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Andar per Cattedrali

Scritto da Roberto Scoccia
  • Merletti di pietra ricoprono l’intera fa
  • Lo stupendo spettacolo della cattedrale
  • Armonia ed equilibrio dominano l’interno
  • La facciata della cattedrale di Reims im
Il nonno inglese di Lisa era solito dire: “Se vale la pena di fare una cosa vale anche la pena di farla bene!”.
Considerando che le vacanze - l’unica occasione per viaggiare, almeno per noi – vengono perlopiù una sola volta all’anno, troviamo che non ci sia argomento a cui un tale motto sia più attinente!
Dunque abbiamo sempre cercato di organizzare i nostri viaggi in maniera precisa e dettagliata nel tentativo di ottenere il massimo dalle poche settimane che possiamo dedicare a questa passione.
Per farlo abbiamo preso l’abitudine di ordinare le informazioni fondamentali di nostro interesse in un’unica sequenza che rispecchiasse i nostri programmi, almeno nelle intenzioni originali, e che poi ci consentisse di affrontare gli inevitabili imprevisti nella maniera più indolore possibile.
Di seguito, dunque, si troveranno, per ciascun giorno del nostro ultimo viaggio in Francia, oltre al “quaderno” che racconta la nostra avventura anche una “scheda” delle informazioni preparate prima della partenza ed aggiornate – dov’era il caso - dopo il ritorno.
Ora, quindi, allacciate le cinture e partite con noi per due settimane lungo le strade delle regioni nord-orientali francesi, quelle che - a grandi linee - separano la Svizzera dalle coste della Manica.
Buon viaggio!

Non per togliere nulla alla Francia - terra senz’altro ricca d’arte, di storia e di tradizioni – ma questo viaggio, sin dall’inizio, era tutt’altro che nato sotto i migliori auspici.
Innanzi tutto c’era la voglia, repressa ormai da tempo, di varcare di nuovo i confini d’Europa.
Per dirla tutta, questo era un problema soprattutto per Roberto, mentre Lisa era piuttosto estranea a quella che vedeva, anzi, come una “smania” sempre più difficile da tenere a bada.
Poi c’erano le spese per la casa in costruzione, che ci avevano costretto in prima battuta a non varcare quei benedetti confini e, più tardi, a rinunciare anche al pianificato viaggio nei Balcani, a favore di una più breve e più economica visita ai cugini d’oltralpe.
Per ultimo c’era anche il timore che la stagione turistica ormai agli sgoccioli non potesse offrirci un tempo meteorologico adatto alle attività, quasi sempre all’aperto, che un viaggio comporta; soprattutto se vissuto in camper.
È vero che quest’estate, per la Francia, era stata fin’ora molto piovosa e, di conseguenza, un periodo di bel tempo prima o poi avrebbe dovuto pur arrivare, ma le notizie – ancora a pochi giorni dalla partenza - di alluvioni e di salvataggi, con le barche, di gente appollaiata sui tetti o rifugiata ai primi piani delle abitazioni sembrava non dare molto spazio alle nostre speranze.
Dunque, questa scelta costituiva per tutti noi - per chi più, per chi meno – una sorta di ripiego.
Anche l’insolitamente frettolosa preparazione del programma di viaggio, dovuta all’improvviso cambio di destinazione, aveva un po’ risentito dei tempi stretti che avevano separato la decisione dall’attuazione.
Per fortuna la Francia è quanto di più organizzato ed attrezzato si possa trovare al mondo, soprattutto per chi viaggia in camper, e questo avrebbe certamente facilitato le cose.
Al momento della partenza, però, non ci saremmo mai aspettati che quell’organizzazione si sarebbe rivelata tanto utile per superare i piccoli imprevisti ed i più grandi guai che ci aspettavano di lì a poco.


GIORNO 1 – VENERDI 24 AGOSTO 2007

IL QUADERNO

L’aver tolto un’intera settimana alla consueta durata dei nostri viaggi estivi non è cosa da poco.
Questo potrebbe essere da solo un motivo più che valido per anticipare la partenza alla sera del venerdì rosicchiando un’oretta all’ultima giornata lavorativa di Roberto.
Del resto, non è certo la prima volta che partiamo di sera, anticipando così una parte del cammino.
Questa volta, in particolare, la cosa ha un senso più di altre, visto che ci permetterà di iniziare le visite – e dunque il viaggio vero e proprio - già nella giornata di domani.
Bisogna riconoscere che stavolta anche Lisa non si fa trovare impreparata – sarà, forse, soltanto per non sentire i rimbrotti di Roberto! – e poco dopo le cinque e mezza siamo già sulla strada, con il sole ancora ben alto sopra l’orizzonte.
La giornata è afosa.
Un cielo velato crea una cappa di umidità che rende presto appiccicosi i sedili.
Siamo ormai a fine agosto… un tempo insolitamente caldo per questa stagione.
Mentre noi ce ne stiamo andando, in effetti per la maggior parte è tempo di rientri e – cosa a cui non siamo molto abituati – c’è un traffico piuttosto intenso nella direttrice verso nord, verso le grandi città.
Questo ci rallenterà un po’, anche perché, non essendo entrati ancora nella fascia protetta del week-end, alle auto si aggiungono anche un buon numero di autocarri pesanti.
La cosa diventa anche più accentuata una volta imboccata l’autostrada a Cesena e peggiora ulteriormente con l’andar del tempo.
Una coda ci fa perdere almeno mezz’ora ancor prima di arrivare a Bologna.
Approfittiamo della calma forzata per consumare, velocemente e senza fermarci, la cena che Lisa ha provveduto a preparare stamattina.
Visto che siamo diretti in Alsazia e Lorena che cosa poteva esserci di meglio e di più appropriato di una gustosa quiche lorraine?!?!
Le segnalazioni poi ci convincono a lasciare l’autostrada e a preferire la vicina tangenziale.
Una scelta che presto non si rivela vincente, almeno a giudicare da come sembrano scorrere i veicoli che sono rimasti dentro ed ora ci passano accanto.
Be’, almeno speriamo che sia stata solo inutile e non addirittura dannosa!
Fatto sta che alla fine il ritardo sulla tabella di marcia è diventato pesante.
Ora che il sole sta tramontando si è fatto più fresco.
La sua palla incandescente, dopo un’interminabile discesa, è da poco sparita dietro le prime alture dell’Appennino lasciando in cielo un caleidoscopio di sfumature rosate sempre più delicate.
Rosso di sera, bel tempo si spera!!
Speriamo che la saggezza popolare sia confermata anche in questa circostanza!
Ora le tre corsie dell’Autostrada del Sole riescono a smaltire un po’ meglio il carico di traffico.
La guida però è decisamente impegnativa ed il buio non facilita le cose.
Il nostro obbiettivo per stasera è Milano.
Anzi, per la precisione, è l’area attrezzata che il Portolano dice si trovi presso i nuovi impianti della Fiera di Milano, in periferia, praticamente a Rho.
Ma la monotonia della pianura padana non sembra finire mai, come al solito.
Il ponte sul Po - subito dopo Piacenza – dà il segnale che stiamo entrando in Lombardia e che, finalmente, la strada da fare non è più così tanta.
C’è però da superare ancora la barriera di Milano Sud, che potrebbe costituire un ulteriore perdita di tempo.
Sarà perché ormai è tardi, ma le cose lì vanno meglio del previsto e con una decina di minuti, forse meno, ce la caviamo.
Ora non resta che imboccare la Tangenziale Ovest e trovare l’uscita giusta.
Cosa che già in teoria non dovrebbe costituire un grosso problema e che, in effetti, lo è ancora meno, siccome l’uscita è obbligata.
La zona intorno è un immenso cantiere.
Abbiamo subito la sensazione che la sistemazione che cerchiamo non sarà tra le migliori.
Ora bisogna trovare il parcheggio P5.
I cartelli non mancano, ma quando pensiamo di essere finalmente arrivati le tracce si perdono nel nulla.
Questo P5 sembra essere proprio un parcheggio fantasma.
Quantomeno, se c’è, è del tutto deserto, perché di camper qui intorno non si vede neanche l’ombra e di fermarci qui, da soli, non è proprio il caso!
La zona continua ad essere di una desolazione assoluta e non dà certo l’impressione di essere sicura.
Persino la locale caserma dei carabinieri, nuova fiammante, assomiglia più ad un bunker che ad una palazzina, con finestre sbarrate ed una recinzione degna di un lager.
Qui non possiamo rimanere!
Reimbocchiamo l’autostrada alla ricerca della più vicina area di servizio.
Ce n’è una subito dopo aver imboccato l’Autostrada dei Laghi, quella di Lainate, ci fermeremo lì.
Come in tutte le aree di servizio autostradali anche qui c’è molto movimento, il che potrebbe non essere del tutto negativo per la sicurezza.
Purtroppo i posti migliori sono già stati presi da due camper i cui occupanti sono già nel mondo dei sogni.
Uno dei due è arrivato fin qui dal Portogallo… ha fatto un bel viaggio!
È un mezzo di una lunghezza insolita, che gli dà un’aria sproporzionata, in un certo modo fragile, un po’ come un bassotto.
Per quanto ci sforziamo di ricordare, sembra ad entrambi che questo sia in assoluto il primo camper portoghese che ci capita di incontrare!
È già sabato da ormai venti minuti.
Il tempo di portare la povera Lucky a sgranchire un po’ le zampe – dopo quasi sette ore filate di viaggio se lo merita proprio! - e poi si va tutti a letto.

LA SCHEDA

Itinerario: Perugia – Cesena – Bologna – Milano – Lainate (km 488)

========== a Lainate
Pernottamento:
--> Punto sosta nel parcheggio dell’area di servizio Lainate Est, poco dopo l’inizio dell’autostrada A8.


GIORNO 2 – SABATO 25 AGOSTO 2007

IL QUADERNO

La notte è stata più tranquilla – e, di conseguenza, anche riposante – di quanto il trambusto che l’ha accompagnata poteva far pensare.
Non ci eravamo nemmeno accorti che, durante il nostro sonno, un altro paio di furgoni attrezzati ci si erano fermati accanto, evidentemente ritenendo anche loro l’area di servizio di LAINATE il posto giusto dove passare la notte.
Il tempo di fare una veloce colazione e dare una sistemata per rimetterci in assetto di marcia e, dopo il pieno, ci rimettiamo sulla strada.
Sono solo le 8.30.
Il traffico è abbastanza intenso, ma ormai è sabato e almeno la scocciatura dei TIR per oggi non c’è!
Ci vuole una mezz’ora per arrivare al confine, dove ci aspettiamo un controllo un po’ più accurato dei tanti affrontati l’anno scorso.
Be’, anche se a pensarci pare impossibile, entrando in Svizzera in fondo stiamo lasciando l’Unione Europea, e, dunque, non ci sarebbe niente di strano se la dogana fosse più accurata che per andare in Estonia o in Lettonia!!!!
E poi…. la pignoleria degli svizzeri è proverbiale….
I nostri ricordi, però, risalgono ad esperienze di ben quattordici anni fa – quando attraversammo proprio questo confine diretti in Gran Bretagna – e la situazione ormai potrebbe essere cambiata anche qua!
Infatti i controlli da parte italiana addirittura non ci sono più e la fila per l’ingresso in Svizzera è quasi inesistente.
Quando è il nostro turno l’unico poliziotto presente ci devia, contrariamente alle auto che ci precedono, su una corsia laterale.
Stai a vedere che fanno dei controlli a campione e il nostro camper è stato selezionato per questo!
Invece no.
Il poliziotto ha semplicemente notato che non abbiamo la vignetta del pedaggio autostradale appiccicata al parabrezza e ci ha indirizzato nel posto dove una gentile signorina ci invita a sborsare 30 euro per fornircela.
Il resto è in inutili – almeno per noi – franchi svizzeri.
Si può proseguire.
Be’, almeno ce la siamo cavata in poco più di un minuto e adesso la strada è spianata fino alla destinazione….
Il cammino sulle autostrade svizzere procede senza problemi.
Il traffico ora sembra concentrato soprattutto nella direzione opposta, verso sud.
Saranno gli ultimi ritardatari che vanno a godersi il sole italiano di fine estate.
Il tempo col passare delle ore sta migliorando progressivamente.
Siamo partiti stamattina con il solito cielo velato di ieri, ma lasciando la pianura ed entrando tra i rilievi alpini l’aria è diventata più limpida ed il cielo più azzurro.
Tutto fila liscio ed il piano di viaggio sembra poter essere rispettato in pieno.
Per fortuna le file che spesso incontriamo, e che col passare del tempo tendono a diventare sempre più spesso chilometriche, sono tutte sull’altra carreggiata!
Tuttavia continua ad esserci qualcosa che non va con l’impianto elettrico del modulo abitativo.
Avevamo già notato ieri che l’indicatore di carica della batteria non segnalava il pieno carico come avrebbe dovuto.
Oggi sta incomprensibilmente accadendo la stessa cosa, anzi sulla scala di led colorati l’indicatore è arrivato addirittura al rosso e la cosa non è affatto confortante se si considera che, essendo in una lunga tappa di trasferimento e funzionando bene anche il pannello solare, per logica dovrebbe essere carica al massimo.
Abbiamo l’impressione che neanche il frigorifero funzioni correttamente durante la marcia.
Il che significa che è stato essenzialmente spento per tutta la durata del viaggio di ieri e continuerà a restare spento anche per tutta la mattina di oggi.
Speriamo bene, soprattutto per la piccola scorta di surgelati che Lisa ha deciso di portarsi dietro!
Ormai manca poco a Basel e quando siamo lì si può dire che siamo praticamente arrivati in Francia.
Sono proprio gli ultimi chilometri che, malauguratamente, capovolgono la situazione.
I lavori cominciano già dal cavalcavia che ci immette nell’autostrada proveniente da Zurich, e con essi comincia anche un’interminabile fila.
Basta poco per rosicchiare tutto l’anticipo che avevamo accumulato e poi, pian piano, andare anche oltre i tempi preventivati.
La fila non accenna a terminare ed i movimenti sono quasi millimetrici.
Avremmo voluto pranzare con comodo, una volta arrivati nel parcheggio del primo museo, ma, a giudicare da come vanno le cose, forse è meglio rassegnarci a mangiare anche oggi in maniera volante, approfittando una volta di più della lentezza della fila.
Qualche chilometro di lenta, lentissima, agonia sotto un sole sempre più caldo e poi finalmente arriva, come una liberazione, l’uscita che ci interessa.
L’attraversamento della città non pone alcun problema - essendo sempre ben indicate la Francia e Mulhouse come destinazioni – e di punto in bianco ci ritroviamo ad aver oltrepassato il confine senza nemmeno accorgercene.
Ora non resta che percorrere qualche altro chilometro e, poi, imboccare l’uscita giusta di MULHOUSE per il museo del treno.
L’indicazione che abbiamo è molto precisa.
Una volta lasciata l’autostrada ci si ritrova subito in città, ancora qualche bivio ben segnalato e poi eccolo, il multicolore capannone della Cité du Train appare dietro un’antica locomotiva a vapore, innalzata al rango di moderno monumento.
Siamo arrivati.
Ultimamente non è capitato spesso che basta meno di una giornata per essere già arrivati alla prima destinazione….
Il museo possiede una collezione davvero imponente, proprio come le guide ci avevano anticipato.
Il primo capannone è interamente occupato da una serie di ambientazioni storiche che a volte ricostruiscono particolari ambienti e situazioni che caratterizzarono la vita dei “pezzi” in esposizione.
Ci sono manichini in costume e persino la ricostruzione – abbastanza scenografica, per quanto possibile – del deragliamento di un treno nazista causato dalle azioni della resistenza.
I fatti sono anche descritti in audiovisivi che, purtroppo, ci risultano per lo più incomprensibili in quanto soltanto in francese.
Anche l’audioguida in inglese che ci hanno consegnato gratuitamente all’ingresso risulta abbastanza inutile dal momento che segue una numerazione differente da quella effettiva ed è difficile trovare una relazione tra le due.
La visita, però, risulta comunque molto affascinante.
Soprattutto il poter sbirciare, da apposite piattaforme, all’interno dei vagoni più interessanti.
Ci sono vagoni storici, utilizzati dai sovrani francesi e con un arredamento interno davvero degno di re.
Ci sono carrozze dagli incredibili decori liberty che è un vero peccato non riuscire a fotografare a causa della poca luce e dei riflessi dei vetri.
Ci sono, ai due estremi opposti, le semplici carrozze di terza classe ed i lussuosi vagoni letto dell’Orient Express, dotati di ogni comfort e di una sontuosità impensabile su qualsiasi treno moderno.
Particolarmente interessante è curiosare nelle carrozze ristorante che accompagnavano i convogli diretti ad Istanbul.
Oltre a rimanere a bocca aperta davanti ad una tale lusso semovente è curioso riuscire ad allungare lo sguardo fin dentro le cucine - in una sorta di originale back-stage - domandandosi com’era possibile portare a compimento certe prelibatezze in tanto poco spazio.
Il secondo capannone - addirittura molto più spazioso del primo – è organizzato quasi come fosse una stazione, con una selva di locomotori, carrozze e carri tecnici di ogni tipo e di ogni epoca distribuiti su una decina di binari.
Si può passeggiare su e giù ammirandoli come se si stesse percorrendo il marciapiede di una stazione e, magari, salire anche nell’angusto spazio in cui lavoravano i macchinisti dei grandi mostri a vapore.
A proposito di mostri a vapore, ce n’è uno, uno dei più mastodontici, che periodicamente durante la giornata prende vita e mostra agli spettatori, tra sbuffi e nuvolette di vapore, il funzionamento dei complicati meccanismi che trasmettevano il movimento alle ruote.
Un’altra locomotiva è stata letteralmente sezionata e si può guardare direttamente com’era fatta la sua caldaia e l’intrico in cui l’acqua si trasformava in potente vapore dandogli l’energia di un mostro.
Un po’ come guardare dentro lo stomaco d’un dinosauro!!
Ci sono anche due grandi plastici, ferroviari, ovviamente.
Uno è messo in funzione ad intervalli regolari da un operatore del museo.
Per veder animarsi l’altro - più ampio, ma meno insolito – basta invece inserire una monetina.
La collezione è completata da una serie di modelli in scala e da altri gadget storici sempre riconducibili, naturalmente, all’evolversi della ferrovia in Francia.
Si potrebbe restare a scoprire dettagli ed altre curiosità anche tutta la giornata, ma non possiamo permettercelo.
Dobbiamo salutare questo museo e dedicarci al prossimo, visto che alle sei quassù tutto chiude.
Questa zona ai confini con la Germania fu un’area interessata da un forte sviluppo industriale ed è per questo che oggi vi hanno sede alcuni tra i più importanti ed interessanti musei di questo genere di Francia e dell’intera Europa.
Dovendo per forza di cose fare una selezione abbiamo deciso di fermarci a quello di cui abbiamo appena finito la visita e a quello dell’automobile, soprassedendo su quelli delle attività tessili di cui la città era un importante centro.
Fu proprio l’industria tessile di cui era proprietario che permise a monsieur Schlumpf di radunare un numero spropositato di Bugatti, che costituirono il nucleo iniziale dell’immensa collezione di automobili che oggi è ospitata proprio negli ex-impianti industriali che gli appartennero e che sono addirittura diventati la Cité de l’Automobile.
Oltre una facciata ed un ingresso quasi futuristici una lunga rampa scende in una bassa sala scandita da una selva di vecchi lampioni in ghisa.
Allineate fra quei lampioni fanno bella mostra di sé una quantità inimmaginabile di vecchi modelli di automobile.
Rappresentano la storia di questo mezzo di locomozione praticamente dalle sue origini, a partire da modelli che ancora hanno qualcosa di quei carri a trazione animale da cui avevano da poco tratto origine.
Naturalmente quella che la fa da padrona è la produzione francese, ma sono degnamente rappresentate anche quelle di altri paesi come Italia, Germania e Gran Bretagna con auto che sono spesso diventate veri e propri miti.
A rappresentare la storia dell’automobile in Italia ci sono diversi modelli che vanno dalle piccole vetture popolari come la Balilla, la Topolino o la Cinquecento a quelli più imponenti e lussuosi di Isotta Fraschini.
Se il panorama nella sala principale è completato da curiosità come vecchie automobiline giocattolo a pedali e strani modelli di auto ad energia solare, ci sono anche altre due sale che completano, in certo modo, la storia.
La prima riguarda gli anni più recenti dell’automobile - con modelli di serie, fuori serie e molte auto da corsa e da rally – e butta l’occhio su ciò che potrà essere la macchina del futuro.
L’altra è la “stanza del tesoro”!!
In un’atmosfera più rarefatta, sotto luci più soffuse ed in mezzo a colori più delicati, si trovano le auto più preziose.
Sono, appunto, molte delle Bugatti della collezione originale, ma anche le Isotta Fraschini di cui sopra ed altre a noi meno note, fino ad arrivare ad un nutrito gruppo di modelli di Rolls Royce che certamente farebbe invidia anche a Buckingham palace.
Cromature e carrozzerie tirate a lucido ne fanno delle vere e proprie opere d’arte, non foss’altro per eleganza e stile impareggiabile.
Ci sono corsie in cui sembra davvero di essere tornati indietro agli anni trenta, ai tempi dei gangster americani, e non stupirebbe se di punto in bianco si vedesse spuntare da un finestrino la canna forata di un vecchio mitra!
Come in ogni museo straniero che si rispetti – diciamo straniero perché, al contrario, in Italia questo non avviene quasi mai – non può mancare un’area “interattiva”.
La cosa più scontata è la presenza di una serie di videogiochi, chiaramente di carattere automobilistico.
Ci sono, però, anche una serie di vetture su cui, con l’assistenza di una hostess, si può agire in prima persona: dalla semplice foto a bordo di “bolide” di inizio ‘900 – se si vuole bardati di cappottone, sciarpa e berretto di lana in stile – o di una minuscola auto da corsa degli anni ’60 all’accensione di un altro vecchio modello tramite la famosa “manovella”.
L’esperienza più estrema, ma certamente in tutta sicurezza, è quella di vivere il rovesciarsi dell’auto come se si stesse partecipando ad un rally.
Anche se Andrea insiste per provarla questa non è proprio una cosa che fa per noi e, poi, è ancora troppo piccolo, non si può proprio fare.
Per questa volta dovrà accontentarsi di qualche foto.
Invece, quel che si può fare davvero tutti insieme, tempo permettendo, è un giro all’esterno con una vecchia Citroenne del ’37, condotta da un omone che, anche dall’aspetto, è il tipo giusto per guidarla.
Siamo fortunati, dopo di noi non accetteranno altri passeggeri per oggi!
È una macchinina nera che ricorda quasi le auto della nostra infanzia - pur avendo una ventina di anni in più – con i sedili in pelle e le loro enormi molle che pigiano sui fondoschiena ed un cruscotto ridotto quasi all’essenziale.
Si vede che l’autista è orgoglioso di quello che fa e, nonostante le difficoltà di comunicazione, insiste nello spiegarci le caratteristiche tecniche della macchina e nel darci qualche informazione in più sul museo.
Racconta che nei magazzini ci sono ancora decine, se non centinaia, di altri modelli in attesa di restauro.
Sì, perché quella moltitudine di auto che abbiamo appena visto sono state spesso rimesse in sesto – e come sono state rimesse in sesto! – dal personale legato al museo stesso e sono di nuovo tutte in grado di camminare… con le proprie ruote!
L’ultimo restauro portato a termine riguarda un’eccezionale Bugatti messa ben in evidenza nei pressi dell’ingresso.
Sono quasi le sei ed il museo ormai sta per chiudere.
Contrariamente a quanto riportato nelle informazioni che abbiamo messo insieme, sembra che, anche volendo, non si potrebbe restare in questo parcheggio, che è chiuso da sbarre automatiche che si aprono solo nell’orario in cui è aperto il museo.
Per arrivare a dare un’occhiata al centro città tanto vale provare ad avvicinarsi un po’.
Troviamo un parcheggio tranquillo, anche se a pagamento, in place Franklin.
Da qui possiamo proseguire a piedi.
Il centro di Mulhouse è piccolo ed i pochi edifici che meritano una visita sono tutti nelle vicinanze di place de la Reunion.
Qui sorgono sia la chiesa gotica di St. Étienne che il vecchio municipio.
Quest’ultimo è un elaborato palazzetto cinquecentesco le cui forme un po’ sofisticate sono ancora arricchite, nelle due facciate principali, da dipinti che inquadrano le finestre in falsi elementi architettonici e sculture.
La cosa per noi più impressionante è che di colpo è bastato girare l’angolo per sentirci in un altro paese.
Sebbene la gente parli ancora francese la sensazione è quella di essere magicamente passati di colpo nella vicina Germania.
Le architetture degli edifici, gli stili, i nomi, le insegne, tutto ricorda che un tempo – neanche troppo lontano – questa terra apparteneva ad un’altra nazione, ad un’altra lingua.
Ad ornare l’angolo di un caratteristico vecchio edificio a graticcio c’è persino la statua lignea policroma di Guglielmo Tell, con tanto di arco, mela e figliolo, a ricordarci che qui la Svizzera – anch’essa di lingua tedesca – è vicina quanto la Germania.
Approfitteremo dell’ufficio turistico ancora aperto per farci dare qualche indicazione più precisa su come raggiungere il locale camping.
Sebbene non era in programma per stasera di appoggiarci ad un campeggio ma avremmo dovuto arrivare all’area attrezzata della vicina cittadina di Thann, la storia del frigorifero e della batteria ci costringe a cambiare i piani per cercare di evitare in ogni modo di dover arrenderci e tornare a casa.
Ne abbiamo discusso ampiamente durante la giornata e siamo entrambi d’accordo.
Per oggi il lungo spostamento mattutino ha esasperato la situazione ed il caldo torrido che poi ha caratterizzato il pomeriggio qui in Alsazia non ha certo migliorato le cose.
Probabilmente dovremo cuocere o consumare subito i surgelati che abbiamo portato con noi e cercare di consumare alla svelta i cibi più sensibili alla temperatura, ma per il resto si può ancora provare ad andare avanti.
Inoltre, speriamo che la temperatura notturna e l’allacciamento alla rete del campeggio contribuiscano a risistemare la situazione sia per avere un freddo decente nel frigorifero che un livello di carica soddisfacente per la batteria.
Domani, poi, decideremo il da farsi.
Intanto, seguendo le indicazioni dell’ufficio turistico, dopo aver oltrepassato la ferrovia troviamo le prime indicazioni per il Camping de l’Ill, adagiato quasi sulla sponda del fiume omonimo, nella periferia sud-ovest.
C’è ancora il tempo di sistemarsi con tutta calma e, per Andrea, anche di giocare sugli ampi prati del campeggio.
Lucky invece, dopo essere stata per buona parte della giornata chiusa nel camper, si gode l’aria aperta, legata al suo lungo guinzaglio, ma comodamente distesa sull’erba davanti al camper.
Nonostante la stanchezza, dopo cena non si può dire di no alla richiesta di Andrea di un film al computer.
Roberto, però, è così esausto da non riuscire a vederne la fine.

LA SCHEDA

Itinerario: Lainate – Chiasso – Lubeck – Basel – Mulhouse (km 384)

========== a Mulhouse
Visite:
--> Cité du Train
(orario: 10 – 18, intero: EUR 10, ridotto: EUR 7,50, cumulativo con Cité de l’Automobile: EUR 17,50/12,50)
La sua collezione, realizzata dalle ferrovie francesi, ne fa uno dei primi musei del genere in Europa.
Uscita autostradale 17 Mulhouse Ouest .
(GB F)
--> Cité de l'Automobile
(orario: 10-18, intero: EUR 10,50, ridotto: EUR 8, cumulativo con Cité du Train: EUR 17,50/12,50)
Espone la splendida collezione Schlumpf, che raccoglie centinaia di autovetture rare o storiche prodotte dal 1878.
Uscita autostradale 18 Mulhouse Centre.
(GB F)
--> Hôtel de ville
Su place de la Reunion si affaccia la bella facciata dipinta del cinquecentesco municipio.

Parcheggio:
--> Punto sosta nel parcheggio a pagamento che occupa place Franklin, tariffa oraria.
--> Punto sosta al parcheggio del Musée National de l’Automobile in Av. de Colmar 912, entrata “poids lourds et autocars”, aperto tutto l’anno, acqua al cimitero della città, prestare attenzione ai furti.

Pernottamento:
--> Camping de l’Ill, Mulhouse *** 1 rue Pierre de Coubertin, nella zona sud-est della città, sulla strada per Altkirch, indicazioni dalla zona dietro la stazione [Camper Service]
( I GB F E D NL)
--> Camping Parc la Chaumière ad Heimsbrunn, 62 rue de Galfingue, circa 8 km a ovest del centro
[Camper Service]
(GB F D NL)


GIORNO 3 – DOMENICA 26 AGOSTO 2007

IL QUADERNO

La notte ha prodotto i risultati che ci aspettavamo.
Ora il frigorifero è ben freddo e la carica della batteria è al massimo.
L’unico neo, che d’altra parte spiegherebbe anche i malfunzionamenti che stanno accadendo, è stato uno strano ronzio che a tratti si è sviluppato durante la notte dal dispositivo elettrico, che abbiamo fatto installare da poco, che comanda la ricarica delle batterie di bordo.
Roberto, rapito da Morfeo per tutta la notte non si è accorto di nulla, ma Lisa è stata ripetutamente disturbata da quel suono, tanto che ad un certo punto abbiamo persino deciso di staccare l’allacciamento esterno.
Questo pone un nuovo problema.
Se da una parte abbiamo potuto testare il corretto funzionamento del frigo sia a 220 volt che a gas, dall’altra parte il problema all’impianto elettrico si è in un certo modo ampliato, visto che ora non abbiamo più la certezza che le batterie possano essere ricaricate allacciandosi alla rete.
Decidiamo infine di darci un altro giorno prima di rinunciare definitivamente o, quantomeno, di sconvolgere i piani ricorrendo all’assistenza di tecnici locali.
Del resto anche stasera dormiremo in campeggio e, nel frattempo, potremo anche verificare se e come i guai emersi fin ora siano legati al rapporto tra impianto elettrico e funzionamento del frigorifero a 12 volt, ipotesi che comincia a prendere forma dopo l’osservazione di ciò che è accaduto ieri.
Dunque per oggi viaggeremo con il frigorifero del tutto spento durante la marcia, poi si vedrà.
Per ora possiamo rispettare i piani e lasciare MULHOUSE alla volta di Thann.
Pochi chilometri di una scorrevole e comoda superstrada, imboccata facilmente senza tornare in centro, e siamo arrivati.
La cosa più conveniente da fare è cercare l’area attrezzata dove avremmo dovuto dormire, tanto più che le indicazioni dicono sia comodissima per la visita del centro.
È decisamente vero.
THANN è senza dubbio piccola, è vero, ma, anche così, quante aree dedicate ai camper ci sono in Italia ad una distanza di non più di duecento metri dal centro?
Questo è il bello della Francia… e questo è anche il motivo per cui ci si può aspettare di non esser mai da soli!!
Questa, per esempio, pur non essendo in una destinazione turistica di primaria importanza, è stracolma.
Tanto che alcuni mezzi sostano anche nel vicino parcheggio pubblico.
Ma per i francesi non c’è niente di strano e non rischiano certo la multa!!
Qui avere un’area riservata equivale ad avere un privilegio, non certo una costrizione….
Un passaggio pedonale ci porta dritti dritti all’antica parrocchiale.
Ricordavamo Thann come una piacevole cittadina con una bella chiesa da quando vi passammo nel ’93, sempre sulla strada della Gran Bretagna, e ci era rimasta particolarmente presente perché gemellata con Gubbio, a quattro passi da casa.
L’idea è subito confermata ed in particolare per quanto riguarda la chiesa.
Sarà stato - col senno di poi - perché è la prima chiesa gotica di un certo spessore che incontriamo nel nostro viaggio, sarà perché il gotico è uno stile che ha sempre entusiasmato entrambi, ma restiamo incantati davanti alle complicate sculture che ne ricoprono la facciata ed il portale laterale.
Chi è meno entusiasta è certamente Andrea che è già molto più interessato al suo nuovo monopattino, con cui scorrazza in lungo ed in largo.
Purtroppo all’interno si sta svolgendo una funzione religiosa.
Non si può visitarla con la calma che vorremmo, ma è domenica e la cosa era prevedibile.
Siamo costretti a dare un’occhiata dal fondo della navata - cercando di disturbare il meno possibile – alle colonne slanciate ed alle colorate vetrate tipiche di quel tempo e, soprattutto, agli stalli intagliati del coro ligneo, ricamati con delicati rilievi e vere e proprie sculture dagli espressivi tratti umani.
Per consolarci torniamo ad ammirare le sculture della facciata, purtroppo non ancora ripulita dalle tracce del traffico e delle intemperie.
Ancora due passi intorno alla chiesa - per poter godere delle diverse prospettive sulla torre, sui ripidi tetti colorati e sulle slanciate guglie – e siamo di nuovo in camper.
La prossima meta non è lontana ed il tempo necessario per arrivarci sarebbe veramente poco se non mancassimo tutti e tre i bivi da prendere!!
Si tratta del piccolo borgo di campagna di UNGERSHEIM, che non arriviamo nemmeno a vedere deviando verso l’Ecomusèe d’Alsace.
Per quanto il nome faccia pensare ad una istituzione con fini ecologici, il museo è una raccolta di architetture tradizionali della regione disseminate in un vasto terreno e posizionate in modo tale da dare al tutto l’aspetto di un vero villaggio tipico.
Un po’ lo stesso concetto di tanti musei etnografici all’aria aperta – i cosiddetti skansen – che, negli anni, ci è capitato di visitare in vari paesi dal nord all’est Europa, dalla Romania alla Danimarca, dalla Bulgaria alla Polonia, dai paesi baltici fino al nostro Alto Adige.
Il fatto che in questo caso si tratti, però, soprattutto di edifici in muratura – semmai quasi sempre con il tipico lavoro a traliccio – piuttosto che completamente in legno, come quasi sempre accade per le vecchie tecniche costruttive di paesi orientali, lo accosta più da vicino allo stupendo Dem Gamle By, il “Vecchio Villaggio”, di Åhrus, in Danimarca, oppure all’inaspettatamente curato ed organizzato parco di Etăr, nel cuore della Bulgaria.
Sparse lungo alcune viuzze - a volte acciottolate, altre volte lasciate in terra battuta, come una volta dovevano essere la maggior parte delle polverose strade – si trovano fattorie e mulini, ville e castelli, abitazioni e magazzini e tutto quanto caratterizzava da queste parti la vita di campagna dei tempi andati.
Sui tetti appaiono i primi nidi delle cicogne, animale tradizionalmente simbolo dell’Alsazia.
Anche qui gli spazi interni degli edifici sono stati utilizzati come contenitori per illustrare come si svolgeva la vita nei secoli passati.
Alla ricostruzione di laboratori riferiti a mestieri ormai quasi scomparsi - come quelli del fabbro, del falegname o del ciabattino - si alternano raccolte di utensili, abiti ed arte popolare, ricostruzioni di mobilio ed organizzazione domestica per finire con degustazioni e rivendite di prodotti alimentari tipici, ancora preparati con i metodi tradizionali.
Visto che si avvicina l’ora del pranzo ci è particolarmente gradito proprio l’incontro con questi ultimi.
Siamo giusto in tempo per approfittare dell’assaggio di una sorta di pane locale cotto nell’acqua e servito con della marmellata di prugne o d’uva.
Ad offrirlo e ad illustrarne il particolare procedimento di preparazione è un gruppo di donne nei semplici costumi locali delle contadine.
Poco oltre c’è un forno che funge anche da posto di ristoro.
Naturalmente anche qui tutto è più o meno tradizionale.
Più o meno perché, oltre a prodotti schiettamente alsaziani, ce ne sono anche altri per cui la contaminazione culturale è abbastanza evidente, almeno per noi italiani!
È il caso della pizza/baguette, costituita – come è facile capire dal nome stesso – da una sezione di baguette condita come una italianissima pizza.
Be’, nome a parte, è chiaro che non si tratti di un prodotto tradizionale, anche se, ad onor del vero, ci è già capitato più volte di vederla venduta nei bar.
La birra alsaziana è nota e bevuta ormai in tutta Europa.
In un luogo come questo non poteva, quindi, non essere presente anche una piccola birreria i cui prodotti artigianali sono offerti da uno stand lungo la strada.
Le spiegazioni sui metodi e sui prodotti necessari alla sua produzione avvengono davanti ad assaggi e ad un grosso bidone in cui il malto bolle lentissimamente.
La nostra breve permanenza non ci permette di assistere alle ulteriori rappresentazioni di attività agricole esistenti, in programma troppo tardi oppure già avvenute contemporaneamente a cose che abbiamo considerato più interessanti, c’è giusto il tempo per visitare una sezione molto particolare che distingue questo parco da tutti gli altri.
È quella dedicata a vecchi parchi di divertimento e giostre.
Nonostante la presenza di una stupenda facciata dipinta che deve essere probabilmente appartenuta al tendone di un circo – capire meglio è impossibile con le spiegazioni soltanto in francese! – il resto è piuttosto deludente.
Le cose in mostra sono curiose ed interessanti, ma necessiterebbero di un attento restauro e di una sistemazione più curata per dare realmente l’idea di un vero parco giochi.
Probabilmente questa sezione costituisce la nuova frontiera del museo per il futuro.
Magari ripassando tra qualche anno avremo un’idea del tutto diversa….
Be’, la visita può considerarsi conclusa.
Le tre ore che gli abbiamo dedicato non saranno state del tutto sufficienti a penetrare in ogni dettaglio, ma sono state certamente sufficienti a capire molti costumi di questa terra.
Ora, prima di ripartire, bisogna liberare Lucky, che stranamente non è potuta entrare con noi nel parco.
Per fortuna la zona di parcheggio indicata per i camper si trova sotto dei begli alberi - contrariamente al resto dei grandi parcheggi – e questo ha dato un po’ di respiro dal sole battente sia a lei che al nostro malandato frigorifero.
Ci dirigiamo di nuovo verso i primi contrafforti dei Vosgi.
In una stretta valle, poco al di là del centro di Guebwiller, si trova il piccolo villaggio di MURBACH, dominato dalla mole della sua abbazia romanica.
Sarebbe meglio dire da quel che resta della sua abbazia romanica, visto che della grande chiesa resta in pratica soltanto il transetto e l’abside.
Il fatto è che arrivando in paese proprio dalla parte dell’abside il colpo d’occhio è lo stesso come se la chiesa fosse integra ed il colore delicatamente rosato della pietra con cui è costruita evidenzia particolarmente le sue forme lineari contro il verde, più scuro, dei boschi che la circondano.
L’interno è ridotto a poco più delle dimensioni di una semplice cappella.
All’esterno, invece, ai modernissimi battenti in metallo del portale che vi dà acceso si contrappone, sul portale del transetto opposto, una lunetta scolpita a disegni floreali e con una coppia di bei leoni, dalle forme ingenuamente infantili che ancora caratterizzavano spesso l’arte di quei tempi.
L’aspetto più interessante di ciò che resta della costruzione è forse la decorazione a leggere false colonnine che movimenta la parte più alta della squadrata abside, incorniciata, nella prospettiva, dalle due massicce torri gemelle.
L’aspetto che gliene deriva è, curiosamente, in effetti più simile a quello di una facciata che quello di un’abside!
La visita è breve, anche perché Lisa non vede l’ora di tornare al camper, dove Andrea – naturalmente per niente interessato all’abbazia - ha insistito per rimanere con Lucky.
Da qui la Strada del Vino d’Alsazia, correndo ai piedi dei monti, ci porta verso nord.
Per quanto l’altezza indica le cime più alte dei Vosgi come rilievi montuosi, il loro aspetto morbido e verde, privo, almeno in queste zone, di drammatici paesaggi rocciosi, ce li fa paragonare più a colline che a vere e proprie montagne.
Questa sensazione è accentuata anche dalla presenza delle tante vigne che risalgono i loro fianchi per buona parte, per poi lasciare il posto, nella parte più alta, ai boschi, che qui indistintamente sono pomposamente chiamati foreste.
Ancora pochi chilometri e siamo a COLMAR.
L’obbiettivo immediato è il parcheggio nei pressi del Parc de la Montagne Vert, consigliato nei nostri appunti ed anche abbastanza vicino al centro da permetterci di arrivare poi a piedi in breve tempo al Museo d’Unterlinden.
Dobbiamo iniziare la visita della città forzatamente da lì.
È il monumento più interessante soggetto ad un orario di chiusura e non vogliamo assolutamente rischiare di perderlo.
Una volta faticosamente arrivati all’antico monastero che lo ospita, è necessario dividerci.
Lasciare ancora la povera Lucky chiusa in camper non è proprio possibile e, di conseguenza, le poche visite d’interni dovranno essere effettuate in due turni, come ormai è nostra frequente consuetudine da quando, viaggiando in camper, ci portiamo appresso uno dei nostri animali.
Il primo turno è quello di Lisa ed Andrea, poi toccherà a Roberto.
Chi, al contrario, aspetta fuori dovrà sperare di trovare un raro posto all’ombra sulle affollate panchine della piazza.
Qui, infatti, certo i turisti non mancano ed è facile anche sentir parlare italiano.
Del resto Colmar è una delle mete turistiche più note di questa regione e quello davanti a cui siamo è certamente il suo museo più importante.
All’interno il pezzo forte è costituito da un grande e complesso polittico formato da così tanti pezzi richiusi a libro che, per permetterne la visione contemporanea, è stato smontato nelle sue componenti.
La sua esposizione necessita, da sola, del grande contenitore rappresentato dalla chiesa conventuale.
Oltre a questo, però, il museo custodisce una miriade di altri tesori d’arte e di storia locale, da antiche botti alle caratteristiche insegne in ferro battuto, che ricordano quelle austriache di Salisburgo, da mobili d’epoca, con cui sono state interamente arredate alcune stanze, ad una ricca sezione di pittura antica e moderna, che costituisce una vera e propria pinacoteca.
Ora possiamo iniziare a vagabondare per il centro a cuor leggero.
Colmar appare subito come una città molto piacevole e tranquilla.
Lungo le strette vie del centro, gremite da una folla di cittadini e di turisti, si affacciano una quantità di caratteristiche case a graticcio ed eleganti dimore signorili rinascimentali, quasi sempre dotate di sporti a bovindo riccamente decorati.
Alcune sono particolarmente belle, spesso con le forme un po’ storte che testimoniano l’opera del tempo sulle delicate strutture di legno, oppure abbellite dagli scuri o dagli intonaci dipinti.
Qualche altra è decisamente più nuova – o, quantomeno, restauri accurati gliene conferisce l’aspetto – ma con la sua facciata tipica contribuisce, comunque, all’atmosfera caratteristica della città e, in certi scorci, le dà addirittura un’aria da fiaba dei fratelli Grimm.
Tra le prime, due - ciascuna a suo modo - sono quelle che rimarranno nella memoria come capolavori di bellezza ed eleganza.
Una è la raffinata Maison des Têtes, la cui facciata è costellata di una quantità di fini teste umane ed animali scolpite nella pietra, l’altra è la slanciata Maison Pfister, con la sottile torretta ed una lunga loggia in legno scolpito che corona per intero le sue due facciate.
L’itinerario fra le vie del centro ci porta fino al bell’edificio gotico dell’antica dogana, una volta chiamata Koïfhus nel dialetto locale.
Subito oltre si apre una piazzetta affollata di tavoli di bar e ristoranti molto frequentati a quest’ora del tardo pomeriggio.
L’attraversa un gaio torrentello, colorato da un’infinità di vasi fioriti posti ad ornare ogni singolo centimetro delle ringhiere che ne delimitano lo stretto corso.
Questo è forse l’angolo più vivace e gradevole della città.
Piacevolmente animato dall’andirivieni di gente - chi con il naso alzato e la guida in mano, chi semplicemente a passeggio per la sua città - e da quelli che invece si stanno godendo una bibita o uno spuntino ai tanti tavoli dei locali.
Dalla piazza partono le brevi vie del quartiere dei conciatori, linde e pulite forse ancora di più del resto della città.
Andrea sta facendo qualche bizza e siamo entrambi estremamente tentati di dargliela vinta e tornare in camper.
No, la Petite Venise è qui a pochi passi, alla fine non cediamo…. ci sorbetteremo i suoi mugugni per un’altra mezz’ora!
E, in fin dei conti, ne vale proprio la pena!
Pare che non ci sia paese in Europa che rinunci a paragonare una sua città con la nostra Venezia.
Il paragone, però, finisce per risolversi esclusivamente nel nome, dal momento che – come è facile capire - per quanto possano essere numerosi, i pochi canali di città come Brugge, Bamberg o la stessa Colmar non reggono certo il confronto con una città praticamente costruita sull’acqua!!
Ciò non vuol dire che la tranquilla e particolare atmosfera delle colorate case a graticcio affacciate sull’acqua, dei localini turistici sempre gremiti o del curatissimo verde dei minuscoli giardini non meritino una visita, tutt’altro.
Proprio perché queste “Venezie del nord” sono così diverse dall’originale anche l’aria che si respira in questi angoli non può che essere del tutto differente.
Qui non c’è la magnificenza di stupendi monumenti né quella patina di antico ad ogni angolo che - purtroppo e per fortuna - deriva dalle ferite, non troppo curate, che il tempo infligge inevitabilmente alle città.
Qui è tutto più semplice, più netto, in un certo modo anche più moderno, ed il gorgoglio dello scorrere di acque cristalline – contro la staticità di quella opaca della laguna – aiuta a creare un’atmosfera che ispira la pace ed il relax.
Cerchiamo qualche scorcio sul canale più tranquillo, lontano dai punti più noti e più frequentati dai turisti, arrivando ad un ponte che Lisa aveva notato dal camper durante la ricerca del parcheggio.
Ora si rientra davvero, per l’estrema gioia di Andrea.
La strategia di utilizzo del frigorifero di oggi sembra aver prodotto i suoi frutti.
Il fatto che abbiamo percorso solo poche decine di chilometri ed il camper ha passato fermo in parcheggio la maggior parte del tempo ha molto aiutato.
La batteria segna finalmente la piena carica ed il frigorifero, rimasto in funzione a gas per la maggior parte del tempo, ha una temperatura interna più che soddisfacente, nonostante il tempo estivo che continua ad accompagnarci.
Per sicurezza, comunque, manterremo il programma di dormire in campeggio anche stasera, allacciati alla rete, anche per verificare se si ripetono i ronzii della notte scorsa.
Trovarlo è piuttosto semplice.
Si trova appoggiato a cavallo dell’alto argine del fiume Ill - lo stesso accanto a cui abbiamo dormito la notte scorsa - e, per questo, si chiama anche esattamente nella stessa maniera di quello: Camping de l’Ill.
Quanta poca fantasia questi francesi!
Il campeggio è molto frequentato.
Non molto distante da noi si trova anche il furgone attrezzato di una famigliola di Genova.
Lisa ci si ferma a parlare un po’ rientrando dal lavaggio dei piatti.
È incredibile quanto possa essere diversa l’organizzazione di una vacanza in camper.
Questa gente non ha neanche una guida turistica!!
Hanno già visitato qualcosa in Svizzera - trovando Ginevra deludente! – ed hanno intenzione di arrivare fino a Strasburgo, ma non hanno neanche fatto un salto in centro qui a Colmar.
Anzi, cadono proprio dalle nuvole quando Lisa ne parla loro come una piacevole cittadina con un bel centro storico.
Non ne sapevano niente!
Lei stessa è la prima a restarne stupefatta, nonostante sia costantemente ipercritica verso l’organizzazione di Roberto.
Be’, in effetti, viene spontaneo porsi certe domande davanti a cose di questo genere.
Ma come fanno ad essere così sprovveduti da essere arrivati fin quassù senza sapere assolutamente nulla dei luoghi verso cui erano diretti?
Ma che senso ha fare tanta strada senza poterne ricavare assolutamente niente?
Bah, valla a capire certa gente…
Meglio dormirci sopra…..

LA SCHEDA

Itinerario: Mulhouse – Thann – Ungersheim – Murbach – Colmar (km 108)

========== a Thann
Visite:
--> Eglise St-Thiebaut
La chiesa, costruita tra il 1380 e il 1516, possiede un notevole portale e 51 stalli del XVI secolo che ne fanno il più bell’edificio gotico-fiammegiante della regione

Parcheggio:
--> Area attrezzata riservata alla sosta camper nel parcheggio bus, in Place du Bugert, centrale, in riva la fiume Thur, nei pressi del ponte, sabato mattina occupato dal mercato, segnalata.


========== ad Ungersheim
Visite:
--> Ecomusée d'Alsace
(orario: 9-19, ultimo ingresso 18.30, intero: EUR 12, ridotto: EUR 8)
È il più grande museo all'aperto di Francia ed è costituito dalla ricostruzione vivente di un villaggio alsaziano del '700 che comprende 70 case tipiche trasportate qui da tutta la regione utilizzate anche per illustrare le attività tradizionali degli artigiani


Parcheggio:
--> Area attrezzata in zona riservata presso l’Ecomusee d’Alsace per i visitatori muniti di biglietto d’ingresso, da acquistare prima delle 21, da esporre sul parabrezza, acqua pozzetto.

========== a Guebwiller
Pernottamento:
--> Punto sosta salendo al Grand Ballon d’Alsace per la RD431 ampio parcheggio dello Chalet du Ballon alla fine della salita dal versante orientale.
--> Area attrezzata a Orschwihr sulla RD5 circa 9 km a nord, colonnina Flot Bleu, scarico a pozzetto, sosta e pernottamento nel parcheggio degli impianti di tennis.

========== a Murbach
Visite:
--> Eglise St-Jean-Baptiste
La romanica chiesa di San Giovanni Battista, del secolo XI, conserva un bel portico a tre navate e l’abside, mentre all’interno si trova un superbo pulpito barocco.

========== a Rouffach
Pernottamento:
--> Area attrezzata con posti camper riservati, acqua e scarichi presso il parcheggio delle piscine e del centro sportivo, davanti al campeggio.

========== a Colmar
Visite:
--> Musée d'Underlinden
(orario: 9-18, ingresso: EUR 7)
La pinacoteca - ospitata in un antico convento domenicano del XIII secolo dal bel chiostro - possiede una ricca collezione di dipinti che vanno dalla fine del medioevo al XX secolo, tra cui spiccano i due polittici di Schongauer e di Grunewald.

--> Maison Pfister
Piccolo gioiello dell’architettura locale con la facciata dipinta, l’oculo vetrato d’angolo e la galleria scolpita, sostenuta da belle console con ricche incisioni.
--> Maison des Têtes
Costruita nel 1609, presenta una bellissima facciata su cui si affollano ben 106 volti umani contratti in una smorfia e teste di animali, tutti scolpiti in pietra.
--> Eglise des Dominicains
La gotica chiesa dei Domenicani custodisce vetrate del XIV e XV secolo ed il famoso trittico della “Vergine del Roseto.
--> Koïfhus
L’antica dogana, del 1480, costituisce il miglior esempio di architettura civile tardomedievale della città.
--> Petite Venise
La vista migliore dell’incantevole Piccola Venezia si ha dal ponte di rue de Turenne sul fiume Lauch.

Pernottamento:
--> Camping de l’Ill *** a Horbourg-Wihr, route de Neuf Brisach, 3 km a est di Colmar, autobus 1 per il centro fermata Berges de l'Ill [Camper Service]
--> Punto sosta possibile pernottamento presso il parcheggio in Parc Montagne Verte, vicinissimo a Place Jeanne d’Arc, privo di divieti, con servizi igienici, prossimo al commissariato di polizia.
--> Punto sosta nel parcheggio gratuito del municipio su asfalto e illuminato, attenzione ai furti.
--> Punto sosta pernottamento tollerato nel parcheggio de la Vielle Ville, prossimo a Rue de l’Est, illuminato e tranquillo.
--> Area attrezzata a Les Trois Epis, lungo la D11 circa 10 km ad ovest, colonnina Eurorelais nell’ampio parcheggio antistante la caserma dei pompieri, possibile allaccio elettrico.
--> Punto sosta a Wintzenheim, lungo la D7 circa 5 km a sud-ovest, possibile pernottamento presso l’area riservata dietro la chiesa, a destra dopo l’area di servizio.




GIORNO 4 – LUNEDI 27 AGOSTO 2007

IL QUADERNO

Le cose sembrano pian piano tornare al loro posto.
Stanotte l’impianto elettrico ci ha dato ancora meno grattacapi della precedente ed il frigo sembra in gran forma.
Nonostante le giornate siano più calde del previsto per fortuna le notti sono piuttosto fresche e questo favorisce sia un buon riposo che il recupero di una buona temperatura nel frigorifero.
Ora che abbiamo trovato una tattica efficace continueremo ad usarla per il resto del viaggio, evitando soltanto di accenderlo a 12 volt.
Intanto, prima di andarcene, possiamo approfittare del comodo pozzetto di scarico del campeggio per risistemare anche la situazione idrica del nostro mezzo.
Con la confortevole doccia di ieri sera e le operazioni di carico e scarico di stamattina si possono considerare assolutamente ben spesi i neanche venti euro che ci è costata questa notte.
Salutiamo COLMAR con una sosta, in periferia, ad un supermercato Leclerc.
Oltre che della solita spesa ed una piccola scorta di prelibatezze di cucina francese è anche ora di approfittare dell’annesso distributore per un primo pieno decisamente più conveniente che in Italia.
Siamo quasi agli sgoccioli del serbatoio, ma siamo riusciti ad evitare di rifornirci di domenica; cosa che avrebbe significato non poter utilizzare questo genere di distribuzione, le cui macchine automatiche continuano a non accettare le carte di credito straniere.
Riprendiamo la Route du Vin d’Alsace.
Le vigne cominciano presto a rioccupare l’intero panorama, man mano che i rilievi si avvicinano.
Vigne basse, dai filari così fitti che, nella prospettiva della distanza, fanno spesso apparire i dolci pendii come se fossero ricoperti da prati sconfinati.
KAYSERBERG è uno dei centri più caratteristici che si possono raggiungere seguendo questa strada.
La parte più antica del paese si svolge sullo stretto fondo di una valle boscosa dei Vosgi, seguendo il corso del torrente che dai monti scende verso la vicina pianura del Reno.
Lungo la via principale è tutto un susseguirsi dei tipici edifici a graticcio.
Balconi di legno intagliato, vivaci colori dalle tinte pastello, insegne in ferro battuto ed i tipici ripidi tetti spioventi competano l’atmosfera, come al solito molto germanica.
Come molto “tedesca” è anche la fontana che orna la piazza davanti alla parrocchiale.
D’altronde, da una cittadina che ancora si chiama Kayserberg - in pura lingua tedesca - che cosa ci si poteva aspettare?
L’antica chiesa è sobria dentro quanto fuori.
Il pezzo forte, all’interno, è un imponente pala d’altare in legno scolpito, dipinta come dovevano essere tutte le sculture del tempo ed abbondantemente coperta di brillante sfoglia d’oro.
All’esterno, invece, l’intonaco, le polifore ed il verde tetto di rame della torre sono gli unici a movimentare un po’ l’ampissimo tetto ed il colore più cupo della pietra.
I locali lungo la strada sembrano essere rimasti nei secoli costantemente destinati al commercio.
Probabilmente una volta erano occupati da negozi di generi di prima necessità, oggi vendono tutt’altro genere di mercanzie, per lo più destinate ai numerosi turisti.
Che il paese fosse una meta molto frequentata era stato subito chiaro, a cominciare dalle dimensioni dei suoi parcheggi.
Quello riservato ai camper, in particolare, oltre ad essere enorme è tuttora anche per buona parte pieno.
Passeggiamo fino al piccolo ponte fortificato e merlato, che scavalca il Weiss dove il paese si espande soprattutto sul lato opposto della valle.
Forse questo è proprio il luogo più suggestivo del centro.
Gli fanno da sfondo alcune tra le case più belle e colorate, mentre dai boschi vicini, sul fianco della valle, fanno capolino i romantici resti delle antiche fortificazioni.
Un paio d’ore sono sufficienti a concludere la visita ed anche a frustrare i primi sforzi di Lisa per portare a casa qualche ricordino da appendere all’albero di Natale.
Nonostante siamo ancora in agosto le occasioni certo non mancano, ma i prezzi sono abbastanza proibitivi da farla desistere, almeno per adesso….
Salutiamo le cicogne che abitano sul tetto sopra un’antica torre - le prime ad averci salutato, al nostro arrivo, col loro inconfondibile batter di becco – e poi via, di nuovo sulla strada del vino.
Presto la RD1b diventa un vero proprio spartiacque.
A sinistra si innalzano le prime alture dei Vosgi e non c’è un angolino libero dalle viti, a destra si apre la pianura e di viti non ce n’è neanche l’ombra.
L’attività principale della zona, però, è senza ombra di dubbio la vinificazione.
Gli antichi villaggi fortificati che si attraversano o si sfiorano abbondano di cantine ed insegne pubblicitarie.
È un continuo susseguirsi di luoghi i cui il vino la fa sempre e comunque da padrone: quando non si passa tra le vigne, nelle costruzioni che si incontrano il vino o si produce o si vende, sembra non ci siano alternative!
Le insegne parlano chiaro!
Poi il percorso si alza tra rilievi un po’ più accentuati.
Accentuati, evidentemente, quel tanto che basta per far sì che la vite possa prosperare e dunque le vigne invadono completamente i campi circostanti.
Per arrivare a RIQUEWIHR bisogna abbandonare la strada principale ed imboccare una deviazione, sulla sinistra, che sale in direzione dei boschi.
La cittadina, infatti, si trova un po’ più in alto, adagiata sul dolce fianco della collina, in posizione strategicamente dominante.
Il parcheggio dedicato ai camper si trova sulla strada di accesso alla cittadina.
È molto affollato sia di veicoli da campeggio che di auto.
Lo spazio, in effetti, è piuttosto limitato e non è ben chiaro quali siano i posti riservati agli uni e quali quelli per le altre.
La fortuna vuole che da un’auto che se ne sta andando ci consegnino una ricevuta del parcheggio non ancora del tutto consumata.
Ce n’è abbastanza per la durata della nostra visita, o, almeno, abbastanza da farcelo sperare….
Intanto, qualche euro risparmiato è sempre qualche euro risparmiato!!
Qualche centinaio di metri più in alto si entra nella cerchia di mura che racchiudono la parte vecchia dell’abitato.
Dentro, la cittadina è rimasta quasi esattamente quella che era.
Non ci sono automobili a rovinare l’atmosfera di strade e vicoli acciottolati, soltanto qualche turista di troppo ed una quantità di insegne di negozi e ristoranti che - per quanto spesso non troppo invadenti – male si addicono all’aria medievale che la cittadina vanta.
Girare tra le stradine del centro alla ricerca di qualche angolino meno affollato non è facile.
Persino nei vicoletti più appartati capita sempre di incrociare qualcuno col naso all’insù.
In effetti non c’è angolo o scorcio che non ribadisca la personalità di questa cittadina attraverso le caratteristiche dei suoi edifici e la quantità di fiori che invadono ogni angolo disponibile.
Dunque, non stupisce affatto che i suoi numerosi e tipici alberghi siano ancora affollati, anche in questo periodo di fine estate.
Uno degli angoli più significativi del centro è proprio la minuscola piazzetta che, al culmine della via principale, precede la torre chiamata Dolder.
Con la dovizia di fiori, la vecchia scala esterna addossata al fianco della torre, i disegni ortogonali del legno scuro sugli intonaci chiari, i ripidi tetti fatti di scaglie di pietra, la piccola fontana ornata di sculture e ferro battuto è anche l’angolo che più si avvicina all’immagine disegnata nella polverosa guida degli anni ’70 riesumata per l’occasione dalla libreria dei genitori di Lisa.
Che sia un posto molto caratteristico lo dice anche il fatto che proprio qui si trova anche il negozio di Käthe Wohlfahrt.
Basta un’occhiata per capire che si tratta dello stesso inconfondibile negozio di articoli natalizi in cui incappammo a Rothenburg ob der Tauber, durante il nostro giro della Baviera di sette anni fa!
Per chi è alla ricerca di gadget natalizi come Lisa, quest’apparizione è quasi paradisiaca….
Un po’ meno contento è Roberto che - costretto ad aspettare fuori dalla presenza di Lucky (anche ammesso potesse entrare, rischierebbe di avere un effetto simile al proverbiale elefante sulla cristalleria) – trema al solo pensiero di quante irrinunciabili “occasioni” potranno trovare.
Non gli resta che confidare nel buon senso di Lisa!!
Di conseguenza, quando termina la lunga e trepidante attesa, scoprendo che la spesa si è limitata e cinque o sei pezzi per un totale di poco più di una ventina di euro può tirare un gran sospiro di sollievo.
Del resto, che la tentazione sarebbe stata grande era più che scontato ben ricordando l’abbondanza di decorazioni di ogni genere e tipo e l’accattivante presentazione della merce.
Come, d’altronde, era anche prevedibile l’entusiasmo di Andrea – che dell’altro negozio non ricorda assolutamente nulla - nello scoprire questo vero proprio mondo fantastico.
Allora aveva fatto un effetto simile anche a noi, per quanto fossimo adulti, figuriamoci agli occhi di un bambino!!
Ce n’è veramente per tutti i gusti e per tutte le tasche.
Anche qui il percorso si snoda in una serie di piccoli ambienti - stracolmi di coloratissimi addobbi per l’albero o accessori per il presepio, ornamenti per il tavolo della festa o decorazioni per la casa – per trovare il suo klu in un ambiente un po’ più grande allestito come fosse il mercatino natalizio della piazzetta di un villaggio.
Andrea ne è così entusiasta che insiste per fare un altro “giro” insieme a Roberto ed è così grande la sua eccitazione che non gli si può certo dire di no!!
In fondo, ormai la visita è quasi finita.
Dopo un’occhiata dall’esterno alle mura ed alla massiccia porta lì vicina non ci resta altro da fare che ridiscendere la via principale, magari fermandoci a fare qualche altro scatto lungo la strada alle architetture più particolari.
Poi si può ripartire.
Si ritorna sulla RD1b, in mezzo alle vigne, per pochi chilometri di saliscendi fra bassi ed arrotondati cucuzzoli coperti dai filari, fino ad HUNAWIRH.
Se qualcuno avesse il dubbio di non accorgersi del sopraggiungere del “Centro di Reintroduzione della Cicogna d’Alsazia” non si deve preoccupare.
Le cicogne si possono vedere numerose già dalla strada – nei campi oppure appollaiate sopra i grandi alberi del centro – e poi un bel cartello, ovviamente a forma di cicogna, toglie ogni dubbio residuo.
Un paio di bivi su strade secondarie e si giunge al grande ed affollato parcheggio.
A prima vista i 21 euro necessari per entrare in tre possono sembrare eccessivi, ma bisogna dire che le cose che il centro offre sono molte.
Innanzi tutto, contrariamente a quanto il nome faccia pensare, è un po’ riduttivo immaginare che ci siano da vedere soltanto cicogne, mentre in realtà il centro si occupa anche di lontre, e poi, col tempo, si sono aggiunte tante altre cose.
La prima vista che salta all’occhio appena entrati nel parco è la folla di uccelli che presto si affollano sopra il verde dei prati.
“Folla” è effettivamente la parola che rende maggiormente l’idea di ciò che ci sta davanti agli occhi, anche se poco si addice a degli uccelli!
Nello spazio di qualche decina di metri quadrati si trovano centinaia di volatili liberi.
Non si tratta soltanto di cicogne, ma anche di aironi bianchi, forse ancora più numerosi.
Quando un’inserviente, ad un’ora evidentemente usuale, prende a distribuire manciate di mangime lanciandolo nell’aria succede il finimondo.
Lo spettacolo è affascinante.
Il parapiglia è totale, con i più piccoli aironi impegnati a sgusciare tra le cicogne - prepotenti ed attaccabrighe - per accaparrarsi la propria parte di cibo.
Il pezzo forte, però, è lo spettacolo che si tiene in un teatro circolare chiuso intorno ad una vasca dalle pareti vetrate.
Sul “palcoscenico” si alternano otarie, lontre, cormorani, cicogne, pinguini, nutrie, aironi.
Ognuno riceve la sua razione di pesce vivo che, però, deve impegnarsi per raggiungere, dal momento che i pesciolini – gettati nell’acqua – sono tutt’altro che d’accordo ad essere divorati e fanno del loro meglio per evitarlo.
Il pasto più impegnativo è l’anguilla che tocca al cormorano.
Le sue comiche evoluzioni per riuscire ad avere definitivamente ragione del lungo e viscido pesce sono uno spettacolo esilarante e quando la sua ingordigia permette alla malcapitata di sgusciargli di nuovo dalla gola l’intera platea scoppia in una sonoro boato.
Il vetro della vasca è essenziale anche per godere dei fulminei movimenti sott’acqua dei pinguini.
La loro insospettabile agilità, paragonata all’estrema goffaggine fuori, ne fa dei veri siluri!!
L’esibizione delle lontre non è altrettanto divertente e, forse, è più interessante vederle proprio nell’habitat ricostruito all’interno del loro recinto.
Qui un’intelligente sistema permette di osservarle sia dall’alto, quando sgusciano sul terreno, che sotto il pelo dell’acqua, quando nuotano sinuose e rapide in superficie o tra le fangose pietre del fondo della loro pozza.
Si potrebbe passare qui un giorno intero.
Noi, per forza di cose, dobbiamo invece condensare il tutto in un paio d’ore.
Tanto per dirne una, Andrea potrebbe passare ore a “carezzare” le carpe messe a tale scopo in un’apposita vasca.
Nonostante tutto, però, non c’è dubbio che questa visita valga per Andrea l’intera giornata!
Per fortuna la prossima tappa odierna non dista che pochi chilometri perché l’ora di chiusura – che da queste parti purtroppo arriva piuttosto presto – si sta di nuovo avvicinando a grandi passi.
La strada ora lascia le vigne e presto sale rapidamente tra i boschi.
Il castello di HAUT KÖNIGSBOURG è come un balcone sulla vasta pianura del Reno.
Sebbene le origini di questo castello si perdono nelle nebbie del passato, gli eventi della storia lo portarono ad una distruzione pressoché totale e ciò che si può visitare oggi è la ricostruzione che ne fu fatta, dopo approfonditi studi, nell’800.
Questo porta alla solita discussione tra Roberto e Lisa che ineluttabilmente si ripropone ogni volta che capita di visitare monumenti in situazioni simili a questa.
Da una parte Lisa – la purista! - non riesce, come sempre, a prescindere dal fatto che si tratti di un “falso”, dall’altra Roberto ribadisce che, in fondo, il risultato è tutt’altro che disprezzabile.
Discussione annosa, ormai, che forse risale addirittura al primo viaggio fatto insieme in Grecia e che ha sempre lasciato ciascuno sulle sue posizioni.
Be’, bisogna dire che eliminare del tutto il dubbio su quanto la ricostruzione coincida esattamente con l‘originale perduto resta sempre impossibile.
Stavolta, almeno, anche lei deve ammettere che questa ha un certo fascino ed una patina di antico molto superiore ad altre.
Insomma, è un lavoro ben fatto.
Sarà forse perché la sua ricostruzione è avvenuta quando le tecniche costruttive si distaccavano da quelle originali molto meno di quanto fanno oggi, ma percorrendo i suoi passaggi e le sue sale non capita – come, per esempio, nei castelli ricostruiti delle repubbliche baltiche – di incappare in ingombranti strutture di cemento armato lasciate in bella vista.
La pietra forse dimostra di non aver ancora ricevuto le ingiurie dei secoli, però ogni particolare è al suo posto e l’idea di austero maniero medievale è forte quasi ovunque.
Quando ne usciamo l’ingresso per i turisti è già chiuso e c’è una coppia italiana di mezza età che ci chiede informazioni sulla visita.
Alla fine della nostra controversa opinione i poveretti non sono affatto più convinti di prima se sia il caso o meno di prendere una stanza nelle vicinanze e rimandare la visita all’indomani!
Riscendiamo al camper dove la povera Lucky è stata costretta ad aspettarci una volta di più.
A parte il fatto che non sarebbe comunque potuta entrare, avrà pure passato un’oretta noiosa, ma ci ha sicuramente permesso di goderci la visita con un po’ più di tranquillità visti i ripetuti avvisi di fare attenzione ai furti nei veicoli parcheggiati!
Andrea è stanco morto.
Lo dimostra in pieno poco dopo, quando ci prepariamo a dare una veloce occhiata alla piazza di OBERNAI.
Si è incaponito che non vuol venire per niente al mondo e nemmeno l’idea di andare sul monopattino - che fin’ora nel convincerlo si è rivelato uno strumento insostituibile – gli fa cambiare idea.
Dobbiamo affrontare una delle bizze più caparbie della sua vita.
E pensare che ad Obernai c’è così poco da vedere che senza tutta questa perdita di tempo si sarebbe risolto tutto in non più di una ventina di minuti…..
Ma questo è impossibile farglielo capire!!!
In effetti, gli edifici più caratteristici della cittadina si affacciano sulla piazza principale e sulle vie che bisogna percorrere per arrivarci, a partire dalla turrita cinta di mura.
Lungo la strada ci accompagnano le solite costruzioni a graticcio dipinte di colori vivaci e movimentate dalle affollate verande dei locali e dei negozi che si aprono al piano terra.
I primi stanno chiudendo mentre i secondi, vista l’ora, hanno già cominciato ad essere frequentati per la cena.
Una volta arrivati nella piazza, basta poco più di un’occhiata per cogliere l’atmosfera tranquilla e un po’ sonnolenta di questa cittadina, accentuata dalla quantità di fiori che abbondano a gran parte delle finestre.
È ben curata in tutti i dettagli e le facciate dell’Ancienne Halle aux Blés e del municipio e la slanciata torre campanaria della chiesa ne alzano il tono architettonico.
Poco più avanti c’è un bel pozzo in pietra che forse costituisce l’angolo più caratteristico.
Ormai è ora di cena anche per noi e, una volta tornati in camper, non vale la pena di rimettersi in marcia per raggiungere Strasburgo come da programma.
In fondo qui il parcheggio sembra un posto abbastanza tranquillo e siamo anche in buona compagnia.
Mentre Lisa sta preparando da mangiare facciamo conoscenza con la bambina francese che abita uno dei camper accano a noi.
Sa qualche parola d’inglese, ma quello che aiuta molto la conversazione è la sua grande voglia di comunicare.
Ne rimaniamo sorpresi, non è molto frequente incontrarla nei francesi!
Si chiama Lisa anche lei e ci racconta che i genitori prendono spesso un camper in affitto.
Ha un cagnolino anche lei ed è molto interessata alla nostra Lucky.
Nonostante i genitori siano molto meno aperti di lei le lasciamo il nostro indirizzo invitandola a venirci a trovare.
In fondo in fondo, però, sappiamo benissimo che non avverrà mai!

LA SCHEDA

Itinerario: Colmar – Kayserberg – Riquewihr – Hunawihr – Haut Königsbourg - Obernai (km 108)

========== a Kayserberg
Visite:
--> Borgo
Questa località da cartolina è caratterizzata dalla chiesa, con portale romanico e polittico cinquecentesco, dal municipio rinascimentale, dalla Maison Brief, del 1594, e dal ponte fortificato.


Parcheggio:
--> Area attrezzata, provenendo da Colmar, girare a sinistra all’entrata del villaggio, dopo 300 m il parcheggio P5 è a destra, a pagamento, prossimo al centro, segnalato.
--> Punto sosta e possibile pernottamento presso il parcheggio gratuito della Salle Polyvalente, verificare eventuali restrizioni stagionali.

Pernottamento:
--> Camping Municipal Kayserberg **** a Kayserberg.

--> Camping Les Moraines *** route des Lacs 236 A, a Orbey, 9 km a sud-ovest.


========== a Riquewihr
Visite:
--> Centro storico
Il piccolo e pittoresco paese medievale, tutto di case a graticcio e a sporto dei secoli XVI-XVII rimaste miracolosamente inalterate, è annoverato tra i cinque villaggi più visitati di Francia. Da segnalare la Maison Liebrich, la Maison Preiss-Zimmer, la Maison Kiener e la Maison Dissler.


Parcheggio:
--> Area attrezzata posta sulla via principale di accesso all’abitato, a pagamento, con colonnina Eurelais a gettone per i servizi. Capienza per circa 20 mezzi, misto con le autovetture.
--> Punto Sosta nel parcheggio dei pullman a pagamento 24h su asfalto e illuminato con wc e acqua.

Pernottamento:
--> Camping intercommunal de Riquewihr et environs **** 1 route des Vins [Camper Service]


========== a Hunawihr
Visite:
--> Centro di riproduzione delle cicogne
(orario: 10-19, intero: EUR 8, ridotto: EUR 5,50)
Con più di duecento esemplari di cicogne, il centro è il modo migliore per vedere questi uccelli da vicino, ma lavora anche alla reintroduzione della lontra.


Pernottamento:
--> Area attrezzata a Ribeauville, parcheggio dell’Office de Tourisme, di fronte alla rotatoria, scarichi e rifornimento acqua, sosta e servizi a pagamento.
--> Punto sosta a Ribeauville, possibile pernottamento nel parcheggio adiacente il campo sportivo
--> Camping Municipal Pierre de Coubertin **** a Ribeauville, 23 rue Landau [Camper Service] (GB F D NL DK)
--> Camping des Trois Châteaux * a Ribeauville, route de Sainte Marie aux Mines

========== a Haut Königsbourg
Visite:
--> Château
(orario: 9.30-18.30, ingresso: EUR 7,50, ultimo ingresso ore 18)
Originario del XII secolo e molto rimaneggiato alla fine dell'800, il castello domina le vie di comunicazione tra Alsazia e Lorena.


========== a Obernai
Visite:
--> Centro storico
In questa città, dalla pittoresca piazza del mercato su cui si affacciano edifici antichi, tutto concorre a rappresentare l'essenza stessa dell'Alsazia.


Pernottamento:
--> Punto sosta e possibile pernottamento nel comodo e gratuito parcheggio dei pullman vicino ai bastioni, con servizi.
--> Camping Le Vallon de l'Ehn *** 1, rue de Berlin [Camper Service (EUR 2)]



GIORNO 5 – MARTEDI 28 AGOSTO 2007

IL QUADERNO

La notte è stata fresca come e forse anche più del solito.
Al risveglio constatiamo con soddisfazione che il primo pernottamento libero non ha causato alcun problema all’impianto elettrico.
Dovremo continuare ad usare qualche precauzione, ma, tutto sommato, ci sono tutte le condizioni per poter andare avanti secondo i programmi a cuor leggero, ormai ne siamo certi.
Solita passeggiatina igienica per Lucky, colazione per tutti e poi possiamo lasciare OBERNAI e rimetterci in cammino verso Strasburgo.
L’unico che continua a ronfare imperterrito nonostante la luce ed il trambusto è Andrea.
Speriamo che gli serva per recuperare la stanchezza di ieri e, con quella, anche il buon umore!
I pochi chilometri che dobbiamo affrontare sono quasi tutti in autostrada ed anche una volta arrivati in città continuiamo a rimanere su direttrici di scorrimento veloce.
Per la precisione, imbocchiamo la deviazione che va verso il Reno ed il ponte che porta in Germania alla ricerca del fantomatico Rond Point Mendes France, dove le più recenti notizie raccolte indicano si trovino i punti di sosta migliori.
Fantomatico perché sembra essere un luogo del tutto virtuale, esistente, ma impossibile da rintracciare su qualsiasi mappa.
Certo, il fatto che la zona sia un enorme cantiere e che la fisionomia della città da queste parti stia cambiando totalmente non aiuta affatto.
Al primo tentativo arriviamo senza quasi accorgerci fino al fiume e dobbiamo sconfinare in Germania per trovare l’occasione di tornare indietro senza troppe difficoltà.
Il nocciolo della questione è un lungo sottopassaggio di cui non conoscevamo l’esistenza.
Funziona da by-pass proprio per la zona che ci interessa.
Ora che sappiamo dove uscire, però, si presenta un’altra difficoltà: la rampa è chiusa per lavori.
Ci vuole un po’ d’immaginazione e tanta fortuna, ma alla fine arriviamo in quello che dovrebbe essere il nostro obbiettivo.
Per avere una conferma chiediamo informazioni ad un operaio stradale che sembra saperne meno di noi.
Ancora buio pesto!!
Girando in quello che dovrebbe essere il famigerato rond point notiamo un parcheggio in cui sono già fermi dei camper.
Intanto andremo lì, poi si vedrà.
Bisogna mettere a confronto con calma le mappe e le informazioni a nostra disposizione con l’esperienza appena fatta per poter arrivare alla conclusione che effettivamente questa dev’essere proprio la zona che cercavamo, anche se punti di riferimento come place de l’Etoile non esistono più.
Purtroppo, però, molti dei parcheggi gratuiti che vi venivano segnalati non esitono più oppure, a quest’ora, sono stracolmi di auto.
Questo di place du Maréchal de Lattre de Tassigny – nome spropositato per una piazza senza troppe pretese come questa!! – però a noi può anche andar bene.
Si trova praticamente quasi sul bordo della STRASBOURG storica e questo lo pone in una posizione strategica.
Il fatto che il pagamento può essere effettuato per un massimo di due ore, ma che sia gratuito per un lungo periodo a pranzo ci permetterà, poi, di aver tempo sufficiente a visitare, per cominciare, la zona della cattedrale.
Pochi minuti di cammino e siamo al di là del ponte sull’Ill, sempre lui!
Da qui inizia la visita.
Viuzze secondarie e piazzette – tra le più caratteristiche della città, strette tra alti edifici nelle solite forme caratteristiche di questa regione - ci portano direttamente alla piazza della cattedrale.
Questa città non è soltanto una della capitali dell’Unione Europea, ma anche una frequentatissima meta turistica.
Anche se non lo sapessimo sarebbe subito chiaro dall’atmosfera che si respira non appena si entra nella parte più vecchia.
Negozi e locali sono lì a testimoniare chiaramente che il turismo è una voce importante dell’economia locale.
C’è persino un noleggiatore - a prezzi esorbitanti - di quella specie di moderno piccolo carro elettrico individuale che viene chiamato un po’ esageratamente “biga”.
Be’, una città di pianura come questa effettivamente si presta bene ad essere girata con un mezzo del genere, ma affittarne due ci costerebbe una fortuna!
Qualche altro passo, tra bancarelle, tavolini già affollati e mucchi dei soliti souvenir, e poi l’immensa facciata della cattedrale ci appare in tutta la sua magnificenza.
Lo spazio della piazza antistante sembra angusto a confronto della sua grandiosità incombente e non è certo sufficiente ad avere una buona prospettiva sui particolari più alti.
Ovviamente, però, la parte più bassa è anche quella più ricca, coperta da una profusione di sculture e, più in alto, da un paramento di sottili colonnine, intrecci e ricami, fino al magnifico rosone.
I tre portali, in particolare, sono rivestiti da un miriade di figure e di scene fissate nella calda pietra rosata locale.
Tutta la chiesa è realizzata con la stessa pietra proveniente dai vicini Vosgi.
L’interno grandioso è illuminato dalla luce che entra dalle grandi finestre.
Sono chiuse da antiche vetrate colorate, veri e propri mosaici di vetro i cui tasselli variopinti costruiscono figure di santi e scene minute che il tempo ha sbiadito e reso di difficile interpretazione.
La chiesa nel complesso ha un’aria sobria e solenne, ma è animata da singoli dettagli.
Il primo che colpisce l’ interesse è sicuramente il pulpito, decorato con fini scene a bassorilievo culminanti nella crocifissione.
Quello che, invece, cattura l’attenzione di Andrea è il grande organo.
Lui ha sempre avuto un debole per questi affascinanti strumenti e per la loro musica, ma se c’è un organo che effettivamente merita è questo qui.
Non capita spesso di trovarne uno così finemente decorato.
Più avanti, isolata al centro del transetto destro c’è il Pilastro degli Angeli, una sottile colonna, avvolta da numerose flessuose statue gotiche fino a raggiungere la volta.
Nello stesso transetto destro c’è anche l’enorme orologio astronomico che è uno dei pezzi forti della cattedrale.
Dovrebbe suonare la sua melodia tra poco, accompagnandola con una grande ricchezza di movimenti.
Per l’occasione l’intera chiesa viene chiusa al pubblico e l’ingresso è consentito soltanto a chi è in possesso di un apposito salato biglietto.
Ce ne muniamo; dopo un’affollata fila all’apposita biglietteria, accanto al portale dello stesso transetto.
Poi la gente comincia ad affollarsi all’interno, col naso all’insù, nella lunga aspettativa – più di mezz’ora – che la macchina finalmente cominci ad animarsi.
Se la calca è scomoda per gli adulti, figurarsi per Andrea, che, oltre alla noia dell’interminabile attesa, nel pigia pigia, essendo piccino, rischia persino di essere “calpestato”.
Quando l’ora fatidica arriva è così esasperato che neanche gli interessa più di tanto mettersi in una posizione in cui possa godersi lo spettacolo un po’ meglio.
In fondo non ha del tutto torto, almeno per Lisa, che trova il tutto un po’ deludente.
In effetti la folla e l’illuminazione un po’ scarsa – sebbene quest’ultima contribuisca molto a sottolineare la suggestione medievale delle stupende architetture della chiesa – non permettono di apprezzare al meglio i numerosi e complicati movimenti che accompagnano il battere dell’ora, né, tanto meno, di scattare qualche foto di qualità decente.
La sequenza comincia con la benedizione di Cristo agli apostoli, poi altri pezzi sparsi qua e là - una coppia di angioletti suonatori, le bighe che rappresentano i giorni della settimana, le quattro età dell’uomo dinnanzi alla morte - prendono vita, a volte del tutto inaspettatamente, per terminare con il canto di un gallo appollaiato in uno degli angoli più alti.
Be’, un’ultima occhiata d’addio all’alta navata mentre ce ne andiamo e possiamo passare al vicino Museo dell’Opera di Notre Dame.
Vale a dire al museo che, in un complesso di antichi palazzi al di là della piazza, conserva gli originali degli elementi architettonici e scultorei della cattedrale - sostituiti da copie e trasferiti qui per favorirne la conservazione - come anche dipinti, arredi e gioielli che ne costituiscono il tesoro.
Tra sale affrescate, vecchie finestre dai vetri a fondo di bottiglia e caratteristici cortiletti ornati da ballatoi di legno finemente lavorato si può apprezzare da vicino quello che originariamente era stato spesso creato per essere ammirato da lontano.
Questa è la spiegazione delle dimensioni gigantesche di alcune figure di pietra che dovevano certamente impressionare il pellegrino che entrava dai monumentali portali della chiesa.
Ci sono naturalmente immagini sacre e di santi ed alcune figure allegoriche dalle forme particolarmente eleganti e sinuose, tipiche dell’arte gotica di quel periodo.
A queste si aggiungono rappresentazioni di animali, come quella di un slanciato cagnolino dall’aria simpatica o i leoni che coronavano il portale principale: se non fosse per la fluente criniera avrebbero più l’atteggiamento di grandi gattoni giocherelloni che di bestie feroci.
Ma la pietra non era certo l’unico materiale usato dai maestri scultori d’un tempo e quelli in legno sono proprio tra i pezzi più impressionanti.
Una sala, in particolare, raccoglie una collezione di eccezionali teste e busti, tra cui anche l’originale dell’uomo che si affaccia alla balaustra del transetto.
Sono maschere di un’espressività eccezionale, così incredibilmente realistiche ed assolutamente differenti l’una dall’altra, che rappresentano personaggi del popolo così come dovevano effettivamente apparire al tempo della loro realizzazione.
Il loro realismo è strabiliante!
Ancora qualche sala – ma quella dedicata alla pittura è la sezione che ci interessa meno – e poi la bella scala elicoidale, che una volta doveva essere l’ingresso principale del palazzo, ci conduce di nuovo verso la piazza.
C’è un’altra cosa da vedere assolutamente, giusto dall’altra parte della cattedrale, prima di rientrare in camper e, già che ci siamo, approfitteremo anche dell’ufficio turistico che si trova proprio lì accanto!
Si tratta della Maison Kammerzell.
È un’imponente palazzo di cinque piani – almeno per il XVI secolo, quando fu costruita – e con le facciate interamente coperte da lavori in legno, intonaci dipinti ed antiche vetrate.
Bisogna salire con lo sguardo fino al tetto per riuscire a trovare un fazzoletto di muro che non sia coperto di intagli o decorato di affreschi.
Eppure, nonostante la ricchezza degli ornamenti, non ha affatto un aspetto sovraccarico.
Anzi, al contrario, la raffinatezza che ne deriva è veramente notevole.
Come al solito era la dimora di un ricco mercante.
Evidentemente il commercio è sempre stato fonte di grande ricchezza….
Oggi questo stupendo edificio è interamente occupato da un albergo-ristorante, con poche stanze nei piani sottotetto e quelli più bassi dedicati ad un elegante ristorante dalle stanze affrescate.
In fondo, spendere poco più di cento euro per una doppia in faccia alla cattedrale di Strasburgo, in un edificio così esclusivo, non è certo una grande somma!
Pensare che un albergo come questo ha soltanto tre stelle!
A volte capita di rimpiangere i vecchi tempi in cui, viaggiando in macchina, di sera, in una nuova città, bisognava, di giorno in giorno, cercare una nuova camera e, a volte, si finiva per scovare qualche posticino caratteristico oppure – raramente, a dire la verità! – per cavarsi uno sfizio in qualche albergo di charme come questo.
Be’, pensiamo piuttosto a dove potremo sistemarci per la notte…
All’ufficio turistico ci confermano che esiste un’area attrezzata piuttosto decentrata, verso il Reno, ma aggiungono anche che se vogliamo rimanere nel parcheggio dove siamo non ci sono problemi, neanche per la nostra sicurezza, basta che rispettiamo le tariffe di sosta come qualsiasi altro autoveicolo.
Il parcheggio è gratuito dal tardo pomeriggio fino alla mattina, dunque resteremo senza dubbio dove siamo, senza dimenticare il fatto che questo ci permetterà di tornare in centro anche dopo cena e di assistere allo spettacolo di suoni e luci che viene proiettato sulla facciata della cattedrale.
Quando siamo di nuovo al camper il tagliando pagato è scaduto da pochi minuti.
Paghiamo per il tempo sufficiente a mettere qualcosa sotto i denti ed a fare in maniera che con un unico altro pagamento possiamo arrivare fino all’inizio dell’orario gratuito.
Ce ne scappa abbastanza anche per un riposino!!
Poi si riparte, stavolta diretti verso la zona dei canali, quella chiamata Petit France.
Il centro storico di Strasburgo è compreso tra il corso dell’Ill - sempre lui! – ed un canale costruito apposta per proteggere il nucleo della città.
A sud, proprio nel punto in cui il secondo si distacca dal primo, si trova questo quartiere, tra i più caratteristici della città.
La sua peculiarità principale gli è conferita proprio dai canali.
Quattro corsi d’acqua separano tre lingue di terra percorse da strette stradine ed affollate delle tipiche costruzioni a graticcio e da piccoli giardini.
Una volta il tumultuoso corso di tre di questi rii era utilizzato per azionare i mulini della città, ma la guida non dice se il quarto sia sempre stato dedicato al passaggio delle imbarcazioni e, dunque, sempre interrotto dalle chiuse che permettono di superare il seppur lieve dislivello.
Se così era, i battelli che vi transitavano certo non erano gli enormi bateaux mouches che oggi scarrozzano i turisti su e giù ad ammirare le bellezze dalla prospettiva del fiume.
Ne passa uno proprio mentre lo attraversiamo sul ponticello carico di curiosi che scavalca le valve della chiusa.
Lo spettacolo è troppo affascinante per non permettere ad Andrea di goderselo fino in fondo.
Non che sia la prima volta che gli capita, ma quattro anni non sono pochi alla sua età ed i ricordi dell’altro viaggio in Francia, e – per esempio - della nave che entrava nel porto di St. Malo, sono già quasi del tutto sbiaditi.
Una breve attesa perché un ponte mobile sia tornato al suo posto, dopo il passaggio dello stesso battello, e rimettiamo piede sulla “terra ferma”.
Col va e vieni di turisti che c’è, non poteva non esserci anche una quantità di animati locali e localini.
Proseguiamo ancora verso sud, fino alla punta che separa il corso del fiume dall’imboccatura del più interno dei canali.
Da questo punto parte una serie di ponti più grandi che li scavalcano.
Facevano parte delle difese cittadine e sono alternati da quasi altrettante grosse torri quadrate.
Dovevano garantire la sicurezza da eventuali assalitori che volessero attaccare la città sfruttando il corso del fiume.
Poco potevano fare, invece, per proteggere la città dal fiume stesso e dalle sue piene.
A questo pensò l’intervento di Vauban, che costruì, a monte dell’ampio bacino antistante le torri, una specie di diga, il cosiddetto Barrage Vauban.
Oggi probabilmente non adempie più a questo suo compito originario, ma, unendo le opposte sponde, costituisce un comodo passaggio pedonale coperto al piano inferiore ed una grande terrazza panoramica al piano superiore, da cui si può ammirare il panorama verso il centro nelle condizioni migliori.
Andrea vorrebbe cogliere subito l’occasione per sfruttare il grande spazio - uno dei pochi spazi pedonali non pavimentati a sampietrini – per lanciarsi in acrobazie sul monopattino.
L’edificio moderno del Museo d’Arte Moderna è lì a due passi e non arrivarci sembra proprio un peccato, ma, del resto, Lisa ci aveva già rinunciato al momento di lasciare il camper decidendo di portare con noi Lucky.
Tanto vale riprendere la strada del centro.
C’è rimasto tempo sufficiente a completare questa giornata di visita con un giro a zonzo tra vie, piazze e chiese di secondo piano.
Presto arriviamo a place Kleber.
È difficile apprezzare quella che dovrebbe essere il salotto buono della città ora che è interamente occupata dal grande cantiere per la sua ripavimentazione.
Girarla per tutto il suo perimetro sarebbe inutile, ci limitiamo a percorrerne un lato sulla via di St. Pierre le Jeune.
Anche questa è una chiesa gotica, più semplice e di dimensioni molto più ridotte rispetto alla cattedrale.
Ciò che perde in magnificenza, però, lo riguadagna in atmosfera!
Essendo chiaramente molto meno frequentata dai turisti c’è al suo interno l’atmosfera più raccolta ed il silenzio di un luogo di culto.
In più, se, da una parte, la mancanza di altrettanta cura nella sua manutenzione la lascia in condizioni non proprio ottimali, dall’altra permette di mantenere l’originale patina dovuta al tempo.
Spesso le sue elaborate strutture gotiche sono ancora ricoperte di vivaci colori il che le dà un aspetto più schietto, in un certo modo più vissuto e decisamente meno grandioso.
Anche il suo esterno merita un’attenta occhiata.
Il portale principale è una delicata ed originale interpretazione dei canoni gotici.
La sua porta è incorniciata da un leggero e sontuoso baldacchino poligonale e da due slanciate false colonne su cui, ovviamente, non possono mancare altrettanti gruppi di figure scolpite.
Per rientrare al camper a questo punto bisogna riattraversare quasi per intero il centro.
Ne approfittiamo per scoprire qualche angolo nuovo, nonostante le proteste di Andrea che vorrebbe già essere arrivato a casa.
La sua esasperazione arriva al massimo quando si accorge che ci fermiamo davanti al bel portale del transetto sinistro della cattedrale.
Dopo che l’avevamo archiviata in mattinata non si aspettava certo che ci fosse rimasta ancora qualche altra cosa da vedere!!
Poco dopo siamo finalmente in camper….
Ormai sta cominciando a far buio.
C’è tempo per rilassarsi un po’ e per pensare alla cena con tranquillità prima di rimetterci in marcia verso la cattedrale.
Uno spettacolo di suoni e luci proiettate sulla facciata di una chiesa è qualcosa di così insolito per noi italiani che non si può perderlo!!
Arriviamo che è appena cominciato.
Si tratta di luci a tinte forti che, accompagnate e combinate a brani di musica classica, sottolineano le complicate strutture che ne movimentano ogni angolo.
Il gioco di colori e di ombre è davvero suggestivo.
Pochi brevi brani, ben abbinati con i rispettivi colori – musica più dolce con colori un po’ più tenui e cambi più lenti, musica più decisa con colori più intensi e cambi più repentini – ed il primo spettacolo arriva al termine troppo presto.
Per fortuna il programma si ripete e possiamo godercelo da capo.
Andrea dopo una prima occhiata si è presto stancato e sta diventando sempre più insofferente.
Bisogna andarcene, ma, nonostante le sue lamentele, non rinunciamo a fare un giro appena un po’ più ampio.
Se la gente ad assistere allo spettacolo di luci era poca, basta uscire dalle zone più squisitamente turistiche perché il traffico diminuisca ancora sensibilmente.
Non che la città sia deserta, ma non ha neanche l’aspetto di un centro turisticamente importante come in effetti è Strasburgo!
Sarà forse perché la serata oggi è particolarmente fresca e si sta alzando un venticello che non promette niente di buono?
Anche per noi è arrivato il momento di ritirarci.
Siamo rimasti soli nel parcheggio.
C’è ancora un po’ di via vai di macchine, ma gli altri camper se ne sono tutti andati.
Be’, nonostante le rassicurazioni della ragazza dell’ufficio turistico, indubbiamente un po’ di compagnia sarebbe stata psicologicamente sempre la benvenuta!!

LA SCHEDA

Itinerario: Obernai – Strasbourg (km 44)

========== a Strasbourg (Strasburgo)
Visite:
--> Place de la cathédrale
La piazza della Cattedrale è il cuore della vecchia Strasburgo è cinta da antiche case, tra cui la Maison Kammerzell, e dominata dalla cattedrale
--> Cathédrale de Notre Dame
(orario: 7-19; torre: 8.30-19, intero: EUR 3, ridotto: EUR 1,50; orologio astronomico: intero: EUR 2,
ridotto: EUR 1,50)
La cattedrale di Notre Dame è uno degli edifici più prestigiosi dell’architettura gotica ed è ornata da una magnifica facciata con rosone ed una profusione di sculture, da una slanciata torre campanaria e da un rilievo della dormizione della vergine nel timpano della porta di sinistra. All’interno splendide vetrate, il pulpito gotico-fiammeggiante, l’organo, il duecentesco pilastro degli angeli e l’orologio astronomico.
--> Musée de l'Œuvre Notre Dame
(orario: 12-18 Ma-V, 10-18 S-D, chiuso lunedì, ingresso: EUR 4)
Il Museo dell’Opera di Notre Dame, in una serie di begli edifici alsaziani, presenta una magnifica collezione di sculture romaniche, gotiche e rinascimentali - tra cui parecchie originali dalla cattedrale - pitture, vetrate ed opere d’arte di vario genere.
--> Château de Rohan
(orario: 10-18, chiuso martedì, ingresso: EUR 6)
Costruito nel 1700 come residenza per i vescovi della città, il castello dei Rohan oggi ospita i musei di Belle Arti, delle Arti Decorative ed Archeologico.
--> Eglise St-Thomas
La chiesa di San Tommaso ospita il mausoleo del maresciallo di Saxe, uno dei capolavori della scultura funeraria barocca francese.
--> Pont St-Martin
Dal ponte si gode una bella vista sul quartiere dei conciatori.
--> Quartiere Finkwiller
Un tempo era il quartiere dei conciatori, dei pescatori e dei mugnai ed ha mantenuto tutta la sua atmosfera pittoresca.
--> Musée d'Arts Moderne et Contemporain
(orario. 12-19 Ma-Me V, 12-21 G, 10-18 S-D, chiuso lunedì, ingresso: EUR 4,50)
Il Museo di Arte Moderna e Contemporanea espone un’immensa varietà di opere che rappresentano praticamente tutti i principali movimenti artistici del secolo scorso.
--> Place Kleber
La piazza Kleber è la più celebre piazza di Strasburgo.
--> Eglise St-Pierre-le-Jeune
(orario: 10-12 14-16.30, chiuso sabato e domenica)
La chiesa di San Pietro il Giovane è costruita in forme gotiche e risale ai secoli XIII-XIV.
--> Edifici europei
Nella zona nord-est della città sorgono le sedi delle istituzioni europee: il Palais de l’Europe, del 1977, ed il palazzo che ospita dal 1999 il Parlament Européenne.
--> Brasserie Kronenbourg
Lo stabilimento di una delle più grandi birrerie di Francia si trova nel sobborgo omonimo. Sono previste visite guidate gratuite, è consigliabile telefonare allo 03 8827 4159 per orari e prenotazioni.


Pernottamento:
--> Punto sosta e pernottamento possibile nei parcheggi gratuiti intorno al rond-point Mendes France.
--> Punto sosta al parcheggio di Place de l’Etoile vicino al centro, metro e bus nelle vicinanze.
--> Punto sosta e possibile pernottamento nel parcheggio dell’ospedale, Quai Luis Pasteur, vicino al centro.
--> Punto sosta e possibile pernottamento nel parcheggio P+R Elsau in Rue dell’Unterelsau, traversa di Rue de la Montagne Verte quartiere Elsau. Il costo giornaliero include il biglietto a/r per il centro.
--> Area attrezzata privata gratuita, Parc du Rhin, in prossimità della frontiera tedesca, direzione Kehl, 2 strade prima della frontiera, a destra della chiesa, poi subito a destra, acqua, elettricità e scarico a pozzetto, indicata anche dall’ufficio turistico locale.
--> Punto sosta e possibile pernottamento nel parco sul Reno, al confine con la Germania, direzione Khel .
--> Camping de la Montagne Verte ** erboso campeggio comunale, 2 rue Robert Forrer, autobus 2 per il centro, fermata Nid de Cicognes.


GIORNO 6 – MERCOLEDI 29 AGOSTO 2007

IL QUADERNO

Non ha fatto altro che piovere per buona parte della notte!
Una pioggia fitta, spesso battente, il cui ticchettare insistente sulla carrozzeria non è stato però sufficiente a rovinarci il sonno.
Quando suona la sveglia non ha smesso da molto.
La fortuna, meteorologicamente parlando, ci avrà voltato le spalle?
Speriamo di no, speriamo che la serie fortunata di belle giornate di fine estate non sia definitivamente terminata!!
A giudicare da come si presenta anche adesso il cielo di STRASBOURG non c’è da aspettarsi molto dalla giornata di oggi.
Ci accorgiamo con una certa sorpresa che, in effetti, anche questa notte non siamo stati soli.
Evidentemente a tarda ora è arrivato a farci compagnia un piccolo furgone attrezzato tedesco.
I soliti rapidi preparativi, la passeggiatina igienica per Lucky, una veloce colazione e poi si può andare, con Andrea che, come al solito, ancora ronfa nel suo letto.
Ci reimmettiamo subito in autostrada.
Il programma di oggi prevede un lungo spostamento e diverse soste, dunque, dove è possibile, sarà meglio velocizzare il cammino e guadagnare un po’ di tempo prezioso.
D‘altra parte, i tratti in cui è possibile sono quelli paesaggisticamente meno interessanti ed il percorrere comode ma anonime autostrade sarà - soprattutto per Lisa – un sacrificio più facilmente affrontabile.
Così arriviamo dritti filati ad Haguenau.
Da lì la strada diventa una semplice ma trafficata statale diretta verso il confine tedesco.
Per fortuna non ce n’è più molta prima di imboccare la stradina laterale verso HUNSPACH.
Avevamo letto in una vecchia guida che questo paese poteva essere considerato come uno dei migliori esempi di villaggio tradizionale alsaziano e l’illustrazione, carica di atmosfera d’altri tempi, ci aveva definitivamente convinto – sebbene comportasse una notevole deviazione - ad includerlo nel programma di viaggio.
Certo non ci si poteva aspettare che quell’atmosfera fosse rimasta ferma nel tempo per quasi quarant’anni!!
Percorrendo a passo d’uomo la via principale - e, forse, anche l’unica via del villaggio - infatti scopriamo che le cose sono molto diverse da come apparivano in quel disegno.
Le case assiepate lungo la strada non hanno più l’aria “antica” che emanava l’illustrazione.
Tutto è lindo e preciso, dai rigogliosi fiori di ogni giardino all’immacolato intonaco delle costruzioni.
Contrariamente a quanto accade nei villaggi che abbiamo incontrato nei giorni scorsi, qui nessun edificio è particolarmente antico oppure degno di particolare attenzione.
Al posto dell’infinità di esercizi commerciali dedicati al turismo qui, forse, c’è a malapena un piccolo emporio, di quelli che tengono un po’ di tutto, per le esigenze della vita di tutti i giorni.
Forse è proprio questa schietta “normalità” che gli dà ancora - nonostante il tempo sia inesorabilmente passato modernizzando tutto – quell’aria, ovviamente rapportata ai tempi, di villaggio tradizionale alsaziano!
Un’aria che continua comunque ad essere molto…. “germanica”!!!
Be’, come potrebbe essere altrimenti?
Non solo ci troviamo a poca distanza dal confine attuale, ma anche nell’area geografica oggi francese che più si insinua all’interno del territorio tedesco.
In quel corno di Alsazia alla cui estremità il confine cessa di seguire il corso del Reno e piega verso nord-ovest, seguendo le alture che il ministro Maginot pensò bene, negli anni trenta, di difendere con una poderosa quanto costosa – ed alla prova dei fatti anche inutile! - linea difensiva passata alla storia con il suo nome.
Qui si trovano i primi rilievi e qui, dunque, si trova anche la sua prima fortificazione sotterranea, quella che ne segna l’inizio.
Basta percorrere poche centinaia di metri fuori dal paese per reimbattersi, al primo incrocio, nei segnali per il FORT DE SHÖNENBOURG che avevamo già notato prima di entrarci.
Non avevamo avuto notizia dell’esistenza di questo forte e tanto meno che fosse visitabile, dunque non vi avevamo previsto alcuna sosta, ma è così vicino che vale la pena di farci una puntata!
Almeno speriamo sia l’occasione giusta per far finalmente alzare Andrea, che sta ancora poltrendo sotto le coperte!!
Be’, sarebbe proprio ora!!
Infatti, come volevasi dimostrare, quando si trova la molla giusta…. pochi minuti ed è pronto ad uscire con Roberto.
Il suo entusiasmo viene presto frustrato dalla scoperta che il forte apre solo nel pomeriggio.
Poco male, se non si può vederne l’interno - se non sbirciando dai cancelli che sbarrano l’accesso alla galleria - ne cercheremo le tracce esterne.
Ci arrampichiamo sopra il massiccio bunker in cemento armato alla ricerca di strutture che spuntano dal terreno fra gli alberi del bosco.
Niente, pur percorrendo un centinaio di metri ed addentrandoci nel fitto non c’è niente che indichi dove si sviluppa il forte sottoterra!
Torniamo indietro.
A poca distanza l’una dall’altra emergono dal sottosuolo soltanto le due grandi pareti corazzate di quelli che sembrano altrettanti ingressi.
Hanno forme arrotondate, sfuggenti - simili, per molti aspetti, a quelle dei bunker del Vallo Atlantico che visitammo in Bretagna e Normandia – ma, contemporaneamente, in qualche modo aggressive e un po’ inquietanti.
Sembra impossibile che due strutture così grandi non abbiano nulla alle spalle ed il tutto si perda nel paesaggio lievemente mosso che le circonda!
Sono entrambe sovrastate da una coppia di piccole cupole metalliche, dotate di minuscole aperture, che dovevano permettere ai difensori di osservare l’esterno da posizioni sicure.
Chissà se lo stesso scopo avevano anche le altre torrette - di varie forme e dimensioni - che oggi sono messe in mostra a poca distanza dall’ingresso, insieme ad altre reliquie di questo triste capitolo di storia?
È ora di andare, ci aspetta ancora un lungo cammino.
Stavolta su una strada secondaria e poco trafficata che si snoda con un itinerario tortuoso lungo la base meridionale delle alture di confine.
Finalmente un percorso tranquillo e suggestivo, come quelli che ci avevano così piacevolmente impressionato nel nostro precedente giro in questo paese.
Una strada costellata di silenziosi borghi di provincia, di ridenti paesini appoggiati ai verdi fianchi dei Vosgi Settentrionali.
Ora il cammino è molto più lento, ma infinitamente più gradevole e certamente molto meno stressante.
Il paesaggio finalmente ci avvolge, ne facciamo parte, e lo stesso spostamento è di per se in qualche modo già una visita, permettendo – per quanto fugacemente - di assaporarne le atmosfere.
Ogni medaglia ha però il suo rovescio e, se ci siamo davvero gustati il tratto di strada appena terminato, quando giungiamo finalmente a SAVERNE ci accorgiamo che il tempo che possiamo dedicarle è davvero poco.
Assolutamente non ce n’è per visitare gli appartamenti della residenza dei principi-vescovi di Strasburgo.
Il parcheggio a cui ci indirizzano le indicazioni rintracciate in internet oggi è chiuso da sbarre d’altezza.
Riusciamo a trovare un posto dove fermarci soltanto ad una discreta distanza dal palazzo, nel piccolo parcheggio del porto.
Per chi non conosce la Francia potrebbe suonare curioso che si possa trovare un porto anche in una cittadina che dista chilometri e chilometri dal più vicino specchio d’acqua degno di questo nome!
Il porto in questione non è certo la selva di moli e di gru a cui magari siamo abituati a pensare noi italiani, ma un placido bacino silenzioso in cui nuotano le papere, popolato soprattutto dalle moderne houseboat di un’agenzia di noleggio e da qualche vecchia chiatta più colorata che sembra riadattata ad eccentrica abitazione privata.
Forse se ci si divertisse a contarli si scoprirebbe che è proprio questo il genere di porto più numeroso sul territorio francese, dal momento che ne esiste uno praticamente in ogni centro, grande o piccolo, che si affaccia sulla fitta rete di canali e fiumi navigabili del paese.
Sul lato opposto di questo bacino si affaccia direttamente il parco del palazzo dei principi-vescovi.
Avremmo sperato che ci fosse almeno un passaggio per entrarvi.
Invece niente!
Evidentemente anche i giardini sono compresi nel biglietto d’ingresso!
Ci accontentiamo di un’occhiata, per così dire… panoramica, appoggiati alla ringhiera sul canale.
Il grande palazzo settecentesco ha una severa e semplice facciata scandita da file di semplici finestrone e da un falso colonnato centrale.
Il fatto che sia stato ricostruito quasi alla fine del settecento non depone a favore neanche dei suoi interni, il che ci consola un po’ del fatto che dobbiamo rinunciarci.
Forse, però, possiamo almeno fare un tentativo per dare un’occhiata, magari direttamente dalla macchina, alla facciata principale, sul lato opposto.
Per farlo dobbiamo infilarci nelle stradine del centro, nei cui spazi angusti più di una volta rischiamo di rimanere incastrati tra i numerosi pedoni e le auto parcheggiate.
La guida è così impegnativa che, anche quando capitiamo nella grande piazza centrale su cui prospetta il fronte principale del palazzo, il tempo è appena sufficiente a dargli soltanto una superficiale sbirciata.
Di tanta fatica resta solo l’impressione di una piacevole cittadina, vivace e movimentata, dove avrebbe potuto essere gradevole passare la sera e la notte, magari in un altro parcheggio, un po’ più centrale.
Continuiamo a seguire un percorso serpeggiante, che si arrampica e ridiscende frequentemente sulle colline, poi pian piano le alture si addolciscono man mano che ci avviciniamo e poi entriamo definitivamente in Lorena.
Anche la strada migliora notevolmente.
Per un lungo tratto gli ultimi chilometri - che ci portano fin dentro NANCY - appartengono di nuovo a moderne e comode superstrade.
Una volta entrati in città, innanzi tutto ci dirigiamo verso l’unico museo di cui abbiamo in programma la visita.
Si trova in una zona abbastanza periferica che non è molto semplice raggiungere a causa degli onnipresenti sensi unici.
Poi finalmente ci arriviamo.
Il parcheggio di una vicina piscina pubblica è l’unico spazio disponibile per fermarci e, visto che l’ora di pranzo è già passata da un pezzo e lo stomaco è ancora vuoto, lo sfruttiamo anche per mettere qualcosa sotto i denti prima di iniziare la visita.
Il Musée de l’Ecole de Nancy è ospitato in quella che originariamente era una villa, costruita ed arredata proprio nel periodo in cui in città sbocciò il movimento universalmente conosciuto che presto avrebbe preso il nome di art nouveau.
Ovviamente non è certo un caso – ed il motivo sta già tutto nel nome stesso del museo – che un tale omaggio a questo movimento si trovi proprio in questa città.
Infatti fu proprio qui che quel movimento divenne una vera e propria scuola, composta di illustri artisti, architetti ed artigiani che sfornarono una quantità di gioielli nei più disparati settori delle arti applicate.
Nomi conosciutissimi, come quello di Gallé, vengono proprio da Nancy!
Dell’originale abitazione di monsieur Corbin non è rimasto molto di più del puro immobile, essendo purtroppo andato disperso l’esclusivo mobilio, naturalmente realizzato appositamente, “su misura”.
Peccato, perché dalle poche foto presenti sembra si trattasse di pezzi davvero stupendi!
Gli ambienti della sua casa, comunque, ora espongono una varietà tale di oggetti da offrire una panoramica più che sufficiente a rendere un’idea precisa della molteplicità e della raffinatezza che questa corrente raggiunse in pochi anni.
Il piano terra è stato riammobiliato come se fosse ancora un’abitazione.
Diverse sale ricostruiscono ambienti dall’atmosfera abbastanza…. vissuta.
In un salotto il pezzo più notevole è un elegante pianoforte a coda le cui zampe prendono le forme sinuose ed arrotondate di una creatura vegetale fondendosi insieme in un’unica struttura.
In un’altra stanza è stato trasferito il mobilio di un intera sala da pranzo.
Il fatto davvero particolare - al di là delle magnifiche forme delle singole parti – è l’unità e la continuità dell’intero arredamento.
Tale da far percepire il tutto come un unico pezzo, che ingloba i mobili veri e propri in un “unicum” comprendente anche i pannelli che coprono per intero sia le pareti che il soffitto che avvolgono l’intera stanza in un abbraccio omogeneo.
Al piano superiore gli ambienti prendono, invece, più l’aspetto di sale di museo, fatta eccezione per un originale bagno ed uno stupendo letto ispirato alle forme ed ai colori di una farfalla.
Gli oggetti più piccoli – come gioielli, soprammobili e vasi – sono qui esposti protetti per lo più in teche, come in ogni museo che si rispetti.
Proteggere alcune delle grandi ed elaborate vetrate che una volta chiudevano una veranda è molto più difficile.
Due stanze del piano superiore sono chiuse.
Un telo di plastica appeso alla porta d’ingresso impedisce la vista dei lavori di ristrutturazione che vi si stanno svolgendo, di cui filtrano soltanto rumori di trapano e martello.
La delusione di Lisa – da sempre grande fan di questa corrente d’arte – è comprensibilmente grande!
Il divieto di fotografare all’interno del museo richiederebbe la disponibilità di un assortimento di cartoline che invece è assolutamente insufficiente, almeno dal nostro punto di vista!
Prendiamo quello che c’è.
La cosa più interessante che salta fuori, parlando con il cassiere - quanto la differenza di lingua ci permette – e curiosando tra il materiale in esposizione, è, però, l’esistenza di uno di più begli edifici art nouveau della città nelle immediate vicinanza del museo.
Un veloce giretto nel giardino del museo - dove si trovano due piccoli ma originalissimi edifici nell’usuale stile dell’epoca – e poi ci avventuriamo alla ricerca della Maison Majorelle.
Lungo un percorso semplice e diritto, cosparso qua e là, fra caseggiati anonimi, di più modesti dettagli in stile art nouveau, la raggiungiamo in meno di dieci minuti.
La villa oggi ospita degli studi architettonici.
La loro collocazione sarebbe perfetta, visto lo spessore architettonico di un edificio come questo, ma l’incuria con cui sembra tenuto non depone positivamente per il successo dei professionisti che attualmente la occupano.
Nonostante ciò, questa casa resta sempre un capolavoro.
È incredibile la fantasia di chi ha pensato disegni e fantasie sempre differenti per qualsiasi dettaglio, anche il più insignificante, dell’edificio.
Dagli scarichi delle gronde - che scendono dal tetto fino a terra dal tetto - alle grate delle finestre oppure alle ringhiere; dai disegni colorati sui vetri di certe finestre alla pensilina in ferro battuto che protegge il floreale ingresso principale; dalle ricercate balaustre delle terrazze alle fantasiose forme delle finestre stesse; dalle delicate ceramiche che decorano molte superfici agli alti comignoli sugli scoscesi spioventi dei tetti; non c’è niente di banale o di ripetitivo!
Difficile immaginare come sarebbe stato viverci dentro, in ambienti così particolari non solo all’esterno ma anche all’interno - li abbiamo appena visti nel museo! - ma non apprezzarli come singolari opere d’arte è assolutamente impossibile.
Ora bisogna arrivare in centro.
Dal momento che la visita sarà piuttosto breve – vista anche l’ora – ci si può accontentare di un qualsiasi spazio a bordo strada, quello che conta è che sia il più vicino possibile ai monumenti.
Ne troviamo uno in una piazzetta a due passi da place Stanislas.
Da lì iniziamo il breve giro di esplorazione.
I palazzi antichi in questa zona danno un volto completamente diverso alla città.
Il più elegante è, ovviamente, il palazzo ducale.
Nonostante la semplicità delle sue linee generali, è sufficiente il suo seicentesco portale ad impreziosirlo.
La monumentale struttura arriva fino ai tetti, incorniciando statue e stemmi fra cuspidi gotiche che, curiosamente, ma armoniosamente, si mescolano ad archi a tutto sesto squisitamente neoclassici.
Poche centinaia di metri più avanti la porte de la Craffe segna il punto estremo della nostra esplorazione.
Dopo aver oltrepassato gli stretti e contorti passaggi della porta trecentesca, schiacciati tra due tondi torrioni con i caratteristici tetti grigi appuntiti, è il momento di invertire la rotta e tornare verso il centro città.
Il cuore di Nancy non è caratterizzato dalla parte più antica della città - che abbiamo appena lasciato - ma dai suoi sviluppi monumentale settecenteschi che le diedero l’aspetto che ancora oggi ne contraddistingue gran parte della zona centrale.
Gli spazi diventano più ampi e presto entriamo nel grande parc de la Pepiniere.
Finalmente Andrea può scorrazzare senza difficoltà col suo monopattino lungo il grande viale pedonale che porta da un estremo all’altro del parco.
La zona è un grande polmone verde che arriva a ridosso delle piazze principali e sembra decisamente gradevole e molto frequentato.
Purtroppo la pacchia dura poco.
Basta attraversare gli archi che immettono nella piazza del palazzo del governo per ritornare in mezzo alle macchine e ci manca poco che Andrea non finisca sotto alla prima che passa, prendendosi, naturalmente, una bella sgridata.
Il palazzo di per se non ha niente di eccezionale.
Le sue linee sarebbero abbastanza austere se non fosse per il colonnato classicheggiante che crea l’originale forma ovale della piazza antistante.
Da qui è un susseguirsi di piazze.
Dalla prima si passa direttamente - praticamente senza soluzione di continuità, se non per le monumentali cancellate di ferro battuto nero e dorato - nella lunga place de la Carriere.
Per quanto la piazza sia ancora solenne, ora che ci sono diverse fitte linee d’alberi a correre per tutta la sua lunghezza non è facile pensarla nella sua originale destinazione di campo per tornei.
La corsia centrale oggi sembra essere stata pensata come un luogo di passeggio, ma la trascuratezza con cui è tenuta non la rende certo un luogo di passeggio attraente.
Ora siamo in Lorena, anzi nella città che nel corso della storia ne è anche stata a lungo la capitale.
Si percepisce nettamente la differenza con la vicina Alsazia.
In primo luogo, basta guardarsi intorno.
Niente più case a graticcio ad ogni angolo, niente più atmosfera quasi da regione tedesca.
Di conseguenza, anche l’attenzione e la cura prestata alle cose non è più così…. “teutonica”.
Le cose cambiano decisamente una volta oltrepassato l’arco di trionfo che immette nella breve via di accesso a place Stanislas.
Questo è innegabilmente il “salotto buono” di Nancy, non c’è ombra di dubbio!
La grande piazza pedonale è linda e tirata a lucido come raramente capita di incontrare, complice, forse, anche la pietra chiarissima in cui sono realizzati sia i palazzi che la circondano che la pavimentazione.
L’omogeneità che la caratterizza è sorprendente.
I lati del quadrato sono occupati da eleganti edifici disposti in maniera pressoché simmetrica rispetto all’asse che congiunge l’arco di trionfo – quello attraverso cui siamo arrivati – e, sul lato opposto, il grande palazzo del municipio passando per il monumento che domina al centro.
Al di là dell’architettura dei suoi edifici, però, l’aspetto che più impressiona è costituito dalle magnifiche cancellate che incorniciano quasi tutti gli accessi alla piazza.
La quantità d’oro che le ricopre ne fa un vero e proprio gioiello la cui luce dovrebbe essere addirittura abbagliante alla luce piena del sole.
Quella di oggi in questo senso non è certo la giornata migliore per apprezzarli!
Be’, consoliamoci pensando che era cominciata molto peggio di così ed il fatto stesso che non abbia mai piovuto è già di per sé un ottimo risultato!!
Bisogna fermarsi un attimo ad osservare con attenzione tutti i particolari di questi delicati giochi di metallo.
Quelli che circondano la fontana ad un angolo sono tra i più ricchi ed elaborati.
Chi ne sa più di noi sostiene che questi di place Stanislas siano tra gli esempi più significativi di tutta la Francia, paese che di questo genere d’opere è la patria per eccellenza.
È certamente anche per questo che l’UNESCO considera questa piazza patrimonio di tutto il genere umano.
Da qui non resta che fare una capatina al duomo, tanto per cambiare.
Stavolta, però, non si tratta di una svettante chiesa gotica.
Nelle sue forme neoclassiche, ricorda piuttosto, soprattutto all’interno, qualcuna delle chiese fiorentine, ma non è che una pallida ombra.
Dunque non gli dedichiamo molta attenzione.
Piuttosto non possiamo esimerci dal passare ancora una volta per quel gioiello che è la piazza, per dare un’ultima occhiata d’addio, poi raggiungiamo il camper e si va….
Pochi chilometri di autostrada e siamo a TOUL.
La città ci accoglie con i bassi bastioni disegnati a sua protezione da Vauban.
Li superiamo penetrando nel centro tramite un varco che sembra troppo ampio per essere uno degli accessi originali della città.
Subito dopo si apre una piazza con un provvidenziale parcheggio.
Da qui si va a piedi.
Anche qui, come al solito, ci sono un paio di chiese da visitare ed entrambe hanno opere da vedere al loro interno.
L’ora è ormai così tarda che sperare di trovarle aperte è pura follia.
Ciò nonostante proviamo lo stesso.
La prima è quella di St. Gengoult, naturalmente chiusa e, per di più, anche impossibile da godere dall’esterno perché affogata da case e casette male in arnese.
Ci spostiamo verso la cattedrale attraversando buona parte del centro.
Che differenza con la città che abbiamo appena lasciato!
Al confronto questa sembra una città fantasma….
Passanti ed auto sono cosa veramente rara!!
La grande facciata della cattedrale è di gran lunga l’edificio più alto della città e svetta sopra i bassi caseggiati che la circondano per un’altezza superiore di almeno tre volte.
Purtroppo la chiesa non è sopravvissuta indenne alle vicende della rivoluzione, in cui il clero fu considerato nemico del popolo alla stregua della nobiltà.
Fu così che molti templi poterono considerarsi fortunati se vennero soltanto private delle opere d’arte ma ne fu risparmiata l’esistenza.
Questo accadde anche qui ed a testimoniarlo - sulla facciata come sui fianchi - rimangono le nicchie ed i piedistalli orfani delle decine, forse centinaia, di statue che la ornavano.
Ai colpi della storia, però, oggi sembra aggiungersi anche l’incuria.
La vecchia pietra di cui è fatta necessiterebbe di un restauro e, soprattutto, di un bel lavoro di ripulitura per eliminare il nero diffuso accumulatosi col tempo.
Certamente questo la renderebbe molto più appariscente.
Ripercorriamo altre vie, sempre più deserte, fino al parcheggio.
Ci restano ancora da percorrere un buon numero di chilometri per arrivare a Metz, meta finale per stasera, e l’ora adesso è davvero tarda.
Sarà un miracolo se riusciremo ad arrivare prima che faccia buio del tutto!
Il miracolo avviene…. ma è di tutt’altra natura da quello che pensavamo!!!
Dopo un lungo tratto di strade statali alla ricerca dell’accesso giusto all’autostrada finalmente riusciamo ad imboccarla.
Pochi minuti dopo accade l’ineluttabile.
Improvvisamente, dopo aver da poco terminato il sorpasso di tre TIR, il camper inizia a sbandare ed a scodare sempre più energicamente.
A Roberto non resta altro che schiacciarsi sul divano laterale.
Lisa, alla guida, sente anche il colpo.
Il suo primo pensiero è che qualcuno ci abbia tamponato e non che sia scoppiato un pneumatico, ma poco importa, perché nei secondi successivi la sua concentrazione è tutta dedicata ad evitare che lo sbandamento prenda il sopravvento.
Dopo due o tre scodate – in cui l’alta sagoma accenna anche ad un inizio di ribaltamento – però non riesce ad evitare che il camper arrivi ad urtare il guardrail laterale.
La vista dell’avvicinarsi della scarpata e degli alberi mette in costernazione Lisa ed Andrea, anche lui seduto davanti.
Per fortuna l’urto non è forte e la protezione ci evita di uscire di strada e ci respinge all’interno.
Pochi attimi dopo siamo fermi di traverso, a cavallo tra la corsia di marcia e quella di emergenza, nella poca luce dell’ultimo imbrunire senza alcun fanale indirizzato contro la direzione di marcia.
Sarebbe necessario abbandonare di corsa il mezzo, ma lo shock è troppo forte.
Il destino vuole che l’autista di uno dei bisonti appena sorpassati sia anche un vigile del fuoco volontario e che abbia già piazzato il suo mezzo fermo in mezzo alla strada, a qualche decina di metri da noi, per proteggerci.
Ci viene in soccorso prima ancora che ci siamo ripresi.
Si informa sulle nostre condizioni e poi pensa lui a chiamare i soccorsi senza neanche darci il tempo di trovare sulla guida i numeri d’emergenza.
Poco più di un quarto d’ora più tardi siamo attorniati da uno spiegamento di forze addirittura sproporzionato all’accaduto.
Un veicolo dei vigili del fuoco illumina la zona a giorno, un altro è lì nel remotissimo caso d’incendio.
Con l’ambulanza è arrivato del personale sanitario che si preoccupa sia dei nostri problemi fisici che di quelli psicologici – entrambi, per fortuna, apparentemente inesistenti! – mentre gli agenti di polizia hanno subito iniziato a stilare il verbale dell’accaduto.
Poco più tardi arriva anche il carro attrezzi.
I danni che il camper ha riportato non sono gravi.
Tolta la ruota posteriore sinistra – il cui pneumatico, scoppiando, ha causato tutto – e un po’ di ammaccature all’angolo anteriore destro, che ha urtato il guardrail, non ci sono altri problemi.
Anche all’interno cassetti ed armadietti che si sono aperti mentre il mezzo piroettava non sono stati danneggiati.
Secondo la polizia una volta sostituita la gomma potremmo anche proseguire sulle nostre ruote.
Le operazioni di carico sul carro attrezzi ci fanno invece temere il peggio.
La coda del nostro mezzo, una volta sollevato, striscia sull’asfalto lasciando una scia di acque reflue.
Per fortuna sono quelle grigie e non quelle nere, ma se il serbatoio risultasse danneggiato il mezzo sarebbe comunque inabitabile!!
Il danno, invece, anche stavolta è abbastanza superficiale e l’acqua scorre semplicemente perché il serbatoio si è aperto.
Una volta caricato il mezzo saliamo anche noi sul carro attrezzi.
Tutti nella cabina, Lucky compresa!
Ci porta alla sua base di partenza, un’officina a METZ.
Una volta scaricato il camper è sufficiente sostituire la gomma distrutta con la nostra ruota di scorta.
Come dire che, se non fossimo stati tanto scioccati da non essere capaci di far nulla, teoricamente saremmo anche stati in grado di sistemare tutto da soli….
Be’, forse metterla così è un po’ troppo da ottimisti, ma ci piace comunque pensarlo!
Certo è che cambiare una ruota del camper con il cric a mano - l’unico di cui disponiamo - non sarebbe stata esattamente la stessa cosa!
E poi, chi avrebbe potuto scommettere sul fatto che la ruota di scorta - rimasta nel cofano almeno nove anni, da quando comprammo il camper – sarebbe stata in grado di farcela!
Comunque, la riparazione non porta via tanto tempo e, dopo averci scucito una cifra esorbitante per il soccorso “notturno” (sono soltanto le nove o poco più!), ci facciamo indicare sulla mappa la strada da fare per raggiungere l’area di sosta a cui eravamo diretti.
Quando è il momento di risalire in camper, però, arrivano dei problemi inattesi.
Viene fuori, improvvisamente, tutta la tensione accumulatasi prima.
Lisa ha delle difficoltà a riprendere la guida, cosa inevitabile dal momento che Roberto deve seguire il tragitto sulla mappa.
La cosa peggiore è lo scoppio in lacrime di Andrea.
Lui, poverino, ha proprio paura a rimettersi seduto al posto di prima, da cui ha visto tutto in prima fila.
Ci vuole del bello e del buono per convincerlo che non si può fare diversamente, per la sua stessa sicurezza.
Nonostante qualche indecisione ci arriviamo in pochi minuti.
L’area attrezzata è un parcheggio misto - sia per camper che per auto - posizionato sulla riva del fiume, la Moselle, proprio accanto all’ingresso del campeggio comunale.
Ci sono diversi camper, ma lo spazio non manca.
Per rompere l’atmosfera tesa decidiamo di andare subito a mangiare fuori, anche perché Lisa, prima di usare strumenti a gas, vuole la certezza che l’impianto di distribuzione sia rimasto integro.
Ci avviamo verso il centro, tutt’altro che distante.
L’opzione migliore sarebbe il Restaurant du Pont St-Marcel, tipico ristorante loreno consigliato anche nelle guide, ma la cucina è già chiusa.
Non ci resta che infilarci in un bistrò un po’ più avanti.
È a due passi dalla cattedrale, la cui bellezza – sottolineata dall’attenta illuminazione - difficilmente riusciamo ad apprezzare stasera.
Un uomo che parla un po’ d’italiano ci aiuta a superare le difficoltà linguistiche con la cameriera.
Un piatto caldo ed una birra contribuiscono a ristabilire un po’ dell’equilibrio perso.
A come – e se – proseguire il viaggio ci penseremo domani.
Siamo ancora troppo frastornati per poter pensare così lontano!
Per adesso meglio lasciarsi andare ad una bella dormita, sempre ammesso che ci si possa riuscire!!

LA SCHEDA

Itinerario: Strasbourg – Hunspach – Saverne – Nancy – Toul – Metz (km 343)

========== a Hunspach
Visite:
--> Villaggio
Delizioso villaggio puramente alsaziano con le caratteristiche costruzioni dai vetri bombati disposte armoniosamente lungo le strade.

========== a Saverne
Visite:
--> Château
Il castello è un’antica residenza dei principi-vescovi di Strasburgo ricostruita in forme neoclasiche dopo il 1779.

Parcheggio:
--> Punto sosta e possibile pernottamento nel parcheggio dietro il castello, prossimo al porto fluviale.

Servizi:
--> Camper Service con colonnina artigianale con scarico a pozzetto in Rue du Pere Lieberman, di fianco al campeggio.

Pernottamento:
--> Camping F.F.C.C. Saverne


========== a Nancy
Visite:
--> Musée de l'Ecole de Nancy
(orario : 10.30-18, chiuso lunedì e martedì, intero: EUR 6, ridotto: EUR 4)
Il Museo della Scuola di Nancy offre una panoramica dello straordinario movimento di rinnovamento delle arti decorative che si sviluppò a Nancy tra il 1885 ed il 1914.
--> Palais Ducale
La facciata del Palazzo Ducale è sobria e spoglia e mette ancora più in risalto il portale del XVI secolo in uno stile tra il gotico fiammeggiante ed il rinascimentale.
--> Porte de la Craffe
L’imponente porta fu costruita in forme gotiche nel 1336.
--> La Pepiniere
Può costituire una bella passeggiata tra un giardino all’inglese, una terrazza ed un roseto.
--> Palais du Gouvernement
Il palazzo del governo della Lorena è particolare soprattutto per il colonnato ionico che lo fronteggia.
--> Place de la Carriere
Bei palazzi, maestose porte in ferro battuto dorato e fontane ingentiliscono la piazza che un tempo era utilizzata per le corse dei cavalli e i tornei.
--> Place Stanislas
È una delle più belle piazze di Francia, capolavoro dell’arte settecentesca, circondata da edifici simmetrici uniti tra loro da eleganti cancellate.
--> Musée Historique Lorrain
(orario: 10-12.30 14-18, chiuso lunedì e martedì, ingresso: EUR 4,60)
Il magnifico Museo Storico della Lorena ha due sezioni: quella dedicata all’arte e alla storia si trova nel palazzo ducale ed espone ricche collezioni di sculture, incisioni e ceramiche medievali; quella di arte e folclore regionale è nel Convent des Cordeliers, nella cui chiesa sono anche tombe del ‘500 la Chapelle Ducale.

Parcheggio:
--> Punto sosta e possibile pernottare nel parcheggio a pagamento di Porte St. Catherine, vicino al centro.
--> Ci sono molti parcheggi gratuiti 500 m a nord-est di place Stanislas lungo il canale (Quai Ste-Catherine) e nei quartieri operai a ovest della ferrovia.
--> Punto sosta con 6 posti disponibili presso il port de plaisance, 500 m da place Stanislas.

Pernottamento:
--> Camping Touristique International de Nancy Brabois av. Paul Muller, Villers-lès-Nancy, ombreggiato, su una collina 5 km a sud-ovest del centro, autobus 122 fermata Camping.



========== a Toul
Visite:
--> Eglise St-Gengoult
La chiesa con facciata a torri è un esempio di architettura gotica dei secoli XIII-XV ed è arricchita da un delizioso chiostro cinquecentesco a bifore.
--> Cathédrale St-Etienne
Eretta nel ‘400 in stile gotico-fiammeggiante, la cattedrale possiede una facciata fiancheggiata da torri ed un chiostro a bifore abbinate dello stesso periodo.

Parcheggio:
--> Punto sosta nel parcheggio a pagamento in place de la Republique, tariffa oraria


==========a Metz
Pernottamento:
--> Area attrezzata riservata, segnalata, con pozzetto e rubinetto davanti al camping municipale, con servizi e sosta gratuiti.
--> Terrain de camping municipal de Metz-Plage **** allée de Metz-Plage.


GIORNO 7 – GIOVEDI 30 AGOSTO 2007

IL QUADERNO

La notte è scorsa più tranquilla del previsto.
È riuscito di riposare a sufficienza più o meno a tutti.
Il sonno di Andrea è stato abbastanza tranquillo e questo è certamente un buon segno!
Alla luce del sole il volto sfigurato del nostro spicca tra quelli dei camper vicini, in certi casi addirittura tirati a lucido.
C’è chi, passandoci davanti, guarda con aria enigmatica il nostro fascione paraurti semipenzolante sul lato destro.
Adesso si può fare qualche controllo un po’ più approfondito.
Il motore fortunatamente non sembra aver subito alcun danno ed il cofano si chiude ancora quasi perfettamente.
I serbatoi delle acque reflue ora sembrano tenere bene e quello del gas non mostra alcun cedimento essendo rimasto il livello esattamente uguale a come appariva ieri sera.
La colazione - presa con una calma decisamente superiore al solito - è l’occasione per fare dei programmi.
Il primo punto fermo è che sicuramente la giornata di oggi la passeremo interamente qui a METZ, a leccarci le ferite e a visitare con tutta tranquillità la città.
Su questo non ci piove!
La discussione su come organizzare il resto del viaggio è più animata.
Di primo acchitto l’idea che verrebbe spontanea sarebbe quella di voltare la prua verso sud e rientrare pian piano a casa con la coda tra le gambe.
Inizialmente Lisa è molto favorevole a questa prospettiva.
Poi, però, un po’ di ragionamento porta anche lei a riconsiderare la situazione.
Siamo a neanche metà del viaggio e la situazione, nonostante tutto, sembra abbastanza buona.
Tornare a casa sarebbe una resa incondizionata alla mala sorte.
D’altra parte, comunque, c’è da tenere conto anche del fatto che dovremo percorrere qualche altro migliaio di chilometri con uno spirito decisamente diverso da quello che avevamo prima.
Però abbiamo promesso da tanto tempo ad Andrea la visita alla Linea Maginot e, con l’aspettativa che ormai gli si è creata, sarebbe un vero peccato costringerlo a rinunciare proprio adesso che siamo a due passi.
E poi ci sono la curiosità di gettarci nella Braderie a Lille e la promessa di uno spettacolo eccezionale per il son et lumiere alla cattedrale di Amiens.
Come rinunciarci?!
Staremo a vedere come ci sentiremo stasera.
Intanto Roberto prova ad ipotizzare un compromesso.
Si può provare ad andare avanti cercando di rispettare gli appuntamenti più importanti in programma ma tagliando, comunque, una parte dell’itinerario originariamente previsto, quella più estrema.
L’idea è quella di non arrivare fino alla Manica, nell’Alta Normandia.
Questa piccola rinuncia ci permetterebbe di risparmiare qualche centinaio di chilometri e di affrontare il tragitto con una maggiore tranquillità.
Sicuramente con velocità mediamente più basse, molto più basse, di quelle che tenevamo prima.
Condizione, questa, su cui Lisa non intende transigere, almeno per l’immediato futuro!!
Be’, abbiamo tutta la giornata per pensarci!
Per adesso ci si può anche avviare verso il centro e, con questo, cercare di riprendere un minimo di “normalità” nella vita quotidiana.
Ripercorriamo le stesse vie di ieri sera.
Come al solito anche qui il fiume di turno si spezza in innumerevoli bracci e canali che si mischiano ai palazzi della città.
Un moderno complesso residenziale è stato addirittura costruito intorno ad un bacino quasi del tutto chiuso ed, a tratti, richiama, nei dettagli architettonici, edifici commerciali ben più antichi.
Più avanti, oltre un primo ponte, si apre l’ampia, ariosa e decisamente scenografica place de la Commedie.
Da sola occupa buona parte dell’isola su cui si trova.
Il suo nome, richiamando il mondo dello spettacolo e del teatro in particolare, suona particolarmente appropriato, anche se, probabilmente, lo deve semplicemente al fatto che vi sorge il teatro storico della città.
La sua conformazione, in leggera pendenza, fa pensare ad una grande platea all’aria aperta ed un unico complesso di edifici neoclassici gli fa da elegante quinta sul fondo.
Bisogna cominciare con l’attraversare un altro ponte sulla Mosella per salire verso la cattedrale, poi si sbuca in una nuova piazza occupata da lavori di ripavimentazione, la stessa dove si trova anche il bistrò di ieri sera.
Da qui, finalmente, si scopre - in tutta la sua maestosità - il fianco sinistro della cattedrale, coperto da una fitta schiera di slanciati archi rampanti e svettanti guglie.
La presenza della povera Lucky – dopo esser stata sbattuta e terrorizzata dalle piroette di ieri del camper – ci costringe ad entrare in due riprese.
Una necessità che qualche volta – e questa è una di quelle – pesa particolarmente, dal momento che ci impedisce di condividere le esperienze nello stesso momento.
All’interno lo slancio verticale, che si poteva intuire già all’esterno, è la caratteristica più notevole di questa chiesa.
La limitata larghezza della navata centrale contribuisce ulteriormente sottolineare ed evidenziare l’armonia delle elevazioni.
In alto le grandi finestre lasciano entrare la luce del sole ed i giochi cromatici dei vetri le donano toni più caldi.
Anche qui molte vetrate risalgono al cinquecento, ma nel coro si mescolano ad opere vecchie soltanto di poche decine di anni, dovute al pittore Marc Chagall.
Lo stile è ovviamente molto diverso.
Nonostante ciò l’accostamento non disturba affatto dal momento che il pittore moderno sembra aver voluto reinterpretare alla sua maniera soggetti della tradizione.
Lisa ed Andrea non possono non fermarsi per un ringraziamento alla Vergine Maria accendendo una candela ad una sua immagine che sembra molto venerata.
Chissà che sia stata anche la sua mano ad aiutarci ieri sera?
Siamo in Lorena e Lisa non riesce a trattenersi dalla tentazione di comprare in pasticceria una piccola quiche lorraine monoporzione.
Poco più di un assaggio da dividere per due – dal momento che Andrea, naturalmente, liquida la cosa con il solito indisponente “Che schifo!” - che, però, nasconde una vera e propria insidia per Roberto.
La curiosità di sentire il gusto dell’originale dipende, infatti, anche dal fatto che questo è un piatto in cui Lisa si cimenta spesso e la tacita richiesta del famigerato paragone è in agguato.
Dietro un’apparentemente innocuo “Che ne pensi?” c’è l’attesa di un parere inevitabilmente… comparativo!
Non che Lisa sia particolarmente permalosa, ma l’arte culinaria è un aspetto in cui la sensibilità femminile italiana è in genere piuttosto suscettibile.
Per fortuna la verità è favorevole a Lisa – e, di conseguenza, anche a Roberto - ed un sincero “Buona, ma le tue sono decisamente più saporite!” risolve in quattro e quattr’otto una situazione potenzialmente esplosiva.
Certo non si può affermare che questa città abbia un centro storico particolarmente attraente.
Forse sarà anche per la quantità di cantieri aperti sia per il restauro degli edifici – compresa la stessa cattedrale - che per la ripavimentazione di strade e piazze.
Per di più le piazze intorno alla cattedrale sono occupate per intero da parcheggi affollati e su quella che ne fronteggia l’ingresso principale si trova anche il mercato cittadino, con il conseguente concentramento di ingombranti mezzi commerciali.
Attraversiamo il centro tra vie e piazzette abbastanza anonime, ma ricche di negozi e movimentate da un notevole via vai di gente.
Non sarà molto attraente, ma è certamente una città vivace!
L’orizzonte si allarga un po’ sbucando in place Saint-Louis.
Qui si trova una lunga serie di vecchie case risalenti anche al medioevo, forse le più antiche della città.
I loro massicci portici riempiono l’intero lato della lunga piazza.
Saranno un bell’angolo per questa città non troppo ricca di monumenti quando la piazza avrà il suo nuovo selciato.
Ma, accidenti! Un cantiere anche qui!
Stavolta così prossimo da rendere addirittura impossibile scattarne un’inquadratura decente!!
Poi di nuovo strette viuzze e caseggiati generalmente senza pretese.
Le eccezioni sono poche e spesso ridotte in condizioni non troppo dignitose.
Siamo ormai arrivati al margine opposto del centro storico ed, essendo sul lato est, si trova qui anche la Porte des Allemands, la Porta dei Tedeschi.
Si tratta di una vera e propria piccola fortezza.
Ha un corpo che comprende un ponte fortificato, sopra l’ennesimo corso d’acqua che attraversa la città, e due cortine di mura turrite a difendere altrettante porte alle sue estremità.
Più bassa, merlata e con massicci torrioni tondi quella più esterna.
Alta, sorvegliata da alte torri dai caratteristici tetti conici grigi quella interna.
Con l’ovvia eccezione della cattedrale questo è decisamente l’angolo maggiormente carico di suggestione storica di tutta la città.
Dall’altra parte della strada si trova la caserma da cui, con molta probabilità, sono partiti i mezzi dei pompiers che sono venuti a soccorrerci ieri sera.
L’emozione ancora viva ci fa esprimere il proposito di provare a mandare un messaggio di ringraziamento una volta tornati a casa.
Adesso siamo tutti d’accordo, ma una volta tornati a casa e ripreso il tran tran quotidiano sarà, purtroppo, una cosa che non faremo mai.
Per tornare verso il camper si attraversa di nuovo il centro.
Ne approfitteremo per fare un percorso leggermente diverso e cercare qualche altro angolino caratteristico.
Non è facile in una città che ha decisamente deluso le aspettative generate dalla lettura delle guide.
Del resto, a parlarne con le espressioni più entusiastiche era soprattutto una guida francese e si sa come i francesi tendano spesso ad esaltare, anche esageratamente, le proprie cose….
Be’, una viuzza un po’ più caratteristica alla fine la troviamo.
È l’ultima, quella che chiude il giro e sbuca nella piazza del bistrò!
Da qui la strada è ormai diventata familiare.
Nonostante Andrea abbia già il suo pranzo, comprato nell’immancabile Mac Donald’s locale, rientriamo in camper per pranzare tutti insieme.
La tranquillità con cui abbiamo affrontato la giornata di oggi prevede anche un riposino pomeridiano, poi bisogna pensare al camper.
È necessario un controllo un po’ più approfondito per verificare che non ci siano reali rischi a rimettersi in marcia.
Durante la mattina abbiamo chiesto informazioni prima alla reception del campeggio e poi all’ufficio turistico in centro.
Le ragazze della prima si erano dimostrate molto disponibili, ma poco utili.
Nel secondo, invece, ci avevano fornito una provvidenziale carta della città e l’indirizzo della concessionaria FIAT locale.
Quale posto migliore per far dare un’occhiata alle condizioni del nostro Ducato!
Trovarla non è semplicissimo, ma alla fine ci arriviamo.
Ci rivolgiamo ad un venditore in inglese.
Non ne sa una parola e ci fa capire di aspettare.
Poco dopo arriva un meccanico mandato dal primo.
Quando capisce che siamo italiani si apre con una cordialità inaspettata.
È di origine portoghese e preferisce di gran lunga usare il poco italiano che sa piuttosto che l’inglese.
Purtroppo stanno per chiudere i battenti e in officina non c’è quasi più nessuno, ma se torniamo l’indomani mattina potranno certamente aiutarci.
Prendiamo un appuntamento e ci rimettiamo in strada.
C’è da riempire il serbatoio e da fare la spesa.
Come al solito cerchiamo un centro commerciale che possa soddisfare entrambe le necessità, ma niente.
L’unica cosa che troviamo è un Lidl, naturalmente senza distributore.
Per ora cominceremo da qui e, una volta fatta la spesa, penseremo al resto.
Come al solito entrare in uno di questi supermercati è quasi come fare la spesa a casa.
Potenza della globalizzazione!
Ormai si può girare tutta l’Europa consumando praticamente gli stessi prodotti, addirittura delle medesime marche.
Se da una parte questo livellamento finirà prima o poi per essere certamente dannoso per l’identità nazionale di ciascun popolo, dall’altra bisogna pure ammettere che questa sensazione di consueta familiarità contribuisce molto a farti sentire a casa dovunque.
Proviamo a cambiare quartiere, chissà che non si trovi qualcosa di meglio!
Ci imbattiamo in un altro supermercato.
Non è un “iper”, ma ha il suo bravo distributore di benzina.
Il distributore sì, ma la cassa per il pagamento manuale no!
Sappiamo per esperienza che è difficile che in queste circostanze venga accettato il pagamento con le nostre carte di credito, dunque andiamo ad informarci.
L’impiegata a cui ci rivolgiamo non ha tempo da perdere con noi e lo dimostra abbastanza platealmente.
Per lei non ci dovrebbero essere problemi - dice sbrigativamente - ma è tutt’altro che convincente!
Infatti, come volevasi dimostrare, fare la fila alla fine risulta essere tutto tempo perso!!
C’è chi dice che dipenda dal fatto che le carte di credito italiane, a differenza di quelle straniere, difficilmente sono dotate di chip integrato.
Fatto sta che per noi continua ad essere una notevole scomodità!
Basta, per oggi rinunciamo, se ne riparlerà domani, prima della partenza.
Rientriamo al parcheggio in riva al fiume.
Il caso ha voluto che i fatti conseguenti all’incidente abbiano già causato lo svuotamento del serbatoio delle acque grigie, ma è rimasto (per fortuna) pieno quello delle acque nere.
Sono passati ormai quattro giorni dall’ultima volta e, ad occhio e croce, dovremmo essere al limite della tollerabilità.
Soprattutto dobbiamo prepararci per i prossimi giorni, le cui sistemazioni potrebbero non prevedere comode possibilità di scaricare per parecchio tempo.
Quindi è di capitale importanza approfittare del funzionale pozzetto di Metz e fortunatamente non incappiamo in un momento di particolare affollamento.
Una volta adempiuto agli ultimi obblighi di carattere tecnico ci si può finalmente rilassare.
Ci aspetta una lunga serata tranquilla, con l’unico impegno di decidere quale direzione prenderà il nostro immediato futuro.
Ancora non abbiamo ricevuto l’imprimatur del meccanico - che speriamo arriverà domani - ma i brevi giri del pomeriggio ci hanno restituito abbastanza fiducia e confidenza con il mezzo.
Bisogna assolutamente superare gli ultimi residui di paura, prima che la cosa diventi “cronica” e possa addirittura mettere in dubbio anche l’utilizzo futuro del camper.
Per far questo non c’è altro modo che proseguire sulla via del nord.
Alla fine la decisione è presa.
Salvo controindicazioni tecniche – che allo stato dei fatti sembrano molto improbabili – dunque proseguiremo come da programma, con le sole rinunce necessarie a rendere la strada un po’ più tranquilla.
L’unica difficoltà che ci si prospetta è l’appuntamento fisso con la Braderie, a Lille.
Avendo utilizzato il giorno di oggi per riprenderci dalle disavventure di ieri, rimangono soltanto due giorni per essere puntuali all’appuntamento.
Questo vuol dire che deve essere ripensato l’intero giro, sperando che tutto ciò sia sufficiente!
Lille è ancora molto lontana.
Be’, ci penseremo al momento opportuno.
Per ora sarà sufficiente un’altra buona notte!

LA SCHEDA

========== a Metz
Visite:
--> Centro storico
La città conserva le tracce di tremila anni di storia romana, medievale, classica e tedesca, patrimonio che ha saputo ben mettere in risalto.
tourisme.mairie-metz.fr ( I GB F D)
--> Cathédrale St-Étienne
La spettacolare cattedrale si impone per l’armonia delle sue elevazioni e per le splendide finestre in stile gotico fiammeggiante le cui vetrate istoriate, tra le più belle di Francia, furono realizzate tra il XIII ed il XX secolo, in parte anche da Chagall.
--> Musée de la Cour d'Or
(orario: 10-17 L-V, 11-17 S-D, chiuso martedì, ingresso: EUR 4,60)
Espone un’eccellente collezione di reperti gallo-romani, dipinti ed arte religiosa dell’Alto Medioevo e sculture in pietra.

Pernottamento:
--> Area attrezzata riservata, segnalata, con pozzetto e rubinetto davanti al camping municipale, con servizi e sosta gratuiti.
--> Terrain de camping municipal de Metz-Plage **** allée de Metz-Plage



GIORNO 8 – VENERDI 31 AGOSTO 2007

IL QUADERNO

C’è una certa tensione nell’aria stamattina.
Siamo tutti d’accordo nel proseguire, ma ancora non si può dire che la cosa non crei alcun problema e, ora che si avvicina il momento della verità, tutte le incertezze vengono a galla.
Le solite operazioni di routine e poi si può partire alla volta della FIAT.
Stavolta cerchiamo direttamente il meccanico portoghese di ieri.
Lui ci riconosce e dice di aspettare un attimo.
Pochi minuti e ci viene incontro un altro meccanico.
Lui è proprio italiano, calabrese, per la precisione, ma ha vissuto quasi per intero i suoi cinquant’anni o giù di lì in Francia.
È cordiale e chiacchierone.
Si vede che ha davvero piacere ad incontrare dei connazionali.
Gli chiediamo come si trova, come si vive in Francia e come sono i francesi, senza far trapelare troppo le nostre opinioni non molto positive a riguardo dell’ultimo punto.
Le sue risposte - anche se non proprio entusiastiche – lasciano trasparire chiaramente la tranquillità e la sicurezza legate alla facilità di trovare un lavoro, di potersi creare una famiglia, di metter su casa.
Molto diverso - dice – dalle enormi difficoltà tra cui si arrabattano i suoi parenti rimasti in Calabria!
Nonostante tutto, però, alla fine se ne esce con un “… ma l’Italia è tutta un’altra cosa!!” e mentre lo dice gli si illuminano gli occhi!
Quando entriamo col camper nell’indaffarata officina già ci aspettiamo una lunga attesa.
Al contrario passano soltanto pochi minuti perché un paio di meccanici non comincino ad armeggiare intorno al muso ed al motore.
Anche per loro quello che è avvenuto non ha causato niente di serio.
Praticamente non fanno altro che fissare un po’ meglio il fanale destro e sigillarlo con del cellofan trasparente e del nastro da carrozziere, per proteggerlo soprattutto dalla pioggia.
Ora siamo più tranquilli, soprattutto perché ci confermano anche che le nostre gomme non erano poi così male.
Basta aver trovato un grosso chiodo o un qualsiasi pezzo di metallo sulla nostra strada o, magari, un picchetto non tolto in uno dei campeggi in cui abbiamo dormito – dicono - perché le conseguenze possano essere state quelle che abbiamo vissuto.
Certo, sapere che lo scoppio di quella gomma non sia dovuto ad una nostra negligenza ma a chissà quale casualissimo e malaugurato imprevisto - imputabile soltanto all’ineluttabilità del destino - può consolare.
Ciò non toglie che la domanda di Lisa “Può riaccadere?” in questo caso non trova una risposta certa e questo non può lasciarla assolutamente tranquilla!
Un fatto è indiscutibile, però: che non abbiamo nessun motivo reale per non continuare il nostro viaggio o per pensare seriamente che possa accaderci qualcos’altro di spiacevole.
Perlomeno, le probabilità che ciò accada senz’altro non sono né più né meno che prima.
E siccome ci è appena accaduto…..
Dunque ora si parte davvero.
La cortesia di questa gente trova un’ulteriore conferma nel fatto che per l’intervento non chiedono alcun pagamento.
Dopo una calorosa stretta di mano lasciamo la concessionaria con gli auguri dei due meccanici e con la promessa di esaudire la nostalgica richiesta del nostro amico calabrese: “Salutate l’Italia per me!!”.
La ricerca della benzina oggi è più rapida e fruttuosa di ieri seguendo le indicazioni per un centro commerciale vicino.
Col serbatoio finalmente pieno lasciamo METZ.
Quella di questa mattina è una strada che non ha nulla a che vedere con tutto quello che caratterizza un’autostrada e la cosa per la salute psicologica di Lisa è decisamente positiva.
Procediamo tra verdi colline, lungo una strada tranquilla ma non proprio rettilinea.
Qui non si possono certo tenere velocità molto alte.
Proprio quello che fa per Lisa.
Qualche chilometro prima di LONGUYON un cartello segnala che bisogna deviare a destra per raggiungere il Fort de Fermont.
Poca strada ancora e siamo nel parcheggio del forte, vicinissimo ma invisibile sotto la lieve altura vicina.
È presto.
Il poco tempo impiegato all’officina FIAT ha fatto sì che siamo molto in anticipo rispetto alla partenza dell’unico giro guidato quotidiano, alle 14.
C’è tutto il tempo di consumare il pranzo con calma e tranquillità, molta tranquillità visto che il parcheggio è quasi deserto.
Avvicinandosi l’orario d’apertura aumenta anche il traffico di visitatori.
Molti francesi, ma anche qualche straniero, soprattutto inglesi.
Così che, all’orario stabilito, all’ingresso delle munizioni del Fort de Fermont il gruppo che si accinge alla visita è piuttosto nutrito.
Niente da giustificare la fretta di Roberto per essere puntuali all’apertura – almeno per Lisa – ma alla fine i sedili che restano liberi a bordo del trenino sotterraneo non sono poi tanti!
Il forte è così vasto che per permetterne una visita completa in tempi decenti è indispensabile utilizzare – in versione rivista e corretta – uno dei treni che una volta erano utilizzati per rifornirne la santabarbara.
Ci vogliono alcuni minuti per raggiungere il deposito principale delle munizioni, posto in una zona isolata per scongiurare eventuali incidenti ed oggi trasformato in piccolo museo che tenta di ricostruire, anche tramite l’uso di manichini, la vita sotterranea dei soldati.
Poi si riprende il treno, per un ulteriore tratto che conduce fino alla zona delle installazioni armate del forte.
Si tratta di quattro gruppi di postazioni di artiglieria e nidi di mitragliatrici protetti in casematte, torrette retrattili e postazioni corazzate sparpagliate sopra le zone più elevate della campagna circostante.
La ragazza che funge da guida – purtroppo solo in francese – ci spiega che lungo il confine con la Germania ci sono decine di forti come questo e ciascuno aveva il compito di dominare le vie di comunicazione circostanti e di coprirsi vicendevolmente i fianchi formando un’unica, ininterrotta ed invisibile fortificazione.
L’idea poteva anche essere intelligente, ma la realizzazione fu inutile perché, a causa della lunghezza e della dispendiosità dei lavori, non arrivò mai a completamento e i tedeschi non ebbero difficoltà ad aggirarla ed isolarla.
Su questo la ragazza non dice nulla, anzi - a dispetto dell’inutilità pratica di una realizzazione così faraonica – esalta l’inutile resistenza delle guarnigioni che durò settimane prima dell’ineluttabile resa.
Sfido io, rintanati com’erano qui, sotto terra, potevano soltanto essere presi per fame!
Ogni gruppo di fuoco aveva un suo magazzino di munizioni, che venivano trasportate con dei carrelli appesi ad una monorotaia e quindi sollevati al livello dei cannoni con degli ascensori.
La postazione che visitiamo è costituita da una batteria di cannoncini il cui calibro ridotto sembra assolutamente sproporzionato alla complessa struttura che è necessaria a permetter loro di sparare.
L’aneddoto che ci viene raccontato non fa altro che confermare l’idea di inutilità e di spreco che via via ci stiamo facendo.
Durante i giorni dell’assedio un cannone tedesco prese di mira questa postazione martellandola con un fuoco ripetuto e costante per un lungo tempo.
Il fuoco concentrato e ristretto di quel cannone sgretolò progressivamente buona parte della corazzatura in cemento armato.
I tedeschi, però, non si resero conto di questo e cessarono il fuoco proprio quando un ulteriore proiettile avrebbe sfondato definitivamente le difese facendo probabilmente saltare in aria tutta la batteria.
Quello che fa pensare è soprattutto che quel cannone tedesco, oltre tutto, non era nemmeno un cannone particolarmente potente, ma il più diffuso tipo di pezzo di artiglieria allora in dotazione alla Wermacht!
Da una porticina corazzata si esce all’esterno.
Una breve passeggiata ci porta nei prati vicini, disseminati di torrette metalliche di varie fogge e dimensioni.
Da una spuntano ancora le minacciose canne di due mitragliatrici, un’altra è dotata di minuscole aperture utilizzate per l’osservazione dei dintorni.
La più grande si solleva e ruota su se stessa per posizionare i suoi grossi mortai verso l’obbiettivo, per poi ritrarsi velocemente e tornare praticamente invisibile in pochi secondi.
Un moderno dispositivo di apertura e chiusura teleguidata permette oggi di avere una chiara dimostrazione del suo originale funzionamento.
Si torna sotto terra!
Riprendiamo il trenino e ripercorriamo solo una parte del tragitto già fatto.
Fin dove una galleria laterale si diparte da quella in cui corrono le rotaie.
Di qui si passa alla caserma – se così si può chiamare – dove viveva una guarnigione di ben 600 uomini tra soldati, sottufficiali e ufficiali.
I primi ambienti sono quelli dell’infermeria – con tanto di primitiva sala operatoria – poi ci sono le stanze che venivano condivise dai graduati e le camerate per la truppa, i servizi igienici, i piccoli uffici, le stanze dedicate al forno e alla cucina ed i magazzini dei generi alimentari.
Dagli acquartieramenti un altro lungo corridoio conduce all’ingresso fortificato dedicato al personale, quello che, all’esterno, aveva costituito il nostro primo impatto col forte.
Poi si prosegue con l’ennesima galleria.
Questa riporta all’accesso da cui siamo entrati passando per la sezione tecnica del forte, cioè per la zona dove sono raggruppate le officine, i depositi di carburante e di olio necessari ai treni ed il potente generatore che forniva l’energia elettrica a tutto il complesso.
Oggi è sempre quel generatore, quello originale, ad illuminare a giorno il forte e fornire energia al treno che ci ha trasportato.
Se si pensa che l’intera struttura è rimasta abbandonata per decine di anni - fino ad essere quasi completamente invasa dall’acqua - ed è poi stata restaurata di sana pianta da una associazione privata di appassionati bisogna ammettere che è stato fatto un eccellente lavoro.
Certo non si può dire che le sue condizioni siano ottime, ma non bisogna dimenticare che essere sottoterra comporta delle difficoltà di manutenzione enormi e, del resto, probabilmente neanche ai suoi tempi migliori avremmo trovato il forte tirato a lucido!
L’acqua che scorre lungo i canaletti che accompagnano tutte le gallerie, grandi e piccole, parla chiaro.
È quella che filtra dalle pareti e viene convogliata per essere eliminata chissà come…
In fondo, anche questo fa parte della strana atmosfera di questo posto incredibile!
Quando arriviamo di nuovo all’ingresso sono passate quasi due ore e mezza dall’inizio del giro.
Andrea ha gradito molto quell’aria di mistero che si era creata entrando e poi con la “corsa” in treno ed aveva ovviamente raggiunto il massimo dell’eccitazione quando avevamo cominciato a visitare le zone “armate”.
Poi il suo interesse si era man mano affievolito di fronte a cose per lui decisamente meno attraenti e alla fine non vedeva l’ora di riuscire all’aperto.
Prima della chiusura c’è giusto il tempo di dare un’occhiata al piccolo museo allestito in un prefabbricato.
Raccoglie dei mezzi militari dell’epoca ed illustra le caratteristiche ed il funzionamento di alcune delle attrezzature e, soprattutto, delle armi di cui era dotato il forte.
Bisogna proprio dire che questa gente ha fatto un ottimo lavoro!!
Tolta la ragazza che ha guidato il gruppo, i volontari sono quasi tutti persone di una certa età, pensionati che difficilmente hanno prestato servizio lì dentro, ma nelle cui vite probabilmente quel forte ha significato qualcosa!
C’è una sola cosa che si può recriminare.
Non si capisce il motivo per cui sia vietato fotografare all’interno del forte.
Non può certo essere perché i flash provocherebbero dei danni.
E se si tratta, evidentemente, soltanto di una questione di soldi, perché non c’è neanche uno straccio di cartolina da acquistare!?!?
Andandocene cerchiamo di scovare nella campagna circostanze le tracce della presenza del forte.
Non è affatto facile, riusciamo a malapena a scorgerne un paio.
Da qui proseguiamo ancora verso nord.
Il paesaggio collinare è diventato più movimentato.
Il paese di Longuyon giace in una stretta e tormentata gola, poi la strada continua verso il centro più grande di Montmedy, con un carcere enorme per un abitato delle sue dimensioni e, per di più, in una zona così periferica.
Ora bisogna scavalcare la collina sulla cui cresta si trova la fortezza che domina la cittadina.
La campagna è diventata più verde, in un certo senso ha un aspetto più “nordico”!
Siamo arrivati ad un passo dal confine con il Belgio.
Oltre alle testimonianze più antiche, come la fortezza che abbiamo appena oltrepassato, a ricordarci che siamo in una regione di confine continuano ad apparire qua e là resti molto più recenti.
Abbandonati tra i campi, infatti, giacciono massicci blocchi di cemento armato, quello che resta di altri bunker degli anni quaranta.
AVIOTH è un villaggio di poche case, disposte lungo la strada che lo attraversa e, soprattutto, intorno allo spiazzo in cui sorge la chiesa.
Una disposizione comune a molti villaggi sparsi nelle campagne dei paesi di tutt’Europa, si può dire, ed è assolutamente vero.
Ma quello che decisamente distingue questo villaggio dagli altri è proprio la sua chiesa.
Da un borgo così piccolo ci si aspetta una chiesetta di campagna qualunque, semplice e certamente senza ambizioni architettoniche, non certo di veder svettare da lontano una piccola “cattedrale” gotica!
Parcheggiamo al centro dell’ampia piazza e siamo già davanti alla recevresse.
L’imponente edicola - accanto all’elaborato arco che una volta dava accesso al recinto della chiesa - è un monumento di per sé.
Pare che fosse destinata a ricevere le offerte dei pellegrini – evidentemente molto numerosi – venuti in visita alla miracolosa statua della Vergine trovata in questo luogo e che fu anche la causa della sua costruzione.
La chiesa non è certo ricca come le grandi cattedrali di città, ma, in piccolo, c’è tutto quello che una chiesa gotica in stile fiammeggiante deve avere, dai soliti inquietanti gargoiles ai pinnacoli “fioriti”, dalle sculture ai rosoni traforati, dalle vetrate colorate al doppio portale.
Però l’aria un po’ dimessa e il sereno quadro bucolico in cui è inserita fanno prevalere l’aspetto di tempio a quello di monumento e la cosa, per una volta, è più che positiva.
Quasi non c’è soluzione di continuità con i verdi prati che arrivano a lambirla.
Persino il sagrato è fatto di erba, fin sotto gli ultimi, pochi, gradini di pietra che salgono al portale.
L’interno rispecchia la sobria tranquillità che avevamo percepito già dall’esterno.
Solo pochi brani superstiti di affreschi e qualche traccia di colore qua e là ravvivano mura e decorazioni in semplice pietra.
L’atmosfera sarebbe di una pace completa se non fosse per alcune persone che stanno preparando, nel mezzo della piccola navata, una proiezione di diapositive.
Nel breve tempo che abbiamo terminato la visita si è radunato un piccolo gruppo di persone sia all’interno che all’esterno della chiesa.
Sono quasi tutte persone abbastanza avanti con gli anni.
Ci sono arzille signore e distinti signori, tutti indifferentemente con l’abito delle grandi occasioni, tolti un paio di sparuti “giovanotti” – tutto è relativo! - dall’aspetto più alternativo.
Per un angolo di sperduta provincia francese come questo dev’essere un’occasione piuttosto importante!
Saremmo tentati di tirare per le lunghe e soddisfare la curiosità di scoprire qual è il tema della serata, ma il tempo, purtroppo, è tiranno.
C’è ancora parecchia strada da fare.
Ritorniamo sui nostri passi ripercorrendo la strada appena percorsa fino oltre Montmedy, poi bisogna imboccare una stradina secondaria ancora di più persa tra campi e boschi.
Ora siamo diretti a VERDUN.
Per la precisione siamo diretti ai monumenti commemorativi che segnano i luoghi dove si svolse la battaglia di Verdun durante la prima guerra mondiale.
Avvicinandoci cominciano a trovarsi i primi cartelli indicatori.
Li seguiamo.
L’area interessata dai combattimenti fu così vasta ed i punti di interesse sono così tanti che non sappiamo bene dove riusciremo ad arrivare e dove no, dal momento che anche il pomeriggio sta ormai volgendo al termine.
Dopo un tratto di strada sterrata, immersa in un bosco fitto e rigogliosissimo, il primo sito che ci viene incontro è costituito dai resti di Ornes, uno dei tanti paesi della zona che subirono un destino di completa distruzione dovuto ai ripetuti bombardamenti delle artiglierie contrapposte.
Oggi dei miseri monconi di muro e qualche colonna della chiesa sono i muti testimoni di quei giorni di devastazione e di morte, mentre il verde intenso e vivo del bosco ha ripreso il posto della desolazione causata allora dalle bombe.
In effetti non c’è molto da vedere, ma quelle suggestive rovine suonano come un monito.
Un monito purtroppo inutile, se non passarono molti anni da quei giorni perché si scatenasse di nuovo un inferno forse anche peggiore del primo.
Riprendendo la strada si arriva in poco tempo al memoriale.
Ovviamente a quest’ora non può essere che chiuso e del tutto deserto, ma Andrea non rinuncia a farsi immortalare arrampicato sopra i cannoni che fanno bella mostra di se all’esterno.
Si prosegue in mezzo ad un bosco più basso e ben curato fra i cui alberi spuntano a tratti monumenti e cappelle.
C’è qualcosa di unico, però, in quel sottobosco.
È la conformazione del terreno, perennemente tormentato da onnipresenti profondi avvallamenti di forma vagamente circolare.
Sono ciò che resta dei milioni di crateri delle esplosioni.
Lo spettacolo incredibile di oggi fa soltanto lontanamente immaginare quanto dovesse essere agghiacciante questo paesaggio nei giorni della battaglia!
Al bivio successivo c’è una selva di cartelli ad indicare i vari siti presenti nei dintorni.
Puntiamo alla Tranchée des Baïonnettes, la Trincea delle Baionette, nome dietro cui si nasconde una storia tragica ed incredibile.
Durante la preparazione di un attacco vi restò letteralmente sepolto vivo – dai detriti sollevati dai tiri dell’artiglieria - un intero reparto di fanti francesi, fermi in attesa dell’ordine di uscire dalle trincee.
Restarono dimenticati per molti anni – il che la dice lunga sulle dimensioni del massacro che si consumò – finché le loro baionette innestate non emersero dalla terra durante dei lavori di dissodamento.
Quei poveretti giacciono ancora lì sotto, ma il tracciato della loro trincea è stato inglobato in un monumento, creando un’unica tomba comune disseminata di piccole croci sulla superficie di terra battuta.
Il posto è piuttosto tetro – e, in fondo, non potrebbe essere diversamente! – e l’odore aspro di animali, che probabilmente si nascondono negli angoli più bui, sottolinea questa sensazione.
Sopra una zona poco distante, più alta, è stato edificato l’ossario.
È una lunga costruzione in stile Art Decò, sobria ed elaboratamente solenne, caratterizzata da uno strano connubio di forme tondeggianti e dettagli ad angoli vivi, con un’alta e slanciata torre centrale.
Quello slancio potrebbe simboleggiare l’anelito stesso alla vita di quei tanti soldati senza nome che ora vi hanno trovato l’ultimo riposo.
Il prato che scende di fronte all’ossario è l’unico tratto che è stato livellato ed ha perso i crateri scavati dalle bombe.
Sotto quel prato si trovano altre migliaia di tombe, 15 mila per la precisione, quelle appartenenti ai caduti dell’esercito francese.
Sopra si allineano file e file di croci bianche – ciascuna accompagnata da una semplice pianta di rose – che col nostro movimento si combinano continuamente in affascinanti giochi di prospettiva.
Si è alzato un vento tagliente ed il cielo si è rannuvolato.
Anche il tempo sembra essersi adeguato al significato ed alla solennità di questo posto mentre la luce del giorno sta scemando rapidamente.
È necessario solo un ultimo sforzo per raggiungere il vicino Fort de Douaumont.
Si trova sull’altura più elevata dei dintorni e costituiva la fortificazione più importante posta a difesa della città anche se scelte strategiche sbagliate ne causarono la conquista senza troppe difficoltà da parte dei tedeschi.
Ciò che ne resta si trova quasi del tutto sotto terra, protetto dalle rocce che costituiscono la cima della collina.
Ovviamente non possiamo visitarne gli interni – l’orario di chiusura è già passato da molto tempo – ma un rapido giro tra i sentieri del percorso esterno già è sufficiente ad averne un‘idea.
Si direbbe una versione in piccolo del forte più moderno che abbiamo visitato questa mattina.
Persino le torrette corazzate che ne rappresentano le uniche propaggini esterne sembrano identiche.
Ecco da dove i francesi hanno ricavato l’idea di una fortificazione come la linea Maginot!!
Già, ma mentre i francesi costruivano una fortificazione grandiosa, ma dunque già concettualmente vecchia di almeno vent’anni, dall’altra parte del confine i tedeschi costruivano centinaia di aerei e carri armati - armi nuovissime - ed elaboravano la filosofia della Blitz Krieg, la guerra lampo, altrettanto rivoluzionaria per un’epoca ancora abituata a pensare la guerra come un fatto di trincee e tempi lunghissimi.
Com’era possibile che un’idea così obsoleta potesse tenere testa a così grandi novità.
Ecco perché non lo fece affatto!!
Il sole è già sceso oltre l’orizzonte e l’ultimo chiarore non è più sufficiente nemmeno per uno scatto ai resti di un tratto di trincea all’ombra degli alberi che l’hanno invasa.
Sarà il caso che ci avviamo verso la città, alla ricerca di una sistemazione per la notte.
Qui non ci sono indicazioni di aree attrezzate o punti di sosta consigliati se non in autostrada.
Piuttosto che fermarci dove capita meglio dirigersi al Camping Les Breuils e magari approfittarne per una bella doccia ristoratrice.
Anche con l’aiuto di una buona segnaletica ci arriviamo con l’ultimo bagliore del crepuscolo, facendo un lungo giro nella periferia nord.
Il campeggio è accogliente e molto affollato, ma è così tardi che non c’è molto tempo per goderci tutto quello che può offrire.
Solo Andrea sfida il buio già sceso per non rinunciare allo scivolo e agli altri giochi.
Ceniamo che i vicini stanno già preparandosi per andare a letto.
Ha cominciato a piovigginare, speriamo che le cose non peggiorino…
La giornata finalmente è finita anche per noi.
Mettiamo in archivio la prima giornata di vero viaggio dopo il “fattaccio”.
Tutto sommato le cose non sono poi andate così male!
Le prospettive per il futuro cominciano a tornare più rosee!!

LA SCHEDA

Itinerario: Metz – Longuyon – Avioth – Verdun (km 198)

========== a Longuyon
Visite:
--> Fort de Fermont
(orario : 14-17, ingresso unico alle 14, intero: EUR 6, ridotto: EUR 4)
Un carrello elettrico trasporta i visitatori tra un quartiere e l'altro di quella che fu una delle più grandi fortezze sotterranee delle linea Maginot.


========== ad Avioth
Visite:
--> Basilique
Presso la bella basilica gotico-fiammeggiante, con una facciata con un ricco portale scolpito ed un grande rosone sormontato da cuspide, sorge la Recevresse, elegante edicola ottagonale anch'essa gotico-fiammeggiante.


========== a Verdun
Visite:
--> Campi di battaglia
Nella Forêt-de-Verdun, tra i forti ed i memoriali che testimoniano la battaglia che qui si svolse durante la prima guerra mondiale la Tranchée des Baïonnettes, la Trincea delle Baionette, è tra i luoghi più toccanti ed inquietanti.

Pernottamento:
--> Camping les Breuils *** 8 allée des Breuils, 500 m a ovest della cittadella, bus 3 fermata Cité Vert École [Camper Service].
--> Area attrezzata lungo la A4, circa 15 km a SE di Verdun, area di servizio Verdun St. Nicolas, segnalata, accessibile da entrambe le direzioni, carico, scarico e sosta gratuiti.


GIORNO 9 – SABATO 1 SETTEMBRE 2007

IL QUADERNO

La notte è scorsa senza problemi.
Nessuno di noi si è accorto se abbia o meno piovuto e quanto insistentemente, ma a giudicare dalle tracce rimaste non dovrebbe essere andato molto oltre le poche gocce di ieri sera.
Comunque, la cosa più importante è che adesso il tempo si sia già rimesso e la giornata si preannunci abbastanza buona.
Per arrivare dal campeggio all’ingresso della cittadella sotterranea di VERDUN non necessitano che pochi minuti ed il fatto che si possa parcheggiare senza problemi nel vicino posteggio degli autobus contribuisce a limitare ulteriormente i tempi per trovarci davanti al suo ingresso.
La cittadella sotterranea è una struttura difensiva ideata da Vauban nel settecento che trovò il suo più importante utilizzo come inespugnabile quartier generale dell’esercito francese durante la prima guerra mondiale.
Si tratta di un intricato sistema di gallerie scavato nella collina che giace sotto il vecchio centro della città formando una vera e propria fortezza che coincide praticamente con le stesse mura urbiche.
È stata trasformata in un museo sulle condizioni di vita dei soldati durante la grande guerra e la struttura è così vasta che per la visita viene utilizzato un trenino sul genere di quello del Fort de Fermont.
Questo fatto causa un contingentamento degli ingressi in base ai posti disponibili su ciascun giro del treno.
Quando arriviamo alla biglietteria scopriamo che i posti disponibili sono completi almeno fin’oltre mezzogiorno.
Accidenti!!
La colpa è delle gite organizzate che prenotano con largo anticipo un gran numero di posti e riempiono così in breve tempo le limitate disponibilità che questo museo offre.
Ma possibile che non vengono minimamente prese in considerazione anche le esigenze del turismo privato, magari con una quota, anche minima, di posti “riservati”?
Era già successo a Strasburgo, facendo la fila per il biglietto dell’orologio astronomico, che un tizio si era bellamente strafregato di tutta quella gente in attesa giustificando un tale comportamento semplicemente dicendo “Sono un professionista…”.
Come se una cosa del genere fosse motivo sufficiente per tutti gli altri di vedersi passare davanti interi gruppi di una cinquantina di persone!
No, decisamente non lo era!!!!
Qui sembra stia accadendo la stessa cosa.
Per dirla tutta, c’era anche la possibilità di prenotare gli ingressi attraverso il sito internet del museo.
Un sistema pratico che in altre occasioni - a Malta, per esempio, per visitare il tempio ipogeo di Hal Saflieni – avevamo utilizzato con estrema soddisfazione.
Ma perché la cosa funzioni non solo devi sapere la data della visita, ma addirittura l’ora!
Nel nostro caso, con l’incidente che ha falsato i tempi di tutti i nostri progetti, sarebbero comunque stati soldi buttati via!
Inoltre, non ci saremmo certo aspettati che in un periodo di fine stagione turistica come questo ci fosse una così grande affluenza…
Bisogna anche dire che, con lo scalare di un giorno per la sosta a Metz, siamo finiti nel fine settimana.
Probabilmente se fossimo arrivati qui ieri la situazione sarebbe stata ben diversa!
Fatto sta che, dopo un piccolo consulto, non ci resta che rinunciare.
Troppo tempo da aspettare, oggi che la strada verso il nord è particolarmente lunga.
Ci accontenteremo di un giro esplorativo del centro.
Dovrebbe essere un giro breve, almeno nelle intenzioni di tutti.
Finisce per esserlo molto meno del previsto, un po’ perché raggiungere il centro si rivela piuttosto laborioso, un po’ perché Roberto insiste per allungare il giro alla ricerca di qualcosa di più.
Già, perché la città è proprio una delusione!
La descrizione della guida, che la dipinge come “una città povera e profondamente provinciale“, rappresenta perfettamente l’impressione che abbiamo percorrendone le strade.
Anche la cattedrale gotica non si discosta molto da questo stato.
Le cose migliorano un po’ scendendo alla rue Mazel, la via più centrale della città, almeno dal punto di vista della vivacità, ma certo non molto da quello della manutenzione.
Persino sulla scalinata che sale all’imponente monumento alla vittoria - divenuto ormai simbolo indiscusso della città – c’è sporcizia e diverse lastre di marmo divelte ed abbandonate.
No, decisamente allungare il giro non ha fatto riguadagnare a questa città alcuna posizione nella nostra scala di gradimento.
Il che fa imbestialire Lisa, che ritiene un inutile spreco di tempo tutto questo giro.
Tutti i torti non li ha.
Anche perché adesso bisogna trottare davvero!
Ci incamminiamo verso nord, ovviando all’impossibilità di imboccare da subito la direttrice giusta - non si trova uno straccio di cartello! - prendendo inizialmente una strada secondaria.
Poi svoltiamo sulla D964 e siamo finalmente sulla via corretta.
Man mano che si va avanti abbandoniamo progressivamente il paesaggio lievemente ondulato delle colline della Lorena per dirigerci verso i più ampi e dolci spazi del nord.
Ora stiamo attraversando velocemente le Ardenne francesi, ultima propagine nord-orientale della regione della Champagne.
Ci fermiamo per un pranzo rapido nel parcheggio di un ristorantino proprio dove la strada oltrepassa il confine con la limitrofa regione del Nord – Pas de Calais.
La trattoria riporta sulla parete esterna dell’edificio l’inconfondibile disco mezzo rosso e mezzo blu dei Les Routiers, garanzia certa di buona qualità e prezzi abbordabili lungo le strade francesi.
Purtroppo – o, piuttosto, per fortuna! – è chiuso per ferie, altrimenti sarebbe stato difficile resistere alla tentazione di approfittarne e la sosta sarebbe certamente andata molto al di là del tempo necessario ad un pasto veloce!
Invece riprendiamo la strada ben presto.
Tratti di superstrada o di autostrada si alternano a più lunghi intervalli su strade ordinarie.
Il traffico non è intenso e la strada scorre agevolmente, ma nonostante tutto sembra non finire mai.
Il paesaggio è decisamente cambiato, anche il paesaggio umano.
Ora i villaggi che attraversiamo sono costituiti soprattutto di casette a mattoncino dai tetti a ripidi spioventi.
Ricordano molto da vicino - insieme alla pulizia e all’ordine che qui sembrano regnare sovrani – le familiari atmosfere di molte strade d’oltremanica.
La cosa è così generalizzata che sembra davvero di essere passati in un altro paese.
Probabilmente questa sensazione non è del tutto estranea al fatto che ora stiamo procedendo costantemente a ridosso del confine con il Belgio.
In fondo, anche il nome stesso di questa regione dice chiaramente che stiamo arrivando in un’area che storicamente ha subito influenze molto diverse da quelle che hanno influenzato le regioni francesi più meridionali.
La strada scorre pian piano e con essa anche il tempo.
Cominciamo a dubitare che riusciremo ad arrivare in tempo utile al prossimo obbiettivo che ci siamo posti.
Diventa così di fondamentale importanza non sprecare nemmeno un minuto nell’entrare a ROUBAIX.
Imbocchiamo l’autostrada giusta e poi anche l’uscita giusta… le cose sembrano essersi messe per il meglio!
Gli imprevisti, però, sono sempre in agguato!!
Nel nostro caso consistono in un affollatissimo mercato che ha luogo proprio oggi e, stramaledettamente, proprio sulla strada che dovremmo percorrere!
Naturalmente la via è sbarrata e veniamo deviati su strade laterali.
Ci vuole del bello e del buono per districarsi fra le stradine di un quartiere residenziale senza la benché minima indicazione.
Un colpo di fortuna e siamo di nuovo sulla strada buona.
Il mercato è alle nostre spalle!!
Ancora poco e siamo al Colisée.
Non sappiamo bene cosa sia, ma qui dovrebbe esserci un parcheggio e così è!!
Ora c’è da fare qualche buon centinaio di metri di corsa se vogliamo arrivare a La Piscine prima dell’orario di chiusura.
Facile capire che cosa sia, ma non si tratta di una piscina qualunque!
Fu costruita all’inizio del secolo nello stile che allora da queste parti andava per la maggiore - quell’insolito, almeno per noi italiani, stile Art Decò già incontrato a Verdun – per essere la locale struttura dei bagni comunali.
Poi cadde in disuso per essere finalmente recuperata pochi anni or sono e diventare addirittura il vessillo dell’arte e dello sviluppo industriale di questa città.
Intorno a lei è stato costituito un intero museo d’arte e di storia moderna, ma quello che interessa a noi è esclusivamente la piscina in quanto tale.
Per fortuna, perché alla biglietteria già non permettono più l’accesso al museo.
Sono le implorazioni di Lisa a muovere quasi a compassione il bigliettaio che ci fa entrare senza nemmeno pagare il salato biglietto!
Abbiamo solo pochi minuti per dare un’occhiata e fare qualche scatto, ma sono sufficienti ad imprimerci nella memoria anche i particolari di questa struttura stupefacente.
La vasca è stata chiusa con un pavimento in parquet e questo l’ha resa spazio disponibile per l’esposizione di una serie di sculture, per il resto la piscina è rimasta com’era, anzi il restauro l’ha riportata al suo massimo splendore.
Sì, di splendore si tratta perché al confronto delle essenziali architetture moderne questa piscina è stata costruita con criteri di tutt’altri tempi.
Coi criteri di quei tempi antichi in cui lo sforzo maggiore non era indirizzato alla costruzione, ma alla decorazione di un’opera.
In questo senso il monumento è molto più antico del centinaio di anni che ha, è più paragonabile ad una cattedrale gotica che ad un piscina dei giorni nostri.
Ad un’estremità l’acqua che garantiva il ricambio nella vasca non sgorgava da una essenziale bocchetta, bensì da una maschera di stile classico dalle sembianze di un dio silvestre.
In alto, sopra due piani a terrazza affacciati con ricercate balaustre, la sala è illuminata da una serie di finestroni ad arco.
I due alle estremità sono più grandi e sofisticati degli altri.
Le loro vetrate hanno vetri colorati che ricordano l’immagine di un sole nascente.
L’ambiente e le opere che ospita sono talmente in simbiosi che a volte si fatica a capire quali vi si trovavano originariamente e quali no!
Ora che abbiamo archiviato il museo della piscina non c’è più fretta.
Siamo indecisi sul da farsi.
Non ci aiuta neanche il venditore di kebab da cui compriamo la cena!
È turco verace ed ha una gran voglia di chiacchierare.
Be’, con la passione che abbiamo per la Turchia la conversazione viene fuori facilmente anche nonostante le differenze linguistiche!
Lui ci consiglia di lasciare qui il camper e andare con la metropolitana in centro, a LILLE, dove la Braderie è già iniziata!
L’idea a dire la verità ci stuzzica proprio.
In fondo abbiamo fatto carte false per arrivare quassù, puntuali per questa occasione, ed anticipare già a stasera una prima puntata in centro sarebbe indubbiamente la cosa più intelligente da fare.
Non ci va, però, né di lasciare il camper solo soletto qui, per chissà quanto tempo, né, poi, di passare la notte completamente da soli.
Non per essere razzisti, ma questo quartiere non sembra il massimo.
Non si vede un “viso pallido” nemmeno a cercarlo col lanternino.
È una situazione a cui noi italiani ancora non ci siamo abituati.
Meglio cercare un’altra soluzione!
Auguriamoci che ci sia un mezzo comodo per il centro anche dalla zona dove siamo diretti.
L’area attrezzata che ci interessa dovrebbe trovarsi nel parcheggio di un grande magazzino in una zona commerciale periferica ed ancora più lontana dal centro di quanto sia Roubaix.
Ci arriviamo abbastanza semplicemente seguendo la mappa, un po’ d’intuito, le indicazioni per Villeneuve d’Ascq e, infine, la grande insegna luminosa del Decathlon.
Ci sono già altri quattro camper in sosta, tutti francesi, e presto se ne aggiungeranno un altro paio olandesi.
Perfetto, anche stanotte non saremo soli!!
Ormai è ora di cena.
C’è ancora molta luce.
Abbiamo scalato diversi paralleli raggiungendo il punto più settentrionale del nostro viaggio.
È il bello di andare verso nord!
Nonostante sia già settembre le giornate sono ancora decisamente lunghe.
Il baricentro della zona commerciale in cui ci troviamo è un grande “iper” Auchan chiamato “V2” con annessi, come sempre, locali e negozi.
E dello stesso complesso fa parte anche una stazione della metropolitana!!
Siamo stati fortunati e, a questo punto, non si può non andare in centro!
Del resto non siamo certo gli unici.
La stazione è affollata ed i treni lo sono ancora di più.
C’era da aspettarselo visto che la Braderie è un’occasione che viene una volta all’anno!
Sui treni si incrocia gente di tutti i tipi.
Dalla normale famigliola che torna a casa carica di sacchi e sacchetti ai gruppi di giovani mezzo avvinazzati a quelli - truccati e mascherati nelle maniere più fantasiose - che non stonerebbero neanche tra i carri allegorici di Viareggio.
Dobbiamo scendere alla stazione Lille-Flandres.
Non c’è bisogno neanche di uscirne per avere l’assaggio della folla che invade ogni angolo della città.
La piazza e la via che si aprono davanti sono un unico mare di teste.
Per la guida si trattava soltanto di un grande mercato dalle antiche origini medievali, ma sembra molto di più.
Se all’inizio era forse soltanto un mercato, oggi è evidentemente diventata una festa cittadina a tutto tondo che riunisce in sé un po’ di mercato e un po’ di sagra, un po’ di festa patronale e un po’ di festival musicale, un po’ di fiera e un po’ di carnevale.
La confusione è totale.
Tra i folti capannelli aggregati da artisti di strada e spettacolini improvvisati rischiamo addirittura di perderci l’un l’altro.
Serriamo ulteriormente le fila, se dovesse smarrirsi Andrea sarebbe davvero una tragedia!!!
Proseguendo veniamo investiti dai primi aromi provenienti dagli stand gastronomici disseminati un po’ dovunque.
Sono odorini che fanno venire l’acquolina in bocca….
Per oggi è tardi e bisogna soprassedere, ma domani….
La birra scorre a fiumi.
Bottiglie e lattine già consumate giacciono a mucchi, con buste e contenitori di tutti i tipi, accanto ai secchi delle immondizie già pieni fino a straripare.
“Semel in anno licet insanire” dicevano i latini, da queste parti quella volta dev’essere proprio stasera.
Ad ogni angolo la festa è accompagnata da una musica diversa.
Si va da motivi più delicati, blues o jazz, di qualche bar dai tavoli strapieni alle note strimpellate nella performance estemporanea di qualche complessino improvvisato.
Nelle strade laterali cominciano ad apparire le prime bancarelle.
Persino i negozi sono aperti e, anzi, hanno portato sui marciapiedi antistanti le loro mercanzie, in offerte speciali per l’occasione.
C’è un po’ di tutto.
Una tranquilla città della Francia settentrionale oggi si è trasformata di punto in bianco in un bazar mediorientale.
Arriviamo fino a place du General De Gaulle.
Questo è il cuore della Lille storica, ma per stasera non ce ne curiamo.
Avremo tempo domani di ammirare gli edifici, alla luce del sole, per adesso è più importante assaporare l’atmosfera di questa festa!
Andiamo avanti giracchiando per un altro po’.
Una volta soddisfatta finalmente la richiesta di Andrea di acquistare qualche altra spilla per la sua collezione si può anche rientrare.
Ora la folla sta lentamente diminuendo, ma ci dicono che la festa andrà comunque avanti per tutta la notte.
Riprendiamo la metropolitana.
Si dice che sia tra le più moderne d’Europa, se non addirittura la più moderna.
Difficile dire se questo sia vero, ma utilizzandola salta certamente all’occhio sia la sua modernità che la sua comodità ed efficienza.
Per percorrere i diversi chilometri che separano il centro da Villeneuve d’Ascq è sufficiente soltanto una manciata di minuti.
Un’altra caratteristica - che certamente la distingue e, per quanto ne sappiamo, la accomuna semmai soltanto con i treni giapponesi – è la presenza di pannelli che separano i marciapiedi dai binari.
Quando il treno si ferma si aprono le porte che coincidono esattamente con quelle del convoglio.
È una sensazione strana aspettare l’arrivo del treno in questo spazio chiuso, senza la presenza tangibile del binario, ma, almeno, non ci sono quelle potenti correnti d’aria che si formano in altre e, poi, si annulla del tutto il rischio di cadere dalla piattaforma anche nelle peggiori ore di punta!
Ora il centro commerciale è chiuso e tutta la zona è quasi deserta.
Stavolta bisogna fare un lungo giro.
Non essendo più in mezzo alla folla si è fatto davvero freddo.
È finita un’altra lunga giornata.
Una giornata che forse resterà la più impegnativa dopo la ripresa del viaggio.
Siamo stanchi morti, ma soddisfatti.
Spengiamo le luci che è già passata la mezzanotte.

LA SCHEDA

Itinerario: Verdun – Roubaix – Lille (km 318)

========== a Verdun
Visite:
--> Citadelle souterraine
(orario: 9-18, intero: EUR 5,40, ridotto: EUR 2,50, durata: 30 minuti)
Nella cittadella sotterranea costruita da Vauban nel XVII secolo oggi si rivive la vita quotidiana dei soldati durante la prima guerra mondiale. A bordi di un veicolo automatico si segue un itinerario tra ospedali, cucine panetterie, depositi con effetti sonori, scene animate, immagini virtuali e ricostruzioni.
--> Cathédrale Notre-Dame
(orario: 8-18)
La cattedrale di Notre Dame con elementi romanici, gotici e barocchi è arricchita da un bel chiostro costruito fra il XIV e il XVI secolo.



========== a Roubaix
Visite:
--> la Piscine - Musée d'Art et d'Industrie
(orario: 11-18 M-G, 11-20 V, 13-18 S-D, chiuso lunedì, ingresso: EUR 5)
Splendido complesso Art Deco di bagni pubblici che serve oggi da cornice al patrimonio artistico ed industriale della città.


Parcheggio:
--> Diverse aree di parcheggio a pagamento a bordo strada o in spazi dedicati gestiti dalla società Parcogest.




========== a Lille (Lilla)
Servizi:
--> Camper Service a Seclin, lungo la D549 alla periferia S di Lille verso Lens, Concessionaire Dumont Caravanes.

Pernottamento:
--> Area attrezzata a Villeneuve d’Ascq, 121 Boulevard de Valmy, circa 5 km ad E di Lille e a S di Roubaix, uscita 2 della A8, con pozzetto di scarico e acqua presso il parcheggio del magazzino Decathlon, servizi a pagamento.
--> Punto sosta nel parcheggio Champ de Mars posto alla fine di bd. de la Liberte gratuito e custodito.
--> Punto sosta nell’area municipale gratuita nel sobborgo di Sequedin.
--> Camping l'Image 140 rue Brune, nel sobborgo di Houplines, zona nord-est, A25 per Dunkerque uscita 8 Chapelle d'Armentiéres.


GIORNO 10 – DOMENICA 2 SETTEMBRE 2007

IL QUADERNO

Il cielo è coperto di nuvoloni minacciosi ma ancora non ha piovuto.
La notte di LILLE, però, è stata decisamente più fredda del solito.
Intorno non gira un’anima, forse perché tutti stanno ancora smaltendo i fumi dell’alcol o semplicemente perché è domenica mattina.
Un’altra possibilità è che ognuno se ne stia al calduccio di casa propria perché fuori tira un vento freddo e tagliente che non fa pensar certo di essere soltanto all’inizio di settembre.
Se ne accorge Roberto non appena mette fuori il naso per accompagnare Lucky nella solita passeggiatina.
Speriamo che in città le cose vadano meglio!
Si torna subito in centro, ma stavolta ci muoviamo con il camper.
Secondo le indicazioni che abbiamo raccolto il luogo migliore per parcheggiare è l’Esplanade, chiamata anche Campo di Marte, una grande area sull’isola della cittadella.
Utilizzando la vicina autostrada arrivarci dovrebbe essere piuttosto semplice.
La Braderie, però, arriva fin lì!
Alcune vie sono chiuse al traffico e dobbiamo ricorrere alle indicazioni della polizia per trovare il modo di arrivarci.
Ma non è finita!
La famosa Esplanade è interamente occupata da un enorme parco di divertimenti allestito per l’occasione e tutt’intorno la zona è utilizzata come area di sosta per i veicoli dei commercianti e per i mezzi di soccorso e delle forze di polizia.
Andiamo avanti lo stesso – a passo d’uomo, tra folla, pompieri e poliziotti - dal momento che nessuno ci ferma, probabilmente prendendo anche noi per degli espositori.
Quale turista sarebbe così pazzo da gettarsi in questa baraonda?
Per l’occasione è stato aperto al traffico il lungo viale che corre sulla riva dell’isola, di solito solo pedonale.
È il posto ideale per parcheggiare!!
Ci gettiamo subito nella mischia.
Il bello di questo mercato - e bastano pochi passi per rendersene conto – è che qui non ci sono soltanto venditori professionisti, ma un po’ di tutto…..
Si possono incontrare degli antiquari, anche provenienti dall’estero, fianco a fianco con i tavolinetti su cui dei bambini offrono i doppioni delle loro raccolte di figurine o di fumetti.
Si passa da banchi di mercanzie professionalmente ben sistemate sui tavoli ad altri “stand” di vecchie cianfrusaglie sistemate sul terreno alla meno peggio.
Entrando fra le case della via che ci porta verso il centro ci accorgiamo che alcuni dei piccoli banchi disposti sui marciapiedi appartengono agli stessi inquilini delle case alle loro spalle.
È gente che approfitta dell’occasione per raggranellare qualche soldo vendendo le cose rimaste in soffitta che non servono più.
Qualche vecchio giocattolo, degli elettrodomestici che ormai sono già quasi diventati pezzi da collezione, persino qualche vestito usato e le cose più strane che possono venire in mente…
A prima vista sembrerebbero per la maggior parte oggetti del tutto invendibili, ma chissà che a qualcuno non possano interessare?
Le signore che presidiano le proprie bancarelle casalinghe hanno trovato anche un altro modo per rimpinguare il borsellino.
Stamattina hanno preparato qualche torta dolce fatta in casa e un bel termos di caffè bollente e con quelli, per pochi spiccioli, fanno concorrenza alle pasticcerie.
Be’, con la giornata fredda di oggi un bel bicchiere di caffè caldo – alla francese, naturalmente – aiuta certamente.
Man mano che ci si avvicina alle strette vie più centrali la densità degli avventori aumenta e nei punti in cui si trova qualche stand particolarmente “glamour” i capannelli che facilmente si formano non contribuiscono certo a rendere fluida la circolazione.
Ma l’atmosfera che si respira nella folla è quella della festa, quella della passeggiata domenicale, e nessuno certo si sogna di protestare.
Oggi l’aspetto prevalente è sicuramente quello del mercato.
Niente più giovani avvinazzati e vocianti.
Arrivando nella place du General De Gaulle si ritorna nella zona riservata agli stand gastronomici.
Gli aromi sono più invitanti che mai.
Accidenti, anche oggi non siamo nel posto giusto al momento giusto!
Decisamente non è ancora l’ora giusta per gettarsi a capo fitto su qualcuna di quelle attraenti zuppe fumanti, dall’aspetto saporito quanto pesante, o sulle carni, i cui profumi prelibati ti acchiappano per le narici vincendo persino il tuo libero arbitrio.
Bisogna resistere, mentre – come riflesso condizionato – cresce l’acquolina in bocca…
Be’, però, se per caso riuscissimo a ritrovare quello stand di “mules et frites” in cui ci eravamo imbattuti ieri sera le cose potrebbero prendere tutta un’altra piega!!
La piazza è interdetta ai venditori della Braderie e per oggi è uno dei rari spazi liberi in tutta la città.
Una scelta oculata dal momento che su questa piazza si affacciano alcuni degli edifici più significativi.
Ora è assolutamente tranquilla, ma la fontana centrale invasa dalla schiuma e dalla spazzatura lascia intravedere quello che deve essere accaduto questa notte.
Un lato è dominato dall’alta sede del giornale La Voix du Nord, costruita in stile Art Decò.
Un edificio molto sobrio, ufficiale, addirittura serioso, tutt’altra cosa dalle linee sempre fantasiose e spesso perfino leziose di certe architetture private che abbiamo incontrato a Nancy.
Il contrasto con altri edifici della piazza è veramente notevole.
Il lato occidentale, ad esempio, è occupato da vari complessi seicenteschi.
Più lontano, alcuni alti caseggiati, addossati l’uno all’altro, costituiscono un gradevole insieme, vario ma omogeneo per stile.
Sull’angolo più vicino sorge invece quello che una volta era il palazzo della vecchia borsa.
La sua ricca facciata è cadenzata da due file di fitte finestre che lasciano ben poco spazio alla parete.
Ciò è ben bilanciato, però, sia dai colori vivaci che dalla profusione di decorazioni che occupano queste piccole superfici.
Cosicché la fronte dell’edificio risulta comunque ben equilibrata e decisamente piacevole.
All’interno, nell’ampio cortile completamente chiuso in alto da una enorme rete contro i danni causati dagli uccelli, la struttura semplice e regolare del fabbricato continua ad essere dominata dalla ricchezza delle decorazioni.
Neanche il tetto, naturalmente, può essere immune dallo stile ridondante del palazzo.
Le sue lunghe e ripide falde scure sono movimentate da innumerevoli abbaini, camini decorati e da snelle torrette.
Oggi è anche lui occupato dalla Braderie.
Vi sono stati sistemati soprattutto gli stand che offrono libri e stampe antiche di ogni genere.
Qui la fiera di Lille ricorda in particolar modo i nostrani mercatini dell’antiquariato.
Ha cominciato a piovere.
Una pioggia leggera che fortunatamente dura poco.
Usciamo sul lato opposto, quello che dà sulla piazza dominata dai due grandi edifici dell’Opéra e della Camera di Commercio.
Il primo, neoclassico, è quello che le dà il nome, ma l’altro è decisamente quello che cattura più l’attenzione, con la sua slanciata ed altissima torre a dividere, sull’angolo acuto, le due facciate.
Continuiamo a seguire le vie che la guida indica come le più interessanti della città.
Quelle, cioè, su cui aprono le loro facciate altri edifici tra i più notevoli.
Una volta lasciata la piazza tornano subito ad essere viuzze strette e tortuose, dal momento che stiamo dirigendoci di nuovo verso la parte più antica della città.
Lille non è una città con grosse ambizioni artistiche, ma è comunque una città gradevole da girare a piedi e questa della sua grande fiera è forse la giornata migliore per gustarla, alzando gli occhi alle facciate degli edifici tra l’acquisto di un dolcetto locale e il curiosare tra la merce di un rigattiere.
Intorno a noi si alternano edifici anonimi ed insignificanti ad antiche case dalle facciate riccamente decorate.
Avvicinandoci alla cattedrale le vie diventano addirittura dei vicoli.
Ormai siamo vicini a concludere il giro in città anche se ci sarebbe da continuare all’infinito a sbirciare fra le merci messe in vendita ad ogni angolo.
Proprio lo stradone che costeggia il canale della cittadella sembra essere uno dei luoghi più ricchi di bancarelle.
Facciamo qualche piccolo acquisto, a mo’ di souvenir, e non resistiamo ad uno squisito piatto algerino di carne e verdure che le mani esperte di tre donne – certamente la madre con le figlie – preparano sotto i nostri occhi per pochi euro.
Eravamo partiti con intenzioni molto più battagliere, culinariamente parlando, e a ben guardarsi intorno ci sarebbe certo di che sbizzarrirsi, ma è meglio accontentarsi.
Si parte.
Addio Lille, sei stata una bella esperienza!
Una volta usciti dalla capitale del Nord ci aspetta un breve tratto di autostrada, in direzione di ARRAS.
In un’oretta ci siamo.
La città è stata candidata all’iscrizione nella lista dell’UNESCO del patrimonio dell’umanità per le sue piazze.
È proprio in una di queste piazze che è indicata la possibilità di parcheggio, ma una volta svoltato l’angolo le nostre aspettative sono subito frustrate dalle giostre di un Luna Park.
Per fortuna siamo in Francia e trovare un’alternativa, soltanto un po’ più distante dal centro, non pone alcun problema.
L’ingombro della serrata folla di giostre non permette di apprezzare al meglio la vasta Grand Place.
Il lungo rettangolo ne è stracolmo e questo non consente di abbracciare in un unico sguardo le belle case che ne riempiono l’intero perimetro, costruite tra il XV ed il VXIII secolo.
Hanno facciate elegantemente decorate nello stile barocco fiammingo di cui abbiamo già incontrato qualche esempio nella vicina Lille.
Be’, non c’è da stupirsene, vista la poca distanza che ancora ci separa dal confine belga!
L’intera piazza è così, circondata da un ininterrotto porticato creato dagli agili archi che completano ciascun edificio al pian terreno.
In alto, invece, gli alti triangoli dei tetti sono rifiniti da frontoni ondulati e spesso decorati a volute
Qualche centinaio di metri e siamo nella place des Heros.
Anche questa piazza ha la stessa struttura, le stesse caratteristiche e la stessa eleganza della precedente, con la differenza che le case fiamminghe la circondano solo su tre lati, mentre sul quarto si trova il municipio.
È un articolato palazzo in stile gotico che, per quanto di per sé possa essere interessante, mal si combina con le architetture delicate del resto della piazza.
Per quanto sia ancora presto le vie si stanno rapidamente popolando del passeggio della domenica pomeriggio.
Soprattutto tornando verso il Luna Park lo spirito della festa comincia a venir fuori nello sfavillio delle luci che si stanno accendendo e nelle risate dei giovani che vanno radunandosi nei pressi.
Un ultimo sguardo alle facciate più belle, mentre Andrea si sta allegramente spalmando sulla faccia la nutella di una enorme crêpe, e poi proseguiamo.
Ci sarebbe da fermarsi anche all’abbazia di St. Vaast prima di uscire dalla città, ma decidiamo di soprassedere.
La prossima destinazione si chiama ALBERT e, per la precisione, siamo diretti ai campi nei suoi dintorni, in cui si svolse, durante la Grande Guerra, la battaglia della Somme e dove oggi sorgono i monumenti che la ricordano.
Tra i memoriali ed i cimiteri delle tante nazioni coinvolte nei massacri della straziante guerra di trincea abbiamo scelto di visitare il Memoriale Terranoviano, quello che ricorda il sacrificio dei soldati canadesi provenienti dall’isola di Terranova.
Nella descrizione delle guide sembra essere quello maggiormente evocativo e già dalla prima impressione pare proprio abbiano ragione.
Sotto un bosco curatissimo il terreno riprende subito le inequivocabili fitte ondulazioni che avevamo già incontrato a Verdun.
Qui però è più facile distinguere l’andamento zigzagante di ciò che resta delle antiche trincee dalle fosse prodotte dalle esplosioni.
Più avanti il boschetto si apre in un’ampia radura dominata dall’immagine di un caribù arrampicato sulla vetta di una minuscola altura artificiale.
C’è qualcosa di straziante nello sguardo rivolto al cielo di quell’animale, la stessa aspirazione alla vita che doveva essere anche nello sguardo di quei giovani che la persero fra queste trincee.
È da quel punto di osservazione che si può abbracciare in un unico colpo d’occhio tutto l’intreccio di tracce che si perde in lontananza.
È impressionante pensare che un giorno un paesaggio di questo tipo avrebbe coperto il territorio a perdita d’occhio e, anzi, quelle che oggi sono tracce sì inquietanti, ma quasi sempre dolci, smussate e coperte di rassicurante erba, allora erano ferite appena inferte in una terra brulla, morta ed ovunque coperta di fango!
Dev’essere stata la cosa più vicina all’inferno mai apparsa sulla faccia della Terra!!
I giovani volontari canadesi che pattugliano continuamente il sito sono molto cortesi, ma controllano che tutti i visitatori rispettino lo spirito di sacralità di questo luogo.
Il cartello all’ingresso è molto esplicito su ciò che si può e – soprattutto - su ciò che non si può fare.
Un po’ come quelli che accolgono il visitatore all’entrata di una chiesa.
In tutto il sito non vola una mosca.
Questo non è un cimitero, ma la pace che vi regna ne è assolutamente degna.
Dev’essere per questo che il leprotto che incrociamo avviandoci verso l’uscita appare così tranquillo!!
Non abbiamo grosse indicazioni per raggiungere la Grande Mina, sappiamo soltanto che dovrebbe trovarsi nei pressi del villaggio di La Boisselle, lungo la RD929.
A lume di naso il primo bivio sulla sinistra dovrebbe andar bene!
Lo imbocchiamo ad occhi chiusi.
Pochi metri ed entriamo in un altro mondo, fatto di ridenti e tranquillissimi villaggi della sonnolenta campagna francese.
Sarà forse perché siamo nel tardo pomeriggio di una domenica di fine estate ed è tornato inaspettatamente a far capolino un pallido sole, ma l’atmosfera che si respira passando attraverso questi piccoli villaggi è davvero paradisiaca.
Sembra che tutti siano “indaffarati” a passeggiare serenamente in strada o a godersi il proprio giardino - immancabilmente fiorito all’inverosimile - magari chiacchierando intorno ad un tavolo o giocando insieme al cane di casa.
Tutto è placido e rilassato, persino le papere che nuotano nel fiumiciattolo o sgattagliolano lungo il bordo della strada al nostro passaggio appaiono meno nervose del solito.
Ancora un paio di bivi da prendere a naso ed eccoci a La Boisselle.
Ora basta attraversare la strada ed imboccare la via che in poche centinaia di metri conduce fino alla Grande Mina.
Il posto è piuttosto esposto tra i campi coltivati.
Qui il vento freddo che ci aveva già accompagnato nella visita del memoriale è diventato proprio fastidioso.
È difficile pensare che l’altura di almeno dieci metri che si eleva dal piatto panorama circostante sia frutto dell’opera dell’uomo e si sia creata in seguito ad un’unica esplosione, quella della “grande mina”, appunto.
Accadeva che, quando una postazione trincerata era troppo difficile da espugnare, si scavava un cunicolo che arrivava fin sotto la trincea e vi si accumulava una quantità tale di esplosivo da causare conseguenze di portata simile a questa.
Un attimo prima dell’attacco la carica veniva fatta detonare causando la distruzione dell’obbiettivo ed lo scompiglio in larghi settori delle difese nemiche.
Quella notte del 1916 i francesi fecero esplodere diverse cariche come questa prima di scatenare l’attacco alle linee tedesche e - sacrificando chissà quante centinaia di vite in una volta sola - conquistare, nella migliore delle ipotesi, qualche decina di metri di terra!!
A novanta anni di distanza resta ancora la muta testimonianza di quell’orrore in un cratere tanto ampio e profondo da poter tranquillamente essere scambiato per un evento cosmico.
Mentre ne percorriamo l’orlo ragioniamo sul fatto che in fondo non c’è poi tanta differenza col cratere meteorico che visitammo l’anno scorso in Estonia, sull’isola di Saaremaa!
Rientrare in camper è un vero sollievo, soprattutto per Lisa che il vento freddo proprio non lo sopporta.
Un ultimo balzo ed arriveremo ad AMIENS, ci vorrà un’altra oretta o giù di lì.
Per fortuna siamo abbastanza a nord perché le giornate siano sufficientemente lunghe da non rischiare assolutamente di arrivare col buio….
Altrimenti sai quanto avrebbe di nuovo da protestare Lisa…
E, poi, stasera abbiamo un appuntamento, per quando si sarà fatto davvero buio dovremo essere davanti alla facciata della cattedrale!
Il parcheggio di Port d’Aval, che è indicato come zona di sosta consentita ai camper, è facile da trovare quanto deludente.
Il posto è assolutamente squallido, deserto e molto esposto ai rumori della vicina strada di scorrimento.
Per fortuna il traffico sembra veramente scarso, ma si può ricercare una soluzione più “accogliente” visto che siamo anche soli soletti!!
Col tempo, però, si aggiungono un altro camper italiano ed un veicolo francese.
A questo punto tanto vale restare dove siamo, anche se Andrea ci fa patire per convincerlo che giocare a palla nel piazzale del parcheggio - che finisce direttamente in un vorticoso canale - è davvero troppo pericoloso.
Una cena veloce e siamo pronti, tra le solite proteste di Andrea, ad arrivare alla cattedrale.
La città sembra deserta e, complice anche la serata fredda e tutt’altro che estiva, non sembra esserci alcun indizio che lo spettacolo di son et lumiere “la cathédrale en couleurs” stia per iniziare.
Bisogna arrivare proprio davanti alla facciata per scoprire la rassicurante presenza di uno sparuto gruppo di persone in attesa.
La piazza è ancora scura e silenziosa, ma è chiaro che se lo spettacolo non dovesse iniziare presto non saremmo gli unici a restare molto delusi.
Ma ciò non avviene.
Pochi minuti dopo la facciata prende vita.
Mentre una voce racconta – prima in francese e poi in inglese – la storia della cattedrale e dà un significato alle sculture che ne coprono ogni centimetro, fasci di luce impalpabile si posano sulle superfici lavorate restituendo loro quelli che in origine dovevano esserne i colori originali.
La chiesa diventa un unico impressionante affresco a rilievo dai colori vivi e vivaci.
Incredibile quello che la tecnica moderna è diventata capace di fare!!
Ogni singolo dettaglio viene colorato autonomamente senza nascondere in alcun modo la finitura della pietra sottostante.
Lo spettacolo è entusiasmante.
Neanche avvicinandosi a pochi metri dalle sculture si riesce a distinguere che il colore è dovuto alla sola luce, la sensazione è indiscutibilmente che la pietra sia davvero colorata.
Le nicchie dei tre portali - che vengono evidenziati e spiegati uno ad uno – sono decisamente quelle in cui l’operazione raggiunge la vetta della spettacolarità.
Ognuna delle tante figure ha le vesti di vari colori; il viso, la barba, la chioma sono in naturalissimi toni leggermente differenti per ciascun personaggio; ogni sfondo, ogni particolare, ogni dettaglio, tutto è colorato.
E pensare che le cattedrali gotiche un tempo erano tutte coperte di siffatti colori.
Niente a che vedere con l’anonimo - al confronto - colore della pietra che è la finitura in cui siamo abituati a vedere, oggi, questi antichi gioielli.
Doveva essere uno spettacolo incredibile veder spiccare, già in lontananza, tra i bassi edifici delle antiche città, queste immense opere d’arte.
Se lo scopo di tanto sfoggio era quello di abbagliare il semplice pellegrino e lasciarlo attonito davanti ad una sorta di rappresentazione terrena della potenza di Dio - e, soprattutto, della sua Chiesa - non c’era dubbio che sarebbe stato raggiunto!
Rimaniamo ad ammirare tanto magnetico splendore riascoltando la colonna sonora due volte, in entrambe le lingue.
Lo spettacolo è così originale ed affascinante che risulta molto difficile andar via.
Be’, dovremo farci forza, si è fatto tardi ed Andrea non ne può più!
Una cosa è certa, però, dopo questa stupenda visione non saremo più capaci di guardare una cattedrale gotica con gli stessi occhi di prima!!

LA SCHEDA

Itinerario: Lille – Arras – Albert – Amiens (km 151)

========== a Lille (Lilla)
Visite:
--> Vieux Lille
La città vecchia vanta case del XVII e XVIII secolo restaurate ad arte lungo rue de la Monnaie, rue de la Grande Chaussée e rue Esquermoise.
--> Vieille bourse
L’antica borsa è costituita da 24 piccole case commerciali costruite in stile fiammingo-rinascimentale intorno ad un cortile rettangolare.
--> La Voix du Nord
La sede del giornale locale La Voce del Nord è un edificio in stile Art Deco del 1932 che si trova sul alto meridionale di place du Général De Gaulle.
--> La Braderie de Lille
Nel primo fine settimana di settembre si tiene ogni anno per le vie del centro un grande mercato delle pulci che affonda le sue radici in epoca medievale con bancarelle di antiquariato, di leccornie locali, artigianato e tanto altro.

Parcheggio:
--> Punto sosta nel parcheggio Champ de Mars posto alla fine di bd. de la Liberte, nei pressi della cittadella, gratuito e custodito.




========== ad Arras
Visite:
--> Grand'Place et place des Heros
Le due piazze costituiscono un complesso di eccezionale omogeneità in stile fiammingo che ricorda una scenografia teatrale.
--> Hôtel de ville
(torre: 9-18.30 L-S, 10-13 14.30-18.30 D, intero: EUR 2,35, ridotto: EUR 1,55)
È un edificio gotico fiammingo del XVI secolo, ricostruito dopo la prima guerra mondiale, con una graziosa facciata ad archi irregolari dalla cui torre si gode di un bel panorama sulla città.
--> Abbaye St-Vaast
Severo complesso abbaziale del ‘700 con un maestoso portale al di là del quale si apre un bel cortile d’onore.

Pernottamento:
--> Punto sosta e possibile pernottamento nella Grand Place.
--> Camping des Templiers 138 rue du temple, campeggio comunale, situato a circa 1 km a sud della stazione .



========== ad Albert
Visite:
--> Mémorial Terre-Neuvien
(centro visitatori: 10-18)
Nell’evocativo monumento commemorativo di Terranova, 8 km a nord-est, è chiaramente visibile il sistema di trincee a zig-zag, così come gli innumerevoli crateri causati dalle granate e i resti delle barriere di filo spinato: un paesaggio simile a quello che nel 1918 ricopriva centinaia di chilometri quadrati della Francia settentrionale.
--> Lochnagar Crater Memorial
Vicino a La Boisselle si trova il cratere di circa 100 metri, e profondo 30, chiamato la Grande Mine causato da un’esplosione il 1° luglio 1916.



========== a Franvillers
Pernottamento :
--> Punto sosta nel parcheggio in rue du Tour de la Place, vicino al salone delle feste.

========== ad Amiens
Visite:
--> La cathédrale en couleurs
(orario: agosto: ore 22, settembre: ore 21.45)
Spettacolo di luci che fa rivivere i colori della miriade di sculture gotiche della cattedrale.

Pernottamento:
--> Punto sosta nel parcheggio su Port d’Aval.
--> Punto sosta nel parcheggio a pagamento della cattedrale nei pressi dell’imbarcadero Hortillonages.


GIORNO 11 – LUNEDI 3 SETTEMBRE 2007

IL QUADERNO

Durante la notte ha piovuto a più riprese, praticamente per buona parte del tempo, e sta ancora piovendo quando ci svegliamo.
Le cose migliorano un po’ nel tempo che serve per la sistemazione del camper.
Non che le condizioni meteorologiche siano di punto in bianco volte al bello, ma almeno nel frattempo ha smesso di piovere e, per permetterci di dare un’occhiata alla città, tanto basta!
Dunque, non frapponiamo indugi e non perdiamo tempo neanche per la colazione.
Troveremo qualche pasticceria nel centro di AMIENS per iniziare nel migliore dei modi questa giornata che si preannuncia piuttosto uggiosa.
Il breve giro fra le strade del centro rivela una città senza troppa personalità.
Al di là di qualche curiosità, come il lezioso orologio metallico che abbellisce una delle vie centrali, non c’è molto da vedere.
Tanto vale ritornare subito verso la piazza della cattedrale.
Vedere la chiesa alla luce del sole – si fa per dire! – è quasi scioccante dopo i colori di ieri sera!
La pietra è di un candore abbagliante – o, almeno, lo sarebbe se ci fosse un sole degno di questo nome ad illuminarla – come raramente è capitato di incontrarne.
Evidentemente è stata pulita e restaurata recentissimamente.
Probabilmente proprio questo perfetto candore ha reso possibile la realizzazione di uno spettacolo come quello che si rinnova tutte le sere, ma aumenta anche, a dismisura, lo stesso contrasto con quella artificiale sfavillante policromia notturna.
Si ha addirittura la netta sensazione di essere davanti ad un’altra chiesa!
Adesso è il momento di apprezzare la finezza delle sculture che contribuiscono a farne il più completo esempio di architettura gotica del XIII secolo e che, probabilmente, hanno contribuito a farla ritenere dall’UNESCO un gioiello universale.
La sua facciata è un capolavoro coperto di capolavori!!
Quello che è grandioso nell’insieme è anche stupefacente nei dettagli.
Il massiccio muro che separa le tre porte, formando altrettante profonde e maestose arcate, in basso è decorato ed alleggerito da due serie sovrapposte di bellissime formelle.
In ognuna è incorniciata una scena – ed ognuna completamente differente dall’altra - studiata per calzare perfettamente nelle loro forme lobate, sfruttandone ogni spazio.
Sono sicuramente oltre cento e tutte diverse!
Più sopra i portali sono contornati da schiere di raffinate sculture che rappresentano apostoli e profeti o illustrano scene sacre ed episodi della vita di santi.
Nessun particolare è lasciato al caso.
Persino i piedistalli su cui poggiano le statue diventano delle piccole figure grottesche, accucciate nell’esplicito sforzo di sostenere il gran peso sovrastante.
Salendo con lo sguardo tutta la facciata continua ad essere un trionfo di merletti e di sculture.
L’interno non è da meno.
Qui, oltre lo slancio verticale delle snelle strutture gotiche, forse ancora più ardito che in altri casi, non c’è da ammirare soltanto il complesso ed intricato disegno delle vetrate colorate - alcune antiche, altre recenti ma non per questo meno affascinanti – che danno luce alla chiesa.
Ci sono anche numerose sepolture disposte soprattutto lungo il deambulatorio che percorre esternamente il recinto che chiude il coro.
Tra le sculture e le pitture che le decorano quelle più affascinanti a nostro giudizio sono, anche in questo caso, quelle gotiche – che, naturalmente, sono anche le più antiche – come quelle che illustrano la vita di San Firmino decorandone la tomba.
Bisogna fare uno sforzo di volontà per uscire dalla chiesa e, poi, uno ancora più grande per allontanarsi definitivamente da questa facciata che esercita una grande forza magnetica.
In fondo si potrebbe anche passare l’intera giornata ponendo l’attenzione ad ogni singolo particolare, magari piccolo ma mai insignificante!
Riscendiamo verso la parte bassa della città passando accanto all’edificio più bello che abbiamo finora incontrato, dopo la cattedrale, naturalmente.
È un’antica casa a graticcio che prospetta le sue finestre, dai vetri a fondo di bottiglia, proprio in faccia alla chiesa.
Una bella e solitaria testimonianza antica in una piazza piuttosto anonima.
Che in futuro sarà ancora più anonima, dal momento che stanno costruendo, proprio lì davanti, una nuova palazzina senza grandi pretese!
Siamo curiosi di vedere cosa dice la targa accanto alla porta.
Be’, non male avere il proprio studio medico in un edificio del genere e, per giunta, con questa vista!!
La guida dice che il quartiere di St. Leu è uno dei più caratteristici della città.
Visto che il resto è stato abbastanza deludente non si può non arrivarci.
Imboccando le viuzze che entrano nel cuore del quartiere subito oltre la chiesa di St. Leu è subito chiaro che si tratta di un vecchio quartiere residenziale fatto soprattutto delle semplici casette a schiera tanto care ai paesi dell’Europa settentrionale.
La caratteristica principale di questo è che è solcato in lungo e in largo da frequenti canali.
L’atmosfera tranquilla e silenziosa delle vie gli dà, a tratti, un’aria sonnolenta simile a quella che si incontra in certe calli secondarie veneziane.
Le architetture di qui, invece, non ricordano certo Venezia, ma le tinte vivaci di molte abitazioni possono far pensare certi colorati borghi lagunari.
Facciamo un giro intorno alla moderna sede di una università che occupa gran parte della zona.
È un serioso complesso costruito in mattoncini scuri che contrasta un po’ con l’aspetto più gaio delle costruzioni circostanti.
Non abbiamo trovato traccia della zona di localini di cui la guida parlava.
In effetti abbiamo cercato nel posto sbagliato.
Avremmo dovuto rimanere lungo il canale principale – quello che poi scende fino al nostro parcheggio – e non infilarci subito tra viuzze e canali secondari.
Ce ne rendiamo conto passandoci davanti con il camper, sulla via della partenza.
Prima di lasciare Amiens, però, c’è da far la spesa.
Troviamo sulla strada un bel supermercato Leclerc, che è anche un buon posto per consumare lo stupendo paté in crosta che abbiamo appena comprato!
Ora si parte davvero, su stradine secondarie che più di una volta ci fanno dubitare di essere sulla via giusta.
Il prossimo obbiettivo, GERBEROY, è un paesino arroccato sulla cima di una collina e perso in una rigogliosa campagna.
È chiamato il villaggio delle rose, tale è la profusione di questi fiori e l’attenzione con cui gli abitanti le curano.
Una sola guida lo nominava, ma ne parlava come uno dei villaggi più caratteristici di Francia.
Potevamo rinunciarci?
Certo che no!!
Andrea naturalmente non è dello stesso avviso, tanto che si rifiuta di scendere dal camper.
Per fortuna il borgo è veramente piccolo e basta una manciata di minuti per arrivare alla parrocchiale e poi ridiscendere fino all’estremità opposta dell’abitato.
Sulla piccola strada principale, malamente lastricata, il traffico dei veicoli è quasi inesistente al pari di quello pedonale.
L’atmosfera è rilassata, quasi d’altri tempi.
Tolto il primo paio di abitazioni all’ingresso del paese - piuttosto defilate - non esistono edifici moderni.
I giardini sono davvero pieni di rose, ma, in generale, non esiste un fazzolettino di terra lasciato senza fiori.
Ci sono casette che sono riuscite a ricavare un rigoglioso giardino fiorito persino dai dieci centimetri di terra tra il marciapiede ed il muro di casa.
Più passeggiamo per le silenziose vie di questo villaggio e più si radica in noi l’idea che possa benissimo rappresentare lo spirito più dolce e sereno della campagna francese.
Il piccolo albergo che si trova sulla piazza principale sembra essere il luogo ideale per una parentesi di tutto relax.
Pensiamo subito a Barbara e Nikos, una coppia di amici che qui si troverebbero benissimo!
Peccato che questo posto sia un po’ lontano da casa!!
Arroccato com’è sulla cima di una collina non poteva che discendere da un antico castello, di cui ormai restano soltanto poche rovine oltre la piccola porta d’ingresso.
Il borgo vero e proprio si svolge lungo le due strade che salgono alla porta.
È composto di vecchie casette dall’aria vissuta, ma allo stesso tempo quasi sempre ben tenute, che emanano una sensazione di autentico, di schietto.
Quasi tutte sono costruite con la tecnica del graticcio in legno e non tutte mostrano, tra i legni spesso colorati a tinte vivaci, le mura di nordico mattoncino a vista.
Anche i tetti sembrano un po’ meno spioventi.
Stiamo tornando verso sud e lo stile ricomincia a cambiare.
Possiamo rimetterci in marcia.
Ancora qualche decina di chilometri e siamo a BEAUVAIS.
La ricerca di un parcheggio è un po’ laboriosa.
Non abbiamo indicazioni precise e pare che tutti quelli che incontriamo abbiano le sbarre di altezza all’ingresso.
Be’, in effetti, quello in rue De Lignères sembra stranamente averle solo ad alcuni ingressi.
Basta entrare da un altro e, voilà, il gioco è fatto…
L’impressione che si ha della città percorrendone le vie principali è di un centro vivace e animato.
Passiamo prima attraverso una caratteristica area pedonale – che, a giudicare dall’età delle casette che vi si affacciano, dev’essere tra le zone più antiche delle città - costellata di localini di tutti i generi, stranamente chiusi.
Quando si arriva in rue Gambetta - probabilmente la via più importante – i negozi prendono il posto di ristorantini e kebab ed il via vai di pedoni aumenta sensibilmente.
Trovare la strada verso la cattedrale di St. Pierre nel reticolo quasi regolare delle vie è piuttosto semplice.
Anche perché l’immensa mole della chiesa – o, meglio, di ciò che ne resta - domina il panorama ogni volta che lo sguardo trova spazio tra i caseggiati più vicini.
Quella chiesa avrebbe dovuto essere - almeno nelle intenzioni di chi la pensò e la realizzò nel lontano ‘200 – la più grande ed imponente di Francia.
Avrebbe dovuto, perché la forza di gravità ebbe presto a dire la sua e l’altissima navata, evidentemente troppo ardita per le tecniche del tempo, rovinò ben presto portando con se le ambizioni dei costruttori.
Per fortuna sopravvisse almeno la parte absidale, a partire dai transetti, che già da sola è ben in grado di illustrare la grandiosità del progetto originale.
Le sue caratteristiche sono quelle dell’architettura gotica fiammeggiante - con rosoni e finestre riccamente ricamati, merletti di pietra, snelli pinnacoli ed arditi archi rampanti – ma le dimensioni sono davvero imponenti ed inconsuete.
Peccato che non sia sopravvissuta neppure una delle tante sculture che adornavano i portali dei transetti.
Anche questa cattedrale dev’essere stata uno spettacolo incredibile quando era coperta di statue e colorata a tinte forti, come certamente era e come – dopo lo spettacolo di ieri – abbiamo ben presente.
La guida dice che si può essere presi da un senso di vertigine guardando verso l’alto all’interno della chiesa.
È decisamente vero!
Il coro è il più alto del mondo e si vede, anzi, per meglio dire, si sente.
Ci si sente piccoli piccoli.
La vertigine, però, non è l’unica sensazione di cui si può essere vittima.
La presenza di enormi puntelli in legno che sorreggono archi, pilastri e colonne non fa ben pensare neanche della stabilità della parte ancora in piedi.
Di conseguenza, girando tra i pilastri il dubbio che la visita sia effettivamente del tutto sicura ti si insinua dentro inevitabilmente.
L’atmosfera un po’ tetra di una chiesa praticamente deserta e certamente molto bisognosa di restauro e la poca luce, che arriva – forse anche perché la giornata non è delle migliori – dalle altissime finestre, non aiuta a vincere questo senso di incertezza.
Anche qui si trova un orologio astronomico, ma al confronto di quello di Strasburgo sembra molto più semplice.
Non abbiamo né il tempo di aspettare la prossima esibizione né la voglia di spendere i dieci euro necessari.
Anche perché la piccola Lucky non potrebbe comunque entrare e, dunque, qualcuno di noi dovrebbe in ogni modo rinunciarci.
Ormai è troppo tardi anche per sperare di trovare aperto qualche museo.
Qui a due passi ci sono quello costruito attorno ad una collezione di arazzi ed il castello.
L’essere ormai nel tardo pomeriggio e, per di più, di lunedì ci toglie dall’imbarazzo!
Facciamo il tentativo di arrivare alla chiesa di St. Étienne, che è nominata nella guida per le sue vetrate.
Inutile anche questo.
Lisa sta cominciando ad averne abbastanza di questi orari così brevi ed il fatto che anche la città da questa parte sia più sporca e trasandata non aiuta certo a farla rimanere calma.
Be’, tanto vale cominciare a cercare la sistemazione per la notte.
Vorrà dire che una volta tanto potremo fare tutto con molta calma!
C’è un campeggio comunale in città.
Ci dirigiamo lì, seguendo le indicazioni che ci era già capitato di incrociare, ma ci aspetta una spiacevole sorpresa.
Il cancello è chiuso e tutta la struttura sembra deserta.
Perfino la reception sembra vuota ed abbandonata.
Oggi è il 3 settembre, non è proprio possibile che la stagione sia già finita da così tanto tempo da aver già dato al tutto quest’aria di abbandono.
Evidentemente quest’anno non ha proprio aperto…
Peccato, perchè il posto sembrava carino e, soprattutto, perché non ci sono altri punti di sosta segnalati in città e di dormire da soli proprio non abbiamo voglia.
Dovremo riprendere la strada e la cosa aumenta il disappunto di Lisa.
L’imprevisto, l’incertezza per la notte ed il fatto che subito fuori città comincia la superstrada le fanno crescere dentro una paura irrazionale.
Le sembra che la situazione ricalchi le caratteristiche della sera che avemmo l’incidente e teme che questa coincidenza significhi qualcosa.
Senza alcun ragionevole motivo si fa prendere dal panico che la cosa possa succedere di nuovo.
Nessuna delle rassicurazioni che le si possono dare le è sufficiente.
Per fortuna non passa molto tempo che arriviamo al primo svincolo e lì, tra le varie indicazioni, c’è anche il simbolo di un campeggio.
Tiriamo tutti un sospiro di sollievo, ciascuno per un motivo diverso.
Dopo il primo cartello la mancanza di ulteriori segnali ci lascia un po’ nell’incertezza, ma poi, dentro il piccolo centro di BRESLES, le indicazioni ricominciano.
Il Camping de la Trye è un campeggio molto semplice, ma è quello che fa per noi.
In fondo non abbiamo bisogno di gran che ed anche se non abbiamo la possibilità di scaricare i serbatoi c’è ancora margine per rimandare di ventiquattr’ore.
Il sole è ancora alto.
Mentre Andrea gioca a palla nel prato libero davanti ai servizi c’è tempo di dare un’occhiata intorno.
La zona dedicata ai turisti in transito è composta da un grande prato con al centro il gruppo, piuttosto basilare, dei servizi.
Più decentrate ci sono delle aree occupate dagli “stanziali”, con piazzole più definite e spesso separate da alte siepi.
Proprio accanto a noi inizia una stradina che si perde tra queste siepi, in invisibili piazzole tenute e curate come fossero una seconda casa, con fiori, cespugli e persino i nanetti sparsi nel prato tagliato di fresco!
C’è da domandarsi qual è il motivo che spinge certa gente a passare costantemente le proprie vacanze in un luogo abbastanza insipido come questo!
Be’, sarà pure insipido, ma per noi è capitato come il cacio sui maccheroni….e con l’allaccio elettrico si può finalmente – soprattutto per la gioia di Andrea – rivedere un altro bel film prima di andare a letto!

LA SCHEDA

Itinerario: Amiens – Gerberoy – Beauvais – Bresles (km 114)

========== ad Amiens
Visite:
--> Cathédrale Notre Dame
(orario: 8.30-18.45)
La cattedrale è la più vasta di Francia ed il più completo esempio di architettura gotica del secolo XIII. Da notare le sculture che ornano i portali e le edicole del dembulatorio, le tombe bronzee del XIII secolo ed i stalli cinquecenteschi del coro.
--> Quartiere St-Leu
Sulle strade dell’antico quartiere dei tessitori si affacciano colorate case ad intelaiatura lignea.
--> Hortillonnages
(14-tramonto, crociere di 1 h circa, intero: EUR 4,80, ridotto: EUR 2,40)
Gli “orti” sono inframezzati da un vero labirinto di canali in cui le vecchie capanne dei contadini sono diventate oggi casette per il week-end.

========== a Gerberoy
Visite:
--> Villaggio
Piccolo antico villaggio fortificato considerato tra i più belli e caratteristici di Francia anche per la grande presenza di rose ornamentali.


========== a Beauvais
Visite:
--> Cathédrale St-Pierre
(orario : 9-12.15 15-18.15)
Tutto ciò che oggi resta dell’incompiuta duecentesca cattedrale di San Pietro, capolavoro dell’arte gotica fiammeggiante, sono il coro ed il transetto di quella che sarebbe stata la chiesa più grande di Francia e che, comunque, ha ancora il coro più alto del mondo. All’interno volgendo lo sguardo verso le volte di altezza prodigiosa si ha un’impressione di vertigine mentre il transetto è illuminato magnificamente dalle vetrate cinquecentesche.
--> Orologio astronomico
(funzionamento alle 10.40 11.40 14.40 15.40 16.40, intero: EUR 4, ridotto: EUR 1)
Costruito nella metà dell’ottocento, nella cattedrale allo scoccare dell’ora cinquanta automi mimano la scena del giudizio universale.

Parcheggio:
--> Punto sosta nella spianata a parcheggio fra rue J. De Lignières e blvd de l’Assault.

Pernottamento:
--> Camping Municipal de Beauvais ** rue Camard, campeggio ben tenuto. CHIUSO


========== a Bresles
Pernottamento:
--> Camping de la Trye ** rue de la Trye, zona sud del centro abitato, oltre il cimitero.



GIORNO 12 – MARTEDI 4 SETTEMBRE 2007

IL QUADERNO

La mattina è fredda e umida.
Il prato intorno a noi è completamente bagnato anche se stanotte non ha piovuto affatto.
In un posto così tranquillo e silenzioso non si poteva che dormire ottimamente.
Dopo il nervosismo che ha accompagnato l’ultimo tratto di strada, ieri sera, un buon riposo era indispensabile per recuperare, sia nel corpo che nello spirito.
Sembrava che le cose fossero tornate quasi alla normalità, ma, evidentemente, non è ancora così!
Il ritmico ticchettio del fascione paraurti anteriore che, vibrando, sbatte continuamente, durante la marcia, sulla carrozzeria non è l’unico residuo dell’incidente accaduto già sei giorni fa.
Ci sono ancora conseguenze ben più profonde e pericolose a cui prestare attenzione.
Bisognerà continuare a tenerne conto negli spostamenti dei prossimi giorni e, soprattutto, nelle due lunghe tappe di rientro.
Le solite operazioni di preparazione e poi ci rimettiamo in marcia, mentre Andrea continua a restare nel mondo dei sogni.
Dobbiamo ripassare nel piacevole centro di BRESLES, per poi puntare verso est, prima sulla dipartimentale 193 e poi sulla vicina nazionale a quattro corsie.
COMPIÈGNE, la nostra prima meta di oggi, non è lontana.
L’unica mappa della città di cui disponiamo è vecchissima e questo ha il suo peso nei giri viziosi che non riusciamo ad evitare prima di arrivare, finalmente, a passare davanti al castello.
Parlare di “castello” in Francia - contrariamente a quanto siamo abituati in Italia - può significare molte cose diverse.
In questo caso la parola castello identifica, infatti, un palazzo reale settecentesco che il Luigi di turno fece erigere qui, ormai a poca distanza dalla capitale, evidentemente non sazio delle sue tante dimore esistenti.
La piazza davanti alla cancellata di ingresso è adibita a parcheggio, ma dev’essere uno dei parcheggi utilizzati normalmente dai cittadini ed è assolutamente al completo.
Proseguiamo poco oltre, fermandoci in una delle vie che si irradiano dall’ingresso, tra l’inizio del grande parco del palazzo e le eleganti palazzine che un giorno dovevano ospitare la corte e i nobili al seguito del re.
Come al solito tirar giù dal letto Andrea non è affare di poco conto, ma alla fine - tra uno sbuffo ed una protesta – si riesce ad avviarci verso il castello.
Avremmo dovuto saperlo - era scritto chiaramente nei nostri appunti – ma nessuno aveva fatto caso che, contrariamente alla quasi totalità dei musei francesi, questo palazzo resta chiuso di martedì.
Guarda caso oggi è proprio martedì e, di conseguenza, non si può andare oltre le cancellate che chiudono il cortile d’onore.
Be’, in effetti era insperabile che il cambio di piani dovuto all’incidente non avrebbe avuto alcun contraccolpo sulle visite in programma.
Tutto sommato - ci consoliamo – meglio che questo sia avvenuto proprio qui piuttosto che in altri monumenti maggiormente di nostro gusto e la cui mancata visita ci avrebbe pesato più gravemente.
In fondo, possiamo rinunciare abbastanza a cuor leggero al pesante e ridondante stile che certamente caratterizzerà gli appartamenti di un palazzo settecentesco.
“Tanto l’uva non è matura….”, diceva, in una fiaba di Esopo, la volpe che non arrivava a prenderla e, tutto sommato, queste nostre ultime considerazioni – almeno per Roberto - potrebbero non discostarsi molto da quel tono autoconsolatorio.
Comunque, l’idea di fermarci qui fino a domani non ci sfiora nemmeno.
Approfitteremo invece di questa sosta per fare scorta di contante, che è ormai arrivato agli sgoccioli!
È la scusa per fare anche un giretto in città!
Troviamo uno sportello bancomat poco più avanti in pieno centro.
Un minuto e abbiamo quello che ci serve!
Quanta acqua è passata sotto i ponti dai nostri primi viaggi, da quando bisognava procurarsi prima della partenza la valuta locale, quand’era possibile!, oppure dollari o traveler’s cheque - il che permetteva anche di stare più tranquilli senza portarsi dietro una fortuna in contanti - e poi andare alla ricerca della soluzione più conveniente per cambiare senza essere spennati.
Almeno se si resta all’interno dei paesi “occidentali” questi sono problemi del tutto superati, sostituiti da gesti molto più familiari, gli stessi che siamo abituati a compiere quasi tutti i giorni a casa.
Certo, a volte capita ancora di dover comprendere secondo il nostro metro il valore reale di una qualche moneta locale – e la cosa può essere tutt’altro che facile – ma anche questa è una difficoltà che già in numerosi paesi, come qui in Francia, ad esempio, con l’introduzione dell’Euro non esiste più.
Be’, davvero una bella comodità per chi viaggia lontano da casa!!
Adesso è ora di andarsene.
Uscendo dalla città attraversiamo un bel quartiere residenziale per poi tuffarci subito nella Forêt de Compiègne.
La strada per PIERREFONDS è molto piacevole, una tranquilla strada di campagna immersa quasi per intero nel verde dei boschi.
Anche la piccola cittadina è altrettanto piacevole.
È un centro molto piccolo, disteso in una lieve conca intorno ad un laghetto e letteralmente dominato dalle imponenti forme del suo castello.
Seguiamo le indicazioni destinate ai camper e parcheggiamo accanto a due mezzi tedeschi i cui equipaggi – due coppie piuttosto attempate – sono intenti a raccogliere le mele di un vicino albero.
Non siamo affatto convinti che questo sia il parcheggio per i camper, ma c’è così poca gente in giro che non daremo fastidio a nessuno, dunque restiamo anche dopo che i tedeschi, una volta completata la raccolta, se ne vanno, poco dopo, lasciandoci col dubbio che il nostro arrivo li abbia infastiditi un po’.
Difficile dire se siamo ai margini dell’abitato o ancora al suo interno perché le costruzioni sono molto sparpagliati nel verde del bosco.
Il cuore del paese – ai piedi del castello – però non è lontano e basta fare pochi passi per trovarci già tra vecchi edifici molto caratteristici.
In alto, sopra la strada, svetta la torretta di una bella villa di inizio secolo adornata di maioliche e di un curioso tetto di foggia molto originale.
Dalla parte opposta, poco più avanti, un gatto di pietra gioca con una palla sopra la vecchia insegna di un’attività commerciale che sembra aver chiuso i battenti da tanto tempo.
Non passa una macchina e la pace d’altri tempi è rotta soltanto dalle placide chiacchiere di un gruppo di anziani seduti intorno ad un tavolo del bar.
L’atmosfera retrò del borgo è completata, ancora più avanti, da una bellissima vecchia citroenne nera, parcheggiata lungo la strada, che sarebbe assolutamente degna del museo di Mulhouse!
Saliamo verso il castello.
Il lato che si affaccia sul villaggio è un unico edificio la cui grande facciata regolare è spezzata da tre torrioni cilindrici coronati da merli e da tetti appuntiti.
Ricorda molto lo stile e le caratteristiche di molti castelli della regione della Loira, con la differenza che questo risale soltanto alla metà dell’ottocento!
Fu il famoso architetto Viollet-le-Duc – quello, per intenderci, che restaurò, qualcuno ritiene si debba dire ricostruì, la città fortificata di Carcassonne – a riedificare, su incarico imperiale, anche questo castello sui resti di un maniero medievale.
I francesi, che non lesinano stelle quando si tratta di sottolineare le bellezze del loro paese, gliene hanno assegnate ben due.
Indubbiamente il risultato è imponente ed elaborato.
Forse addirittura troppo ricco ed elaborato per dare effettivamente l’idea di un castello antico.
Lisa su questo è categorica e lo bolla irrimediabilmente come un falso storico.
Non le si possono dare tutti i torti.
Complessivamente ha più l’aspetto di un castello delle favole che del maniero medievale che doveva essere in origine e viene spontaneo domandarsi quanto la ricostruzione abbia potuto seguire le forme originali, come l’architetto abbia potuto ricostruire la sua dimensione verticale dai pochi resti che la guida sostiene fossero rimasti.
E poi - questo è oggettivamente vero – gli manca del tutto quella patina che la storia lascia sulle cose, molto più di quanto si potesse dire per il castello di Haut-Königsbourg.
Questo ci convince - insieme al salato biglietto d’ingresso – a non visitarne l’interno.
Ne faremo il giro completo all’esterno, dopo esserci soffermati per un attimo sulla vista del borgo che si gode dalla terrazza su cui si apre il ponte levatoio.
Scendiamo per la via principale di accesso al castello, che si snoda in un bellissimo bosco di castagni per poi ritornare proprio sotto le sue mura, e siamo di nuovo tra le case del borgo.
Mettiamo qualcosa sotto i denti e poi ce ne andiamo.
Continuiamo a dirigerci ad est per un altro breve balzo verso la meta di stasera: Reims.
La strada da percorrere per ora, però, è molto più breve perché sulla via della capitale dello champagne vogliamo fermarci a visitare i monumenti di SOISSONS.
Sebbene anche qui l’unica mappa che abbiamo è abbondantemente ultratrentennale, la strada di accesso sembra essere molto più semplice che a Compiègne e c’è una piazza che potrebbe essere proprio quel che fa al caso nostro per parcheggiare.
Dunque arriviamo in place St. Christophe senza colpo ferire.
Come c’era da aspettarsi la parte centrale, circondata da un cordone di vecchi alberi, è sistemata a parcheggio, ma le solite sbarre di altezza ci impediscono l’ingresso.
Per fortuna i posti sterrati lungo il perimetro, sotto le fronde degli alberi, sono accessibili dall’esterno e non hanno alcuna limitazione.
Ne approfittiamo di corsa.
Questa è una posizione strategica, abbastanza vicina alla zona in cui si trovano i monumenti da visitare pur restano sulle principali direttrici di attraversamento del centro.
Bastano pochi minuti a piedi per sbucare proprio davanti alla facciata della cattedrale.
Le sue linee sono severe e robuste.
Non ha niente della leziosità e della ricchezza a cui ci hanno abituato le cattedrali gotiche dei giorni scorsi tanto che la cosa ci lascia un po’ perplessi.
Ne iniziamo la visita con un giro dall’esterno.
Questa chiesa ha la particolarità di avere la testata del transetto destro arrotondata come fosse una vera propria abside.
Dall’esterno ha l’aspetto di una cappella, sporgente dalla navata, con addossato il tetto più basso e colorato di un’altra cappella più piccola.
Sarebbe una bella vista, tra gli archi rampanti del fianco, se un autobus tedesco non si fermasse proprio davanti – nonostante dall’altra parte della strada ci sia un grande parcheggio vuoto – a scaricare il suo gregge di turisti e a rovinare la nostra inquadratura!
Le linee essenziali dell’esterno, a volte più dure che in tante altre chiese gotiche, non lasciano immaginare l’armoniosa grandiosità dell’interno.
Avevamo letto in una delle nostre guide che l’aspetto del primo non rende assolutamente giustizia alla grazia del secondo.
Non si può che essere d’accordo.
La navata centrale ha uno slancio verticale non comune, un respiro che forse nessuna delle chiese che abbiamo visitato fin’ora possiede e la purezza delle linee è davvero la sua caratteristica principale.
La luce del sole – che oggi sembra assecondare la nostra visita – entra dalle grandi finestre che riempiono la parte alta delle pareti e sottolinea i fasci di finte esili colonne, quelle vere del falso matroneo e le nervature gotiche che evidenziano le volte.
Se le forme possono essere considerate poesia la navata di questa chiesa può esserne sicuramente un esempio.
Ed il punto in cui l’armonia delle linee raggiunge il massimo è proprio quel transetto ricurvo che avevamo ammirato già dall’esterno.
Lì l’altezza delle navate laterali lascia spazio a due ordini di agili archi sovrapposti che insieme al matroneo e alle numerose finestre rendono la parete un unico slanciato insieme in cui la pesantezza della pietra si dissolve tra luce e spazi vuoti.
Questa chiesa è veramente un gioiello.
Un gioiello che, per di più, giunge del tutto inatteso, anche nonostante le anticipazioni delle guide.
Andrea invece della chiesa, che non ha degnato di molti sguardi, ha apprezzato molto di più il grande spazio pedonale che le sta davanti - divertendosi a seguire col suo fido monopattino i disegni della pavimentazione in pietra – e adesso che dobbiamo lasciarlo la cosa non gli va giù per niente.
L’abbazia di San Giovanni delle Vigne si trova all’estremità opposta del centro storico, ma le dimensioni del centro stesso sono così modeste che bastano pochi altri minuti per arrivarci.
Parlando di un’abbazia ci si aspetta, naturalmente, di trovare una chiesa.
In realtà una volta una chiesa effettivamente c’era, ma - dopo che la rivoluzione costrinse i monaci alla fuga e distrusse la maggior parte delle strutture - divenne, in pratica, non più di una sorta di cava di pietra da costruzione.
Fu la gente stessa di Soissons che insorse e pretese che i fanatici rivoluzionari risparmiassero almeno la sua facciata.
È quella che, ancora oggi, svetta con le sue due torri disuguali sul prato che ha preso il posto della chiesa.
Guardando la sua grandiosità e l’eleganza che ancora traspare non resta alcun dubbio che questo potesse essere uno dei monasteri più ricchi e potenti dell’epoca medievale.
La stessa sensazione si ricava visitando anche ciò che resta del monastero.
Due grandi saloni a volte lasciano intravedere quanto fossero numerosi i monaci che lo abitavano.
Poi, proseguendo, si arriva in quello che era il chiostro grande.
Non ne resta molto.
Solo due dei tre lati della galleria sono sopravvissuti e le loro condizioni sono tutt’altro che buone.
Ciò nonostante si possono ancora ammirare le classiche forme delle bifore sbocconcellate che ne chiudevano gli archi e, soprattutto, più in alto, ciò che resta di ricche decorazioni a disegni floreali – a sottolineare colonne e bordo superiore – come anche i soliti inquietanti gargoiles e formelle e ghirlande a figure di carattere naturalistico.
Dev’essere stato uno spettacolo quand’era ai suoi tempi migliori ma anche oggi possiede un certo fascino!!
Un fascino, per così dire, quasi archeologico….
Per tornare verso il camper la via più breve è il boulevard Jeanne d’Arc, un’ampia e rettilinea via alberata che dev’essere stata tracciata nel periodo di espansione sette-ottocentesca della città.
Per buona parte della sua lunghezza è fiancheggiata da una serie di eleganti palazzine private, ciascuna circondata dal proprio giardino e protetta da alti muri di recinzione.
Peccato che anche i cancelli sono sempre chiusi da discrete coperture di metallo e dare una sbirciatina all’interno è molto difficile.
Ripercorriamo la stessa via anche in camper, poi, con qualche indecisione, riusciamo ad imboccare la via per Reims.
Gli ultimi chilometri di oggi scorrono più che tranquilli.
La strada come sempre è scorrevolissima e per gli ultimi chilometri e l’ingresso in città veniamo dirottati sull’autostrada.
REIMS è uno di quegli strani esempi francesi – un altro è la città di Lione - in cui l’autostrada, anziché abbracciare la città in lontananza, come avviene sempre a casa nostra, passa dritta a due passi dal centro spaccandola in due parti.
L’avevamo già notato, stupendoci di quanto le torri della cattedrale fossero vicine, nei nostri lontani passaggi verso la Manica.
In questa circostanza la cosa, però, torna utile perché la locale area attrezzata si trova proprio a due passi dall’autostrada ed arrivarci, con le dettagliate indicazioni che abbiamo, non presenta molte difficoltà.
Si tratta di un piccolo parcheggio riservato ai camper sul retro di una grande struttura destinata ad ostello e confina direttamente con un parco verdissimo.
Le attrezzature per lo scarico ed il carico dell’acqua si trovano invece quasi all’ingresso di tutto il complesso e sembrano piuttosto comode.
Cominceremo con l’utilizzare quelle, magari con l’occhio sempre attento all’arrivo di altri ospiti, perché i posti rimasti liberi sono soltanto due e non vorremmo finire per parcheggiare in qualche angolino sacrificato.
Come al solito c’è sempre il dubbio se il pozzetto possa anche essere utilizzato o meno per lo scarico delle acque nere.
Qui ci sono già “tracce” di tale utilizzo e, d’altra parte, non c’è alcuna indicazione per il contrario, anche se esiste un apposito scarico per le cassette estraibili.
Procediamo.
Le operazioni risultano semplici e veloci, il che ci lascia il tempo – una volta sistemato il camper – di anticipare ad oggi una parte della visita.
Pochi passi e siamo oltre l’autostrada.
Altri dieci minuti di cammino e si arriva alla cattedrale.
Essendo rivolta ad ovest, la sua facciata è avvolta dai raggi del sole ormai basso sull’orizzonte che le donano una tonalità di colore molto calda.
Non volendo abbiamo probabilmente scelto il momento migliore per visitarla.
Il tempo, d’altronde, continua ad aiutarci e adesso il cielo è azzurro e completamente sgombro dalle nuvole.
Osservandola da lontano, nel suo insieme, quello che ci colpisce subito è la sua insolita simmetria.
Per la prima volta le due torri sono perfettamente uguali.
La piazza della cattedrale e la via di accesso principale sono per buona parte chiuse da cantieri per i lavori di ripavimentazione.
La situazione pesa un po’ sulla fruibilità di questo gioiello.
L’accesso agli ingressi è piuttosto sacrificato e le zone da cui si potrebbero apprezzare meglio le sezioni intermedie della facciata sono proprio quelle transennate.
Non c’è bisogno di arrivare ad osservarla nei dettagli, però, per rendersi conto a colpo d’occhio che questa chiesa è un concentrato di capolavori d’arte.
Solo pochi giorni fa non l’avremmo fatto, ma ora viene subito spontaneo pensarla coperta di colori brillanti.
Non è facile immaginare la meraviglia che avrebbe suscitato uno spettacolo simile.
Noi, poveri turisti moderni, dobbiamo accontentarci invece di ammirarla… per così dire… in bianco e nero.
Un accontentarsi che, in questo caso, resta comunque di tutto rispetto!
La ricchezza delle sue decorazioni è ancora superiore a tutte quelle che abbiamo incontrato fin’ora ed il suo splendore - complice, forse, anche la giusta luce – ci appare senza rivali.
No si fa fatica a capire il perché sia stata inserita dall’UNESCO nell’ ”albo d’oro” dei monumenti più significativi della storia umana.
Avvicinandosi ovviamente si apprezzano più i particolari.
Le prime a colpire l’occhio sono le stupende sculture duecentesche dei portali.
Poi, alzando lo sguardo alla folla di statue e fini rilievi che la ricoprono, l’occhio si ferma su altri dettagli, tutti perfettamente in tono con il carattere severo del gotico, ma che in alcuni casi esprimono una originalità non comune.
È il caso delle due grandi teste d’animale che spuntano dalla facciata affiancando dai due lati l’arco del portale principale.
Raffigurano senza alcun dubbio un rinoceronte ed un bue e non strani esseri fantasiosi e grotteschi.
Le loro forme sono particolarmente realistiche e le loro bocche aperte lasciano intuire che siano dei veri e propri gargoiles e non abbiano una funzione puramente decorativa.
Varcando l’ingresso principale si accede ad un interno maestoso, sobrio ma imponente.
La luce che penetra prepotente dalle finestre sulla facciata in questo momento si proietta lungo la navata e dona alle vetrate della polifora e dei rosoni colori insolitamente accesi.
Peccato che non accada altrettanto anche al rosone duecentesco del transetto destro, su cui l’ombra della sera non permette di apprezzare appieno la finezza dei lavori.
Terminiamo la visita compiendo un mezzo giro intorno alla chiesa ed arrivando fino all’abside tra le proteste di Andrea.
Il fianco e l’abside non sono ricchi quanto la facciata - è ovvio! – ma gli artisti dell’epoca non hanno certo dimenticato di impreziosirli di giochi di pietra e sculture a profusione.
Molte sono così lontane – ad ornare le parti più alte – che a volte è difficile persino capirne il soggetto.
Ce né una, in particolare, che stuzzica la nostra fantasia.
Rappresenta una fanciulla con in braccio un’animale irriconoscibile da quaggiù ed è l’occasione per una innocente scommessa che per un attimo riesce a ravvivare anche l’interesse di Andrea.
Altre, come quelle dei portali laterali, sono più vicini e quindi più fruibili, ma nemmeno la particolarità di quella che rappresenta un vescovo con la sua testa in mano riesce ormai a catturare l’attenzione di Andrea, che non vede l’ora di tornare al camper!
La città si va man mano svuotando.
È ormai tardi, ma c’è ancora abbastanza luce per avviarci verso casa in tutta tranquillità.
Come al solito finiamo per andare a letto molto più tardi dei nostri vicini nordeuropei.
Speriamo che la confusione che domina all’interno del nostro camper - come tutte le sere - non li abbia disturbati più di tanto, almeno non tanto da pensare qualcosa come “I soliti caciaroni italiani!” …
Soprattutto stasera che siamo davvero gomito a gomito con una coppia di inglesi di una certa età!

LA SCHEDA

Itinerario: Bresles – Compiègne – Pierrefonds – Soissons – Reims (km 155)

========== a Compiègne
Visite:
--> Château
(orario. 10-18, chiuso martedì, visita guidata 1 h, biglietteria 45 min prima, EUR 4,50)
Luigi XV nel 1738 ordinò la ricostruzione del palazzo reale e a quell’epoca risalgono gli appartamenti storici, ricchi di arazzi ed arredi del XVIII secolo.


========== a Pierrefonds
Visite:
--> Château
Nel 1857 Napoleone III affidò a Viollet-Le-Duc la completa ricostruzione del castello che tornò così a prendere le originarie sembianze di maniero d’epoca feudale

Siti interessanti:
pierrefonds-tourisme.net (GB F)

========== ad Attichy
Servizi:
--> Area attrezzata in rue de la Fontaine Aubier all’interno del campeggio, acqua, luce, scarico a pozzetto.

========== a Croutoy
Pernottamento:
--> Punto sosta, magnifico posto ma un po’ troppo conosciuto e frequentato, tra il porto e le chiuse, girare a sinistra all’ingresso della cittadina.

========== a Soissons
Visite:
--> Cathédrale St-Gervais et St-Protais
Purezza di linee e semplicità degli ornamenti fanno sì che questa cattedrale possa essere considerata come una delle più belle testimonianze dell’arte gotica.
--> Abbaye de St-Jean-des-Vignes
Fondata nel 1076, l’abbazia fu uno dei più ricchi monasteri del medioevo ed ancora oggi ciò è testimoniato dall’eleganza della facciata della chiesa e dal grande chiostro con finissimi capitelli degni di nota.

Parcheggio:
--> Punto sosta parcheggio in place Saint-Christophe, parcheggio interno interdetto da sbarre di altezza, ma disponibili posti lungo il perimetro, sotto gli alberi.
--> Punto sosta parcheggio del centro vicino al mercato coperto.


========== a Reims
Visite:
--> Cathédrale Notre-Dame
(orario : 7.30-19.30)
È una delle più belle cattedrali del mondo per unità di stile, statuaria risalente al ‘200 e per i ricordi che la legano ai re di Francia. La facciata è una delle più belle del gotico, mentre all’interno sono da notare i capitelli.

Pernottamento:
--> Area attrezzata presso il Centre International de Sejour, Parc Leo Lagrange, in Chaussee Bocquanie, angolo Av. du General De Gaulle, con tutti i servizi, 9 piazzole, max 48h, gratuita ma è richiesta la registrazione alla reception dell’ostello, dalla A4 seguire per Reims centro, la Comedie, Stade de Reims fino al Centre.
--> Camping Municipal - Val de Vesle a Val de Vesle, 8 rue Routoir-Courmelois, a sud di Reims, a est della N44.

GIORNO 13 – MERCOLEDI 5 SETTEMBRE 2007

IL QUADERNO

Fortunatamente anche oggi si preannuncia una bella giornata, anche se nelle prime ore della mattina la temperatura, secondo il nostro metro, è già decisamente autunnale.
L’area attrezzata di REIMS si è rivelata ancora più tranquilla di quanto la vicinanza con l’autostrada avrebbe potuto far pensare.
In effetti, la fascia di verde che ci separa dai rumori del traffico è sufficiente a garantire una pace quasi assoluta.
La passeggiata di ieri sera alla cattedrale non ha certo esaurito la visita della città e, purtroppo, per visitare il museo del Palazzo del Tau bisogna ritornare proprio fino alla cattedrale.
Quindi, gambe in spalla per una replica esatta della passeggiata di ieri!
Pur prendendo il nome dal palazzo che lo ospita – che, a sua volta, lo mutua dalla stessa forma a T della sua pianta – il museo non è altro che una raccolta delle opere provenienti dalla vicina cattedrale, da cui sono state tolte, e sostituite da copie moderne, per salvaguardarne la conservazione.
Alla visita di una tale raccolta si può obbiettare che non ha molto senso vedere i singoli pezzi avulsi dal contesto per cui furono creati.
La verità è che avrebbe poco senso, semmai, visitare soltanto questo museo senza vedere anche la chiesa, di cui costituisce una sorta di approfondimento.
Le due cose si integrano per diversi motivi.
In primo luogo si ha la possibilità di ammirare da vicino opere che sono altrimenti visibili a distanze anche di decine di metri e spesso si confondono nella folla di sculture e nella ricchezza di elementi architettonici caratteristici del gotico.
Quelle statue furono pensate per essere viste da precise angolazioni e, di conseguenza, furono anche realizzate alterandone leggermente le proporzioni in maniera tale da compensare la distorsione dovuta alla prospettiva.
Le figure che ne derivano risultano quindi filiformi e slanciate al di là della norma.
Se a questo si aggiunge il vezzo tipico della scultura gotica di rappresentare i soggetti in pose plastiche caratterizzate da un leggero senso di torsione si ha un risultato dalle forme estremamente eleganti.
Rendersi conto da vicino della cura con cui furono realizzate anche le opere in un certo senso più marginali - come gli enormi angeli incastonati nelle guglie laterali o alcune delle statue che ornano la parte absidale – fa ovviamente apprezzare maggiormente anche la chiesa nel suo complesso.
Ritroviamo qui la figura di una donna che avevamo notato ieri in alto, molto in alto.
L’incomprensibile animale che teneva in braccio aveva stimolato la gara tra tutti noi tre e soltanto adesso possiamo avere la risposta definitiva: certo non era facile pensare ad un drago!!
Il palazzo, però, prima di essere un museo era la residenza del vescovo di Reims, dunque in alcune stanze ha di per sé stesso le caratteristiche di una lussuosa dimora degna di una visita.
Per di più vi sono conservati anche gli oggetti che costituiscono il tesoro della cattedrale, come stupendi reliquiari, gioielli, preziosi abiti talari ed alcuni enormi arazzi a cui è dedicato il salone di rappresentanza.
Ora dobbiamo decidere come spostarci nella parte sud del centro.
Vorremmo muoverci direttamente in camper per evitare di dover tornare all’area di sosta e perdere così il minor tempo possibile.
Chiediamo un consiglio all’ufficio di turismo anche per avere indicazioni sulle possibilità di parcheggio.
La ragazza evidentemente non conosce bene la zona e, non volendosi sbilanciare, ci propone l’alternativa dei mezzi pubblici.
No, questa soluzione non è la migliore.
La ringraziamo, ma proveremo comunque a modo nostro.
Un’ultima occhiata alla stupenda cattedrale e ce ne andiamo.
L’area attrezzata è gratuita, ma si richiede ai suoi ospiti di passare alla reception dell’ostello che la gestisce per lasciare l’impronta del proprio passaggio ed un commento.
Da parte nostra l’opinione non può essere che positiva!
Nella zona dove siamo diretti di veri e propri parcheggi non c’è neanche l’ombra.
Lungo boulevard Henry Vasnier, però, c’è un largo marciapiede sterrato su cui sono già parcheggiate molte auto.
Perché non possiamo fermarci anche noi?
Tanto più che non siamo affatto distanti dalle cantine Taittinger e i tempi per la prossima visita guidata ormai stringono.
Anche se ancora non è esattamente l’ora di pranzare, fermiamo lo stomaco con qualche stuzzichino acquistato al forno poco lontano dall’ingresso e poi entriamo.
Il giro guidato delle 12 – l’ultimo della mattina - è appena iniziato e dobbiamo essere condotti da una elegantissima hostess a raggiungere il gruppo, appena partito, nei cunicoli sotterranei della cantina.
Purtroppo il giro è in francese, ma riusciamo a capire abbastanza da trovare una spiegazione per quello che vediamo, o almeno così crediamo!
In una rete di gallerie, disposte su più livelli e scavate durante il passare dei secoli, riposano milioni di bottiglie divise in lotti numerati e disposte in ordinatissime cataste che a tratti occupano i tunnel quasi per intero.
La ragazza che ci guida illustra sia le fasi della lavorazione che la storia di cunicoli che stiamo attraversando.
La prima è caratterizzata dagli svariati e complessi passaggi che costituiscono il metodo champenoise, quel metodo che i francesi sono alla fine riusciti a far togliere dalle etichette degli spumanti nostrani rendendolo esclusivo.
Ma un metodo è un metodo – direte voi, ed è quello che abbiamo pensato anche noi – se effettivamente lo usi hai tutto il diritto di usarne anche il nome, mentre se non lo usi e lo scrivi sei comunque un imbroglione da perseguire.
Che bisogno c’era di pretenderne a tutti i costi l’esclusiva per legge?
Oppure bisogna pensare che i nostri produttori siano tutti degli imbroglioni?
Inutile chiedere spiegazioni alla guida.
A parte le difficoltà linguistiche la sua opinione sarebbe inevitabilmente soggetta al dubbio di essere partigiana!
Le gallerie, invece, formano un intricato labirinto che si diparte per decine di metri sotto la città.
Fu iniziato addirittura nel 1400 con alcune delle gallerie più superficiali e poi ampliato col passare del tempo e l’affermarsi dell’azienda nel mercato dello champagne.
La maggior parte dei tunnel sono gallerie dalla forma regolare, abbastanza ampie da poter ospitare addirittura dei veicoli non troppo grandi.
Esistono, però, anche delle sale più grandi, dalla forma particolare, con i ripidi soffitti vagamente conici che terminano, al colmo, con l’apertura di un tombino verso l’esterno.
Qui si incontrano anche i resti degli angusti pozzi attraverso i quali originariamente, nei secoli più lontani, si accedeva – si può facilmente immaginare con quale difficoltà! – alle gallerie.
Dopo aver percorso in lungo e in largo il reticolo sotterraneo si ritorna in superficie passando per il reparto di imbottigliamento.
Siamo nell’orario della pausa del pranzo e i macchinari sono fermi e senza personale.
Peccato!
Le spiegazioni della guida – oltre tutto particolarmente incomprensibili ora che sono più tecniche – certo non possono competere col fascino di vedere le macchine in azione!
C’è una vera e propria catena di montaggio in cui le bottiglie vengono prima preparate, quindi riempite e poi chiuse e definitivamente rifinite per la vendita.
La visita si conclude con una degustazione nell’elegante negozio della cantina.
Un piccolo flute di champagne per ciascuno, naturalmente già ben pagato nel salato biglietto d’ingresso!
Centellinando il “divino nettare” si può dare un’occhiata agli inviti di alte autorità dello stato francese – compreso lo stesso presidente delle repubblica - che riportano lo champagne Taittinger come bevanda in pranzi ufficiali di ogni sorta e che sono qui incorniciati al muro quasi fossero trofei.
Andrea ha da ridire sul fatto che per lui il bicchiere non è nemmeno previsto.
Il motivo sarà che è considerato troppo piccolo per bere alcolici oppure, più semplicemente, che non ha pagato alcun biglietto?
In qualsiasi modo lui proprio non ci sta e finisce per farsi fuori buona parte dello champagne di sua madre!
Be’, come si dice “buon sangue non mente” ed il piccolo sa già riconoscere una prelibatezza quando gli capita di incontrarla.
Effettivamente questo champagne è davvero buono.
Bisogna riconoscere che in qualche modo è molto più raffinato – sì, raffinato è proprio la parola giusta – dei nostri spumanti, sia per quanto riguarda un’effervescenza meno invadente che un gusto più delicato.
Per fortuna il caso ha voluto che abbiamo messo qualcosa nello stomaco prima di iniziare la visita e adesso l’assaggio che ci viene offerto serve solo a stimolare il desiderio di un altro bicchierino…..
Soprattutto a Lisa, che, in fin dei conti, è riuscita appena a bagnare il becco o poco più.
Dovremo accontentarci di acquistare una bottiglia – la più piccola - per sottolineare qualche occasione speciale e fingere di essere alla tavola del presidente della repubblica francese!
Scopriremo più tardi - una volta tornati in Italia – che il prezzo è appena di un’inezia più conveniente di quello che potremmo trovare in molte occasioni nell’ipermercato sotto casa.
Francamente ci saremmo aspettati qualcosa di meglio!!
Una volta lasciata la cantina per arrivare all’abbazia di Saint-Remi basta percorrere solo poche centinaia di metri.
La chiesa ha una facciata abbastanza semplice - almeno al confronto delle straricche cattedrali gotiche fiammeggianti che abbiamo visitato fin’ora – e le linee del primo gotico riescono appena ad alleggerire quelle più severe del romanico.
Solo i ripidi tetti grigi delle due torri riconducono alle caratteristiche dell’architettura francese, senza quelli potrebbe addirittura essere una chiesa italiana!
All’interno continuano a mischiarsi diversi stili.
La struttura della chiesa continua ad essere gotica, ma l’elemento che attira di più la nostra attenzione è l’elaborato recinto seicentesco che chiude il presbiterio fino, nell’abside, al sepolcro del santo a cui è dedicata.
Chissà se l’enorme candelabro con 96 candele – tanti quanti furono gli anni vissuti da San Remigio – fa anche lui parte dell’evocation lumière, la sorta di spettacolo di luci che si tiene ogni sabato sera?
Purtroppo non lo sapremo mai!
Il rientro in camper è l’occasione per l’ennesima protesta di Andrea.
Stavolta sembra non sapere bene neanche lui perché protesta.
Probabilmente è stanco, per fortuna lo spostamento imminente sarà l’occasione per lui di un salutare sonnellino.
Intanto completiamo il pranzo di oggi – se così si può chiamarlo – sgranocchiando qualcos’altro e poi si parte.
Abbiamo deciso di evitare l’autostrada e continuare a seguire le strade statali anche per raggiungere Troyes.
Il viaggio sarà certamente un po’ più lento, ma finché si può….
Lisa continua ad essere più tranquilla su questo genere di strade e non le si può neanche dar torto quando dice che evitare la spersonalizzazione delle autostrade permette di vivere il viaggio anche durante ogni singolo spostamento.
Quest’anno le è capitato - dice, per la prima volta dopo tanto tempo - di rivedere gli stessi panorami bucolici e di rincontrare le frequenti piccole mandrie di bovini che ricordava fossero vedute abituali nei passaggi verso e dall’Inghilterra con la sua famiglia.
In fondo la Francia è anche questo, anzi – considerando quanto sia vasto il suo territorio – forse addirittura non è sbagliato dire che è soprattutto questo.
In fondo un viaggio in Francia che non comprendesse anche un minimo di contatto con la sua variegata campagna e con i suoi tanti vivaci villaggi non sarebbe certo un viaggio completo.
Dunque ben venga un cammino di qualche minuto più lungo se ciò va a vantaggio di una esperienza più attenta ai dettagli e sicuramente anche più piacevole.
Infine siamo a TROYES ad un’ora utile per la visita del centrocittà.
Gli unici monumenti da visitare soggetti ad un orario di chiusura sono le chiese, quindi - una volta lasciato il camper sul marciapiede di boulevard Henri Barbusse - un viale di circonvallazione ad est del centro – ci dirigiamo rapidamente alla cattedrale.
La speranza che il suo orario di apertura sia diverso da quello che è indicato nelle guide viene soddisfatta.
È ancora aperta nonostante siano già quasi le sei di sera.
Certo, il fatto di arrivarci subito dopo aver visto le stupende chiese di Amiens e Reims è come se mettesse un handicap in partenza sulla visita di questa!
Le condizioni trasandate della sudicia facciata annerita dal tempo e la completa assenza delle opere scultoree che originariamente la movimentavano, poi, fanno il resto.
Andando all’interno, però, e vedendo le stupende vetrate l’opinione cambia radicalmente.
Quelle da sole bastano a ricomprare l’intera immagine della cattedrale.
Secondo la guida risalgono tutte al periodo che va dal XIII al XVI secolo e furono prodotte dagli abili artigiani locali di quei tempi.
Sono una più bella dell’altra!
È vero che a volte la patina lasciata dal tempo e dalle intemperie ne ha reso più opachi i colori, ma l’atmosfera creata dalla luce soffusa è molto gradevole e in molti casi è ancora possibile ammirare le scene e i disegni che le mani esperte dei mastri vetrai furono capaci di creare così tanto tempo fa.
Due giri separati, dal momento che con noi c’è anche Lucky, e poi siamo pronti a proseguire.
La rue de la Cité ci porta verso il quartiere più caratteristico del centro.
Poco più avanti c’è la chiesa di Saint Urbain.
Quando ci arriviamo è già chiusa e dobbiamo accontentarci di ammirare solo dall’esterno le sue fattezze, certamente più modeste per dimensioni ma senza dubbio più ricche di quelle della vicina cattedrale.
Nonostante abbiamo già incontrato dei begli esempi di antiche costruzioni a graticcio - come il cortile in cui siamo casualmente entrati ricercando la via per la cattedrale - non siamo ancora arrivati nella parte più caratteristica del centro.
Sulla via per arrivarci ci imbattiamo in un piccolo negozio che commercia esclusivamente in modelli di veicoli di ogni tipo e di ogni dimensione.
In vetrina se ne possono contare a centinaia e all’interno la varietà è ancora maggiore.
Una specie di paradiso sia per Andrea che per Roberto!
Il proprietario è uno di quei pochi francesi che parla una lingua straniera e la cosa ancora più inattesa è che quella lingua è proprio l’italiano.
Con la scusa di far incontrare la sua cagnetta con la nostra Lucky esce addirittura dal negozio.
Sembra che gli faccia piacere parlare nella nostra lingua e il suo italiano in fondo è abbastanza buono.
Certamente molto migliore del nostro francese!
Scambiamo quattro chiacchiere del più e del meno, mentre l’aggiunta di due vecchie signore fa del nostro gruppetto un vero e proprio capannello.
Pochi minuti, poi dobbiamo proseguire e li salutiamo.
Attraversata la piazza principale si entra nella Vieux Troyes, la Vecchia Troyes.
È la zona dove sono più frequenti - ed anche più notevoli – le vecchie case costruite con la tradizionale tecnica a graticcio nel medioevo e sopravvissute fino ai giorni nostri.
Lungo un paio di vie si può dire che questo genere di edifici occupino praticamente per intero entrambi i lati.
È chiaramente un quartiere molto turistico e frequentemente animato da vetrine di negozi di souvenir e dai tavoli di molti locali.
Strade e piazzette sono incantevoli angoli assolutamente speciali e caratteristici, spesso con gli edifici sbilenchi e dai colori delicati, che si piegano da una parte o dall’altra dove le vecchie strutture si sono col tempo assestate perdendo il loro assetto originario.
La Ruelle des Chats - il Vicolo dei Gatti - si apre, minuscola, proprio tra due palazzi di questo genere.
Percorrendovi qualche decina di metri - praticamente senza mai arrivare a vedere il cielo, tanto sono vicini gli edifici che lo sovrastano - si arriva a deliziosi cortili e piazzette interne dove la cura per ogni dettaglio è piacevole quanto inaspettata.
Un breve giro del piccolo quartiere è già sufficiente ad apprezzarne in pieno l’atmosfera.
Quando arriviamo al camper il fatto che la combriccola di vecchietti che giocava a bocce al di là della strada non ci sia già più ci ricorda che siamo ancora a latitudini molto diverse da quelle mediterranee a cui siamo abituati.
Raggiungere il Camping de Troyes, dove abbiamo pianificato di passare la notte, è molto semplice.
Si trova sulla strada già percorsa per entrare in città e passando ne abbiamo anche visto l’ingresso.
È un campeggio decisamente più cosmopolita di tanti altri che abbiamo incontrato nei giorni passati.
Il bar interno è tenuto da un inglese ed anche le ragazze che servono ai tavoli del ristorantino non sembrano francesi.
Ci piacerebbe finalmente concederci una cenetta francese al ristorante, ma il menu di stasera si limita alla pizza.
Non è proprio il caso di venire a mangiare una pizza quassù, ammesso e non concesso, poi, che la pizza alla fine risulti decente!
Rimandiamo il tutto ad una situazione più favorevole.
La passeggiata fino al ristorante, però, ci ha fatto scoprire un’altra particolarità di questo campeggio: la sua mascotte.
Non è una mascotte molto comune perché si tratta di un grosso e simpatico riccio.
È stato adottato dal gestore del bar e l’animaletto ha realizzato subito il vantaggio di rimanere nelle vicinanze.
Così è possibile incontrarlo gironzolare libero per il campeggio, ma poi torna sempre dal suo “padrone”, a farsi coccolare – se è possibile coccolare un riccio! – e, naturalmente, quando è l’ora della pappa.

LA SCHEDA

Itinerario: Reims – Troyes (km 189)

========== a Reims
Visite:
--> Palais du Tau
(orario: 9.30-18.30, chiuso lunedì, ingresso: EUR 6,50)
Costruito nel 1690 come sede dell’arcivescovo, oggi ospita il tesoro della cattedrale.
--> Caves Taittinger
(9.30-12 14-16.30, giri guidati più o meno ogni ora, ingresso: EUR 10)
Visita delle cantine risalenti al XIII secolo in cui viene preparato uno degli champagne per cui è famosa la città.
--> Basilique de St-Remi
La basilica benedettina, costruita in forme romaniche, fu rimaneggiata in stile gotico nel XII secolo, il suo interno non è privo di un certo fascino.

Parcheggio:
--> Punto sosta, possibile parcheggio libero lungo blvd Henry Vasnier, nella zona delle cantine dello champagne.


========== a Troyes
Visite:
--> Cathédrale St-Pierre et St-Paul
(orario: 10-13 14-18 L-S, 10-12 14-17 D)
La cattedrale è notevole per la ricchezza della decorazione e la bellezza della sua navata, l’eleganza dell’architettura, l’armonia delle proporzioni e lo splendore delle vetrate.
--> Eglise St-Urbain
(orario: 10-12 14-17 Ma-S, 14-17 D, chiuso lunedì)
È un capolavoro del gotico della Champagne con un portale del XIII secolo e all’interno, decorato da splendide vetrate della seconda metà del ‘200, la deliziosa statua cinquecentesca della Vergine dell’Uva.
--> Le vieux Troyes
Il centro storico della vecchia Troyes è un intreccio di vecchie strade a pavé, da notare la rue de Chats, su cui si affacciano graziose case a graticcio e palazzi rinascimentali come l’Hôtel de Vauluisant.

Pernottamento:
--> Punto sosta ai margini del centro, ad est, lungo il corso della Senna, sul marciapiede del blvd Henri Barbusse.
--> Camping de Troyes *** 7 rue Roger Salengro Pont Sainte Marie, a 3,5 km dal centro, bus 1 fermata stade de l’Aube [Camper Service]


GIORNO 14 – GIOVEDI 6 SETTEMBRE 2007

IL QUADERNO

Stamattina abbiamo aperto gli occhi sul penultimo giorno effettivo di viaggio.
Essere già arrivati agli sgoccioli è una sensazione strana.
Andando all’estero in camper siamo abituati a durate in genere molto superiori.
Aver da poco superato la metà del tempo usuale ed essere già quasi del tutto proiettati verso il viaggio di ritorno lascia in bocca un po’ di amaro.
Stamattina è la prima mattina in cui questa imminenza comincia a pesare.
In effetti non per tutti è così.
Per Andrea, ad esempio, il discorso è completamente diverso.
Lui ormai non vede l’ora di tornare a casa e si rifiuta letteralmente di apprezzare anche le cose più interessanti.
Quei soli due giorni residui per lui sono una vera consolazione!
Per fortuna - almeno dal punto di vista di noi adulti - in questi due giorni ci aspettano ancora delle mete importanti e c’è sempre la speranza, per la verità piuttosto concreta, di aggiungere qualche visita pure durante i giorni principalmente dedicati al ritorno.
Ci rincuoriamo con questo terminando le operazioni per lasciare TROYES.
Continuiamo a seguire strade ordinarie.
Ora il paesaggio sta progressivamente diventando più mosso.
Verdi colline prendono il posto delle leggere ondulazioni a cui ci avevano abituato i giorni precedenti.
Lisa fa presente che è ora di rimpinguare la cambusa.
L’unico centro in cui si può sperare di trovare un supermercato durante il passaggio è Montbard.
Infatti una volta entrati in città non ci vuole molto a trovarne le indicazioni.
Siamo in provincia e, come dappertutto, anche qui i servizi che si possono trovare non sono quelli delle grandi città!
Per la prima volta incappiamo in un supermercato che chiude per il pranzo.
E, naturalmente, con la nostra solita fortuna, ha chiuso cinque minuti fa!
Non vale la pena restare fermi qui un’ora ad aspettare.
Ci arrangeremo con le riserve che abbiamo fino alla prossima occasione e, intanto, possiamo percorrere i pochi chilometri che ci separano ancora da Fontenay.
Prima di raggiungere l’abbazia si incontra un grande parcheggio, sterrato, fra i campi.
Ci fermeremo qui, allineandoci ad un altro camper italiano già in sosta.
Decisamente meglio fermarsi qui per il pranzo piuttosto che nell’anonimo parcheggio del supermercato di prima!
L’abbazia di FONTENAY è uno dei massimi esempi di insediamento cistercense che si possa visitare in Francia ed il fatto che l’UNESCO le abbia conferito il titolo di patrimonio dell’umanità ne manifesta un significato che, evidentemente, va ben al di là degli stessi confini francesi.
Attualmente l’abbazia è di proprietà privata.
Il che significa dover sborsare per il biglietto una cifra anche più alta del solito.
Però - bisogna ammetterlo – appena entrati si ha, da subito, l’impressione che siano soldi ben spesi.
Probabilmente le ottime condizioni in cui è tenuto dipendono molto anche dal fatto che a tutt’oggi è ancora la residenza dei proprietari.
Quindi il complesso è un misto di monumento a carattere religioso e di elegante villa signorile, con tanto di curati giardini fioriti e di fontane.
Un po’ come avviene per le manors della vecchia nobiltà della corte della regina d’Inghilterra.
Ovviamente la famiglia abita nelle ali più moderne – si fa per dire, dal momento che risalgono al XVIII e al XIX secolo – e che sono off limits per i visitatori insieme a buona parte del giardino principale.
Si ha però libero accesso alle rovine della parte più antica del monastero.
Il giro consigliato nel foglietto in italiano che ci è stato consegnato inizia dalla chiesa.
Nonostante l’edificio sia praticamente in rovina l’atmosfera che si respira passeggiando tra nude mura e colonne è molto suggestiva, aiutata dal sottofondo di una tenue musica gregoriana diffusa da un invisibile impianto.
Al suo interno è rimasto molto poco se si eccettua una piccola porzione di pavimento fatto di stupende mattonelle smaltate risalenti al XII secolo ed un pannello dell’antico retablo, finemente scolpito nella pietra, che doveva ornare l’altare.
Dopo gli imponenti lavori di restauro che nel secolo scorso hanno restituito all’abbazia gran parte del suo antico splendore è stata anche ricollocata nella chiesa una statua della Vergine che presumibilmente potrebbe aver ritrovato qui la sua collocazione originale.
Una porta immette direttamente nel convento.
Intorno al chiostro si aprono, oltre alla chiesa, anche gli altri edifici più antichi.
Sul lato est sono allineati gli ambienti più belli.
Si passa dai grandi ambienti dove vivevano i monaci, ritmati da pilastri e colonne, alla immancabile sala del capitolo.
Qui colonne ed archi non sono esili e slanciati come i tanti che abbiamo incontrato fin’ora.
Si vede che risalgono ad un’epoca precedente, ma si vede altrettanto bene che i tempi stavano già evolvendo verso le caratteristiche dell’arte gotica.
Così gli archi a tutto sesto – che ancora mostrano il vivido rosso di cui erano dipinti – sono già sottolineati dalle nervature tipiche di tempi più recenti.
I pilastri e le colonnine, nella sala capitolare come nel chiostro, sono invece eleganti, ma di un’eleganza sobria, semplice e massiccia, più tranquilla e lineare, certamente ancora molto legata ai canoni del romanico.
Al di là di questo complesso, che costituisce il cuore del monastero, si apre un altro giardino.
Quello che una volta comprendeva anche l’orto delle piante officinali.
Oggi è costituito di verdissimi prati contornati da roseti, con siepi e cespugli perfettamente sagomati.
La ricchezza di questa abbazia proveniva certamente dai suoi possedimenti terrieri, ma nonostante questo i monaci non stavano con le mani in mano.
Disponevano di una vera e propria officina che, sfruttando il ferro presente non lontano, produceva utensili che venivano poi venduti.
La fornace - necessaria per la lavorazione del metallo - era alimentata con l’aiuto di un grande mantice, mosso automaticamente dalla forza dell’acqua del torrente vicino tramite un complicato meccanismo di cui si può vedere un modello in scala.
La stessa acqua poi andava ad alimentare il vasto bacino della peschiera.
Chissà se i pochi grandi pesci che vi nuotano ancora oggi sono i discendenti di quelli che vi vivevano allora?
A dire la verità col fresco di oggi è difficile trovare invitante l’acqua gelata delle fontane, ma c’è un labrador che non sembra pensarla così.
Se ne gira incurante di tutto e di tutti annusando qua e là, entra tranquillo nella fontana principale, sguazza per qualche secondo - come se il caldo afoso richiedesse assolutamente una rinfrescatina - e poi se ne esce per scrollarsi in mezzo al prato.
Dev’essere il padrone di casa e, probabilmente, anche il motivo per cui ci è stato vietato di portare con noi la povera Lucky!
La visita ormai è finita, non ci resta che passare per il piccolo museo allestito nella panetteria ed uscire passando obbligatoriamente tra i ricchi scaffali tentatori del negozio.
Fuori, vicino al torrente, ci aspetta il solito stuolo di anatre starnazzanti a cui Andrea aveva dato del pane entrando.
Stavolta non ci fermiamo – anche perché il pane lo abbiamo finito – ad ammirare la loro simpatia e le stupende sfumature di colore del loro piumaggio, è ora di andarcene!
Pochi minuti dopo siamo già di nuovo sulla strada.
Una strada che continua per un lungo tratto a restare lenta ma gradevole, sempre tra colline e piccoli villaggi che, nonostante le loro ridotte dimensioni, non mancano di monumenti storici come piccole cappelle o grandi castelli.
Poi, una volta arrivati a Sombernon, si imboccano le quattro corsie di una superstrada che ci porta più velocemente, ma molto più noiosamente, fino a DIJON.
L’orientamento entrando in città è piuttosto semplice.
Arriviamo facilmente dalla parte opposta del centro alla ricerca di un parcheggio in place de la Republique.
Paghiamo quanto basta per arrivare alla fine dell’orario - come al solito il parcheggio è a pagamento soltanto nelle ore diurne - e poi subito a piedi verso il centro.
Il primo edificio di valore che incontriamo è la Maison des Cariatides.
Una delle case più belle e significative della città, tanto che vi ha trovato posto il museo urbano di storia della città.
Qui l’ornamento principale della facciata è costituito, come dice il nome, da due ordini di cariatidi a figura intera e tre piccole teste si limitano ad ornare soltanto il colmo degli archi al pianterreno.
Un timpano e delle cornucopie completano la decorazione in stile neoclassico.
Sebbene siano più o meno contemporanee, questa casa appare molto più recente della Maison des Têtes di Colmar.
Proseguiamo verso rue de la Liberté, la via principale della città, ma prima di raggiungerla deviamo per la particolare facciata della chiesa di St. Michel.
Particolare perché vi si possono riconoscere stili assai diversi curiosamente ma nettamente separati in porzioni diverse della costruzione.
Nella parte bassa i tre portali hanno l’aspetto e la ricchezza dei portali tardo-gotici, ma subito più in alto – sopra una netta linea orizzontale – s’innalzano al cielo le due imponenti torri rinascimentali gemelle che inquadrano un’esile facciata centrale.
Nel complesso è considerata la più bella facciata rinascimentale di tutta la Francia.
L’accostamento di questi due settori esprime un delicato equilibrio tra solennità e grazia.
La sobrietà di linee dei due campanili è in qualche modo bilanciata, al centro, dalla più calda leziosità delle finestre, delle balaustre e del piccolo balcone colonnato che le unisce in alto.
Girando le spalle alla chiesa, basta una piccola passeggiata per raggiungere la piazza che costituisce il cuore della città.
Su place de la Libération si affaccia il cortile d’onore – chiuso dalle ormai familiari cancellate dipinte in nero e oro – del palazzo ducale.
La piccola piazza semicircolare in effetti non è altro che la proiezione verso l’esterno di quel cortile.
Vi stanno costruendo il palco per un concerto, ma i lavori non sono abbastanza completi per poter sperare che sia in programma per stasera!
Il palazzo dei Duchi di Borgogna si estende lungo rue de la Liberté per un buon tratto della parte più centrale.
È un sobrio palazzo seicentesco quasi esclusivamente ornato di due fronti neoclassici, composti da altrettanti colonnati e timpani, ai lati del cortile principale.
Oggi ospita molti uffici pubblici ed il museo di belle arti.
A quest’ora naturalmente sta per chiudere e non varrebbe certo la pena di entrare.
Il tempo rimasto è certamente insufficiente a godere delle straordinarie opere che ospita come anche delle architetture del palazzo che funge da contenitore.
Be’, vorrà dire che dovremo pianificare un altro passaggio a Digione la prossima volta che verremo in Francia!
Per ora, però, dobbiamo forzatamente accontentarci di farci soltanto un’idea della città proseguendo il nostro giro per il centro.
Dietro al palazzo ducale si trova la chiesa di Notre Dame.
Sarà solo una questione di gusto personale, ma questa a nostro parere è decisamente la chiesa più bella della città.
Per la precisione anche qui è la facciata ad essere il pezzo forte.
Fra due crude torrette, che non sfigurerebbero in un castello feudale, si innalza una slanciata parete di forma regolare, coronata da una piccola torre campanaria.
Sopra gli archi a sesto acuto del portico d’ingresso corrono due gallerie di leggeri archetti e sottili colonnine.
Al culmine di ogni piano si affacciano una serie di figure grottesche che hanno un aspetto simile a quello di comuni gargoiles, ma non lo sono, e fanno parte di altrettante fasce ornamentali decorate a complessi disegni naturalistici.
Nella sua semplicità questa chiesa è davvero molto bella.
Digione, pur non essendo una grande metropoli, è una città in cui il tempo ha lasciato un’interessante stratificazione di stili in costruzioni risalenti alle epoche più varie.
Può capitare, così, di passare da angoli in cui dominano i caratteristici edifici a graticcio, dal sapore più antico, a scorci in cui primeggiano, invece, eleganti palazzetti gentilizi in pietra, più eleganti e ricercati, a vie in cui gli uni e gli altri si alternano frequentemente.
È il caso delle vie più interessanti della città, come rue de Forges oppure rue Verriere o, ancora, la secondaria e suggestiva rue de la Chouette.
Il nostro giro prosegue raggiungendo anche zone un po’ più decentrate, dove, tra palazzi più moderni, si possono incontrare esempi di edifici che interpretano in modo piuttosto originale persino lo stile liberty.
Digione sta confermando l’idea di città raffinata ed eclettica che ci eravamo fatti leggendo nelle guide.
Arriviamo fino alla cattedrale, che stranamente in questa città non è la chiesa più importante per storia e caratteristiche architettoniche.
Siamo anche alla ricerca di un locale in cui cenare.
Ne raggiungiamo uno che è segnalato dalla guida.
Sembra anche troppo pretenzioso per le nostre esigenze, e poi è così lontano dal camper che dopo dovremmo fare una bella passeggiata per rientrarvi.
Continuiamo a cercare presi da un certo senso di indecisione.
Abbiamo quasi desistito - non avendo incrociato la vetrina che abbia saputo ispirarci – quando, alla fine di rue Verriere, ci viene incontro l’insegna di un ristorantino dall’aspetto molto tipico, si chiama L’Bout d’la Rue.
La specialità della casa sono le mules, che vengono servite in numerosi modi diversi.
Sì, questo decisamente ci ispira, ricordandoci le succulente cozze assaggiate in diverse occasioni in Bretagna!
Per quanto sia diversa la sua collocazione, l’ambiente e la cordialità del proprietario ricordano molto proprio il ristorantino in cui mangiammo quelle migliori, a St. Malo.
Certo, mangiare le cozze come piatto tipico a Digione - che è uno dei luoghi più distanti dal mare in tutta la Francia - può suonare un po’ strano, ma si deve pensare che mules et frites, e frequentemente anche le sole cozze, sono davvero uno dei piatti che possono essere trovati un po’ dappertutto.
Se Andrea è ancora molto poco portato per le sperimentazioni culinarie e preferisce una bella fetta di carne con le immancabili patate, Roberto e Lisa si lanciano nella scelta, come al solito, di due menù completamente diversi.
Così si possono scambiare gli assaggi e raddoppiare l’esperienza!
La cena è davvero ottima e che il locale abbia una certa fama, oltre al numero elevato dei clienti ai tavoli, lo dice anche il fatto che diverse persone vengono a prendersi la loro cena da potare a casa!
Ne usciamo veramente sazi e soddisfatti e - cosa da non sottovalutare - senza aver alleggerito eccessivamente il portafoglio!
Finalmente abbiamo potuto coronare nel migliore dei modi un desiderio che ci ronzava nella testa ormai da diversi giorni.
La strada per tornare al parcheggio non è molta, ma siamo costretti a percorrerla quasi tutta di corsa.
È bastato fare pochi passi fuori dal ristorante perchè iniziasse a piovigginare e ben presto quelle prime goccioline erano diventate una pioggia battente.
Dopo una giornata senza pioggia, ma con un cielo grigio che lasciava immaginare che presto o tardi si arrivasse a questo epilogo, non possiamo che rallegrarci che sia accaduto solo quando ormai non avrebbe più disturbato le nostre visite!
Ora il parcheggio è gremito e la piazza sembra davvero rumorosa come ci aveva riportato un’indicazione trovata in rete.
Per di più la zona dove abbiamo parcheggiato è tutt’altro che in piano e queste cose insieme ci spingono a considerare l’ipotesi di spostarci.
L’alternativa è l’area attrezzata che le indicazioni dicono si trovi all’esterno del campeggio cittadino.
Quando spiove, pochi minuti dopo, la decisione è già presa: andiamo.
Il motivo principale che ci fa decidere è che abbiamo abbastanza chiara la strada per il Camping du Lac Kir – per cui abbiamo anche visto dei segnali –e, dunque, possiamo raggiungerlo rapidamente e senza troppe difficoltà.
La situazione non è però quella che ci aspettavamo.
Davanti all’ingresso c’è soltanto un parcheggio utilizzato da qualche auto ed una quantità di cartelli che ribadiscono che si tratta di una proprietà privata il cui uso è riservato ai clienti del campeggio.
Dal momento che per utilizzare il pozzetto bisogna pagare, in fondo anche noi siamo dei clienti del campeggio, o almeno lo saremo non appena riaprirà l’ufficio, domattina!
Be’, ragionamenti filosofici a parte, qui non diamo fastidio a nessuno ed è troppo tardi per avventurarci fuori città.
Dunque si resta.
Vorrà dire che, se proprio avranno qualcosa da ridire, qualcuno ci busserà alla porta e allora ce ne andremo!

LA SCHEDA

Itinerario: Troyes – Fontenay – Dijon (km 208)

========== a Fontanay
Visite:
--> Abbaye
(orario: 10-12 14-17, intero: EUR 8,90, ridotto: EUR 4,20)
È il più completo e meglio conservato esempio di abbazia cistercense, riportata all'antico splendore medievale nel secolo scorso, con un mirabile chiostro, sala capitolare e vari annessi.


========== a Sombernon
Servizi:
--> Area attrezzata privata situata nella parte alta del villaggio, prossima al supermercato “Super U”, acqua, pozzetto.

========== a Dijon (Digione)
Visite:
--> Palais des Ducs e des Etats de Bourgogne
Sulla bella place de la Liberation si apre il cortile d’onore del seicentesco palazzo dei Duchi di Borgogna.
--> Musée des Beaux-Arts
(orario: 9.30-18, chiuso martedì, ingresso. EUR 3,40, gratis domenica)
Il Museo di Belle Arti è considerato uno dei più ricchi ed interessanti di Francia sia per le architetture del palazzo ducale che lo ospita sia per le sue opere di pittura e scultura e straordinari sepolcri in stile gotico fiammeggiante.
--> Rue des Forges
È una delle strade più caratteristiche e più frequentate della città, vi si scoprono, come nell’adiacente rue Verrerie, bei palazzi in pietra, caratteristiche case in legno e a graticcio.
--> Eglise St-Michel
La chiesa tardo-gotica ha un’imponente facciata rinascimentale che è considerata la più bella del genere di tutta la Francia.
--> Eglise Notre-Dame
Capolavoro del gotico borgognone, dall’originale facciata chiusa tra due torricelle, ha scolpita su un contrafforte la figura di una civetta che è tradizione toccare come portafortuna.

Pernottamento:
--> Area attrezzata comunale in boulevard Chanoine Kir 3, davanti all’ingresso del campeggio, con servizi a pagamento (EUR 5).
--> Punto sosta possibile pernottamento e sosta, a pagamento diurno, in place de la Republique, rumoroso.
--> Camping du Lac Kir *** 3 boulevard du Chanoine Ki



GIORNO 15 – VENERDI 7 SETTEMBRE 2007

IL QUADERNO

Durante la notte non ha piovuto abbastanza da disturbare il nostro sonno.
Quest’angolino è tranquillissimo e, naturalmente, nessuno è venuto a bussarci alla porta.
Il campeggio si trova praticamente in città, ma in una posizione piuttosto defilata, accanto al corso del fiume Ouche ed alla passeggiata pedonale che lo segue.
Il posto perfetto per la camminata mattutina di Lucky senza neanche dar troppo fastidio ai digionesi (si dirà così?) che vi fanno jogging.
Siamo in città e nonostante questo intorno c’è molto verde.
Basta fare pochi passi per incontrare un airone, posato sulle rive fangose del fiume, ed un nervoso scoiattolo zompettante che utilizza anche lui il bordo esterno di un ponte della ferrovia per attraversare il corso d’acqua.
Ma perché cose di questo genere in Italia non succedono mai?
Stamattina possiamo prendercela calma perché l’ufficio apre solo alle nove.
Per utilizzare il camper service la tariffa è di 5 euro, ma scopriamo che il pozzetto non può essere adoperato per le acque nere.
Per quelle c’è soltanto uno scarico per le cassette, che per noi è assolutamente di nessuna utilità.
Be’, intanto scaricheremo soltanto le acque grigie e faremo il pieno, dimezzando così il problema!
Nell’estrema periferia di DIJON, proprio sulla nostra strada, dovrebbe trovarsi un’altra area attrezzata, proveremo lì.
Quindi, quando vediamo le prime indicazioni per Marsannay-la-Côte ci infiliamo direttamente.
Dell’impianto neanche l’ombra, ma, in compenso, finiamo tra lavori stradali ed il traffico dell’ingresso a scuola.
Scoraggiati torniamo sulla statale a quattro corsie e abbiamo già deciso di rinunciare quando appare il segnale.
Non abbiamo avuto abbastanza fiducia nell’organizzazione dei francesi, era così semplice arrivarci!
Tutto sommato - col senno di poi – non sarebbe stato male venire addirittura a dormire qui.
Il posto è sicuramente tranquillo quanto quello di Dijon e qui saremmo stati in buona compagnia.
Il pozzetto è comodo e non ci sono indicazioni di limitazione dell’uso.
Scarichiamo velocemente il nostro scomodo carico e ci rimettiamo in viaggio.
La RN74 è molto trafficata e la vista in lontananza di un bel castello verso le colline della Côte de Nuits ci convince ad abbandonarla in favore delle stradine di campagna che presto si immergono fra i vigneti.
La presenza di un grande parcheggio a due passi dal castello fa pensare che si tratti di un’attrazione turistica, dunque ci fermiamo e scendiamo.
Niente di più sbagliato.
È stato trasformato in una scuola superiore e non è possibile visitarne neanche il parco.
Be’, ormai siamo sulla Route du Vin de Bourgogne, tanto vale rimanerci.
Questa è la principale zona di produzione dei vini di Borgogna e i vigneti sono dovunque.
Sono vigneti molto diversi dai nostri.
I filari sono ancora bassi e fitti, proprio come quelli d’Alsazia.
Ci eravamo chiesti il perché di questa diversa impostazione, se fossero tipi di viti differenti dalle nostre o se fosse stato l’uomo a scegliere questa forma e queste dimensioni.
Ora la risposta è sotto i nostri occhi.
Non si tratta certo di criteri estetici e tanto meno di caratteristiche della pianta, questa scelta è di tipo industriale.
Con filari così bassi si sono potute costruire della macchine – una specie di piccoli trattorini – con delle lunghe gambe che permettono loro di viaggiare al di sopra di diversi filari e di infilare le piccole ruote negli esigui spazi che li dividono.
Ce ne sono alcuni modelli che sembrano addirittura in grado di modificare in larghezza la distanza tra le proprie ruote e quindi di adattarsi anche a diversi tipi di filari.
Se ne possono vedere una quantità sparsi qua là nei campi ora che sta cominciando la vendemmia.
Altro che il lavoro tutto manuale che facciamo ancora a casa nostra!
Certo, delle braccia anche qui non si può fare a meno e sono tanti i bus grandi e piccoli parcheggiati ai bordi dei vigneti.
La gente, però, taglia i grappoli e li mette nei vicini trattori, anziché portarseli dietro in ceste e cassette, e tutto è senza dubbio più facile e veloce.
Quegli strani mostriciattoli meccanici dalle zampe lunghe sono simpatici e curiosi finché se ne stanno nei campi, molto meno quando te li trovi davanti a formare una lunga e lenta fila sulle tortuose stradine di qui.
Ma, tant’è…. anche questo fa parte dell’atmosfera della vendemmia in mezzo a cui siamo fortunosamente capitati!
L’attività ferve anche nei villaggi, dove l’uva viene immediatamente portata per la spremitura.
Sembra che da queste parti nessuno resti estraneo, in un modo o nell’altro, a questa attività.
Percorriamo la RD122 tra i paesi di Brochon e di Vougeot, poi ci reimmettiamo nella veloce statale.
Poco dopo siamo a BEAUNE.
Prima fermata al centro commerciale che incontriamo entrando in città.
Ottimo posto per riassortire le vivande fresche e per riempire anche il serbatoio.
Be’, visto che probabilmente questa sarà l’ultima occasione prima del ritorno si può approfittarne anche per far scorta di cibi e bevande tipici da riportare a casa.
Un modo in più per prolungare di qualche giorno il gusto del viaggio anche al di là della sua effettiva fine!
Subito dopo ci mettiamo alla ricerca di un parcheggio facendo il giro delle mura.
Ce n’è più d’uno, ma andiamo avanti finché non arriviamo al più comodo, che per noi è quello più vicino all’Hôtel Dieu.
Essendo quello indicato per gli autobus, il parcheggio accanto al bastion Hôtel-Dieu, alla fine risulta essere anche il più indicato.
È un parcheggio a pagamento durante mattina e pomeriggio, ma la lunga pausa nell’orario del pranzo ancora una volta ci permette di risparmiare parecchio.
Da qui al monumento principale della città il cammino non è lungo.
L’Hôtel Dieu è un antico ospedale fondato da un ricco mercante locale nel 1443 sperando, con questa opera di bene, di riscattarsi agli occhi di Dio dai suoi peccati.
A giudicare dalla grandezza della sua opera deve averne avute di colpe da farsi perdonare!!
Una volta superato il padiglione più recente – che, comunque, è anch’esso carico di storia secolare – ed arrivati nel cortile interno si scoprono le ali più antiche dell’edificio e si rimane a bocca aperta.
La prima cosa a colpire l’occhio è certamente il tetto.
È un grande puzzle di tessere colorate che si intersecano creando regolari disegni geometrici.
La sua ampia ed erta superficie è interrotta da una doppia serie di abbaini.
Mentre in quelli più in alto si aprono finestre, quelli più bassi e più grandi formano dei veri e propri corpi di fabbrica che terminano con altrettante piccole fronti triangolari.
Non è chiaro se abbiano anche una reale utilità nell’uso degli spazi interni, ma certamente hanno un preciso valore estetico, quello di completare la parte più bassa della facciata dell’edificio ravvivandone la monotonia.
I due piani sottostanti, infatti, sono percorsi da un unico doppio colonnato, sotto in pietra e sopra in legno, che in basso forma un lungo loggiato e sopra un balcone ininterrotto.
Risulterebbero certamente schiacciati dai predominanti colori del tetto se non ci fossero quelle forme ascendenti a legare ed intersecare le due porzioni tra loro.
L’effetto finale risulta equilibrato e molto molto gradevole.
Non a caso questo edificio è considerato uno dei più alti esempi dell’architettura di stile fiammingo in terra di Borgogna.
L’interno non è da meno.
Si visita per prima la grande corsia.
Un grande ambiente in cui venivano ricoverati i più poveri e diseredati che non per questo è meno curato.
Le sue pareti sono semplici e spoglie, ma la grande volta a carena in legno dipinto è un capolavoro come anche le lunghe travi scolpite che, attraversando l’intero stanzone, sostengono il tutto.
A quei tempi l’idea che la salute del corpo fosse molto strettamente legata anche a quella dello spirito era forte.
Non c’è da stupirsi, quindi, che questo ambiente – che già per dimensioni potrebbe ospitare una chiesa – termini direttamente in una cappella aperta in maniera tale che i malati potessero seguire le funzioni direttamente dal loro giaciglio.
Se sotto questo aspetto l’ospedale era figlio dei tempi, in altri particolari, più legati all’aspetto sanitario, era decisamente innovativo ed all’avanguardia rispetto alla sua epoca.
I malati avevano ciascuno un proprio letto, chiuso in un baldacchino di teli che garantiva privacy e calore, un baule in cui riporre le proprie cose ed un set di igieniche stoviglie e posate in metallo con cui consumare i pasti.
Certo, è inevitabile che le corsie riservate ai più facoltosi siano almeno un po’ più accoglienti.
Anche soltanto il fatto che sono molto più contenute avrebbe già permesso di avere temperature migliori nei lunghi mesi invernali, ma qui si trovano anche dei camini, che nella corsia dei poveri erano del tutto assenti.
Il fatto che l’ospedale sia stato attivo in questa sede fino a non molti anni fa ha probabilmente permesso di conservare nella maniera migliore sia gli ambienti che le attrezzature.
Ora che la sua sede è stata trasferita in un edificio modernissimo fuori città e quella vecchia è diventata esclusivamente un museo si è potuto ricostruire gli ambienti com’erano originariamente.
Alcune stanze sono state anche completate con dei rifiniti manichini che illustrano l’aspetto e il lavoro delle suore.
Dopo aver attraversato la cucina - anch’essa all’avanguardia per i tempi, avendo anche un girarrosto automatico – si passa nell’ala in cui sono conservati i pezzi d’arte di proprietà dell’ospedale.
Tra questi il più famoso è certamente uno stupendo polittico fiammingo di Van Der Veyden, ma quello che appassiona maggiormente Lisa è forse un grande arazzo tessuto con la tecnica chiamata “mille fleurs”.
I mille fiori che appaiono nel nome sono quelli che, insieme a piccoli animali sparsi qua e là, riempiono ogni minimo spazio del tessuto lasciato libero dagli elementi della scena principale.
L’effetto è curioso e divertente, ma, soprattutto, questi piccoli disegni fanno maggiormente apprezzare l’estrema finezza del lavoro di filatura.
Nel negozio Andrea vorrebbe acquistare la medaglia dedicata al museo dalla zecca francese, come ha già fatto diverse volte nei giorni scorsi.
Per fortuna il distributore automatico è fuori servizio.
L’idea di queste medaglie è anche simpatica, ma uno o due euro a moneta stanno diventando una vera tassa, considerando che ce ne sono in giro un numero incredibile.
Poco distante dall’Hôtel Dieu si trova anche la basilica di Notre-Dame.
Abbiamo visto ormai così tante stupende chiese in questo viaggio che cominciamo ad avere qualche difficoltà ad apprezzare quelle minori.
Bisogna scendere ad apprezzarne i particolari e qui ce ne sono due che colpiscono la nostra attenzione.
Il primo sono le originali porte.
È la prima volta che incontriamo dei battenti in legno scolpito a delicate figure che ricordano le forme di finestre ed di altri elementi architettonici gotici.
Il secondo è la balaustra di una terrazza, riccamente scolpita, che si trova in alto, sul lato della facciata.
Concludiamo la visita di Beaune percorrendo a piedi la porzione di mura che non avevamo già osservato dal camper.
Ha ragione Lisa, un giro del tutto inutile dal momento che sono completamente chiuse alla vista tra case e giardini.
Avremmo fatto decisamente meglio a ritornare lungo il tratto già visto passando in camper, da quella parte erano molto più interessanti!
Il tempo di consumare un pranzo un po’ ritardatario e si parte di nuovo.
La strada stavolta è molto più lunga e un po’ più complessa.
Per lo meno c’è da fare attenzione ad imboccare il bivio giusto a Tavaux e poi, più avanti, a lasciare la RN5 nel punto giusto per prendere strade locali.
Sono così poche le soste che abbiamo intenzione di fare qui, nella Franche-Comté, che non abbiamo voluto acquistare una carta stradale apposta, dotandoci soltanto di una mappa scaricata da internet.
Del resto siamo in Francia e problemi di segnaletica non ce ne sono mai, figuriamoci per un monumento individuato dall’UNESCO come bene dell’intera umanità!
Come c’era da aspettarsi, infatti, le indicazioni per la salina di ARC-ET-SENANS cominciano già dalla statale, ad oltre venti chilometri di distanza!
Trovare una salina in mezzo ai monti a noi che siamo abituati a vederle sulla riva del mare sembra un po’ strano.
Al massimo ci saremmo aspettati una miniera, come quelle austriache che visitammo a pochi passi da Salisburgo oppure quella incredibile e giustamente famosissima di Wieliczka, in Polonia.
Da queste parti la natura ha dato una mano all’uomo facendo passare una vena nel mezzo di un giacimento sotterraneo e facendola sgorgare alla luce del sole ricca di minerale disciolto.
Così non è rimasto che convogliare quell’acqua fino al posto più conveniente per estrarle di nuovo il prezioso materiale.
Nel ‘700 fu scelto questo luogo per erigere la Saline Royale, un vero e proprio stabilimento che oggi è stato recuperato come rara testimonianza di insediamento produttivo di epoca preindustriale.
Si tratta di una cittadella in cui è racchiuso tutto ciò che serviva per il normale andamento dello stabilimento.
Il nocciolo del complesso sono, naturalmente, le due strutture in cui si trovavano i forni - in cui veniva vaporizzata l’acqua così che i cristalli restassero depositati sul fondo delle vasche – ma accanto a quelle si trovano anche l’abitazione del direttore, che fungeva anche da magazzino, le officine, le abitazioni degli operai, la mensa, gli uffici contabili e, ovviamente, la caserma delle guardie che vegliavano sulla sicurezza del prezioso materiale prodotto e sul mantenimento dell’ordine.
Naturalmente le condizioni di lavoro erano così dure che era necessario anche un ambulatorio medico che si occupasse – presumibilmente senza troppo successo – delle condizioni fisiche degli operai.
Certo il lavoro dei medici non era semplice se si deve giudicare dalla corrosione delle decorazioni di pietra che si trovano fuori dai due forni.
Se la pietra che stava fuori veniva ridotta così dalle esalazioni del sale, figuriamoci i polmoni dei poveretti che, invece, lavoravano dentro, a diretto contatto con i vapori!
Se, però, l’attenzione alla salute fisica degli operai era così poca, non lo era altrettanto quella per la loro salute spirituale.
Naturalmente era previsto, nella hall del grande edificio riservato al direttore, uno spazio utilizzato per le cerimonie religiose ed a ciascun operaio veniva anche assegnata la cura di uno spazio verde da cui poter ricavare - nel tempo libero, come attività per così dire…“ricreativa” - verdure ed ortaggi freschi per la propria alimentazione.
Forse per la mentalità dell’epoca questo avrà anche potuto essere considerato un notevole vantaggio, ma ai nostri occhi non lo è affatto e fa sorgere spontanea la domanda “Ma come, una volta finiti i turni massacranti della fornace dovevano pure provvedere al loro cibo?”.
Altro che distrazione nello zappare la terra, forse – anzi, quasi certamente! - quei poveretti avrebbero avuto la necessità molto più impellente di riposare le loro stanche membra!
Ma allora il movimento sindacale era ben di là da venire e chissà che quei disgraziati non fossero, magari, addirittura dei privilegiati al confronto di ciò che accadeva al di fuori delle mura di questa cittadella.
Un aspetto per cui a questo complesso viene riconosciuto un significato del tutto speciale è lo studio di pianificazione urbanistica con cui fu creato.
Nei secoli il sogno della realizzazione di una città ideale si ripeté frequentemente nelle opere di illustri pittori ed architetti, ma questo è uno dei pochi esempi in cui questo sogno - forse proprio grazie alle ridotte dimensioni del progetto – è stato davvero realizzato.
In uno dei padiglioni è stato allestito un museo che raccoglie i modelli in scala dei vari progetti che si susseguirono fino a portare a questa realizzazione oltre ai modelli di altri edifici realizzati o soltanto progettati dall’architetto che ne fu l’artefice.
È come guardare questo “stabilimento” dall’alto ed è l’unica maniera, se non quella di sorvolarlo, per rendersi conto pienamente dell’armonia delle proporzioni, della totale simmetria e della sua forma perfettamente semicircolare.
Al tempo della sua costruzione non era ancora concepibile che un impianto industriale ante-litteram come questo fosse soggetto soltanto alle leggi dell’utilità e si potesse esimere del tutto da quelle dell’estetica.
Il risultato è un complesso estremamente armonioso ed elegante - sebbene i suoi singoli elementi siano a tratti anche massicci o addirittura gravi - e davvero unico nel suo genere.
Lo si capisce subito, entrando, dalla decorazione di pietra che copre interamente la parete concava sotto il colonnato d’ingresso.
Lo conferma continuamente l’onnipresente simbolo, scolpito nella pietra, che rappresentava la salina reale: una cascata di quell’acqua che ne era il motivo d’essere stesso.
Ritorniamo in camper a liberare Lucky.
Per quest’anno sarà una delle sue ultime attese.
Il pomeriggio sta volgendo al termine.
Ormai c’è soltanto il tempo per raggiungere BESANÇON, non certo quello di visitarla, e dobbiamo ancora decidere se domani dedicarle qualche ora.
Evitiamo di attraversarla imboccando la tangenziale, scorrevolissima nonostante l’ora di punta.
Dobbiamo raggiungere la periferia sul lato esattamente opposto.
Nel sobborgo di Chalezeule, lungo il fiume Doubs, si trova il Camping de la Plage.
È un grande campeggio, immerso nel verde di alberi secolari, per la maggior parte deserto.
I pochi ospiti sono raggruppati nella parte più elevata, quella dove si trova anche l’unico gruppo di servizi.
Il resto sembra stranamente lasciato in uno stato quasi d’abbandono.
Ci vuole la passeggiata di Lucky per capirne il motivo.
Accanto all’ingresso del campeggio un grosso striscione che prima non avevamo letto annuncia che il vasto impianto delle piscine comunali rimarrà chiuso per tutto il resto della stagione a causa dell’inondazione.
Ecco cos’erano tutti quei segnali indicanti le vie di fuga ed il rischio di inondazione!!
Ecco perché la parte bassa del campeggio è tutt’ora inutilizzata!!
L’inondazione c’è stata davvero!
Tutte quelle notizie di allagamenti in Alsazia che avevamo sentito prima della partenza… i problemi sono arrivati fin qui!
Una cosa è vedere le immagini in televisione ed un’altra toccarne con mano le conseguenze.
Accidenti quanto ci è andata bene!
Stiamo archiviando un viaggio che ci ha portato quasi fino alle coste della Manica potendo contare sulle dita di una mano le occasioni in cui ha piovuto – e, per di più, quasi sempre di notte - ed avendo evitato per una manciata di giorni le piogge peggiori di tutta la stagione.
Non ci si può proprio lamentare!

LA SCHEDA

Itinerario: Dijon – Beaune – Arc-et-Senans – Besançon (km 180)

========== a Marsannay-la-Côte
Pernottamento:
--> Area attrezzata nella periferia sud-ovest di Dijon, a circa 7 km dal centro, segnalata sulla RD974, presso l’ufficio turistico, con scarico a pozzetto, sosta e servizi gratuiti.

========== a Beaune
Visite:
--> Hôtel Dieu
(orario: 9-18.30, ingresso : EUR 6)
Gioiello dell’arte burgundo-fiamminga, l’antico ospedale della carità ha un tetto con tegole smaltate multicolori ed all’interno possiede una magnifica volta lignea a carena nella grande sala dei poveri mentre in un’altra sala si trova un polittico di Van Der Veyden.
--> Basilique collégiale Notre-Dame
(orario: 9-19; arazzi: 9.30-12.30 14-17, chiuso domenica, ingresso: EUR 2,30)
La chiesa, costruita in stile romanico-borgognone, ha un bel campanile ed una bellissima parte absidale.
In una sala del chiostro sono custoditi cinque stupendi arazzi cinquecenteschi.
--> Bastioni
Possono essere percorsi a piedi dall’esterno, lungo i viali di circonvallazione.

Parcheggio:
--> Punto sosta in parcheggio a pagamento, tariffa oraria, sosta limitata, lungo le mura, in blvd Bretonnière, con ingresso subito prima del bastion de l’Hôtel-Dieu.
--> Punto sosta nel parcheggio di Porte St. Nicholas.
--> Punto sosta e possibile pernottamento presso il parcheggio della Madaleine, rumoroso.

Pernottamento:
--> Area attrezzata con colonnina Flot Bleu a gettone nel parcheggio in Av. Charles De Gaulle, pernottamento gratuito.
--> Camping Le Premiers prés Savigny-lès-Beaune ** route de bouilland, a nord
--> Camping La Grappe d’Or *** a Mersault, 2 route de Volnay, qualche km a sud [Camper Service]




========== a Seurre
Pernottamento :
--> Punto sosta all’ingresso del paese a destra prima della strettoia vicino al parco, acqua e servizi, tranquillo.

========== ad Arc-et-Senans
Visite:
--> Saline Royale
(orario : 9-12 14-18, intero: EUR 7,50, ridotto: EUR 3,50)
La salina semicircolare realizzata verso la metà del ‘'700 è una straordinaria testimonianza dell'idea di pianificazione urbanistica dell'era protoindustriale.


========== a Besançon
Pernottamento:
--> Camping de la Plage *** a Chalezeule, route de Belfort 1, 2, 5 km a nord-est, lungo la RN83
[Camper Service]



GIORNO 16 – SABATO 8 SETTEMBRE 2007

IL QUADERNO

Ci apprestiamo a salutare la Francia!
Abbiamo deciso di soprassedere sulla visita di BESANÇON.
Dovremo comunque passare in centro città per imboccare la direttrice che ci interessa, ma non ci fermeremo.
La strada da percorrere oggi fino a Torino è lunga ed è bene affrontarla con la calma che le nostre recenti disavventure impongono.
Vorrà dire che rinunciare ad una visita frettolosa qui aumenterà le probabilità di poter visitare la mostra di Torino!
Almeno così speriamo…
Quando siamo al bivio che ci immette verso il centro un auto che ci segue suona ripetutamente, chiaramente rivolta a noi.
Non capiamo che cosa vuole.
Ci fermiamo e controlliamo minuziosamente che all’esterno non ci sia niente fuori posto.
Tutto sembra ok!
Chissà che diavolo voleva dirci l’automobilista di prima, se poi volesse dirci davvero qualcosa!
Una volta rimessi in marcia il significato di quegli avvertimenti ci è chiaro poco dopo.
Passano poche centinaia di metri che la strada è completamente sbarrata.
C’è l’ennesima festa con l’ennesimo mercato in mezzo alla strada.
Ecco cosa voleva dirci quel poveraccio, che da qui oggi non si passa!
E pensare che s’è preso anche un bel “vaffa”!!
Veniamo dirottati sulle strade secondarie di un quartiere residenziale.
Qui naturalmente non c’è l’ombra di un cartello.
Per fortuna la presenza provvidenziale di un poliziotto serve ad indirizzarci dalla parte giusta.
Poco dopo siamo tornati su vie identificabili in mappa e tutto diventa più semplice.
Arriviamo proprio a ridosso del centro storico, abbracciato dal corso del fiume Doubs, poi la nostra strada si svolge sul fianco della collina a ridosso delle prime mura della cittadella di Vauban - l’attrazione più importante di questa città – che domina il panorama dall’alto di una rupe scoscesa.
Ormai siamo fuori.
Le costruzioni diminuiscono rapidamente e presto siamo già in campagna.
Ora si può procedere più speditamente.
Quella che stiamo seguendo è una semplice strada nazionale, ma lunghi tratti a quattro corsie rendono il poco traffico assolutamente veloce e scorrevole quanto quello di un’autostrada.
Ormai il confine svizzero non è più molto distante.
Quando arriviamo a Pontarlier andiamo alla ricerca di un supermercato con distributore, certi della sua esistenza.
Probabilmente è l’ultima occasione per riempire il serbatoio ad un prezzo decisamente più conveniente che in Svizzera o anche in Italia, non ce la lasciamo sfuggire.
Non ci restano che pochi chilometri e poi, lasciando la Francia, siamo purtroppo arrivati anche alla fine effettiva del nostro viaggio, non rimane che il triste ritorno.
No, non è vero!
Quest’anno c’è ancora la mostra sull’Afghanistan a continuare a tenere alti il morale e le aspettative di vedere altre cose stupende!
La vecchia barriera doganale anche qui è completamente dismessa ed, entrando in una strada non a pedaggio, non c’è neanche il poliziotto addetto a controllare la presenza della vignetta autostradale.
Una volta in Svizzera si entra subito in superstrada e da qui, dopo una lunga e ripida discesa, in autostrada.
Tempo abbastanza buono e non eccessivamente caldo, un traffico più che accettabile ed una strada ottima, cosa si può voler di meglio quando si deve viaggiare a lungo?
Quando l’autostrada arriva in prossimità del Lago di Ginevra anche il panorama ne acquista ulteriormente.
Lisa insiste per fare una sosta.
Vuole assolutamente controllare la pressione delle gomme.
È ancora l’angoscia per quello che ci è successo a guidare le sue richieste e a nulla serve ricordarle che le abbiamo già controllate a sufficienza da essere certi che siano tuttora a posto.
Del resto basta poco per farla contenta e lei ne approfitta per spendere al bar dell’area di servizio quei pochi franchi che ci hanno dato di resto all’ingresso, due settimane fa!
Naturalmente la sua scelta cade inevitabilmente su una confezione di cioccolata - svizzera naturalmente! – come sempre in queste circostanze.
Be’, se non si compra la cioccolata in Svizzera dove si compra?
Una volta oltrepassato il castello di Montreux – facilmente riconoscibile, quasi isolato nell’acqua com’è – la costa del lago piega verso sud e ci abbandona.
Ancora qualche chilometro, fino a Brig, poi bisogna lasciare l’autostrada ed iniziare la salita verso il passo del Sempione.
Abbiamo scelto questo tunnel proprio perché, essendo molto in alto, è più breve degli altri e dunque dovrebbe essere anche più economico.
Immaginarsi la nostra sorpresa quando ci vengono chiesti ben 29 euro per il passaggio semplice!
Al di là siamo in Italia.
Una lunga e tortuosa superstrada scende rapidamente il fianco dei monti fino al fondovalle.
Siamo ad Aosta e qui si imbocca di nuovo l’autostrada.
Come al solito non appena rientrati in Italia c’è già aria di casa nelle cose che ci circondano, nella strada, nella segnaletica, per quanto ne siamo ancora distanti.
Proseguiamo spediti fino a TORINO.
Raggiungiamo l’area attrezzata senza troppe difficoltà.
Del resto abbiamo scelto quella a poca distanza dalla stazione per Superga proprio perché è dalla parte da cui arriviamo ed è più comoda anche rispetto a dove vivono Monica e Carlo.
Certo quella dove dormimmo la volta scorsa, posizionata a sud-est, non sarebbe stata proponibile.
Non che la cosa ci manca, visto quanto dormimmo male in quell’occasione!
Anche questa non è il massimo.
È soltanto un grande parcheggio all’incrocio tra due vie molto trafficate.
L’unico mezzo che sembra abitato è un piccolo Wolkswagen con la targa olandese.
Gli altri sparuti mezzi in sosta sembrano tutti parcheggiati in pianta stabile e qualcuno dà addirittura l’impressione di essere pressoché abbandonato.
Telefoniamo a Carlo, come d’accordo, e poi aspettiamo il suo arrivo per una mezz’oretta.
È un sacco di tempo che non ci vediamo e di cose da raccontarci ce ne sono… e, poi, si vede da lontano che questo viaggio ha comportato qualche traversia e Carlo non è il tipo da non voler saper tutto nei minimi dettagli.
A dire la verità anche a noi fa piacere raccontarlo, un piacere quasi…. terapeutico.
Alla domanda se vogliamo andare prima a casa da Monica e i bambini oppure subito a visitare la mostra in centro - un po’ per cortesia, un po’ perché di tempo alla chiusura delle 23 ce n’è ancora tanto – Roberto accetta la prima soluzione.
Errore!!!
Conoscere Carlo e Monica e la loro squisita ospitalità avrebbe dovuto farci intuire il pericolo, ma, chissà come, Roberto non ci pensa e Lisa non ha il cuore di proporre il contrario.
Così lo seguiamo fino a Pino Torinese, dove Carlo – essendo anche lui camperista - ha trovato un piccolo parcheggio a due passi da casa che potrebbe fare al caso nostro.
È la prima volta che possiamo vedere la loro nuova casa e la visita è per forza di cose lunga e meticolosa.
Arriviamo così all’ora di cena e, fra un racconto e l’altro, una notizia e l’altra, la serata avanza quasi senza che ce ne accorgiamo.
Quando finalmente l’idea di andare alla mostra riprende forma l’ora ormai non è più conveniente.
Carlo insiste di fare comunque un tentativo ed è così gentile da farci da autista ed accompagnarci in centro lasciando Andrea con Monica, Giorgio ed Elena.
Arriviamo che la mostra ha appena chiuso i battenti, dopo una lunga ricerca del giusto ingresso.
Peccato!
Restiamo con la curiosità di sapere cosa ci siamo perduti.
Dalle fotografie sul depliant sembravano oggetti molto interessanti e decisamente originali.
Ormai il periodo in cui resteranno in Italia sta per terminare, chissà se troveremo un’altra occasione per venire fin quassù in tempo per vederli?!
Be’, ormai è andata.
Terminiamo brevemente la serata a casa di Carlo e Monica e poi ci ritiriamo nei nostri appartamenti.
Alla povera Lucky anche oggi alla fine è toccato di rimanere qualche ora chiusa in camper!
Coraggio Lucky, stavolta è davvero l’ultima per quest’anno!
Spengiamo le luci che è già passata la mezzanotte.

LA SCHEDA

Itinerario: Besançon – Lousanne – Brig - Aosta – Torino (km 411)

========== a Besançon
Visite:
--> Pont de Battant
Dal ponte si ha una bella vista sui begli edifici con portici del XVII secolo che costeggiano il fiume.
--> Gran Rue
Tutta fiancheggiata da nobili palazzi tra cui spicca il palais Grand Velle.
--> Cathédrale St-Jean
(orologio astronomico: visite guidate di 30 min., ogni ora, 9.50-11.50 14.50-17.50, ingresso: EUR 2,50)
Eretta in stile romanico, la cattedrale ha due absidi contrapposte e forme molto particolari. All’interno un dipinto di Fra’ Bartolomeo e l’orologio astronomico, una vera meraviglia meccanica della metà del XIX secolo.
--> Citadelle
(orario: 9-18, intero: EUR 6,10, ridotto: EUR 3,10)
Alla fine del '600 Vauban costruì sull'altura che domina la città una possente cittadella arrivata ai giorni nostri in ottime condizioni. Si può percorrere il camminamento di ronda sul lato ovest per arrivare a godere di una impressionante vista sulla città.


Parcheggio:
--> Parcheggio in Promenade de Chamars oppure sulla riva destra del Doubs.




========== ad Ornans
Pernottamento:
--> Camping-Gîtes Le Chanet *** 9 chemin Le Chanet [Camper Service EUR 2,50]


========== a Pontarlier
Pernottamento:
--> Camping Le Larmont *** Rue de Toulombief


========== a Torino
Pernottamento:
--> Area attrezzata, via Agudio angolo via Paolo Solaroli di Briona, vicino alla stazione per Superga, acqua, pozzetto.
--> Area attrezzata, in corso Monte Lungo, lato sud, tra la stazione dei carabinieri e la bocciofila (piazza d’armi), acqua, pozzetto.
--> Area attrezzata, in corso Lione angolo corso Piaggia, lato ovest, piazzale attiguo al parco Ruffini, acqua, pozzetto, illuminazione.
--> Impianti Camper Service segnalati in corso Moncalieri, corso Vercelli, via Artom, via Corradino, via Traves.


GIORNO 17 – DOMENICA 9 SETTEMBRE 2007

IL QUADERNO

L’energia del viaggiatore - quella che gli deriva dalla desiderio di affrontare le scoperte di una nuova giornata – è del tutto svanita.
Dunque, alzarsi questa mattina è molto più difficile del solito.
Per fortuna la notte è stata tranquillissima.
Anche la temperatura gradevole delle colline di TORINO non ha avuto niente a che vedere col caldo afoso che ci aveva assediato l’altra volta, in città.
Il paese si sta lentamente svegliando insieme a noi nella calma della domenica mattina.
Facciamo un salto a salutare i nostri amici e poi, per l’ultima volta, ci rimettiamo sulla strada.
Il fatto che siamo a Pino Torinese ci permette di risparmiare qualche chilometro e di evitare la città.
In quattro e quattr’otto imbocchiamo l’autostrada.
Il cammino di oggi è familiare.
Percorreremo tutte strade conosciute e per buona parte strade che abbiamo già percorso proprio sulla via della Francia, quindici giorni fa.
Continuiamo a mantenere un’andatura moderata, a Lisa non è sufficiente nemmeno la prospettiva di una intera giornata di tediosa autostrada per smuoverla dalla sua paura.
La velocità bassa ed il cammino monotono rendono la giornata particolarmente noiosa.
A Piacenza, imboccando l’Autostrada del Sole, l’anello si chiude.
È tempo, come sempre, di bilanci: l’unica maniera per tentare di far appartenere anche l’ultimo tratto di strada al viaggio appena concluso.
Cerchiamo di ripercorrere con la memoria le tante cose che abbiamo visto.
Bisogna fare un certo sforzo per rimettere a fuoco i particolari di ciascun monumento, i dettagli di ciascun episodio, gli aneddoti di ogni visita.
In questo momento tutto quanto è accaduto negli ultimi quindici giorni turbina nella mente in un unico vortice in cui è difficile distinguere i particolari e persino una sequenza temporale.
Come sempre il viaggio è stato così fitto di occasioni che c’è bisogno, ora che è finito, di un attimo di riflessione, di una fase di ruminazione, di digerire ciò che per ora abbiamo soltanto frettolosamente inghiottito per assimilarlo in maniera compiuta.
Ad Andrea, come al solito, non si riesce a cavare una parola di bocca neppure con le pinze.
Non ti darebbe soddisfazione neanche morto!
Sappiamo comunque che certe cose appositamente incluse nel viaggio – come il parco delle cicogne o la linea Maginot - gli sono piaciute molto, ma non lo ammetterebbe nemmeno sotto tortura!
In effetti, abbiamo tentato di mantenere il programma di visite il più vario possibile.
Ciò nonostante, a conti fatti ci accorgiamo a posteriori che il ricordo è dominato principalmente dalle stupende cattedrali gotiche che abbiamo incontrato.
Di fronte all’imponente facciata rosata della cattedrale di Strasbourg, alla maestosità della navata di Soissons, alla ricchezza di Reims o alla stupefacente cromia virtuale di Amiens – per restare soltanto alle principali - le altre visite passano in secondo piano.
Sì, decisamente questo viaggio è stato soprattutto un andar per cattedrali!!
La strada intanto scorre, le ore passano.
Il pranzo ci impone una sosta a Piacenza, poi si prosegue senza interruzioni.
Il pomeriggio di una domenica estiva - e questa è una delle ultime domeniche della stagione - è un usuale momento di rientro dalle località di villeggiatura.
Il traffico dunque va verso nord lasciando comodamente libera la nostra corsia.
Nell’altra carreggiata, invece, la situazione è spesso difficile, con code frequenti e chilometriche.
Il traffico è molto intenso nel senso opposto anche quando deviamo sulla E45.
La situazione poi diventa drammatica sul passo di Verghereto.
Gli infiniti lavori che ostruiscono del tutto la carreggiata e costringono ad affrontare il passo sulla vecchia statale hanno creato una fila infinita.
Non ne avevamo mai vista una tanto lunga.
C’è una sorta di sadica soddisfazione nel vedere le migliaia di veicoli di ogni genere – Andrea ne conta quasi centocinquanta soltanto tra i camper – completamente fermi su gli oltre dieci chilometri della salita che scavalca l’Appennino, mentre noi proseguiamo spediti verso sud!
Una cosa infernale!
Non sappiamo proprio cosa avremmo fatto se fosse toccato a noi!!
Invece continuiamo senza nessun intoppo fino a casa.
L’arrivo avviene ancora prima di quanto avevamo previsto.
È finita.
Domani qualcuno tornerà già al lavoro, qualcun altro avrà il tempo di iniziare a “disarmare” il camper con tutta calma.
Per stasera ci godiamo tutti qualche ora di meritato riposo.

LA SCHEDA

Itinerario: Torino – Piacenza – Bologna – Cesena – Perugia (km 574)



INFORMAZIONI GENERALI

Le informazioni relative alle aree di sosta ed i servizi per il camper sono state reperite per l’Italia nel Portolano edito dalla rivista Plein Air e per la Francia nei siti:
Magellano
Aire Camping Car

Le informazioni turistiche sulle regioni ed i dipartimenti francesi attraversati possono essere reperite nei siti:
Alsace
(I GB F E D NL H DK PL RUS J PRC)
Bourgogne (GB F D)
Champagne-Ardenne (GB F D NL)
Franche-Comté
(GB F D NL DK PL H CZ RUS SF J PRC arabo)
Lorraine (GB F D NL)
Nord-Pas-de-Calais (GB F D NL)
Picardie (GB F D NL)

Aube (I GB F D NL)
Bas-Rhin (F)
Côte-d'Or (GB F D NL)
Doubs (F)
Haut-Rhin (F)
Marne (GB F D NL)
Meurthe-et-Moselle (F)
Meuse (F)
Moselle (GB F D)
Nord (GB F NL)
Oise (GB F)
Pas-de-Calais (GB F NL)
Somme (GB F)
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