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Efkaristo Zante!

Scritto da elisabetta garzia
  • Navagio
  • skopiotissa
Se chiudo gli occhi sento ancora la brezza sul viso e il profumo del mare sulla pelle.
Anche se quel viaggio non cominciò proprio nel migliore dei modi, ricordi?
Come mio solito avevo iniziato a progettare le vacanze diversi mesi prima, ma i nostri piani erano leggermente diversi…
La Grecia era già nelle nostre teste, ma forti del nostro entusiasmo volevamo imbarcarci con la tua adorata moto, percorrere le mitiche coste greche fino ad Atene, per poi approdare nella romantica isola di Santorini. Bel progettino, vero? Peccato poi che qualcuno abbia deciso di rovinarcelo rubandoti la moto sotto casa! Che rabbia!!
Dopo l’iniziale delusione, abbiamo riguardato un po’ i nostri piani, ed abbiamo deciso di “ripiegare” su un’isola più vicina, che fosse più facile raggiungere.
Così un torrido pomeriggio di fine agosto, dopo un interminabile viaggio in nave con tanto di febbre alta (…) siamo arrivati a Zante, il fiore del levante.
Che fortuna! Siamo arrivati il giorno della festa patronale, le strade sono chiuse, i taxi non ci vogliono portare al nostro alloggio, la mia febbre sale, sono più di 25 ore che siamo in viaggio…Aiuto!
Ok, ok, l’avevo detto che non era iniziato benissimo… ma dopo una bella doccia, una buona cena ed una provvidenziale tachipirina (prestata dai vicini nostri conterranei) eravamo pronti goderci la nostra vacanza!
Che bella scoperta è stata Zante! Un piccolo gioiello nel turchese del mar Ionio. Un’isola a misura d’uomo, che abbiamo girato in lungo e largo con un motorino noleggiato sotto i piedi. Tu guidavi attento, inutilmente, a non sbagliare strada, ed io ti stringevo, lasciandomi baciare dal sole. Scorrazzare su quel vecchio motorino rosso, in costume e senza casco (oops, non prendeteci come esempio!), per le stradine strette tra i campi di ulivi...beh, ci dava un senso di libertà e spensieratezza indescrivibile.
E quando ci siamo ricoperti il corpo d’argilla in quella spiaggia sulfurea?
Zante è piena di piccole spiaggette nascoste, preziosi angoli di paradiso, naturali sorgenti di benessere…ma non solo. Zante è anche quei minuscoli paesi nelle montagne dell’entroterra, dove gli ospitali abitanti mettono a disposizione il loro giardino per offrirti la moussaka o il saganaki, e sono felici di suonare per te tipiche canzoni greche (anche se a dire la verità il simpatico vecchietto ci ha cantato pure “In ginocchio da te”, ricordi?).
Ci sono due cose di questo viaggio che mi rimaranno per sempre impresse nella memoria. Una per la sua paradisiaca bellezza, la famosa spiaggia del Navagio. Una tra le più fotografate al mondo ( e devo dire che abbiamo contribuito anche noi a questo primato con le nostre 200 fotografie!), dove anni fa naufragò un relitto, adagiato perfettamente su di una candida caletta protetta da altissime rocce e da un mare che così cristallino non ho mai visto. Sembrava di essere fuori dal mondo, di stare dentro la leggenda…
L’altra cosa che non dimenticherò, invece, ha un sapore divertente e avventuroso, anche se quando l’abbiamo vissuta avevamo solo una gran fifa!
Volevamo raggiungere la chiesa più antica dell’isola, arroccata su un promontorio a strapiombo sul mare, a 600 mt d’altezza, alla quale si accede da una stradina impervia e scoscesa, invisibile alle cartine stradali. Con difficoltà e insicurezza (nostra e del cinquantino!) siamo arrivati in cima, dove di certo non ci aspettavamo un agguato della polizia greca che, facendoci letteralmente sobbalzare, ci ha fermato e perquisiti. Potevamo sembrare due piromani secondo te, con questi visini?
Lo spettacolo però ne è valso sicuramente la pena, e ripensandoci ci facciamo sempre delle belle risate, e questo è l’importante…
Le nostre avventure, i panorami meravigliosi, il calore degli abitanti e la musicalità della loro lingua, le tartarughe marine e le acque limpide…tutto questo, e tu, soprattutto tu, ha reso questa vacanza una favola, la nostra favola. Altro che ripiego!
Magari ci andremo a Santorini, chissà, ma quello che è certo è che Zante ci è rimasta nel cuore…

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque
Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque
cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.
Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

Ugo Foscolo
Tags: zante,grecia,mare,sogno,navagio
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