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Sculture da Bere: Solopaca

Scritto da samantha pucci
  • chiesa di Santa sofia a Benevento
  • caravella
  • faro di Genova
  • chiesa veneziana
SCULTURE DA BERE: Solopaca ( Benevento )

Non si tratta proprio di Benevento, ma di un piccolo centro, SOLOPACA, collocato sulla sponda sinistra del fiume Calore. Grazie al clima mite e alla sua posizione collinare, fu sempre un centro di coltivazione della vite e quindi di produzione vinicola.
Quell’anno insieme alla mia famiglia avevamo deciso di trascorrere le ferie estive a Capo Palinuro, in agosto purtroppo, perché è sì un bellissimo periodo, il sole, soprattutto nel sud, è veramente cocente, ma è anche il mese in cui la ressa dei turisti è tale che eravamo continuamente alla ricerca di un angolo tranquillo, dove potevamo fare il bagno in un’acqua limpidissima e quella di Palinuro era cristallina e di un azzurro pervinca che veniva voglia di specchiarsi.
15 – 30 agosto, questo il periodo della nostra vacanza, vissuta sulla spiaggia, a mangiare il gelato ed il pesce a Palinuro e, ogni tanto, una puntata a Napoli, a Ischia, a Procida, a Salerno.
Ma il ricordo più bello è sicuramente quello legato alla visita di Benevento e di Solopaca.
Una sera in hotel, parlando con il proprietario a cui chiedevamo informazioni su cosa vedere prima di tornare nella nostra città, venne fuori il discorso della festa dell’uva a Solopaca. Si teneva a settembre, però. Decidere di restare ancora una settimana fu la decisione di un attimo. Il proprietario ci assicurò che potevamo restare.
Di solito noi non torniamo mai nello stesso posto, per cui meglio vedere tutto il possibile e di bello che ci veniva proposto.
Mia figlia Alice era alle stelle per questa nostra decisione. Aveva conosciuto diversi ragazzi, tra cui uno della sua età, veramente carino. Era già avvenuto uno scambio di indirizzi e l’ipotesi di ritrovarsi magari in un’altra spiaggia o nella nostra città.
Un salto nell’APT di Palinuro e una telefonata a Benevento e avevamo tutto l’occorrente: orari, foto, la strada da prendere.
La prima domenica di settembre, dunque, di buon’ora siamo partiti per Benevento, per visitare la bellissima chiesa di Santa Sofia, un esagono con sei colonne, attorno a cui è un secondo anello, decagonale.
Questa chiesa fu costruita nel sec.VIII ed è considerata la più fantasiosa e ardita costruzione dell’Alto Medioevo.
Benevento anticamente aveva il nome di Malevento, era famosa per la presenza di streghe e feste di sabba che si tenevano vicino al fiume Sabato.
Secondo la leggenda alcune donne urlanti saltavano intorno ad un albero di noce da cui pendevano serpenti, oppure dei guerrieri a cavallo infilzavano una pelle di caprone appesa ad un albero. Questi riti apparvero come demoniaci ai beneventani, che forse credettero di vedere dei sabba stregoneschi.
A Benevento abbiamo cercato il tombolo ed il torrone, a base di miele, albume d’uovo, mandorle e nocciole, che veniva chiamato la cupedia.
Subito dopo ci aspettava Solopaca.
Qui ogni anno per settembre si prepara una sfilata di carri che vedono impegnate molte persone del luogo. La preparazione infatti è molto laboriosa: vengono incollati milioni ai acini d’uva su supporti rigidi, di legno, di cartone, di cartapesta. Con questi acini si ottengono monumenti, persone, panorami.
Quest’anno – 2008 – il tema è “ ieri, oggi, domani “ –
La costruzione più bella vince lo stendardo.
A questo punto credo sia importante ricordare il vino che si produce: il rosso si ottiene dal vernaccia, dall’aglianico amaro, dal piedirosso e dalla vernaccia di vigna; il bianco invece dalla malvasia bianca e dall’uva a coda di rondine. Non sapevo che esisteva questo tipo di uva.
Chiedendo informazioni abbiamo saputo che questi chicchi sono chiamati così perché richiamano il colore della coda della rondine.
Ovvio, no?
Le origini della Festa dell’uva sono legate alla fondazione della congrega dei sette dolori, nel ‘700, da parte di un frate domenicano, congrega dedicata alla Madonna Addolorata. Da qui inizia l’usanza di portare nella piazza principale del paese grandi quantità di uva, poi venduti all’asta per sovvenzionare i festeggiamenti dell’Addolorata.
Ma la sfilata dei carri risale al Novecento.
A noi questo spettacolo è piaciuto moltissimo.







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