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Diario Abruzzese.

Scritto da Daniela Bortolotti
  • Arrosticini
  • Timido sole
Domenica 27 maggio. In questo momento mi trovo, satolla di caffelatte, brioche e Gocciole extra dark, nel meraviglioso appartamento che ci ospita: due stanze da letto di cui una matrimoniale e una a quattro letti singoli (ove dorme la sottoscritta utilizzando gli altri letti come armadio), un’ampia sala con televisione e impianto stereo, cucina, terrazzo vista mare e anche parecchio vista dirimpettai e anche abbastanza vista stazione di Roseto (non si può avere tutto dalla vita) e, ciliegina sulla torta, una connessione wireless che va finché uso Skype ma non va se cerco di aprire Explorer. Che l’informatica non fosse una scienza esatta, chissà com’è, l’avevo già intuito. Dicevo, nel meraviglioso appartamento che ci ospita, satolla, eccetera eccetera, in questo preciso istante, decido di cominciare il mio diario di viaggio. Inizierò a raccontare proprio da qui, seduta al tavolo del terrazzo vista mare che, a causa della foschia, non è ancora consigliabilissimo. Però è bellissimo. Solo che il mare d’inverno è come un film in bianco e nero visto alla tv e siccome oggi è fine maggio preferirei vivermelo in altre versioni, che il film in bianco e nero se voglio vedermelo c’è la tv. Insomma il mare è bellissimo, come tutto ciò che ho visto finora, lo ammetto. Non ero mai arrivata al di sotto di Pesaro, dal lato Adriatico intendo, e ho potuto apprezzare panorami mozzafiato di colline e campi di grano e profili di crinali che io non ho capito come fanno a crescere gli alberi solo sui crinali che da noi, nelle nostre colline bolognesi intendo, sono un po’ ovunque e non solo sulla cima, come se fosse una cresta. Sarà una peculiarità dell’Italia centrale, mi son detta, che L’Infinito, se non sbaglio, non l’hanno scritto mica tanto lontano da qua. Il viaggio di ieri è andato inaspettatamente liscio come l’olio: trecento e passa kilometri senza trovare traffico, autostrada scorrevole, nessun cantiere dell’alta velocità, autogrill senza coda: pareva di essersi quasi sbagliate giorno, come quando di notte si ha l’incubo di essere andati a lavorare di domenica, tanto per intenderci. E invece no, chiamasi fortuna. Vi anticipo soltanto questo, per il momento, che devo andare ad aiutare Camilla nella danza del sole, altrimenti l’alternativa è cominciare a cercare i centri abbronzatura nelle vicinanze. Vi prego di immaginarci in costume da bagno intente a zompettare circolarmente, intonando canti propiziatori di riti apotropaici.

Lunedì 28 maggio. Non per dare sfoggio di pessimismo ma, a quanto pare, le danze propiziatorie mie e di Camilla non erano forse quelle adatte all’occasione, dovrò andare a rileggermi il manuale della perfetta danzatrice propiziatoria, giacché non è uscito il sole se non per poche ore: ovviamente preso dal primo all’ultimo raggio. Stranamente sono però spuntati dei calamari nei nostri piatti, che curiosa magia. Non erano male, ad ogni modo, accompagnati da una ricchissima insalata e gustati vista mare. Lo so che non siamo qui per fare turismo gastronomico e che con le tre colazioni, le tagliatelle gamberetti e zucchine a pranzo e la pizza a cena ieri avrei potuto saltare pasti per un paio di giorni, ma il maltempo non dà tregua e cosa ci resta da fare se non goderci i piaceri della cucina pescarese? Che, a dire il vero, qui fa provincia di Teramo, ma siamo senz’altro più vicino a Pescara. L’ho già scritto che l’Abruzzo è un luogo strano. Non l’ho scritto? Bene, lo scrivo ora: l’Abruzzo è un luogo strano. Innanzitutto se ne fregano delle regole: da quella che dice di dare la precedenza ai pedoni sulle strisce, agli orari dei negozi che lo sprovveduto turista pensa aprano alle dieci, poi se ci si palesa alle nove li si trovano già aperti. Forse non hanno mai chiuso. Non ne abbiamo idea. Sono strani, questi abruzzesi. Si credono tutti alla curva delle Acque Minerali: frenate, riprese, sgommate, testa-a-testa ai semafori, code, incroci, parcheggi selvaggi. Qui il traffico è un male che avvelena le giornate di tutti. Soltanto ieri io e Camilla abbiamo rischiato già la vita un paio di volte a testa. Gli abruzzesi, ad ogni modo, non si distinguono solo per questo, bensì tendono a brillare per la fantasia con cui amano chiamare le loro attività commerciali. Ad esempio, in un momento di appetito, mi troverei veramente a disagio dovendo scegliere tra fare da spesa alla “Tana di Gigio”, piuttosto che ordinare qualcosa da asporto alla “Rosticceria Cinque Topini”, piuttosto che entrare da “Salumi e dintorni” (cosa c’è nei dintorni dei salumi, mi son chiesta, forse i formaggi della Tana di Gigio?) oppure se pranzare al ristorante il “Gambero Rozzo”. Ciononostante sembra che qui vadano matti per questo genere di insegna, come se ci fosse una gara a chi la spara più grossa. Io sono sicura che gli abruzzesi amino questo luogo a tal punto da farsi seppellire dall’impresa funebre “La Rinascente”. Come a dire ci si trova così bene, si sa mai che ci scappi un altro giro.

Mercoledì 30 maggio. Qui il tempo non dà segno di miglioramento. Due ore di sole lunedì, un’ora scarsa martedì, per il resto acqua. Le speranze cominciano ad affievolirsi e il listino prezzi del centro abbronzatura è diventato l’argomento principale delle nostre conversazioni. Dopotutto tornare a Bologna e dagli amici che chiedono ma non eri andata al mare? non è senz’altro situazione in cui desidero trovarmi. Voglio dire: riposarci ci si riposa, leggere si legge, dormire si dorme, mangiare si mangia, il tutto però annaffiato da abbondanti precipitazioni. Che non fanno venire voglia di mettersi lì ad essere iperattive, ma piuttosto fanno nascere intimamente una sana propensione a seppellirsi sotto al panno con del cibo a portata di mano. Cose che si fanno già a casa la domenica, non è che dovevamo spararci trecento e passa kilometri per capire che siamo più pigre di un gatto. Però non tutto il male viene per nuocere, visto che dalle nostre menti superiori è nata l’idea per un nuovo tipo di regime alimentare, di una dieta che presto tutti ci copieranno e, vedrete, il problema di queste supertope magre che si vedono per televisione – si capisce che siamo in overdose da Studio Aperto, vero? – sarà definitivamente debellato.

La dieta della pioggia

Mattino: colazione con latte, Nescafè, zucchero e Gocciole extradark (q.b.), in alternativa McVities ricoperti di cioccolato (sempre q.b.), aggiungere Nutella se necessario.
Spuntino: pizza alle verdure, oppure salsiccia e patate oppure tutte e tre, a seconda di quanto è avanzato dalla pizzeria da asporto della sera precedente. In quantitativo direttamente proporzionale all’intensità delle precipitazioni.
Pranzo: olive all’ascolana(*), pecorino abruzzese stagionato nel miele, caciocavallo, pane, pomodori ciliegia e zucchine con curry avanzati dalla sera precedente, sempre tutto q.b., aggiungere Nutella o Gocciole extradark se necessario.
Merenda: gelato, possibilmente non di frutta o, se di frutta, che sia comunque a base crema.
Merenda, bis: olive all’ascolana avanzate dal pranzo.
Cena: prosciutto e melone, bruschetta, pecorino abruzzese stagionato nel miele, caciocavallo e, se necessario, aggiungere ulteriori olive all’ascolana.

(*) in tutte le fasi del programma giornaliero, l’oliva all’ascolana può essere sostituita da arrosticini in quantità non inferiore a 10 pezzi.

Con una settimana di questa dieta vi garantiamo il cambio dell’intero guardaroba, l’aumento di pressione, colesterolo e trigliceridi, una pelle senz’altro più liscia ma soprattutto tesa, specie all’altezza del ventre, un sorriso smagliante – l’effetto miracoloso degli zuccheri nel sangue lo conosciamo tutti – la soluzione a tutti i vostri problemi di intestino irritabile (dopo il primo giorno il vostro intestino si rifiuterà categoricamente di collaborare con voi, rinchiudendosi in un muto dissenso) nonché un divertente passatempo per le giornate di maltempo. No, non ringraziateci, lo facciamo anche per voi: saremo felici se ci manderete un lieto pensiero mentre sarete allegramente intenti a fare shopping della vostra nuova taglia. Dall’Abruzzo per oggi è tutto. A presto per nuove mirabolanti avventure.

Giovedì 31 maggio. “Tu pensa solo a mangiare”. Ecco, io a una cameriera che mi dice così già le voglio un po’ bene. Ci trovavamo ieri sera, io e Camilla, che di cucinare non ne volevamo mezza e i sedanini al pesto preparati per pranzo erano già più che sufficienti come sfoggio d’arte culinaria, in quel dell’ameno ristorante Rubino, in quel della solita amena località di Roseto. Il ristorante Rubino non è niente di che: il classico ristorante-pizzeria senza grosse pretese, arredamento finto curato, quello con le sedie nere e le tovaglie verde acqua e molti specchi e troppi fiori finti tanto per capirci, eppure il ristorante Rubino questa sera è diventato la nostra meta, la nostra oasi di pesce alla griglia in un deserto di fame. Forse perché al ristorante Rubino si mangia il pesce migliore della zona? Può darsi, i calamari in effetti non erano male. Forse perché al ristorante Rubino si sta bene, si sta rilassati e ci si sente come in famiglia? Può darsi, anche perché la cameriera, quella del tu pensa solo a mangiare, non ce l’aspettavamo proprio che si sedesse a tavola con noi a raccontarci della crisi di coppia col suo “sposo”, che assomiglia al tronista di Canale Cinque e lei non lo sopporta più ed è per questo che da un po’ di tempo ricama sogni proibiti su un calciatore del Cervia che ha visto in televisione. Oppure perché al ristorante Rubino, proprio accanto a noi, c’era una coppia in crisi che ha consumato un piatto di tagliolini allo scoglio nel silenzio più totale (che tristezza osservava Camilla, con la faccia direttamente nel piatto) e il lui della coppia ha mandato indietro la frittura, che non aveva più fame e la lei della coppia ha sbocconcellato svogliatamente qualche chicco di mais e una mozzarella per poi dichiarare non mangio più andiamo via con palesi lacrimoni agli occhi, che secondo me erano una coppia clandestina ma la cameriera ha detto ma no, lei è dell’est, vengono qui tutti i giorni, che io non so ma non siamo molto meglio noi italiane?Diciamo che il ristorante Rubino è tutto questo e molto di più. Ad esempio voi il sorbetto al limone con dentro il frizzantino l’avete mai bevuto? Una cuoca che esce dalla cucina con una palla di pasta da pizza in mano, dando la buonanotte agli increduli astanti e che subito dopo se ne va, l’avete mai vista? Bene, noi ieri sera eravamo qui. Ma solo per un semplice motivo. A quanto pare, il mercoledì, l’intero paese chiude per turno.

Venerdì 1 giugno. Sole allo zenit, mare calmo, cielo finalmente limpido. Una timida nuvoletta bianca fa capolino da dietro la collina, capisce di non essere gradita e torna da dove è venuta. Camilla, destatasi inspiegabilmente piena di energie, anziché adagiarsi su ogni superficie orizzontale che le capita a tiro ha deciso, dopo una passeggiata mattutina in riva alla spiaggia, di sbrigare un paio di commissioni tra cui andare al bancomat, andare al mercato, andare a comprare l’acqua minerale, andare a vedere se la pizzeria è aperta per pranzo (meglio verificare prima di agire), andare a fare due passi all’ombra e quindi, o la Camilla nottetempo si è fatta di guaranà oppure veramente le Gocciole extradark hanno proprietà mistiche, insomma dicevo la Camilla mi ha lasciato qui a poltrire sul lettino. Sono sola. A destra rumore di forchette e di mandibole masticanti frutti di mare e di bicchieri tintinnanti di vini bianchi servire freddo. A sinistra il petulante bambino Daniele che gioca sul bagnasciuga e chiama mammina mammina inframmezzato da papino papino e nessuno che gli dia uno scappellotto in testa. Verifico la differenza fra il bianco e il nero dell’abbronzatura, mi spalmo un altro po’ di crema, finisco la protezione quattro e quasi contemporaneamente il mio libro. Mi metto a dormire, mi sveglia Stefano con un sms che mi dice che verrà brutto. Penso Stefano, mavaffanculovà, mi giro dall’altra parte, mi sveglia il mio collega per dirmi che in ufficio va tutto bene, poi arriva la Camilla insomma di dormire non se ne parla, per ora. Mangiamo.
Sì dai mangiamo. Ma torniamo subito in spiaggia.
Tags: italia, abruzzo, roseto degli abruzzi, enogastronomia, cucina tipica, maltempo
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