Prenota tra più di 200.000 strutture Prenota

Le Vere Top Model della Ciociaria

Scritto da samantha pucci
  • una festa
  • matrimonio
  • ciociarette che filano
LE VERE TOP MODEL DELLA CIOCIARIA

Un anno, non ricordo quale, ho visto a Roma una mostra sulle ragazze della Ciociaria. Erano veramente belle con i loro costumi tradizionale, di colori molto vivaci. Apparivano come belle spose dalla carnagione di un color bruno pallidissimo, quasi trasparente, dai volti di madonna incorniciati da capelli neri ondulati, dagli occhi grigioscuri, ora languidi ora sorridenti, dalle spalle delineate con ogni morbidezza, dalle mani pulite e ben tornite.
Ai piedi, esercitati a camminare per paesi fabbricati in salita, portavano le cioce, antichissime calzature derivate dal saccus romano, consistenti in due pezzi di cuoio larghi quanto il piede e legati da lunghe corregge che si attorcigliavano fino al ginocchio.
Sulla testa eretta, abituata a portare in bilico ceste colme di biancheria , mastelli di granaglie e conche di rame per l’acqua che attingevano dalle fontane. Avevano sempre il caratteristico pannicello bianco, lo sciugatoio frangiato e piegato, fatto di lana in inverno e di mussola in estate. La gonna era larga a cannelloni, il tunnu , combinata con la camicetta bianca ricamata e con lo zinale, il bel grembiulone. I lunghi cercegli alle orecchie erano d’oro, le collane di corallo.
Il primo a ritrarre queste tenere fanciulle ciociare, capaci di trasformarsi in fiere compagne di brigantaggio, fu Bartolomeo Pinelli. Le incontrava nel popolare quartiere di Trastevere, dove era nato. Era abituato a girare le strade solitario e quando incontrava un’osteria schizzava su un taccuino le donne in costume.
Il Frusinate ( oggi Frosinone ), si presentava nell’800 come una fila di paesi rocciosi, appartati e un po’ selvaggi. I casolari dei villaggi assomigliavano ad antri stregoneschi, neri per le intemperie e per il fumo, ma rallegrati dal verde delle pergole e dal rosso dei gerani. Così si ritrovano nelle tele e negli acquerelli dei pittori d’epoca. La protagonista è la famiglia, in un racconto quotidiano che va dalla nascita alla morte.
Spesso i pittori ritraggono le ragazze della Ciociaria mentre filano la lana, la canocchia in mano, le ciglia modestamente abbassate, sedute sull’aia . intorno pecore, conigli, galline, e un asinello riottoso.
Partecipano anche alla vita dei campi: spanocchiatura, trebbiatura, spremitura dell’uva. Nei giorni di festa danzano il salterello o lo stuzzichetto, a coppia ma anche a gruppi.

E adesso parliamo della Ciociaria di oggi.
La parte meridionale del Lazio era nota nell’800 come Campagna e unita alla Marittima. Le due aree corrispondevano alle attuali province di Latina e Frosinone. Il termine Ciociaria che definisce tutta la zona, deriva dai calzari, le ciocie, indossate dai contadini.
Gli itinerari più suggestivi della Ciociaria sono la visita alle abbazie: quella di Montecassino, fondata da San Benedetto nel IV secolo, sorta sulla base di una presistente fortificazione romana del municipio di Casinum. Su questo monte si esrcitava ancora il culto pagano in un tempio dedicato ad Apollo e vi era un boschetto sacro con annessa area per sacrifici.
Poi c’è quella di Casamari, monumento insigne dell’architettura gotico- cistercense. Come in tutte le abbazie cistercensi, anche questa aveva una dotata farmacia in cui è possibile acquistare prodotti a base di erbe, ad uso terapeutico. I prodotti più noti sono: RHUM, ELIXIR SAN BERNARDO; ROSOLIO STOMATICO; ROSOLIO AL caffè; SAMBUCA all’anice, il millefiori GRAN CASAMARI, JODURO DI FERRO per cardiopazienti anemici, e per arteriosclerosi, FERROCHINA.
infine la Certosa di Trisulti, nel cuore dei monti Ernici. Il nome deriva dal latino tres saltus, tre valichi. La dote terriera della certosa, per ordine papale, comprendeva pascoli, boschi, latifondi. Anche questi certosini si erano specializzati nell’uso delle erbe officinali ed erano diventati i fornitori privilegiati della corte papale. Nel 1947, comunque, a causa del numero ridotto della comunità, sono stati sostituiti dai cistercensi di Casamari.
L’ingresso alla certosa è affiancata da pini e querce sontuose.
Poi ci sono le città d’arte: ALATRI ( caratterizzata da mura ciclopiche, un acropoli, e chiese medievali ); ANAGNI ; ARPINO .
Infine FIUGGI, le cui acque salutari guarirono Michelangelo Buonarroti.

Per quanto riguarda l’artigianato, SORA ospita ogni anno una rinomata Fiera del mobile, ed è città di ebanisti e antiquari. Ad ARPINO si trovano ceramiche e statuine del presepe. VEROLI è conosciuta per i gioielli in oro e corallo. SERRONE : metalli sbalzati. GUARCINO prosciutti e amaretti.
E perché non recarsi in Ciociaria per un weeckend ?

Pia Granieri
Perugia 08-03-2008
© Copyright 2012 Promax Comunication SA | Swiss Made Contatti