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Suomenlinna

Scritto da Cristina Toniolo
  • Fortezza Ehrensvard
  • Casa del comandante della fortezza Ehren
  • Suomenlinna
  • Suomenlinna
Giugno, aria fresca, cielo limpido, notte strana. Sonno molto, riposo poco. Le idee tardano a schiarirsi, il caffè sembra annacquato. Ma avrà la giusta dose di caffeina? Mi chiedo cercando di reperirne un'altra tazza.
Credo di avere visto sfilare tutte le ore di questa lunga notte, più rapita dalla curiosità che dalla mancanza di stanchezza. Da una fessura, nella pesante tenda che mi separava dall'ampia finestra, sbirciavo di continuo il cielo, tanto per vederne il colore, tanto per vedere se sarebbe diventato nero. Ma niente, solo un pallido grigiore ha fatto la sua comparsa nel cuore di questa notte quasi bianca.
Mi decido, lascio l'albergo ed esco. L'aria è frizzante, il cielo di un blu intenso. Mi dirigo verso Piazza del Mercato attraversando vie ampie e moderne, fiancheggiate da palazzi alti e austeri.
9,20 – ha inizio l'attesa per il traghetto e il guardarsi intorno è d'obbligo. Com'è colorato il mercatino dove lana e legno la fanno da padroni, dove i frutti di bosco vengono venduti ad ogni angolo e dove, anche di prima mattina, si mescolano l'aroma del caffè e l'odore acre dei panini con le salsicce.
Il traghetto è puntuale e partiamo. Peccato che il vento forte ci costringa a stare sotto coperta. Il viaggio diventa un'avventura attraverso una miriade di isolotti che sembrano tanti folletti, dai berretti verdi, intrappolati dalle grosse mani blu di un mare un po' agitato. Ma la magia non finisce lì: all'interno del traghetto stesso tante fatine, con le guance arrossate dal vento, e il corpicino snello e slanciato infagottato in pesanti maglioni di lana, cantano e ridono, muovendo le loro lunghe trecce bionde.
Ma i dieci minuti di magia finiscono troppo presto e mi ritrovo sulle strade acciottolate di un'isola museo, un'isola fortezza: Soumenlinna. Ma in realtà sono un gruppo di isole collegate da ponti.
Qui non ci sono macchine che sfrecciano, solo qualche trattore fa la sua comparsa sporadica. Tra un saltello e l'altro, non siamo cavalli e i ciottoli non sembrano proprio fatti per le scarpe, mi trovo nella piazzetta principale con tanto di segnaletica, rigorosamente il legno, ed esclusivamente pedonale.
Un moderno museo, anche questo rigorosamente in legno, mi narra la storia dell'isola, dalla costruzione della fortezza, cominciata nel 1700, all'apertura al pubblico.
Aria, sento la necessità di un po' d'aria e mi lancio all'aperto attraverso stradine pittoresche, con il mare che si diverte a giocare a nascondino: prima è davanti, poi dietro, a destra, a sinistra ... non lo vedo più. Ma ecco che riemerge e, quasi volesse continuare a scherzare, mi manda una forte raffica di vento che mi fa ondeggiare.
Cerco riparo e lo trovo nella casa museo dell'ammiraglio svedese che lavorò al progetto della costruzione della fortezza. Mura spesse un metro, pavimenti in legno grezzo, mobilia essenziale e robusta, fanno di questa casa la perfetta abitazione di un militare. Ma come doveva essere scomodo dormire su quelle brande.
Me ne torno all'aperto e seguo un sentiero che si snoda lungo la costa, una costa frastagliata, battuta dal vento e dalle onde. A segnarmi il cammino ci pensano cannoni e postazioni militari quasi a voler far sempre presente che quel pezzettino di paradiso poteva diventare un pezzettino d'inferno.
Altro museo, altra possibilità di trovare un po' di pace nella continua lotta contro il vento. C'è silenzio, la luce è fioca, i muri grondano umidità. Siamo all'interno di una polveriera del 1770.
Eccomi fuori di nuovo e, armata di collo rialzato e sciarpa, mi avvicino a qualcosa di strano, di ruggine, qualcosa che se ne sta semi sdraiato sul fianco all'interno di un'insenatura: è un sottomarino riadattato per il turista curioso, o per allettare i più piccoli. Entro. Non entro. Faccio un giro e poi decido. Ma si, entro. No, non entro: un forte senso di claustrofobia ha la meglio sulla curiosità. Codarda mi dico mentre cerco un posto dove pranzare.
Quale delizia mi aspetta, però. Ecco che tutto d'un tratto mi trovo nel mondo delle favole: sono davanti ad una casetta con tanto di veranda in legno color crema e una scaletta tutta in legno con le assi che scricchiolano ad ogni passo. Dentro c'è un bel tepore, di quello che ti abbraccia e ti tiene stretto, il vento non fischia più. Su un lungo bancone in legno sono esposti cibi dolci e salati mentre una bella ragazza dalle lunghe trecce bionde prepara tè, caffè e bibite. I pochi tavoli si trovano sotto alle finestre dipinte di bianco mentre l'aroma di cannella, di caffè e di dolce impregna l'aria.
Rifocillata e riscaldata decido di visitare ancora qualche museo; prima mi dedico alla nautica e poi ancora agli armamenti. Mi diverto per un po' ciondolando tra ricostruzioni di trincee ed enormi carri armati. Intanto il cielo si è fatto nuvoloso e anche la temperatura cala in fretta.
Il bisogno di qualcosa di caldo si impossessa di me e, come ammaliata dall'aroma che esce dall'ennesima casetta da fata, vi entro e mi trovo in una pasticceria museo. Da un lato torte e caffè vengono servite su tavolini in ferro battuto mentre, sulla destra, si apre il museo delle bambole. La collezione spazia dal 1830 al 1960 e raccoglie bambole, orsacchiotti e un trionfo di casette con tanto di mobilio. C'è tanta di quella roba da far impazzire qualsiasi bambino, anche quelli un po' più cresciutelli.
Uscire non è facile, chi vorrebbe lasciare il paese dei balocchi? ma il tempo è tiranno e il traghetto mi reclama.
Mentre mi allontano dall'isola sembra che l'incanto svanisca, niente più bambine dalle lunghe trecce bionde, niente più aroma di dolce, ne belle ragazze dalle guance rosse che profumano di cannella ma solo gli alti palazzi di Helsinki che si stagliano nel freddo azzurro di una lunga sera nordica.
Tags: Suomenlinna, Finlandia, Helsinki
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