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Viaggi e Miraggi:Sfide in Bicicletta, Sfide in Amore. Ma C'e' un Fantasma Che e' Meglio Non Svegliare

Scritto da massimo gramellini
  • Le Pale di S.Martino
  • I Laghi del Lusia
  • Toh! Dei porcini
  • I tre protagonisti
Viaggi e Miraggi:
Sfide in bicicletta, sfide in amore. Ma c’è un fantasma che è meglio non svegliare!

Oramai, di salite davvero importanti, ne mancano poche per riempire il mio palmares. Ce ne è, tuttavia, un gruppetto tutto concentrato nelle dolomiti centro-orientali, che ho sempre lasciato per ultimo, non so manco io il perché. Forse il motivo è riferito al fatto che in quella zona ci sono sempre stato, o a sciare, o a camminare con gli scout e per conto mio, ma mai con la bici. Il momento tanto atteso è arrivato! È il 25 luglio quando Paola ed io piantiamo la tenda nel bel campeggio di Bellamente, un paesino sotto il passo Rolle e 10 chilometri sopra Predazzo, che sta alla fine della Val di Fiemme e all’inizio di quella di Fassa. Purtroppo la giornata non è affatto bella e siamo un po’ timorosi e molto speranzosi, in un miglioramento del tempo. È pure freddo e decidiamo di scaldarci, facendo una passeggiata di contorno al camping, così tanto per vedere di che posto si tratta.
È eccezionale, dopo 15 minuti, trovo un porcino, poi un altro e un altro ancora. Mai vacanza era iniziata così bene e il morale sale immediatamente, lasciando in secondo piano la preoccupazione per le condizioni del tempo. Questi migliora, ma rimane alquanto freddo e allora a Massimo, il sottoscritto “venne una brillante idea”( gli Squallor). Tra i tanti amici che la mia povera vita di girandolone mi ha concesso di conoscere, ce ne è uno anche da quelle parti e deve essere in vacanza a Predazzo proprio in quei giorni.
Lo chiamo, gli dico che siamo nei paraggi, spero in un invito, dato che la distanza del campeggio da casa sua non può superare i 15 chilometri. Si mostra stupito, chiacchiera, sta prendendo tempo, penso, non è buon segno. Gioco, allora, le mie carte da marafona secca: “avrei dei porcini freschi…”Alle venti in punto sediamo al tavolo di casa sua, superinvitati. Paola, quella sera, si supera in cucina. Dovette farlo, in quanto Marco, è il nome del mio amico e collega di ed. fisica, non è granchè ai fornelli e sua moglie era a Forlì al lavoro. Capito perché il Marco, si tratteneva dall’invitarci? Dopo il lauto pasto, al caldo dell’umile dimora ci congedammo, non prima di aver fissato per una giornata della settimana, un giro assieme in bici all’alpe di Pampeago.
Il giorno seguente, dopo la scorpacciata di funghi, tutti rigorosamente porcini, si inizia a pedalare, già di brutto, come nostra consuetudine. Il giro è spettacolare: passo Valles 2033 metri di altitudine, picchiata a Falcade e conseguente risalita al S. Pellegrino, 10 km., pendenza media del 9%, con tratti al 18%. Poi la bellissima discesa a Moena, zeppa di ricordi della mia adolescenza e del mio primo, vero, viaggio in treno.
Ho ancora stampato nella mente il ricordo di quando, arrivato alla stazione di Ora, prima di prendere la corriera per la ridente località turistica della val di Fassa, scesi dal treno dalla parte sbagliata e quindi sul binario opposto al mio. Mancò poco che la polizia ferroviaria non mi arrestasse. Quindi transitiamo da Predazzo, il nostro contachilometri segna 60 chilometri percorsi e ne mancano una ventina per il nostro campeggio. Ma ci arriviamo, stanchi e provati dallo stupendo giro, ma ci arriviamo! Ormai sotto la doccia, ci scambiamo uno sguardo intenso e reciproco in cui entrambi leggiamo in caratteri cubitali: “oggi, 26 luglio, Paola e Massimo hanno sicuramente realizzato un qualcosa di molto, molto importante!” Seguì la conquista, sino ai 2047 metri s.l.m. del passo Manghen, bellissima salita , per niente trafficata. Unico neo: il ritorno obbligato per la stessa strada. Ma siamo sempre tra la val di Fassa e la val di Fiemme, ce ne fosse!
La zona, l’ho detto, è densa di occasioni da non perdere e una volta che ci sono, statene certi, che non ne lascerò perdere nemmeno una. È la volta di un giro da antologia: quello delle Pale di S. Martino. Ripercorro il Valles e questa volto scendo oltre Falcade, fino ad Agordo. Sono sceso sino ai 600 metri del grosso centro della valle del Cordevole, dovrò ora risalire ai 1400 mt. del passo di Cereda, quindi di nuovo giù per il versante più duro del passo fino alla splendida Fiera di Primiero, che talmente festosa e variopinta, dà al passante proprio l’idea del mercato, della fiera.
Da lì, salgo sino ai 1444 mt. della perla della zona dolomitica in questione: S.Martino di Castrozza. Poi, l’ultima fatica di una giornata così intensa, mi vede guadagnare l’ultimo passo del giro odierno, il prestigioso Rolle, con la famosa baita Segantini che si staglia sotto le Pale. È una immagine che ognuno di noi “anta” conosce perfettamente, è raffigurata su quasi tutti i sussidiari delle scuole elementari e libri delle medie, alla sezione della geografia, quando ancora veniva studiata. Quest’ultimo tratto da S.Martino al passo Rolle, lo ricordo ancora con piacere fondamentalmente per due motivi: il primo dipende dal fatto che è bellissimo, in quanto sale tra boschi di abete rosso, inframezzato da quello bianco. A tratti una cascatella mi ricorda che sto pedalando proprio sotto le Pale, che sono un monumento alla natura. Quando poi ai 1800 mt, esci dal bosco e finalmente ti è concesso di ammirarne la maestosità e spettacolarità di queste cime, capisci che qualcosa di bello e infinitamente grande si è compiuto, si è realizzato. E finalmente il protagonista sei tu, contento di aver scelto quella meta.
L’altro motivo del mio piacere personale è che, una volta scollinato, non mi rimane che lasciar scorrere la bici tra tanto ben di Dio e permetterle di accompagnarti fin dentro al campeggio, senza bisogno neppure di una pedalata. Queste conclusioni di tour, questi arrivi in discesa mi piacciono molto. A chi non alletterebbe ripensare e trarre già i benefici della fatica appena fatta?
Al termine saranno 117 i chilometri percorsi e 2900 i metri di dislivello che dovetti superare. Mentre scrivo, mi assale una certa forma già di rimpianto e la paura di non essere più in grado di arrivare a cotanta esplosione di “meraviglioso biciclettare”. Segue giornata di riposo, non per il nostro stomaco, in quanto ci rimpinziamo nuovamente di porcini. Che ci possiamo fare, è un grande anno per questi prodotti del bosco e così riusciamo ad ottenere un altro invito da Marco, a Predazzo. Marco è un tipo atletico, simpatico e di pronta battuta. é un tipo che può avere del fascino e Paola se ne accorge subito, figurati! I due legano, li osservo parlare, forse neanch’ io sono mai riuscito a farlo in quel modo con lei, usando un così ravvicinato scambio di opinioni! Se non fossi arcisicuro di essere praticamente un Dio e del vantaggio che ho su di lui, ci sarebbe da essere gelosi, ma no cosa sto pensando, non dare retta a questi giri di pensiero, mi dico. Poi, però, ritornano e mi piace assecondarli.
Provo, ora, un sentimento di soddisfazione nell’essermi conquistato una donna di simile “fattura”, certo dovrei cominciare a ricordarmelo più spesso e a non abbassare la guardia tanto facilmente, ma continuare la conquista giorno dopo giorno. Comunque fosse, spero solo che quella notte, in tenda, la “splendida creatura” pensasse solo al sottoscritto, quando accaddeva qualcosa di veramente grandioso, prima che ci addormentassimo!
L’indomani recuperiamo il doppio antagonista di giornata, Marco, e via alla volta di Pampeago. Perché doppio? È presto detto! Dell’antagonista, nel senso della serata precedente ho già detto, ora c’è la sfida vera e propria sulla strada e per giunta su quelle ben conosciute dal nemico. Per fortuna ebbi la riprova che il buon Marco era un burlone davvero,quando a casa, sempre tra una battuta e l’altra, scherzavamo a chi fosse il migliore sulle due ruote. Non ci fu storia, tra lui e me la differenza di rendimento era notevole. Come non ci fu storia con Paola, almeno credo, ma tutto finì con la solita bordata di sms, così di moda tra gli amanti odierni, o presunti tali.
Dopo la sfida all’O.K.Corral di Pampeago, salimmo al desolante passo di Lavazè, desolante, per via di un paesaggio scialbo e spoglio che sembrava preso da quelle scene di films catastrofici. La salita, dal punto di vista della difficoltà, merita, in quanto presenta una pendenza media del 7,7% e, in 12,2 km, ha un dislivello di 1000 metri. Considerato che quel giorno rischiavo di tornare al campeggio senza sfide di particolare rilevanza, decisi di tentare l’impresa di S.Floriano. Uso la parola “tentare”perché di questo si tratta, dopo 40 km. percorsi, un passo di 1° categoria e una mezza sfida vinta. Come se non bastasse, c’è da calare sino agli 872 mt. di Ponte Nova e salire nuovamente ai 1823 della malga Laner, sopra S.Floriano. Sarà salita vera: 9,5 km. di lunghezza, 951 mt di dislivello, con pendenza media del 10,2% e massima del 18%. Se non fossi così allenato causerebbe il mio primo ritiro in quella zona. Alcune volte penso di ricorrere al piede in terra, ma stringo i denti e salgo fin lassù. Sarà, per difficoltà, la mia 4° asperità di sempre, dopo Zoncolan, Mortirolo e Punta Veleno, sul lago di Garda. Quella zona delle Dolomiti, che avevo lasciata per ultima, era stata “spolpata” a dovere e non aveva più segreti per me.
Decido, mentre faccio queste considerazioni, di assecondare allora l’antico desiderio di tornare dopo 30 anni, ai laghi del Lusia, che si trovano sopra il passo del S. Pellegrino, che mi avevano visto, fresco quindicenne, nelle mie prime vesti di campeggiatore e pescatore. Mi tremano le dita, quando le faccio scorrere sui sentieri della cartina originale della “Tabacco”, che mi sono portato appresso da casa, andandola a scovare, nascosta nel cassetto della scrivania di casa dei nonni. Certo, ne ho una nuova di zecca appena comprata, ma voglio quella vecchia, almeno per oggi, il giorno che tornerò lassù.
A dire il vero salgo da un’altra via, che forse nel 1967 non esisteva neppure, perché ho individuato un gran giro che possiamo fare. Rispetto a quella prima volta, ai laghi ci arrivo dall’alto e, appena li scorgo, è tutto un susseguirsi di ricordi, impressioni e sensazioni che quasi mi stordiscono. Mi sembrano di dimensioni più ridotte rispetto ad allora. Certo, si possono essere prosciugati, le falde acquifere saranno scese nei sottostrati, mi viene da pensare, oppure è vero che, le cose viste quando sei piccolo, ti appaiono sempre più grandi di quello che in realtà sono. Uno, due e tre, ci sono tutti e li “circunnavigo”. Cerco di scorgervi le trote che allora pescammo e le bombe d’aereo, del ‘15-‘18 che ci avevano tanto impressionato, niente! Eppure erano lì! Guardo Paola e d’un tratto realizzo che sono passati esattamente 38 anni, una mezza vita!
Tornato in me e chiusa la parentesi del tempo, inizio mano nella mano, ben strette, la discesa lungo una splendida valle, ma non avrò più il coraggio di voltarmi indietro, per paura, davvero, di poter scorgervi quel ragazzo di 12 anni, intento a pescare le sue trote. Sento che mi sto commovendo e perciò penso che è ora di chiudere il racconto di quel bellissimo “viaggi e miraggi”, di quell’estate di un paio di anni fa.
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