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Appunti di Soggiorno e Riflessioni sulla Gente: l'Arcadia e Megalopolis

Scritto da fiorenza morighi
  • Atene - Tesoro d'Atreo
  • Elafonissos
  • Monastero
Sono qui nella casa di Megalopolis in avanscoperta per una settimana. L'ubicazione della cittadina è così strategica, al centro del Peloponneso, che ci consente di fare escursioni a raggiera nei luoghi di grande interesse che distano dai 60 ai 200 km da qui. E' una cittadina che ha dato i natali a Polibio e la sua grande importanza nel passato, testimoniata anche dai resti archeologici nelle immediate vicinanze, la leggiamo nei libri di storia. Ma oggi il paese è talmente piccolo che potrebbe chiamarsi Micropolis. Siamo nel cuore dell'Arcadia, terra di montagne e pastori, una dimensione agreste: pecore, ulivi e aranceti ovunque. Le olive in questa zona sono particolarmente pregiate. Il paese è ben messo con le sue vie fiancheggiate da alberi di aranci, simile ai tanti paesi della nostra Sicilia o del nostro Sud dove, per l'appunto, i greci del Peloponneso fondarono le loro colonie. In questa stagione gli aranci sono ricolmi di frutta che nessun passante osa cogliere. Mercato ortofrutticolo il venerdì : frutta e verdure freschissime.. olive, olive e tante arance.. La gente del luogo è aperta, socievole e appena indovina che sei italiano sfoggia le parole che conosce. Questo succede spesso nei siti archeologici, così tanto frequentati da noi italiani, che li visitiamo ovunque e in qualunque stagione. Come mentalità ancora non li ho inquadrati bene questi greci montanari che si ostinano a ripeterci che sono uguali a noi: "stessa faccia-stessa razza". Forse intendono riferirsi ai calabresi che in epoche lontanissime risulta essersi insediati in una zona a nord del Peloponneso. Verso il nord, infatti, a due ore da qui, la cittadina di Kalàvrita deve il suo nome proprio alla Calabria e la montagna in certi tratti somiglia al Pollino calabro e la mentalità, soprattutto quella degli anziani, è più conservatrice. Molto osservanti della religione Ortodossa e dei rituali della Chiesa: lo si nota dall'atteggiamento tenuto dai fedeli nelle numerose chiese e monasteri, dove si baciano icone, si accendono candele e si fanno riverenze di sottomissione verso i Pope. Pope ortodossi vendono di tutto nel loro negozio: una mercanzia eterogenea, non solo arredi sacri, icone e rosari. I Pope li trovi anche al bar, dove parlano e sorseggiano caffè. Non mi ispirano devozione i Pope, ma curiosità. Con le loro lunghe tonache, lunghe barbe, lunghi capelli, hanno un tono austero, un po' superbo e sbrigativo. L'altare dove officiano la Messa è ben separato da una cancellata, lontano dall'occhio del fedele, proprio per ricordare che sono loro gli intermediari tra il fedele e Dio. Sarà forse per l'impronta rigorosa dell'ortodossia il senso di distacco che mi comunicano ? Strano a dirsi, ma nonostante ciò si mescolano tra la gente, che va a consultarli per ogni questione familiare, del resto molti di loro sono sposati e con figli. Non amo generalizzare né utilizzare luoghi comuni per delineare l'indole di un popolo, ma sicuramente quello che si dice : - un indole levantina li contraddistingue- ha una sua pur vaga ragion d'essere e mi porta ad elaborare le mie riflessioni... una critica bonaria, solo pour parler.. s'intende ! Una dominazione turca di trecento anni ha lasciato la sua impronta, non solo come gusti alimentari. C'è un po' di somiglianza con lo stereotipato modo di agire dei siciliani d'oc. Tanto per fare banali esempi: maggiormente propensi a salamelecchi e favori se intravedono un qualche tornaconto immediato o futuro, tendenza alla costituzione di clan con scambi di favori, divisione netta delle classi sociali, fretta di arrivare in alto... ma calma, troppa calma nel lavoro e nel trovare soluzione ai problemi... Ma mentre ragioniamo di ciò ci accorgiamo che queste caratteristiche sono sparse un po' ovunque nel mondo e non costituiscono un marchio, per così dire, riferita a un popolo! Una cosa invece più generalizzabile è il rispetto degli orari e delle regole. Sulla loro puntualità è meglio non contarci. Sono capaci di farvi aspettare ore per un appuntamento. Se l'invito a cena è fissato per le 20.30 state pur certi che i primi invitati arriveranno alle 21.30, e via via arriveranno gli altri, fino anche alle 23. L'orario per molti di loro è una convenzione scomoda. Quando sono comodi loro arrivano.e voi aspettate. Non si scusano neppure! E poi bevono, bevono, Ouzo ma anche lunghi caffè. I bar sono sempre affollati di gente dalla mattina alla sera. Gente anche benestante, abbigliata decorosamente, giovani alla moda ...tutti al bar. Un certo benessere lo si nota osservando i passanti. Ma i prezzi sono quasi più alti che in Italia e i salari non sono adeguati al costo della vita, così, visto che non tutti sono negozianti o imprenditori, la maggior parte fa fatica a sbarcare il lunario. Quelli che hanno più fretta di tutti, ma non di lavorare, sono i giovani: musica a tutto volume, marmitte di auto, moto e motorini rombanti notte e giorno, abbigliamento ultimo strillo. Anche le ragazze ci provano a imitare il becero progresso, e anche a fare le veline con i fianchi all'aria .una su tre ci riesce, le altre, poverine, possono solo fare le velone. Il grasso esorbitante ricorda le sculture della grande madre delle Cicladi. Sarà l'eccessivo consumo di fritti, salse e burro ? Non ho nulla contro le grasse, ma contro i fritti sì!! Friggono tutto: pesce, carne, melanzane, peperoni, patate che non mancano mai come contorno. Le patate si vendono per strada in enormi sacchi, come in Scozia, dove come qui ho visto simili esorbitanti fondo-schiena ad ogni angolo del Paese. Oltre a numerosi bar e friggitorie, nel paesino Megalopolis ci sono più farmacie che supermercati.la qual cosa ci preoccupa un po'. Sarà mica per le polveri sottili della centrale termoelettrica a carbone ? Il prezzo del benessere che questo piccolo Paese deve pagare ! Il suo recente sviluppo lo deve infatti alla presenza di imprese straniere impegnate nella ristrutturazione dell'impianto energetico, che lo renderà meno inquinante e a norma europea. Anche noi siamo qui grazie al cantiere per conto della Alstom Power, un impianto che crea notevole indotto: dalla produzione e vendita di materiali, al fermento edilizio che fa sorgere villette da affittare ai nuovi arrivati.. Nel campo edilizio bisogna riconoscere che con l'aumentata disponibilità economica i greci sono diventati bravi costruttori. Quasi tutte le abitazioni sono di buon livello e imitano bene anche i modelli classici dell'antica Grecia, soprattutto quando si tratta di costruzioni di villette a uno o due, tre piani, circondate sempre da giardini e ampi terrazzi che corrono tutt'intorno all'appartamento. C'è una utilizzazione diffusa del marmo la cui disponibilità è grande, e lo si trova persino nei marciapiedi e nelle piazze, o sui terrazzi di casa. Anche negli arredi interni delle case e dei negozi si nota buon gusto. A volte ibrido tra l'antico e il moderno, dove il classico richiama molto il liberty, con ampio uso di balaustre in ferro battuto, arte in cui sono maestri. La nostra abitazione si trova su un nuovissimo palazzotto a tre piani di stile minoico-cretese, con le colonne a cilindro rosa antico e le terrazze movimentate a semicerchio, come molte altre case che si vedono in zona.. Abbiamo visitato quelle da affittare: ben rifinite, cucine mega accessoriate, bagni perfetti e curati. Dal terrazzo che circonda la casa, tutto in marmo statuario, sento un grillo che fa un grande frastuono; vedo passare un gregge di pecore, vedo i cortili con pollame che razzola, si sentono galline scoccodare e galli che ci svegliano.e strombazzano il loro kokorocò. Il gallo è l'emblema decorativo di questa zona. Lo si vede persino in cima ai camini, come giravento, in ferro nero stilizzato, con un tocco di colore rosso sulla cresta. Purtroppo la grossa nota dolente sono le infrastrutture esterne: luce e telefono corrono ancora su pali di legno con accrocchi aerei inverosimilmente pericolosi. Le centraline stradali con gli accumulatori mi ricordano quelli che ho visto in Spagna e in Turchia venti anni or sono. In Anatolia non si vedono più, ma credo nemmeno in tutti gli altri paesi europei di ultima modernizzazione. Si può fare trekking tutto intorno a casa per vari chilometri, tanto è vasta la campagna dell'altopiano, fino al pendio di montagne digradanti che circondano il paese. Blocchi di calcare e marmo di cui la natura ha generosamente dotato questa terra emergono qua e là e vengono usati per l'edilizia locale costituendo la caratteristica dell'ambiente urbano. Le numerose cave hanno fornito materiali per templi, monasteri, chiese e abitazioni, già dai tempi remoti. Ictino, il grande architetto del Partenone di Atene, ebbe marmi e calcare a volontà per far erigere il colossale tempio di Basse, a pochi chilometri da qui. In una posizione spettacolare, a 1000 metri di altitudine, tra il cielo e un mare che si intravede all'orizzonte, doveva sicuramente suscitare devozione in coloro che si inoltravano fin lassù per sacrifici al dio Apollo ! Pare che il dio avesse liberato la regione da una terribile peste. Il sentiero di un tempo, quello dei pellegrini, è oggi diventato una strada asfaltata, abbastanza agevole se si fa attenzione alla caduta massi. Il percorso è emozionante per la natura selvatica e incontaminata. Al tempio vi si arriva dopo una serie interminabile di tornanti tra un paesaggio che ancora oggi cattura lo sguardo come una calamita. Purtroppo l'impatto iniziale, a causa di quella enorme tensostruttura in plastica con cui è protetto il tempio da ben 20 anni di restauro tuttora in corso, toglie un po' l'effetto sconvolgente dovuto alla sua mole imponente. Tutt'intorno cielo, mare e terra appaiono in continua pace e in armonico idillio con gli unici abitatori indisturbati : greggi di pecore e capre cornute dal folto pelo. Fin dall'antichità si costruiva direttamente sulla roccia, base solida anche per i castelli medioevali e per le fortificazioni dei secoli successivi. Questa è una regione conquistata anche dai veneziani e dai franchi, che fondarono baronie e costruirono castelli, più tardi dai Turchi che la tennero fino all' 800. Numerosi sono i piccoli borghi, arrampicati su alture e montagne, che ne testimoniano la passata esistenza con avanzi di ruderi e fortificazioni. Andrissena, Stemnitsa, Karitena, Dimitsana, Lutrà Ireas, Vitina, tra boschi di abeti, pini e ginestre. Tutte hanno in comune quell'aspetto Magico inconfondibile dell'Arcadia: un posto vergine, sconosciuto, rimasto quasi intatto come era in tempi remoti.. E dal ricordo di Omero vengono anche i sapori antichi del cibo. Agnelli, suini e polli che girano sulle braci come facevano gli Achei. L'agnello più buono l'abbiamo mangiato a Karitena, la Toledo greca, ma di trattorie caratteristiche ce ne sono veramente tante, in ogni piccolo paese. C'è un gusto particolarmente curato anche nel ristrutturare vecchie abitazioni per adibirle a Pensioni, Ristoranti e Bar. 16 dicembre 2006 Questa volta la mia sosta in Arcadia si protrarrà fin dopo le feste. E' un'occasione per girovagare piuttosto unica nei dieci giorni di vacanza per chiusura aziendale. Il programma è già fatto: due giorni ad Atene, due giorni a Nauplia, Argos, Epidauro, Micene, un giorno a Kalamata, Pilos, Koroni, tre giorni alla penisola di Mani, a Vathia, Monemvassia, Neapolis, un giorno a Sparta e Mistrà. Purtroppo ci dobbiamo imbattere con i giorni di chiusura e calcolare orari dei musei e dei siti archeologici: una vera indecenza come servizio ai turisti. Del resto accadeva anche in Italia qualche anno fa e qui siamo di sicuro più arretrati. Una sosta ad Atene Sarà forse la bassa stagione, ma una vera fortuna è stata quella di pernottare nel centro di Atene, al Grand Hotel Polis (davvero delizioso col suo arredo moderno) senza il frastuono che di solito lo caratterizza in piena estate. A pochi passi dalla metro che ci porta ovunque e fino all'Acropoli, a poca distanza dal mitico Museo Archeologico Nazionale, che è ora bello più che mai. Un vero sballo ! Finalmente dopo venti anni ho potuto ritrarre tutte le vetrinette di monili e tutti i nudi statuari grazie al progresso della digitale ! Gli oggetti delle tombe reali di Micene, che meraviglia ! La maschera funeraria aurea, i diademi in oro, le tazze, le spille, i diademi, i gioielli femminili, le sculture dipinte, il cratere dei guerrieri, le celebri coppe d'oro di Vafiò, i vasi naturalistici con polipo e papiri e gli altri stupendi vasellami. Una grande emozione la sala Cicladica dall'età neolitica all'età del bronzo, con i celebri marmi dei suonatori di lira e di flauto. Bella la sala della scultura arcadica, ma quella classica lascia senza fiato. La perfezione del Poseidon di Artemision e il colossale Poseidon di Milo, l'Efebo di Anticitera, il rilievo votivo di Eleusi, Athena e Artemide, Hermes o Efebo detto il maratoneta. Le nove sale delle stupende ceramiche le abbiamo lasciate per la prossima volta. Meglio gustare lentamente piuttosto che ingoiare velocemente. La visita egemone spetta all'Acropoli in perenne restauro, sebbene l'accesso risulti ben più agevole e curato che in passato, sia perché oggi vi si arriva in metro, sia per il nuovo percorso pedonale, una salita lastricata che porta dolcemente sino al Partenone. Da lassù un panorama sulla città si allarga sconfinato nel caotico mescolarsi dei quartieri antichi e moderni. Il vero gioiello rimane l'Eretteo, le cui Cariatidi autentiche si possono ammirare nel piccolo e ben allestito museo in loco. Monastiraki e il Plaka sono godibili sia di giorno che di notte, se ci si vuole addentrare nel dedalo di viuzze per scoprire le più belle boutiques di antiquari o i negozi dai pregiati souvenirs, scorrendo velocemente oltre la banalmente affollata Ermou street. Certamente la suggestione della sera rende più accattivante la frequentazione dei numerosi bar e ristoranti ai piedi dell'Acropoli tutt'intorno alla piazzetta del Plaka. Il tour dell'Argolide parte da Nauplia La regione dell'Argolide ci rimarrà nel cuore per la sua varietà di paesaggio: dalla pianura alle montagne, dalle coste sinuose movimentate e fronteggiate da isole, al mare sfumato di mille colori e trasparenze, ai monti che vi fanno cornice. Ma la vera magia è data dai magnifici siti archeologici e dalla secolarità dei loro miti. Il punto di partenza dei tour turistici per le zone circostanti è la deliziosissima ed elegante Nauplia, la base anche del nostro giro. La cittadina ebbe scarsa importanza nell'antica Grecia, cosa sicuramente dovuta alla vicinanza di Micene, Argo, Tirino, Epidauro, ma la sua fama successiva è legata alla sua ubicazione in una magnifica insenatura. Oggi non è solo la sua posizione strategica per le escursioni in Argolide che la rende interessante ai turisti. Essi l'apprezzano particolarmente per le suggestive atmosfere dovute alla presenza di chiese, piazze e palazzi classicheggianti, di moschee, minareti, cupole e fontane di sapore orientale. La cittadella è allo stesso tempo veneziana e turca. Se ripercorriamo la storia vediamo il perché. In età medioevale se la contesero Bizantini e Franchi, ma poi fu veneziana per duecento anni, finché non giunsero i turchi che occuparono la regione e fecero di Nauplia la capitale della Morea e uno dei principali scambi commerciali con l'occidente. I turchi la tennero a lungo, ma con vicende alterne, perché il nostro veneziano Morosini riconquistò la Napoli di Romania che, diventata la capitale di un dipartimento veneziano, dal '600 al '700 conobbe un periodo di intensa attività economica. Dopo un lungo e massacrante assedio i turchi la dominarono fino all' 800. Fu proprio questo il baluardo nella lotta di liberazione, e la rinascita nazionale volle che fosse promossa a prima capitale della Grecia moderna. Le tracce lasciate dai veneziani colpiscono al primo colpo d'occhio: la Cittadella veneziana incombe sullo sperone roccioso con le sue imponenti fortificazioni di Palamìdi, e in basso, non appena ci si addentra nel centro storico e monumentale, i palazzotti della Serenissima e un leone di pietra sulla piazza Sintagma ci riportano a quelle atmosfere. Ma le due anime turco-veneziane convivono; infatti si scorgono subito due moschee che oggi hanno tutt'altro uso, di cui una, trasformata in cinema, e l'altra, che ospitò il primo parlamento, in sala riunioni. Il magazzino della flotta veneziana è ora invece il Museo Nazionale più importante dell'Argolide per i suoi reperti e affreschi provenienti da Micene. I colori e i sapori turco-veneziani permeano le strette e caratteristiche vie della città vecchia nei numerosi caffè, ristoranti, negozi di ogni genere. Dalle panetterie esce l'odore di spezie, di miele e cannella. I dolcetti per golosi, i cataifi e baklavà identici a quelli turchi, fanno venire l'acquolina solo a vederli. Mentre lo sfoggio di cristallerie, vetri colorati, lampadari e oggetti vari ci fanno sentire a Venezia. Gli arredi delle vetrine e degli interni sapientemente studiati, i prodotti artigianali di grande creatività e buona fattura catturano il mio sguardo ammirato ad ogni passo. C'è una vetrina che sembra un fumoir di narghilè: entro e vedo non solo una distesa di pipe turche di variegata scelta, ma ambra e pietre dure che occupano l'intero grande bancone, montate a monili di ogni foggia e grandezza. Naturalmente qui più che altrove l'occhio esperto riconosce le origini di tanta ispirazione creativa e artistica, non solo dei monili, ma delle sculture in marmo, pietra e bronzo, delle ceramiche dipinte: oggetti stupendi fanno da scioccante mostra nelle numerose vetrine dei più bei musei greci, e basta guardarli una volta per innamorarsene, perciò viene voglia di averne almeno delle copie, che per di più sono accessibili e a buon prezzo. I negozi di souvenirs, da me solitamente snobbati, sono qui oggetto di una particolare attenzione, proprio per la loro singolare qualità di manufattura. Una via pedonale lastricata in pietra calcarea corre tutto intorno al promontorio di Acronàuplia su cui si ergono le fortezze, e giunge alla piccola spiaggia. Camminiamo romanticamente estasiati perché lo spettacolo scenografico è davvero incomparabile: tra le rocce alte 85 metri si inerpicano fino alla sommità rigogliosi cactus e, sull'altro lato della via, tra alberi e fiori spontanei, il mare di sfumata tonalità tra l'azzurro e lo smeraldo si insinua nella baia sulla quale incombe la mole dell'altro più elevato massiccio calcareo, con bella vista sulle fortificazioni delle Palamidi. Una scalinata altrettanto scenografica conduce alla fortezza dopo 847 gradini ! Ma la vista da lassù ripaga la fatica di chi ha scelto questa via, anziché quella ben più agevole della strada per auto. Lo spazio percorribile con lastricato agevole all'interno della fortezza diruta è davvero grandissimo, quasi un percorso da trekking. Più mondana e pigra è invece la passeggiata del lungomare di fronte al porto, con vista sull'isolotto di Boùrzi, chiamato dai veneziani Porto Catena. Sotto i suoi rigogliosi palmeti la via pedonale è vivacizzata da bar che ospitano all'aperto dei veri salotti in bambù accessoriati da comodi cuscini. I bar sembrano comunicare l'essenza della Grecia moderna. Numerosissimi e affollati ovunque, ad ogni ora del giorno, qui come altrove sono anche lo specchio di un particolare gusto architettonico che sperimenta l'ibridazione di stili. Sostiamo in uno che richiama la nostra curiosità. Le tonalità sono il rosso dei grandi lampadari a gocce in cristallo e il nero dei moderni divani e poltrone in pelle su un pavimento a scacchi; sul soffitto citazioni pittoriche liberty. E non è che uno dei tanti che destano la nostra curiosa ammirazione. I tavolini della piazza sono affollati. Siamo a dicembre, ma il tepore primaverile e il cielo blu intenso invita a godersi la benedizione di un sole mediterraneo. Non c'è troppo tempo per sostare: ci aspettano due delle sette meraviglie della Grecia: Micene, altra tappa di una meravigliosa giornata di sole , poi sarà la volta di Epidauro. Micene ed Epidauro Al centro di un paesaggio secco verso Nord, in un massiccio calcareo dorato stagliato su una pianura verdeggiante di ulivi che sconfina in un cielo azzurro intenso e sul lontano golfo, si intravedono abbarbicati i ruderi ciclopici della città d'oro. L'imponente entrata della porta dei leoni, il più antico campione di scultura europea, suggerisce lo splendore e il dominio che la città ebbe sulla Grecia, fin a quando un incendio non la distrusse, ben tremila anni or sono. Ci inerpichiamo per la strada lastricata e ben protetta tra i pochi turisti avidi come noi di immagini da ritrarre e li sentiamo qua e là parlare in lingua italiana. I massi enormi delle mura ciclopiche danno l'idea di quanta sicurezza offrissero ai micenei. E qui dentro, dove dai resti si indovinano magazzini, mercati e case, dovevano essere ben protetti i ricchi bottini di lunghe guerre, ammucchiati dai Capi : immaginiamo oro, diademi, coppe e tappeti di porpora. Più in alto, in posizione dominante, le fondamenta del palazzo dell'influente re suggeriscono i versi della trilogia di Euripide, dedicata a una delle saghe più intriganti e complesse del mondo antico. Secoli più tardi, infatti, poeti delle tragedie come Eschilo e Sofocle con l'intensità dei loro poemi faranno rivivere le mitiche storie di Agamennone, Clitennestra ed Egisto, e archeologi della fama di Schliemann scopriranno nel 1800 l' altrettanto mitico tesoro di Atreo. Lo trovò proprio lì di fronte all'Acropoli il grande scopritore , sotto la collina di Panaghia, dentro la tomba a cupola detta di Agamennone. Ora, il più imponente edificio dell'archeologia è vuoto, ma le straordinarie gioie ritrovate le abbiamo già ammirate al Museo Nazionale di Atene. Anche qui però vi è un piccolo ricco museo: complimenti davvero alla Sovrintendenza ! Uno dei più perfetti visti in sito..curatissimo e straordinariamente didattico. Numerosi piccoli villaggi pittoreschi sono disseminati in tutta l'Argolide in un paesaggio da sogno che non vediamo l'ora di scoprire, ma prima di addentrarci nella penisola ci attende lo splendido teatro di Epidauro. Una breve visita d'obbligo al piccolo museo e via su per il viale, attraverso il parco che nasconde il teatro più famoso del mondo. Nel corso degli anni per la quinta volta rivedo la imponente cavea, ma la suggestione del luogo è sempre rinnovata. Faccio sostare il mio Ulisse, al gradino più in alto e mi colloco al centro della scena da cui a bassa voce tento di declamare un verso e di accennare un gorgheggio. Non sono la Callas, né la Papas, ma la mia voce giunge nitida fin lassù, dove la musa ispiratrice continua a rivolgere la mia esuberante attenzione. Ogni anno il luogo è sede di un festival del teatro e si fa la fila per assistere alle rappresentazioni. Un tempo si faceva la fila per richiedere i miracoli ad Asklepio, dio della medicina. Vedremo se il nostro pellegrinaggio risulterà efficace, i problemi di salute non mancano mai, anche in questa occasione. Leggiamo sulla guida che già nel IIImillennio a.C. era considerato un luogo sacro, ma quando il culto di Asklépio passò dalla Tessaglia in Argolide questo si trasformò in luogo di cura. Il dio taumaturgo nacque da Apollo e da una principessa Beota, Korònis, e quando rimase orfano fu allattato dal centauro Chirone e ben presto rivelò le sue straordinarie doti curative, tanto da suscitare l'invidia di Zeus che lo fulminò. Epidauro è il luogo di sepoltura di Asklépion ed è anche il luogo dove vissero i suoi discendenti diretti che coltivarono le arti curative, primo tra tutti Ippocrate, e dove vennero eretti gli edifici più importanti dal V sec. A.C. La fama del santuario continuò anche in epoca romana per spegnersi con l'arrivo del cristianesimo. Sempre in cerca dei luoghi "via dalla pazza folla" penetriamo verso il sud dell'Argolide, costeggiandola tutta fino a Portoheli, non senza aver prima messo piede alla graziosa isola di Poros, per un breve giro in taxi, tra un traghetto e l'altro. A Portoheli eleganti resorts e alberghi attendono la piena stagione estiva, ma già i panfili di lusso stazionano al porto da dove l'indomani mattina un traghetto veloce ci porta alla vicina isola di Spetses. Le auto sono bandite e lo stile è davvero esclusivo. Del resto, come la vicina Idra, è l'isola degli armatori, quelli che il lusso possono permetterselo, anche per gli acquisti nelle boutiques d'arte e d'antiquariato. Le numerose tabernaki espongono i loro bracieri con agnelli fumanti ed è tutto quello che noi mortali potremo permetterci. La Messinia : Pilos e Methoni Rientriamo al nostro rifugio di Megalopolis per una breve sosta notturna fino al prossimo giro che prevede altre belle esplorazioni. Poca archeologia e molta natura tra mare e campagne profumate di aranceti. Si avvicina la fine dell'anno e vorremmo trascorrere il Capodanno in un luogo romantico e particolare. Stiamo attraversando la Messinia. Euripide che la inneggiava come kalokarpo, con molta acqua corrente, monti verdissimi, con molti pascoli per buoi e pecore e un clima meraviglioso, diceva il vero. In duemila anni sicuramente il territorio è cambiato, il verde è meno esteso, ma ce n'è ancora, il clima è più secco, ma si ha comunque la sensazione di vivere in quell' epoca. Qui l'inverno è estremamente mite e lo possiamo ben confermare visto che siamo in dicembre e le buganvillee sono fiorite. Una strada stretta bordata di fiori di campo ci accorcia la distanza per giungere in fretta al mare. Kalo Nero ci appare di fronte con la sua spiaggia selvaggia. Un nuovo residence con piscina, in elegante stile, preannuncia un prossimo sviluppo turistico che sicuramente ne muterà i connotati attuali. La costa è movimentata da baie e isolotti che spuntano da un mare smeraldino. Marathopoli con l'isolotto di Proti è piuttosto invitante per un bagno. Ma non esageriamo, torneremo di sicuro in estate per la verifica. Meglio accogliere il suggerimento del bivio che ci indica il Palazzo di Nestore. Tra tutti i monumenti antichi, bizantini e franchi disseminati in zona, scegliamo la leggenda di Troia e il mondo miceneo. D'accordo, dai resti poco si indovina di quello che doveva essere un sontuoso edificio di due piani, con appartamenti affrescati, la sala del trono con camino; purtroppo un incendio lo distrusse nel 12° sec.ma vuoi mettere l'emozione di intravedere anche una piccola testimonianza datata oltre 3000 anni? Sì, ho visto qualcosa di identificabile ! Delle otri di argilla per l'olio.nei magazzini, una vasca da bagno decorata nel tracciato dell'appartamento ! Non scherziamo ci sono anche..ben 1250 tavolette d'argilla con scrittura lineare B, decodificata, si trovano ora al piccolo museo del paesino Hora. L'emozione non sta solo nel panorama che si gode di lassù ! Ancora alberi benedetti da Atena, gli ulivi rigogliosi, vanto della zona, fino al Golfo di Navarrino dove spunta Pilos. Un promontorio forma due spiagge caraibiche dalla sabbia corallina e una laguna interna. Spettacolare Voidochilià ! Altra meta per l'estate, irrinunciabile. Anche il paese è grazioso, ovviamente è tutto lì, intorno al porticciolo, con il suo porticato affollato di negozietti e deliziosi bar, ma l'attrazione più invitante per i golosi sono le immancabili pasticcerie: quasi tutti i dolci di miele, mandorle e pistacchio sono turchi, li riconosco bene. Si pensa improvvisamente di essere capitati in qualche isola. C'è una piazza centrale interamente ombreggiata da enormi platani e in alto il Neocastro, uno dei più belli della zona. L'estremità della costa occidentale è segnata da un baluardo veneziano di grande interesse: la fortezza di Methoni. Vi giungiamo nel pomeriggio in tempo per goderci la vista suggestiva dei bastioni e delle porte monumentali. Tutt'intorno bordure fittissime di fichi d'india e rovi selvatici, piante profumate e cespugli, qua e là bananeti e bouganvilles. Tra pianure verdeggianti una strada serpentina ci porta a Koròni.. sì proprio quella che prende il nome dalla madre di Asklepio, altro gioiello di paese dove il fermento edilizio riporta a nuova vita le casette di pescatori dallo stile classicheggiante. Anche qui i colori del bianco e celeste ci ricordano quelli delle Cicladi più famose. Anche qui negozi e trattorie di qualità. Risaliamo velocemente la costa tra paesini che si succedono a catena di cui intravediamo tra le luci del tramonto un aspetto che invita a tornare. E' proprio qui che vorrei abitare o aprire una piccola attività. E' sufficientemente naturale il luogo, senza essere troppo selvaggio! Abbiamo ancora un po' di strada per giungere a casa, e Kalamata, che ormai conosciamo bene, la lasciamo alle spalle. Capodanno a Monenvassia Prossima meta attesissima. Abbiamo anche prenotato via internet per due notti a Monenvassia. Il capodanno lo passeremo lì . Non riusciamo a vedere Mistrà. Accanto all'ingresso serrato della città diruta un cartello: Chiuso per le feste! Ma se i turisti viaggiano durante le feste, come è concepibile chiudere i musei ? Siamo a mezza costa del Monte Taigeto, una montagna enorme che sembra ostacolare il passaggio, sulla rupe Tarpea dalla quale si scorge lontana la bianca, moderna e.. solo mitica Sparta che si adagia sul fondovalle. Peccato per il mancato pellegrinaggio bizantino da Costantino Paleologo. Dovremo tornare un altro giorno, perché una città di cultura come Mistrà, culla dell'ultima dinastia bizantina merita proprio la nostra considerazione. A parte che la città è praticamente poco distinguibile, ma i resti degli affreschi pare siano notevoli e di pregio. Calpestare il pavimento di S. Demetrio dove camminò Costantino alla sua incoronazione, vagare per le strette vie di una città senza vita, visitare la Pantanassa.. vale la pena tornare. Verso Mani Chi visita le coste del Peloponneso non ha visto nulla di straordinario se non vede la penisola di Mani. Dapprima, pianure boscose e monti appuntiti, ruscelli e torrenti, villaggi nascosti sulle pendici dei monti, poi la suggestione dei contrafforti del Taigeto che verso sud, sempre più brullo, si tuffa nel Mare Egeo: è una emozione da non perdere. Tutt'intorno, ovunque, ciò che colpisce favorevolmente è la scarsa umanizzazione del paesaggio e perciò un risalto ancora più evidente delle bellezze naturali. Le caratteristiche abitazioni in pietra calcarea a torre cominciano a farsi più fitte ad Aeropoli, il paese di Marte, onore e prodezza, vanto degli uomini di Mani, che a volte si fanno vedere in costumi tradizionali. C'è molto di cretese, sembrano eroi usciti dal mito. Mantengono la tradizione anche nei riti. Quello consolatorio funebre da cui trae origine la poesia popolare cantata vicino alla tomba, sembra il lamento di Andromeda per Ettore, o una cantilena bizantina. Dappertutto torri, tenute come tesori tradizionali. La maggior parte restaurate e trasformate in alloggi, ristoranti, alberghi, come quella Kapetanakou dell'EOT. Altre completamente nuove imitano lo stile delle vecchie. Hanno grande somiglianza con quelle yemenite per quel riquadro di calce bianca intorno alle finestre. Il paese simbolo è Vathia. In questa stagione sembra il villaggio dei fantasmi. Ma le richieste di turisti stranieri, artisti e benestanti che ricercano un luogo esclusivo, fanno il tutto esaurito nella calda stagione. Completamente ristrutturato appare da lontano come un presepe aggrappato su una gobba del grande massiccio roccioso e spoglio. In basso, più in lontananza, un mare blu cobalto, è più per imbarcazioni che per ombrelloni, perfetto per gli amanti delle barche. Qui si apre la baia di Marmari e la grotta di Adi. Da qui comincia la discesa per l'altro mondo.. secondo il mito di Orfeo in cerca della perduta Euridice.. Per noi invece inizia la risalita intorno alla penisola, che sembra proprio il dito centrale di una mano, frastagliatissimo di insenature, angoli appartati dove l'acqua cambia colore ad ogni tuffo. Pernottiamo a Githio, di fronte alla mitica Marathonissi. Come non fantasticare sulla prima notte che Elena trascorse proprio qui insieme al bellissimo Paride? Monenvassia 31 dicembre 2007 . Appena scorto il promontorio dove sorge Monenvassia non resistiamo all'idea di visitarlo subito. Le auto sono proibite. Un bus fa la spola continua, ma noi preferiamo le gambe. Moni envasis = unico accesso. Un istmo congiunge l'isolotto alla terra ferma. Un angolo di medioevo dove il tempo si è fermato almeno nell' atmosfera, ma non nel perfetto recente recupero delle abitazioni : castelli, mura merlate, vecchie ville, stradine in pietra, piccole chiese e moschee ci ricordano Bisanzio e i Veneti, ma la vivacità dei fiori e pergolati che si affacciano sui terrazzi dei numerosi e affollati bar, ristoranti e piccole dimore-hotel, ci offrono la calda suggestione del presente. L'alloggio prenotato, subito fuori dal borgo di Monenvassia, è veramente carino. Praticamente lo rinnoviamo noi. E' un resort fiorito con bilocali B&B sul mare. Ma che freddo! Coperte a volontà e riscaldamento a tutto vapore ! La nostra cena di Capodanno in locale tipico è speciale, con tanto di camino acceso e profumi di arrosto dalle cucine. Tra sparuti turisti stranieri e tavoli vocianti di greci benestanti consumiamo un menù tradizionalmente festoso di buon livello, con l'apparecchiatura festosa di rito. Fino a mezzanotte, giusto in tempo per brindare al nuovo anno, nel cuore del romantico borgo antico, in una fresca notte di plenilunio dal cielo stellato. Un capodanno davvero diverso dal comune. ma questo del resto accade ogni fine anno. Pasqua a Corinto La mia terza permanenza in Peloponneso comprende anche la settimana di Pasqua. Un periodo molto importante per la Grecia ortodossa. Ovunque si incontrano processioni illuminate da candeline di ogni foggia e grandezza. C'è l'usanza di regalarne dipinte e istoriate, accessoriate come alberelli, con piccoli regali per adulti e bambini, che vediamo in mostra in ogni negozio. Ovunque canti, suono di campane e fuochi d'artificio quando, dopo la notte del venerdì , si celebra la Resurrezione. Mi ricorda un po' la Polonia, questo misto di tradizioni, tra sacro e profano. Una diffusa devozione religiosa, ma feticistica e consolatoria, piuttosto che autenticamente consapevole. I ristoranti di Corinto sono tutti prenotati per il cenone di mezzanotte con tavoli apparecchiati e ornati da uova colorate di rosso, in attesa dei tantissimi devoti delle cerimonie pasquali. Ma noi ceniamo a base di pesce fritto, mentre osserviamo la gente sfilare cantando, per le strade della nuova città. Siamo venuti nella dissoluta Corinto per visitare gli scavi, non certo per le processioni, o per l'Istmo ( che già abbiamo passato e ripassato più volte) e l'indomani mattina siamo sul posto per la ricognizione del luogo. La sua posizione da sola merita una visita: stretta tra la imponente montagna rocciosa calcarea dell'Acrocorinto e il mare. I resti archeologici, pur non imponenti e leggibili a causa di terremoti vari che la distrussero, ci suggeriscono il perché di tanta fama, soprattutto in età romana. Chi non aveva soldi si poteva pure scordare di passare per Corinto: non licet omnibus adire Corinthum. Era più o meno la Montecarlo dell'epoca. Fiorente centro manifatturiero e commerciale da cui partivano ceramiche, bronzi e porpore che arrivavano fino alla Spagna e in Crimea. Propilei e strade in marmo portano alla zona del Mercato. Proprio lì in quell'angolo vicino alle terme S. Paolo infieriva contro i costumi della città e dei suoi frequentatori dissoluti.. e mandava lettere, lettere.. Dalla monumentalità dei resti del tempio dorico di Apollo, si capisce come anche i pagani si dovessero mondare dai loro vizi, chiedendo perdono al dio. Alla vista del mare in lontananza ci vien voglia di attraversare l'Istmo per scoprire se davvero le terme moderne segnalate a Loutraki sono frequentabili. Ci fermiamo sotto il ponte scenografico moderno che collega il Peloponneso con la Corinzia e ci sorprendono i resti di un fortino veneziano sull'acqua: scattiamo una foto artistica. Loutrà vuol dire bagno termale in greco moderno, come il nome della più famosa acqua minerale greca. Ma le terme non fanno al nostro caso. Chiuse in un grande e affollatissimo complesso alberghiero che ha catturato l'acqua della vicina sorgente, non possiede nulla di attraente. Così decidiamo di riprendere quella che i greci chiamano autostrada. Zakinthos La miglior strada della Grecia è quella che passando per Corinto, corre da Atene a Patrasso e oltre, fino a Pirgos e Olimpia. Trenta anni fa sembrava una superstrada e oggi mi aspettavo di vedere una autostrada. Niente, è praticamente quasi uguale ad allora, tranne per il tratto nei pressi di Atene. La percorriamo fino ad Andravida, per poterci imbarcare da Killini fino all'isola di Zakinthos. Il primo impatto visivo dopo la breve traversata non è dei migliori. Sarà per il cielo velato da nubi e il fuori stagione, ma la prima spiaggia che vediamo, Laganas, ci appare desolata con il suo contorno di abitazioni di scarsa qualità. Sembra Torrette di Fano anni '60! L'unico vero centro cittadino invece, Zacinto, ci rimette di buon umore : belle stradine e piazze pedonali, eleganti abitazioni, negozi e hotels, originali chiese ortodosse dove si stanno celebrando due riti matrimoniali, tra i quali ci intrufoliamo a curiosare. Ci sistemiamo per la notte in un alberghetto grazioso, gestito nientemeno da un tizio che è vissuto a Perugia e quindi parla italiano. Siamo in avanscoperta sull'isola, casomai dovessimo tornare in estate. L'aspetto complessivo è montuoso e scarsamente boschivo. Stradine strette e panoramiche serpeggiano su e giù per tutto il perimetro dell'isola, ma non vediamo cale e calette attraenti di facile accesso per la balneazione. Sicuramente vista dal mare è più godibile. L'isola si sta attrezzando ora per il turismo e come oasi naturalistica diventerà interessante. Vi è già un parco naturale, ad Askos, con 200.000 varietà di piante, molte specie di uccelli, insetti e animali locali: caprioli, daini, cervi, tartarughe, maiali selvatici. Dopo un giorno possiamo tranquillamente salutare dal traghetto un luogo da collocare tra i versi di Foscolo, mentre commentiamo la soddisfazione per la curiosità di aver toccato il suolo natio di tanto genio poetico, sforzandoci di farci tornare in mente i versi imparati molti anni or sono. Olimpia Siamo nell'Elide, dove sorge Olimpia, l'ultimo sito archeologico importante, tappa obbligata di tutte le gite scolastiche che ho fatto, in compagnia di alunni incuranti dei "sassi antichi". . Doveva essere una cittadella sportiva unica se vi aveva lavorato Fidia.. Purtroppo la statua di Giove in oro e avorio ce la possiamo solo immaginare. Abbiamo aspettato il tempo migliore per visitarla, quello cioè della primavera. Lo spettacolo dei fiori esalta la magia dei pochi, significativi resti. Anche lo Stadio, per l'appunto, olimpico, ne guadagna. Al posto delle gradinate c'è un esteso tappeto verde coronato da grosse querce, sul quale spuntano fiori variopinti. Con varie foto ritraggo il mio atleta sui blocchi di partenza per lo scatto dei cento metri. Io, invece, mi isso sul podio e mi fingo spondoforo, quello che porterà la prossima fiaccola in Cina. Ma vengo subito redarguita da un guardiano e scendo dal piedistallo. Una notizia che non conoscevo: abolite dall'imperatore Teodosio nel 393 d.C. le gare rivivranno nella loro forma originale solo quindici secoli dopo grazie allo storico pedagogista francese De Coubertin. Luglio 2007:vacanze sull'isola. Sono le nostre vacanze al mare. Abbiamo scelto una piccola isola, Elafonissos l'isola di Diana, la cacciatrice di cervi rossi. Si trova accanto all'isola dell'amore, Citera dove nacque il culto di Afrodite. Ma la natura selvaggia e curata nello stesso tempo ci fa prediligere la prima. Il suo nome di oggi deriva da una interpretazione dei testi di Pausania in cui si riferisce della presenza di numerosi santuari dediti alla dea Diana e di numerosi cervi di colore rosso nella regione. Ora i cervi non ci sono più ma la popolazione dell'isola, fatta di poche centinaia di abitanti in inverno, si vede invasa da 5000 turisti durante la stagione estiva. Vuol dire che questo paradiso terrestre val la pena di essere visto. E per fortuna ancora conserva una certa calma e tranquillità. La bellezza di quest'isola è paragonabile a quella di uno scoglio Caraibico, con la presenza di due lagune fronteggiate da piccole barriere coralline. Un luogo ideale per bagni di sole sulla sabbia fine, tempestata da minuscole conchiglie e frammenti di rosso corallo, e bagni in un mare trasparente e cristallino. Di sera, passeggiamo intorno al grazioso porticciolo e gustiamo i menù a base di pesce fresco nelle numerose trattorie all'aperto che si snodano lungo il molo. Le isole come si vede dalle carte geografiche sono tantissime e di varia estensione, raggruppate secondo varie denominazioni: c'è un vero imbarazzo nello sceglierle come meta per vacanze marine. Certamente le più famose sono quelle che tutti vorremmo vedere almeno una volta, raggiungibili in nave o in aereo, come Miconos, Naxòs, Santorini, ecc, ma sono anche le maggiormente frequentate in estate e pertanto assai meno godibili delle numerose altre meno famose. Ma quello delle isole è un itinerario turistco-balneare del tutto particolare e sicuramente di scelta individuale.
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