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Scozia, Agosto 2005: Dalle Abbazie dei Borders alle Remote Isole Orcadi

Scritto da David Cioni
  • Glamis Castle
  • Punta Nord-Skye
  • Cavalli sulle Orcadi
  • Eliean Donnan Castle
INTRODUZIONE
Sin da piccolo (il Medioevo è una delle mie passioni) ero affascinato dal mito della Scozia, delle sue Highlands, dei suoi manieri diroccati (abitati da innumerevoli fantasmi...Brrr!), dal Mostro di Lockness e...chi ne ha più ne metta. Va da se che questo viaggio tante volte agognato, tante volte rimandato alla fine è stato fatto, insieme alla mia ragazza (che pure predilige, come tante donne, spiaggie bianche e mari cristallini). Ma alla fine il fascino immutabile di questa terra fiera e libera ha conquistato anche lei. Posso affermare che la Scozia possono bastare due settimane (una ti darebbe un'impressione molto superficiale): scegliete Glagow-Edimburgo, i Borders, sfiorate Stirling, vedete il Fife e l’East Nuik, i castelli di Glamis e Dunnottar ed arrivate ad Inverness; tralasciate pure Lock Ness, scegliete le Orcadi comunque, ed una tra Skye e Lewis-Harris. Chi, come me, si è potuto permettere una vacanza di tre settimane, ha l'occasione di fare un viaggio approfondito e di vedere anche le cose che a priori verrebbero scartate (come certe isole del Nord, che invece meriterebbero molta attenzione). In un mese si riesce a vedere moltissimo (anche le lontane Shetland, volendo; e magari anche il meraviglioso tragitto nel trenino a vapore che si vede nel primo film di Harry Potter). I mesi migliori probabilmente sono i mesi estivi (in mesi diversi dall'estate fa freddo...freddo). Anche se, per un italiano è cosa dura, non aspettatevi di trovare, ad Agosto, molto sole. La solita cappa grigia di nubi, che fa molto Novembre, e l'improvvisa pioggerellina battente sono compagne di viaggio. Ed anche il clima è tale (felpa di cotone, giubbino antivento ed in qualche caso anche lupetto di lana). Ma il sole, quando sbuca, illumina paesaggi da fiaba. Tenete presente anche, che, più ci si avvicina ad Agosto, e più si fa difficile la vista dei Puffins, i famossissimi Pulcinella Artici. Essi sono simpatici uccellini con un aspetto tra il gabbiano ed pinguino, dal becco coloratissimo, che qui fanno letteralmente impazzire tutti. La spesa non è esattamente a buon mercato: per tre settimane, organizzandosi il giro da soli, il costo varia dai 2700 euro ai 3500, a seconda della propensione a spendere o meno di ciascuno. Il viaggio è stato interamente organizzato e costruito da me e dalla mia ragazza, Marianna, basandoci sull'ottima Lonely Planet (a parer mio, la miglior guida "general purpose" in commercio, anche se reputo validissime pure le Routard, per vacanze più "casual" e le Mondadori, per vacanze più di elite od attente ai monumenti). Essa è quasi sempre stata affidabile e precisa sia nei consigli che negli indirizzi (anche internet). Solo in qualche indirizzo non è apparsa aggiornata ed una volta, una sua inesattezza, è stata, come vedremo, determinante. Devo dire che per un pò sono stato preso in giro sia da mio padre sia da Marianna quando mi vedevano organizzare ogni dettaglio dall'Italia menandomela con precisione certosina sulle distanze, i luoghi e la tempistica. Con un pizzico di rivincita posso dire che non solo questo ci ha permesso di vedere il doppio delle cose riducendo i tempi morti (e portando al massimo il divertimento!), ma ha ridotto a 0 il rischio di brutti imprevisti. Infatti strano a dirsi, soprattutto nelle località più sperdute (ma anche più belle e pittoresche) dove la ricettività turistica è scarsa, il rischio di non trovare una sistemazione o trovare il "Full Booked" è altissimo. Un ringraziamento particolare va a "Katy" il mio GPS, che proprio lì ha avuto il suo battesimo e che ci ha guidato con precisione ammirevole (solo 2-3 volte ci a tradito, spedendoci od in un campo di grano nel Fife, od in una stradina in disuso bloccata da un tronco, che abbiamo dovuto spostare!!). D'altronde le strade scozzesi, anche se le autostrade sono poche, sono percorribilissime e niente affatto trafficate. Anche le stradine delle Highlands e delle isole, strettissime ed ad una sola carreggiata, hanno i celebri “Passing Place” piazzole che permettono il passaggio dei due veicoli che vengono da parti opposte, in modo fluido e naturale (il cenno di saluto ed il ringraziamento con la mano è d’obbligo). Se considerate negli spostamenti una media minima di 50-60 km/h starete nei margini e vi avanzerà del tempo. D’altronde la Scozia non è fatta per le corse: il paesaggio va goduto fino in fondo.
Fatta questa doverosa lunga premessa tecnica passo a raccontarvi il giro. In tutto sono stati 18 giorni intensi e belli.

GIORNO 1: Preso il volo A/R Ryanair Low Cost Pisa/Glasgow, siamo arrivati in tarda mattinata a Glasgow (ricordatevi il cambio dell'ora e di controllare in quale aeroporto siete: Glasgow ha almeno 2 aereoporti; quello di Prestwick non è esattamente comodissimo!!). Abbiamo localizzato il bus che porta fino alla Buchanan Bus Station e da qui a piedi (non è molto distante) abbiamo proseguito fino all’Euro Hostel (0044/141/2222828); senza pretese, ma simpatico ed economico. Il pomeriggio è stato dedicato alla visita di Glasgow, città moderna e di design che Marianna ha apprezzato molto, io un pò meno (ricorda un pò la severità di Gotham City). Meriterebbe più di un giorno scappa e fuggi: Modern Art gallery,City Chambers, ClydeBuilt Museum, il trittico Cathedral-Provand's Lordship, St.Mungo Museum, l'Armadillo..... Degni di nota gli aperitivi del monumentale Cortintium...che ragazze simpatiche le cameriere....vero Marianna? ; ))). La sera ci siamo fermati al “Babbity Bowster” (0044/141/5525055) un pub dove, per caso, abbiamo assistito ad un improvvisato concertino folk di un gruppo di amici (…non so se cio avvenga con regolarità….). I pub, comunque sono molti ed hanno tutti l’aria di essere ottimi.

GIORNO 2: partenza di buon mattino, in treno, per Edimburgo (ce n'è uno ogni poco...). Dalla stazione ci siamo trasferiti in taxi (che dolore!) alla Salisbury Guest House , un B&B un pò fuori dal centro(la nostra ricerca di B&B ha avuto come costante il fatto che avessero aggratis posto macchina proprio o nei pressi) , ma raggiungibile con una bella camminata. Carino, in stile. Famiglia molto bon ton; valido, direi. Il resto della giornata (altra camminata…) è stato dedicato al Castello di Edimburgo, vera e propria istituzione delle gite in Scozia. Peccato perché siamo capitati esattamente pochi giorni (inizia la 2° settimana di Agosto!) prima del Festival e del famoso Tattoo di cui si notavano già le avvisaglie: palchi già montati, qualche preconcerto qua e là. Vi conviene, se il giro è lungo e le cose da vedere sono molte, fare un abbonamento-riduzione dell’ente “Historic Scotland”, comprensivo di pass al castello ed ad altri monumenti convenzionati; ve ne sono di diversa durata. Il castello è bello ed imponente sulle nere balze di Castle Rock. Notevoli i gioielli della Corona, la sua struttura complessiva ed il famoso “One o’clock Gun” (dice la leggenda che quando gli Scozzesi si accorsero del costo delle 12 salve sparate per annunciare il mezzodì tutti i giorni, decisero, fedeli alla loro nomea, di risparmiarne 11 e far sparare il cannone solo all’una!). Sicuramente da vedere. Nel pomeriggio è entrata anche la classica passeggiata per il Royal Mile (la centralissima strada attorno a cui ruota il centro di Edimburgo). Qui c’è stato anche il primo rendez vous con l’Haggis, il tipico piatto di stomaco di pecora ripieno di frattaglie. Nonostante il disgusto iniziale, Marianna se ne è pappato una buona metà. L’altra-…che discorsi!- È capitata a me. Particolare. Nel pomeriggio ci siamo fatti Il Museum of Scotland (con i famosi scacchi di dente di tricheco ed i cimeli dei patrioti scozzesi, molto valido). Dopo un percorso sul Royal Mile, compreso il particolare Hearth of Midlothian (occhio a sputarci sopra controvento!), la statuina di Greyfriars Bobby (il cagnolino famoso per aver vegliato 18 anni la tomba del padrone morto) fino alla casa di John Knox ( Peccato perché il Palazzo di Holyroodhouse, residenza reale, non è rientrato!) ci siamo lasciati tentare dal turisticissimo “Real Mary King’s Close” un posto, simile ad una catacomba, dal gusto misterioso ed un po’ splatter. Sicuramente non è stata la cosa più indimenticabile (sospeso così com’è tra il “tunnel dell’orrore” e il “museo delle cere” ), ma è stato simpatico e tutto sommato è rientrato nell’atmosfera degli Scottish Gosts.

GIORNO 3: E’ stato il giorno del noleggio della macchina. Complessivamente ne abbiamo noleggiate tre, nel corso della vacanza. L’avevamo già abbondantemente prenotata dall’Italia via Internet ad un costo relativamente equo. Quando siamo andati alla Hertz di Picardy Place 10 (altro Taxi) ci è stato elegantemente proposto una serie di optional (Come? Non vuoi partire con il pieno?…Ma la casco non la vuoi fare? Ricordati che qui si guida a sinistra…ecc…) che hanno quasi raddoppiato il prezzo di partenza. Okkio. Non comprate il pieno, poiché comunque, quando gliela riportate non potrete calcolare quanta benzina gli lasciate dentro, e questi sono tutti soldi che gli lasciate aggratis. In quanto alla Casco non potevamo non farla, ma la prossima volta non la rifaremo: a parte i primi giorni di rodaggio (che impressione girare agli incroci!) in cui ho rischiato di spaccare due volte uno specchietto retrovisore ed ho rischiato di rendere quadro un cerchione, le cose sono filate via molto bene. Montata la grande Katy sul lunotto anteriore ci siamo diretti in base alle sue precise indicazioni alla Rosslyn Chapel, alla periferia Sud della città. Un mio amico che se ne intende ha definito il suo stile “gotico fiorito”. Io non so se sia fiorito o meno, ma il gotico di questa particolarissima cappella è bellissimo ed originale, così carico ed ermetico di simboli. Peccato per il “cappello” di metallo che la ricopre quasi completamente per i restauri. Essa è uno dei monumenti Templari più famosi e, credo, sia stata menzionata pure nel best Seller “Il Codice Da Vinci”. Si parla anche qui degli immancabili fantasmi, del “Tesoro dei Templari” nascosto in qualche cripta segreta, di simbologie criptiche e di diversi misteri, che non potranno non appassionare gli amanti del genere. Da qui ci siamo poi diretti verso i “ Borders”, i confini sud, con l’Inghilterra. Anche qui abbiamo trascurato qualcosa (l’interessantissimo New Lanark, da archeologia industriale e la rinnomata seicentesca Traquair House) in nome delle famose abbazie. La prima visita è toccata a quella di Melrose, forse la più bella, con il suo tipico cimitero Inglese (Ops, pardon, Scozzese!) intorno. Qui secondo la leggenda fu sepolto il cuore di Robert the Bruce, il secondo dei tre patrioti Scozzesi più famosi. L’abbazia, diroccata, è molto grande e spettacolare e ci ha colpito molto. Qui abbiamo incontrato il primo di tutta una serie di edifici diroccati. La cosa che colpisce è che mentre noi siamo abituati a vedere integri, palazzi ed anche castelli relativamente antichi, in Scozia capita spesso di vedere Palazzi e castelli relativamente recenti semidistrutti. Vuoi per la storia turbolenta di quelle contrade, vuoi per la facilità con cui crollano, una volta abbandonati, per l’avversità delle condizioni meteo. Verso l’ora di pranzo ci siamo diretti a Jedburgh dove sta un’altra bella abbazia. Questa ridente cittadina porta con orgoglio il titolo di “flowers contest winner”, grazie alla passione tutta anglosassone di addobbare i paeselli e le città con fiori di tutte le specie. Ed effettivamente di fiori colorati ce ne erano per tutti i gusti. A parte questo c’è, come dicevo, l’Abbazia, che per chi la conosce, ricorda da vicino quella di San Galgano (SI). Il pomeriggio siamo ripartiti per Edimbugo dove abbiamo trascorso la serata e la notte. Peccato che non si siano potuti vedere Culzean Castle (palazzo seicentesco sulla scogliera e l’isola di Arran a lungo causa di dibattito in sede di pianificazione).

GIORNO 4: Di buon ora siamo partiti per Stirling, città storica al centro di molte delle vicende tragiche della Scozia medioevale. Qui tanto per intenderci si sono battuti ed hanno vinto contro gli eterni rivali inglesi, gente del calibro di William Wallace (Braveheart) e Robert the Bruce. Proprio sulla strada che da Sud porta a Stirling, nei suoi sobborghi, si trova il Bannockburn Memorial. Esso è il centro commemorativo della battaglia, posto sul campo originale dove si avvenne la vittoria storica che dette agli Scozzesi 4 secoli di autonomia (ultime scene del film Braveheart). Un centro che, per gli amanti di Medievalia (come me) e per i bambini è molto interessante. Per gli altri è un posto dall’importante valore simbolico: il pennone con la bandiera scozzese rappresenta il punto dove aveva il campo il celebre condottiero e la statua equestre dell’ineffabile Sir Robert lo testimonia. Poco dopo siamo arrivati al B&B “Hopton” (Tel: 0044/1786/473418) di Mr.e Mrs MacDonald, una coppia di simpatici e svitati vecchietti che ci ha ospitato per la notte. Tutto ancora una volta prenotato dall’Italia. La tarda mattinata ed il pomeriggio sono stati tutti impiegati per la visita del Castello, di Stirling stessa e del monumento a William Wallace, che qui vinse la celebre battagliadi Fallkirk, raffigurata nel film di Mel Gibson. Il castello è francamente una copia più piccola e, forse, meno impressionante del Castello di Edimburgo. Molto particolari sono le cucine, i giardini con figuranti (in costume da Highlanders) ed i baraccamenti dove una serie di arazzi viene tessuta ininterrottamente da tessitrici. Poco distante dal Castello abbiamo visitato la Argyll’s Lodging la casa del podestà locale, di epoca seicentesca; nel complesso interessante. La città ci è sembrata piacevole sebbene non così caratteristica come Edimburgo. Chi ha pochissimi giorni la può anche saltare. Sulla collina davanti alla città abbiamo visitato in serata (dall’esterno, poiché oramai era chiuso) il Wallace Monument; una torre forte di non so quanti scalini, posta dove l’eroe aveva il campo durante la vittoriosa battaglia di Fallkirk. Essa è una meta obbligata per il turismo di massa, tanto più che un misterioso scultore ha eretto un orrido monumento, con le sembianze del Wallace cinematografico ai piedi della collina. Dopo aver cenato in una specie di self service cinese ad un tanto al Kg. (cucina giusto adatta a riempirsi la panza ma a preservare il portafoglio) siamo rientrati dai Mc Donalds. La deviazione verso est decisa a priori ci ha impedito di puntare ad ovest e vedere i Trossachs, la stretta e bellissima valle tra Loch Katrine e Loch Achray (sede delle mitiche gesta di Rob Roy). Peccato. Ma non si poteva avere tutto.
GIORNO 5: A colazione, di sorpresa abbiamo trovato una coppia austriaca arrivata alla Hopton la sera prima e che sarebbero rimasti a Stirling per 3 giorni. L’intesa è nata spontanea ed, in un Inglese non sempre perfetto, si è creato un feeling sincero quanto, purtroppo, destinato ad interrompersi per cause di forza maggiore. Come da programma,salutati i simpaticissimi e tenerissimi McDonald, siamo partiti insieme per un giro verso il Fife, o come dicono da quelle parti “il Regno del Fife”, la culla della civiltà scozzese. Poi loro sarebbero tornati indietro, noi saremmo andati avanti. Abbiamo toccato Curloss una deliziosa cittadina in stile seicentesco (molto “Philgrim Fathers”) che abbiamo solo sfiorato (e che meritava forse una visita più attenta). Da lì abbiamo deciso insieme di puntare dritti su Dunfermline, sede di un’altra mitica abbazia: quella dove sono sepolti i Re di Scozia. Qui vi è la tomba di Robert the Bruce (il cuore è a Melrose) e sotto un alberello la leggenda vuole ci sia la tomba della madre di Wallace. Bella ed imponente. Da vedere. Davanti vi è l’ennesimo palazzone semidiroccato nonostante non sia che cinquecentesco. Mangiato tutti insieme in un pubbettino della cittadina ci siamo diretti verso il bellissimo Falkland Palace dai giardini incredibilmente rigogliosi e curati. Qui dopo la “disavventura” con la strada in disuso con tanto di tronco caduto nel mezzo (-Katy, che diavolo combini?-) siamo arrivati a destino. Il palazzo è infestato, secondo la leggenda, dagli immancabili fantasmi, ma è veramente bello e sicuramente da vedere. Non ultimi, appunto, i suoi coloratissimi giardini. A questo punto la compagnia si è sciolta. Ci siamo diretti decisamente verso l’East Nuik, l’angolo dei villaggi dei pescatori, con casine colorate o bianchissime e porticcioli ameni. Chi più chi meno sono tutti deliziosi: Elgie, Anstruther, St Monans e Crail. A Crail avevamo fissato la Selcraig House, un B&B molto carino (il B&B è veramente un marchio garanzia!). Arrivati in serata, ci siamo fatti un giro sul fantastico porticciolo che sembra dipinto,tanto è particolare; ed una discreta mangiata di pesce al “Golf Hotel” (una delle case più antiche di Crail). Un suggerimento: se avete del tempo, fermatevi qui un giorno ed andate al porticciolo: vi è un baracchino che vi vende “Crabs & Lobsters” (Granchi e Gamberoni) freschissimi e…. “cotti mentre aspettate”. Quel che si dice “dal produttore al consumatore”! Per l’indomani avevo prenotato già dall’Italia una crociera sull’Isle of May (Yacht “Queen of May”), un’isolotto di fronte alla costa, paradiso degli uccelli. Qui potevamo avere l’unica vera possibilità di vedere i Puffins. Essi arrivano in Scozia a marzo-aprile e tornano via fine luglio inizio agosto. Quindi era chiaro che quella sarebbe stata l’ultima chiamata. Purtroppo abbiamo ricevuto la disdetta della gita causa mare mosso…Peccato. Con questo “Cruccio” siamo andati a letto.

GIORNO 6: Ancora perplesso se rimanere un giorno in più e ritentare la sorte con la gita, trascinato da Marianna, la più giudiziosa trai 2, siamo partiti alla volta del famoso Glamis Castle (uno dei must di ogni castles tour). Toccando St Andrews, la patria del golf –l’Old Course, il campo più antico del mondo è qui-, siamo arrivati in tarda mattinata a Glamis. Questo è un magnifico castello con un nucleo medioevale e con radicali rifacimenti successivi appartenente alla famiglia di Elizabeth, la defunta regina madre. Come tutti i castelli di rango ha una nutrita collezione di “Ghosts” (è uno dei più infestati…), si dice che in una di queste stanze fu ucciso il Duncan del Macbeth (non mi torna molto storicamente…ma tant’è…) ed è sede di un’antica, terribile, misteriosa maledizione-la maledizione degli Strathmore- verso gli eredi maschi di questa famiglia. In più, si dice che siano più le finestre che danno su stanze cieche e/o segrete, che quelle che danno sulle stanze di comune accesso. Come vedete è praticamente una pietra miliare di ogni tour che si rispetti! Mentre erevamo lì qualcuno è arrivato con l’elicottero privato, si è posato bellamente sul giardinetto della parte ancora abitata dai proprietari ed è andato a far visita agli amici….direi che a questo mondo c’è anche chi non se la passa proprio male! Consolante! ; )) . PS. Il parco con alberi secolari è bellissimo, con al pascolo dei particolari “bovi ciuffoni” che ho scambiato per i famosi “Aberdeen Angus” il pregiatissimo manzo della zona. In realtà un amico scozzese, vedendo le foto, mi ha confermato essere solo delle comuni “Highland Cows”. Tralasciato il simpatico “Angus Folk Museum” per mancanza di tempo, ci siamo preparati per partire alla volta di Aberdeen, nell’Angus. Effettivamente il “bidone” ricevuto da chi organizzava il Tour all’Isle of May ci aveva liberato una mezza giornata da dedicare a qualcos’altro (Glamis era previsto nel pomeriggio anziché la mattina). Curiosando tra i Souvenir del GiftShop di Glamis mi era capitato in mano un librone con le foto dei castelli più rappresentativi. Accanto ai vari Culzean, Glamis, Eliean Donnan Castles, mi colpì la foto di un castello semidiroccato su una falesia a picco sul mare, vicino ad Aberdeen: quello di Dunnottar. In effetti la Lonely Planet non lo considerava più di tanto, ma io e Marianna siamo stati subito d’accordo dove spendere metà del pomeriggio residuo. Arrivati sotto Aberdeen, dietro un pratone con un branco di mucche (Aberdeen Angus?) ci si è parato dinnanzi uno spettacolo magnifico: Il castello di Dunnottar, sulla sommità di uno spuntone di roccia di 60-70 mt. a picco sul mare. Tutto intorno niente: solo gabbiani in volo, mare ed una sottile lingua di terra collegante tale falesia alla terra ferma. Il castello accessibile solo lungo una stretta e ripida scalinata nella roccia è forse il più bello (come impatto emotivo) che abbiamo visto (a parte quello di Eliean Donnan, posticcio ma incredibilmente ben posto). Me lo sono immaginato in inverno, sferzato dal vento, nella bruma del mattino. Non stento a capire il perché Zeffirelli abbia girato qui il suo “Amleto”! Con questa immagine negli occhi siamo partiti e, quasi subito, arrivati ad Aberdeen. Essa è una città strana: città di porto, da qui partono ed arrivano le navi con il petrolio del Mare del Nord ; non bella, ma comunque particolare. La chiamano: “La città di granito”. Vero, è completamente grigia. E grigio era il cielo. Non ci sono monumenti particolarmente belli, ma può essere interessante comunque farvi tappa. Noi siamo arrivati alla Crynoch Guest House ed, a piedi, abbiamo avuto il tempo di fare un giro in città per la cena. Sarebbe stato simpatico poter assistere ad uno spettacolo teatrale (vi era una specie di festival…), ma poiché la programmazione della serata non ci interessava (magari ci fossero state musiche o balli tipici!) siamo andati al cinema…. Avendo scelto la classica americanata di turno…anche con il nostro povero inglese non è stato difficile capire la trama!

GIORNO 7: Di buon mattino siamo ripartiti verso nord. L’idea è stata quella di evitare il seppur celebre Balmoral Castle ed addentrarsi nelle Grandpians Mountains, i contrafforti delle vere Highlands, ancora più a nord. Da qui avremmo raggiunto Inverness ed il Loch Ness. Il paesaggio è cominciato a diventare sempre più brullo ed ondulato e le strade sempre piu piccole, remote e solitarie. La desolazione era qua e là rotta da branchi di pecore al pascolo e le montagne in lontananza cominciavano ad essere chiazzate di viola, colore inconfondibile dell’erica in fiore. Ad un tratto una pioggerellina noiosa e battente ha cominciato ad inumidire il parabrezza. Andando sempre avanti, abbiamo raggiunto il famoso Whisky Trail e con esso siamo ritornati alla civiltà. Vi confesso che quando sono arrivato davanti alla distilleria della Glenlivet (mi sembra fosse quella…) ho avuto una voglia incredibile di fermarmi e farmi il giro guidato degli impianti (in fin dei conti fino all’ultimo me la ero lasciata come opzione di riserva…), ma la giudiziosa Marianna mi ha fatto notare che bisognava essere sul Loch Ness per pranzo e così l’idea è giustamente sfumata. Così abbiamo passato Inverness, saltando il campo della battaglia di Culloden, dove il 3° grande patriota scozzese Bonnie Prince Charlie fu sconfitto dagli Inglesi, ed abbiamo girato verso ovest. Il lago di Ness effettivamente non è ne così bello né così particolare. È una fenditura profondissima lunghissima e stretta che quasi taglia la Scozia in due da sud ovest a nord est (Great Glenn). E, per giunta, a Drumnadrochit, il paese “del Mostro”, si rasenta un livello di pacchianeria pari a quello di certe gondoline di plastica con i lumini, in vendita a Venezia! Ma essere stato in Scozia e non averlo visto il famosissimo lago, non mi sembrava giusto! Cosi abbiamo preso posto alla ottima Drumbuie Farm (0044/1463/450634) di Mrs Urquhart, con tanto di camera vista lago. Nonostante i nostri sforzi, ed evitando le pacchianissime Exibitions su “Nessie” ci siamo comunque dovuti fermare a mangiare qui, in un posto non certo memorabile, e siamo ripartiti per l’Urquhart Castle, proprio sulla riva del Lago. Il castello, in parte diroccato, non dal tempo, ma dal Karakiri del suo comandante (decise di farlo saltare pur di non farlo cadere in mano ad i ribelli scozzesi) si presenta bene. E’ tuttavia meno suggestivo di quello di Dunnottar di cui ricorda vagamente la tipologia. Visto che la giornata era ancora lunga, abbiamo deciso di dare una piega “naturalistica” alla gita ed andare a Strathglass per vedere il “Glen Affric” una vallata descritta come “una tra le più belle vallate di Scozia”. Ad essere sinceri questa vallata non ci ha fatto un’impressione così sensazionale, anche perché va detto che, se uno si addentra nei nostri boschi alpini, può trovare cose altrettanto belle. Comunque il percorso a piedi delle “Dog Falls” non è stato male. In particolare quello che porta a “Coire Loch” un piccolo stagno tra le felci. Peccato per la pioggerellina battente che ci ha fatto ritornare indietro appena vistolo in lontananza. Prima della fine della giornata c’è stato il tempo di mangiare un succulento filetto di Aberdeen Angus (ma perché diavolo ci mettono quelle salsine sopra??!!) e di avere un rendez vous con un autentico “Mio Minipony”: il pony ciuffone delle Shetland, così piccolo e tenero da non sembrare vero.

GIORNO 8: Il giorno del passaggio ad Ovest. Un giorno “On the Road”. Abbandonato Nessie e tutte le trappole per turisti di Drumnadrochit, abbiamo puntato verso Nord Ovest verso la costa occidentale: direzione Gairloch, paese di pescatori. Qui avevamo fissato la seconda delle tre crocierine che volevamo fare: quella per l’avvistamento foche e cetacei, presso il Marine Life Centre & Cruises di Ian e Sam French. Quindi appuntamento alle 15,00 sul molo. Passate parte delle Highlands, posti sperduti e remoti, ma bellissimi, siamo finalmente arrivati a Gairloch verso mezzogiorno. Qui fatto valere il ns. diritto di prenotazione (vi sono anche altri chioschi che organizzano crocierine), ci siamo fatti un giro dietro il paese. Da un promontorio punteggiato dal viola dei cardi (il mitico “Thistle”, il simbolo nazionale scozzese) abbiamo intravisto una caletta deliziosa, che, ci hanno detto, fu zona di sbarco dei vichinghi. Qui il mare (a detta di Marianna che se ne intende) avrebbe avuto poco da invidiare ai Caraibi. Peccato per le nuvole e per il freddo! Sulla piaggia la bassa marea aveva lasciato i suoi frutti: una miriade di meduse, piccole e grandi. Più in là dove cominciava l’erba, giocatori di golf si intrattenevano su un path altamente panoramico. Per pranzo ci siamo diretti dalla parte opposta della baia, in un ristorantino un po’ nascosto, “The Creel”. Qui ho avuto modo di assaggiare un’ottimo Seafood Platter con le “Scallops” (Fenomenali! Le nostre capesante?) ed un Glen Livet d’annata. Finalmente è stata l’ora della crociera. Essa si è articolata per tutta la baia, alla ricerca della fauna locale, Porpoises, Basking Sharks e Minkie Whales, balenottere minori. L’emozione è salita alle stelle quando, tra Gabbiani di tutte le specie, Skuas, Cormorani, abbiamo beccato un gruppo di foche panciute pigramente adagiate sugli scogli. Purtroppo, di squali, delfini e balenottere nemmeno l’ombra. Ma si sa, andare per mare non è come andare allo zoo….certe volte lava bene, altre meno. L’esperienza è stata comunque simpatica e, di nuovo in auto abbiamo fatto rotta, soddisfatti, per Locharron. Seguendo i consigli dell’ottima Lonely abbiamo preso la stradina (una carreggiata e passing points) del Glen Torridon, veramente molto bella, con dirupi scoscesi e torreggianti montagne brulle a ridosso della carreggiata. Da Shieldaig, (qui per caso abbiamo assistito ad una sorta di Highland Games ad uso e consumo dei ragazzi del paese) siamo scesi fino a Kishorn, tralasciando il delizioso Applecross per mancanza di tempo, e qui ci siamo fermati a cena nell’ottimo Kishorn Seafood Bar di Vivienne Rollo, dove abbiamo cenato a base di “Scallops e Lobsters”. La notte l’abbiamo passata a Locharron (villaggio di pescatori abbastanza sperduto), appunto, non nel Rockvilla Hotel (dove si è verificato l’unico caso di overbooking della vacanza) main un B&B poco distante, prontamente trovatoci dall’albergatore. Particolari le figurine delle navi da battaglia inglesi della 2° GM, attaccate alle pareti.

GIORNO 9: Partiti da Locharron (in realtà non sarebbe un Loch-lago, ma un vero e proprio fiordo) ci siamo inerpicati lungo le pendici del fiordo costeggiandone i bordi. Scollinati, siamo arrivati a Plocton, amena cittadina sul mare, con casette bianche e nidi di Gabbiani sui comignoli. Qui sembra che sia stata girata una fiction di successo in GB. La cosa più curiosa è però vedere sul “lungomare” le palme! Sembra sia dovuto alla corrente del golfo che qui rende particolarmente mite il clima. Boh? Sta di fatto che le palme ci sono davvero… Qui i negozietti di souvenirs abbondano e la sensazione di trovarsi in posti più trafficati di quelli del giorno prima, è forte. Proseguendo verso sud, nella tarda mattinata, abbiamo incontrato uno dei monumenti Scozzesi più celebri: Eliean Donnan Castle. (Se non sbaglio compare anche nel cult movie degli anni ’80 “Highlander-l’ultimo immortale”). Il castello è su un’isoletta in un fiordo, collegata da un ponte di pietra alla terraferma. Intorno i giochi di luce, il riflesso delle montagne e del cielo sulle acque stagnanti ed il colore delle alghe sulle roccie che affiorano, fanno capire il perché di tanta fama. Eppure il castello è un monumento posticcio, ricostruito da un Americano oriundo negli anni ’30, dopo che, nel 1700 l’aveva distrutto la flotta inglese poiché caduto in mano ad i ribelli. E’ comunque un must da vedere, nonostante sia un sito molto turistico. Avuto un lunch non certo memorabile, alla tavola calda fuori del castello, ci siamo poi diretti verso Kyle of Lochalsh, dove un moderno ponte, lo Skye Bridge, ci ha sbarcato sulla famosa Isola di Skye. Qui avevamo prenotato una camera allo Sligachan Hotel, lo storico hotel degli escursionisti, che da qui partono per i trekking sui nudi monti Cuillin. L’hotel è talmente storico che al proprio interno alloggia un piccolo museo con cimeli e ritagli di giornale. Annessa vi è un’ampia taverna che funge anche da birreria. Preso posto all’hotel ci siamo diretti sulla parte Nord-Ovest, presso il Dunvegan Castle dei Mac Leod di Skye, in perenne guerra con i MacDonald di Eliean Donnan. Nei suoi giardini la sensazione è diversa, “ruspante”, rispetto ai precisi e curatissimi giardini di Falkland Palace, complessivamente più cittadino. All’interno vi sono bei cimeli: la Fairy Flag, una misteriosa bandiera antichissima ed alcuni cimeli appartenuti a Bonnie Prince Charlie ed a Flora MacDonald, sua seguace. Donna dalla vita avventurosissima, prima aiutò il Principe a fuggire, dopo essere stato sconfitto dagli inglesi, poi fu catturata, arrestata ed imprigionata nella Torre di Londra. Finita la pena Flora si sposò fece nove figli ed emigrò in America, dove suo marito fu ucciso. Allora tornò a Skye e qui è sepolta. Usciti dal castello, fallito il tentativo (non abbiamo azzeccato la stradina) di arrivare alle bianche scogliere della Waterstein Head, fino al faro di Neist, abbiamo fatto ritorno allo “Sliga” dopo una lunga passeggiata. Vedere il nudo profilo dei Cuillin, circondati dalle nubi, nella luce del tramonto e le bianche greggi muoversi tra prati verdi e stradine, ci ha comunque ripagato del viaggio donandoci grande pace interiore. Buona la cucina della taverna del mitico “Sliga”.

GIORNO 10: Andato a vuoto il mio tentativo di convincere, una volta di più, Marianna a prendere, da Elgol, il gommone Hi-Speed di AquaXplore (tel: 0800-731-3089) per un’escursione “ballerina” a caccia di Basking Sharks e foche, abbiamo optato per la classicissima escursione sui monti Cuillin. I percorsi che portano fino al Loch Coruisk, nel loro cuore, durano un’intera giornata. Abbiamo preferito un assaggio di questo percorso. Chi ha più tempo e passione per il trekking, qui potrà sicuramente divertirsi. Tanto è vero, che ho trovato il modo di infilarmi nelle sabbie mobili fino alle ginocchia con immancabile foto ricordo dell’evento. Tornati alla oramai familiare sagoma bianca e retrò dello “Sliga”, fatto il debito bucato e mangiato, ci siamo diretti verso Portree ed il nord est di Skie. Portree è la “capitale” di Skie, una cittadina carinissima ed ospitale, con casette colorate sul porto ed una miriade di gabbiani, gabbanelle e quantaltro, che sbucano da ogni dove. Preso un thè in un chiassoso pub del porto, e visitati gli immancabili Souvenir Shops, ci siamo diretti fino alla fine di Skye. Doppiato l’Old Man of Storr, un pilastro di basalto di 50 mt visibile dalla strada, passati microlaghetti e scorci da fiaba, siamo arrivati alla fine di Skye. Purtroppo il piccolo museo “Skye Museum of Island Life” era già chiuso, ma Marianna con una foto azzeccata, ha saputo cogliere in modo eccezionale quel momento; momento in cui, per un istante mare e cielo, all’orizzonte sembravano tutt’uno, e le isole, nella luce della sera, sembravano cime di montagne emerse tra le nubi. Accanto, sulla sommità del crinale, un piccolo cimitero: il cimitero dei MacDonald, nel quale svetta, alta, la croce della tomba di Flora. Guardando quel piccolo cimitero di campagna, quel mare di cielo e quelle cime d’isole all’orizzonte, ho pensato che, se proprio non se ne può fare a meno, la morte qui potrebbe essere anche dolce. Ed in fondo Flora, con la sua vita così tormentata, quel posto se lo era guadagnato e meritato. Con una scrollata di spalle e con tenerezza nel cuore sono tornato alla macchina. Il viaggio di ritorno, via Uig ha avuto come costante le pecore, già da qualche giorno nostre compagne inseparabili di viaggio.

GIORNO 11: Abbandonato il mitico “Sliga” di buon ora, abbiamo affrontato il percorso che ci avrebbe riportato il più velocemente possibile ad Inverness. Per le 12,00 avevamo preso appuntamento per lasciare la ns. auto, compagna fedele di tante giornate on the road, presso il Thistle Hotel in Millburn Road sede locale della Hertz. Arrivati in zona abbondantemente in orario, siamo poi andati alla Bus Station. Qui abbiamo fatto valere la prenotazione per il bus navetta che ci avrebbe portato al Traghetto che da John O’ Groat raggiunge la Mainland delle Orcadi. Il viaggio in pullman è trascorso abbastanza sonnacchioso. Una pioggia battente ed insistente ci ha accompagnato per un lungo tratto verso nord. Arrivati alla fine della “terra ferma” il bus si è stoppato. Eravamo a John O’Groat. Poche casupole stanno attorno ad uno spiazzo per gli autobus. La quasi totalità di queste sono Souvenirs Stores veramente di dubbio gusto (ricordarsi il discorso della gondola di plasticacon le lucine fatto per Drumnadrochit….) e pacchianissimi. C’è un “museo” pomposamente definito “The Last House of Scotland” o qualcosa del genere (sembra invece che il punto più a nord non sia qui ma a qualche km di distanza), ed un chiosco dove, a pago, ci si può fare fotografare davanti ad un palo con cartelli distanziometrici relativi a varie città del mondo. L’unica cosa, che non sembrava male, era l’hotel, retrò e con vista mare. Un applauso a questa gente che, dal niente, è riuscita a tirare su qualche aggeggio per pelare qualche sterlina ai turisti di passaggio. In breve un traghetto di media grandezza, con posti coperti e non ci ha caricato su e, pian piano, ci ha condotto nella grande massa grigia del Mare del Nord. I gabbiani si divertivano a volare intorno a noi ed io, la faccia al vento su in coperta, li seguivo con lo sguardo. Lentamente, piatti e desolati lembi di terra ci sono sfilati incontro ed il porticciolo di Burwick, due costruzioni ed una banchina, si è aperto alla nostra vista. Un altro Pullman ci ha raccolto ed, avviato il motore, è partito lungo stradine e massicciate. Il paesaggio, spoglio e desolato, subito ci ha affascinato per la sua lontananza dal resto del mondo. Il cielo ed il mare immenso delle Orcadi ci ha rapito. Prima South Ronaldsay, poi Burray, Lamb Holm ed infine la Mainland: le isole sono passate veloci grazie alle strade costruite sulle massicciate antisommergibili costruite dai nostri soldati prigionieri durante la 2° Gm. Arrivati a Kirkwall graziosa borgo e città principale, abbiamo preso terra. Qui avevamo prenotato da Mona’s B&B (la Lonely qui non è aggiornata: sull’indirizzo, Tel: 0044/1856/872440), proprietà di Mona, signora molto socievole e cordiale. La strada tra la fermata del Bus e Mona’s non è stata delle più agevoli, a piedi con i bagagli e una pioggerellina insistente. Comunque la camera era accogliente e con vista sulle casette di Kirkwall e la baia di Scapa Flow. Dopo una buona cena ad un hotel lì vicino, stanchi siamo crollati.

GIORNO 12: Noleggiata una piccola auto all’Orkney Car Hire dall’Italia, per 2 giorni, siamo partiti per un giro su Mainland (la più ricca di vestigia insieme con l’antistante Hoy e Rousay). Per prima cosa siamo passati dal porto per prenotare il traghetto per Hoy (descritta come la più interessante insieme a Mainland) il giorno dopo. Infatti in un attimo di pudore, avevo tralasciato di prenotare almeno questo! Ed invece il traghetto si è rivelato, a sorpresa per posti così remoti, tutto esaurito. Abbiamo ripiegato quindi su quello per Westray, paradiso degli uccelli. Come poi ha osservato un signore ad un altro sul bus, al ns ritorno dalle Orcadi, qui era tutto “No Vacancy” tanto che è stato costretto a tornare indietro perché non aveva trovato posto per dormire e non aveva prenotato. Tenetelo presente se decidete di andarci! Il giro che abbiamo fatto è stato affascinante e bellissimo, non certo aiutato dal tempo, tra il piovigginoso ed il nebbioso. Tali condizioni hanno, a ben pensare, dato un senso assolutamente particolare a certi siti che abbiamo visitato. Le Orcadi sono famose per essere stata una culla per gli uomini preistorici. Qui vi sono posti che potrebbero oscurare il mito di Stonenge: le Standing Stones of Stenness, l’enorme Ring of Brodgar, il Broch of Gurness. Ed infine le più celebri: Maes Howe e Skara Brae. La Lonely dice testualmente: “L’Egitto possiede le Piramidi, in Scozia c’è Maes Howe…. Realizzato 5000 anni fa è l’esempio più squisito di tomba a tumulo di tutta l’Europa Occidentale….” . Dovete quindi pensare al nostro disappunto quando abbiamo appreso che per entrarvi bisognava prenotare la visita guidata, e che esse erano esaurite al momento. Al ns. disappunto si è unito quello di un’altra famiglia italiana, giunti li apposta con la Lonely Planet. ATTENZIONE: la guida non lo segnala. Si deve prenotare dall’Italia! Ci siamo però rifatti con Skara Brae: pensate al villaggio degli Antenati (Fred Flyntstone & C.!) e avrete l’immagine esatta di Skara Brae (con tanto di armadi a muro e suppellettili!). Già che ci siete fate pure la visita alla melanconica Skaill House in cui ha vissuto i suoi ultimi anni una nonnina proprietaria del terreno di Skara Beae e che gli isolani usano per banchetti e cerimonie nuziali. Più a Nord, molto particolare, è la Penisola/Isola di Brough Head, che come Mont Saint Michel in Francia diviene raggiungibile con la bassa marea (in Agosto essa arriva più o meno alle 15,00-Informarsi presso il TIC di Kirkwall. La vista che si è presentata a noi è stata spettacolare: il promontorio coperto quasi interamente da una fitta nebbia era separato, da noi, dal mare. Stormi di gabbiani sfidavano il vento sfrecciandoci accanto o a fil d’acqua. Pian piano la nebbia si è aperta e l’acqua si è abbassata rivelando una stada in cemento coperta di alghe. Sul promontorio vi sono i resti di un villaggio Norreno, ed in fondo alla punta vi è un faro. Il vento e gli spruzzi d’acqua erano forti e molti cormorani erano appollaiati sulla scogliera. Vicino a Brough Head, a Birsay, vi è il palazzo diroccato del conte delle Orcadi. Sembra fosse un palazzo molto grande, sullo stile di una villa rinascimentale italiana. Ha fatto una brutta fine, come il suo padrone, del resto. Tornando verso sud a South Ronaldsay, per visitare la Tomba delle Aquile (che sembra bella ma che poi non abbiamo visto), abbiamo osservato con sorpresa sventolare una bandiera Italiana. Ci siamo fermati, ed abbiamo trovato una traccia di Italia anche qui, nel remoto nord: The Italian Chapel, ultima traccia del campo dei Prigionieri di Guerra italiani. I prigionieri che costruirono le barriere antisommergibile che delimitano la baia di Scapa Flow e su cui ora scorrono le strade di collegamento. La cappella è originale; le opere all’interno (ferri battuti, affreschi, opere in legno) hanno una fattura forse un po’ amatoriale, ma comunque bella e meritano di essere viste. Se non altro perché rappresentano un piccolo avamposto inimmaginabile della nostra Italia, che qui è vista con simpatia e gratitudine. La sera è passata a Stromness deliziosa cittadina, che noi abbiamo potuto solo visitare by night. La guida giura che è molto caratteristica e piacevole.

GIORNO 13: Di buon ora siamo arrivati al porto per prendere il Traghetto per Westray. Il battello, su cui abbiamo imbarcato la ns.auto, ci ha portato a spasso tra le isole di questo arcipelago fatto di nuda roccia, licheni, erbe e terra fino a toccare l’attracco al molo di Rapness. L’impressione è quella di trovarsi in un vero e proprio avamposto umano, fatto di cielo, mare grigio ed erba verde. Punteggiata delle macchie bianche dei velli di tante pecore. Tramite il catalogo “The Islands of Orkney”, preso al TIC di Kirkwall, ci siamo diretti al punto 16, Stanger Head, dove, da un mulino diroccato inizia un sentiero che ci ha portato su ripidissimi “Cliffs” (scogliere). Qui chi ha letto “il Gabbiano Jonathan Livingstone” avrà sicuramente un dejavu: migliaia di gabbiani, cormorani, black Skua, Suule si lanciano dalle scogliere librandosi in volo, veleggiano, picchiano, passano a volo radente sulle teste dei visitatori e lanciano i loro richiami. E’ uno spettacolo che lascia esterrefatti e meraviglia anche chi non è minimamente interessato all’argomento. Da lì, ci siamo diretti a caccia di foche, per tentare il contatto ravvicinato con qualche esemplare. Effettuata una puntata alla Bay of Cleat, ci siamo diretti Pterowall, il capoluogo. Definirla una città viva è fuori luogo. Anzi appare abbastanza desolata. Ma è comunque da vedere, e la gente appare assai socievole. Salutare, passando, è un obbligo. Guai a sottrarvisi! Ovviamente Marianna, appena ha poteva mi faceva fermare in qualche casa dove vendono Arts&Crafts. Ne hanno di belli, di gusto ovviamente nordico, ma il cambio sfavorevole non li rende a buon mercato. Da Pterowall, pranzato nell’unico Hotel/pub, abbiamo proseguito la nostra caccia, prima verso la punta Nord Est, poi verso la punta Nord Ovest. Qui abbiamo incontrato una cosa stranissima: un vero e proprio “Castello Fai da Te”! Il Northland Castle. Tanta è stata la sorpresa quando abbiamo scoperto che, se volevamo entrarvi, dovevamo prendere la chiave del portone, attaccata ad un chiodo davanti alla porta della fattoria vicina. L’edificio è particolarmente strano, anche perché, pressoché coevo dei nostri forti rinascimentali (cosi massicci e bassi), è una specie di alto casermone con larghe finestre ed una miriade di feritoie nei posti più impensabili. Feritoie che lo fanno sembrare quasi una forma di groviera! La soddisfazione di possedere, anche se per una mezzora, la chiave di un autentico maniero è stata esaltante! Da qui siamo arrivati a Noup Head, dove è presente una riserva naturale faunistica. Qui la sensazioni avute alla Stanger Head si sono moltiplicate, visto l’enorme brulicare di uccelli appollaiati sulla parete rocciosa a picco sul mare. Un gruppo di visitatori, appena si è diffusa la voce della presenza di un unico Puffin superstite si sono sovraeccitati con i loro binocoli, ma senza risultato. Sulla via del ritorno, il fato, per risarcirci del fatto di non aver potuto vedere il simpatico uccelletto, ci ha fatto imbattere al largo di Mae Sand, in una foca che, beffarda, ci osservava dall’acqua. Anche qui ci siamo divertiti un mondo a appiattirci contro le rocce del suolo per non farci scorgere. Poi l’ora del traghetto è giunta e siamo ripartiti…..

GIORNO 14: Il soggiorno sulle Orcadi è volto al termine. Salutata la simpatica Mona, che successivamente ci ha portato con la sua auto i bagagli al capolinea del Bus, ci siamo dedicati, nell’ultima mattinata, alla visita di Kirkwall ed all’acquisto di qualche souvenir. Compreso il golfone in lana delle Shetland, il “Crewman Sweater” a disegni Aran, fatto a mano e con tanto di cartellino, con il nome della signora che lo ha confezionato. Un must per il turista, ma un capo che ogni buon Scottish, giura il mio amico scozzese, non si metterebbe mai . Non è rientrata la visita alla distilleria più a nord, la Highland Park, ma il tempo era poco.Come non è rientrata la visita alle navi da guerra tedesche autoaffondatesi nella baia di Scapa Flow nel 1919. Per chi avesse tempo (e soldi…) da buttare consiglio una puntata ancora più a nord, nelle remotissime Shetland. Dicono che siano veramente belle e particolari. Dentro Kirkwall abbiamo visto la St Magnus Cathedral, interessante, l’Earl’s Palace (il palazzo cittadino del conte che fece una brutta fine…) ed il contiguo Bishop Palace. Non sono indimenticabili, ma valgono una visita. Dalla parte opposta della piazza principale il simpatico Orkney Museum, dove ci siamo tolti la soddifazione di vedere, benché impagliati e spennacchiati, due Puffins dal vero. A metà pomeriggio, preso il Bus, abbiamo affrontato il percorso che ci ha riportato ad Inverness alle 21,00. Qui abbiamo prenotato un taxi per la mattina dopo, nell’ufficio accanto alla Bus Station. Poi abbiamo raggiunto la bella e lussuosa Ardconnel House il B&B che ci ha ospitato, troppo brevemente, ahimè, per la notte.

GIORNO 15: Partiti all’alba, ci siamo diretti all’aereoporto di Inverness, dove un volo di collegamento della British Airways (vedi omonimo sito) ci avrebbe portato a Stornoway, città principale di Lewis, l’isola più grande delle Ebridi Esterne. All’aereoporto avevamo prenotato il prelievo da parte di un addetto dell’agenzia “Mackinnon Hire” che, portatoci in sede ha provveduto a consegnarci un’auto per 3 giorni. Montata la nostra inseparabile ed utilissima Katy sul parabrezza, da qui siamo partiti alla volta della costa Ovest, la più interessante. Che dire? Viste le Orcadi, desolate e remote, ma civilizzate, quest’altra isola ci è sembrata un po’ meno affascinante ed un po’ più “chiusa”. Infatti, stranamente, essa ci è apparsa assai meno remota, ma un po’ più trasandata e trascurata. Prima di trovare un posto, ed un posto aperto per il pranzo, abbiamo dovuto faticare non poco. La prima fermata è stata all’Arnol Blackhouse Museum un reale ritorno al passato agreste di queste isole: vi sono una “Black House” originale, con muri in pietra e tetto in paglia ed il fuoco di torba (con il caratteristico odore…) che filtra dal soffitto, ed una Withe House, di concezione umile ma più moderna, con i caratteristici letti incassati a parete. Per il pranzo ci siamo fermati presso il Gearrannan Blackhouse village, un villaggio di Blackhouses completamente ristrutturato (ma, comunque meno affascinante della prima Blackhouse) in cui vi sono un piccolo museo folk un ristorantino ed anche dei cottages in cui passare le vacanze. Una possibile tappa per il giro delle Ebridi… Visitato il Broch di Dun Carloway (il broch è una costruzione molto simile al Nuraghe sardo) di una civiltà pre-pitta (i Pitti, tanto cari ad i lettori di Conan il Barbaro, furono popolazioni indigene scozzesi), ci siamo diretti fino allo stupefacente monumento megalitico di Callanish. Esso è formato da un circolo di megaliti che interseca una lunga croce degli stessi. Sicuramente il suo fascino non ha nulla da invidiare al più noto Stonehenge, se non altro perché è collocato vista mare, e non in un piatto pratone. Da vedere sicuramente. Da qui abbiamo preso per Miavaig. E poi verso il Bonaventure, un ex prefabbricato militare rivestito in legno, sede di un rinomatissimo ristorante Bretone-francese (qui è stata la cantante Sade e molte altre celebrità..) e di 3-4 camere B&B. Il posto è molto carino (ottima la vista mare) ed il furbo e simpatico Chef Richard, originario della Bretagna, cucina veramente ottimi piatti (okkio al portafoglio, però!!). Qui abbiamo preso dimora per 2 giorni.

GIORNO 16: Sfumata la prenotata gita alle remote Isole Flannan tramite i gommoni hi-speed di sea Trek -come avrete capito Marianna ama l’avventura, ma non quella così “estrema”, specie in giorni piovigginosi-ci siamo presi un giorno per girellare in zona verso la grande e lontana spiaggia di Traigh Uige, dove furono scoperti nel 1831 i famosi scacchi norreni, in dente di tricheco, che in parte avevamo visto al Museum of Scotland in parte sono esposti al British. (nonostante la mia caccia spasmodica, non mi è riuscito trovare una qualche imitazione che non costasse un occhio della testa, ma non fosse nemmeno una pacchianata!). La giornata ventosa aveva favorito la presenza di qualche famiglia con degli aquiloni. Dopo una caccia a “dove finisce la strada” verso sud, sulla costa ovest, siamo tornati verso nord, arrivando al punto più estremo che guarda l’Ovest: il Butt of Lewis….Più in la, come ho intitolato la foto presa, c’è il Canada! Il posto è sicuramente sperduto ed i pochi villaggi danno una sensazione abbastanza desolata. Ma è sicuramente suggestivo, con l’immancabile faro, i suoi gabbiani e le onde che si infrangono sulla scogliera… Passati da Stornoway per mangiare un boccone all’ HS-1 Cafè Bar (non male…), l’unico aperto di Domenica, per la notte siamo tornati al Bonaventure. Infatti per le tradizioni fieramente puritane e protestanti degli isolani, la Domenica è universalmente dedicata al riposo. Per i turisti e per chi vuole mangiare fuori, sono problemi!

GIORNO 17: Di buon ora ci siamo indirizzati verso est ed abbiamo trovato uno sbocco sulla A859 verso sud. Arrivati a Tarbert, il porto posto sulla sottile lingua di terra che divide Lewis da Harris (in realtà la stessa isola, ma viene considerata due entità distinte) ci siamo posizionati all’Avalon B&B (tel. 0044/1506/832121). Da qui abbiamo cominciato la molto interessante visita di Harris. Indubbiamente Harris ha molto fascino, in quanto pur meno trasandata di Lewis, appare più selvaggia, con le sue alte montagne ed i suoi pratoni pieni di pecore. Abbiamo dedicato la fine della mattinata alla visita dei molti negozietti di souvenirs a Tarbert ed abbiamo qui mangiato un boccone in un pubbettino carino vicino al molo. Poi presa l’auto ed una mappa dell’Isola nel vicino TIC, ci siamo incamminati. Io volevo trovare dell’autentico Harris Tweed, il tradizionalissimo tessuto scozzese da uomo, che i contadini ancora tessono con piccoli telai a pedali e filati di lana da loro prodotti. E stato veramente emozionante inerpicarsi in stradine sperdute, a caccia di quesi tessitori amatoriali, dietro il consiglio dei simpatici gestori di un circolo che non saprei certo rintracciare. Alla fine abbiamo fatto conoscenza con un’anziana signora, che, nonna, prosegue in questa antica arte, producendo da sè i suoi filati. E’stato sicuramente interessante entrare nei laboratori di queste persone, così tradizionali eppure così interessanti. La visita si è conclusa a all’estremità sud di Harris, presso la St. Clement Church, antica chiesa con tombe di cavalieri corrose dal tempo ed una torre campanaria raggiungibile con una stretta scala a pioli. Più in là il mare e le Ebridi Esterne meridionali, che con un po’ più di tempo, forse, sarebbe valso la pena vedere.

GIORNO 18: Il giorno del ritorno. Partiti da Tarbert di buon ora, siamo arrivati a Stornoway in tempo per farci un giro all’interessante museo Museum nan Eilean ed al Lewis Loom Centre (gestito da un ometto un po’ particolare; in realtà un mercatino piuttosto turistico), mangiare un boccone ancora all’ HS-1 Cafè Bar e riconsegnare l’auto. Ovviamente ci siamo fatti dare il passaggio di ritorno all’aereoporto di Stornoway e da lì, alle 18,30 abbiamo preso un volo British Airways per il Glasgow Airport. Da qui abbiamo preso (il tempo non era molto) il Bus City Link delle 19,48 per la Buchanan Central Station e da qui (le coincidenze erano state controllate dall’Italia e siamo riusciti a prendere quello giusto facendo un po’ di corse) lo StageCoach delle 20,26 per Prestwick. Arrivati davanti all’aeroporto verso le 22,00, l’autista del Muirhouse Lodge (tel: 0044/1292/475726 B&B a pochi Km dall’Aeroporto prenotato anche questo dall’Italia) da noi avvertito del ns. arrivo, ci ha prelevato e ci ha portato all’alloggio. Da qui levataccia alle 5 di mattina in tempo per prendere (altro tragitto con il mezzo del B&B) il volo Ryanair che ci avrebbe riportato a Pisa.

CONCLUSIONI: La gita è stata assolutamente affascinante, in posti senza tempo e dal fascino incredibile (specialmente in condizioni atmosferiche particolari, con pieno sole o con la bruma). Va considerato il rischio concreto di trovarsi in un clima novembrino ad Agosto, cosa che per un Italiano (anche per me che amo il Nord, più che il caldo torrido) è cosa dura.
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