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Abbazia di Santa Croce in Sassovivo: tra Arte, Storia e Natura

Scritto da Leonardo Guerrini
  • Abbazia di Sassovivo-foto panoramica
  • Chostro romanico
  • Particolare del pozzo centrale
L’Umbria, si sa, è una delle poche regioni capaci di coniugare felicemente arte e natura, storia e paesaggi incontaminati, poco mutati nel tempo e dalla mano dell’uomo. E contemporaneamente specchio di quella tradizione agricola millenaria, splendidamente rappresentata dalle immense distese d’olivi secolari. Gli itinerari turistici vertono sulle città più blasonate di Perugia, Assisi, Todi, Spoleto ed altri ancora. Trascurando culle di storia e bellezza che meriterebbero di essere risaltate. Tra queste, spicca l’Abbazia di Santa Croce in Sassovivo, attorniata da un bosco di lecci secolari, alle pendici del Monte Aguzzo, e raggiungibile in pochi minuti dalla città di Foligno.
Il complesso religioso è racchiuso dalle antiche cinte murarie, e si sviluppa attorno ai suoi due chiostri, frutto delle costruzioni che nel tempo si sono succedute. L’origine dell’abbazia risale al 1082, quando l’eremita Mainardo, appropriandosi di alcune strutture incomplete, di proprietà di una famiglia del luogo, completò la costruzione con una chiesa, il refettorio e il dormitorio. Gli abati che si succedettero, obbedienti alla regola benedettina, aggiunsero altri locali adibiti alle funzioni dell’ordine, come le cucine e nuovi dormitori. L’Abbazia di Sassovivo conobbe il suo massimo splendore e potenza nel dodicesimo e tredicesimo secolo; il complesso monastico arrivò a comprendere più di 90 monasteri, 41 chiese e 7 ospedali, in un territorio che andava da Roma a Spoleto, da Perugia a Camerino. Il tutto grazie al beneplacito consenso del Papa.
È in questo periodo, nel 1229 precisamente, che sorse il primo dei chiostri, pregevole opera medioevale ed eccellenza dell’arte scultorea romanica. È composto da un disegno perimetrale di forma rettangolare, all’interno del quale c’è un cortile. Tutto intorno si erge un portico di eccezionale finezza artistica, costituito da 128 colonnine abbinate, culminate da capitelli a giglio, poggianti su un muretto, che sorreggono 58 archi a tutto sesto. Al di sopra di questi poggia un architrave in stile classico, arricchito da due cornici in mosaico.
L’origine del chiostro è fatta risalire alla volontà dell’Abate Angelo, che commissionò i lavori artistici a Pietro de Maria. Addirittura le parti delle arcate furono lavorate nelle botteghe artigiane dei Vassalletto a Roma, poi fatte risalire attraverso il fiume Tevere, fino ad Orte; infine, trasportate via terra verso l’abbazia. In loco, invece, sembra che siano state realizzate le cornici in mosaico, da uno dei Vassalletto, Nicola. A suggellare il capolavoro visivo che si apre agli occhi del visitatore è il pozzo, al centro del cortiletto, e con una copertura metallica posta dopo un efficace restauro, databile 1623.
Sulle pareti laterali del chiostro s’intuiscono tracce di intonaci, probabilmente destinati agli affreschi; è rimasta visibile, tuttavia, una piccola lunetta che raffigura la Vergine seduta sul trono con in braccio il bambino, risalente al 1280.
La visita prosegue alla Loggia detta Del Paradiso; qui si notano ancora frammenti di affreschi che gli esperti fanno risalire alla mano di Giovanni di Corraduccio, artista operante nei primi del Quattrocento. L’interno del Monastero, che ospita i dormitori con volte costruite nel Duecento, conservano decorazioni pittoriche, quali l’Ultima Cena, risalente al 1595.
Infine c’è una Cripta del secolo XI, conosciuta come Cappella del Beato Alano. Sorge a poche centinaia di metri dall’Abbazia, e si pensa che sia stato l’originario nucleo del complesso religioso.
Le fortune dell’Abbazia di Sassovivo cessarono nei primi anni del Quattrocento. Quando Papa Paolo II stabilì la commenda del complesso monastico, molto del patrimonio era già stato frazionato. Nel periodo successivo passò sotto la tutela dei monaci Olivetani, che non riuscirono a restaurare la grandeur di un tempo. Dal 1979 l’abbazia ospita la Comunità Jesus Caritas, fondata da Charles de Foucauld.

Uscendo fuori dalle cinta murarie, lo spettacolo prosegue inerpicandosi tra i boschi e seguendo la “passeggiata dell’Abate”, attraverso la quale si possono ammirare centinaia di lecci secolari, circa 7 ettari, raro esempio di tali dimensioni in Umbria.
Poco distante dall’abbazia potrete trovare un’antica fonte d’acqua, pregiata e conosciuta nella zona, sgorgante dalle rocce incontaminate dei monti circostanti.

L’Abbazia si raggiunge in macchina, seguendo la strada che parte da Foligno e riportante le indicazioni “Sassovivo” o “Abbazia di Sassovivo”. Prendendo il treno, scendete alla stazione di Foligno e da lì proseguite in taxi.
Tags: Abbazia di Sassovivo, arte in Umbria, chiostro romanico, lecci, natura
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