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Spiagge di Riso e Funtana Meiga

Scritto da Anna Ledda
Giugno 2009

Come ogni estate per tutte le estati da quando ero in fasce, le mie vacanze le trascorro nella splendida Sardegna. La Sardegna non è solo mare limpido e spiagge dorate ma è ricca di mistero e di magia. Ed ogni anno scopro e ri-scopro, luoghi da tempo, dimenticati.
L’aspettativa dei giorni che precedono la partenza ha un gusto piacevole e tutte le membra sono pervase dalla nostalgia del richiamo della mia terra. Una terra fatta di odori e sapori, di spezie e rosmarino, del mirto che risale fin sopra le narici per chi ha la fortuna di imbattersi in esso.
Da Genova, la nave della compagnia “Grandi Navi Veloci” attraversa il mare nottetempo e giungo a Porto Torres in prima mattina. Che emozione quando intravedo la costa sarda, è l’alba ed io sto tornando a casa! Una casa che mi ha dato solo i natali ma che è parte del mio cuore e del mio essere. Le due settimane più spensierate di tutto un anno.
Pregusto la meraviglia della spiaggia assolata e del vento del mare, una presenza che non mi abbandona mai.
Da Porto Torres sbarco con l’auto e procedo fino alla meta prefissata per questa estate. Quest’anno è Torregrande, una bella spiaggia che si estende sul Golfo di Oristano. Dopo aver percorso circa duecento km in una distesa interminabile di altipiani e zone più o meno pianeggianti, chiamata “Sa Piana Campeda”, giungo a destinazione.
Troneggia alle porte della città un’enorme torre bianca e contando fino a dieci, arrivo fino al mare. Oggi ci sono pochi turisti; il vento non dà tregua e il mare mi accoglie agitandosi dandomi il benvenuto.
Torregrande è una piccola cittadina di mare, molto turistica, di poche pretese e con un impareggiabile passeggiata a mare.
Una giornata per me è sufficiente, poi sento l’impellente necessità di visitare il circondario. Altri luoghi e altre spiagge. Ed è così che percorrendo un po’ di strada, a circa cinquanta km da Cagliari, mi imbatto nelle spiagge di riso. Un autoctono mi spiega che si tratta di una spiaggia a mo’ di risaia dove il riso viene cotto dal sole e dall’acqua di mare, quindi già salato e se hai un cucchiaio e un po’ di parmigiano ti siedi sulla spiaggia e lo puoi mangiare. Lì per lì lo guardo esterrefatta. Occhi scuri e profondi, non molto alto, più scuro degli ambulanti che passano nelle spiagge a vendere ammennicoli vari. Poi scoppia a ridere ed io con lui. Una burla di tutto rispetto. Invece, quando arrivo, dinnanzi ai miei occhi increduli appare un paesaggio irreale. Il fondale marino è pieno di pesci argentei e conchiglie e la sabbia è costituita da minuscoli ciottoli bianchi a forma di chicchi di riso. Mai vista una cosa simile. Rimango senza parole. Mi sdraio con il mio telo mare e ascolto. Le onde, la brezza marina, il mare che racconta…
Lughe ore più tardi mi reco a Tharros, nella penisola del Sinis. Da lontano intravedo altissime colonne romane con tanto di capitelli. Si tratta di un’antica città romana riemersa dalle acque del mare. La guida parte subito e mi aggrego ad un gruppo di turisti milanesi che hanno deciso di fare il tour.
La sensazione è quella di un viaggio indietro nel tempo. Templi e strade romane lastricate da enormi pietre accuratamente incastrate fra loro, poi ancora incisioni, pozzi sacrificali, e rovine. Il mare calmissimo narra del tempo che fu.
L’ultima doverosa tappa della giornata è “Funtana Meiga” che Fontana magica, una polla d’acqua dolce negli scogli sul mare. Sono tanti anni che la cerco. Tutte le estati mi aggiro fra gli scogli, ma non la trovo mai. Eppure c’è! Come ogni anno anche questa volta ci provo. Ma dopo un’ora di ricerche e i piedi dolenti rinuncio. Torno indietro un po’ delusa ma come sempre mi riprometto di tornare a cercarla ancora, quando ad un certo punto ho un flash, come un richiamo, cambio direzione aggirando uno scoglio e poco più in là vedo una piccola cascatella che brilla sotto i raggi del sole. Mi avvicino, porto l’acqua alle labbra con il cavo della mano; è lei! L’ho trovata, finalmente. O meglio, lei oggi ha trovato me.
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