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Drauradweg: le Ruote nella Polvere

Scritto da Abramo Salvestrin
  • Italia - Austria
  • Verso Cortina d'Ampezzo
  • Lungo la Drava
  • Arrivo a Villach
In bici da Calalzo di Cadore, lungo la ciclabile della Drava fino a Villach e ritorno dal Friuli (01/06/2005-03/06/2005).


MERCOLEDI' 1 GIUGNO

Ore 5.00
La sveglia, puntuale, prova a svegliarmi, ma riesce solo a farmi alzare dal letto, mi svegliero' mezz'ora piu' tardi a colazione. Pedalo verso la stazione con calma, forte del mio anticipo. C'e' il sole. Oggi e' la festa della Repubblica, tanti auguri, Italia.

Ore 7.58
Il regionale parte in perfetto anticipo, semivuoto. Mi fanno compagnia Pearl Jam, Elastica, Afterhours, Green Day. Sento il calore del sole sul finestrino, al quale sono appoggiato con gli occhi semichiusi (odio i sedili nuovi dei treni regionali, senza quell'apoggiatesta nero che permetteva di dormire comodamente).
Alla stazione di Quero due leprotti, tranquilli, masticano l'erba fresca di rugiada e guardano il treno che fino ad ora non e' mai stato pericoloso ... ma non si sa mai...
Approfitto delle splendide condizioni atmosferiche per non perdere l'orientamento e risolvere un dubbio che mi attanaglia da almeno 5 anni: perche' alla stazione di Feltre i treni diretti a Belluno vanno verso sud e quelli diretti a Padova verso nord?

Ce l'ho fatta, ma e' troppo complicato spiegarlo.

Ore 10.05
Arrivo a Calalzo.
Splendida giornata, temperatura ottima.
Mi cambio le scarpe e parto.
Faccio un pezzo di Alemagna, passando per Pieve di Cadore (statua di Tiziano, il fortino, le querce secolari), fino a Vallesina dove mi immetto sulla ciclabile per Cortina all'altezza di una fantastica galleria ciclabile illuminata. Pedalo in tranquillita', lontano dal traffico (si sente solo il rumore delle auto), tra persone che passeggiano.
Poco prima di Cortina mi superano una ventina di motociclisti cacciati a manetta.
Dopo circa venti minuti li trovo fermi ad una curva. Una moto e' a terra con la ruota anteriore staccata dalla forcella. Nessuno sembra eccessivamente preoccupato, probabilmente non si son fatti niente.
Nessuna pena, nessun rancore.
Capita.

Ore 12.00
Poco prima di arrivare a Cortina mi fermo a mangiare i due panini che mi son portato da casa. Sono ripieni di salame di musso che mi hanno dato alla campestre in notturna di sabato scorso.
Non e' un gran che. Molto meglio lo spezzatino (di musso) con la polenta.
In questo periodo Cortina accoglie i suoi ospiti come una signora in vestaglia, con le pantofole e le borse sotto agli occhi.
Viene da chiedere scusa per aver bussato alle sue porte fuori stagione.
I sanpietrini della piazza centrale sono interrotti da serpentoni di terra che seppelliscono (probabilmente) nuove tubature o nuovi cavi, mentre un martello pneumatico vicino alla chiesa s'affanna cosi' tanto che sembra voglia tirar giu' in un colpo solo Cristallo e Tofane.
Anche i camerieri nei bar e nelle gelaterie sembrano stanchi, in sospeso tra la stagione invernale, terminata, ed estiva, che giunge.
Una comitiva di spagnoli, anziani, si aggira guardando le vetrine dei negozi chiusi.
Spaesati sembrano chiedersi "Dov'e' finita la festa?".
Sono contento di come si comporta la bici, le ruote sottili sopportano bene gli scossoni dei lavori in corso, i bagagli non si muovono.
Dopo aver chiesto informazioni per il passo Tre Croci (per sicurezza) attacco la salita.
Non so bene cosa mi aspetta.
Ho comunque letto di gente che l'ha fatta, quindi, se qualcuno l'ha gia' fatta significa che e' fattibile, se e' fattibile, non vedo perche' non possa farcela anch'io.
Sui primi tornanti penso al vecchio amico di IHC che si firmava "*" (Asterisco).
Dovrebbe abitare proprio qui'.
La salita al Tre Croci tradisce.
Non si vede la sommita' e sembra sempre di essere arrivati.
E invece non si arriva mai.
A meta' salita c'e' uno spiazzo con laghetto e villeggianti annessi.
Sembra di dover scollinare da un momento all'altro, e invece no.
La salita mi impegna ancora una mezz'ora abbondante, durante la quale mi distraggo tentando di interpretare il significato dei piccoli segnali stradali con numeri romani posti ogni 500 metri circa.
Per un po' mi sembra di intuire che rappresentino la pendenza della salita (X sta per molto ripida, I per pianeggiante), ma questa ipotesi sara' completamente confutata dalla presenza degli stessi segnali anche in pianura con valori i piu' disparati.
Scollino.
1809 metri s.l.m.
Per godere dell'incantevole panorama per il quale valeva tutto cio', pero', dovro' aspettare ancora un po'.
Inizio la discesa fiducioso che il peggio e' passato, fino al bivio con la statale che sale da Auronzo, dopo di che ... salita. Salita? Salita!
Non me l'aspettavo. Mi coglie impreparato e mi mette a terra.
Dopo essermi rassegnato e aver messo il 36x21 sento qualche goccia sulla schiena che annuncia una pioggerellina primaverile che non tarda ad arrivare.
Sosto sotto ad un albero sul ciglio della strada.
Apro il cellulare, vedo un massaggio dal lavoro.
Pronto alla mazzata leggo il messaggio.
Nulla di preoccupante. Meno male, mi viene da sorridere.
La pioggia cessa dopo 10 minuti, la temperatura si e' abbassata notevolmente. Pedalo in salita con maglioncino a maniche lunghe.
La salita spiana dopo appena 1 km, mi ero spaventato per niente.
L'asfalto non e' piu' umido, qui' non ha nemmeno piovuto.
Mi sono solo trovato nel km quadrato sbagliato nel quarto d'ora sbagliato.
Tutto bene, anche perche' ora il sole splende sulle Tre Cime di Lavaredo (che spettacolo), che non si son fatte cogliere dalla mia macchina fotografica perche' per ben due volte, ogni volta che mi fermavo si immergevano nelle nuvole.
Sosta a Misurina, sul lago rinsecchito.
Splendido panorama.
Pulman di Francesi al bar.

Comincio la picchiata verso Dobbiaco, trovo qualche goccia di pioggia e il vento contrario, che mi perseguitera' per tutti i tre giorni.

Ore 16.00
Arrivo a Dobbiaco, con un sole meraviglioso che mi invita strapparmi di dosso il giubbino.
E' d'obbligo una sosta al punk-pub della stazione. Un anno fa si ascoltava Rage Against Machine, oggi Guns&Roses, si stanno imborghesendo?
Dentro e' troppo buio, troppo chiuso. Mi siedo fuori. Ci sono ragazze dai capelli fluo e ragazzi che assomigliano al cantante dei zz-top.

Attacco la Drauradweg. Pernottero' a Sillian. Deciso.
All' inizio ci sono saliscendi. La via e' frequentata da passeggianti albergati a Dobbiaco, che si godono il sole serale.
A S.Candido la weg si perde in incroci cittadini. Molto carini.
A Prato della Drava, che non ho mai visitato bene, un albero caduto sulla strada mi costringe ad un fuoripista.

La Frontiera (della ciclabile) con l'Austria consiste in una sbarra alzata in verticale.
Al di la' della sbarra, 4-5 mucche ruminano sdraiate, con aria sfottente.

Ore 17.15
Arrivo ad Arnbach.
Vado al solito Ostello, che pero' riceve dalle 18.
Faccio in tempo ad andare a Sillian a mangiare un bratwurst al wurststand di Hana.
La trovo li', con 3 uomini sulla cinquanta-sessantina che fumano dentro al prefabbricato in legno di 5 metri quadri.
Ordino e mi metto fuori, sulle panchine.
Hana mi chiede "gut?".
"Gut!, Gut!".
Sono fantastici i suoi bratwurst.

Ore 18.15
Torno all'ostello e telefono ai numeri indicati sulla porta per chiedere di pernottare all'Ostello.

***** L'ostello di Arnbach
E' un edificio perennemente aperto, in cui per pernottare e' sufficiente chiamare i gestori (due giovanissime ragazze) che compaiono dopo un po' e provvedono a spiegarti dove sono bagno, doccia, camere, a farti compilare il modulo per il pernottamento e a ritirare i dieci euro.
Non ci sono orari ne chiavi. I gestori capitano li' solo per accoglierti, poi non li vedi piu'.
Al piano superiore abitano un signore e una signora anziani. Il signore, di solito accoglie chi capita li', dall'alto.
Dice di parlare Inglese ma io non l'ho mai capito lo stesso.
E' quasi senza denti, credo che sia quasi incomprensibile anche il suo Tedesco, ma e' gentile e disponibile.
L'entrata dell'ostello da' a nord su una strada per nulla trafficata, laterale all'Alemagna (anzi alla sua prosecuzione austriaca).
Dall'altro lato della strada, un cimitero, talmente piccolo che non credo sia quello del paese.
Si fa fatica a capire che e' un cimitero, perche' in realta' e' un bosco di pini, recintato da una staccionata di legno, con una ventina di croci uguali che nascono dall'erba, come fiori pietrificati.
Al centro un crocefisso di due metri. Il tutto in toni di verde-grigio scuro, perfettamente mimetizzato, quasi invisibile.
*****

Non riesco a telefonare al numero dell'ostello, nonostante icodici internazionali.
Colpa di Wind?
Vedo la signora del piano di sopra che sta rincasando dall'orto, le chiedo informazioni in inglese sapendo che non lo sa.
Mi dice "nicht, nicht!" indicando l'ostello.
Avvertira' il marito, sicuro.
Scende dopo 5 minuti. Ha una mano fasciata. Fasciata con stracci di stoffa. E' da una vita che non vedevo una mano fasciata con stoffa.
Cerco di fargli capire che non riesco a telefonare. Mi dice che ci pensera' lui fra 5 minuti intanto posso accomodarmi, e' aperto.
Lui entra in una specie di ricovero attrezzi nell'orto, prende un mazzo di chiavi e si dirige verso il cimitero.
Slego i bagagli dalla bici con calma per poter osservare che succede.
Apre il cancello, va verso il crocefisso e accende il lumino ai suoi piedi.
Poi fa un passo indietro e si ferma a fissare la fiamma.
Non sembra stia pregando. Ha le braccia lungo i fianchi, rimane fermo per almeno due minuti, immobile. Mi fermo anch'io, a guardarlo, pronto a riprendere a sistemare i bagagi, se si gira.
Dopo un po' esce, sempre con lentezza.
E' sereno, almeno quanto puo' esserlo chi e' nato al confine di una paese che allora era in guerra dalla parte sbagliata.
Mi fa un cenno per dire che adesso telefona ai gestori.
Intanto entro e curioso in giro, non c'e' nessuno, sembra che non ci sia stato nessuno qui da almeno una settimana.
Dopo 10 minuiti attiva una ragazza, la piu' giovane delle due, direi tra i 18 e i 20 anni, anche se per certi atteggiamenti sembra una addolescente.
Anche lei ha una mano fasciata (pazzesco, che e' sucesso ultimamente in questo paesino?).
Le dico (parla un po' di inglese) che sono gia' stato qui', mi fa compilare il modulo mentre prepara le lenzuola.
Chiaccheriamo un po', ma sembra che abbia molta fretta.
Sorride, quando le rimprovero che pronuncia male "kitchen" ("kizzen").
Peccato che abbia fretta, vorrei tanto aver guadagnato un po' di confidenza con lei per poterle chiedere di alcune stranezze dell'ostello.
Mi sembra di essere capitato nella locanda di "Oceano Mare" (Baricco) gestita da una dodicenne, piena di personaggi particolari dove tutto scorre con lentezza e con un pizzico di mistero. Ma li c'era il mare, qui' una valle, circondata da monti.
Se ne va, mi faccio una doccia e mi preparo ad uscire per una pizza alla pizzeria Tempele all'ex dogana.

Ore 20.00
Chiedo una pizza ai funghi. Il locale e' pieno di camionisti. Uno di loro si rivolge a me indicando un sedia al mio tavolino: "Frei?", "Frei!".
I funghi sono solo una comparsa in un mare di mozzarella bollente.
Mangio la pizza con avidita' e un po' di fretta, perche' sta cominciando a far buio.

Ore 21.00
Torno ad Arnbach volando in discesa con l'aria gelida.
All'ostello trovo un uomo in cucina che sta mangiando la zuppa.
Quando esce a fumare spio nel modulo che ho compilato anch'io e leggo che si chiama Mario, Svizzero di Malix.
Ha parcheggiato la bici in cucina (la mia l'ho messa nel seminterrato delle docce).
E' una mountain bike vecchiotta, con un pesante gruppo Sram. La forcella pero' e' una discreta Manitou.
Esco.
"Ich nicht sprake Deutch, ich bin Italianer"
"Io italiano poco poco".
Grazie alle sue poche conoscenze di italiano scambiamo due chiacchere.
Oggi e' andato da Dobbiaco a Lientz ed e' tornato in treno a Sillian.
Dice che ha lasciato moglie e "pampini" a casa per qualche giorno e si sta facendo un giretto.
Domani e' diretto a Spittal, ci passero' anch'io.
Mi dice che gira da vent'anni per l'Europa in bici, e' andato anche a Bari (dalla Schvizzera). Ha trovato neve sulle alpi e trenta gradi a Bari.
Non so se e' sincero. Non e' importante saperlo.

Ore 22.00
Saluto Mario e me ne vado a nanna.


GIOVEDI' 2 GIUGNO

Ore 05.30
Mi sono svegliato e non riesco a stare a letto.
Decido di partire alle 6.
A Sillian non c'e' un bar aperto per fare colazione.
Decido di proseguire.
Il cielo e' sereno ma fa un freddo cane e ho ancora lo stomaco vuoto.
Non riesco ad andare alla velocita' che quel tratto in discesa richiederebbe per guadagnare tempo.
Mi tremano le braccia e i denti.
La ciclabile serpeggia lungo la Drava rumorosa quasi sempre all'ombra del bosco della Pustertal.

Ore 10.00
Arrivo a Lientz paralizzato dal freddo.
Faccio colazione in un bar della piazza principale.
La cameriera parla italiano ed e' molto gentile, mi vuol fare un panino con burro e marmellata, fuori listino, si vede che ha a che fare con cicloamatori. Prendo un dolcetto caldo e un caffe'.
Ogni tanto dei raweggers girano per la piazza. Lient e' una tappa obbligatoria.
Decido di prendere il treno per Spittal, in modo da scaldarmi un po' e arrivare, poi, a Villach non eccessivamente tardi.

Ore 11.10
A Spittal mi prendo due Krapfen. Faccio un giretto in piazza e guardo nella gelateria per cercare Franco, il ragazzo di Vitorio Veneto che avevo conosciuto l'anno scorso. Non c'e'. Diceva che si fa la stagione estiva tutti gli anni, ma ora siamo fuori stagione.

Ore 11.30
La pausa e' finita.
Decido che e' ora di partire.
Il centro di Spittal e' disseminato delle indicazioni per la Drauradweg. Nonstante questo riesco a perdermi.
Mi faccio distrarre dal panorama, e dopo un po' la strada che sto seguendo diventa sterrata e si perde nei campi, senza anima viva. Insisto un po'.
Quando mi accorgo che non si vede piu' la Drava, la ferrovia e la strada asfaltata. Nesun rumore.
E' il caso di fermarsi e tirare fuori la cartina.
Mi sono infilato in una piccola valle parallela alla Pustertal.
Continuando si sbuca comunque a Villach, ma non me la sento di fare strade alternative.
Lo sterrato e' sassoso e sconnesso.
Devo tornare indietro peruna decina di km e aggirare una collina.
Recupero la weg all'altezza di Partenion. Avro' perso un'ora corca.
Poco dopo inizia l'esperineza piu' entusiasmante e coinvolgente dei tre giorni.
Mi aspettano 40 km di sterrato fantastico, battuto benissimo, le ruote sollevano appena appena un po' di polvere che da una splendida sensazione di velocita', si viaggia su un argine della Drava, ora ampia ed imponente, c'e' un sole tiepido e un cielo limpidissimo.
Tutto cio' non puo' essere gratis.
Infatti bisogna pagare un tributo in fatica al vento che soffia in senso contrario, a volte piuttosto forte.
Il gioco vale la candela.
Lo sterrato e' di per se affascinante.
Non lo so perche'.
Sara' per quell'idea di semplicita' e naturalezza legata al viaggio, che con l'asfalto sbiadisce.
O forse per il leggero rumore della terra solcata dalle ruote sottili e dal velo di polvere sollevato, che danno il senso della velocita'.
Per tre ore ho osservato la Drava, ascoltato il fruscio delle ruote, sentito la polvere che mi accarezzava le caviglie e il vento che mi ascigava il volto.
Ho incontrato diverse persone in bici, alcune con bagagli, ma le velocita' erano troppo diverse per scambiare piu' di un saluto.
In un paio di occasioni si attraversa il fiume e ci si accorge della sua imponenza e maestosita'.
Mi fermo per mangiare a Feistritz an der Drau, ci sono solo ristoranti che semprano costosi. Trovo un supermercato Billa al cui interno preparano panini caldi.
Riparto, tra polvere e un sole sempre piu' caldo.
Il tempo passa in fretta, non guardo piu' l'orologio, non controllo piu' la velocita'.
Il vento contrario rende tutto un po' piu' faticoso, ma per questo piu' esaltante.
E' fantastico dopo 3 ore in questo paradiso intravedere tra gli alberi un capanile della chiesa al centro di Villach.
Dalla ciclabile che fiancheggia la Drava risalgo e mi trovo nella via principale della citta', in pave'.
C'e' un mercatino di ceramiche, braccialetti, soprammobili, chincagierie varie, cose artigianali di materiale povero.
Mi dirigo verso un bar nel centro storico a nord della Hauptplatz, dove si puo' bere una birra all'aperto all'ombra dell'antica Stadtpfarrkirche.
Al bar trovo un ragazzo e una ragazza Olandese. Parlano inglese, scambiamo due chiacchere.
Sono giovani, meno di 30 anni. Hanno due bici (che in Italia si chiamano "olandesi"), in acciaio, con rapporto unico, stracariche (mi sembra che hanno anche una tenda).
Purtoppo non chiedo i loro nomi.
Sono in viaggio da 20 giorni, pensano di tornare tra un mesetto.
Non hanno una meta, vogliono entrare in Italia, magari andare un po verso il mare e magari la Slovenia.
Con quelle bici e quei bagagli non credofacciano piu' di 50 km al giorno.
Devo andare, sono le 16.30, "Have a nice trip!".

Ore 16.30
Ora la situazione e' un po' delicata.
Devo andare a sud di Villach nella parte delle terme (Varmacht Villach).
Qui ho due alternative: imboccare la ciclabile delle Dolomiti Carinziane per lasciarla dopo un po' e dirigermi verso Arnoldstein, oppure dirigermi verso Finkerstein fino alla statale 83 e qui' girare a sinistra verso Furniz.
Non ho trovato l'imbocco per la ciclabile carinta, quindi ho optato per la seconda opzione.
Il vantaggio e' che e' impossibile perdersi. Lo svantaggio che la strada e' una statale abbastanza trafficata e molto rumorosa (comunque con ciclabile a fianco).

Ore 17.30
Arrivo ad Arnoldstein.
Anche oggi sono giunto a destinazione con un buon anticipo.
Trovo aloggio in una guesthaus in centro. Gelato e birra in piazza, giretto esplorativo per le viuzze, cen con kebab turco e prima di andare a letto gita sul castello del paesino.
Davvero bello, ma vista l'ora non e' visitabile all'interno.


VENERDI' 3 GIUGNO

Ore 05.00
Mi alzo prima dell'alba, fatti i bagagli alle 5.30 entro nella pasticceria (gia' aperta) del paesino di frontiera.
Affronto deciso il freddo della discesa.
Ho ricordi un po' confusi dell'ultimo giorno.
Mi ricordo la discesa interminabile della pontebbana, la frontiera, la sosta a Tarvisio (Bella!), sono sempre tentato di prendere il treno, ma l'attesa e' troppo lunga.
Riparto in bici.
Il treno lo prendo a Gemona, dopo un bel panino, fino a Udine, poi fino a Conegliano.
Un altro gelatone e poi una fantastica ed emozionante pedalata in terra patria, fino a casa.

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