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San Silvestro e Capodanno in Vietnam

Scritto da Piero Romano
  • Saigon
  • Tai Ninh
  • Cu Chi
  • Ha Huhynh My
SAIGON e Dintorni

Il 28 dicembre, dopo due ore di volo con la Vietnamese Airline, atterriamo a Saigon ufficialmente rinominata in
Ho Chi Minh City (HCMC). Devo dire che una delle hostess era molto carina. L’aereoporto è modernissimo,
sembra di non aver lasciato quello di Hong Kong, ed è stato da poco completato. Dato lo sviluppo vertiginoso del paese, lo stesso è già insufficiente e ne stanno costruendo un secondo. Puntuale ci preleva il pullmino dell’albergo e ci insinuiamo su una stradina che ci porta in centro città.
Si è subito colpiti dalla miriade di motorette : mai viste tante insieme. Tutti indossano il casco, salvo rarissime eccezioni ( sembra di stare a Napoli!).Mi dicono che ultimamente sono stati immatricolati circa tre (dico tre) milioni di motorini. Spesso capita di vedere l’intera famigliola in sella (padre, madre e due pargoletti).
Tutti comunque con casco. Chi non lo usa e passibile di una multa pari a 150mila dong ovvero ca 150 €. Considerando
Lo stipendio medio di un impiegato di 100 $ Usa, ecco che la legge viene rispettata.
C’e’ una sequenza interminabile di casette a due piani: al pianoterra il negozio e sopra l’abitazione.
L’aria è fortemente inquinata.
Saigon, che cresce esponenzialmente, annovera circa 8 milioni di abitanti di cui circa un milione è costituito da clandestini, a cui è proibito l’esercizio di attività commerciali.
La religione dominante è il Buddismo, ma lungo le strade notiamo molte chiese cattoliche.

La prima sera ceniamo in uno dei ristoranti dello Hyatt Park e gusto una delle migliori zuppe di verdura mai provate. Grande varietà di vegetali, insaporiti da striscioline di vitello. Poi ordiniamo degli involtini primavera, avvolti in foglie gustosissime. Le verdure sono una delle sorprese che questo paese ti riserva per la loro grande varietà e decisa squisitezza. Il pasto non supera i 30 € a testa e siamo in uno dei migliori albergi della città. Questa è l’Asia!
La sera dopo ci rechiamo al Temple Club ( 29-31 Ton That Thiep St. 848- 8299 244), consigliato dall’albergo e ci troviamo in un raffinato ambiente coloniale con un buon servizio. I clienti sono soprattutto stranieri e li osservo cenare: gomiti sul tavolo, sbadigli a ganascia spalancata etc.
Uno spettacolo mortificante, nonostante siedano composti e si diano arie da componenti della famiglia reale inglese in trasferta.

Gli stranieri non possono acquistare una casa, ma probabilmente questo divieto verrà abolito entro breve.
L’edilizia è in pieno boom.

La guida in Vietnam è a destra ed hanno proibito alle auto private provenienti dalle vicine Cambogia e Malesia ( guida a sinistra) di utilizzare le loro strade a seguito di numerosi incidenti anche mortali.

Ci rechiamo con un tour organizzato di una intera giornata
prima a Tay Ninh e poi a Cu Chi.
La prima cittadina è la ‘ Santa Sede’ del codaismo una setta
che aspira a creare la religione perfetta, unendo le filosofie e le religioni dell’Oriente e dell’Occidente. Si annoverano circa due milioni di fedeli. Dopo un percorso massacrante su strade a tratti piene di buche, arriviamo - dopo ca 100 km- verso mezzogiorno e in piena funzione solenne nel tempio di Cao Dai. Mirabili i costumi coloratissimi dei sacerdoti. Quindi si procede sullo scassatissimo bus anteguerra, allietati dalla guida che bofonchia in un inglese inintellegibile ed arriviamo ai famosi cunicoli di Cu Chi.
La rete si estendeva fino al confine con la Cambogia e le gallerie solo in questo distretto erano più di 250. Esse consentivano ai Vietcong di lanciare attacchi a sorpresa
agli americani ( persino all’interno della loro base di Domg Du, uccidendo i soldati nelle loro tende) ed all’esercito sud vietnamita. Poi essi sparivano improvvisamente in botole segrete senza lasciare traccia.
E’ possibile scendere nei cunicoli, molto stretti e adatti alla minuta corporatura dei locali. I primi soldati americani che si calavano nelle galerie venivano infilzati con canne di bambu’ affilatissime. Impressionanti le rudimentali trappole mortali disposte dai Vietcong per contrastare gli eserciti nemici.
Per cucinare i Vietcong usavano sistemi che espellevano il fumo attraverso ventole situate a molti metri di distanza dal luogo in cui si trovavano. Inoltre si cucinava prima delle otto in quanto gli americani, solo dopo la prima colazione, iniziavano i bombardamenti.
Si pensi che nel conflitto sono state sganciate qualcosa come 13 milioni di tonnellate di bombe, cioe’ quasi 265 kg
a testa per ciascuno degli abitanti viventi in Vietnam, Laos e Cambogia.
Interessante lo shopping a Saigon nelle eleganti stradine del centro.
Molte belle le T-Shirts dai disegni originali, i cui prezzi variano dai 10 ai 20 US $.
Poi ci sono diverse gallerie con quadri notevoli. Il costo si aggira intorno ai 1000 $ e, volendo, li spediscono anche in Europa con o senza cornice.
Bellissima la collezione privata del Park Hyatt, che ritrae donne nel costume tradizionale vietnamita di un bianco splendido. La pittrice, Ha Huynh My, era all’estero per una serie di mostre, altrimenti l’avrei incontrata volentieri.
Infine merita una visita il Museo dei Residuati Bellici, che riesce a far capire quanto la guerra sia brutale e quante vittime faccia tra i civili. Il Palazzo della Riunificazione è il simbolo del governo sudvietamita. La Cattedrale di Notre-Dame e l’ adiacente Ufficio Postale ( costruito da
Gustave Eiffel, che aveva realizzato la famosa Tour a Parigi) testimoniano la passata colonizzazione francese.

DALAT

Affittiamo presso una piccola agenzia ( errore!) un Suv con autista e ci accingiamo a percorrere i 300 km che separano
Saigon dalla Cortina d’ Ampezzo locale. Le strade sono molto anguste ed è una sequela quasi ininterrotta di piccoli villaggi.
A circa 150 km, con una piccola deviazione e borbottii dell’autista, visitiamo le cascate di Vè Tam Quan.
Lasciato alle spalle il caldo afoso di Saigon, l’aria diventa più fresca ma mano che ci inerpichiamo sulle verdi colline in direzione Dalat. Arrivati finalmente a destinazione, dopo ben sette ore di percorso senza contare le soste, l’autista dopo aver piu’ volte domandato a passanti vari, finalmente ci porta nell’albergo Ana Mandara, che comprende 17 villette singole costruite tra il 1920 e 30, con
5 stanze per villa decorate nello stile originario.Molto belle sia la piscina, il ristorante ed un originale Wine bar con sedie molto alte e di grande atmosfera.
Si mette subito a nostra disposizione una graziosa e giovane donna, la quale si dichiara “butler” cioe’ la nostra maggiordomo. E’ lei che ci trova un altro autista per il ritorno e ci organizza giri nei dintorni molto piacevoli.
I 170 membri dello staff sono stati per circa un anno in addestramento e pertanto il servizio e’ davvero ottimo.
Squisiti gli yogurt la mattina con marmellata di ribes.
Il prezzo dele stanze e’ contenuto nei 140 $ per due con colazione inclusa.
Dalat è conosciuta come la città dei fiori e durante la guerra
contro gli americani, fu risparmiata dai combattimenti per un tacito accordo tra le parti.
Pare che mentre gli ufficali più facoltosi del regime di Saigon si riposavano nelle diverse ville, i dirigenti vietcong facessero lo stesso non lontano dalle loro residenze.
Tutto intorno, siamo a circa 1500 mt ci sono coltivazioni di caffè, di caffe’ e di ogni tipo di verdura. Mi dicono che sono i secondi produttori al mondo di caffè.
Insomma un viaggio molto bello anche se ci siamo limitati al sud del paese, che si estende per oltre 2000 km.
La parte piu’ bella mi dicono si trova al Nord e Hanoi sarà la prima tappa del mio ritorno in Vietnam.
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