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Roccaraso, un Paese Dove lo Sci Ha Cent'Anni.

Scritto da Ugo Del Castello
  • Il paese
  • Il tratturo
  • Umberto II di Savoia
  • I trampolini di salto
A scuola non mi è mai capitato di uscire fuori tema, ma in questa occasione, paragonabile a un compito assegnato, non posso farne a meno. Perché? Perché non potrò parlare di un paese da visitare, delle sue scalinate, dei vicoli stretti tra le case intrecciate tra di loro e di uno splendido viale da percorrere, cinto da lussuosi e confortevoli alberghi; quel paese così com’era non c’è più. Racconterò, in sintesi, una storia realmente accaduta, in un posto preciso: una rocca, con la sua “Terra Vecchia” antica almeno un millennio, vetusto ed austero angolo del paese segnato a presidio del valico testimone del passaggio della storia, arroccata sopra un dirupo che domina il torrente Rasine; con un piccolo teatro sorto nel 1698. Un luogo d’incanto, che all’inizio dello scorso secolo, grazie all’arrivo della vaporiera, ha visto nascere alberghi, ville, rifugi, trampolini di salto, piste da sci, la slittovia; dove sono arrivati nel 1910 i primi skiatori, e poi principi e principesse, turisti, dopolavoristi e atleti. Gli Altopiani Maggiori d’Abruzzo cingono il paese con la natura rigogliosa di prati immensi, boschi di faggio e di pino e vette arrotondate tipiche della catena degli Appennini. (Foto a)
Insomma, un piccolo mondo da fiaba che nel novembre del 1943 i Paracadutisti della 1^ Divisione tedesca Heidrich minarono dalle fondamenta, disegnando così un orrenda distesa di macerie che ingoiarono per sempre archi di pietra, capitelli di legno, travi di cerro odorose di vite vissute, botteghe di valenti artigiani, documenti e tutto ciò che poteva ancora dimostrare la storia di un popolo montanaro, di pastori, di attori forgiati dentro quel teatro che li vedeva recitare durante i lunghi inverni, quando questi altopiani erano isolati dal resto del mondo e la primavera era invocata in ogni casa come il dono più bello del buon Dio. Successivamente fu l’inverno con le sue candide e copiose nevicate che si sostituì alla verde stagione nelle invocazioni degli uomini. Portò gli skiatori e con loro una rivoluzione economica impensabile nella mente della gente chiusa per secoli negli ovili colmi di pecore, ma ricchi solo per pochi.
La via della lana partendo da L’Aquila attraversava le terre settentrionali del Regno delle 2 Sicilie e raccoglieva lungo il suo cammino i prodotti dell’allevamento degli ovini per farli arrivare a Napoli. Le nostre montagne, ricche di pascoli erbosi, erano il regno incontrastato delle pecore e intorno al paese sorgeva qualche piccola industria di tintoria della lana, che insieme costituivano la principale fonte di vita della gente; qualche grama attività di agricoltura, con il grano, l’orzo, le patate e i fagioli, completava il sostentamento dell’alimentazione. Una specie di autostrada verde, inoltre, segnava queste terre e arrivava fino nella Puglia: il tratturo, la strada delle pecore, che due volte l’anno si risvegliava percorsa da un procederete interminabile di ovini, a primavera verso le alte quote, in autunno verso le vedi pianure. (Foto b)
Un giorno una strada di ferro si insinuò tra le montagne con ponti, gallerie e stazioni. ”…Correte, immani ordigni di ferro, per le storiche valli; svegliate, col vostro fischio che sfida lo spazio, i morti gloriosi: e questi, battendo l’aste sugli scudi, daranno il saluto del guerriero al carro della civiltà”. Fu questa una delle frasi più esaltanti pronunciate nel discorso inaugurale della linea ferroviaria Sulmona-Isernia; era il 18 settembre 1897 quando la vaporiera si fermò alla stazione di Roccaraso. I suoi primi passaggi portarono immediatamente i viaggiatori che scoprivano l’Abruzzo e tra questi arrivò al seguito di una famiglia svizzera uno dei famosi cuochi di Villa Santa Maria, Angelo Nicola Di Sciullo, il quale intuì subito le potenzialità di sviluppo dell’industria dell’ospitalità a Roccaraso, si fermò e costruì l’albergo Palace Maiella. Giuseppe Del Castello, di Roccaraso, che gestiva l’antica Stazione di Posta, ormai superata dall’arrivo del treno, a sua volta trasformò la piccola struttura di accoglienza in un altro albergo, il Monte Maiella. Furono le prime iniziative che lanciarono il paese nell’ambito della nascente attività turistica della montagna italiana.
Agli inizi del ’900 l’abbigliamento da ski (allora si scriveva col “k”) era rigorosamente in bianco e nero come i film che proprio a quell’epoca scrissero le prime pagine della storia della cinematografia. E sulle montagne che cingono Roccaraso furono scritte le prime pagine della storia dello ski abruzzese. Nel 1910 la parola sci ha ancora un sapore straniero, grazie anche ai fratelli norvegesi Harald e Trygwe Smith, convocati a proprie spese in Italia dallo Ski Club Torino per effettuare insieme agli alpini sciatori un corso d’istruzione (dimostrativo) di sci per i propri soci. Si parla di “ski” e di “skiatori” nei preziosi documenti estratti dalla Rivista del Touring Club Italiano, da Il Giornale d’Italia e dalla rivista napoletana Regina, che riportano, anche con toni trionfalistici, quella che a tutti gli effetti è la prima iniziativa di rilievo nazionale ospitata nella piccola località abruzzese. Comincia così per le cronache di allora la lunga avventura che farà di Roccaraso la meta preferita dei già numerosi appassionati che nei primi anni del nuovo secolo arrivano principalmente da Roma e Napoli.
La Grande Guerra bloccò ogni iniziativa e molti di quegli skiatori furono costretti ad espletare la nuova ed entusiasmante attività, purtroppo non più sportiva, solamente sulla neve macchiata di sangue dei monti e delle vallate alpine. Solo agli inizi degli anni ’20 a Roccaraso rincominciò l’attività sportiva sciistica, che costituì immediatamente la base di partenza per una più proficua attività di ospitalità e i flussi turistici si moltiplicarono costantemente.
Nel 1922 fu fondato lo Ski Club Roccaraso. Il Principe di Piemonte, Umberto di Savoia e la sorella Giovanna, incominciarono a frequentare con assiduità il paese e con loro gli appassionati dello sci provenienti dalla Capitale. Tre prestigiosi sodalizi: la Sezione Universitaria del Club Alpino Italiano e il Gruppo Romano Sciatori prima, lo Ski Club Roma poi, fecero di Roccaraso il punto di riferimento della loro attività agonistica invernale che ormai si era impossessata degli interessi sportivi di molti giovani, soprattutto studenti universitari, ma anche di nobili, professionisti e impiegati. Sotto l’albergo Milano fu aperta la sede dello Ski Club Roma. Insomma, in quegli anni che precedettero l’invasione “napoletana”, i romani “conquistarono” Roccaraso. (Foto c)
A quell’epoca era ricorrente l’opinione che: Non si può dire di essere sciatori completi se non si è capaci di saltare con gli sci. E quindi anche a Roccaraso, che incominciava ad affacciarsi nel ristretto firmamento delle migliori località sciistiche italiane, memori dei primi salti effettuati dai fratelli Smith intorno al Piano delle Cinque Miglia nell’ormai lontano 1910 e in ossequio al suddetto concetto, verso la metà degli anni ’20, lo Ski Club Roccaraso costruì un trampolino di salto con il determinante impegno finanziario dello Ski Club Roma. L’impianto si estende interamente nella montagna e la pista di lancio è incavata nella roccia; era annoverato tra i pochi esistenti con questa caratteristica. Il trampolino fu denominato “Roma”, ristrutturato due volte e affiancato da uno più piccolo, per promuovere e consentire ai ragazzi di Roccaraso di intraprendere quella affascinante e spettacolare disciplina sportiva, lanciò l’ultimo saltatore nell’inverno del 1964 alla presenza del Presidente Giovanni Leone, che aveva un villino proprio affianco alla pista di atterraggio. (Foto d)
Nel 1928 Roccaraso ospita il nono Campionato delle Valli d’Italia. Si tratta di una gara di sci di fondo, la più importante a livello nazionale, assegnata quale riconoscimento all’attività sportiva agonistica organizzata fino ad allora nella località abruzzese. Fu accoppiata ad un’altra gara di rilevanza nazionale: la Coppa Mussolini che vedeva i concorrenti carichi sulle spalle di un sacco pesante 5 chili e con un percorso durissimo da sostenere. Seguì nel 1930 il I Campionato Italiano di Marcia e Tiro, gara riservata a pattuglie di cinque sciatori dopolavoristi; riscosse un notevole successo con la partecipazione di pattuglie provenienti da moltissime province d’Italia.
Arriva il 1930 e la Federazione Italiana dello Sci decide di premiare ulteriormente la collaudata capacità organizzativa della piccola località abruzzese, assegnando a Roccaraso il primo Campionato Italiano di Sci Alpino Femminile. Quello maschile fu assegnato a Cortina d’Ampezzo. Paola Wiesinger, gardenese, vinse tutto nonostante si fosse presentata pensando di dover partecipare a gare di fondo e invece si trovò di fronte alle prove di discesa e di slalom. Giunta a Roccaraso con l’attrezzatura per lo sci nordico, si fece prestare un lunghissimo paio di sci da 2 e 20 (lei superava di poco l’uno e sessanta), ma stravinse ugualmente la discesa, lo slalom, oltre naturalmente alla combinata.
In quegli anni, ad opera di tre cortinesi, Renato e Ferdinando Valle, Paolo Pompanin in collaborazione con lo Sci Club Roccaraso nacque la scuola di sci, fu la prima riconosciuta in Italia dalla Federazione Italiana dello Sci. Può sembrare strano, ma non è così, la notizia risulta dal un articolo del Corriere della Sera del 22.3.1933.
Ma altri primati furono segnati a quell’epoca a Roccaraso. E’ proprio Renato Valle a raccontare in un intervista rilasciata alla rivista Neve Sport nel 1983 che lo sci alpino italiano ebbe culla nel Meridione. Quelli dello “Sci 18” di Cortina avevano visto il Kandahar che gli era entrato nel sangue e così organizzarono la prima discesa e il primo slalom proprio a Roccaraso, dove i fratelli Valle lavoravano. Nel gennaio del 1930 fu ospite all’albergo Savoia Italo Balbo, che nel vicino e piccolo aeroporto di Pescocostanzo fece volare per la prima volta un aeroplano con gli sci. Nell’inverno del 1940 sulla pista “Napoli” della slittovia, in una gara di slalom, fu sperimentato per la prima volta in Italia e forse in Europa il palo snodato. La notizia, assolutamente vera, meriterebbe un approfondimento, dal momento che il palo snodato entrò ufficialmente nelle competizioni agonistiche solo verso la fine degli anni ’70.
Il 1937 segnò per Roccaraso l’inizio del nuovo mondo dello sci, infatti sul Monte Zurrone fu realizzata una slittovia che portava in cima quattordici sciatori alla volta. Fu il primo impianto di risalita dell’Appennino al servizio esclusivo dello sci.
Gli skiatori arrivavano numerosi con i “Treni della neve” che partivano di notte a raggiera dalle grandi città intorno a noi e s’inerpicavano sbuffanti sui ponti e nelle gallerie, per convergere alla stazione di Roccaraso dove alcune file di binari faticavano ad ospitarli. In un filmato dell’Istituto Luce del 1940 si parla di una riunione di 15.000 sciatori dopolavoristi che invasero letteralmente Roccaraso, le piste e ogni luogo intorno al paese.
Ma nel novembre del 1943 gli ordini impartiti dal generale Heidrich decretarono “Roccaraso kaputt!” Fu la fine di un paese antico un millennio.
L’attività turistica e sciistica rincominciò già nel 1947 con la ricostruzione del primo albergo; nel 1949 fu inaugurata la prima seggiovia del Colle Belisario e nel 1953 quella di Roccalta. Alla fine degli anni ’50 iniziò lo sviluppo dell’attività impiantistica all’Aremogna e Montepratello. Oggi il Comprensorio sciistico degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo è uno dei più sviluppati d’Italia con 110 kilometri di piste e venticinque impianti di risalita.
Sono passati quasi cent’anni dal febbraio del 1910 e da allora milioni di solchi sono stati tracciati sulle nevi che puntualmente sono cadute e si sono sciolte, il resto è storia dei nostri giorni.
Roccaraso ti aspetta. Sciare con noi è una tradizione centenaria!

Ugo Del Castello
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