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Fusion-Art&Legend

Scritto da Greta Triassi
  • Spaiggia Tortuga
  • Il Pentidattilo
  • I bergamotti in fiore
  • I migliori esistenti sulla terra!
Ah l’Italia. Non mi rendo mai davvero conto di quanto sia misterioso e sorprendente
il mio paese. Quando penso ad un viaggio lo immagino sempre il più lontano possibile:
penso all’India, all’Africa o all’Idonesia e il “diverso” estremo mi affascina terribilmente. Poi, invece, mi ritrovo a girare per la mia terra e lì inizia il bello.
Inizio a provare sensazioni pazzesche che nessuna terra mi regala; inizio a sentirmi fiera, orgogliosa e parte di una cultura importante. Sì, importante: siamo forti in tante cose come lo sport, la cucina, la moda, il cinema, l’arte, l’architettura….insomma siamo un popolo di creativi, di scienziati, di persone in gamba; abbiamo fatto tanto e continuiamo a farlo…purtroppo i problemi ammontano e nessuno sa spiegare, o tutti si fa finta di nulla stile “visto niente, sentito niente”. Poi però ci sono piccoli spazietti dimenticati da Dio, angoli di pace dove le tradizioni locali restano sempre le stesse ma, nonostante tutto, l’aria resta speciale, frizzante, viva e aperta a qualsiasi cosa. Come a Melito di Portosalvo.
Si tratta di un paesino calabrese situato proprio sulla punta-sud estrema della regione, la quale un tempo, pensate, era chiamata Italia; da questa costa meravigliosa, nelle giornate particolarmente soleggiate e limpide s’intravede il territorio africano!

E' uno dei centri più abitati della costa Jonica, a solo 20 Km da Reggio Calabria e sorge in una zona abitata dall'epoca romana; è un punto di riferimento per tutti i paesi della zona, perchè offre buoni e numerosi servizi.
Le spiagge sono immense in lungo e in largo e d'estate sono affollatissime dai reggini e da emigranti calabresi che ritornano per le ferie; la sabbia è sdrucciolosa e la varietà di sfumature create dalle pietre argentee che, pian piano s'ingrossano con l’avvicinarsi alla riva, è particolare e tipica di questi paesaggi direi “italici”.
Bellissimo è il lungomare ( circa 2,5 km) che si affaccia sul mare Jonio ed ha come sfondo la Sicilia ed in particolare l'Etna, che in serate limpide regala fantastici scenari.
Questo paesino, nonostante le modeste dimensioni, conserva un’importanza storica notevole. È una terra che ha assistito allo sbarco dei Mille, ha ospitato Garibaldi mentre cercava rifugio e, nel frattempo, inizia a rimodernarsi, ad aprirsi e il turismo locale è davvero molto confortante e sempre più numeroso.

“L’entrata” a questo scorcio di pace è una stradina, lunga lunga, chiamata Via Lembo soprannominata il Lembo d’Italia, perché simbolo della parte estrema dello stivale; percorrendola s’incontra la fontanella con "l’acqua buona", che una volta arrivava direttamente dalle montagne e la fila per riempire brocche, galloni o quant' altro era interminabile; proseguendo ci si addentra proprio nella cittadina che si divide in Melito Alta e Melito Bassa: nella parte alta troviamo casette arroccate su collinette asfaltate, particolarmente ripide…non vi dico con la macchina che ridere!tra l’altro ad un certo punto vi tocca abbandonarla e iniziare a camminare!!...lassù si trova un mondo a sé, un mondo parallelo perché abitato principalmente da anziani che probabilmente non scendono nemmeno più a mescolarsi alla vita quotidiana, giù a valle, dove troviamo situazioni tipiche e accoglienti: innanzitutto negozietti di primaria necessità come il mercatino, l’elettricista, il fornaio, il macellaio, la latteria e poi i baretti comprensivi di pasticceria e gelateria…dove i sapori sono proprio veri, freschi e caserecci. E poi il lungomare, che porta via interminabili ore di stupore, che ci regala i profumi del mare, della natura e della vita generata da questa terra dal colore brillante, ricca di sole e di calore. Percorrendo questo sentiero profumato s’incontra una specie di monumento commemorativo, un esagono romboidale di contenute dimensioni, costruito in memoria del famoso “sbarco dei Mille”…e lo troviamo nel punto esatto dello sbarco, affacciato sul mare, dove ora troneggia accanto ad una piccola zona-gioco per bambini.

La cosa che più ti rapisce, entrando in contatto con questa terra, è l’odore dei bergamotti, che hanno fatto di questa cittadella il centro per la produzione più importante dal lontano '400. Il paese è ricchissimo di questo frutto dall’essenza inebriante, un misto di aspro e dolce che si fonde al sapore del mare e di salsedine…anche il sole sembra avere un odore…quella luce è quasi un’essenza rara e preziosa, è un ingrediente fondamentale che insaporisce ogni cosa che sfiora e che accarezza. La natura è incontaminata, cresce selvaggia e spontanea e tutto vive in una dimensione paradisiaca e naturale.
L’uomo è spettatore.
Io vengo da una grande città. Milano mi ha allontanata dalla natura. La natura , quella vera, per me è come un’estranea, è una scoperta, una novità e i miei occhi la vedono così, come un mistero, un qualcosa da assaporare per essere compreso; come un buon bicchiere di vino…che qui è qualcosa di sacrosanto. Il pasto è un rito e ciò che lo accompagna altrettanto.

In questo paese troviamo un altro luogo storicamente interessante, ovvero un ristorante che un tempo credo fosse una cascina o una locanda dove Garibaldi chiese rifugio dopo lo sbarco, ma dal mare gli attacchi verso di lui erano incessanti e prepotenti e una palla di cannone arrivò dritto dritto sulla facciata di questo attuale ristorante che conserva ancora oggi questo grande “proiettile” di guerra…inutile dire che una cenetta qui è nella lista delle cose da fare assolutamente!

Sopra Melito veglia il grandissimo e fiabesco Pentadattilo: è una montagna dalle grandi guglie di roccia rossastra che sembrano le dita di una gigantesca mano (dal greco pente ‘cinque’ e dàctylos ‘dito’) sul quale un tempo erano arroccate case e casette che regnavano ai piedi di questa roccia che di notte, grazie al contrasto tra il buio e la luce generata da fari montati in età moderna, si creano giochi di luce che formano facce sulle rocce a un passo dalle stelle. Meraviglioso!
Il luogo ormai disabitato è itinerario romantico non solo per le caratteristiche "viuzze", ma per la tragedia che si consumò a causa di una donna, presso il castello nel 1680. Per questo, la leggenda vuole che le due torri di roccia rossa siano una mano insanguinata che grida vendetta.
Questa leggenda si cela tra le piccole salite e le innumerevoli piante di fichi d'india che abbracciano questa montagna davvero particolarei:
si narra che un tempo una "principessa" vivesse sulla cima del Pendidattilo con la sua prestigiosa famiglia; il padre, da vero uomo del sud e da vero magnate del tempo, aveva il potere decisionale anche per governare i sentimenti degli altri e in questo caso della figlia, la quale s 'innamorò di un cavaliere che non era, però, il prescelto dal padre padrone. Il prescelto, al contrario della fanciulla, provava un sentimento morboso e ardente nei riguardi della giovane ribelle che una notte decise di scappare. Lui sentiva la fuga, la percepì mentre accadeva...iniziò ad inseguirla...brutalmente...con desiderio e possessività; con la speranza di raggiungere la chiesetta ubicata all'inizio della salita la ragazza riuscì quasi a mettersi in salvo quando una pugnalata le colpì le spalle e proprio sull'uscio in legno della chiesa lei morì lasciando la sagoma insanguinata della propria mano. Ancora oggi può intravedersi e il mistero di questa leggenda avvolge ancora l'aria del Pentidattilo.
Nell'estate 2007 nella stessa chiesetta ragazzi e creativi delle zone circostanti organizzarono un ciclo di serate dedicate alla proiezione di cortometraggi creati da artisti emergenti della nostra epoca. Quest'incontro tra luoghi e scenografie antiche, disperse nella natura calabrese e l'arte tecnologica, giovane e contemporanea arricchisce e regala a questi luoghi poliedrici nelle idee l'attitudine ad ospitare chiunque per qualsiasi circostanza!
Melito, ormai conosciuta in tutto il mondo, è in via di espansione turistica, infatti sono numerosi i progetti di strutture e infrastrutture turistiche che nel tempo si portano avanti e tutti sono mirati a presentare un territorio al passo con i tempi.
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