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Cuba, Schiaffo Rigenerante: l'Isola Che Ti Cambia la Vita

Scritto da Giordano Zordan
  • Bici-taxi
  • CDR
  • Risparmio energetico
  • Scolari
Era cominciato tutto così, proprio nell’anno della mia nascita, quasi cinquant’anni fa, poco dopo la presa del potere castrista, il sempre più rigido embargo statunitense, tentativi d’invasione, attentati terroristici, bombe e attacchi chimico-batteriologici che avevano lasciato sul terreno più di tremilacinquecento morti e oltre duemila feriti.
Appena al potere, i "barbudos" pensarono bene di raggiungere ogni più piccola e sperduta località organizzando brigate di alfabetizzazione e piccoli ambulatori di primo intervento. Istruzione e sanità gratuite per tutti, una più equa distribuzione delle terre e del magro patrimonio edilizio, nonostante le ristrettezze economiche, hanno fatto sì che il consenso a Fidel, e alle conquiste sociali realizzate, abbia impedito il collasso che, dopo il crollo dell’Urss, ha colpito uno dopo l’altro, tutti i Paesi che gravitavano in quell’orbita. Tutti, meno Cuba. Ma ad un prezzo altissimo.
Ad inizio anni novanta, crollato ogni rapporto con il blocco sovietico, nell’isola, che si era adagiata troppo su quegli aiuti, mancava tutto, si arrivò molto vicini alla fame, situazione mai verificatasi con Castro. Poi, nonostante le dure ristrettezze del "periodo especial" e il progressivo intensificarsi dell’assedio economico-commerciale, tra inevitabili errori, correzioni di rotta e politiche di sviluppo, la lenta ripresa. Che, a sua volta, ha creato nuovi ed inediti problemi, da risolvere o limitare al più presto.
Meglio Cuba

È come un virus, come il famoso mal d’Africa, che non riuscivo a capire. Finché non sono stato a Cuba. Non passa giorno che non pensi a quel viaggio. Ai tanti momenti trascorsi con intensità inimmaginabile, alla gente, alle situazioni. Ho viaggiato molto, ma in nessun Paese mi sono sentito così coinvolto. Forse per la lingua, più vicina alla nostra, ma io credo soprattutto per la gente, aperta, cordiale, disponibile, in un’isola assediata, ma decisa a resistere.
L'umanità cubana è ormai leggendaria: per strada, tutti ti sorridono e ti salutano, puoi parlare con uomini e donne di tutte le età, dal bambino che gioca a biglie o tutto preso a manovrare un aquilone, all'anziano seduto sulle panchine di qualche gisrdino pubblico. C’è anche chi vuole approfittarsi del solito turista, danaroso per definizione, con approcci a volte assillanti, da capire e far rientrare nell’eccezione che si fa regola negli itinerari turistici, ma subito ritorna tale, appena ci si sposta dai tour consigliati e si parla con la gente comune, tassisti, affittacamere, pensionati, donne, studenti, postini, netturbini, barbieri, venditori di frutta e verdura, lustrascarpe, infermiere.
Ovunque, grande umanità e orgoglio per le conquiste sociali raggiunte, inimmaginabili in larga parte del mondo, pur nelle molte ristrettezze economiche. Rari, se pur presenti, giovani con evidenti simbologie statunitensi, berretti, magliette o bandane a stelle e strisce. Solo giovani, ovvio, che vorrebbero un cambiamento radicale, forse acritico, purchessia. Come tutti i giovani del mondo, stretti tra un presente mal sopportato e un futuro denso di aspettative, anche con il rischio del peggio. Chi ha qualche anno in più, invece, si dibatte tra le difficoltà del presente ma riconosce la situazione miserrima di un passato cui non vorrebbe tornare. In questa fascia d’età, sentire e vedere posizioni pro Usa è impensabile.
In quelle condizioni di dignitosa povertà, per noi fonte di biasimo, quando non di aperta esecrazione, trovi una ricchezza interiore che abbiamo ormai perso nella quotidiana e affannosa rincorsa al nostro concetto di “benessere”. A Cuba incontri quello che i nostri stessi vecchi ci confermano, il tempo e la voglia per tutta una serie di attività che non promettono “benessere”, e tuttavia ci fanno stare meglio (cos’è questo, se non il vero “ben essere”?): passeggiare, coltivare rapporti amicali e occasioni conviviali, attività d’interesse reciproco al di fuori della logica produttiva e mercantile. Tutte occupazioni che abbondano nel cosiddetto Terzo Mondo, dove alleviano, e qualche volta risolvono, le sofferenze di ogni giorno. Con la differenza che a Cuba non esistono problematiche così impellenti, come la fame, la mancanza della casa o dei servizi sociali di base. Anzi.
Negli anni, Cuba ha cominciato a sostituire gli aiuti militari con le esperienze di alfabetizzazione e assistenza sanitaria sviluppate sul proprio territorio, esportandole in America Latina e in Africa, nel quadro di accordi di cooperazione. Brigate specializzate si sono organizzate nei progetti “Yo sí, puedo”, “Robinson”, “Ribas”, “Sucre” e “Vuelvan caras” e, dopo aver elevato il livello d’istruzione della popolazione fin nei più sparuti e lontani villaggi cubani, hanno proseguito all’estero la loro preziosa esperienza. Altre, dedite all’assistenza medica, organizzate in progetti come “Barrio adentro” e “Milagro”, si stanno diffondendo nel Terzo mondo con successi insperati.
A Cuba, intavolare una semplice discussione è abbastanza comune, anche per un turista di passaggio. Se poi ci s’intende, questa può toccare tutti i temi possibili, inclusa la politica, con osservazioni puntuali, pro e contro il governo, senza remore. Come da noi (se solo si potesse trovare qualcuno, forse tra i pensionati al bar, che avesse tempo e voglia di parlare con estranei)! Invece, a Cuba c’è la curiosità dell’altro, quasi sempre disinteressata. Forse per l’insularità, di per se stessa isolamento geografico, spinto al massimo dall’embargo, emerge spesso un orgoglioso nazionalismo che però non sfocia quasi mai in estremismo acritico, anzi, si dimostra ben ponderato, aperto al confronto, costellato di domande.
Per conoscere da vicino la società cubana, lontana da distrazioni turistiche uguali e stereotipate, ho sempre alloggiato in case "particular" o "de renta", gli affittacamere che in questi ultimi anni hanno avuto un vero e proprio boom in ogni parte dell'isola.

Chicas y calles

Nei siti turistici più frequentati, accattoni e "jineteras", ragazze, ma anche ragazzi, che adocchiano turisti per scroccar loro una bibita, chiedere denaro o altro, sono pronti a ghermirti al volo e a trattenere con le unghie tutto ciò che riescono a farsi dare. In una giornata di “lavoro”, fanno chilometri e qualche peso convertibile, la moneta destinata ai turisti, molto più di quanto percepiscano con il salario o la pensione. Il loro ritornello ossessivo e ogni sorta di strategia per impietosire, look trasandato ed eventuali difetti fisici forzatamente evidenziati, implorazioni scandite in varie lingue e ampia gestualità, rappresentano un “disturbo” crescente per il turista che non vuole impicci e si ritiene nel pieno diritto di mandarli a quel paese. Chiunque tu sia, bello o brutto, giovane o anziano, atletico o meno, l’assalto è continuo, perché non sei tu il bersaglio, ma ciò che per loro rappresenti.
Cerbiatte ambrate dal passo felpato si offrono con naturalezza, nel reiterato tentativo di assaporare il mondo da cui provengono quei visitatori sbuffanti per il caldo. Tattiche che si moltiplicano, occhio vigile al sempre più rigido controllo della polizia, smorfia accattivante, sguardo insistente, sorriso radioso, nascondono il disappunto per la supposta esclusione da un mondo che credono di conoscere fin troppo bene, più o meno descritto da parenti o amici che sono riusciti a realizzare "el sueño". Sono disposte a darsi, in cambio, se non di euro, di un paio di "Adidas", jeans o magliette firmate che sfoggiano con orgoglio.
Amano e si danno con trasporto, scommettono ancora una volta sul futuro, per dilatare un presente che potrebbe scomparire da un giorno all’altro. Ad un complimento audace, magari volgare, sorridono luminose con un "gracias" da disponibilità imbarazzante. Si trastullano con l’ultimo modello di telefonino, avuto in cambio del loro corpo flessuoso, pregno di vita e di tristezza. Ascoltano suonerie, imparano giochini, rispondono a rarissime chiamate del donatore ormai lontano e sorridono a qualche sms, anche se non possono rispondere con la scheda del tutto scarica. Qualcuna s’innamora, tutte sono ben consapevoli di essere parte di una settimana "all inclusive", cerbiatta compresa.
Giovani tirati a festa passeggiano su e giù, scarpe bianchissime, jeans attillati e magliette colorate, le ragazze, con il trucco appena accennato, quel tanto che basta, capelli ben acconciati, ombelico, piercing e tatuaggi ben in vista. Il loro modello è il turista, e tra tutti, l’italiano, si sa, il più alla moda. Quello che manca sono decisi ad averlo, e lo avranno, costi quel che costi. Se è senz’altro vero che non sono alla fame, non sono certo disposti a vivere di solo pane.
Colpisce la paziente rassegnazione di tutti, il pessimismo dei giovani, l’austero e dignitoso orgoglio dei vecchi, gli unici in grado di confrontare pre e post Rivoluzione e per i quali Fidel è intoccabile. A livello economico, ciò che si sta muovendo nella società cubana sono gli affittacamere, i "paladar" (ristorantini casalinghi), i tassisti privati, piccoli artigiani e contadini, uniche tipologie timidamente esposte alla domanda/offerta di un mercato che deve ancora nascere.
Da qualche anno, imprese a capitale totalmente estero possono investire in tutti i rami di attività, salvo istruzione, sanità e industria militare. Nonostante queste innegabili aperture, il salario medio si aggira sugli equivalenti 10/15 dollari al mese, la "libreta de abastecimiento" (tessera per i generi di prima necessità a prezzo calmierato) copre appena la sussistenza e, spesso, ci sono problemi di approvvigionamento.
Occorre avere pazienza. Istruzione, sanità e casa sono gratuite per tutti, il resto è affare dei cubani che, con tenacia e furbizia encomiabili, riescono, "más o menos", ad arrabattarsi. Sono sorte due economie e due società, la cui linea di demarcazione è rappresentata dalla possibilità di accesso al cuc, il peso cubano convertibile. Solo la metà della popolazione ne può usufruire, tramite rimesse dall’estero, impiego in imprese miste o estere, e nel settore turistico.
Sotto sotto, nei giovani, aleggia il sogno che qualcosa cambi, a Cuba o nel Paese in cui qualche “fortunato” riuscirà ad approdare con un ricongiungimento famigliare, un lavoro a contratto o un invito ufficiale da parenti o amici, anche se temporaneo. Intanto, qualunque novità, come la recente maggior apertura e collaborazione con il Venezuela e altri Paesi dell’America Latina, è seguita attentamente, con la speranza che alimenta "el sueño". Sanno che le condizioni sociali, a Cuba, non hanno nulla da invidiare ai Paesi dell’America Latina, anzi. Qualsiasi guida turistica lo sottolinea senza mezzi termini, così come la sicurezza delle città cubane, inimmaginabile a Caracas, Lima, San Paolo o Rio. Qui non esistono bidonvilles, le periferie degradate di mezzo mondo.
Per le strade, passano continuamente "camiones" zeppi di gente seduta, in piedi, aggrappata, distesa, bolgia di membra umide, carico di bestiame a basso costo. Oltre ai bus turistici, auto d’epoca anni ‘50, Lada (vecchie 124 e 125 Fiat, d’importazione sovietica), qualche Fiat 126 e Peugeot 205, "coco-taxi" e "bici-taxi", moto e motocarrozzette, veicoli da lavoro, girano anche auto nuove fiammanti. Sono quelle dei taxi statali, con regolare tassametro e obbligo di compilare il registro delle corse effettuate. Anche nei negozi, qualunque bene, oggetto di vendita, è scrupolosamente annotato e classificato, il controllo minuzioso dell’economia pianificata.
I "camiones" eruttano un fumo denso e acre, che va dal biancastro al nero, a seconda del combustibile e delle condizioni del mezzo. Soprattutto nelle grandi città, l’inquinamento stradale è opprimente. Si deve solo sperare nei momenti di brezza purificatrice. L’asfalto delle vie a grande scorrimento è impregnato di olio incombusto.
Agli incroci principali, giganteschi murales e cartelloni stradali inneggiano a José Martí, alla Revolución, ad eroi e idee. Il turista accenna un sorriso smaliziato, misto a compassione, e li fotografa, dall’alto della sua sicura modernità. Mi chiedo se sia più ingannevole questa propaganda “retrò” o le sofisticate campagne pubblicitarie da cui siamo permanentemente bombardati.
Le "calles", sempre affollate, sono un oceano di suoni e rumori, clacson continui e assordanti, odori, nuvole di smog, richiami e gesti, urla, fischi, suoni labiali al passaggio di una "chica", cantilene d’improbabili venditori, risate, giochi e corse di bambini che accorrono alle caramelle del solito turista in vena di compensazione psicologica. Ma a Cuba non ci sono "meniños de rua", i ragazzi di strada abbandonati al loro destino. Qui, schiere di studenti si possono incontrare solo nei giorni di vacanza, o nel tardo pomeriggio, allo scadere della giornata scolastica, quando sciamano a frotte, nella loro caratteristica divisa. Studenti d’ogni età sfilano, gonna/pantalone marrone, blu o rosso, a seconda del grado e tipo di scuola, e camicia avana chiaro. Molti con il gelato gocciolante, ruminando "manì" (arachidi tostate e confezionate manualmente in coni di carta di giornale), tranci di pizza o "cajitos", pasti racchiusi in scatole di cartone. Mulatte appariscenti continuano ad armeggiare con telefonini e lettori mp3, facendo l’occhietto, la smorfia inequivocabile, la richiesta diretta.
Da questa gente, da questa vitalità pulsante, da quest’allegria che ti contagia, dalla "mezcla", l’intreccio incredibile di razze che convivono rumorose, folla digradante dal bianco pallido all’abbronzato, al cannella, al marrone, al nero profondo, dai tratti evanescenti di una ragazza bionda, a quelli orientali di un’altra, magari con la pelle nera e i capelli lisci, non vorresti più uscire.

La spinta

Dal giorno dell’atterraggio, la disperata e mai doma speranza di rinascita interiore, magari anche di rivincita, emerge imbelle in un ambiente sociale non ancora irrimediabilmente corrotto dalla patologica ansia consumistica. Gente semplice, intenta a vivere, magari duramente, ma non nello stress continuo e nevrotico del nostro quotidiano. Cosciente delle ristrettezze economiche, attratta dal turista, ma non certo incollerita dai ritmi disumani della furiosa competizione globale. Al contrario, serena nell’affrontare piccoli e grandi problemi, nella fatica di ogni giorno.
Con spontaneità disarmante, uomini e donne ti si rivolgono con la curiosità dell’isolano che vuol sapere cosa sta accadendo al di là del mare, se è vero questo o quello, se viceversa abbiamo saputo noi di loro. Sguardi ammiccanti e chiacchiere infinite, sorrisi e lagnanze vere, appuntamenti e arrivederci frequenti. Anche se saltuariamente può mancare l’acqua, l’elettricità o il sapone, che non sono arrivati. Pazienza, arriveranno. Pazienza, per oggi è andata.
E' chiaro che non si può capire Cuba, la sua storia, la sua cultura, le sue particolari caratteristiche, con occhi “europei”. Coltivando a lungo il desiderio del viaggio, per anni, avevo prestato attenzione ad esperienze dirette di amici che avevano visitato l'America Latina. Avevo letto giornali e riviste specializzate, libri e statistiche. Tutti confermavano livelli di istruzione, assistenza, e sicurezza sociale decisamente inferiori a Cuba. Così, ad ogni carenza che riscontro sul campo, mi chiedo, un momento dopo, quale fosse la situazione in Paesi di quell’area, saccheggiata da più di cinquecento anni dal mondo “democratico, sviluppato e civile”.
Se, all’inizio, sorrido alla vista di particolari pompe a motore per l’insufflaggio nelle abitazioni di gas repellente alle zanzare, portatrici della pericolosa "dengue", infezione virale che può provocare gravi emorragie interne, il sorriso mi si spegne gradualmente nel riconoscere che molti altri Paesi a clima tropicale non sono ancora in grado di fronteggiarne il flagello, con numerose vittime ogni anno.
Se le auto degli anni ‘50, sottratte alla ricca borghesia cubana o a ex residenti statunitensi, se le vecchie Lada, i "coco-taxi", ingegnosi e caratteristici scooter dal giallo vistoso, vecchi e nuovi camion, adibiti prevalentemente al trasporto persone, e di foggia decisamente retrò, se tutto ciò m’induce dapprima alla compassione da ricco europeo, devo pian piano convenire che la stragrande maggioranza delle popolazioni latinoamericane, e di gran parte del mondo, sono ancora costrette all’uso esclusivo della trazione animale.
Certo, la forte attrattiva turistica rappresentata dal "jineterismo" mi aveva colpito. La si voglia chiamare scambio di cortesie, punto di partenza per future, quasi sempre effimere, unioni coniugali, reciproca profonda amicizia, o esclusivo atto sessuale, in cambio di vestiario o denaro, l’impennata turistica degli ultimi anni, è in parte dovuta a quella disponibilità. Come in qualsiasi Paese del mondo in cui si scontrino enormi divari economici, è logico aspettarsi che molti vogliano riscattare la loro condizione a qualunque costo. Il Governo usa la mano pesante con gli "arrendadores inscriptos", affittacamere autorizzati, che da alcuni anni possono ospitare turisti: sono assolutamente proibiti, con forti sanzioni, fino al ritiro della licenza, gli incontri tra turisti e cubani in camera e in albergo. Le direttive si spingono oltre, con intenti preventivi: giovani cubani, maschi o femmine, vengono immediatamente controllati dalla polizia, solo per aver avvicinato turisti.
Anche su questo, ho dovuto cambiare prospettiva di valutazione, se si pensa che il corrispettivo, regalo o compenso in denaro, si aggira mediamente attorno alle due/tre mensilità cubane. Come se in Italia la “prestazione” valesse due/tremila euro. In questa situazione, è impensabile, malgrado tutti gli sforzi, il totale sradicamento del fenomeno. Trovi sempre il turista, particolarmente assiduo a Cuba, che si lamentava della recente ulteriore stretta del Governo. Una seccatura in più, dice, cercare affittacamere compiacenti disposti ad aggirare le restrizioni ... meglio rivolgersi altrove, dove c’è maggior libertà di movimento e di scelta ... magari nella vicina Repubblica Dominicana o in Brasile.
Ad una lettura più attenta, non è solo il vantaggio economico la molla che spinge ad avvicinare il turista di passaggio, la possibilità di un introito spropositato rispetto ai bassissimi salari. C’è anche la curiosità di affacciarsi, più o meno stabilmente, fuori dall’isola, un’attrazione irresistibile, viste le limitazioni imposte all’espatrio. Poco importa se poi, alla prova dei fatti, il sogno risulta molto meno dorato. Oppure, l’ancora diffusissimo "machismo" insito nella cultura latino-americana, cui non sfugge Cuba. In quest’area, fa notizia la coppia unita, almeno per alcuni anni. L’uomo che se ne va, è la regola. Dunque, perché non provarci con europei e canadesi?

Economia pianificata

In un’economia pianificata, dove lo Stato pretende di organizzare tutte le transazioni economiche, i disservizi proliferano, non c’è l’automatica selezione di mercato e il governo, pur con tutti i suoi buoni propositi, all’aumentare della complessità socio-economica del Paese, riesce sempre meno a contrastare i mille problemi che possono emergere.
Un’eccessiva statalizzazione del lavoro, inoltre, non stimola al miglioramento, tantopiù se con salari così bassi. Un’economia pianificata, senza mercato, o comunque con un mercato ristretto come a Cuba, è competitiva e può essere efficiente solo in un particolare stadio di sviluppo di un Paese, in genere, quando si deve iniziare un percorso di stabilizzazione e accompagnare la successiva ripresa.
Proprio la situazione in cui si sono trovati molti Paesi del Terzo Mondo, quando si sono affrancati dalla dominazione straniera, alle prese con una ritrovata autonomia, per quanto ancora traballante, con un’agricoltura di poche monocolture destinate all’esportazione, ampi settori industriali trascuratati da anni, e infrastrutture presenti solo nella capitale e nei pochi altri centri di una certa consistenza. I servizi alle popolazioni, poi, come la sanità, l’istruzione e la previdenza, siccome rappresentano solo un costo per il governo colonizzatore, erano quasi totalmente assenti.
Questo è ciò che ha dovuto fronteggiare anche Cuba, allorché si emancipò dagli spagnoli e, soprattutto, dagli Usa. Non poteva permettersi di lasciare alle ferree leggi del libero mercato la sopravvivenza dei propri abitanti, cosa avvenuta invece in tutta l’America Latina, con le conseguenze terribili che ancor oggi si possono osservare, in termini di estrema miseria e di aspettativa di vita decisamente bassa.
È stata costretta, una volta liberatasi del Governo corrotto di Batista, nella particolare situazione geopolitica, e con l’ingombrante presenza statunitense, a pianificare scelte economiche e sociali decise dall’alto, dall’autorità statale. Tuttavia, e il mancato collasso alla caduta dell’Urss lo dimostra, la dirigenza cubana si è dimostrata, negli anni e nelle condizioni di strangolamento attuato dagli Usa, particolarmente illuminata, sostenuta dal buon livello dei servizi essenziali assicurati alla popolazione e dall’orgoglioso nazionalismo isolano, sapientemente coltivato da Castro.
L’embargo economico attuato dagli Usa l’ha spinta a scambi commerciali ed economici quasi esclusivamente con l’unico Paese disposto ad aiutarla, l’Unione Sovietica. Caduta quest’ultima, non ha più potuto contare su merci e materie prime fornite sottocosto e le ulteriori restrizioni dell’embargo, l’hanno obbligata ad arrangiarsi da sola.
Sono proprio di quegli anni durissimi, infatti, le prime, per quanto timide, aperture al mercato interno, con la legalizzazione di piccole attività private e alcune scelte lungimiranti, come l’obbligo di sostituzione totale delle lampade e degli elettrodomestici tradizionali con modelli a basso consumo, decisione adottata con successo anche dal Venezuela.
L'accesso ad internet, ad esempio, è possibile, per i turisti, negli alberghi e resort di un certo livello, o nei punti "Etecsa", la compagnia telefonica cubana (partecipata da Telecom Italia), a costi decisamente alti (6 pesos convertibili l'ora), vista la scarsissima disponibilità di banda. I cubani possono utilizzare altri punti internet pubblici, dislocati normalmente negli uffici postali, sempre eccessivamente affollati. Ma dalla recente liberalizzazione della vendita di computer, stanno sorgendo in ogni città servizi internet gestiti da privati, non ancora regolamentati, ma pienamente funzionanti a costi abbordabili per il cubano medio (un peso convertibile all'ora).
Ora, dopo un periodo di riassestamento e di lento ma graduale miglioramento economico, soprattutto per l’impennata del turismo, sarebbero opportuni nuovi interventi di liberalizzazione, anche perchè l’economia cubana potrebbe senz’altro decollare ma risente ancora di parecchi disservizi e scarsa efficienza dovuti all’impossibilità di prevedere e pianificare tutto, come negli anni di quasi totale dipendenza sovietica.

Da Camagüey a Santa Clara

Liberatomi dall’assillo di mete pubblicizzate come imperdibili, mi sono immerso nel tipico paesaggio cubano, la sterminata pianura costellata di piantagioni di canna, mais, banani e mandrie di bovini allo stato brado. Attorno ai villaggi e alle città, non sono rari appezzamenti a colture orticole, spesso protette da apposite reti frangisole, incentivate dalla recente autorizzazione alla vendita al dettaglio da parte dei piccoli produttori. In giro, trotterellano indisturbati maiali neri, capre e galline che spesso attraversano la strada, per nulla intimoriti dal passaggio dei veicoli.
Una pianura verde, sconfinata e rigogliosa, nella quale si stagliano palmeti dal tronco grigio argenteo e mandrie di bovini sempre alla ricerca di qualche "ceiba", gigantesca pianta antillana, raro riparo dall’insolenza di un sole implacabile caratterizza la regione di Camagüey, maggior produttrice di bovini, allevati esclusivamente a pascolo. Unico problema, il caldo insopportabile, anche per razze che vi vivono da anni. Per le condizioni avverse e per un’alimentazione non certo forzata, il latte e la carne sono di ottima qualità ma con rese scarse, classici fattori che caratterizzano l’allevamento estensivo.
Dai finestrini del’autobus, mezzo assiderato dalle temperature polari che gli autisti, incuranti delle proteste dei passeggeri, sembrano considerare normali, sfilano minuscoli villaggi, case isolate, cittadine di campagna bruciate dal sole. Una miriade di mezzi di locomozione, carretti, allevatori a cavallo, "camiones", trattori, biciclette, moto, "bici-taxi" e "coco-taxi", obbligano l’autobus a continui rallentamenti e a sorpassi non sempre agevoli. Poco prima dell’arrivo a Santa Clara, il paesaggio si trasforma. In direzione sud, l’onnipresente pianura lascia spazio ad una formazione montagnosa piuttosto estesa, la Sierra Escambray, che arriva a lambire Trinidad, una delle più belle città di influenza coloniale spagnola, affacciata sulla costa sud.
Questa volta non avrei visitato il mausoleo del “Che”, sovrastato dall’enorme statua bronzea, a ricordare le gesta dell’eroe argentino prestato alla causa cubana. Qui, Ernesto “Che” Guevara, dopo aver fatto deragliare il famoso treno blindato di supporto ai governativi, unì le sue milizie ribelli a quelle di Camilo Cienfuegos, altro eroe "barbudo" che giungeva da nord-est. Insieme, dopo aver sbaragliato le forze fedeli a Batista, avrebbero marciato fino all’Avana, per entrarvi da vincitori in quell’incredibile inizio gennaio del 1959.

Da Santa Clara a Trinidad

Sulla Sierra, la strada s’inerpica subito tra dossi e curve che seguono l’andamento tortuoso del territorio, tra foreste di conifere, grandi latifoglie e un sottobosco intricato di felci rigogliose. Ogni tanto un gruppetto di case segnala la presenza di piccoli allevatori e produttori di caffè. Isolato e immerso nel bosco, compare ancora, qua e là, qualche "bohío", tipica capanna da lavoro con il tetto di paglia e il pavimento in terra battuta. I cubani che mi accompagnano non mancano di sottolineare con orgoglio che quelle erano le uniche abitazioni dei contadini, prima della Rivoluzione, e che adesso, in ogni villaggio sperduto fra queste montagne, c’era una scuola e un ambulatorio, per quanto piccoli.

In crisi profonda

C’è voluta l’esperienza di Cuba per convincermi dell’arroganza della nostra vita di tutti i giorni, una corrente sempre più impetuosa, che straripa, dilaga e sembra travolga tutto e tutti a livello globale, che ossequia il potente e dileggia l’umile e il bisognoso, termini che abbiamo ormai ribaltato rispetto alla loro connotazione primaria. Da noi, un pensiero trasversale a tutti gli strati sociali osanna la prepotenza del più forte e del più “furbo” e irride alla povertà, come se questa fosse una colpa, e non una conseguenza della rapina di risorse e dei ritmi disumani di lavoro che ci siamo imposti. Al potente di turno, su scala nazionale o mondiale, viene permesso persino l’arbitrio sulla vita e sulla morte d’intere popolazioni, arrivando allo sterminio diretto con guerre coperte dalle più meschine e indecenti foglie di fico.
Noi ricchi del pianeta abbiamo talmente paura di rinunciare a qualcosa, che rifuggiamo pur timide e blande proposte di risparmio e di uso meno sconsiderato delle risorse, presi dall’ingranaggio infernale dell’avere sempre più beni, miraggio infantile per compensare i sacrifici per ottenerli. Nel malessere generalizzato, in sovrappeso per troppo cibo, quasi sempre di bassa qualità, ingabbiati in auto ultimo modello, adatte solo ad isolarci sempre più, stressati per le troppe preoccupazioni, il lavoro, il mutuo e la fretta di arrivare (chissà poi dove?), stiamo raggiungendo il punto di non ritorno. Saranno stati gli occhi dei bambini di Cuba, pieni di vita e di serena allegria, con quella luce che non riusciamo più a scorgere nei nostri figli, annoiati dal troppo a loro disposizione? Dov’è, in loro, la gioia del semplice gioco inventato lì per lì, sulla strada o nel cortile del condominio, senza alcun mezzo, se non la loro esuberante fantasia? E cos’è la progressiva insoddisfazione che sempre più ci marchia l’adolescenza, la maturità e la vecchiaia, se non l’inesorabile impoverimento di valori e sentimenti, nella corsa all’accumulo che c’illudiamo possa adeguatamente ricompensarci?

Festa del "quince"

A Cuba, le donne, raggiunto il passaggio dei quindici anni, dall’adolescenza all’età adulta, solennemente celebrato dalla festa del "quince", in cui non si bada a spese, acquisiscono la totale libertà sessuale. Punto cruciale per la donna di molti Paesi latino-americani, si esplica utilizzando una “dote” accumulata dalla famiglia fin dai primi anni della bambina, con un rito irrinunciabile, in cui viene vestita e truccata a festa, fotografata per un vero e proprio album ricordo, ammirata e vezzeggiata da tutti. Da quel momento, rispetto alla nostra maggior età, tre anni più tardi, i ragazzi cubani sono liberi di frequentarsi e vivere una vita sentimentale e sessuale assolutamente autonoma.

I CDR

Non è raro osservare sui muri di ogni città e villaggio graffiti e insegne dei Cdr, i Comitati per la difesa della Rivoluzione, spina dorsale del sistema cubano di governo locale del territorio. Molto più dei nostri Consigli di quartiere, si occupano di assistenza, gestiscono campagne di alfabetizzazione e istruzione sanitaria, organizzano vigilanza territoriale, protezione civile, lavori collettivi di utilità pubblica e sovrintendono le procedure del sistema elettorale di cubano. Espressione di democrazia diretta, vicini alle esigenze reali dei cittadini, fungono da raccordo tra questi e la dirigenza istituzionale. Organismi analoghi, in epoche più o meno recenti, sono stati molto apprezzati anche in altri Paesi, come il Ghana di Jerry Rawlins, il Benin, il Burkina Faso di Thomas Sankara e il Nicaragua sandinista.

Non solo embargo!

In quasi cinquant’anni, oltre alle restrizioni economico-commerciali dovute all’embargo, inasprite più volte da ulteriori interventi legislativi, Cuba ha dovuto subire più di 3.000 morti e oltre 2.000 feriti, a causa di tentativi d’invasione, attentati terroristici, sabotaggi e legislazioni extraterritoriali in aperto contrasto con il diritto internazionale. Eccone una cronistoria non esaustiva.

1959 - Eisenhower riduce del 95% lo zucchero importabile da Cuba. Lanci di bombe da aerei decollati dagli Usa.
1960 - Lanci di bombe incendiarie su piantagioni di canna da zucchero e su zuccherifici. Il cargo francese "La Coubre" salta in aria, con 75 morti e 200 feriti, alcuni poi deceduti. Mitragliamenti di villaggi, pescherecci affondati, incendi nei negozi dell’Avana. Il Governo cubano protesta e fornisce all’Onu le prove di ben venti bombardamenti, non ottenendo alcuna risposta.
1960 - Il 6 aprile, un anno prima del tentativo d’invasione a Playa Girón (Baia dei Porci), l’allora sottosegretario Usa per gli Affari Interamericani, sig. Lester Dewitt Mallory, scrive in un memorandum discusso in una riunione diretta dal Presidente degli Stati Uniti: “Non esiste un’opposizione politica effettiva a Cuba; pertanto, l’unico mezzo prevedibile che abbiamo oggi per alienare l’appoggio interno alla Rivoluzione, è attraverso la delusione e lo scoraggiamento, basati sull’insoddisfazione e le difficoltà economiche. Deve usarsi prontamente qualunque mezzo concepibile per debilitare la vita economica di Cuba. Negare denaro e forniture a Cuba, per diminuire i salari reali e monetari, al fine di causare fame, disperazione ed il rovesciamento del Governo.”
Nixon, all’insaputa del Governo Usa, fa addestrare in Nicaragua un gruppo di fuoriusciti e mercenari in vista dell’imminente invasione.
1961 - Ufficializzazione dell’embargo commerciale totale, in realtà, già attivo dall’ottobre 1960.
1961 - Tentativo d’invasione a Playa Giron (Baia dei Porci) da parte di circa 1.600 esuli cubani, addestrati e finanziati dalla Cia, assistiti da centinaia di “consiglieri” statunitensi e con il supporto di aerei e navi. Pochi giorni prima, aerei Usa bombardano gli aeroporti dell’Avana e di Santiago, con notevoli danni. I cubani abbattono undici aerei, affondano due navi, respingono gli invasori e fanno 1.200 prigionieri che poi libereranno in cambio di medicinali, alimenti e materiali agricoli.
1961/62 - "Operazione Peter Pan": avvalendosi della collaborazione della Chiesa cattolica, il movimento "Riscossa Rivoluzionaria", lancia una campagna propagandistica affermando che il “comunismo” cubano avrebbe assunto la patria potestà togliendo i bambini alle famiglie per poterli indottrinare. Genitori terrorizzati accettano la dura separazione. Centinaia di visti giungono a Cuba ma, insufficienti, se ne falsificano molti altri, fino ad arrivare al numero impressionante di 14.156. Giunti a Miami, i bambini vengono internati in centri speciali della diocesi di Miami, l’ultimo dei quali chiuso nel 1981.
1962 - Una fabbrica cubana salta in aria provocando 400 morti. Incursioni aeree e marittime a raffinerie, stabilimenti chimici, viadotti ferroviari, campi di canna da zucchero, zuccherifici e magazzini, assalti a pescherecci e mercantili cubani, bombardamenti a navi sovietiche attraccate ai porti dell’isola (tutto nell’ambito dell’"Operazione Mangusta", voluta dal presidente John Kennedy e dal fratello Robert).
1962 - Hotel mitragliato con numerose vittime. Attentati contro mercantili britannici e cubani. Carichi di zucchero contaminati per impedirne l’esportazione. Avvelenamento di ottomila tacchini con il virus del "morbo di Newcastle", patologia letale.
1962 - Su pressione Usa, Cuba viene espulsa dall’Oea (Organizzazione degli stati americani). Anche la Nato (Organizzazione del trattato dell’Atlantico del nord) preme affinché gli alleati proibiscano qualsiasi commercio con Cuba. Ad eccezione di Messico e Canada, tutti i Paesi americani e molti europei aderiscono all’embargo.
1963 - Divieto di invio di aiuti umanitari a Cuba da parte dell’Associazione newyorkese "Casa Cuba", dopo l’uragano del ‘63, perché “contrario agli interessi nazionali” statunitensi.
1962/64 - Lo Stato Maggiore delle Forze armate Usa propone piani per simulare attacchi contro la base di Guantánamo e fornire così il pretesto per l’invasione.
1966 - Angel Betancourt Cueto, nel tentativo di dirottare un aereo della Cubana de Aviación, uccide due membri dell’equipaggio e ne ferisce un terzo.
1966 - Il "Cuban Adjustement Act" concede a chiunque raggiunga le coste statunitensi l’immediato permesso di soggiorno e di lavoro che invece solo alcuni emigrati ottengono dopo indagini e prove severissime. La legge ha lo scopo di incentivare la fuga da Cuba, su imbarcazioni di fortuna o dirottando navi e aerei.
1969 - Nixon intensifica le azioni coperte della Cia ai danni di Cuba.
1969/70 - Disseminazione aerea di cristalli di condensazione in grado di provocare alluvioni devastanti in alcune zone e di lasciare a secco quelle coltivate.
1971 - La Cia fornisce agli esuli cubani il virus della peste suina e costringe il Governo cubano all’abbattimento di mezzo milione di capi per fermare l’epidemia. Successivamente, in una deposizione in un tribunale Usa, il cubano-statunitense Eduardo Arocena ammetterà di aver introdotto a Cuba sostanze biologiche per propagare malattie.
1972 - Esplode una bomba nella sede dell’Ufficio affari commerciali di Cuba a Montreal (Canada), con un diplomatico ucciso e altri sette feriti. L’attentato viene rivendicato dal Flnc (Fronte liberazione nazionale di Cuba).
1973 - Un ordigno scoppia fra le mani di Juan Felipe de la Cruz a Parigi. Doveva piazzarlo all’Ambasciata di Cuba. Numerosi altri attentati contro obiettivi cubani e sedi di governi che mantengono relazioni con Cuba, come Messico, Argentina, Giamaica, Venezuela, Colombia, Porto Rico, quasi tutti rivendicati dal Flnc.
1975 - Commissione speciale del senato Usa rivela che il gruppo "Alpha 66" partecipa, a fianco della Cia, ad almeno due fra gli innumerevoli tentativi di attentato a Fidel Castro. Il presidente cubano ne consegna una lista di 24 al senatore statunitense Mc Govern, nei quali, secondo l’intelligence cubana, è coinvolta la Cia.
1976 - Bomba fa esplodere un aereo della Cubana de Aviación, con 73 morti.
1980 - L’Fbi definisce "Omega 7" il gruppo terroristico più pericoloso degli Stati Uniti. Sono quasi certamente attribuibili a questo gruppo le varie esplosioni nella sede della missione cubana all’Onu e nei suoi uffici a Washington, comprese le aggressioni a diplomatici cubani.
1981 - Oltre 300.000 cubani colpiti da "dengue emorragico", con 158 morti. Documenti desecretati dimostreranno l’allevamento in laboratori della Georgia, del Maryland e della Florida, di zanzare del tipo "Aedes Aegipti", vettore della malattia, e la diffusione di virus atti a favorire il "dengue" e altre patologie infettive.
1984 - Accordo migratorio secondo il quale gli Usa avrebbero dovuto concedere ventimila visti d’ingresso l’anno, sempre disatteso, incoraggiando così la prosecuzione dell’emigrazione clandestina.
1986/90 - Secondo l’Fbi, Miami diventa la prima città degli Usa per attentati anonimi verso obiettivi che propongono un dialogo con Cuba.
1988 - 25 agenti del controspionaggio cubano, infiltratisi nella Cia, ne rivelano in pubblico le attività anticubane, ma il blocco massmediale impedisce la diffusione della notizia a livello mondiale.
1992 - Legge Torricelli: inasprimento dell’embargo con il blocco degli scambi alle consociate estere di gruppi statunitensi (al 90%, riguardano generi alimentari, farmaci ed equipaggiamenti sanitari); divieto di attracco, per sei mesi, nei porti americani alle navi che hanno fatto scalo a Cuba; ritorsioni economiche a Paesi che forniranno assistenza e crediti. La stessa legge ordina di incitare, creare e finanziare ogni ente e gruppo in grado di destabilizzare o aggredire Cuba.
1992 - Hotel spagnolo mitragliato. L’aggressione è rivendicata da un commando con base a Miami.
1993/95 - Il gruppo "Fratelli per il riscatto" viola per nove volte lo spazio aereo cubano, con voli radenti e lanci di volantini anticastristi.
1995 - Il Governo Usa finanzia per mezzo milione di dollari "Freedom House", una Ong (Organizzazione non governativa) diretta da Frank Calzón, ex agente Cia e membro del gruppo terrorista "Abdala", ufficialmente per incoraggiare la cosiddetta dissidenza interna. Tre anni dopo, per gli stessi motivi, un altro mezzo milione.
1996 - Due aerei del gruppo "Fratelli per il riscatto", minacciati dalla contraerea cubana, ignorano gli avvertimenti e vengono abbattuti. Tre cubani che avevano dirottato un aereo verso la Florida, vengono ivi processati, ma incredibilmente assolti.
1996 - Legge Helms-Burton: ulteriore inasprimento dell’embargo, con l’imposizione di pesanti sanzioni verso imprese, anche non americane, che commercino con Cuba, negandone anche i visti di entrata in Usa a dirigenti e azionisti; divieto alle organizzazioni finanziarie internazionali di erogare prestiti a Cuba; concessione ai cittadini statunitensi, le cui proprietà siano state nazionalizzate dalla Rivoluzione, della facoltà di ricorrere a tribunali Usa per rivalersi contro chiunque ne sia entrato in possesso. Prescrive inoltre come questo Paese debba organizzare l’economia, il sistema partitico, la stampa e, addirittura, la Costituzione, imponendo che i successori di Castro dovranno essere di gradimento Usa.
1997 - Attentati dinamitardi organizzati dalla Fnca (Fondazione Nazionale Cubano-Americana, il più potente organismo anticastrista) in vari alberghi dell’Avana, con la morte dell’italiano Fabio Di Celmo. Fallisce ennesimo attentato a Fidel Castro, questa volta, a Porto Rico.
1998 - Cinque agenti dello spionaggio cubano vengono arrestati e incarcerati per “cospirazione e raccolta d’informazioni tese a favorire Cuba”. I cinque avevano la missione di indagare sulle azioni terroristiche degli anticastristi, dopo le bombe negli alberghi dell’Avana, e avevano apertamente collaborato con i servizi americani per stroncarne trame e finanziamenti. I cinque sono ancora detenuti in carcere, con lunghi periodi di assoluto isolamento.
2001 - Il vice segretario di Stato per l’America Latina, Otto Reich, membro storico della Ned (National endowment for democracy) e amministratore del Cfc (Center for a free Cuba, finanziato totalmente dalla Ned), accusa Castro di possedere, produrre e vendere armi chimiche e batteriologiche, smentito dallo stesso Segretario di Stato Colin Powell.
2001 - La base americana di Guantánamo, reclamata dallo Stato cubano, viene utilizzata come prigione-lager, proprio sull’isola che da anni viene accusata dello stesso crimine.
2001 - Presso la Sina (Sezione d’interessi nordamericani), all’Avana, arriva James Cason, con un fondo superiore ai ventidue milioni di dollari, con il dichiarato scopo di favorire il “processo di transizione”, cioè per rovesciare il Governo cubano, fondando anche un Partito liberale cubano. Dall’arrivo di Cason, vengono dirottati sette aerei, tre dei quali di linea, con passeggeri a bordo.
2004 - Vengono sventati due attentati dinamitardi (prima e dopo la visita di Giovanni Paolo II) a centri turistici. Entrambi sono finanziati e sostenuti dalla Fnca.
2004 - Bush approva il Piano che la "Commissione di aiuto a una Cuba libera" gli sottopone, per cambiare il Governo dell’isola, introdurre il capitalismo, privatizzare i servizi sociali, restituire le abitazioni e i latifondi agli antichi proprietari. Stanziati 60 milioni di dollari.
2006 - La Commissione stila un documento intitolato "Patto con i cubani", che inasprisce ulteriormente il Piano del 2004: ribadisce l’assoluta contrarietà a successori di Castro non graditi e a qualsiasi aiuto al "Consiglio delle Chiese" di Cuba (che aveva criticato la Commissione) e prevede misure economiche, commerciali e finanziarie tese a sanzionare e ostacolare chiunque nel mondo abbia rapporti con Cuba. Stanziati 80 milioni di dollari.
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