Prenota tra più di 200.000 strutture Prenota

Lungo il Naviglio Grande, alla Scoperta di un Antico Percorso d’Acqua del Milanese

Scritto da Marica Forcellini
«Acqua è fra i quattro elementi il secondo men greve e di seconda volubilità.
Questa non ha mai requie insino che si congiunge al suo marittimo elemento […].
Volentieri si leva per lo caldo in sottile vapore per l’aria.
Il freddo la congela, stabilità la corrompe. […] Piglia ogni odore, colore e sapore
e da sé non ha niente.[…]»
Leonardo da Vinci, Manoscritto C, f. 26v.

In un mondo in cui tutto scorre velocemente, tra il rumore delle auto e del traffico della “grande” Milano, silenziose scorrono le acque dei navigli, testimoni e protagoniste di grandi eventi della storia di questa città. “Milano è al centro di una fascia di territorio compresa tra i fiumi Ticino ed Adda, grandi vie d'acqua che scendono dai laghi prealpini (Maggiore e di Lecco), lambiscono Pavia e Lodi e si versano nel Po. Già al tempo dei Romani furono costruite varie opere idrauliche; arginature, acquedotti, canali di bonifica sopperivano in diversa misura ai bisogni della città e delle campagne”. La storia e lo sviluppo di Milano, importante città di commercio e di industria, è, infatti, strettamente legata all’ingegnoso sistema dei navigli, una rete di canali navigabili che, attraversata Milano, consentiva il trasporto fluviale fra il Ticino, l'Adda, il Po e, quindi, il mare Adriatico, svolgendo un’importante funzione irrigua, di navigazione, difensiva ed energetica. Nei secoli XV e XVI le vie d’acqua erano molto più importanti di quanto lo sono oggi. Il pessimo stato della rete stradale e soprattutto la lentezza dei veicoli su ruote, rendevano il trasporto fluviale di estrema importanza per far giungere in città le merci e i materiali necessari per il sostentamento e lo sviluppo. Le vie d’acqua irrigavano i campi e facevano funzionare macine, seghe, mantici, magli per battere il ferro. Alla seconda metà del XII secolo risale la costruzione del primo tratto navigabile. Nel 1179 iniziò, infatti, la costruzione del Ticinello un canale artificiale che serviva per irrigare i campi, fornendo lo spunto per la messa in opera del primo Naviglio, “il patriarca di tutti i canali europei: il Naviglio Grande”, che prende le sue acque dal Ticino presso Tornavento, una località nel Comune di Lonate Pozzolo (oggi in provincia di Varese), e termina, dopo un percorso di circa 50 chilometri con un dislivello di 33 metri, nelle acque della darsena di Porta Ticinese a Milano. Dalla Darsena prende avvio il Naviglio Pavese, realizzato a iniziare dal 1564, che giunge sino a Pavia immettendosi poi nel Ticino. Il completamento del canale, nel 1805 per opera di Napoleone, rese possibile quello che per secoli fu il sogno dei milanesi: Il mare era raggiunto tramite il Naviglio Pavese e il Po, il lago Maggiore tramite il Naviglio Grande e il Ticino, il lago di Como tramite il Naviglio della Martesana (costruito tra il 1457 e il 1460) e l’Adda.
Non si sa chi progettò il Naviglio Grande, il primo realizzato in Europa, e storicamente il più antico e importante dei Navigli milanesi, anche se, secondo il Celona-Beltrame (T.Celona-G. Beltrame, I Navigli milanese, Storia e prospettive, Pizzi editore, Milano 1982), la coincidenza della costruzione del naviglio, più propriamente cittadino, con le opere difensive di una Milano minacciata dal Barbarossa, potrebbe far pensare a Guglielmo da Guintellino, che presiedeva in quegli anni alle opere di architettura militare.

Il Naviglio Grande, giunse a Milano a tappe, prima fino a Gaggiano e nel 1211 alle porte di Milano presso il ponte di Sant’Eustorgio, all'altezza cioè dell'attuale Porta Ticinese. La completa navigazione del Naviglio fu possibile solo dal 1272, quando vennero conclusi i lavori di abbassamento e allargamento del fondo, ordinati nel 1257 dal Podestà di Milano Beno de’ Gozzadini, e Milano fu collegata al Lago Maggiore. Grandi ingegneri misero mano al progetto e ancora oggi si può ammirare l'ingegnoso sistema di chiuse ideato da Leonardo da Vinci verso la fine del Quattrocento. Nel 1482 Leonardo, giunto a Milano e incaricato da Ludovico il Moro per lo studio di un sistema che ovviasse al problema del dislivello dei terreni, progettò un sistema di chiuse che permise una più agevole navigazione dal lago di Como fino a Milano; i suoi disegni sono oggi conservati al Museo dei Navigli, la più importante testimonianza storica della Milano d’altri tempi. Il Naviglio Grande, realizzato soprattutto per irrigare, fu quindi presto utilizzato per il trasporto delle merci. Il Naviglio poteva ora essere navigato da grosse barche e per questo motivo, forse, prese l’appellativo di «Grande».

I traffici avvenivano mediante l'impiego di barconi a fondo piatto, muniti di timone "a pala e a lungo albero" per facilitarne la manovra. Condotti da non meno di 3-4 barcaioli, erano capaci di trasportare da 20 a 40 tonnellate di merci. Ogni giorno a Sesto Calende si caricavano sui barconi, per essere trasferiti a Milano, carbone, legna, formaggi, vino, pesce, vitelli, castagne, nonché tessuti, stoviglie; lungo il Ticino e il canale si raccoglievano ciottoli, mattoni, creta, sabbia, ghiaia, paglia e fieno. Dal Lago Maggiore giungevano anche i marmi e i graniti necessari alla costruzione di case, monumenti e soprattutto alla fabbricazione del Duomo. “Al Naviglio Grande crebbe importanza la fabbrica del Duomo; il cui marmo traevansi dalla Gandoglia sulla dritta del Verbano e sulla sinistra del Toce, barcheggiavasi pel naviglio fin dove ora è porta Ticinese” (Cesare Cantù, Grande illustrazione del Lombardo-Veneto, Milano 1857). Agli Agenti della Veneranda Fabbrica del Duomo, Gian Galeazzo Visconti concesse il privilegio d’esenzione del pedaggio e il diritto di riscuotere il dazio che veniva esatto dalle navi in entrata e in uscita dal Naviglio Grande. Con la costruzione del Duomo non solo il Naviglio Grande si attestò come la prima e più preziosa via di comunicazione di Milano, ma dimostrò che il trasporto sull'acqua poteva moltiplicarsi e costruire una rete di idrovie al servizio di tutta la regione. Da Milano, invece, la navigazione verso il Lago Maggiore e la Svizzera si effettuava facendo trainare i natanti da cavalli o anche da uomini, con ben maggior fatica e tempo (anche più di una settimana), trasportando sale, ferro, grani e altri prodotti diretti in Svizzera. Le cobbie (complesso di una dozzina di barche tra grosse e medie) venivano trainate, da Milano a Castelletto di Abbiategrasso, da 12 cavalli impiegando circa 24 ore. A Castelletto la cobbia si dimezzava e i 12 cavalli erano impiegati per condurre la prima metà della cobbia fino a Tornavento; i cavalli retrocedevano quindi a riprendere la seconda metà dei comballi. Da Tornavento sino a Sesto Calende la suddetta cobbia di 12 barche giungeva a destinazione con la stessa manovra. Nel viaggio da Milano a Sesto, nel 1800, occorrevano ordinariamente anche un paio di settimane. Questi vecchi mezzi di trazione rimasero sino ai primi anni del Novecento quando furono sostituiti da trattori e camion. Ma né questa “innovazione” né l’abolizione delle tasse di navigazione, decretata nel 1879, valsero a tenere in vita l’attività delle barche corriere, il cui declino era già cominciato nel 1840, quando erano stati istituiti regolari servizi di diligenze, o più tardi, con l’introduzione di mezzi di locomozione a vapore.

Il trasporto fluviale consentì anche un collegamento più efficace fra i diversi castelli posti a difesa della Signoria, soprattutto per quanto riguardava il trasferimento più rapido delle truppe.
Nel 1603, la darsena e il vecchio lago di Sant’Eustorgio furono trasformati in porto di Milano dal governatore spagnolo De Fuente; in questo specchio d'acqua i milanesi facevano il bagno, pescavano e vedevano approdare i "barconi" provenienti dal Ticino. Tra il 1830 e la fine del secolo, l'attività della darsena divenne assai fiorente, con una media di 8.300 barche tra maggiori e minori in entrata e uscita, per un movimento complessivo di 350.000 tonnellate l'anno. Lungo le rive del Naviglio Grande, vivevano lavoratori e artigiani; oggi i laboratori artigianali e gli antichi lavatoi, coperti di tetti di legno rimangono a ricordo di una Milano scomparsa.

Lungo quelle rive si sviluppò anche, tra il 1700 e il 1800, un singolare insediamento urbanistico fatto di bellissime ville, dimore estive, palazzi e giardini, castelli e cascine in località adatte per la villeggiatura dei signori della città, particolarmente lungo il tratto fra Cuggiono e Gaggiano. Le ville sul canale milanese furono paragonate a quelle famose sul Brenta. In realtà, le ville sul Naviglio Grande non hanno la sontuosità e l’ampiezza di quelle venete, ma una modestia e praticità tutta lombarda che conserva comunque una suggestiva bellezza.
Per la manutenzione del Canale fu istituito un Custode del Naviglio Grande che doveva vigilare sullo stato delle sponde, segnalando periodicamente all’autorità milanese eventuali corrosioni, crolli, ecc. Il Custode doveva inoltre rilevare tre volte al giorno (mattino, mezzogiorno e sera) il livello dell’acqua attraverso un idrometro fisso immerso nel canale e ogni quindici giorni inviava a Milano lo Stato del pelo dell’acqua, rilevazione indispensabile per assicurare un equilibrato utilizzo dell’acqua per la navigazione e l’irrigazione. Fra le numerose incombenze del Custode c’era anche il controllo dello stato dei ponti, spesso danneggiati dalle barche che li urtavano per imperizia dei conducenti, a causa del vento, ecc.
Anche il trasporto passeggeri ebbe grande importanza sul Naviglio Grande. Su iniziativa privata di barcaioli intraprendenti, alcune barche locali cominciarono a trasportare passeggeri da un paese all’altro, senza regolarità, soprattutto nei giorni di mercato e di festa. Solo a metà del XVII secolo la navigazione passeggeri cominciò ad acquistare un andamento regolare e frequente; ma bisogna aspettare fin verso la metà del Settecento, per trovare una vera regolamentazione del servizio pubblico, a tariffe, orari, fermate e partenze alla varie stazioni.

Il Naviglio Grande per sette secoli costituì quindi l"autostrada" dei Milanesi, cioè la più importante, economica, veloce e sicura via di comunicazione tra Milano e il Vercellese, il Lago Maggiore; l'Oltralpe. Durante la seconda guerra mondiale, i Navigli registrano un notevole incremento dei traffici: l'aviazione degli alleati colpisce le normali vie di comunicazione terrestri, e la navigazione fluviale rappresentò pertanto una valida alternativa per il movimenti delle merci. Anche gli anni che seguirono la fine del conflitto videro il Naviglio risorgere con grande vitalità: nel 1953 la darsena di Porta Ticinese è al tredicesimo posto nella classifica dei porti nazionali per ricevimento merci.
Sono comunque gli ultimi anni di un grande periodo di splendore. Il costo delle merci trasportate aumentò considerevolmente e fatto apparire volutamente più alto per i forti interessi verso il trasporto su gomma. Il 30 marzo 1979 l'ultimo barcone ormeggiò alla darsena, scaricando l'ultimo carico di sabbia. Da quel giorno sui Navigli solo l'acqua ha continuato a scorrere, ma solo per irrigare i campi, come era nelle prime intenzioni. L’estate scorsa però, grazie Consorzio Navigli Lombardi, è stata avviata, in via sperimentale, la navigazione turistica del Naviglio Grande che permette la riscoperta, almeno in parte, di quei canali navigabili simbolo della città meneghina, che da secoli fanno di Milano una “città d’acqua”.
© Copyright 2012 Promax Comunication SA | Swiss Made Contatti