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Lago d'Orta e Lago Maggiore. Paesaggi in Cerca d'Autore …

Scritto da giulia varetti
  • La perla del Lago d'Orta
  • La magia di Oira
  • Le isole dagli occhi di San Carlo
  • Il sole sulla rocca di Angera
Una settimana intensa, fatta di giorni stretti nella morsa di treni affollati, autostrade e tangenziali intasate, metropolitane e tram caotici, fino all’ufficio, lavoro, lavoro fino ad una striminzita pausa pranzo, con un calorico minuscolo panino, per tornare al lavoro e finire, quando il cielo si sta nuovamente scurendo, per l’ennesima volta sugli stessi tram, metropolitane, auto, treni. Quando la settimana si fa pesante lo spirito chiede soccorso. E per Piemontesi e Lombardi bastano poche decine di chilometri per giungere in un vero Paradiso, dove poter allietare gli occhi, dove respirare aria incontaminata e staccare decisamente la spina. I due laghi che caratterizzano la porzione settentrionale della provincia di Novara possono infatti suggerire percorsi diversi, adatti alle diverse esigenze e ricchi di natura, storia, arte, sport e buona cucina; tutto contornato da paesaggi mozzafiato.

Angoli di storia e di civiltà.
Non è questa le sede per descrivere nel dettaglio l’importante evoluzione storica dei due laghi, le cui sponde già dalla Preistoria e Protostoria hanno costituito l’ambiente ideale per lo stanziamento delle prime comunità, che sfruttavano le acque lacustri per le attività di sussistenza. Il Lago Maggiore, nella zona di Castelletto Ticino, è stato infatti teatro dei primi insediamenti della Civiltà di Golasecca nel VI secolo a.C., insediamenti che basavano la propria economia sulle attività commerciali che coinvolgevano il lago ed il Ticino. L’area dei due laghi ha mantenuto la sua importanza per tutta l’Età Romana sia dal punto di vista insediativo che da quello dell’approvvigionamento dei materiali lapidei da costruzione: nei rilievi dell’area di Alzo, sul Lago d’Orta, viene cavato infatti un granito grigio, mentre dai dintorni di Arona proviene una dolomia rosa detta “pietra di Arona” e dalla zona di Mergozzo e Baveno, il cosiddetto massiccio “del Montorfano” sempre sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, provengono il granito grigio di Montorfano, il granito rosa di Baveno ed il marmo rosa di Candoglia, spesso utilizzati in ambito artistico, epigrafico e costruttivo per tutta l’Età Romana e per il successivo periodo Medievale. È dal IV secolo d.C che il Lago d’Orta, nello specifico l’isola di San Giulio, assume un’importanza rilevante dal punto di vista dell’evangelizzazione da parte dei Santi Giulio e Giuliano, importanza che continua e si accentua in età longobarda con lo stanziamento di un ducato sull’isola, trasformato poi in comitato in età carolingia. Parallelamente le due sponde del Lago Maggiore subiscono gli stessi cambiamenti storici, attuati da diversi protagonisti.
Questi aspetti storici assumono una fondamentale rilevanza all’interno di questa guida, che non vuole fornire percorsi culturali ma paesaggistici: camminare, guidare, muoversi tra i due laghi, infatti, fa respirare questo soffio di storia antica, ma sempre in qualche modo attuale. Sullo sfondo di un lago limpido, qui celeste, là blu intenso, punteggiato di cigni bianchi o di colorati pesci, grigi ciottoli fluviali assumono la forma di una cappella, di una torre, di una basilica antica… senza pretese di conoscenza storica o archeologica, ma semplicemente per far respirare al visitatore quell’aria di antico che caratterizza in molti angoli il paesaggio lacustre.
Non si tratta di paesaggi monotoni: l’intera gamma dei colori prende vita nei giardini botanici, nelle ville d’epoca, nelle piazzette, così come nei sentieri tra i boschi; con la costante di un’acqua di sfondo a tratti azzurra, a tratti blu, o ancora rossa, arancione, rosa o grigia e bianca. Un’acqua variopinta di due laghi che, nel corso dei millenni, mai si sono stancati di riflettere il cielo incorniciati dai rilievi innevati a nord, dalle colline verdeggianti verso sud per lasciare spazio, ancora più a meridione, ad una pianura rigogliosa, tanto lavorata dall’uomo, ma che ancora sa stupire con i suoi specchi d’acqua geometrici delle risaie.

Paesaggi in cerca d’autore…
Splendide viste che le sponde dei due laghi e le isole offrono agli spettatori: l’istinto porta a descriverle come opere d’arte, quadri, tele, sculture, giochi di luce e di colori, accostamenti ora armoniosi, ora bizzarri, che abbiamo il privilegio di osservare, toccare e vivere direttamente dalla mano di un Grande Artista. Sono intorno a tutti noi; basta staccare la spina per un attimo e concedersi un’occhiata rigenerativa…

Lago d’Orta: Isola di San Giulio vista dal Sacro Monte di Orta.
Una passeggiata in mezzo al verde, tra movimentati sentieri che guidano il visitatore secondo un percorso ben preciso. Bambini che giocano, corrono, ridono. Famiglie che passeggiano. Turisti. Nonostante questo, silenzio… Tra le foglie si intravvede una costruzione: è una cappella contrassegnata da un numero, poi in lontananza un’altra, e poi ancora altre. Sono le cappelle seicentesche del Sacro Monte di Orta, narrano la vita di San Francesco per mezzo di composizioni di statue dipinte con realismo sorprendente, tanto da trasportare il fedele o il semplice osservatore in una nuvola mistica, dove la fede si manifesta anche nel quadro naturale che circonda il tutto. Un percorso quasi purificatorio porta dalle cappelle alla chiesa, dal cui sagrato si assiste ad uno degli spettacoli più deliziosi che si possano immaginare: incorniciato da rilievi boscosi, verdi, folti, punteggiati appena da gruppetti di punti bianchi, case, chiesette, uno specchio d’acqua blu intenso, piatto, splendente. Al centro una gemma, una perla grigia di forma allungata, grigia per i tetti in pietra e bianca per le costruzioni in ciottoli: l’isola di San Giulio sorride al centro del lago, dominata dal convento centrale e proiettata verso l’alto dal campanile della basilica intitolata al Santo. Non sono sufficienti le parole per descrivere la pienezza del cuore alla vista di uno scenario tanto intenso, tanto imponente e allo stesso tempo delicato, raffinato, elegante. Le leggere scie bianche delle imbarcazioni solcano questo specchio di cielo come lacrime di commozione, di gioia.
Salendo al Sacro Monte dalla piazzetta di Orta, percorrendo la ripida via che conduce alla chiesa, l’arrivo al sagrato e la vista di una tale armonia ripaga di qualunque fatica.
Non si può mancare all’appuntamento, nello stesso punto panoramico, con il calar del sole: una tavolozza ricca, tinte rosse, arancio, viola, o ancora oro, argento, bronzo; tratti neri che dipingono le sagome controluce dell’isola, con la sua torre campanaria e l’imponente palazzo centrale, e della rigogliosa vegetazione che caratterizza le rive del lago… È un Pittore dolcissimo ad aver realizzato questo affresco dalle esili sagome stagliate su uno sfondo da sogno. Se di giorno l’isola è un brillante gioiello, di sera il lago si trasforma in uno splendente e prezioso portagioie.

in auto: dalla rotonda per Orta e Miasino, voltare per Orta ed imboccare la deviazione, a sinistra, per il Sacro Monte. Ampio parcheggio, con area pic-nic.
a piedi: dal centro del borgo, guardando la chiesa parrocchiale di Orta, percorrere la stradina sulla destra che sale direttamente al Sacro Monte.

Lago Maggiore: passeggiata ad Arona.
Una passeggiata lunga un pomeriggio, una magica sequenza di immagini, di scenari naturali e cittadini, di colori, suoni, rumori sempre in evoluzione. Si parte dal lungolago verso Dormeletto: una passeggiata ed una pista ciclabile nella natura, a due passi da un tranquillo quartiere residenziale, un prato verde, alberi ombrosi, qualche canneto. L’acqua del lago lambisce la sponda, dove qualche piccola barca rovesciata aspetta di essere usata per raggiungere le bianche imbarcazioni ormeggiate poco più in là… Candidi cigni spiccano nell’acqua di un turchese intenso, a tratti blu, quasi nero, popolano questo angolo di natura e allietano l’udito con i loro versi. Un angolo di pace dove sedersi sul prato e respirare spensierati prima di entrare nell’atmosfera cittadina, dinamica, giovane, fatta di bar, di negozi affacciati su un lago che si allarga, la cui riva lombarda sembra sempre più lontana ed i cui colori si fanno sempre meno definiti, più sognanti. Solo la rocca di Angera si staglia, ancora illuminata pienamente dal sole, bianca nelle verdi colline della riva del lago… e come non sedersi su una panchina e restare a bocca aperta? Arriviamo alla piazzetta su cui si affacciano il budello e la strada verso Stresa; turisti stranieri e locali, auto, il broletto medievale, tutto fuso in uno strano connubio di passato e presente che rende questo balcone sul lago estremamente giovanile. Torniamo indietro, il tramonto è prossimo, i colori di cielo e lago diventano uniformi, scelti in una tavolozza di rosa, viola e grigi… il nero profilo della rocca di Angera trasforma questo paesaggio in un paesaggio da fiaba.

in auto: entrando in Arona, provenendo da Novara, parcheggiare subito lungo la strada e scendere a piedi verso la passeggiata sul lungolago (sulla destra). Si può anche parcheggiare nel grande parcheggio comunale vicino alla stazione: da qui la passeggiata pedonale si raggiunge tornando indietro, il centro proseguendo in avanti.

Lago d’Orta: passeggiata ad Omegna.
Nell’insenatura all’estremità settentrionale del Lago d’Orta sorge, perfettamente adagiata come una elegante dama, Omegna. Una piacevole passeggiata caratterizza il lungolago, che si trasforma in una sorta di terrazza affacciata sugli attracchi delle piccole imbarcazioni e sul limpido lago circondato da verdi e modesti rilievi. Una sensazione di estrema eleganza e di estrema pace colpisce il visitatore, che resta stupito dall’armonico accostamento delle abitazioni colorate e della bianca passeggiata; un contrasto voluto dal solito Pittore, che nel tracciare le linee e nello scegliere le tonalità ha realizzato un angolo assolutamente signorile.

Lago Maggiore: Le Isole Borromeo viste dal San Carlone.
Dall’alto dei suoi 23 metri di altezza, a circa 300 metri di altitudine, l’imponente vescovo milanese osserva e benedice la città di Arona e il lago, tenendo stretto in mano un libro. La monumentalità della statua, slanciata verso il cielo e fredda nei suoi riflessi metallici di rame e bronzo, aumenta quando ci si trova ai piedi del suo basamento, con il naso all’insù e gli occhi socchiusi per resistere alla luce del sole. Difficile non essere coinvolti dallo sguardo magnetico del Santo, uno sguardo vivo, dinamico. Occhi brillanti, punteggiati di piccole sagome bianche o colorate, che indicano stupite il paesaggio paradisiaco che si può osservare da lassù. La scala interna alla statua permette infatti di raggiungere la testa del Santo e di osservare, dai suoi occhi intelligenti e fedeli, la bellezza di un panorama infinito, di un azzurro sfumato, mai troppo acceso, anzi, sempre avvolgente per quelle sponde abitate, per i battelli e le barche che ne godono la calma, per le tre isole. Appartenenti alla stessa famiglia da cui proveniva il Santo vescovo, di cui mantengono anche il nome, le tre sorelle sembrano molto simili tra loro, ma il carattere, lo stile di vita e l’aspetto particolare le differenziano nettamente. Prima sulla destra, l’Isola Bella, la più vanitosa, appariscente, esuberante, ma elegante, con il suo palazzo con giardino sopraelevato che lei ama mostrare come una corona, splendente al calar del sole. Sulla sinistra, l’Isola Pescatori, la minore, la più graziosa e sbarazzina, la più colorata e vivace, la più attiva, punteggiata dalle lanterne dei ristorantini e dei negozi. Tra le due, un isolotto minuscolo, dalla sabbia bianca, con un albero in centro e stormi di bianchi gabbiani canterini; quasi un giocattolo, un accessorio… Spostata sul retro, alta, seria, protettiva, l’Isola Madre, la maggiore delle tre sorelle, verde, boscosa, ricca del suo giardino botanico, dominata dalla villa centrale, bianca, splendente. Un triangolo fantastico, un’iniziativa brillante di un grande Artista che ha voluto disegnare, metaforicamente, queste tre fanciulle, queste tre grazie, in un angolo da sogno.

in auto: da Arona, la statua si trova percorrendo la strada per Dagnente.
in battello: da Arona e Stresa le isole sono costantemente collegate tramite battelli di linea, per i quali è possibile acquistare singoli biglietti per le isole o un biglietto cumulativo di durata giornaliera.

Lago d’Orta: a piedi da Oira a Brolo.
Un paesaggio versatile, mutevole, estremamente diverso a seconda della direzione dello sguardo. È questo ciò che si presenta all’ignaro visitatore che si posiziona sul molo di Oira aspettandosi di vedere il solito, bellissimo, lago blu: tra i pali lignei, rivolgendosi verso nord, i rilievi si congiungono verso il lago lasciando spazio alle montagne bianche di neve. Un canneto, il ridente abitato di Omegna sullo sfondo. Il lago, liscio, pacifico, riflette quest’immagine serena tanto da confondere i ruoli, da rendere intercambiabili il cielo e le acque, i monti e i riflessi… Dallo stesso molo, senza fare un passo, ma solo ruotando su se stessi verso sud, ecco un cambiamento del tutto sorprendente: un’atmosfera nebbiosa, sfumata, indefinita, dalle tinte grigie e violacee, dalle nere sagome delle piante, dei pali e dei rilievi da cui si affaccia, timida e minuscola, la torre medievale di Buccione. L’incredulità è inevitabile: ci si volta, si guarda nuovamente da un lato all’altro, sfregandosi gli occhi, chiedendosi quale magia stia avvenendo. È realtà. È la magica realtà del lago. Partiamo dal paesino di Oira, arroccato sulla sponda del lago con la sua chiesetta, le sue abitazioni, i suoi tornanti; imbocchiamo verso nord un sentiero battuto, segnalato come percorso di trekking: ecco nuovi colori, i colori del bosco, una nuova aria, meno mitigata dalle acque lacustri e più fredda a causa dell’ombra… Si cammina, seguendo i segnali bianchi e rossi, si pone attenzione al percorso, ma lo sguardo non può fare a meno di cadere sulla vista romantica che si fa spazio tra i tronchi: il lago, che da questa altezza non mostra più le due diverse colorazioni ma che ne assume una più dolce, più malinconica, fino alla bianca Omegna. Si prosegue, perdendo di vista il lago e si giunge a Brolo, liberi, dopo una sosta, di tornare ad Oira per il bosco o per la strada asfaltata: difficile resistere alla tentazione di tornare in quegli angoli di natura da cui le acque celesti del lago fanno capolino tra gli alberi e contrastano con i colori accesi del bosco…

in auto: da Gozzano, proseguire non per Orta e Omega, ma per Alzo, Pella e Cesara fino ad Oira.

Lago Maggiore: Santa Caterina del Sasso vista dal lago.
Un angolo mistico, arroccato su una parete a metri e metri dalla superficie del lago e a metri e metri dalla strada sulla collina: 80 gradini collegano verso il basso l’eremo di Santa Caterina del Sasso all’attracco per le imbarcazioni, così come altri 267 lo collegano verso l’alto al punto più vicino per raggiungerlo via terra. Una commistione di fede e leggenda si sprigiona dalle arcate a sesto acuto del convento e dalla chiesa intitolata alla Santa. Il tempo si ferma, il silenzio è rotto solo dai motori delle imbarcazioni e dall’infrangersi delle onde sullo sperone roccioso. Dal battello, una sensazione di incredulità, di stupore: ci si trova di fronte ad un’opera d’arte dall’armonia quasi indescrivibile con ciò che la circonda, una costruzione che sfida le leggi fisiche, del tutto in bilico su un angolo di lago silenzioso, tranquillo pacifico… Chiudendo gli occhi si può immaginare un Pittore che schizza a matita, a pastello, a carboncino, questo angolo di storia e di fede e che lo colora a tinte dolci.

in battello: da Arona e Stresa partono costantemente battelli di linea alla volta dell’eremo.
in auto: provenendo da Novara o uscendo dall’autostrada dal Laghi a Castelletto Ticino, a Castelletto proseguire per Sesto Calende, poi per Angera e infine per Leggiuno.

Lago d’Orta: La piazzetta di Orta vista dal lago.
Da uno dei battelli che mettono in comunicazione l’isola di San Giulio con Orta si può osservare un piccolo ma raffinato spettacolo, basato sui giochi di luce e di riflessi di cui le acque del lago e la piazzetta di Orta sono protagonisti. Nelle acque solcate dalle onde si riflette infatti una pittoresca cornice architettonica caratterizzata da palazzi, hotel, bar, ristoranti, la scalinata (la cosiddetta “salita della Motta”) che conduce alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta ed il Palazzo di Comunità cinquecentesco, con il suo portico, la sua scalinata esterna di accesso alla sala del primo piano e gli affreschi degli stemmi vescovili. I movimenti dei turisti e delle imbarcazioni che partono alla volta dell’isola nel riflesso assumono, quasi per magia, un aspetto antico, dai colori vivaci degli abiti medievali e rinascimentali… un respiro di storia nella modernità.

come arrivare:

Lago d’Orta
in treno: dalla stazione di Milano raggiungere quella di Novara, dove prendere i treni diretti a Domodossola o Omegna e scendere alle stazioni di Orta-Miasino o Omegna.
in auto: da Milano prendere la Milano-Laghi (A8-A9) fino a Gallarate e proseguire per Gravellona Toce-Domodossola (A26). Uscendo ad Arona si può invece imboccare la statale 229 del Lago d’Orta. Da Novara percorrere la statale seguendo le indicazioni per Lago d’Orta. Per Oira, a Gozzano voltare in direzione Pella e proseguire verso Omegna.

Lago Maggiore
in treno: dalla stazione di Milano Porta Garibaldi treni della linea Milano-Sesto Calende-Arona-Stresa-Domodossola (stazioni di Arona e Stresa).
in auto: da Milano Autostrada dei Laghi uscita Arona e proseguire con la statale verso Stresa. Da Novara percorrere la Statale dei Laghi seguendo le indicazioni per il Lago Maggiore.
Tags: lago orta maggiore piemonte
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