!!) il biglietto; una simpatica guida ci accompagna al 41° piano tramite un ascensore supersonico che in pochi secondi ci permette di raggiungere la soglia dei 170 metri dove si trova il ponte che collega le due torri; prima di tutto ciò saremo costretti a sorbirci un filmato autocelebrativo della compagnia Petronas (l’azienda statale che gestisce l’estrazione del petrolio). La mattinata prosegue con una passeggiata ai vicini giardini e con una rapida occhiata al Suria KLCC, il centro commerciale alla base delle torri, dove poter acquistare a prezzi vantaggiosi ogni genere di articolo (non pensiate però che sia tutto regalato; le grandi griffe si fanno pagare anche in Malaysia, anche se rispetto ai nostri standard risulta comunque vantaggioso). Per pranzo mangio da Josephine non lontano da KLCC (Kuala Lumpur City Centre) dove per 5 rm ottengo un piatto di riso (ovviamente!!) da abbinare ad una vasta scelta di pietanze cinesi a buffet. Le prime ore del pomeriggio le dedico alla disperata ricerca di un biglietto per il bus per Jerteh o Kota Barhu, porte di accesso per le isole Perhentian. Il fatto che in Malaysia in quei giorni fosse festa non aiuta e non trovo disponibilità. Ripiego sulla più costosa scelta di raggiungere la mia destinazione in aereo, scelta peraltro non particolarmente dispendiosa vista che il biglietto a/r mi verrà a costare circa 70 euro! (prenotando con un po’ più di anticipo ne avrei spesi solo 20…).
Proseguo con la salita (sempre a velocità spaventose) della Menara kl, la torre delle comunicazioni e ammiro dall’altezza di 276 metri il bellissimo panorama della città seppur in parte rovinato dal cielo plumbeo. Di lì a poco si scatena infatti una sorta di diluvio universale (chiamarlo semplicemente temporale sarebbe stato un eufemismo…) che mi costringe a rimanere bloccato lì per un paio d’ore e mi salta anche l’opportunità di fare un giro per la circostante bukit nanas riserve, un pezzo di foresta in centro città. Ritorno in taxi a KLCC dove incontro Laura con la quale raggiungo il quartiere di Chinatown con il suo caotico mercatino di merci (contraffatte!) di vario genere, mangio un po’ di mango (la frutta è buonissima e viene venduta ovunque già lavata e tagliata a cubetti in comodi pacchettini, da mangiare con un lungo stuzzicadenti a prezzi irrisori) e ci fermiamo per bere del latte di cocco direttamente dalla noce! La vista di un topo dalle dimensioni esagerate che girovagava tra le bancarelle ci spinge a proseguire il nostro giro verso altri luoghi…
La serata la passiamo a bukit bintang, un moderno quartiere con locali, ristoranti e centri commerciali dove ci concediamo una cena a base di zuppa con noodles e ravioli cinesi. Ottimi!
2 giugno: SINGAPORE- Partiamo alla volta di Singapore a bordo di un moderno autobus della compagnia Aeroline che in 5 ore ci porta a destinazione. Durante il tragitto ci viene offerta la colazione alle 8:30 a base di noodles fritti, coscia di pollo fritta e una sorta di caprese e il pranzo alle 12:30 costituito da una brioche. Forse avrebbero dovuto invertire l’ordine…ci adattiamo comunque alle usanze alimentari locali.
Arrivati a Singapore comincia la disperata ricerca di un albergo che potesse sostituire quella bettola indiana che avevamo prenotato. Ci attacchiamo al telefono e dopo mezzora l’unica cosa che riusciamo a trovare è il Gallery hotel che ci offre una stanza a 120 euro. Accettiamo anche se per il nostro budget è un po’ troppo caro. Saranno comunque soldi ben spesi visto che l’hotel risulta essere bellissimo e comodo per la visita della città. Si trova infatti lungo al Singapore river a poca distanza dalla baia e da Chinatown. Ed è proprio da Chinatown che cominciamo la visita della città. Il quartiere è molto caratteristico con vecchi edifici che contrastano con la modernità dei grattacieli della città, bancarelle di ogni genere di merce e soprattutto tantissimi chioschi dove per pochi euro si poteva pranzare a base di specialità cinesi. Ed è quello che abbiamo fatto anche noi; non appena individuata la food street ci riempiamo lo stomaco con varie fritture cinesi per la modica cifra di 5 dollari (2 euro e mezzo). La giornata continua con la visita al bellissimo tempio cinese Thian Hock Keng e al tempio hindu Sri Mariamman. Troppa cultura in poche ore; avevamo bisogno di qualcosa di più frivolo; Orchad road soddisfa pienamente le nostre esigenze e passiamo le ultime ore prima di cena lungo questa via strapiena di gente e di centri commerciali, approfittando dei saldi per portare a casa qualche capo di abbigliamento a prezzi vantaggiosi.
Per cena cediamo nuovamente alla tentazione delle bancarelle cinesi, anche se a malincuore rinuncio ad un bel granchio offerto dai tanti ristorantini sulla baia.
3 giugno: SINGAPORE- Facciamo il pieno di energia a colazione per affrontare un’intera mattinata nella cosiddetta giungla di Singapore, la bukit timah reserve. Probabilmente confrontandola con il taman negara della Malaysia potrebbe risultare un giardino botanico ma vi assicuro che 2 ore tra i sentieri della riserva possono mettere a dura prova la vostra resistenza fisica. L’ambiente era ovviamente molto umido e dopo pochi minuti si è completamente madidi di sudore. Di animali neanche l’ombra anche se teoricamente dovevano essercene, ma l’esperienza è risultata comunque gradevole. Di scimmie in realtà ne ho viste tantissime all’uscita del parco, alcune delle quali, purtroppo, stese senza vita in mezzo alla strada…
Ci concediamo uno spuntino veloce da bread and company, una catena di panetterie che offre vari spuntini a base di pane e ci ributtiamo nel caos di orchard road. Ultime foto ai grattacieli che si specchiano sulla baia e di dirigiamo a prendere l’autobus che ci riporterà a KL dopo cinque ore in mezzo ad una tormenta tropicale. Noi comunque ce ne stavamo tranquilli a guardare film e a congelare per l’aria condizionata.
4 giugno: KL- Un’altra giornata dedicata alla visita della capitale e dei suoi dintorni. Decido di recarmi alle batu caves e mi metto alla ricerca della fermata dell’autobus n° 11 che avevo letto trovarsi nei pressi di chow kit. Ne approfitto quindi per fare un giro veloce di questo mercato, e per veloce intendo di corsa, con il naso tappato per evitare i mille odori nauseabondi di carne, pesce, gatti e quant’altro, in una confusione incredibile al centro della quale trovava posto anche una lavanderia….nel complesso è stato comunque molto carino, caratteristico sicuramente. Salgo a bordo del bus e con 2 rm e in poco più di 20 minuti arrivo alle batu caves. Si tratta di un promontorio calcareo all’interno del quale è stato costruito un tempio hindu raggiungibile attraverso quasi 300 scalini accompagnati da decine di scimmiette che la gente riempie di banane e cocchi nonostante le mille raccomandazioni di non dare da mangiare agli animali. In ogni caso le foto alle scimmie che mangiano sono molto simpatiche…
Un’oretta dedicata a questa attrazione è più che sufficiente e rientro subito dopo in città con destinazione Thean Hou temple. Scendo alla stazione della metro di Sun Sambanthan e con una passeggiata di 15 minuti (sotto un sole cocente…consiglio un taxi) raggiungo questo tempio cinese dedicato alla madre celeste. Nulla di eccezionale ma comunque gradevole e dalla terrazza superiore si può ammirare un bel panorama della città. Il mio progetto di visitare i lake gardens viene meno col sopraggiungere di uno dei soliti acquazzoni. Quale momento migliore dunque per buttarsi nella confusione di qualche centro commerciale? Ad una fermata di treno da kl sentral trovo il Mid valley. Enorme ma un po’ retrò; molto meglio e molto più grande e moderno il Berjaya times square in pieno centro. Le dimensioni sono talmente esagerate che sarà inevitabile perdersi e avere un marcato senso di smarrimento.
Nonostante il brutto tempo decido di recarmi ugualmente ai lake gardens. Prendo un taxi e attraverso la bella Merdeka square per raggiungere la zona del parco. Era quasi tutto chiuso ma riesco comunque a dare un occhiata al giardino degli ibischi e a quello delle orchidee mentre il bird park non mi è accessibile. Scorgo comunque da lontano l’enorme voliera e penso che col bel tempo si dovesse trattare di un ‘attrazione davvero interessante. A piedi passo davanti alla moschea nazionale col suo grande minareto e alla bellissima vecchia stazione dei treni di kl che merita qualche minuto di osservazione per il suo particolare stile moghul e moresco. Per l’aperitivo ci concediamo una birra in un localino all’occidentale del bel quartiere di bangsar baru a sud della città. Si tratta di una zona ricca di bar, ristoranti e locali vari, molto ben curata tanto che sembra di trovarsi in una qualsiasi città europea se non fosse per i soliti mille odori di cibo asiatico di ogni tipo che pervade come al solito l’aria…
Cena con bistecca e patate (ne avevo bisogno dopo tutti quei noodles…) a bukit bintang e poi a casa
5 giugno: PULAU PERHENTIAN: Il volo air Asia per Kota Bahru è alle 7:50 e il bus che da kl sentral porta al LCC-T (il terminal da cui partono i voli low cost) parte alle 3:30 e impiega poco più di un’ora per giungere a destinazione. La notte quindi la trascorro in bianco ma non ho affatto sonno perché è l’emozione mi tiene sveglio: lascio infatti la mia amica Laura che per impegni di lavoro non poteva lasciare KL, per trascorrere tre giorni tra le sabbie bianche e le acque limpide delle isole Perhentian. Spendo due parole per elogiare air Asia: puntuali, personale cortese e gradevole (anche esteticamente…), aerei nuovi , orari comodi, tante interessanti destinazioni e soprattutto prezzi stracciati. Dopo 55 minuti di volo atterro all’aeroporto di Kota Barhu dove nell’area arrivi compro subito il biglietto per il taxi per Kuala Besut (67 rm sola andata) e per la barca per le isole (60 rm andata e ritorno). Io mi sono rivolto all’agenzia Simphony ma semplicemente perché è la prima che mi ha adescato; in ogni caso ce ne sono molte altre e i prezzi sono più o meno gli stessi. In un’ora di taxi attraverso una serie di villaggi immersi nel verde e arrivo al porto di Kuala Besut dove mi imbarco su una sorta di motoscafo che in 40 minuti mi porta a pulau Perhentian Besar, l’isola più grande delle due. Non avevo prenotato alcunché e purtroppo il tunabay, il resort in cui avrei voluto soggiornare, era al completo nonostante non si trattasse di agosto. Mi accontento del vicino New Cocohut, più economico (150 rm a notte) e comunque di buona categoria anche se non al livello del suo piu bel vicino. Unico neo del Cocohut è rappresentato dalla presenza pressoché esclusiva di cinesi che urlano in continuazione anche agli orari più improbabili; per chi cercasse riposo consiglio di rivolgersi altrove…il mio chalet era sulla spiaggia dotato di bagno privato, aria condizionata, acqua calda (non indispensabile viste le temperature), frigo e tv. Io comunque qui ci dormivo solamente perché facevo tutto al tunabay. Qui il ristorante era ottimo e il personale gentilissimo. Anche lo snorkelling l’ho fatto con loro perché ormai mi sentivo di casa più qui che nel mio resort. Con una nuotata di una decina di minuti (l’alternativa più comoda è il taxi d’acqua) vado all’esplorazione di altre spiagge come quella del perhentian island resort che risulta essere una delle più belle. Di sera crollo a letto prestissimo saltando anche la cena.
6-7 giugno: PULAU PERHENTIAN: Il tempo passa tra snorkelling (30 RM di escursione in tre punti diversi con avvistamento tra le altre cose di una tartaruga gigante che camminava sul fondo…bellissima), nuotate e bagni di sole. La spiaggia più bella è dal mio punto di vista Long beach su pulau Kecil (l’isola piccola), una mezzaluna di sabbia meravigliosa affacciata su un panorama mozzafiato caratterizzato dal verde della giungla, con diversi bar e resort dalla clientela giovane; un’atmosfera sicuramente più vivace rispetto a pulau besar che dispone però di alloggi di livello superiore. I prezzi sulle isole sono più elevati rispetto alla terraferma anche se comunque irrisori per gli standard europei (per la cena più costosa, a base di zuppetta, grigliata di pollo tandoori, patatine fritte, pane, verdurine e birra, ho pagato appena 8 euro).
Se ci si accontenta di vedere qualche pesce non è necessario partecipare ad escursioni di snorkelling ma basta una nuotata davanti al tuna bay che ha la fortuna di avere una parte di barriera corallina seppur non bellissima.
L’acqua del mare è caldissima e starci a mollo è un piacere unico; il colore è meraviglioso, nulla da invidiare a quello di altre isole più famose come quelle caraibiche.
La sera del 7 rientro a KL.
8 giugno: CHERATING- Sveglia presto (come sempre…), metro fino a Titiwangsa, e da lì raggiungo la vicina stazione degli autobus di Pekeliling, dove mi attente l’autobus con destinazione Kuantan. Il biglietto lo compro qualche giorno prima al prezzo di 16,80 rm ricorrendo alla compagnia Bulan restu. Le corse sono frequenti e io scelgo la prima del mattino (alle 8) per non perdere l’intera giornata. Il tempo di percorrenza è di 4 ore e una volta arrivato a Kuantan (città che non ha niente da offrire al turista), prendo un taxi per la stazione degli autobus locali dove prendo il bus per Cherating. Spendo 4RM e in un’ora di viaggio giungo a destinazione. L’autobus è in realtà un carrozzone in legno e ferro con una velocità massima di 30 km/h avvolto nel fumo di sigarette, ed essendo l’unico occidentale a bordo, attiro facilmente gli sguardi di tutti.
Cherating si presenta come un villaggio silenzioso e sonnolento. Una serie di chalet in legno si susseguono uno dopo l’altro ma le presenza umane sono molto limitate. Cherating è un luogo normalmente frequentato dai surfisti che lo affollano di solito tra gennaio e febbraio. È dunque il posto ideale per rilassarsi al sole nella bellissima spiaggia che lo caratterizza. Io soggiornerò al Ranting resort, dove per soli 90 rm avrò a disposizione uno splendido bungalow in un giardino con stagno tra varani e fiori di diverso genere.
La spiaggia e il mare non possono ovviamente reggere il confronto con le isole, ma l’atmosfera e il paesaggio valgono comunque una visita. Il luogo è dedicato per di più a viaggiatori “zaino in spalla” senza troppe pretese, anche se per i più esigenti il Club Med saprà sicuramente soddisfare ogni richiesta.
L’unico neo è rappresentato dalla sporcizia che anche in spiaggia rovina la vista. E devo sinceramente dire che la causa non è da ricercare nei turisti stranieri bensì nei locali che sembrano non avere un particolare senso ecologico. Le Perhentian, come la maggior parte delle isole, sono parco marino protetto e pertanto è difficile trovare bottiglie di plastica sulla spiaggia. Diverso è il discorso per Cherating dove la bellezza del luogo è minata dai comportamenti sbagliati di chi lo frequenta.
9 giugno: CHERATING-KL- nel tardo pomeriggio rientro a KL dopo aver trascorso un paio d’ore a Kuantan in compagnia di una ragazza giapponese in viaggio da circa un anno per il mondo; di fronte ai suoi racconti, i miei 10 giorni in Malaysia da solo, sembrano una passeggiata sotto casa…
Per l’ultima cena mi concedo pesce crudo al sushi king al Suria.
Il tempo di salutare e ringraziare Laura e mi ritrovo in tarda serata all’aeroporto dove mi attende purtroppo il volo del ritorno
CONSIDERAZIONI
La Malaysia è un paese sicuro e facilissimo da girare con i mezzi pubblici (gli autobus a lunga percorrenza sono ottimi). Io ho viaggiato in buona parte da solo e non ho mai trovato difficoltà particolari o provato timori di qualunque genere.
I prezzi sono irrisori, sia per mangiare che per pernottare, e anche strutture di alto livello sono economiche per i nostri standard.
Io ho prenotato tutto direttamente sul luogo, anche se in alcuni casi sarebbe stato meglio farlo con anticipo dall’Italia per non dover ripiegare su soluzioni diverse da quelle preventivate.
Le persone sono gentili e disponibili anche se l’inglese non è poi così diffuso come pensavo.
10 giorni sono pochi per poter fare e vedere tutto quello che la Malaysia offre; mare, città e giungla necessitano di più tempo.
Attenzione all’aria condizionata: si passa dai 40 gradi con 90 per cento di umidità ai 15 gradi di tutti i luoghi chiusi. Soprattutto nei mezzi di trasporto la temperatura è gelida; consiglio di girare sempre con qualcosa con cui coprirsi. Io sono tornato a casa con raffreddore, tosse e mal di gola da record!
Ringrazio tutti i viaggiatori che attraverso i loro racconti in internet mi hanno aiutato per la scelta del mio itinerario, la mitica lonely planet e ovviamente Laura che mi ha dato la possibilità di visitare un paese magnifico che altrimenti non avrei avuto modo di conoscere.
Un ringraziamento particolare anche alla mia ragazza Alessia che non ha fatto troppe storie di fronte alla mia volontà di affrontare un viaggio del genere senza di lei!!
Il viaggio è consigliatissimo a tutti, soprattutto a coloro che hanno voglia di uscire dai soliti schemi e dai soliti itinerari.
Ciao a tutti!!
Riccardo
Tags: kuala lumpur, malesia, singapore, mare, isole, perhentian, cherating
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