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Francoforte sul Meno: Esperienze di Vita in Terra Teutonica…

Scritto da Valentino Quintana
  • Römerberg
  • Skyline
  • Bankfurt
La prima volta che mi sono recato a Francoforte sul Meno risale al 2005. Ero stato selezionato come vincitore del progetto di interscambio scolastico Leonardo, con destinazione Germania. Io, ed un’altra ragazza siamo approdati in terra germanica senza un preciso quadro di cosa saremo andati a fare, conoscevamo solamente le nostre mansioni: io Receptionist presso l’Haus der Jugend (l’ostello della gioventù) cittadino, e lei impiegata presso un’agenzia di pubblicità. Partendo dal presupposto che la vita ha delle tappe ben precise, delineabili come un viaggio, il ricordo di quest’esperienza è stato e sarà sempre incancellabile. Una rimembranza positiva implica, ove possibile, un ritorno, e questo è stato il mio pensiero fisso per due anni, fino all’ottobre 2007. Proprio questo mese, non a caso, coincide con la festa dell’Unificazione tedesca (3 ottobre 1990), e per nulla al mondo avrei rinunciato a trovarmi in tale luogo. In agosto, avevo così prenotato una comoda stanza singola nell’ostello che mi aveva ospitato due anni prima come impiegato, e un volo veramente conveniente con la compagnia Ryanair, con partenza da Treviso, oramai uno dei maggiori aeroporti low – cost italiani. Avevo pianificato tutto con estrema dovizia: quattro giorni, dall’ 1 al 4 ottobre, immersione completa nel maggior centro dell’Assia tedesca (il Land Hessen), e una visita alla Heinrich – Heine – Schule del paesino di Dreiech, che era stato mio partner per lo scambio culturale tra la mia scuola e quella germanica due anni prima. Prima di partire era stata mia premura avvisare il Prof. Funk, col quale avevo concordato la visita e la possibilità di tenere una piccola lezioncina nella loro scuola. Ero giunto così alla volta dell’1 ottobre 2007, ovviamente col pieno di entusiasmo che caratterizza la partenza!

1 giorno: Padova – Treviso – Francoforte sul Meno

Sono partito da Padova il primo ottobre 2007 in corriera da Piazzale Boschetti, alle ore 11.00 del mattino. Dopo 50 minuti di confortevole viaggio, sono arrivato alla volta dell’aeroporto. Dopo un breve check – in, giungeva la partenza. Il volo Ryanair è, a mio avviso, ineccepibile. La compagnia spacca il minuto per qualsiasi destinazione, e il comfort è elevato. Si atterra comunque in un aeroporto low – cost, lontano dal centro, ma subito si hanno i servizi atti al raggiungimento della meta. Per Frankfurt am Main, v’è il pullman della compagnia Bohr, che con la modica cifra di € 12,00 (sola andata) ti porta, dopo due ore e trenta, accanto alla Hauptbahnhof, letteralmente la stazione principale dei treni. L’urbe, che accoglie il turista, che si avventura per la prima volta in città è molto contrastante. Si alternano da subito nuovi palazzi che stridono con quelli otto – novecenteschi, simbolo di una ricostruzione difficile, sofferta, come lo è stata per tutto il Paese dal 1945 in poi. E, purtroppo, come in molte città italiane, il quartiere della stazione non è di certo il migliore. Il Viale Kaiserstrasse, che si apre proprio di fronte alla stazione ferroviaria, non gode di ottima fama.
Mio intento era comunque raggiungere l’ostello il prima possibile, e, conoscendo ogni scorciatoia, in 30 minuti, anche sotto la pioggia, ero già davanti alla Deutschherrnufer, la riva del fiume Meno sul quale si adagia, dolcemente, l’Ostello della Gioventù. Quest’ultimo è una città nella città, un mondo giovanile, con una percepibile inclinazione politica, che accoglie turisti da ogni parte del mondo. Intanto, possiamo proprio dire che si tratta di una delle strutture più grandi, di tutta la Germania, se non di tutta l’Europa. Dispone: di due sale riunioni, di una torre panoramica, di migliaia di posti letto, di sala tv, punto internet, deposito bagagli, servizi per gl’invalidi ad ogni piano, caffetteria, giardino, et smilia, nonché gli angoli nascosti per i giovani dipendenti. Infatti, i ragazzi che vi accoglieranno alla reception, o in cucina, o in caffetteria, sono coloro che han scelto il servizio civile (Zivildienst), e han tutti età compresa tra i 18 e i 24 anni. L’ostello, come accennavo sopra, è un mondo culturale a sé, con le sue “norme”, le sue “regole”, e il suo indirizzo politico. Si pensi che la città di Francoforte è stata la capitale della contestazione del ’68 tedesca, e da questo si potranno capire anche parecchie cose sull’università di cui parlerò in seguito.
Dopo un breve check – in, durante il quale ho salutato alcuni miei “vecchi” compagni di lavoro, ho finalmente avuto il piacere di accomodarmi nella mia stanzetta, con vista sulla riva. Subito terminata una veloce doccia, ho deciso di andare subito a rivedere la città che avevo lasciato due anni prima con tanto dispiacere, per comprendere subito cosa fosse cambiato. Attraversando l’Alte – Main –Brücke (letteralmente, il vecchio ponte sul Meno), si stagliava già, superba, la mole del Duomo. Dopo due anni, il restauro era quasi ultimato, e l’area quasi riqualificata completamente. Il Duomo, bombardato nel 1943, necessitava di un intervento nella torre campanaria, e l’area circostante, andava di conseguenza ripulita. Subito lasciando il Duomo, ci si può imbattere nei resti di un muro romano, tornato alla luce sempre dopo i bombardamenti angloamericani. Con estrema meraviglia queste rovine vengono conservate da millenni, allo scopo di indicare la superba maestria dei romani nell’arte di costruire. A destra e a sinistra, prima di accedere al Römerberg, si ergono palazzi moderni di un gusto orripilante, alcuni contenenti anche poli museali. E procedendo, si arriva finalmente in Piazza Römer, il nucleo più antico della città, raso al suolo nel 1945. Il Römer è una delle più belle piazze tedesche, simbolo di un ottima ricostruzione. Al centro di essa c’è la Gerechtigkeitsbrunnen, la fontana della giustizia, e di fronte il vecchio Municipio, composto da tre edifici. Quello centrale conserva, in una sala interna, i ritratti dei 52 imperatori del Sacro Romano Impero. Un paio di foto, e via, di corsa verso lo Zeil, la moderna zona pedonale cittadina, con grattacieli e negozi, caffè e panifici, pizze al trancio e giornalai. In centro, bellissime sono l’Hauptwache, l’ex posto di guardia, ora rinomato caffè, la Casa di Goethe, completamente rifatta nel dopoguerra, e infine, l’Alte Oper, la Vecchia Opera, sede del vecchio teatro cittadino, anch’esso totalmente ricostruito dopo i tristi bombardamenti del 1944. Purtroppo, venne già ora di rincasare, ma proprio adiacente all’ostello, mi stava aspettando il vecchio quartiere di Sachsenhausen, ove passeggiare con tranquillità vicino all’alloggio. Questo quartiere, mi ha raccontato un anziano signore, un tempo non faceva nemmeno parte della città. Una volta inglobato, è divenuto il tipico paesino con atmosfera medievale (infatti v’è anche una torre), ricco di localini e osterie. Dopo il miracolo economico, e l’arrivo di numerosi immigrati, Sachsenhausen è divenuto un quartiere etnico, con ristoranti italiani e cubani, pub irlandesi e birrerie tedesche, ove è ancora possibile gustare un buon Apfelwein, letteralmente vino di mela. Agli italiani che passano di lì che non riescono a rinunciare ai piaceri della cucina del Belpaese, raccomando il ristorante Borsalino, composto da cuochi e personale veramente qualificati. Verso le 21,00, una volta in ostello, ho pianificato la giornata pel giorno successivo: i musei delle rive (ricordiamo che Francoforte ha una vera e propria Riva dei Musei) e il quartiere a nord dell’Alte Oper, verso il Palmengarten, il giardino delle Palme. Dopo una buona birra, e qualche conversazione con gli ospiti dell’ostello, il quale, sarà banale ricordarlo, sono rigorosamente internazionali, mi sono accomiatato e recato a letto. Mi stava aspettando un’altra intensa giornata…

2 giorno: La Riva dei Musei e il Palmengarten, passano per la Messe

Ore 8.30, sveglia, al fine di attuare la visita culturale dei musei cittadini. Dopo una gustosa colazione, mi faccio guidare dalla geografia cittadina, passando dapprima per il Museo d’arte moderna, e giungendo allo Jüdisches Museum, (museo ebraico) ove mi sono a lungo soffermato. I signori anziani, bisogna riconoscere, vedendo un turista in difficoltà con una cartina in mano, sono sempre disponibili ad aiutarti, i giovani un pochino meno. Questo certamente non è onnicomprensivo o a titolo esemplificativo, o manchevole di rispetto a quella parte di gioventù educata. Il museo ebraico infatti, è visibile dalla riva, ma non è facile da rintracciare se si viene dall’interno, almeno per i non autoctoni. E anche in quest’occasione, ho avuto la sventura di constatare che i cartelli, le indicazioni, le didascalie all’interno del museo sono quasi unicamente in tedesco. Questo è uno svantaggio per chi non comprende la lingua. Infatti, posso affermare senza riserve, che i turisti che visitano Francoforte, grazie anche allo scalo internazionale del suo aeroporto, provengono veramente da ogni parte del mondo! Il Museo ebraico comunque, è molto crudo. Rappresenta la storia della comunità, molta folta nella città sul Meno, dalle sue origini, alla sua scomparsa. Un elenco sterminato di vittime è poi appeso alle pareti del museo. Nulla di più esaustivo per comprendere la tragedia del popolo ebraico in quegli anni. Infine, ho visitato il Museum der Weltkulturen, il Museo delle culture del mondo, quindi etnografico. Molto belle sono le collezioni delle civiltà africane, o delle tribù americane. La mia passeggiata si indirizzava quindi verso il Palmengarten, passando attraverso il quartiere dell’alta finanza, delle banche e dei grattacieli che han tanto modificato il profilo, lo skyline cittadino. Francoforte ha radicalmente mutato il suo aspetto dal 1999 in poi, quando le varie torri della Kommerzbank, della Deutsche Bank o della Banca Centrale Europea cominciavano a irrompere nei cieli cittadini. La città s’è meritata così due simpatici appellativi: Bankfurt, per la sede della sopraccitata Banca Centrale Europea, e Mainhattan, riprendendo il quartiere di Nuova York costellato di grattacieli, torri e altissimi palazzi. E’ doveroso ricordare che dalla Maintower, è possibile, pagando un biglietto, salire e godere di uno splendido panorama sulla città, scattando magari qualche simpatica foto. Per raggiungere il Palmengarten, s’attraversa un quartiere completamente immerso nel verde, ove i ciclisti trovano spazi paradisiaci (come in tutta la città e la Germania intera) e i pedoni camminano in tranquillità sotto gli alberi. E’ il proprio il caso di dirlo: Francoforte è una città a misura d’uomo per quanto riguarda i servizi pubblici, in quanto è attraversata da reti efficientissime di metropolitana, colleganti paesi distanti anche 20 chilometri tra loro (cosa in Italia impensabile), piste ciclabili, autobus, pulmini. E per gli amanti del jogging e del footing, le rive e le mura sono un gran divertimento. Tra l’Alte Oper e il Palmengarten vi saranno circa 40 minuti di strada a piedi, molto scorrevoli. Il Giardino delle Palme è il luogo ideale ove trascorrere un pomeriggio. Si possono ammirare specie vegetali in serra o alberi di varie specie, v’è la possibilità di camminare per ore, o giocare a minigolf, passatempo veramente molto apprezzato. Questo giardino non è certo l’unico dei numerosi parchi cittadini, tuttavia ne avevo un ottimo ricordo, ovviamente confermato anche da quest’ultima visita.
Oramai, alle 16,00, era giunta l’ora di incamminarsi verso il centro, per rivedere lo Zeil in piena attività. Una caratteristica di questa città, è la seguente: essendo una metropoli finanziaria, Francoforte è immersa in un’attività frenetica dalle nove del mattino alle diciassette del pomeriggio. Le vie del centro sono percorse da gente che corre velocissima da una parte all’altra, un po’ come a Nuova York. Quando, alle 17,00 le banche e altri pubblici uffici smettono di lavorare, la città sprofonda in una sorta di coprifuoco. Le strade si svuotano, la gente rincasa, gli unici che rimangono sono turisti o persone che hanno attività lavorative con orari differenti. Decido quindi di passare per l’Università, o meglio la Goehte Universität. In passato, l’edificio ch’oggi ospita l’ateneo era stato costruito per altri scopi. Infatti, la famigerata IG Farben, abbreviazione di Interessen-Gemeinschaft Farbenindustrie AG, e chiamata anche I.G. Farbenfabriken aveva qui il suo quartier generale, progettato nel 1928 e ultimato nel 1931. La I.G. Farben, deteneva il monopolio chimico sul cartello dell’industrie tedesche durante il Terzo Reich, ed è stata fornitrice di Zyklon – B, il micidiale gas impiegato nei lager. Ci si può domandare come mai questo palazzo sia sopravvissuto ai micidiali bombardamenti del 1944, ma la risposta è presto detta. Con la I.G. Farben era consorziata la Standard Oil americana. Ecco perché aziende come la Bayer, o multinazionali come questa, dove gli interessi americani erano fortissimi, non sono mai state toccate, anzi favorite. Avendo appuntamento con un vecchio amico, questi mi ha invitato a visitare la sede dell’odierna Università, e con mio stupore, osservo alcune scritte che appaiono sui muri dell’edificio: smash capitalism, kill capitalism! Come accennavo sopra, la sede della contestazione sessantottina tedesca era proprio Francoforte, e non poteva di certo mancare il suo ateneo. Dopo una breve visita e aver ringraziato la mia guida, proseguo alla volta dello Zeil, proprio nel calar delle sue attività. Non c’è niente di meglio di gustare un dolce in un buon Café tedesco. Personalmente, le mie papille gustative si indirizzavano spesso verso la Käsetorte, la torta al formaggio. Nonpertanto sono da disdegnare gli altri dolci, tutti eccellenti. Ricordatevi sempre due cose, anche se una dovrebbe ora non esserci più: la prima che prima di uscire da un bar, ristorante, caffè tedesco, è cortesia lasciare una mancia, corrispondente almeno al 20% dell’importo. La seconda è, ma ora forse non più, che nei locali tedeschi si fuma ancora molto pesantemente. Per i più sensibili, questo non è di certo il massimo. Francoforte, ad una certa ora, addirittura in alcune strade abbastanza centrali, diventa quasi una città del sesso. Purtroppo, agli angoli di certe strade vi sono prostitute che fan di tutto per accalappiare il malcapitato, o attirarlo in qualche brutto giro. Questo è legalizzato, pertanto, a mio avviso, si tratta di malcostume locale, come la stessa tolleranza per le droghe leggere nelle discoteche; infatti, m’era capitato due anni fa di entrare in una sorta di Disko locale, e, subito all’entrata, d’essere investito da una folata di Marijuana. Un alone impressionante stagnava nella parete della discoteca, ove giovani si ubriacavano come matti. Già, questa è un’altra piaga della gioventù tedesca. La prima, come già detto, il fumo: enormi cartelloni campeggiano lungo le strade cittadine, invitando il consumatore a fumare. La seconda, l’alcol, abusato dai giovani in maniera spropositata. Sempre nella mia esperienza precedente, sono uscito con una compagnia che prima di recarsi in birreria, lungo la strada, ha bevuto una confezione da sei birre. Nel locale, ha continuato. Le conclusioni sono facilmente esternabili.
Giunta la sera, la solita passeggiatina per Sachsenhausen, seguita da cena tipica tedesca. In ostello, ho conosciuto, anche in quest’occasione, come è consuetudine in questi ambienti, gente di ogni parte del mondo. La lingua comune, oramai, è l’inglese, intonata con pronunce, accenti ed errori diversi. Molto interessante è stato per me apprendere da due giapponesi, che non tutta la loro popolazione è composta da persone che si possono permettere le boutique di Milano o Venezia. Anzi, la maggioranza di loro ha uno stipendio relativamente medio, e racimolano con meticolosità il denaro necessario per l’agognata vacanza, soprattutto in Europa. E’ comunque necessario ricordare che, sebbene l’Ostello sia internazionale, Francoforte stessa lo é. Un proverbio locale afferma che oramai in città il perfetto cittadino parla dieci lingue, e i gruppi etnici sono numerosissimi. I maggiori sono composti da turchi, seguiti subito dagli italiani (circa un milione), ex – jugoslavi, etc.
E una nuova giornata, mi stava nuovamente attendendo….

3 giorno: Festa nazionale, mercatino e riposo

E’ consuetudine, a Francoforte, lungo le rive orientali, creare un mercatino delle pulci (Flohmarkt), se non vado errato proprio il terzo sabato del mese. I tedeschi sono particolarmente appassionati di mercatini, infatti, quando si recano in Italia sono una delle attrattive che non vorrebbero mai perdere. Tuttavia, proprio per l’occasione della festività nazionale, il 3 ottobre ne è stato organizzato uno lungo lo Zeil, veramente molto folkloristico, e ricco di libri, cartoline, quaderni, giornali, mobili, oggetti d’epoca, et generis. Ho avuto la ventura di comperare un ottimo libro, composto di due volumi: un album di figurine delle Olimpiadi del 1936, realizzato dal Ministero della Propaganda tedesca, diretta dal dott. Goebbels. Perfettamente conservato, (molti in Italia me lo han richiesto)) ma essendovi affettivamente legato, non posso né potrò mai cederlo. Una splendida mattinata di sole lungo le Rive mi ha ritemprato, e leggendo il giornale, casualmente scopro che ogni anno viene organizzato un pellegrinaggio nel Monte Brocken, cima occidentale tedesca che segnava il confine tra le due Germanie. Mi sono ripromesso che, in un futuro non molto lontano, anche io parteciperò all’iniziativa.
Il pomeriggio è stato da me dedicato al riposo in vista della giornata che si sarebbe profilata. Qualche sana lettura in ostello, un po’ di tv tedesca, qualche intensa chiacchierata con amici conosciuti in loco. Ma ancora una sorpresa m’era stata riservata: il Prof. Funk, era venuto a trovarmi per fare un giro per la città. Accettando l’invito, ci siamo diretti verso l’area del vecchio porto, completamente rinnovata dopo gl’interventi edilizi degli ultimi anni: architetture avveniristiche, creazioni di spazi e ovviamente posti di lavoro, uffici residenziali e abitazioni. Come Londra, Francoforte ha recuperato i suoi Docks. Dopodiché, invitato ad assaporare una torta tedesca (ove ovviamente non potevo esimermi), siamo entrati in un locale adagiato su una riva assai particolare, perché richiamava la macchia mediterranea. Terminata la degustazione, ho accompagnato il Professore fino alla Messeturm, la torre della fiera, altro edificio modernissimo, ove si svolge la famosa Buchmesse, la fiera del libro che attira visitatori da tutto il mondo. E’ possibile infatti incontrare gli autori dei libri più in voga del momento, ponendo loro domande e ottenendo un autografo. Proprio ottobre è il mese di svolgimento.
E così, era giunta di nuovo sera, e mi preparavo per l’intensissima giornata del giorno successivo. Infatti, l’ultimo giorno dovevo: visitare la scuola del mio precedente scambio a Dreiech, tenere una lezione, tornare a Francoforte, prendere l’aereo e rientrare in Italia. Nulla è però duro e faticoso se c’è l’entusiasmo a motivare qualsiasi iniziativa…

4 giorno: Francoforte – Dreieich – Francoforte – Treviso – Padova

Ore 6.30: sveglia prestissimo per giungere a Dreieich, paesino distante 15 – 20 chilometri da Francoforte in metropolitana. La località è una ridente cittadina tedesca, che basa la sua economia sua una grande fabbrica locale ove è impiegata quasi tutta la popolazione. La Heinrich – Heine – Schule mi ha accolto con entusiasmo, ovviamente poiché ero già stato già lì e conoscendo il Prof. Funk, il quale mi ha invitato subito ad ascoltare una lezione nelle scuole medie, e a tenerne una nelle superiori. Il palazzo infatti, enorme, ospita tutti, dalle medie alle superiori. In molte classi vi sono minimo tre alunni di origine italiana, figli di immigrati del nostro Paese degli anni ’60 – ’70. Purtroppo, (a mio avviso), non possiedono alcuna conoscenza della nostra lingua o cultura, ma in questo la scuola tedesca, cerca di sopperire, organizzando corsi pomeridiani, soprattutto per polacchi, turchi e italiani, al fine di non perdere i contatti col paese d’origine. La lezione, alle scuole medie a cui ho assistito, era di lingua inglese. Qui ho appreso che vi sono metodi diversi di insegnamento, rispetto all’Italia, con canzoni di gruppo, quiz, giochi. Poi, il ceppo comune delle lingue inglese e tedesca aiutano i fanciulli germanici nell’apprendimento forse più dei nostri, ma questo è un altro discorso. Invece, la lezione che ho organizzato in una terza superiore della scuola, verteva sulla prima guerra mondiale, con qualche accenno alla seconda. Ho cercato di non urtare le loro suscettibilità e di essere il più imparziale possibile, come dovrebbe essere un vero storico, in quanto i tedeschi hanno perso sia il primo che il secondo conflitto mondiale. Con mio compiacimento, sono stato molto apprezzato, e ho promesso loro di ritornare prima del loro Abitur, l’esame di maturità. Infine, disquisendo del sistema scolastico tedesco, ho appreso che alcuni docenti prima di laurearsi debbono fare un tirocinio, un Praktikum, dopodiché saranno abilitati all’insegnamento, cosa che in Italia non ha luogo. Salutando calorosamente tutti i Professori della Heinrich – Heine, mi sono recato in metropolitana a Francoforte fino alla stazione. Da lì a cento metri stanziava il Bohr, il bus che aspetta tutte le persone dirette stavolta all’aeroporto. Caricata la valigia, mi attendeva il solito viaggio a ritroso, un check – in veloce all’aeroporto, e un altro comodo viaggio verso Treviso. Dal finestrino, vedevo scomparire, per la seconda volta il profilo di Francoforte, apparire l’ordinatissima campagna tedesca, poi le Alpi, la pianura padana e Treviso. Un altro stupendo viaggio era stato compiuto, altri ricordanze, altre emozioni. La vita, stava reclamando la prossima tappa….
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