Prenota tra più di 200.000 strutture Prenota

L'Incantevole Sicilia

Scritto da tiziana colantoni
L’INCANTEVOLE SICILIA
Tiziana Colantoni e Camillo Carvisiglia
14 Luglio/3 agosto 2006
Roller Team 7
14.7.2006 – Venerdi
Partiamo come al solito di buon’ora, alle 10.00. Sostiamo il tempo necessario per pranzare e poi di nuovo via.
Arriviamo a Villa s. Giovanni alle 20.30. Ci imbarchiamo sul “Caronte” al prezzo di € 52,00 A/R
Sbarcati a Messina ci dirigiamo verso l’ingresso autostradale “Messina-Boccetta” e prendiamo per Catania A18. Dopo circa 7 km arriviamo in un’area di servizio dell’Agip di “Tremestieri Ovest”, consigliata in un diario di bordo e rivelatasi ottima e tranquilla.

15.7.2006 – Sabato
Si parte per Taormina. Le strade sono piuttosto strette e caotiche ma si arriva comunque in zona Recanati (dopo Giadini Naxos). Preferiamo, tra due o tre A/A di zona, la migliore: “parking Lagani”. Ci rinfreschiamo un po’ andando in bici al mare. Un bagnetto e via.
Verso le 17.00 prendiamo il pulman in piazza a pochi metri dall’area e con € 2,70 ciascuno A/R andiamo a Taormina. Passeggiamo con molta calma dopo una meravigliosa visita al Teatro Greco fiore all'occhiello della città. In Sicilia esso è, per le sue notevoli dimensioni e con un diametro di circa 110 metri, secondo solo a quello siracusano, ma non per questo inferiore per importanza o bellezza. La magnificenza di questo teatro, ancora oggi utilizzato per manifestazioni culturali ed artistiche come il complesso delle manifestazioni internazionali note con l'espressione "Taormina Arte" e che ricorrono ogni anno durante i mesi estivi, consiste non solo per la sua struttura architettonica notevole ancor oggi in buono stato e dall'acustica davvero notevole, ma anche per la splendida vista panoramica che esso offre sull'Etna, la città di Giardini Naxos, vista offerta dalle terrazze che circondano lateralmente la scena. Ed appunto oggi è serata di concerti e le nostre foto riprendono anche i preparativi per la nottata in musica.
La visita notturna alla città è affascinante resa misteriosa da una “gradevole”, perché inoffensiva, sorpresa. Affacciati sul belvedere volgiamo lo sguardo nel buio della notte e con grande meraviglia spunta nell’oscurità un rivolo rosso incandescente. L’Etna, già da pochi giorni, è attivo e sta eruttando dalla parte della valle del Bove. Apparentemente sospeso nell’aria rimaniamo ad osservare con silenziosa ammirazione il serpentello rosso.






16.7.2006 – Domenica
Sveglia alle 9.
La nottata stata disturbata dalla baldoria che proveniva dalla vicina discoteca, sita presso l’area , che si è protratta fino alle 4.
Siamo andati al mare, poi pranzo, riposino e passeggiata in bici in zona.
Scopriamo un ristorantino consigliato da alcuni camperisti: “Angelina”. Prenotiamo
per questa sera. Gironzoliamo ancora un po’ poi a casa.
Ci “sistemiamo” di tutto punto per la seratina speciale e arriviamo alle 21 puntuali come richiesto dal gestore. La cena è stata ottima: antipasti offerti dalla casa, insalata di polipo, pesce spada alla griglia, involtini di pesce spada, insalata, patatine fritte.
Uscendo abbiamo notato la folla che aspettava il proprio turno davanti al ristorante strapieno, diversamente dai vicini locali che languivano clienti. 1 a 0 per Angelina!
Passeggiata sul Lungomare Naxos con conseguente acquisto di una borsa di cuoio per me.

17.7.2006 – Lunedi
Dopo le pulizie di routine del camper si parte alle 10.30. Pagato € 34. Si va per le Gole di Alcàntara. Un percorso tortuoso del corso d'acqua che, racconta la storia, incontra una massa di terreno friabile e si fa strada liberando due alte pareti di durissimo basalto caratterizzate da affascinanti forme prismatiche. Sono le gole, di cui solo un tratto è oggi facilmente accessibile.
Le gole sono percorribili quando l'acqua è bassa per un tratto compreso tra i 50 e i 200 m. All'entrata è possibile munirsi di stivali-salopette (tipo da pescatore) da indossare per evitare di bagnarsi nelle acque, sempre molto fredde, del fiume. La discesa a piedi permette di avere una bella vista d'insieme della parte iniziale delle gole. Noi iniziamo con una visita natural-botanica del circondario. Raccogliamo durante il percorso delle pere cadute dagli alberi e ci riserviamo di mangiarle per pranzo.
Con le scarpette di gomma immergiamo i piedi nell’acqua gelida e risaliamo, instancabili, il fiume per circa … 100 mt (!) … non di più. Chi vuole può andare oltre.
Passiamo molto tempo alle gole ma è anche irresistibile la voglia di partire per la visita sull’Etna.
Raggiungiamo il vulcano nel pomeriggio percorrendo una strada che taglia vallate e pendii che non lasciano nulla all’immaginazione. Lo scenario che si avvicenda è irreale. La lava ha coperto ogni cosa solo qualche rara vegetazione colorata sboccia a dispetto del terreno meravigliosamente lunare.
Ci fermiamo nel parcheggio già in parte occupato da altri camper, presso i Crateri Silvestri (1986 mt).
Visitiamo la zona e scattiamo foto a più non posso con i crateri che ci fanno da cornice.
A nanna presto perché quassù fa freddo e il tempo non è dei migliori. Ci canta la ninna nanna il brontolio dell’Etna che erutta ben distante da noi.

18.7.2006 – Martedi
Ci svegliamo alle 9 con l’intenzione di prendere la funivia per risalire il vulcano. E’ nuvoloso e l’intensa foschia ci fa desistere dall’impresa. Molti turisti fanno la fila per prendere i gipponi che li portano su in cima.
Alle 12 si va per Siracusa.
La temperatura è ancora fresca e si rimane in jeans e manichetta lunga.
Arriviamo all’area Von Platen e dopo aver messo in ordine il camper andiamo in bici al Teatro Greco. Il Teatro rappresenta il maggiore esempio dell’architettura teatrale dell’occidente greco. Ha la particolarità di essere quasi interamente scavato nella roccia. Oltre che per le rappresentazioni il teatro veniva usato per le assemblee popolari.
Visitiamo l’Orecchio di Dioniso. E’ una grotta lunga m. 65, larga 11 ed alta 23, che si restringe in alto ad arco acuto.
Il nome, dovuto alla forma, fu dato nel 1608 da Caravaggio e da qui nacque la leggenda secondo la quale Dioniso adibisse la grotta a carcere per poter ascoltare di nascosto, dall’alto, quanto i prigionieri dicessero. La grotta e' celebre, infatti, per la proprieta' acustica di amplificare i suoni, consentendone l'ascolto in prossimita' del suo ingresso.
Il pomeriggio sempre con la bici visitiamo l’Ortigia un’isoletta collegata a Siracusa dal Ponte Umbertino. Le strette viuzze fiancheggiate da edifici barocchi rendono il vecchio quartiere affascinante e misterioso. Arriviamo alla Fonte Aretusa uno dei luoghi più famosi di Ortigia. E’ una sorgente di acqua dolce che si riversa nella fonte nella quale nasce spontaneamente il papiro.
La sera cena con concerto live di Eros Ramazzotti allo stadio situato nei pressi della nostra area.

19.7.2006 – Mercoledi
Ci sveglia molto presto il rumore dei lavori in corso. Approfittiamo per andare in bici di nuovo all’Ortigia al mercato del pesce. Considerato che non siamo intenditori ci avviciniamo al banco più affollato dalle donne. La scelta risulta vincente in quanto compriamo calamari e gamberi da premio nobel!! Mangiamo tutto anche se ci eravamo riproposti di lasciare qualcosa per la cena……

Si riparte alle 16.00 fa caldo così ci fermiamo per un bagnetto presso “Fontane Bianche”. Il mare, neanche a dirlo, è stupendo, così cristallino che abbiamo scorto pesci di varie specie ed uno anche parecchio variopinto.
Rigenerati riprendiamo la via.
Strada facendo attira l’attenzione un cartello marrone con su scritto “Laghetti Cavagrande”. Incuriositi ci avviamo.
L’itinerario è poco frequentato ma di notevole interesse naturalistico.
(Percorrendo la strada che collega Palazzolo Acreide a Noto, seguire la deviazione per Avola e poi la strada secondaria con indicazione turistica per Cava Grande).
Giungiamo al Belvedere e lì abbandoniamo il camper. Da questa terrazza si gode di una bella vista sulla Gola di Cava Grande con le imponenti pareti calcaree a picco sul fondovalle, occupato dal corso d'acqua che si apre in suggestivi piccoli laghetti, raggiungibili percorrendo il sentiero che scende nella gola.
Purtroppo la discesa è impraticabile poiché le forti piogge dei giorni passati hanno reso il sentiero scosceso e pericoloso.
Comunque in mezz'ora di cammino (ma il ritorno in salita richiede un tempo almeno doppio), si raggiunge il fiume (la "cava" secondo il nome) e lo si costeggia seguendo il verso della corrente immersi nella vegetazione rigogliosa. Dopo alcune centinaia di metri si raggiunge una zona aperta dove il fiume forma una successione di limpide piscine naturali scavate nella roccia e contornate da massi appiattiti, ideali per una sosta al sole. Nella stagione estiva le fresche acque invitano al bagno in quest'ambiente che sembra estraneo al paesaggio tipico siciliano e che costituisce un'alternativa insolita e consigliabile.
Ci rimettiamo in moto direzione Noto.
Arriviamo senza non poche difficoltà al Lido di Noto. c/o l’area di sosta “Marina Parking” dei sig.ri Avola.
Tengo a precisare che i cartelli che segnalano l’A/A portano fin sotto un tunnel di 2,40 mt. ed è per questo che noi, diffidenti, abbiamo cercato un percorso alternativo, ma il suddetto cartello è sbagliato in quanto la strada è stata abbassata e non è stato corretta la segnalazione dell’altezza della galleria.
Ritorniamo a noi…
Ci accoglie Marco, il gestore, un ragazzo gentilissimo che dopo aver ascoltato la nostra avventura si scusa e per consolarci della vicissitudine passata ci fa sistemare nel posto più livellato e ci aiuta a organizzare la sosta.
In serata la sorella di Marco passa da noi per prendere l’ordinazione della colazione del mattino dopo. Passeggiatina serale. Niente di che i dintorni.

20.7.2006 – Giovedi
Sveglia alle 9,30-10,00. con cornetti alla ricotta ordinati la sera precedente. Andiamo in spiaggia, grande e sabbiosa, che si trova a circa 200 mt dall’area.
Per pranzo toast con pomodori e della frutta. Rimaniamo fino al pomeriggio.
Con cortese disponibilità, Marco, con la sua macchina, ci accompagna a far visita a Noto.
Per bellezza ed unicità Noto è stata dichiarata "Patrimonio dell'Umanità" dall'UNESCO. E’ conosciuta nel mondo come la capitale del barocco siciliano. Rasa al suolo dal terremoto del 1693 la città nuova, fu pensata su 2 livelli: il piano "basso", dove stavano i ceti più facoltosi, ed il piano "alto ", dove viveva il popolino. Scalpellini, capimastri e artigiani intagliando mensole, capitelli, colonne, preziosi fregi e putti, crearono questo "Giardino di pietra”, di tufo arenario, che, esposta al sole, è mirabilmente diventata color miele.
L'ingresso della città ha inizio dalla Porta Reale, superata la quale comincia il corso Vittorio Emanuele III, che rappresenta la strada principale della città lungo la quale si possono ammirare i maggiori monumenti barocchi.
Subito a destra sorge la Chiesa di San Francesco all'Immacolata , accanto alla quale si trova l'ex convento dei Francescani.
Proseguendo per via Vittorio Emanuele III, troviamo l'importante piazza del Municipio con il Palazzo Ducezio, che è una superba costruzione del 1748.
Nella salita Nicolaci, possiamo ammirare il Palazzo Nicolaci , con suggestivi balconi
dalle inferriate ricurve sorretti da mensoloni con figure grottesche di puro barocco.
In fondo alla salita si trova la suggestiva Chiesa di Montevergine con un effetto scenografico estremo.
Di particolare interesse folkloristico è la festa detta Primavera Barocca o "Infiorata" di via Nicolaci , che si tiene la terza domenica di Maggio proprio in via Nicolaci. E’ uno spettacolare tappeto di fiori allestito da artisti locali. La manifestazione propone ogni anno un tema diverso.
La nostra passeggiata non si limita ad ammirare le delizie barocche ma anche ad assaggiare le “gioie” tipiche della pasticceria siciliana e così ci “tuffiamo” in un bar e gustiamo cannoli e cassatine.
Verso le ore 20.00 Marco ci passa a prendere e ripartiamo verso l’area di sosta.

21.7.2006 – Venerdi
Si parte la mattina direzione “Oasi di Vendìcari” – Spiaggia di Calamosche - Effettivamente al parcheggio un po’ di moschette svolazzavano ma ci siamo tempestivamente protetti dall’invasione con le zanzariere del camper.
Abbiamo iniziato il nostro cammino direzione paradiso con i nostri due ombrelloni assolutamente aperti per ripararci dal sole cocente. Dopo una ventina di minuti a piedi siamo arrivati e ci siamo trattenuti in questo eden naturale fino alle 17.00.
Tornati al piazzale ci siamo fatti una doccetta (all’aperto, con l’acqua scaldata solamente dal sole che batte sui tubi neri) gentilmente offerta dal gestore del parcheggio.
Continua la nostra avventura e ci avviamo verso l’Isola delle Correnti – Porto Palo.
L' Isola delle Correnti è una piccola isola rocciosa dalla forma rotondeggiante, estesa per circa 10.000 mq con l'altezza massima sul livello del mare di mt. 4, e collegata alla terraferma da una sottile striscia di roccia ed è la punta più meridionale della Sicilia, dell'Italia e dell'Europa.
Sostiamo per la notte in una piccola area recintata, giusto per sicurezza, per € 8, con acqua ma senza scarico, situata dietro delle “casuzze” di pescatori, che si affacciano sul mare, furbescamente ristrutturate ed ora dimora di pochi fortunati…
La sera passeggiamo tra le bancarelle e guardiamo i pochi negozi aperti.
Pizza al tavolo da Popeye….. da dimenticare!

22.7.2006 – Sabato
La mattinata la passiamo sulla spiaggetta attigua molto bella e oziamo leggendo e osservando il via vai della barchetta che traghetta persone sull’isola di Capo Passero per 5€. In realtà questa è talmente vicina che sembra raggiungibile addirittura a nuoto. Comunque anche a piedi si può attraversare il mare e raggiungere l’isola… Basta percorrere la breve lingua di terra che la collega alla terraferma.
Pranzo in camper poi si riparte per Modica.
Arriviamo alle 19.00 circa.
Modica (20 km da Ragusa) è tra le più pittoresche città della provincia e di tutta la Sicilia. E' situata nell'area meridionale dei Monti Iblei ed è divisa in due originali aree: Modica Alta, le cui costruzioni quasi scalano le rocce della montagna, e Modica
Bassa, giù nella valle, dove un tempo scorrevano i due fiumi Ianni Mauro e Pozzo dei Pruni, poi ricoperti a causa delle numerosi alluvioni, e dove è ora situato il Corso Umberto, principale strada e sito storico della città.
Ho fotografato una delle poche testimonianze della "precedente città": Il portale gotico della chiesa del Carmine.
Camminando su Corso Umberto mi lascio attrarre, e non ci vuole poi molto, da una cartello con su scritto: “Cremolata di Gelsi”. Mi viene l’acquolina e stabiliamo che è da provare anche quella!!!
Ci fotografiamo fieri di quella trasgressione di gola che stavamo commettendo!
Ritorniamo alla cultura…
Ci incamminiamo verso il più bel monumento mai visto finora: la chiesa di San Giorgio, colossale esempio dell'arte barocca siciliana e a rendere ancor più magnifica la chiesa, una scalinata di 250 scalini, contati uno ad uno.
Ancora sul Corso è situata la chiesa di San Pietro, patrono di Modica Bassa, risalente al 1300, poi ricostruita in seguito al celebre terremoto. E' introdotta da una elegante scalinata abbellita da statue dei dodici apostoli ai lati.
Continuando con i peccati di gola ci lasciamo andare ad acquisti ossessivi compulsivi in una cioccolateria-caffè: “Caffè dell’Arte”. Facciamo incetta di tavolette di cioccolata al gusto agrumi, carrube, caffè, vaniglia etc.
Scatto 2 foto a Camillo sul Corso per mostrare una lunga linea nera che corre all’altezza del 1° piano, con accanto una targa con su scritto: livello dell’acqua nell’alluvione del 26.9.1902. Spaventosa la differenza di altezza rispetto alla riga tracciata circa 3mt. più avanti…arrivava al 2° piano dell’edificio.
Torniamo al camper per andare a Ragusa. Per uscire da Modica percorriamo la strada che ci obbliga a passare davanti al belvedere e ci fermiamo per ammirare estasiati la città by night. Da non perdere!
Arrivati a Ragusa Ibla parcheggiamo sotto le mura della cittadina in un parcheggio illuminato a giorno.
Ci sono altri quattro camper, è sabato e fino a tarda sera c’è via vai. Andiamo a letto presto per visitare domani con il fresco la cittadina.

23.7.2006 – Domenica
Purtroppo ci rendiamo subito conto che qui la domenica…si riposa.
Tutto chiuso.
Se ci avessimo pensato prima saremmo venuti a vederla ieri sera, sarebbe stato più suggestivo e sicuramente favorevole per le visite alle chiese e per curiosare nei negozi.
Così restiamo a bocca asciutta per i soliti souvenirs, per la visita alla tanto nominata “Gelateria dei Vini” con annessa enoteca (apre il pomeriggio) e per un pranzetto da “U’ Saracinu” chiuso per ferie fino al 31 luglio!
Gironzolando gironzolando siamo arrivati al Giardino Ibleo, e poco prima dell'ingresso del Giardino si trova il portale della chiesa di San Giorgio Vecchio , in stile gotico-catalano, con la preziosa lunetta di San Giorgio che uccide il drago.
La chiesa di San Giorgio doveva essere molto grande e sicuramente molto bella, a giudicare dalla sontuosita di questo portale il quale, anche se ormai quasi del tutto corroso dal tempo e danneggiato dall'incuria, conserva una sua antica bellezza con le sculture nella roccia locale, da sembrare ricami.
Per le viuzze si sentiva un profumino….sicuramente si cucinava “u sucu”…
Entriamo affamati in un panificio incredibilmente aperto e compriamo pane e due pizze ripiene che abbiamo immediatamente divorato.
Si parte per Piazza Armerina.
Comiso – Vittoria – Gela e SS 117 bis.
La strada è buona ma intorno è un po’ brullo. Per un tratto costeggiamo enormi piantagioni di fichi d’india.
Arriviamo quasi in centro e seguiamo le indicazioni “mosaici – Villa del Casale”.
Parcheggiamo, pranziamo e alle ore 16 circa decidiamo di entrare a dispetto di tutti coloro che nei diari di bordo consigliavano vivamente di visitare i mosaici di buon’ora. Presso una bancarella compriamo una guida alla modica spesa di €5 anziché 7, che consiglio vivamente di seguire poiché all’interno le informazioni sono scarse. Ci gustiamo un caffè al bar lì vicino. Pensiamo di posticipare alle 17 la visita considerando il caldo soffocante ma il gentilissimo gestore del bar ci consiglia di entrare subito, tanto vale togliersi subito il dente…
Nel frattempo si alza un gradevole venticello …àncora di salvezza per il nostro tour sotto la copertura in plexiglass.
Immerso nella bellezza di una valle che verdeggia di pini, olmi, pioppi, noccioli, è ubicato il complesso monumentale noto come Villa Romana del Casale.
E’ stata recentemente riconosciuta dall'UNESCO e inserita nel "patrimonio dell'Umanità.
Si tratta di una lussuosa dimora romana del IV secolo dopo Cristo. E’ uno dei ritrovamenti più importanti fino ad oggi.
Era una residenza di caccia ed è una straordinaria testimonianza della vita in epoca romana grazie ai suoi pavimenti mosaicati famosi in tutto il mondo.
Questa grande importanza è anche dovuta alle scene che rappresentano opere di Omero (Ulisse e Polifemo), scene mitologiche e immagini di vita quotidiane del padrone della villa, della moglie e dei figli.
Non è possibile descrivere tutte le scene rappresentate dai mosaici ma merita maggiore attenzione, perché straordinarie per la loro attualità, quelle famose delle cosiddette "ragazze in bikini". Vi sono raffigurate fanciulle in succinto costume formato da piccole mutandine e da fasce strette al petto che si esibiscono in evoluzioni ginniche o riceventi il premio per la gara.
Più avanti, anche noi, naturalmente come tutti (!!!), osserviamo maliziosamente incuriositi una scena erotica (...per quei tempi…) facente parte di un mosaico che …guarda un po’ …. si trova all’interno della camera del padrone di casa!!
All’interno il caldo è asfissiante ma per fortuna non ci sono molti visitatori. E così dopo circa due ore usciamo entusiasti di tanto splendore.
Torniamo al camper e andiamo alla ricerca di una “tana” per questa notte. Un diario di bordo consigliava vivamente un agriturismo erroneamente chiamato “la volpe rossa”. Cerchiamo ma invano. Dopo l’ennesimo giro per la città butto l’occhio su un cartello con su disegnata una volpetta rossa e…lampo di genio!!! Insomma l’agriturismo si chiama “l’agricasale”. Sul cartello c’è il numero di telefono e così chiamo per chiedere della disponibilità dei posti. Le indicazioni sono ottime per arrivarci, l’importante è non perdere mai di vista il cartello con il logo della volpe – follow me!
Indirizzo: Contrada Ciavarini - 94015 - Piazza Armerina - (En) Tel. 0935/686034. Apertura: Annuale. Si trova in collina a circa 500 metri sul livello del mare. Attività: equitazione, tiro con l'arco, piscina, escursioni.


Il posto è molto bello e i posti per i camper sono immersi nel verde di un bel boschetto. Abbiamo anche approfittato di un bagno ristoratore nella bellissima piscina per 2€ al giorno a persona.
Ci è stato consigliato di cenare al ristorante e noi non ce lo siamo fatti ripetere due volte. Cena a menù fisso al prezzo di € 20 a persona. Gli antipasti tipici della cucina siciliana sono stati tantissimi e tutti buonissimi, 2 primi e 2 secondi con contorni vari, dolce. Da non perdere.
A nanna naturalmente soddisfatti.


24.7.2006 – Lunedì
Ce ne andiamo la mattina pagando € 40 per la cena, € 15 per la sosta e €10 per una brocchetta per il vino di cui mi ero innamorata vedendola sul nostro tavolo.
Arriviamo ad Agrigento verso l’ora di pranzo e tanto per non smentirci decidiamo di visitare la “Valle dei Templi” con la callara (il “caldo” in dialetto romanesco).
I templi appaiono improvvisamente sullo sfondo e in lontananza c’è la città caotica di Agrigento.
Ci fanno parcheggiare molto lontano, ma vieppiù, al parcheggio si avvicina il posteggiatore e ci dà il tagliando già “grattato” (chiamato appunto a Roma “grattino) per 3 ore a 3€ …pagamento anticipato. Se avessimo sforato anche per poco il tempo concesso avremmo dovuto pagare altre 3€… boh! Comunque si va.
I primi 20 minuti di cammino li percorriamo già sotto il sole. Arrivati all’entrata acquistiamo la solita guida per € 7. Lo spettacolo è molto suggestivo perciò inizio a scattare foto a più non posso a tutti i sassi che incontro.
Sono numerosi i templi innalzati testimoniando la prosperità della città. Sono forse gli eventi sismici a determinare il crollo dei templi. L’unico rimasto intatto è il Tempio della Concordia. Poiché i templi erano inviolabili, molti depositavano al loro interno denaro e tesori e, vi si rifugiavano anche le persone per godere del diritto d’asilo. Durante il Medioevo i materiali di costruzione vengono saccheggiati e poi utilizzati per innalzare altri edifici.
Tutti gli edifici sono orientati verso est, per rispettare il criterio classico (sia greco che romano) che l'ingresso alla cella che ospitava la statua della divinità fosse illuminato dal sole nascente e cioè vita; giammai (!) ad occidente, il tramonto, che rappresenta la notte e la morte.
Purtroppo, come quasi tutti gli altri, il tempio è in fase di restauro e quindi “avvolto” da impalcature. Comunque nonostante il tempio della Concordia sia il più importante, quello che a me ha dato più emozione è stato quello di Castore e Polluce divinità greche corrispondenti ai Dioscuri dei Romani.
Il tempio è quello che più rappresenta la sigla di Agrigento artistica. I gemelli Castore (domatore di cavalli e di natura mortale) e Polluce ( abilissimo pugile e immortale) furono ritenuti protettori degli atleti e guida dei marinai.
I gemelli si amavano tanto che morto Castore, Polluce chiese a Giove di poter morire per raggiungere il fratello. Giove toccato da tanto amore fraterno lo esaudì disponendo che vivessero un giorno ciascuno e cioè, quando Castore moriva, Polluce ritornava in vita e viceversa. E come ricompensa per il loro affetto ne pose l’immagine tra le stelle come costellazione dei Gemelli (il mio segno zodiacale!!), una delle quali sorge quando l’altra tramonta.
Quasi nulla rimane del Tempio di Giove, ma le dimensioni colossali e la massività delle colonne e dei resti danno la misura dell’imponenza della struttura. Ho letto che, ad esempio, per abbracciare il mezzo capitello del peso di circa 80 tonnellate, che si trovava ad un’altezza di 18 mt, occorrono otto persone con le braccia aperte.
Abbiamo attraversato quasi tutta la Valle con il sole che, implacabile, infiammava le nostre teste. Inutilmente il mio cappello di paglia tentava di proteggermi dal caldo!
Che traversata! Decidiamo per una visitina al Museo Archeologico nel quale, abbiamo sentito, c’è l’aria condizionata.
Buca clamorosa!! Il museo effettua il seguente orario: da martedi a sabato dalle 9.30 alle 19.30 ; lunedi, domenica e festivi dalle 9.30 alle 13.30. Sono le ore 14 di … LUNEDI !!
Ce ne torniamo al camper stanchissimi e chiaramente consapevoli di non essere rientrati nelle 3 ore “coperte” dal tagliando del parcheggio.
Prima di uscire un parcheggiatore (non quello di stamattina) compare improvvisamente e ci chiede il grattino… controlla l’orario …:”siete fuori…sono 3€…” e noi: “ per mezz’ora di ritardo altre 3€??!!” e lui: “vabbè mi dia 1€ e grazie…” ma come funziona? Ma non era una cooperativa di parcheggiatori autorizzata? Via! Via! Prima che ne arriva un altro e si ripete la stessa storia!
Cerchiamo di arrivare il prima possibile a Torre Salsa – Riserva naturale – per gratificarci con un po’ di aria, sole, mare e frescura serale.
Ci rimettiamo sulla SS115 e le indicazioni non tardano ad arrivare. La segnaletica marrone ci immette in una stradina che porta dritto all’Oasi la cui gestione, in convenzione con la Regione Sicilia, è curata dal WWF.
Arriviamo presso una casa di proprietà di una signora, probabilmente tedesca, che ci mette al corrente delle tariffe: 10€ i camper e 4€ a persona, al giorno. Se si vuole usufruire dell’elettricità e delle docce calde è possibile sostare in uno spazio riservato ai camper, ma se vi piace farvi risvegliare dalla musica incantevole delle onde del mare e se amate la vita selvaggia e priva di confort (e noi siamo quelli) bisogna scendere ancora di più per una stradina bianca e polverosa che porta in spiaggia.
Lungo questo sentiero é possibile osservare la graduale variazione vegetazionale della macchia a cespugli sino a quella dunale.
Appena arrivati in spiaggia si può apprezzare l’incantevole visione di un mare limpido e cristallino.
Troviamo altri 7/8 camper che hanno scelto, come noi, di passare un paio di giorni a contatto con la natura.
Ci hanno raccontato che la sera, sul tardi, quando tutto intorno a noi è buio e silenzioso, si avvicina una volpe affamata in cerca di avanzi. Sembra che qui sia considerata una mascotte.
La sera abbiamo fatto una grigliata ed è avanzata un po’ di ciccia. Scesa completamente l’oscurità e, alla sola lucina esterna del camper, ci rilassiamo osservando il cielo tempestato di stelle. Riesco anche a vedere una stella cadente!!. Ad un certo punto mi spavento, ma rimango immobile e silenziosa, perché con la coda dell’occhio, scorgo spuntare da sotto il camper un musino….
E’ la volpe di cui parlavo prima… e’ molto irrequieta, sfido… ma molto affamata. Lottando contro la paura si avvicina nervosamente al nostro tavolino. Io metto in terrra un piatto di avanzi e lei, circospetta, mangia con voracità. Credo che sia anche assetata e quindi metto in terra anche un bicchiere di plastica con acqua e si serve senza tanti complimenti.
Un cane dei nostri vicini camperisti fiuta l’animale e si mette ad abbaiare e la volpe scappa via. Faccio appena in tempo a scattare una foto sperando di non impaurirla con il flash, ma lei, già star della spiaggia, non se ne accorge.
Noi contenti come bambini andiamo a nanna dopo una lunga chiacchierata con dei romani conosciuti poco prima.


25.7.2006 – Martedi
Nonostante l’aria del mare questa notte non mi sono servita della copertina.
Le nottate precedenti, malgrado i 40° del giorno, sono state fresche e ventilate.
La mattina tutta spiaggia con gli amici romani. Pranzo frugale poi di nuovo in spiaggia. Fa caldissimo e fino alle 17.00 non tira un alito di vento. Dopo una doccia, scarico e carico andiamo a saldare.
La signora ci chiede il pagamento del soggiorno e, dopo varie domande a tal proposito afferriamo che la giornata, a qualsiasi ora arrivi, per lei finisce alle 24.00. Meglio fare attenzione e chiedere bene prima di entrare le tariffe esatte.
Partiamo per sostare a Mazara del Vallo.
E’ un importante porto dell'antichità, scelto per la sua posizione protetta e per la sua vicinanza con l'Africa. La mescolanza delle genti che si avvicendano in questa cittadina, non ultimi i vicini africani, che ancora oggi costituiscono una buona percentuale degli abitanti, è qui particolarmente evidente. Mazara è ancora oggi considerata uno dei principali centri per la pesca.
Arriviamo alle 20.30 all’area di sosta Tonnarelli – sul Lungomare Fatamorgana (Loc. Tonnarelli). Il gestore gentilmente telefona ad un pizzeria per ordinarci 2 pizze (1 margherita e 1 quattro formaggi 9.50€)

26.7.2006 – Mercoledi
Tutto mare. Oggi la temperatura è arrivata alla bellezza di 49 gradi!!!! A Roma mi hanno detto che fa caldo e che il clima è torrido. Sarà una settimana di afa da dimenticare.

27.7.2006 – Giovedi
Andiamo via dall’area alle 10.30. Ci dirigiamo a Marsala. Non siamo degli appassionati del vino ma una “capatina” è d’obbligo.
Arriviamo tardi per la visita alle cantine Florio, se ne parla alle 15.30. Ok. Facciamo un “pericoloso” giro al centro…tappa in una pasticceria-gelateria-ristorante (da Enzo e Pino, comunque famosissimo) a 30 mt. Dall’ufficio informazioni turistiche. Insomma ho voluto provare la celebre Brioche con il gelato al limone. Che bontà! Dopo aver assimilato quel chiletto di squisitezza Entriamo nell’enoteca Garibaldi (Via Garibaldi 30/32) un barattolo di condimento per pasta con sarde prodotto qui a Marsala. Sempre a Via Garibaldi al n. 27 c’è un panificio strapieno di filoni, baguette, panini, tutto con semi di sesamo e noi….indovina? Ottimi i gioppini.
Arriviamo alle cantine Florio alle 15.15 come raccomandato da un gentile dipendente. Sotto il portico ci sono già delle persone. Alle 15.30 il gruppo è aumentato. Ha inizio la visita.
Ogni cantina ha la sua storia, ma la storia più singolare è proprio quella del vino Marsala. Questo vino dal nome italianissimo e che ha portato il nome di una città italiana in tutto il mondo, è stato in realtà per la prima volta prodotto da un inglese, John Woodhouse. In una notte di tempesta del 1773 un brigantino inglese trova rifugio nel porto di Marsala. Ne sbarca John Woodhouse, un gentiluomo di Liverpool, il quale durante il suo soggiorno, assaggia il vino prodotto dai contadini locali e trova che somiglia al Porto. Decide di commercializzare quel vino che costa molto meno del Porto e degli altri vini spagnoli e ne spedisce in patria una notevole quantità, aggiungendovi dell’acquavite di vino per alzarne la gradazione. Dati i lusinghieri risultati dell’operazione, inizia a produrre il vino rilevando come stabilimento una vecchia tonnara abbandonata. Dopo di lui altri inglesi, come Ingham e Whitaker si stabiliscono a Marsala e diventano produttori di vino. Un discendente dei Whitaker sarà poi lo scopritore di Mozia (per correttezza devo confessare che queste informazioni le ho trovate su internet, come tante altre)
Fra tini, botti, vasi e fusti, la cantina contiene complessivamente 4.936.100 litri di vino! Scatto foto ad alcuni tini all’interno dei quali il Marsala riposa dal 1939. Ovunque ci sono locandine pubblicitarie d’epoca. Acquistiamo l’amaro e uno spumante.
Terminata la visita ci avviamo verso le saline e i mulini a vento.
Scegliamo come sosta e pernottamento il parcheggio Eubes Ristorante proprio di fronte all’imbarcadero per l’isola di Mozia.
Ritorniamo a Marsala per una visita turistica pomeridiana.
La cittadina si sta attrezzando per una serata in onore di balli popolari in Piazza della Repubblica.
E’ una città di mare ed è proprio al suo porto che è legato uno degli avvenimenti più significativi della sua storia: lo sbarco dei Mille in Sicilia, guidati da Garibaldi.
La laguna che costeggiamo è fiancheggiata da saline che offrono una vista bellissima. Gli specchi d'acqua suddivisi da sottili strisce di terra formano una scacchiera irregolare e multicolore. A tratti compare nel mezzo la sagoma di un mulino a vento, memoria del tempo in cui esso era uno degli strumenti principali per pompare acqua e macinare il sale.
Lo spettacolo è ancora più suggestivo in estate, al momento della raccolta, quando le tinte rosate dell'acqua nelle varie vasche si intensificano e le vasche più interne, ormai prosciugate. brillano al sole.
Il sale continua ad essere estratto con modalità diverse dal passato, il processo si è meccanizzato. Non si utilizzano più i mulini così caratteristici del paesaggio ed anche il lavoro degli uomini è meno duro. Gli strati puri di sale sono pronti ad essere raccolti in due momenti, a metà luglio e a metà agosto circa. I mucchi di sale, disposti a forma di tetto a capanna lungo l'arione, vengono lasciati all'aria ed alle piogge (per lavare via le impurità) e poi coperti di tegole per essere riparati dalle intemperie e dallo sporco.
Un solo mulino, un tempo strumento indispensabile per macinare il sale, di origini cinquecentesche, sopravvive oggi grazie all'amore dei suoi proprietari (saline Ettore e Infersa) che lo hanno rimesso in funzione per permettere a chi non ne ha mai visto uno di assaporare il fascino del lavoro di un tempo.
Pensiamo di andare in città e passeggiando passeggiando ci incuriosisce un grande edificio…E’ il Museo Civico che sorge in una struttura cinquecentesca, che un tempo ospitava un monastero benedettino, divisa in tre sezioni: la Risorgimentale-Garibaldina, l’Archologica e quella dedicata alle Tradizioni Popolari.
Entriamo nella grande e luminosa Corte interna, facciamo il biglietto dalla tariffa irrisoria e iniziamo il percorso Risorgimentale-garibaldino. Accompagnati dal custode, che un po’ per la fretta di chiudere (siamo involontariamente entrati a 10 m dalla chiusura), ma molto per il fascino che a lui suscita questa sezione, girovaghiamo tra stampe d’epoca, documenti originali, uniformi armi e foto, e, grazie alle sue appassionate informazioni giunge inaspettatamente a noi il richiamo della memoria storica legata a Risorgimento.
Tra lettere autografate stampe di proclami, camice rosse, spade sciabole fucili, baionette e tantissimo altro ancora tra cui la mitica poltrona in damasco dove Garibaldi riposò dopo lo sbarco (!), ci affliggiamo di non avere ancora tanto tempo a disposizione per la visita. Nella sala dedicata ai Mille e al Mito mi incanto ad osservare i …ritratti dei 1089 e dei Picciotti, riproduzioni di foto d’epoca, quadri e stampe che fanno di questa ala una specie di sacrario a perenne ricordo di quanti si immolarono per l’ideale di libertà in favore dell’Italia Unita…no comment!!
Purtroppo il tempo a disposizione è finito e il custode contento di aver fatto partecipe due ignorantoni come noi delle sue conoscenze ci invita ad uscire assicurandoci che se fossimo tornati il giorno dopo non ci avrebbe fatto pagare l’ingresso.
Lo ringraziamo della disponibilità, che dopotutto, è tipica dei siciliani, ma non gli assicuriamo la successiva visita in quanto il tempo è tiranno…
Torniamo al parcheggio Eubes Ristorante per passare la notte..




28.7.06 – Venerdi
Dormito tranquilli e beati.
Verso le 10 ci dirigiamo all’imbarcadero e prendiamo la motobarca (3€ cd) per l’isola di Mozia, oggi riserva naturale. Appena arrivati all’isola si va al botteghino e si paga € 6 cd per il “disturbo”.
Mozia è un’antica colonia fenicia. La riscoperta di Motya è legata al nome di Giuseppe Whitaker, il nobile inglese di cui ho parlato poco prima a proposito del fiorente commercio di esportazione di vino Marsala.
Sull’isola si erge l’abitazione dei Whitaker, oggi trasformata in museo in cui vi sono esposti oggetti rinvenuti sull’isola stessa, a Lilibeo (Marsala) e nella necropoli di Birgi, sul litorale di fronte a Mozia. Nel cortile , davanti all’edificio, si trova una serie di stele provenienti dal Tophet. Le ceramiche fenicie puniche sono di forma semplice e poco decorata, ma alcuni vasi importanti, si ornano di figure nere e rosse.
La collezione di sculture comprende statuette di divinità madri, come la statuetta della Grande Madre, testine di terracotta d’influenza greca ed il superbo Efebo di Mozia, (Giovane in tunica) figura giovane di nobile dal portamento fiero e dalla lunga veste a piegoline capolavoro del V sec. A.C.
Fino al 1971 si poteva raggiungere l’isola anche a bordo di un carretto trainato da un cavallo lungo il tracciato di una strada fenicia che collega l’isola alla terraferma. Dato che la strada si trova appena sotto il pelo dell’acqua si aveva la strana sensazione che il carretto “camminasse sull’acqua”. Era questo il mezzo più comune per il trasporto dell’uva Grillo coltivata sull’isola dal XIX sec., ed utilizzata per la produzione del Marsala. Si giunge in prossimità dell’isola accolti da una profusione di profumi e colori: la vegetazione, di tipo mediterraneo, è rigogliosissima soprattutto in primavera, e già in sé costituisce un valido motivo alla visita.
Un sentiero permette di effettuare il periplo dell’isola e di scoprire i resti della città fenicia (1 ora e 30 m. circa).
Si consiglia di percorrerlo in senso antiorario, ci dicono…. Ma noi certi della bellezza dell’isola …..ci accomodiamo su di una panchina fronte museo, e sotto l’ombra di un gigantesco ficus benjamin, monopolizzando per almeno 3 ore il posto, ci immergiamo nella lettura dei nostri inseparabili libri. Fa troppo caldo e non ci piace fare il bagno poiché l’acqua è visibilmente bassa, fangosa e stagnante, non per niente la zona è chiamata Stagnone.
Alle 15.30 ritorniamo all’imbarcadero Eubes con la motobarca. Dopo una refrigerante doccia al camper andiamo a Trapani. Parcheggiamo nello spiazzo adiacente la funivia che porta ad Erice. Saremmo potuti andare con il camper ma vuoi mettere il fascino del superbo panorama che si gode man mano che si sale fino ad arrivare a quota 756 mt. s.l.m.! Il costo della salita è stato di € 3,75 ciascuno A/R.
Il paesino è stupendo come incantevoli sono le stradine che lo percorrono. Le caratteristiche ricordano gli scorci della Toscana del 1500.
A Erice si trova il Centro studi internazionali intitolato a Ettore Majorana, voluto dall'illustre fisico trapanese Antonino Zichichi, che richiama gli studiosi più qualificati del mondo per la trattazione scientifica di problemi che interessano diversi settori: dalla medicina al diritto, dalla storia all'astronomia, dalla filologia alla chimica.
Con un biglietto da 5€ ciascuno abbiamo la possibilità di visitare quasi tutte le chiese. Entriamo nella Chiesa Madre eretta nel 1314 ma nel corso dei secoli fu più volte rimaneggiata, ammodernata e restaurata dopo il crollo del 1853.
Di fronte ad essa, isolato, sorge un poderoso campanile, alto 28 metri, a due ordini di bifore gotiche e coronato da merli. Si suppone sia stato fatto originariamente costruire come torre vedetta da Federico d'Aragona nel 1312 solo successivamente sia stato adibito a campanile.
Saliamo 108 scalini per arrivare in cima e scatto un paio di foto.
Effettuate le altre visite al complesso monumentale di S.Martino, alla chiesa di S. Giuliano e alla chiesa di S. Giovanni Battista, cerchiamo la famosa pasticceria di Grammatico Maria.
La storia di Maria Grammatico inizia quando a 22 anni lascia il convento, in cui era vissuta insieme alla sorella, e grazie all'esperienza acquisita dalle religiose di clausura francescane, che preparavano i tradizionali dolci ericini, diventa la piu' famosa cultrice dell’arte pasticcera siciliana. Tra le sue specialita' ci sono le genovesi che è uno dei dolci tipici venduti nel negozio di Maria. La genovese e' l’unico dolce che viene venduto “caldo”, appena uscito dal forno. Molti usano recarsi da Maria e mangiarne qualcuno sul posto, appena sfornati. Poi ci sono le palline di cioccolato, la marmellata di cotogne, la cassata siciliana per non dimenticare poi i dolci di mandorla, ancora oggi rigorosamente preparati a mano e preparati con le stesse ricette e gli stessi ingredienti impiegati come un tempo.
Madonna mia!!!!!!!!!!!!
Scende la sera…e la gola si rifà sentire. Mangiamo un paio di arancini acquistati in un bar pseudo-gastronomia ma purtroppo non avevano niente a che vedere con quelli assaggiati a Noto.
In un negozio di alimentari mi intriga una graziosa scatola di biscotti il cui nome è curioso: CUDDRIREDDI. Il costo di €6 non è male ma li compro incuriosita dalla loro forma.
E’ ora di rientrare. A malincuore ritorniamo sulla strada del ritorno lasciandoci dietro un venticello fresco che rimpiangeremo sicuramente e, ritratto negli occhi, un carretto siciliano agghindato a festa intravisto durante la visita al castello al calare del sole. Dal belvedere ci godiamo la città e non è facile spiegare attraverso paragoni l’intensità emotiva che il tramonto, visto da lassù, sa donare.
Colori mutevoli si riflettono sul mare, il calre del sole dietro le isole Egadi, la leggendaria forma di falce della Città di Trapani, tutto sembra scintillare all’imbrunire.

29.7.2007 – Sabato
La notte trascorsa nel piazzale adiacente la funivia è stata trnquillissima, ma stamattina siamo andati nel grande parcheggio custodito dove è possibile lasciare il camper per 24 ore a 10€ oppure € 1 l’ora. L’organizzazione fornisce la navetta gratuita per l’imbarco e per il centro città (SAU Azienda Trasporti Urbani).
Ci imbarchiamo alle ore 10 per Favignana con l’aliscafo della Siremar.
Arriviamo emozionati all’isola e ci dirigiamo subito ai primi affitta-bici che incontriamo. Il prezzo non è proprio economico così, ricordandomi di aver letto in un diario di bordo del noleggio motor bike car in via Florio 10 – tel 3286952230/3285904748, puntiamo sulla sicurezza e professionalità dei proprietari. Affittiamo due bici a € 7 a persona per tutto il giorno. L’isola è stupenda e il mare, neanche a dirlo, è magnifico. Consigliata dal punto informazioni pedalando, pedalando raggiungiamo “Cala Rossa”. Dall’altissimo numero di bici, scooter e macchine parcheggiate, capiamo che vale la pena fermarsi lì ma è scontata la folla. E vabbè…
Lasciamo le bici e scendiamo per un sentiero verso la scogliera che sembra abbracciare la vastità di quel mare che, all’orizzonte, si confonde con il colore del cielo.
A riva e sotto la costa i colori variano dall’azzurro, al verde, al celeste cristallino e, accaldati dalla pedalata, ci tuffiamo per un bagno ristoratore. Mi pento amaramente di aver dimenticato a Roma la maschera e le pinne.
Per fortuna avevamo le nostre scarpette di gomma rivelatesi utilissime per camminare sulle rocce affilatissime. Il mare stupendo ci consola dalla folla che ci da un po’ fastidio, ma non si può pretendere la solitudine a luglio. Il paesaggio è affascinante e spero di averlo immortalato con le mie foto.
L’acqua è subito alta ma da bravi nuotatori rimaniamo “ancorati” allo scoglio mentre intorno a noi sguazzano innumerevoli pesci.
Ci rilassiamo per un bel po’, poi si decide per andare a Cala Azzurra ma il caldo, la polvere delle strade sterrate e la fatica delle pedalate ci fa desistere.
Passando davanti al “camping Egad” pensiamo se sia il caso di chiedere al gestore una doccia ristoratrice. Ci dice che il regolamento non lo permetterebbe ma vedendoci sfiancati e accaldati, gentilmente acconsente per € 1,50 a doccia, calda naturalmente.
Lo ringraziamo sinceramente e ripartiamo. Arriviamo al delizioso paesino, sistemiamo le bici e passeggiamo un po’. Relax davanti ad una bella coppa di granita ai gelsi poi via che alle 19.00 bisogna restituire le bici.
Piccolo consiglio: Se fa molto caldo e non siete allenati ciclisti è meglio affittare uno scooter e non fare caso al costo!!!! L’isola è grande e tutta da visitare.
Prendiamo la motonave alle 19.40. E’ piacevolmente climatizzata.
Torniamo al camper con la prevista navetta appositamente chiamata al n. 3485952158. Gli autisti del bus ci consigliano una pizza da “Calvino” (ma è sabato ed è strapieno) oppure da “Aleci Michele” (V.le Duca D’Aosta 13 tel 547176) o da “Jolanda”. Decidiamo per Aleci ma abbiamo atteso talmente tanto (avremmo dovuto prenotare considerata l’ottima fama) che abbiamo ordinato le pizze a portar via.
Mangiamo seduti sulla panchina di fronte alla pizzeria in compagnia di una simpatica comitiva di signore del posto, intenta a godersi il fresco della sera, immersa in un vivace scambio di idee. E’ stato divertente seguire i discorsi e…non capire un piffero.
Trapani by night e poi, dopo una serena chiacchierata con gli autisti del bus, uno dei quali ci dice che ha lavorato per molti anni a Roma in un’azienda sita nel nostro quartiere, a nanna.

30.7.2006 – Domenica
Ci siamo alzati troppo tardi per andare al mercato del pesce.
Ci dirigiamo verso un’altro luogo da sogno: La piana di Màcari.
Chilometri di bassa scogliera che si tuffa in un mare caraibico. In lontananza avvistiamo numerosi camper in posizione strategica sul mare. Noi li imitiamo e quasi tutta la giornata la passiamo ad oziare. Il pomeriggio andiamo a spasso per S.Vito Lo Capo, cittadina che splendidamente ci offre negozi per lo shopping, bar, ristoranti, botteghe di artigiani e tanta vita notturna. Scovo in una viuzza un bel negozietto per soddisfare una delle mie passioni: la ceramica. E’ un laboratorio artigianale di ceramica artistica, “Karim” – Via Orazio di Bella 18 – che espone semplici sue creazioni, da lui stesso dipinte e infornate, dai toni di verde, azzurro e giallo, secondo un'usanza antichissima tipica della produzione siciliana.
Mangiamo in un ristorante a menù fisso a 12€. Scegliamo insalata di polipo, cuscus al pesce, calamaretti fritti (credevo fossero i soliti anelli invece sono proprio dei minuscoli calamaretti) . Dopo una granita al mandarino e gelsi torniamo al camper parcheggiato presso un grande spazio gratuito di fronte al “camping solemar” (seguire indicazione P Spiaggia).

31.7.2006 – Lunedì
Andiamo a dare un’occhiata alla spiaggia di S. Vito ma è troppo affollata così optiamo la scogliera di Màcari per passarvici quasi tutta la giornata.
Si parte nel pomeriggio direzione Scopello. Arriviamo nel tardo pomeriggio nell’AA La Playa – 15€ , carico-scarico, docce fredde – a 200 mt dal paese che visitiamo la sera stessa.
Scopello è forse il luogo più suggestivo e pittoresco dell'intero golfo di Castellammare. E' un piccolo borgo sorto verso la fine del settecento attorno al baglio, sul sito di un precedente casale arabo. E’ la meta preferita dei palermitani doc difatti non mancano ville da sogno che si affacciano sul mare.

1.8.2006 – Martedì
Consigliato da Paolo, il curatore dell’area, ci svegliamo presto per andare entro le 9,30 alla Riserva dello Zingaro. Ci accompagna lui per 2,50€ A/R a persona, con il pulmino fino all’entrata della Riserva.
Facciamo i biglietti per l’ingresso, 3€ cd, e cominciamo a camminare per un sentiero percorribile solo a piedi scavato nella montagna. All’andata è stato piacevole percorrere la stradina perché si gode dall’alto tutta la costa che si inabissa in un mare celeste cristallino nei pressi della spiaggia, e, via via che si allontana lo sguardo verso l’orizzonte il colore zaffiro e smeraldo diventerà meravigliosamente blu profondo.
CHE FOTO RAGAZZI!!
Percorrendo questo sentiero si incontra la vegetazione che è diventata il simbolo della riserva, ossia gli splendidi esemplari di Palma Nana che ora, si dice, a seguito di numerose potature, raggiunge l’altezza di quasi 5 mt.
Purtroppo pochi giorni fa è scoppiato un devastante incendio che ha brunito una gran parte della montagna e la zona ha perso le sue magnifiche tinte regalate dalla vegetazione e si sente ancora un vago odore di bruciacchiato qua e là. Ma tra i cespugli abbrustoliti ecco che scorgo un germoglio frutto di questa meravigliosa macchina che è la natura inarrestabile alle avversità.
Ci fermiamo strategicamente alla prima caletta, Cala Capreira, ad 800 mt dall’ingresso. Ce ne sarebbero altre ma la successiva era a 3 km, la terza a 6 km. Dicono che sono le più belle ma noi, non proprio sportivi, ci fidiamo e ci accontentiamo. La caletta è di ghiaia bianchissima e non molto grande sicchè dopo circa un’ora la folla è talmente tanta che arriviamo al collasso!!
E’ iniziato agosto (sigh!!) e la grande calca è in vacanza.
Dopo bagni di mare e di sole ce ne andiamo verso le 15.00 perché, probabilmente per la variazione di corrente, arrivano dal mare alcuni rifiuti e schiuma sporca.
Torniamo con il pulmino e in 15 min siamo a “casa”.
La sera ceniamo a lume di…luna.
Abbandonati sulle nostre sedie-sdraio ammiriamo storditi il cielo spolverizzato di innumerevoli stelle.


2.8.2006 – Mercoledì
Dopo le pulizie di routine al camper ce ne andiamo e giungiamo a Palermo verso le ore 13.00 in un’area che si differenzia parecchio dai precedenti spiazzi erbosi o ciottolosi in riva al mare….comunque siamo in città e nel grande parcheggio, (asfaltato, con C/S, docce calde, elettricità, custodito giorno e notte per € 18) ci adattiamo subito.
“GREEN CAR” – Via Quarto dei Mille 11b (traversa di Via Calatafimi di fronte alla “caserma TUKORY” tel. 091.6515010
Il posto è servito bene dai bus e a meno di 500mt da P.zza Indipendenza (il centro).
Telefono alla mia amica Antonella, romana, ma trasferita da più di 20 anni a Palermo.
Pranziamo e verso le 16.30 arriva con Aldo, il marito, e ci propongono un primo giro di pattugliamento con la macchina per i principali monumenti, edifici storici, piazze e viuzze della città.
Passeggiamo nei giardini di Villa Garibaldi e strabuzziamo gli occhi alla vista del fantastico ficus magnolia pluricentenario che straborda dai giardini. I rami del ficus, praticamente, hanno radici aeree che crescendo crescendo toccano il terreno e dalla radicazione delle stesse nasce un nuovo albero i cui rami a loro volta producono altre radici che toccando il terreno…e, così via facendo, si è venuto a creare una fortificazione di alberi facenti parte di una stessa pianta madre…non so se mi sono spiegata, viceversa andatevelo a vedere, è irreale quante è grande!!!
Passiamo con la macchina davanti a Piazza Pretoria – Palazzo delle Aquile, sede del municipio di Palermo. Dalle nudità delle statue i palermitani chiamarono la piazza "della vergogna" proprio per dare risalto ai pezzi marmorei che ornavano e ornano tutti i lati dell'ovale Fontana.
Parcheggiamo la macchina e andiamo a vedere in Piazza Spasimo la chiesa di Santa Maria dello Spasimo (comunemente conosciuta come “lo Spasimo”: la Madonna che soffre "spasima" dinanzi al Cristo in croce) e si trova nella parte della città storica detta la “Kalsa”. Nel corso degli anni questo edificio ha subito notevoli trasformazioni. L'alluvione del 1931 provoca i primi danni alla chiesa, c'è il rischio del crollo di un muro e di un arco. I terremoti del 1940 e del 1968 diedero il colpo mortale all'edificio che venne così irreparabilmente danneggiato. Solamente nel 1988 si iniziarono i lavori di ristrutturazione di questo edificio che venne consegnato così come lo vediamo oggi nel 1995. Oggi lo Spasimo è uno dei più bei luoghi di risalto internazionale, ricco di magia che ospita innumerevoli rappresentazioni culturali di tipo teatrale, musicale e mostre.
Il tour si conclude dopo una capatina a Mondello, lido più famoso di Palermo.
La sera ovviamente non possiamo rifiutare un invito a cena al ristorante di cui Antonella è la titolare “Il Mirto e la Rosa” (scusate la pubblicità ma è eccezionale la cucina, professionale il personale, elegante l’ambiente e il servizio in tavola, vini ricercatissimi, e…..beh andate ma non chiedetemi il costo di una cena perché chiaramente non abbiamo pagato considerata l’amicizia quarantennale con Antonella). Comunque provate a dire che avete letto il diario di bordo di una camperista di nome Tiziana di Roma …..a proposito, tutti e dico TUTTI i dolci sono fatti da Antonella.

3.8.2006 – Giovedì
Il giorno lo dedichiamo alla visita della città.
A piedi per P.zza Indipendenza e da lì prendiamo il bus.
Amando le grandi strade piene di negozi veniamo subito accontentati scendendo all’incrocio della Via Maqueda dove ha inizio il quadrilatero detto dei “Quattro Canti” ognuno di essi è costituito, oltre che da una fontana, da tre ordini di sculture con una statua allegorica dedicata a una stagione dell’anno, una di un sovrano spagnolo e una di una santa di Palermo (S.Oliva, S.Agata, S.Cristina e S.Ninfa).
Tra una visita e l’altra, una pasta dolce e l’altra arriviamo a Corso Vittorio Emanuele raggiungendo la Cattedrale agganciata con un arco con lo splendido Palazzo Arcivescovile. Giungiamo al Palazzo dei Normanni già reggia fastosa di Federico II e poi sede dei vicerè, oggi sede del Parlamento Regionale con splendidi e maestosi interni e con l’annessa Cappella Palatina, il più ricco gioiello della cristianità medievale siciliana.
Da vedere sono anche i famosi mercati: della “Vucciria” (famoso anche perché protagonista di un famoso quadro del Guttuso), “del Capo” e di “Ballarò”.
Numerose sono state le chiese da noi visitate ma era un entrare e uscire che non ricordo i loro nomi.
Ancora diversi passi e arriviamo al Teatro Massimo tempio della lirica palermitana e al Politeama.
Comunque a parte il patrimonio di conoscenze acquisite in fretta e in furia, se volete dedicare un pomeriggio allo shopping, consiglio Via Ruggero Settimio, Via Maqueda, Corso Vittorio Emanuele e la Via Roma.
Verso le 16,30 Antonella mi manda un sms per chiedermi se ci andava di visitare Monreale. Contenti dell’iniziativa veniamo “prelevati” dall’area di sosta con la macchina e arriviamo al principale centro turistico una mezz’ora dopo.
Il comune di Monreale è uno dei più vasti di tutta la Sicilia.
Entriamo nel Duomo con annesso Chiostro dei Benedettini. e scattiamo foto ricordo.
Saliamo sulla sommità dell’edificio e da lì ci esaltiamo alla vista della Conca D’Oro e di Palermo.
Torniamo al parcheggio e, dopo una bella doccia refrigerante ci riposiamo un po’.
E’ l’ora di cena e si va al ristorante!!

3.8.2007 – Venerdi – ULTIMO GIORNO
Con tutta la calma possibile torniamo al centro per un unltima visita al Palazzo dei Normanni per gustarci una mostra di opere di vari artisti. Ci mostriamo sbigottiti di fronte ad alcune “fatiche” di artisti stranieri…. Esempio: tela gigantesca blu scuro sulla quale l’artista ha procurato profondi tagli con non sappiamo quale arnese da taglio!!! Grande pezzo di legno squadrato sul quale sono stati piantati enormi chiodi che avrebbero dovuto raffigurare cosa!?! Insomma sembravamo Alberto Sordi e la moglie “buzzicona” alla mostra Biennale; le vacanze intelligenti organizzate dai figli…
Arrivati di fronte a dei quadri i cui soggetti sembravano piuttosto un’accozzaglia di occhi, nasi, seni quadrati…ci guardiamo, ci scambiamo un’occhiata di intesa e ce ne andiamo ridacchiando quando….. un lampo di genio… ma questo è Picasso (!!) …allora scatto tre foto ricordo.
Prima di muoversi da Palermo un ultimo squillo ad Antonella per ringraziarla dei magnifici giorni e per l’ospitalità.
Si parte direzione Cefalù.
Arriviamo per le 15.00
Sostiamo in un’area polverosa sul lato destro all’inizio del lungomare. E’ comoda per visitare a piedi il centro ma non è adatta a soste lunghe difatti non è ben tollerato il “campeggiare”.
Non potevamo perderci la bellissima cittadina. Tutto il centro è delizioso compresi i negozietti. Visitiamo la Cattedrale e i lavatoi medievali.
La sera, per concludere questa meravigliosa visita della Sicilia, ci consoliamo con una cenetta a base di pesce in un ristorante con terrazza sugli scogli.

Il mare era un “pochino” agitato e… le onde si infrangevano producendo quell’affascinante brontolio che ci fa ancora sognare quando riportiamo alla memoria immagini come queste che renderanno indimenticabili tutti questi giorni vissuti come protagonisti di una incantevole fiaba.
Sigh!!




Tiziana e Camillo
© Copyright 2012 Promax Comunication SA | Swiss Made Contatti