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Scusa Ma Ti Chiamo Odore - il [Pro]Fumo di Londra

Scritto da Sonia Dalla Valle
  • People in Soho
  • The London Eye
  • Golden Westminster pt.1
  • Golden Westminster pt.2

[Venerdì sera, marciapiede sinistro di Charing Cross Rd]
Ti guardi intorno per capire da dove si dipana l’odore di frittura persistente che permea l’aria e scopri i “luridi”, poco diversi da quelli italiani quanto a sporcizia e quantità abnorme di calorie a porzione. In voga sono gli anelli di cipolla, fritti in un olio che l’età della pensione l’ha superata da un pezzo. All’uscita dei nightclub e per le strade spopolano le fritture dei vari fish&chips, nelle varianti carnivore e vegetariane.

[Alla stazione della metropolitana]
Scendi le scale all’ingresso della metropolitana. Sei sulla banchina e aspetti il tuo treno: di nuovo sei sopraffatto da un odore. Non riesci a capire se ti nausea o ti attrae: è l’olezzo dell’underground, un’aria dolciastra e rassicurante ma al tempo stesso un po’ chimica, quasi metallica, che ricorda vagamente la benzina. Ne fai scorta a pieni polmoni.

[Piccadilly Circus. «Change here for Piccadilly Line…»]
Uscendo dalla metropolitana sei travolto da ben altri venti, stavolta palesemente disgustosi: sono quelli delle catene McDonald’s e Burger King. Non si distinguono l’uno dall’altro, ma fanno a gara a quanta più gente riescono a colpire e nauseare. Se riesci a sopravvivere entri e ti ingozzi di panini alle ossa di pollo, e all’uscita ti puzzano di fritto persino le mutande.

[Nelle strade di Soho, la mattina (prima delle 10am) di un sabato o una domenica qualunque]
Inconfondibile, puzzo di vomito e urina. Salti qua e là per evitare le strane “pozzanghere”.

[Sabato mattina, quartiere di Camden Town]
Ti trovi nella parte nord della città per il consueto appuntamento con il mercato. Su Camden High Street la gente si fa strada a spintoni, e una volta arrivati a destinazione l’olfatto è messo a dura prova da molteplici odori, più o meno piacevoli. Ci sono i luridi di turno, questa volta istituzionalizzati, l’uno accanto all’altro in una fratellanza complice ma rivale: cinesi, tailandesi, giapponesi. Non si capisce chi sia cinese e chi tailandese dal momento che entrambi vendono noodles e riso accompagnati dai condimenti più disparati tra agrodolci, piccanti, agrodolci e piccanti, vegetariani agrodolci, vegetariani piccanti, vegetariani agrodolci e piccanti… i giapponesi mantengono orgogliosi la propria diversità e offrono sushi, ma in realtà se si è attenti i noodles con il pollo in agrodolce ce li hanno anche loro. Allontanandosi dall’area di ristoro il naso si perde tra il profumo dei vari incensi, che si trovano almeno in una bancarella ogni due, o quello un po’ meno legale delle “sigarette che fanno ridere” in mano ai giovani a passeggio tra gli stalls. I negozietti dell’usato ti riportano agli anni Settanta e forse anche più indietro: regna incontrastato un odore persistente di naftalina e di umidità, di freddo, di vestiti rimasti a lungo in un ambiente chiuso. Ma ciononostante riesci a trovarlo piacevole e rassicurante, e ti diverti a chiamarlo “odore di nonna”.

[Brick Lane, East London]
Il quartiere è popolato da indiani. Qui vince l’aroma del curry, in tutte le sue varianti.

[Embankment]
Passeggi lungo la riva nord del Tamigi, ammirando i ponti e i palazzi della sponda opposta. Ti fermi davanti al London Eye e ti accorgi che quella puzza che ti insegue da ore non è il tuo cappotto inumidito dalla pioggia fine, né il cadavere di un piccioneai tuoi piedi, né il senzatetto che riposa sulla panchina di fianco. È solo l’odore del fiume, indefinito tra le sue componenti: pesce, mare, inquinamento e sì, forse anche il piccione e il senzatetto della panchina di fianco.

[D’estate, d’inverno, fuori da un pub qualsiasi]
Forse l’odore più caratteristico di Londra, quella della superficie, è quello tipico dei pub. D’estate lo riconosci passando davanti alle porte aperte, d’inverno ti travolge appena ne varchi l’ingresso. Anche in questo caso è indistinto, le componenti sono così forti che stenti a riconoscerle. A occhio e croce diresti che si tratta di birra mescolata a fumo di sigaretta: binomio spietato che si attacca a pareti, moquette e indumenti senza mai abbandonarli. A queste sospetti che si aggiunga una punta di aceto, anzi, no, patatine all’aceto (le famose salt&vinegar), snack preferito dagli inglesi per placare la fame tra una birra e l’altra. Questo triplice odore, acido, affumicato e stantio così repellente e allo stesso tempo così avvolgente e caldo, ti fa sentire a casa. E fa un tutt’uno con il chiacchiericcio delle persone, la musica di sottofondo e il tintinnio dei bicchieri da una pinta, il legno del pavimento che scricchiola e il rumore dei passi di qualcuno, non lo riconosci, che ti viene a raccogliere quando collassi sul pavimento. L’ultima cosa che senti è la campanella dell’ultima ordinazione…
Tags: Londra, pub, odori, Camden, birra
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