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Palermo

Scritto da UBERTO TOMMASI
SOGNATO A PALERMO
di Uberto Tommasi

L’AUTORE, ACCOMPAGNATO DA UNA GUIDA, IMMAGINA COME POTEVA ESSERE PALERMO ALL’INIZIO DEL SECONDO MILLENNIO, NEL PIENO DELLA SUA SPLENDIDA CIVILTA’


Entriamo nel centro antico di Palermo, accompagnati da Eleonora, una siciliana appassionata di storia, i cui capelli rossi tradiscono una lontana origine sveva o normanna.
Il suo racconto inizia all’ombra del portico della cattedrale dove, per farci immedesimare, ci parla dei palermitani che, appena liberati dal giogo arabo, si scoprono sottomessi ai normanni e nel 1184, obbligati, dalla volontà dell’arcivescovo Walter of the Mill, a costruire l’immensa basilica, dedicata alla Vergine Assunta.
Le sue parole: “Per calarsi nei panni dell’uomo siciliano del XII secolo, e nella sua concezione di vita e morte, bisogna pensare che a quel tempo pochi arrivavano a quarant’anni e che questi aveva già visto morire genitori e parenti vari, parte per malattie, ma spesso per la ferocia di masnade di prepotenti stranieri che, con ruberie e soprusi, avevano fatto strazio di ogni sostanza.
L’uomo indossava una ruvida casacca di tela di sacco, un cencio in testa per difendersi dal sole, non portava mutande e scarpe ed era aduso a camminare in strade fatte di fango e residui di deiezioni degli animali lasciati liberi.
Per lui, porre i piedi, come ci accingiamo a fare noi, sui marmi policromi di questa chiesa, costruita solo di materiali nobili, come legno pregiato, bronzo, argento ed oro, mentre la luce del sole attraversava, al tramonto, i vetri istoriati dei rosoni illuminando l’altare, doveva sembrare un anticipo del paradiso.
Era quello un tempo di soprusi ed ingiustizie, ma anche di maggiore senso della realtà. Allora un potente sapeva di possedere, ad esempio, mille maiali, che doveva allevare con l’aiuto di uomini preparati a farlo da generazioni, che vivevano nelle case accanto alla sua. Ogni problema si rifletteva su tutti. Paradossalmente oggi in tempo di democrazia e globalizzazione, un signor Soros qualunque, può fare una speculazione sulle azioni di una società, di cui non ha mai conosciuto i dipendenti, mandando sul lastrico un milione di persone. Si è perso il senso delle cose”
Il racconto di Eleonora è affascinante, tanto che, mentre ci inoltriamo nella grande chiesa, per un momento immaginiamo di essere già vissuti, in un’altra vita, nella capitale siciliana, forse al seguito di qualche nobile viaggiatore o di avervi abitato.
Di certo abbiamo l’impressione di aver sempre camminato per questa Palermo che vediamo per la prima volta e di esserci mescolati fra i passanti.
Sostiamo un po’ davanti alle tombe imperiali, dove riposa Federico II.
“Riposa si fa per dire” commenta la nostra guida: “Anche ultimamente, la salma dell’imperatore è stata esposta, in una fotografia elaborata da una telecamera penetrata all’interno, alla malsana curiosità della gente, che così ha potuto scoprire come il luogo fosse stato saccheggiato, anche negli ultimi cinquanta anni e come, in epoca storica, all’antica salma fossero stati sovrapposti cadaveri freschi di altri nobili riducendo, l’imponente sepolcro, a condominio affollato, simile al deposito di un cenciaiolo.“
Ascoltiamo, un po’ contrariati le parole della guida che ci strappa dai nostri sogni, Eleonora se ne accorge e sorride come per farsi perdonare la crudezza della descrizione.
Usciamo dalla cattedrale, con ancora negli occhi l’immagine del sarcofago di granito rosso di Federico II e dopo una bella camminata, raggiungiamo La Magione, una chiesa, arabo-normanna, le cui mura racchiudono i segreti delle sacre geometrie, che i padri Cistercensi, che l’abitarono, ben conoscevano. “Un autentico libro di pietra” spiega la nostra guida: ”La cui lettura contiene dei messaggi che furono destinati, dall’architetto che la costruì, a chi sarebbe stato in grado di interpretarli, in modo che mode, eresie o restaurazioni non potessero danneggiarli.”
La stessa atmosfera, da cripta del tempo, la ritroviamo nelle chiese di San Cataldo, Santa Maria dell’Ammiraglio, San Giovanni degli Eremiti. Anche qui ovunque, si mescolano, simboli di fede cristiana e raffigurazioni architettoniche dell’ordine del creato, di origine islamica, quasi a simboleggiare l’animo complesso del cittadino di questo autentico crocevia di civiltà.
La passeggiata continua per ore, dorante le quali attraversiamo vicoli medievali dove, da androni di antica fattura, sporgono la testa cavalli destinati a trainare calessi, che percorrono anche oggi le vie di Palermo. Ed ancora passiamo davanti a chiese, piazze, teatri, biblioteche, dai nomi suggestivi. Un vero viaggio nel tempo che ci da la sensazione di non aver visto nulla e di aver capito poco, ma soprattutto di dover tornare ad immergerci ancora, con una guida speciale, nel sogno di Palermo.




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