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Viaggio in Alta Langa

Scritto da Mattia Fresia
  • San Benedetto
  • Tetti
Abbiamo appena lasciato Dogliani alle nostre spalle, che subito ci accorgiamo che qualcosa è cambiato. La strada si fa più stretta, sale tortuosa in mezzo a una fitta boscaglia; di tanto in tanto, si apre un sentiero, una strada sterrata che porta a qualche frazione. Ma di quelle case, quasi sempre, non rimangono che poche macerie, resti di una umanità ancestrale che il bosco sta lentamente riconquistando. Si continua a salire, e iniziamo a non capire se è ancora realtà, o se siamo capitati dentro una pagina di un libro di Fenoglio; quasi ci sembra ancora di sentire gli spari dei tedeschi echeggiare in fondo alle vallate.
Ci accorgiamo di essere ancora nella civiltà solo arrivando a Bossolasco, quando il rumore di qualche solitaria automobile ci ricorda che il tempo dei partigiani è finito, e il ventunesimo secolo è ormai realtà.
Ma di nuovo, scendendo verso San Benedetto, la realtà sembra svanire, e i ricordi di un passato lontano riemergono non appena i nostri occhi si posano sul campanile, e sulle poche case di pietra che lo circondano, schiacciate sul fianco della valle.
L'unica cosa che ci riporta al presente è il deserto, il silenzio che questi luoghi offrono ai nostri corpi avvelenati dal caos cittadino; i rumori, la gente che popola i nostri libri non c'è più, sparita nelle nebbie del tempo che, inesorabile, passa e cancella questi luoghi.
La strada, di nuovo, sale tra noccioli e prati, fino a Mombarcaro. Il tetto delle Langhe, il paese più in altro da dove, nei giorni di sole, si vede fino al mare.... Ma oggi non siamo così fortunati, oggi una foschia impedisce di guardare oltre le colline, dove questo paradiso finisce e la civiltà, con il suo frenetico correre, ricomincia. O forse non è fortuna ma è solo l'ultima difesa di questo luogo che cerca di nascondersi in mezzo alla foschia per rimanere isolato e incorrotto?
Malinconico, osservo le poche pietre che rimangono di una cascina in fondo alla vallata. Laggiù, dove oggi sono solo sterpaglie e alberi incolti, una volta erano viti, erano brusii di bambini e gocce di sudore di lavoratori che ci hanno passato una vita intera. Ma soprattutto, in mezzo a quelle erbacce, cerco un segno delle mie radici, del mio passato che sento sempre più vicino a me.
Ripartiamo, il tempo stringe, vorremmo restare qui ma l'orologio, implacabile, ci ricorda che il nostro mondo è un altro, in basso, in mezzo a smog e traffico.
Lentamente, iniziamo la discesa, noccioli e vigne lasciano il posto a fabbriche, ad allevamenti moderni, fino a giungere a Monesiglio, dove l'illusione svanisce, e di nuovo ritroviamo il grigio che tanto ci è familiare.
Mi giro, un'ultima volta, a guardare sconsolato quell'anello di verde che pian piano si assottiglia, che sta sparendo, abbandonato dall'uomo e sconfitto dalla tecnologia.
E poi vedo te. E capisco è nella nostra unione che sta la speranza delle mie radici di durare, di resistere al potere corrosivo del tempo.
Tags: Italia Piemonte Cuneo Langhe Vino Nocciole
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