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Un Cittadino in Montagna.

Scritto da Federico Cristiani
Ricordo ancora, ahimè con una nota di malinconia visto i molti anni trascorsi, la prima volta in cui alcuni amici mi proposero una vacanza estiva in montagna.
Io, da buon abitante di pianura (piena pianura Padana) a neanche un’ora dal mar Ligure (meta estiva prediletta) ho sempre abbinato la montagna agli sci, alla neve, al freddo candore di panorami in bianco e nero. Figuriamoci passare dieci-quindici giorni d’estate e poi a fare cosa?
Siccome tra amici la maggioranza decide, mi sono trovato a malincuore in viaggio per la valle del Po (ma non nasceva a Torino, dagli scarichi civili ed industriali della città?).
Il viaggio è stato un inferno: ore ed ore di statali varie e paesini anonimi e sconosciuti (così mi sembravano!) e l’ultima ora di strada in salita (se si va in montagna…), stretta e piena di tornanti e ……. di colpo, dietro un tornante, mi trovo davanti il Monviso.
L’avevo già visto molte volte da lontano, nei giorni sereni che svettava fiero, ma da vicino (o quasi) lo spettacolo è inaspettato: massiccio, maestoso, grandioso proteso orgoglioso verso il cielo con qualche nuvola bianchissima che copre appena appena la vetta. Lo spettacolo è da mozzare il fiato. Sono estasiato e rapito.
Passiamo Crissolo, ultimo paese prima di arrivare al nostro campo base che si trova a Pian della Regina, il paesaggio lentamente cambia:in tanto che continuiamo a salire il bosco si dirada lasciando il posto a qualche albero isolato e a verdissimi prati punteggiati da enormi massi “scaricati” più o meno costantemente dalle brulle cime.
Appena scesi dalla macchina lo spettacolo che mi si propone innanzi è da sogno allo stato puro.
La piccola valle in cui ci troviamo è tagliata in due dal Po, almeno così dice il cartello, perché quel gelatissimo corso d’acqua trasparente e cristallina sembra tutto tranne che il Po.
In mezzo alla valle (oltre il famoso filo d’erba) c’è una spianata, un piano con qualche baita, alcune stalle, un parcheggio in ghiaia e, a qualche centinaio di metri più in là, una chiesetta fatta di sassi. Tutt’attorno prati, sassoni e mucche al pascolo in un caleidoscopio di colori e di profumi.
Sinceramente mi sento un po’ Peter e sono in attesa che da dietro un sasso esca fuori Heidi. Invece, da una baita tutta in ardesia esce il nonno di Heidi: stessi vestiti, stessa barba, stesse buone maniere e (probabilmente) stesso odore. Poco avvezzo alla comunicazione soprattutto verbale umana, più abituato a trattare con le mucche (ma non erano pecore? Nella memoria cartone e realtà si mescolano un poco) ci fa capire dove piantare le tende e senza aggiungere altro se ne va, ma torna un po’ dopo con mezza forma di formaggio e una bottiglia di latte munto la mattina stessa che al solo scriverlo ho ancora l’acquolina in bocca.
Alla sera lo spettacolo più impressionante anche perché probabilmente, inaspettato. Tutti gli animali della montagna si danno la buonanotte: alcuni strani versi di uccelli, qualche marmotta che fischia, il cane del pastore che ulula e il pastore che urla dietro al cane e altri strani “saluti” che terrorizzano o meglio che hanno lasciato allibito un cittadino come me e, di tanto in tanto rumori di piccole frane “è il Monviso che scarica” ci dicono rassicuranti…
Infine alzo gli occhi al cielo e vedo milioni e milioni di stelle; l’assenza di inquinamento luminoso e smog e la rarefazione dell’aria permettono la visione di un cielo più luminoso, più nitido con un numero molto maggiore di stelle visibili ad occhio nudo.
Concludendo: dieci giorni stupenti di passeggiate più o meno tranquille e comode tra prati, fiori e nuvole a stretto contatto con la natura e di conseguenza con i miei pensieri più intimi e le mie riflessioni. La presenza del soprannaturale e pressoché tangibile: tutto è messo al posto giusto, le forme sono tutte giuste solo le dimensioni sono impressionanti e ti fanno sentire piccolo, piccolo, in balia della situazione, quindi la comunicazione con il divino è cosa naturale.
Da allora quasi ogni anno (e ne sono passati vent’uno) cerco di ritagliarmi qualche giorno da poter trascorrere, insieme alle persone che amo, all’ombra del Monviso per ristorarmi, ricaricarmi e sicuramente anche per ritrovarmi…almeno un poco.
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