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Firenze: il Calcio in Costume

Scritto da samantha pucci
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  • i giocatori
  • la partita
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FIRENZE: il calcio in costume

GIUGNO 2007
Ho desiderato da tanto assistere al calcio storico fiorentino, e finalmente adesso sono qui e cerco di imprimermi nella memoria, con la macchina fotografica e con la cinepresa tutto quello che riesco a vedere.
Sono arrivata molto presto, nella speranza di occupare una prima fila, ma la ressa dei turisti è tale che mi sono sentita sbandata ovunque.
Tra l’altro sono anche piccola di statura, per cui è stato veramente difficile seguire la partita in tutti i suoi tortuosi movimenti. Ad un certo punto ho visto un groviglio di uomini in livrea, sporchi e polverosi, talvolta sanguinanti, impegnati fino allo spasimo nella ricerca della caccia. E vicino a me anche i turisti sono diventati acclamanti e vocianti tifosi che mi ricordavano scene molto comuni nei nostri stadi.

Adesso vi racconto la storia.
La paternità di questo gioco è da sempre contesa tra alcune città inglesi e Firenze, che comunque può vantare una documentazione del XV secolo.
In quell’epoca si disputavano partite fra i giovani della nobiltà cittadina in particolari occasioni: per rievocare una battaglia vittoriosa, per celebrare le nozze di qualche famosa coppia, durante i festeggiamenti di Carnevale.
È rimasta celebre una partita giocata nel mese di gennaio del 1490.
L’Arno era ghiacciato così si organizzò il gioco nel tratto di fiume che va da ponte Vecchio a ponte Santa Trinità.
Mentre i giovani atleti certamente non sentivano i morsi del freddo, impegnati com’erano a contendersi la palla, gli spettatori, invece, assiepati lungo le spallette tentavano di riscaldarsi sottolineando con grandi clamori le azioni delle due squadre.
Gli storici ed i cronisti del tempo ne parlarono come di un evento eccezionale, perché la partita durò tre giorni.

Poi il calcio “ alla fiorentina” venne esportato in Europa dai mercanti fiorentini, costretti per motivi di lavoro a soggiornare anche a lungo dalla propria città, così per respirare un poco l’aria di casa facevano venire i calciatori a esibirsi nelle loro residenze.
Una partita considerata storica è quella che si svolse in piazza Santa Croce il 17 febbraio del 1530, mentre la città era assediata dalle truppe di Carlo V.
Nonostante i disagi e le privazioni, i fiorentini decisero di giocare lo stesso la tradizionale partita di Carnevale.
Certo, il motivo principale era quello di lanciare un simbolico gesto di sfida agli assedianti. Anzi, per farsi notare dai nemici, i Fiorentini fecero disporre alcuni trombetti sui tetti dei palazzi che si affacciavano sulla piazza.
Dal canto loro le truppe di Carlo V , esasperati per il lungo assedio, presero a martellare con le loro colubrine i bastioni difensivi per tutto il tempo della partita.
Il gioco del pallone però divenne ufficiale nel 1580, ad opera del nobile Giovanni Maria de’ Bardi che ne pubblicò un Discorso, chiarendo anche chi poteva giocare ( non servi o plebaglia, ma giovani soldati onorati, nobili e principi ) e come doveva essere il loro abbigliamento ( abiti spediti e semplici, belli e leggiadri ).
Le varie partite del calcio in costume si svolsero non solo sull’Arno o in piazza Santa Croce, ma i luoghi potevano essere i più disparati: piazza Santo Spirito, piazza della Signoria, Santa Maria Novella; il Prato, uno slargo a forma di imbuto che si apre da Porta a Prato fino all’attuale Rotonda.
Quel terreno non lastricato, veniva usato abitualmente per le esercitazioni militari, quindi adatto al gioco.
Ma Santa Croce rimase il luogo storicamente vocato per le partite di calcio; lo dimostra una targa in marmo con la data del 10 febbraio 1565, con una funzione ben precisa: il giudice di campo vi lanciava contro la palla, al suo rimbalzo in campo i giocatori delle due squadre cominciavano la corsa per impossessarsene.
Nel corso dell’anno si svolgevano due o tre partite ufficiali, con tutto il cerimoniale; ma molte altre avvenivano in tutte le piazzette della città, giocate da giovani di ogni ceto sociale. Il calcio infatti dal XVII secolo, divenne molto popolare, ma anche osteggiato. Le partite erano così rumorose ( come lo sono oggi ) che arrivavano continue lamentele alle autorità. Queste dal canto loro furono costrette ad apporre targhe di divieto nei punti incriminati.

Attualmente le partite del calcio storico, quelle ufficiali, si svolgono tre volte l’anno, tutte nell’ultima decade di giugno e si svolgono tra i giocatori dei 4 quartieri storici di Firenze: Bianchi, Azzurri, Rossi e Verdi.
La partita è diretta da un giudice arbitro, aiutato da due segnalinee, e da un Giudice Commissario. Il Maestro di Campo sorveglia l’andamento regolare della partita, mentre i capitani devono sedare le zuffe.
Ma le zuffe avvengono, perché in questo gioco tutto è concesso, per cui sono frequenti mischie, risse, placcaggi. Il compito principale infatti dei difensori, essendo un gioco molto veloce, è soprattutto quella di prevenire l’azione avversaria.
Non solo. Talvolta i turisti assistono a vere risse, più legate ad antiche ruggini, che non propriamente alla ricerca della vittoria.
Le cronache del tempo raccontano alcuni episodi molto significativi.
Durante la partita del 1530 un calciante soprannominato Morticino teneva la palla talmente stretta che nessuno riusciva a togliergliela. Allora un altro giocatore prese in braccio il giovane e lo trasportò fin oltre la linea di fondo, ottenendo così un caccia e mantenendo sempre la palla in movimento. Infatti una delle regole è che il pallone può essere colpito sia con le mani che con i piedi, ma non deve mai rimanere immobile.
Sempre le cronache raccontano che si sono cimentati in questo gioco personaggi famosi, quando erano giovani. Giulio de’ Medici, Clemente VII, Alessandro de’ Medici, Leone XI, Urbano VIII, Piero dei Medici, Cosimo dei Medici.

Il premio è una vitella di razza chianina.
Tra le figure singole che compongono il corteo vi sono, con le loro insegne, i rappresentanti delle Arti e Mestieri.

Io non sono una tifosa, per cui non vado mai allo stadio, ma una di queste partite non volevo perderla. Che sia interessante, al di là della violenza, lo dimostrano i turisti che vengono a Firenze, apposta per vederla.

Pia Granieri
Perugia 27 – 02 – 2008

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