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Il Cuore della Sardegna: Trekking nel Supramonte e Spiagge Incontaminate!

Scritto da Ivan Sgualdini
  • Gola Gorroppu
  • Cala Sisine
  • Grotte Bue Marino
  • Cala Luna
Prefazione
Straordinaria, stupefacente Sardegna, anche per me che ci abito, anche se già per la terza volta visito la magnifica zona del nuorese, con i suoi aspri e solitari paesaggi, così maestosi, selvaggi e incontaminati, così diversi dal resto del territorio e del cagliaritano dove vivo.
Dal mare del Golfo di Orosei alle montagne del Supramonte, questa parte della mia isola è una sorpresa continua, che lascia ogni volta a bocca aperta. Stavolta ancora di più, perché il soggiorno di una settimana a Cala Gonone si è rilevato un vero e proprio viaggio, ricco di posti da visitare e attività da svolgere. Ho letto da numerose fonti diverse, imparando i nomi dei monti, dei passi, degli ovili, dei paesi e delle calette, degli antichi complessi archeologici, e visualizzando finalmente nella mia mente una mappa precisa e dettagliata della straordinaria geografia del posto, girando per chilometri e chilometri in auto, percorrendo sentieri di trekking a piedi, completando il tutto con i magnifici posti già visitati l’anno scorso a maggio.
Bisogna premettere che molte delle tappe più belle, suggestive e ineguagliabili della Sardegna sono proprio qua, a partire dai trenta chilometri di costa del golfo del tutto incontaminati e privi di costruzioni stabili da S.Maria Navarrese a Cala Gonone, con un mare bello da far paura, cristallino e trasparente. Ne sono esempio le fantastiche grotte del Bue Marino visitabili via mare, le calette meravigliose come Cala Luna, Cala Sisine, Cala Goloritzè, Cala Mariolu, raggiungibili solo via terra con lunghi trekking seguendo le codule o via mare nella stagione estiva tramite un servizio di barconi, e circondate da una maestosa, alta e impenetrabile falesia calcarea, meta tra l’altro rinomata di climbers sfegatati. Esiste un trekking completo che attraversa tutta la costa, tecnico e lungo (occorre una settimana), chiamato il Selvaggio Blu, di cui l’autore Stefano Ardito nel libro: “A piedi in Sardegna Vol. 1°“ definisce il più straordinario e selvaggio di tutto il Mediterraneo: sicuramente un’esperienza indimenticabile, da fare con guide competenti che sono vivamente consigliate in queste zone, da non sottovalutare per il territorio impervio, i sentieri non sempre segnati e la facilità di perdere l’orientamento.
E che dire dell’incredibile supramonte, che regala paesaggi straordinari e impressionanti come la Gola di Gorroppu, la più alta e imponente d’Italia e d’Europa insieme al Vermont in Francia, delle pareti verticali sopra i paesini arroccati in posti impossibili, delle voragini angoscianti come quella di Su Sterru, profonda 270 metri in un unico salto verticale, meta ambita di qualunque speleologo, dei paesaggi lunari e solitari creati dalle numerose grotte presenti nei luoghi più impensati.
Non dimentichiamo inoltre, che questa zona non è solo eccezionalmente ricca e complessa dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, ma ha una cultura e una storia risalenti agli albori dei tempi della primissima civiltà nuragica. Si trovano ovunque insediamenti dell’antica popolazione sarda, incredibilmente evoluta come dimostra il villaggio nuragico di Serra Orrios, uno dei più grandi ritrovati fino ad ora in tutta l’isola, e ostinatamente attaccata al proprio territorio che in nessun modo è mai stato conquistato per intero da potenti civiltà a partire dall’epoca dei cartaginesi e dei romani, fino al medioevo e ai giorni nostri. Ne è una chiara dimostrazione lo straordinario insediamento del villaggio nuragico di Tiscali, nome che ha dato così tanta fortuna alla ormai celebre tiscali sul web, costruito ai piedi di una enorme dolina crollata su se stessa, in un luogo così assurdo agli occhi del visitatore, raggiungibile solo con un bellissimo trekking che dà un’idea precisa della grandezza e delle difficoltà geografiche di questi posti. Da non perdere anche le tombe dei giganti, come quella di Sena Thomes tanto per fare un esempio, o la fonte sacra di Su Tempiesu ad Orune, unico esempio di questo genere in Sardegna dal punto di vista architettonico, davvero affascinante e suggestiva.
Infine un'ultima e importante questione voglio affrontare prima di chiudere questa breve prefazione: l’impatto del turismo. Da questo punto di vista credo di parlare a nome di tutti gli autori delle guide che ho letto, di tutti i naturalisti e delle persone che ho sentito e che hanno visitato questi luoghi: è assolutamente fondamentale non far arrivare il turismo di massa, non far costruire strada asfaltate che arrivino fino ai monumenti più importanti, non riempire di cemento la costa e il supramonte, che porterebbero ad una modifica eccessiva e radicale del paesaggio e della popolazione, con la conseguente distruzione del fascino che circonda questo posto.
La bellezza di queste calette è quella di poterla condividere con pochi, circondati da una natura maestosa e straordinaria: desiderarle, faticare due ore di camminata per arrivarci e per goderle quasi soli. Non come avviene ad agosto quando decine di imbarcazioni arrivano dal mare e si ancorano di fronte. Se il turista vuole uscire dall’hotel o dalla sua casa in affitto per le vacanze e ritrovarsi di fronte al mare, o se vuole arrivare con la strada asfaltata e parcheggiare dietro la spiaggia, sbaglia a venire qua: che vada in altri posti, ce ne sono così tanti qua in Sardegna! E se vuole vedere i monumenti (sia naturali che costruiti dall’uomo) nascosti nei luoghi più impervi, se li guadagni facendosi una bella sudata che darà senz’altro alla fine una ricompensa senza eguali.
Il turismo che si è sviluppato in questa zona è quello dei naturalisti, dei camminatori, degli arrampicatori e degli speleologi. E questo deve rimanere, magari più organizzato, promosso o segnalato, senza stravolgere però niente di più di quello che già ha fatto fino ad oggi (e già qualche scempio è stato messo in atto). Non so bene a chi rivolgere questo mio monito, se ai politici, se alla coscienza dei turisti o alla popolazione del luogo. Penso di chiedere a tutti in generale di riflettere bene, prima di compiere opere o azioni che possano compromettere definitivamente la salvaguardia di questa meravigliosa regione nella regione Sardegna.

Diario di viaggio
16/03/2003 - L’arrivo a Cala Gonone
Dal momento che questo anno ha fatto un inverno eccezionalmente piovoso, come non lo si vedeva da decenni qui in Sardegna, io e Stefania pensiamo che la primavera sarà più bella che mai e prenotiamo questa vacanza di una settimana sostando come base a Cala Gonone. Ci siamo stati anche l’anno scorso per un fine settimana a maggio, ed è stato stupendo. Certo il mese di marzo è non poco rischioso: il tempo è ancora instabile e più bizzarro che mai. Del resto, due settimane fa era pieno inverno, e solo in questi ultimi giorni è arrivato il caldo improvviso, con un sole e un cielo azzurro da prima abbronzatura al mare. Come tutti gli anni sembra voler saltare la stagione primaverile per introdurre direttamente l’estate.
Oggi il tempo si è nuovamente guastato: sono tornate le nuvole e un venticello freddo, ma siamo fiduciosi per la nostra settimana di vacanza. E’ difficile a questo punto indovinare cosa portare in valigia, dal momento che nei monti del Gennargentu ci sono ancora tre metri di neve, e potrebbero servire sia la sciarpa ed i guanti con maglioni pesanti, sia il costume da bagno per andare a mare se ripete le temperature della settimana scorsa! Per questo motivo, nonostante sia solo una settimana, lo spazioso cofano della mia Fiat Brava è messo a dura prova da valigie e buste della spesa!
Partiamo alle 15:45 da Cagliari, prendiamo la circonvallazione e imbocchiamo la S.S. 131, l’arteria stradale principale che collega i capoluoghi di provincia sardi. La prima ora scorre tra i verdi e pianeggianti paesaggi della campagna campidanese fino ad Oristano, poi ad Abbasanta la statale si divide in due rami e prendiamo quello per Nuoro verso Est. Il paesaggio inizia a farsi più vario e interessante. Si sale di quota ed il tempo diventa pessimo: piove a dirotto dai pesanti nuvoloni neri e il termometro dell’auto segna una temperatura esterna di 3° gradi! “Il costume da bagno forse non servirà…” pensiamo contemporaneamente io e Ste. Ma ancora non è detto.
Lasciamo la S.S. 131 allo svincolo per Bitti – Dorgali, seguendo i cartelli verso quest’ultima. Pochi chilometri ed ecco comparire la magnifica vista del Supramonte di Oliena: le sue alte e imponenti pareti verticali calcaree che spiccano con la Punta Corrasi sovrastano il paese e suscitano una grande emozione. La strada prosegue lasciando il supramonte sulla destra e attraversando il Cedrino con un ponte che dà un bellissimo colpo d’occhio ancora sui supramonte, e sale con diversi tornanti fino a Dorgali, principale centro abitato della zona.
Da Dorgali seguiamo i cartelli per Cala Gonone, che congiungono ad un tratto della S.S. 125, chiamata l’orientale sarda, continuando a salire per arrivare sotto le impenetrabili creste dei monti che separano dal mare. Dopo appena due chilometri seguiamo lo svincolo per Cala Gonone, che devia sulla sinistra passando su una galleria che attraversa la montagna da parte a parte. Appena all’uscita del tunnel sembra di entrare all’improvviso in un’altra dimensione: dal paesaggio tipico dell’interno con le possenti catene montuose si passa ad un fantastico panorama sul mare, visibile dallo spiazzo della prima curva.
I quattro chilometri di tornanti che scendono rapidamente verso il paese regalano superbi panorami e di sera, essendo il sole alle spalle, il mare prende il colore del cielo sfumando in un unico indistinguibile orizzonte. Una volta al centro abitato, arrivare ai locali della Sig.ra Tendas è molto semplice: si segue la via principale che scende al porto e si gira sulla destra in un piccolo tratto di strada chiusa di fronte al mare (dove sono presenti diversi ristoranti e pizzerie) che termina con una inferriata che dà su uno splendido scorcio della costa a nord del Golfo di Orosei. Qua c’è il nostro monolocale, comodo e funzionale, di fronte al mare e in una posizione panoramica dove è visibile quasi tutto il golfo da parte a parte: dalla marina di Orosei alle spiagge di Cala Luna, alla costa di Sisine e oltre ancora (le spiagge non si vedono ma chi c’è stato riconosce il singolare profilo della falesia di ogni cala).
Arriviamo alle 18:45 dopo tre ore esatte di auto. Scarichiamo tutte le valigie e sistemiamo la spesa nel nostro alloggio. Il monolocale è diviso in due ambienti più il bagno sulla sinistra. All’ingresso c’è il tavolo, la credenza con un servizio completo di piatti, posate, pentole e bicchieri (e tutto quello che occorre per mangiare) con l’angolo cottura sulla sinistra, il frigorifero, una lavatrice, una stufa a gas ed una poltrona. Una tenda separa dal letto matrimoniale, con una credenza adattabile a terzo letto, e da due armadi ed un comodino.
Riposiamo un’oretta e prepariamo la cena, ma prima di andare a dormire dedichiamo una lettura istruttiva al libro di Stefano Ardito: “A piedi in Sardegna Vol 1°”, insieme ad altri fogli stampati da Internet sui trekking percorribili in zona.

17/03/2003 - Oliena; Monte Maccione; Orgosolo; Supramonte; Montes
Alzati alle 9:30, usciamo per comprare il pane e un po’ di affettato al primo market SISA che si trova salendo sulla destra per la strada principale del paese, constatando che la giornata è a dir poco pessima. C’è vento, freddo ed è tutto nuvoloso fino all’orizzonte, e questo invita a rimanere volentieri nel nostro caro monolocale al calduccio fino all’ora di pranzo. Ci deliziamo con un bel piatto di gnocchi al pomodoro e mozzarella e usciamo, nonostante persista la brutta giornata invernale, facendo un giro con l’auto nei dintorni.
Raggiungiamo Dorgali e svoltiamo a sinistra per il bivio di Oliena, distante poco più di una ventina di chilometri di strada pressoché rettilinea. Superiamo il bivio per Su Gologone e Tiscali (dove parte il trekking per il villaggio nuragico da Lanaitto), arrivando in paese dopo circa venti minuti. Siamo piacevolmente sorpresi dal fatto che nel frattempo la giornata si è radicalmente trasformata: è uscito un forte sole e le nuvole si sono volatilizzate lasciando spazio ad un bel cielo azzurro!
Dalla deviazione che porta all’agriturismo “Camisadu”, dove sono stato una notte con i miei carissimi amici Carlo e Mario e il nostro maestro “sensei” Marco a visitare questi posti nel 1999 dopo aver fatto un’indimenticabile esperienza di trekking di due giorni a Cala Sisine, prendiamo una stretta stradina con una pendenza da brivido che sale su per Monte Maccione, uno splendido hotel situato nel bel mezzo di una lecceta, proprio sotto la maestosa ed impressionante parete verticale del Supramonte. L’hotel pare chiuso ma io, conoscendolo già, ricordavo la particolarità del posto, punto di partenza di numerosi gruppi di trekking che sostano qui.
Proseguiamo ancora più su per la strada che diventa a tratti sterrata, fino a degenerare con vertiginosi tornanti e diventare impraticabile. Scendiamo dall’auto per fare due passi, ma non proseguiamo molto visto la gelida aria di montagna: giusto il tempo di scattare qualche foto al vastissimo panorama e al paese di Oliena interamente visibile sotto di noi. Siamo proprio sotto Punta Corrasi, raggiungibile proseguendo ancora per un po’ su questa strada, dalla quale iniziano anche diversi trekking.
Sono le 16:30, abbiamo ancora due ore di luce e continuiamo per la strada che collega Oliena a Orgosolo, distanti tra di loro appena sedici chilometri. Orgosolo è famoso per i suoi magnifici murales, e mentre ne ammiriamo qualcuno finiamo per prendere quasi involontariamente una deviazione che porta fuori dal paese, attratti dal cartello stradale che cita “punto panoramico”. La strada si rivela molto più lunga del previsto, e giunge proprio sopra il Supramonte di Orgosolo, regalando panorami veramente strepitosi e suggestivi, molto diversi tra loro nel giro di pochi chilometri.
Sostiamo brevemente su un vasto altopiano, di fronte al cartello del bivio per Fonni e Lanusei. Tra gli evidenti tratti ancora ricoperti di neve dello splendido bosco, scendiamo dall’auto rischiando il congelamento, non essendo preparati alla temperatura di 2° C. come segna il termometro! Proseguiamo per la strada completamente desolata, priva di abitazioni e di traffico di vetture, andando piano e divertiti dalla presenza continua di animali che costringono a fermarci, come mucche, pecore e maiali. Non mancano anche i cavalli, che pascolano liberamente più lontano dalla strada. Sembra di tornare indietro di secoli, guardando qualche film western al cinema ambientato nelle sterminate lande americane, tra fattorie, pascoli e terre tanto vaste quanto incontaminate e selvagge.
La strada si dirige verso sud ed il paesaggio muta nuovamente nei pressi della vista del bacino di un lago dove i monti si ricoprono interamente di bianco. Qualche curva e chilometro e un ulteriore stravolgimento, con lunghi rettilinei che tagliano l’altopiano e con la magnifica vista del Monte Novo di San Giovanni. Una mandria di mucche in mezzo alla strada costringono a fermarci ancora qualche minuto: del resto questa è terra loro ed è meglio non disturbarle troppo! Agli occhi di un cittadino come me, può sembrare davvero incredibile vedere tutti questi animali pascolare completamente liberi su una strada, senza recinzioni o vincoli, senza pensare che nessuno li tocchi. Ma qui nessuno si azzarderebbe, come è giusto che sia, visto che tra l’altro siamo in una regione tutto sommato considerato “calda”, dove si incontrano ovunque volanti dei carabinieri e tristemente nota, purtroppo, per passati di sequestri. Per fortuna questa stessa regione è anche famosa, in netto contrasto con quanto appena detto, per la sua ospitalità e per i suoi sapori genuini. In nessuna altra parte dell’isola si possono trovare pecorino, salsiccia e porceddu così buoni, da deliziare in qualche indimenticabile pranzo nei tanti agriturismo della zona.
Senza entrare in discorsi troppo complessi mi limito a pensare, conoscendo un po’ usi e costumi della Sardegna, che lo “straniero” che voglia stravolgere, modificare, e in qualunque modo non rispettare la natura di queste terre, non sia certo ben visto. E qui non si va tanto sul leggero per queste cose. Per intenderci, nonostante io sia sardo e venga da Cagliari, sono anche io uno straniero… Probabilmente è per tale motivo che questa è considerata, a pieni voti, la Sardegna più vera e integra, quella che è riuscita a conservare con tenacia il proprio territorio, quella che non è mai stata conquistata nel corso dei millenni e ha saputo conservare magicamente le proprie straordinarie tradizioni, usi e costumi.
Liberato il passaggio dalle mucche, seguiamo la strada che termina, dopo qualche chilometro, alla caserma forestale Montes. Tutto questo versante è all’ombra ed è ricoperto da un bellissimo fitto bosco con alberi d’alto fusto, a loro volta ricoperti interamente di neve che si sta lentamente sciogliendo. Scendiamo qualche minuto, osservando i due sentieri di strada sterrata percorribili a piedi o in jeep previa autorizzazione che partono dalla caserma e che costituiscono l’inizio di qualche trekking con cui è possibile arrivare alla vicina Funtana Bona o più lontano agli splendidi nuraghe Mereu e Gorroppu. Fa veramente freddo, il termometro segna ancora 2° C. ed il tramonto è ormai prossimo: una buona ragione per tornare velocemente all’auto e riprendere la strada in senso contrario.
Sostiamo nuovamente per osservare il suggestivo tramonto al lago, e ripercorriamo i magnifici paesaggi all’indietro, raggiungendo nuovamente Orgosolo, dove proviamo ad avventurarci nelle strettissime viuzze del paese alla ricerca di qualche murales. Proseguiamo poi per Oliena, Dorgali e finalmente Cala Gonone. Arriviamo al nostro monolocale alle 19:30 dopo una memorabile gita. Prepariamo la cena e scegliamo le tappe dell’itinerario di domani.

18/03/2003 - Baunei, Golgo; Pedra Longa; Arbatax
La colazione è anche oggi alle 9:30. Vista la bellissima giornata primaverile, non perdiamo u minuto a salire in auto per un’altra magnifica gita. Dopo aver fatto benzina al distributore all’ingresso del paese, saliamo per i quattro chilometri di tornanti, attraversiamo la galleria, e svoltiamo a sinistra nella S.S. 125, in direzione sud verso Baunei. Sono 46 chilometri di strada di montagna, con parecchie curve e panorami mozzafiato, nessun centro abitato e solo qualche caseggiato isolato.
Il primo tratto è il più tortuoso e costeggia ad alta quota la cresta dei monti sul lato sinistro, mentre sulla destra la visuale spazia nel vastissimo panorama della valle, tra la catena montuosa dove passa la S.S. 125 e l’opposta parallela del Monte Oddeu, caratterizzata da enormi e vertiginose pareti verticali. Sostiamo in una prima piazzola ad osservare per qualche minuto questo spettacolo: sulla destra si vede dall’alto tutto il centro abitato di Dorgali mentre di fronte a noi in lontananza è riconoscibile la Scala Surtana, punto obbligato di passaggio nelle pareti verticali per il trekking che porta al villaggio di Tiscali.
Dopo qualche chilometro compare maestosa e stupefacente la Gola di Gorroppu, la più alta e grande d’Europa insieme a quella del Vermont in Francia. L’imboccatura è mastodontica e la spaccatura della roccia impressionante! Il trekking che porta alla gola passa proprio sotto le pareti verticali del Monte Oddeu, e si ferma poco dopo l’ingresso dove un salto di venti metri costringe all’uso delle corde, mentre lo sviluppo completo del canyon si prolunga per oltre venti chilometri ed è un percorso tecnico che richiede l’utilizzo di canotto per attraversare i laghetti e corde doppie con salti di terzo grado.
La S.S. 125 cambia direzione verso est attraversando il passo di Genna Silana a 1.017 metri. Tra splendidi panorami e vallate, arriviamo in prossimità del bivio per Urzulei, riconoscibile dal caratteristico promontorio che lo sovrasta, dove in un caseificio sperduto tra i monti compare il cartello:”Caprino fresco”, il quale rappresenta una forte tentazione. Formaggio più fresco e genuino che in questo posto non può esistere! Decidiamo di acquistarne una forma al ritorno, visto che lasciarlo in auto con questo caldo non è una buona idea. Proseguiamo superando dopo qualche chilometro anche il bivio per Teletottes, da dove parte il trekking che passa per la codula di Luna e arriva alla meravigliosa Cala.
La varietà di paesaggi è considerevole insieme alle curve da affrontare, anche se nell’ultimo tratto diminuiscono sensibilmente. Arriviamo dunque a pochi chilometri da Baunei, con una vista che si apre improvvisa e spazia per decine di chilometri sulla vallata, i monti ed il mare in lontananza fino ad Arbatax. Entrati in paese, arroccato verticalmente in maniera impressionante sul versante del suo supramonte, splendidi flashback di questo luogo iniziano a tornarmi in mente. Ricordo persino l’incredibile campo di calcio costruito vicino allo strapiombo, e mi pongo la stessa domanda che mi feci allora: “ma se cade il pallone oltre la rete chi va a recuperarlo 500 metri sotto?!”
Dal paese un cartello indica “il Golgo” su una stradina che sale ripidissima, con una serie di stretti tornanti, sino all’altopiano. Da qua si gode una vista magnifica su tutta la zona ed è obbligo fare una sosta! Più avanti la strada continua asfaltata e pianeggiante per una decina di chilometri circa, dando un primo assaggio della bellezza incontaminata di questo posto.
Arriviamo ad un quadrivio, il punto cruciale dell’altipiano. Svoltiamo prima sulla sinistra su una strada sterrata che dopo qualche centinaio di metri porta al caratteristico e rustico ristorante “Il Golgo”, aperto da Pasqua fino a ottobre. Poi torniamo indietro svoltando sulla destra dove si raggiunge la zona chiamata As Piscinas, per i suoi piccoli laghetti e pozze d’acqua, fonte primaria di abbeveramento per gli animali. Hanno costruito parecchi tavolini in pietra per facilitare un tranquillo spuntino sotto gli alberi, ed è pieno di mucche e suini che circolano liberamente dappertutto.
Parcheggiamo l’auto in un piazzale e seguiamo il cartello per Su Sterru, un’impressionante voragine con un unico salto verticale di 280 metri: spaventoso! Un breve sentiero porta alla recinzione, doverosa per evitare spiacevoli incidenti al bestiame e agli uomini, e una balconata si affaccia sulla bocca di questa enorme caverna, permettendo ovviamente di vedere solo i primi metri di profondità prima del buio totale. Un cartello spiega le caratteristiche della voragine, e mostra con una foto degli speleologi che si avventurano all’interno: deve essere una grande emozione!
Torniamo ai tavoli e sostiamo per pranzare, dando qualcosa anche agli agguerriti suini che scorrazzano nei dintorni. Il posto è tanto suggestivo quanto irreale, e la splendida giornata non fa che esaltarne ulteriormente i colori vivaci e i profumi primaverili.
Saliamo nuovamente in auto continuando la sterrata verso la cooperativa Goloritzè, dove inizia il trekking per l’omonima cala. Quindi torniamo al quadrivio e proseguiamo sulla strada principale, che diventa anch’essa sterrata e si biforca con diverse parallele. Un cartello indica la deviazione per Cala Sisine, una strada sterrata di dieci chilometri difficilmente percorribile se non con fuoristrada che scende verso la codula. E’ stato là che ho vissuto l’avventura del mio primo trekking, verso l’indimenticabile spiaggia di Sisine, con i miei cari amici Carlo, Mario e Marco, quest’ultimo anche nostra guida accurata conoscitrice di questi luoghi. Con la mitica fiat Panda avevamo percorso la strada fin dove si poteva, proseguendo poi a piedi, in circa tre ore e mezzo di cammino, prima su strada sterrata e poi su sentiero e su ciottolato, la Codula di Sisine raggiungendo la spiaggia. Qui avevamo piazzato la tenda per passare una notte solitaria e straordinariamente stellata.
Mentre questi memorabili ricordi tornano alla mente, arriviamo con di fronte alla chiesetta di San Pietro, una vera “cattedrale nel deserto” come si suol dire: una costruzione caratteristica ed interessante in pietra che pare fuori luogo e fuori tempo.
Mentre siamo fermi ad ammirare la chiesa, recintata e chiusa da un muretto esterno in pietra, due asinelli si avvicinano incuriositi all’auto incuranti della nostra presenza. Al contrario, con un incredibile intraprendenza, appena aperto il finestrino infilano tutto il muso dentro l’abitacolo, dando vita ad una esilarante scena che Stefania non manca di immortalare con la fotocamera digitale! Scendiamo con cautela dalla vettura (non si sa mai!), rendendoci palesemente conto che gli animali sono del tutto innocui, e preleviamo dal cofano qualche pezzo di pane per elargirlo agli affamati asinelli che in realtà, sono già ben rotondetti e ben curati. Ovviamente, alla vista di tanta grazia, risvegliamo l’intero vasto altopiano, in questo tratto molto ampio e pianeggiante, con la conseguenza immediata dell’arrivo di altri quattro asinelli e diversi suini! Poveri noi, conviene chiudere gli sportelli prima di essere assaliti del tutto!
Proseguiamo fino all’ingresso della chiesa e scattiamo qualche foto al paesaggio meraviglioso che la circonda, dopodiché lasciamo questo luogo solitario ed incontaminato tornando indietro per l’unica strada verso Baunei. Da qua continuiamo sulla S.S. 125 verso sud, essendo solo le 16:00 e avendo ancora due ore e mezzo di luce abbondanti.
Appena qualche chilometro più avanti leggiamo il cartello che segnala la deviazione per Pedra Longa, un grandioso monumento naturale della Sardegna. Svoltiamo per andare a vederlo. Una ripidissima e lunga discesa, per fortuna su strada asfaltata, scende velocemente fino al livello del mare, regalando di questo magnifiche viste colorate di un azzurro intenso, merito anche del forte vento. Una volta al parcheggio ammiriamo questa colossale colonna che si erge imponente e verticale sopra le nostre teste. Il suo bianco calcareo contrasta magnificamente con il profondo blu del mare, che a sua volta mette in risalto le fioriture gialle della macchia mediterranea sulla costa creando un turbinio di colori.
Dopo una breve sosta risaliamo nuovamente sulla S.S. 125 e percorriamo i venti chilometri che portano ad Arbatax. Il paesaggio muta e dai selvaggi e maestosi supramontes si passa ai coltivati rilievi collinari ed infine pianeggianti di questo tratto della costa orientale, nota per le splendide spiagge, più grandi e accessibili di quelle del Golfo di Orosei, che iniziano proprio qui nei pressi di S.Maria Navarrese.
Raggiungiamo quindi Arbatax, famosa per un altro caratteristico ed importante monumento naturale: le Rocce Rosse. Si accede facilmente una volta entrati nel centro abitato, seguendo i cartelli che conducono al porto e quindi alle rocce che si trovano alle spalle di quest’ultimo, dove si può arrivare parcheggiando l’auto quasi di fronte. Il colore è di un rosso ferro particolare, accentuato caldamente dall’arrivo del tramonto. Il forte freddo vento non incita a passeggiare in questa zona esposta, così sostiamo giusto per le foto e restiamo ad osservare il bel panorama dall’abitacolo.
Torniamo infine stanchi indietro, per i settanta chilometri verso Cala Gonone, dove giungiamo alle 18:30. Compriamo un po’ di spesa in un market e riposiamo finalmente nel monolocale.

19/03/2003 - Trekking: Gola di Gorroppu da Dorgali
E’ una splendida giornata di primavera e ne approfittiamo per vedere l’imponente gola di Gorroppu, percorrendo il trekking che parte nei pressi del ponte Sa Barva, raggiungibile da una strada alla fine di Dorgali o da una deviazione della S.S. 125 dopo Cala Gonone verso Baunei la quale scende ripidamente sulla destra della vallata. Imbocchiamo questa, che una volta a valle diventa sterrata e non sempre in buone condizioni. Attraversiamo il piccolo suggestivo ponte sul Flumineddu e svoltiamo a sinistra, seguendo i cartelli che indicano Gorroppu; lo stesso bivio sulla destra invece porta al parcheggio per il trekking di Tiscali.
Dopo un centinaio di metri la sterrata continua a peggiorare, e lasciamo l’auto in una piazzola. Iniziamo da qua il trekking alle 12:00, sapendo che ad un passo medio si parla di un passeggiata di quattro ore per andata e ritorno. Poco più avanti i cartelli segnalano un vero e proprio ampio parcheggio, creato evidentemente per i periodi più “affollati” estivi: ma oggi pare non esserci nessuno! (del resto siamo solo a metà marzo ed in genere qua la stagione turistica inizia da Pasqua in poi).
Una sbarra alzata ma con divieto di accesso ai non addetti impedisce comunque di entrare con la vettura nella sterrata che dà ufficialmente inizio al trekking, e sale costeggiando le alte impressionanti pareti verticali sulla sinistra del Monte Oddeu. Tra vari sali e scendi, il sentiero rimane lineare senza presentare alcuna difficoltà tecnica o di orientamento, dal momento che non vi sono deviazioni. Si fa giusto sentire l’affaticamento dovuto al caldo di una giornata quasi estiva.
Il panorama spazia sulla sinistra su tutta la vallata, fino alla catena di monti opposta e parallela dove scorre in alto la S.S. 125, in alcuni tratti visibile anche ad occhio nudo. Sostiamo nei pressi di un tornante che mostra un bel colpo d’occhio sul Flumineddu, di cui si intuisce il percorso a serpentina tra la verde vallata per il particolare colore grigio-marrone del filare di alberi che cresce ai lati.
Verso le 13:40 sostiamo una mezzora per il pranzo al sacco, iniziando ad intravedere sullo sfondo le alte pareti che delimitano l’ingresso alla gola. Terminato lo spuntino proseguiamo ancora per una ventina di minuti, arrivando finalmente nei pressi della gola di Gorroppu, che diventa ad ogni passo sempre più gigantesca. La sterrata termina in un ripido sentiero in discesa che obbliga all’appoggio delle mani, dove incontriamo una coppia di simpatici signori inglesi (le uniche persone in tutto il trekking!) dall’apparenza piuttosto provata. Il marito ha ben sessantanni e confessa che per la sua età queste esperienze iniziano ad essere troppo impegnative… in realtà, con una certa invidia mi auguro di arrivare alla sua età potendo fare ancora trekking del genere!
Nonostante i suggerimenti del mio amico e collega Stefano, che ha raccomandato in questo punto di non sbagliare strada stando sulla destra anziché scendere sulla sinistra, commettiamo proprio l’errore di andare dritti giù per i primi laghetti della gola, in quanto le bolle di vernice rossa che passano sulla destra sopra i massi non sono per niente evidenti ed è molto più intuitivo seguire il sentiero che porta giù alle pozze d’acqua.
Arriviamo dunque ai meravigliosi laghetti all’ingresso della gola, la quale oscura la luce del sole con le sue immense pareti e in questo primo tratto è ancora molto ampia. Al contrario che sul soleggiato sentiero della sterrata, fa parecchio freddo qui. Anche l’acqua è ovviamente gelida, ma splendidamente cristallina e calma con tonalità di verde che lasciano vedere nitidamente il fondo di qualche metro di altezza. Il luogo è totalmente immerso in una natura incontaminata e sprofonda in un silenzio abissale quasi tetro. Non si può negare in effetti che le mastodontiche pareti verticali che nascondono i raggi del sole, dando un suggestivo effetto di controluce, incutano un certo senso di timore e oppressione di fronte ad un evento naturale così imponente.
Dopo aver scattato qualche foto, superiamo i laghetti che impediscono il passaggio districandoci tra grandi massi levigati e bianchi. Lascio lo zaino e mi avventuro con Stefania in mezzo a dei rami di alberi, per poi proseguire cercando i punti migliori per arrampicarci e scavalcare le rocce.
Più avanti l’acqua scompare del tutto e la gola si restringe. Si intravede bene l’imboccatura del vero e proprio canyon, ma data l’ora tarda rientriamo. E’ qui che ci rendiamo conto, risalendo il sentiero di cui parlavo prima, che sulla destra probabilmente esiste un percorso più semplice. Le guide parlano del canyon della gola, che comunque termina nei pressi di altri laghetti che obbligano l’uso di corde doppie e di un salto di venti metri. In ogni caso, ormai è troppo tardi anche per arrivare fino là: pazienza, sarà per la prossima volta!
Riprendiamo dunque la sterrata che, dopo due ore, riporta al parcheggio e quindi alla piazzola dove abbiamo lasciato l’auto.

20/03/2003 - Marina di Orosei; Cala Liberotto; Cala Ginepro; Capo Comino; La Caletta; Posada
Dopo la camminata di ieri, oggi optiamo per una giornata più rilassante da trascorrere a mare. Il tempo è splendido e dopo la spesa al market lasciamo Cala Gonone verso le 12:00, con l’intento di visitare qualche spiaggia sulla costa settentrionale del Golfo facilmente raggiungibili in auto.
Al termine dei soliti tornanti e sbucati dalla galleria svoltiamo dunque sulla destra verso Dorgali, continuando la S.S. 125 verso Orosei dove giungiamo in una ventina di minuti. Dal paese si seguono i cartelli e si arriva alla Marina di Orosei, una lunghissima e bella spiaggia di sabbia bianca e pulita. Nonostante in ci sia un po’ di vento fresco, riesce difficile credere che in una giornata di sole come questa non si veda una sola persona in spiaggia, anche per fare semplicemente una passeggiata! Camminiamo tra la sabbia deserta, lasciando le orme come se fossimo i primi ad atterrare sulla luna, scattiamo qualche foto e riprendiamo la marcia sulla S.S. 125 verso una caletta più riparata per pranzare.
Sopra Orosei il supramonte con i suoi massicci rilievi sparisce lasciando spazio a modeste colline più dolci ed alla pianura. Dopo una mezzora arriviamo a Cala Liberotto, una località tipicamente turistica di villette, hotel e villaggi, la maggior parte ancora chiusi. Parcheggiamo l’auto alla fine della strada asfaltata che conduce dritta alla cala e adoperiamo un giro di perlustrazione. La spiaggia di fronte a noi è ancora piena di alghe (sicuramente verrà ripulita con l’arrivo dell’estate), ma sulla sinistra, passando in mezzo ad un bel prato verde con diversi ginepri, si giunge ad un’altra cala, molto più bella della prima e ben riparata, dove sostiamo immediatamente per il pranzo. Scegliamo un piccolo promontorio coperto di macchia mediterranea e qualche ginepro per ristorare, di fronte ad un classico e sempre meraviglioso panorama usuale in Sardegna: l’azzurro del limpido e trasparente mare sottostante, la piccola spiaggia bianca deserta e qualche bella villetta alle spalle. Quale migliore vista per rilassarsi?!
Dopo circa un’ora prendiamo coraggio per lasciare Cala Liberotto e proseguiamo ancora più a nord trovando, appena un paio di chilometri dopo, Cala Ginepro. Questa appare ancora più bella anche se maggiormente esposta al vento. Si arriva passando a lato di un acquitrino e parcheggiando sotto una splendida pineta all’ombra (che in estate col caldo atroce non deve essere davvero molto piacevole!). Attraversata la pineta a piedi si giunge alla spiaggia di sabbia fine e di un bianco accecante, costellata alle spalle da splendidi esemplari di ginepri dai quali ovviamente prende il nome la stessa cala. Il fondale è bassissimo per parecchie decine di metri oltre la riva ed il mare cristallino, e ancora una volta il posto è del tutto deserto: quale superba idea girare la Sardegna in bassa stagione!
Tornati all’auto prendiamo qualche strada interna, notando diversi splendidi alberghi, qualche campeggio e un’infinità di villette, che fanno ben intendere che in estate questa zona è senz’altro molto vitale ed offre ai turisti una vasta scelta per un indimenticabile soggiorno.
I connotati tipici del Golfo di Orosei sono completamente svaniti, e ormai alle cale aspre e selvagge, circondate da alte pareti e difficili da raggiungere, si sostituiscono ampie spiagge perfettamente organizzate dal punto di vista turistico, ed immerse in un paesaggio già molto simile a quello della più settentrionale Costa Smeralda.
Riprendiamo la S.S. 125 e proseguiamo ancora a nord verso la prossima meta che è Capo Comino. La strada passa per l’interno, la costa non si vede più per diversi chilometri ma il panorama è comunque sempre bello e particolare. Seguiamo i cartelli che indicano la deviazione verso il mare, e ci ritroviamo in una strada secondaria che percorriamo tutta, costeggiando il mare fino al termine di un piazzale. Siamo andati troppo avanti e torniamo indietro vedendo le alte dune di sabbia sullo sfondo: la spiaggia di Capo Comino è proprio qua, anche se nessun cartello in particolare ne indica l’ingresso, e a differenza delle precedenti viste non sembrano esserci alberghi o villaggi turistici nei dintorni.
Lasciamo l’auto in uno spiazzo dove termina la strada asfaltata, di fronte ad una delle entrate della enorme spiaggia. La particolarità è costituita da belle ed alte dune di sabbia e da un litorale lunghissimo, dove finalmente si vede qualcuno che sfrutta questa bellezza e si adopera per una romantica ideale passeggiata prima del tramonto.
Dopo una breve sosta, percorriamo ancora un tratto della S.S. 125 sino a La Caletta, vero e proprio centro abitato e non solo luogo turistico, raggiungendo il mare e l’ennesima splendida spiaggia. Splendido vedere due cavalli al galoppo mentre scattiamo qualche foto.
L’ultima tappa è Posada, dove abbiamo appena il tempo di fare un giro panoramico nella sorridente cittadina prima di imboccare la S.S. 131, principale via di comunicazione dell’isola che riporta velocemente a Nuoro.
Svoltiamo per il bivio di Dorgali e torniamo a Cala Gonone. Prima di arrivare in paese, tentiamo di trovare la strada che porta all’ovile Buchi Arta, dal quale inizia il trekking più corto che raggiunge la codula di Luna e quindi la bellissima cala. La guida di Stefano Ardito parla di una deviazione a mezzo costa senza dare nessuna indicazione, probabilmente non è stata ancora aggiornata, ma noi intuiamo che la strada che lui nomina è quella con un bel cartello visibile che porta al Nuraghe Mannu, dove oggi è stato costruito anche un rinomato agriturismo. La imbocchiamo e percorriamo qualche centinaio di metri, fino ad arrivare alla Codula di Fuili, dopodiché torniamo indietro quasi intimoriti da questa sterrata stretta al calar della luce con uno strapiombo sul lato sinistro da far venire i brividi!

21/03/2003 - Codula di Fuili; Orune e Su Tempiesu
Visto il perdurare del bel tempo, usciamo con l’idea di raggiungere Cala Luna partendo dall’ovile Buchi Arta tramite la strada intravista ieri. Salendo dal paese, dopo il primo tornante ad “U”, compare la deviazione col cartello Nuraghe Mannu, e dopo qualche centinaio di metri la strada diventa enormemente suggestiva: il manto è appena asfaltato e la larghezza è quella di una sola corsia anche se si percorre a doppio senso. Sulla destra c’è la parete montuosa, con diverse pietre sul fondo stradale che inducono a pensare ad una facile erosione e friabilità, e sulla sinistra, senza nessun parapetto, un altissimo burrone strapiomba nella colossale ed impressionante Codula di Fuili. Si vede in lontananza, alla fine della codula, proprio la caletta bianca di Fuili che abbraccia l’azzurro mare: è questo il punto più spettacolare che merita senz’altro qualche scatto fotografico!
Proseguiamo per qualche centinaio di metri, mentre il canyon scompare e la strada diventa sterrata, a tratti parecchio sconnessa. Troviamo dei lavori in corso con operai e ruspe, e chiediamo informazioni. Scopriamo di aver già passato il bivio per l’ovile, che rimane sulla sinistra appena terminata la strada asfaltata. Purtroppo adesso quel tratto è chiuso, appunto per lavori di sistemazione.
Torniamo indietro un po’ delusi e lasciamo Cala Luna optando per una meta completamente differente: la fonte sacra di Su Tempiesu, descritta come uno straordinario esemplare dell’archeologia sarda, rimasta ancora intatta e scoperta di recente. Seguendo le direttive della nostra guida “A piedi in Sardegna Vol.1” e quelle della cartina archeologica sarda dell’ESIT, ci dirigiamo verso la S.S. 131, seguendo però il vecchio ramo parallelo (le due strade sono indifferenti ma è sicuramente più veloce prendere la S.S. 131). Svoltiamo al bivio per Orune, percorrendo una strada piena di curve ma estremamente panoramica che porta al paese dopo una decina di chilometri. Da lontano il centro abitato pare clamorosamente arroccato sulla cima del monte, con una vista spettacolare delle case che si affacciano sulla valle.
Non sappiamo se esista una strada asfaltata che porti dritti alla fonte, dal momento che una guida parla di un bel trekking non segnato per raggiungerla, mentre un’altra nomina una sterrata bianca in condizioni dissestate, che vuol dire, essendo in Sardegna, sicuramente non percorribile senza fuoristrada, mentre nomina in fase di costruzione una nuova strada ancora non finita. In realtà questa esiste ed è terminata eccome! Troviamo subito i cartelli per Su Tempiesu all’inizio del paese, che portano ad una strada che scende quota ancora con parecchie curve e termina proprio di fronte ad un caseggiato, ancora in costruzione, sede della cooperativa che gestisce il prezioso monumento.
Lasciamo l’auto e chiediamo informazioni ad un simpatico signore, di nome Peppino, il quale spiega che per giungere alla fonte sacra bisogna percorrere un sentiero di circa 800 metri in discesa (e quindi al ritorno in salita, con questo caldo!). La guida è ancora giù con dei turisti e, vista l’ora (sono le 13:00), si presume che al ritorno sosti per il pranzo. “Nessun problema” pensiamo, “abbiamo anche noi fame e i nostri bei panini pronti”. Ma Peppino insiste per partecipare ad un piccolo banchetto organizzato per una signora tedesca che sta visitando la fonte e deve inserirla nell’itinerario di un tour operator. Mai rifiutare l’ospitalità da queste parti! Così accettiamo volentieri questo cordiale e succulento invito sapendo già di dover gustare le meraviglie culinarie tipiche di queste zone.
Nel frattempo rientra la guida, una giovane e simpatica ragazza che si presenta col nome di Maria Grazia. Visitiamo l’interno della cooperativa, appena nata, che prenderà in gestione il monumento per altri due anni. E’ in corso di allestimento una mostra dedicata ai pozzi sacri, dove una ricostruzione in miniatura riprende quello di Santa Cristina e questo appunto di Su Tempiesu, del quale anticipa i connotati del tetto in parte scoperchiato. Esiste anche un perfetto calco di un massiccio complesso nuragico, trovato recentemente tra Nuoro e Orani, e che purtroppo è crollato del tutto per cause non proprio naturali…
Si fanno le 14:00 e sediamo a tavola per pranzare tutti insieme, rimandando la visita alla fonte. Conosciamo anche gli altri componenti della cooperativa, e dopo pochi minuti ci ritroviamo allegramente a discorrere del più e del meno, insieme alla signora tedesca e ad un cordiale signore che fa da traduttore simultaneo. L’ospitalità che riceviamo è senza eguali: viene offerto a tavola un buonissimo vino rosso (e forte!), prosciutto crudo e salsiccia, nonché l’immancabile pecorino sardo. Tutti i prodotti sono di una bontà unica, esclusivamente fatti in casa e non reperibili in vendita da nessuna parte. La simpatia di Peppino e di tutti i soci della cooperativa lasciano pensare per un attimo di essere a casa propria, come se ci si conoscesse già da tempo, escludendo ogni remora di imbarazzo o timidezza nel trovarsi in un posto nuovo con gente mai vista prima. Questa è quello che in Sardegna chiamano ospitalità, ed è uno dei valori giustamente riconosciuti che la rendono più fiera e orgogliosa agli occhi del mondo intero: sapori veri e valori genuini, di una terra capace di stupire e sorprendere chiunque abbia la fortuna di visitarla a fondo.
Dopo aver gustato un pranzo come pochi nella mia vita (altro che spuntino Peppino!), nonché bevuto una dose insolita di vino rosso della casa che mostra i suoi effetti, possiamo finalmente andare a visitare Su Tempiesu, scendendo con Maria Grazia il piacevole sentiero che riporta un vero e proprio itinerario botanico con la descrizione della flora del posto.
Arriviamo di fronte alla fonte sacra, della quale ne viene spiegata la storia e l’architettura, una soluzione unica nell’ambito dei templi a pozzo. Fu scoperta per caso nel 1953 dai proprietari del terreno e restaurata negli anni ottanta, ricostruendone il tetto rimasto in parte scoperchiato da una frana. Proprio la frana ha permesso la conservazione della fonte, ricoprendola nell’Età del Ferro e nascondendola all’uomo fino ai giorni nostri. Il tempio è costruito con pietre vulcaniche trasportate da lontano, presenta due singolari archetti monolitici che abbelliscono e rinforzano la pareti interne, e la base ha un lastricato con una fossetta di decantazione che raccoglie le impurità mantenendo l’acqua sempre limpidissima.
Restiamo sbalorditi e attenti da queste preziose delucidazioni di Maria Grazia, dopodiché torniamo indietro, risalendo con non poca fatica il sentiero, appesantiti dallo squisito ma non proprio leggero pranzo. Scattiamo qualche foto anche alla cooperativa con tutto il simpatico gruppo, per ricordare questa memorabile ed istruttiva giornata ad Orune, per poi salire in auto e rientrare a Cala Gonone.

22/03/2003 - Trekking: Golgo - Cala Goloritzè
Dopo aver comprato il necessario per un comodo pranzo al sacco, saliamo in auto alle 10:00 e imbocchiamo la S.S. 125 che collega Cala Gonone a Baunei. A metà strada, in prossimità di Urzulei, sostiamo allo stesso caseificio visto qualche giorno fa con la scritta “Caprino fresco”, e stavolta non lo lasciamo scappare. Acquistiamo una bella forma di due chili e mezzo di squisito caprino Gorroppu e lo sistemiamo nella borsa frigo portata apposta per l’occasione (e per evitare che il prezioso formaggio si squagli in una giornata calda come quella di oggi!).
Continuiamo a rimanere stupiti dalla varietà dei bei paesaggi che questa strada regala in soli 46 chilometri di marcia, fino all’arrivo di Baunei, dove saliamo sopra il Golgo, seguendo le indicazioni per Goloritzè al quadrivio dopo una decina di chilometri. Sostiamo verso le pozze di As Piscinas per dare da mangiare a qualche suino con tutti gli avanzi di pane che abbiamo portato dietro: inizialmente sono un po’ diffidenti, ma una volta lanciati divorano tutto!
A mezzogiorno lasciamo l’auto in uno spiazzo a fianco ad un recinto, quasi dove termina la sterrata, in prossimità di un cartello in legno che indica l’inizio del trekking per la famosa cala. Inizialmente il sentiero attraversa la vegetazione e tende a salire per una ventina di minuti su un lastricato di ciottoli, rendendo il cammino più faticoso e prudente del normale. Colpisce subito questo paesaggio semi lunare creato da scorci di tutte queste pietre interminabili, una sull’altra, dove solo i ginepri riescono a crescere contrastando il loro bianco. Il sentiero è univoco e non presenta difficoltà di orientamento (la direzione da seguire è sempre verso nord); in alcuni tratti è costruito raggruppando i ciottoli per terra e creando caratteristici muretti divisori per seguire una direzione senza perdersi nella pietraia.
Raggiunta la sommità dell’altopiano, inizia la discesa per il Bacu Goloritzè, con una splendida ed ampia vista del canalone e del mare azzurro sullo sfondo. Il sentiero scende ripidamente tra l’imperterrito ciottolato, che incita ad una certa attenzione nei passi e all’obbligo di indossare buone scarpe da trekking. Il mare si avvicina sempre più e si incontrano mano a mano dei suggestivi rifugi di pastori, usati anche per accamparsi la notte, nonché rami e tronchi di alberi secolari in mezzo alla strada che rendono divertente e singolare il cammino.
Il paesaggio intorno è maestoso, superbo, aspro e selvaggio, incredibilmente solitario, con le possenti pareti calcaree del canalone che sovrastano il luogo, piene di grotte, alberi isolati che crescono in posti impossibili. Non si riscontra un solo segno di civiltà, esclusi i rifugi incavati nella roccia stessa in modo del tutto naturale.
Attraversiamo un caratteristico arco di roccia naturale, e proseguendo per una ventina di minuti scorgiamo finalmente la punta dell’Aguglia, un torrione di roccia calcareo alto 120 metri, meta ambita e prediletta dei climbers di rispetto. Continuiamo a scendere mentre l’Aguglia diventa sempre più alta. Notiamo un’area di sosta con tavolini in legno in prossimità di alcune pareti rientranti, e poco più giù, a fianco del torrione, rimaniamo estasiati da una bellissima visione della cala. Purtroppo il tempo si è guastato e in soli dieci minuti si è tutto annuvolato, ma i colori del mare sono incredibilmente belli anche così.
Prima di arrivare alla ripida scaletta arrangiata nella roccia che scende alla cala, incrociamo due ragazzi che risalgono e tornano indietro, e scopriamo con immenso stupore che sono gli unici due nei dintorni! La gradinata termina su un pavimento roccioso ed ecco di fronte il mare, con la piccola spiaggia costituita da gioielli di ciottolato minuscoli e levigati. La visione è straordinaria ed unica nel suo genere: sulla sinistra un gruppo di massi delimita il confine della cala, a ridosso delle altissime pareti verticali a nord dove, subito dietro, si trova un’altra mitica spiaggia che è quella di Sisine; di fronte il mare cristallino che, appena esce nuovamente il sole, si colora incredibilmente di tutte le varietà di azzurro possibili ed immaginabili e lascia vedere tutto il fondale per la sua perfetta limpidezza; sulla destra invece si ammira il singolare arco di roccia naturale sul mare, che rende tanto famosa Cala Goloritzè ed è fotografato in tutte le salse in tante riviste della Sardegna; sul retro infine impressiona notevolmente la vista dell’Aguglia che sovrasta la cala, e che appare, da una certa angolazione della spiaggia, quasi la bocca di un immenso squalo. Tutti quelli che descrivono questo trekking o anche solo la cala, parlano giustamente di una serie di eventi naturalistici che già da soli valgono in sé posto, ma che uniti tutti insieme regalano a questo luogo una magia indimenticabile: non posso che concordare pienamente aggiungendo che, secondo me, un particolare importante continua ad essere quello della difficoltà nel raggiungere Cala Goloritzè, e nella immensa gioia di poterla condividere con pochi o, in casi fortunati come oggi, addirittura da soli! Se il turismo di massa arrivasse qua la magia di questo posto svanirebbe velocemente e la bellezza ne verrebbe intaccata con le solite impronte di civiltà umana, come già avviene per Cala Luna.
Dopo 1,40 ore di discesa dunque possiamo finalmente sostare per il pranzo: sistemiamo la mia coperta impermeabile per terra, in questo caso sui ciottoli della spiaggia che pur non essendo vera sabbia sono comodissimi, e consumiamo il nostro pranzo al sacco immersi nel pieno relax di un luogo così sorprendente. Il sole esce nuovamente forte, le nuvole spariscono, e il mare si colora vivacemente: questo paradiso è tutto per noi!
Il sole purtroppo non dura molto, poiché essendo la cala rivolta verso est, le alte pareti verticali alle spalle lo oscurano non più tardi delle 15:30. Rimaniamo fin quando la spiaggia non viene invasa dall’ombra, e armati di coraggio risaliamo il sentiero per lo stesso identico percorso.
Il rientro è assai più faticoso, in salita con discreta pendenza, per 1,30 ore finché si arriva alla sommità del canalone per immettersi nell’altopiano del Golgo. Altri quindici minuti separano dall’auto, che appare in lontananza in mezzo alla piana in uno splendido ampio panorama. Da qua torniamo indietro, esausti ed appagati, a Baunei e quindi a Cala Gonone.
A cena optiamo per una classica pizza da asporto. L’impresa non è poi tanto facile come sembra pur essendo sabato sera, dal momento che in bassa stagione ristoranti e pizzerie si contano davvero sulle dita di una mano da queste parti. Su consiglio della Sig.ra Tendas, con la quale faccio una simpatica chiacchierata, trovo per fortuna “L’Angolo Blu” in una traversa della strada principale che attraversa il paese e ordino le sofferte pizze.
23/03/2003 - Rientro
Il nostro viaggio termina stamattina. Prepariamo le valigie e diamo una pulita al monolocale. Pranziamo con un bel piatto di penne al pesto genovese e partiamo alle 15:10, arrivando finalmente dopo 260 chilometri e tre ore esatte di viaggio in auto a Cagliari.
Tags: trekking, mare, spiagge, supramonte, calette, arrampicata, climbing, cala luna, cala sisine, cala goloritzè
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