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Tra gli Edifici Storici del Borgo di Chatillon

Scritto da Marica Forcellini
Via Emile Chanoux, ci conduce alla scoperta di un borgo ricco di testimonianze storiche e religiose; è un susseguirsi di edifici gli uni stretti agli altri, di antiche dimore oggi profondamente trasformate, ma che recano ancora numerose tracce di un nobile e illustre passato. Portali in pietra, ringhiere in ferro battuto, lunette che sovrastano i portoni d’accesso con date e monogrammi arricchiscono i palazzi un tempo appartenuti alle famiglie dell’aristocrazia. Ma orsù dunque, iniziamo la nostra esplorazione e superiamo, aiutati da un po’ di immaginazione, l’antica Porta Ivrea che si apriva nella cinta muraria, oggi completamente scomparsa. Oltre a svolgere l’importante funzione di collegamento interno, Via Chanoux, che attraversava il borgo per tutta la sua lunghezza, era luogo di passaggio obbligato per merci e persone che risalivano la Valle d’Aosta transitando lungo il Grand Chemin (o Chemin Royal) e lo rimase sino agli anni ’60 quando furono realizzate la circonvallazione (1964-1968) e l’autostrada (1968-1969). Quanti balconi abbattuti da camion e TIR… che, oggi sembra quasi impensabile, dopo l’apertura dei tunnel del Monte Bianco (1965) e del Gran San Bernardo (1964) viaggiavano fra queste case in entrambi i sensi! Lungo la stessa via aveva luogo il mercato settimanale di assai antica istituzione: lo storico Jean Baptiste de Tillier cita un documento risalente addirittura al 1409! La via, in epoca attuale, è invece animata, a giugno, in occasione delle festa patronale, e a dicembre, da un brulichio di curiosi che visitano il Petit Marché du Bourg, un’esposizione, con vendita, di oggetti di artigianato, antiquariato e prodotti alimentari. L’ultima domenica di ottobre vede invece svolgersi la “Sagra del miele e dei suoi derivati”: Châtillon, infatti, fa parte dell’Associazione Nazionale Italiana le Città del Miele, un’iniziativa che ha come obiettivo la tutela e la valorizzazione dei mieli artigianali italiani. La salita sfiora alcuni bei portali in pietra e ci conduce al palazzo appartenuto a Guglielmo Gervasone (oggi sede dell’USL), nipote del leggendario Bartolomeo, riconoscibile per la tinta rosa e gli stucchi che decorano la facciata. Di fronte, le mura del convento dei Cappuccini racchiudono secoli di una storia che ebbe a iniziare nel lontano 1626 quando il barone Paul-Emmanuel di Challant con atto del 22 marzo 1626, cedette all’ordine una casa perché vi fondasse un convento. Nel 1633, dopo lavori di sistemazione e di adeguamento, vi si insediarono i primi frati cappuccini. Annessa alla casa trasformata poi in convento c’era una cappella dedicata a san Grato, il potente taumaturgo cui si ricorreva in occasione di malattie, guerre e carestie. Giudicata troppo piccola, la cappella fu completamente riedificata fra il 1635 e il 1642 e dedicata a san Francesco d’Assisi. La Rivoluzione Francese portò alla soppressione di molte istituzioni monastiche e nel 1802, dopo i conventi di Aosta e di Morgex, fu la volta anche di quello di Châtillon: i frati furono cacciati e l’edificio utilizzato come magazzino per le truppe. Dopo varie traversie e utilizzi (scuola, lazzaretto, magazzino, latteria, caserma), nel 1895 il vescovo di Aosta, Mons. Joseph-Auguste Duc, acquistò l’edificio dal Comune e il convento ospita ancora oggi l’unica comunità di Cappuccini in Valle d’Aosta. In alcuni locali annessi al convento, per lascito testamentario di Jean Louis Rigollet, nel 1865 fu istituto un asilo infantile, tenuto dalle suore di San Giuseppe, per “provvedere all’educazione religiosa, morale e civile dei fanciulli di ambo i sessi, dai 3 ai 6 anni”; l’asilo fu attivo sino al mese di gennaio del 1960 quando venne inaugurato quello attuale, sito in Via Tollen, che porta ancora il nome di Asilo Rigollet. Poco lontano dal convento, si trovava l’ospizio di San Teodulo, amministrato dai religiosi del Gran San Bernardo, che, fondato nel 1165, rimase aperto fino al 1752 quando fu definitivamente soppresso. L’ospizio, la cui presenza conferma quanto il paese fosse frequentato, era nato per offrire riparo a pellegrini e viandanti, ma non possedeva che due o tre letti. Sulla piazzetta intitolata ai Caduti per la Patria, si affacciava lo storico Hôtel de l’Ange ricordato in numerose guide turistiche di fine 1800: “buona cucina e camere pulite”. Sul lato opposto, dove oggi ha sede la biblioteca Monsignor Duc, doveva trovarsi l’abitazione dei nobili Scala e di Charles Bich (1802–1881). L’edificio fu poi adibito a caserma della Guardia alla Frontiera (Caserma Menabrea), un corpo militare utilizzato da Mussolini durante la seconda guerra mondiale per proteggere la frontiera italiana dai paesi confinanti. Sulla via, un edificio (al n. 82), oggi ristrutturato, ospitava l’albergo Lion d’Or. Quasi in cima alla salita (al n. 74), la residenza fatta costruire nel 1760 da Pantaléon Bich, “la più sontuosa del Borgo”, che nel 1800 ebbe l’onore di ricevere e alloggiare Napoleone con il suo seguito! L’edificio, in anni più recenti, divenne Casa dalle suore della Congregazione di San Giuseppe, la prima casa aperta dalla Congregazione fuori Aosta. Ma eccoci finalmente in Piazza Duc, o meglio Place Abbé Prosper Duc, martire della Resistenza (1915-1945) la cui casa natale si affaccia sulla stessa piazza. Lunga e travagliata la storia di questa piazza! Nel 1771, il Consiglio comunale, ritenendo che, soprattutto il giorno di mercato, la merce esposta, il passaggio di persone e di carri e la presenza della fontana utilizzata sia per l’abbeveraggio degli animali sia per uso domestico, creassero confusione e costituissero pericolo, decise di realizzare una piazza dove trasferire la fontana del borgo, costruire la casa comunale e la scuola (fon- data a Chatillon per volere testamentario di Jean Claude Brunod nativo di Chatillon con atto del 12 novembre 1713). Al Consigliere Pantaléon Bich fu affidato l’incarico di acquistare alcune case, incendiate nel mese precedente, da demolire per creare uno slargo. Nel 1777 la piazza, da adibire anche a sede del mercato settimanale, fu ultimata, così come la casa comunale; la scuola venne invece terminata nel 1782. Nel 1855, l’edificio comunale fu destinato a caserma dei Carabiniers Royal e poi demolito nel 1965. Il 7 giugno 1925, nella piazza fu eretto un monumento in bronzo, forgiato con gli obici tolti al nemico nella guerra 1915-1918, opera dello scultore Ettore Betta. Durante l’occupazione fascista, la statua fu fusa e il bronzo utilizzato per la fabbricazione di armi. Ritrovati gli stampi originali, il monu mento, ricostruito e risistemato nella piazza, fu inaugurato il 5 novembre del 1967. Nella piazza si affaccia pure l’edificio che ospita la locale sezione CAI e il Corps Philharmonique de Chatillon, il più antico corpo musicale della Valle d’Aosta. Fu, infatti, fondato nel 1780 con l’appellativo di Musique, e la sua attività, nonostante le vicende belliche che contrassegnarono la storia regionale e mondiale, non subì mai alcuna interruzione! Suo presidente per ben quaranta anni, dal 1966 al 2007, e oggi vicepresidente, un illustre cittadino di Chatillon, il senatore Cesare Dujany.
Il cammino prosegue lungo Via Chanoux che ora si fa pianeggiante: altri balconi e altri portali! Una diramazione sulla destra, Vicolo del mulino, conduce a un edificio su cui spicca un affresco a carattere religioso. A sinistra, la forgia Torreano conserva ancora i meccanismi per la produzione di energia idraulica. Ma ecco il municipio, un edificio a tre piani con portico al piano terreno, realizzato verso il 1850. A fianco, da un lato, il palazzo gemello, già Hotel delle Alpi, dall’altro l’Hotel Londres, il più antico, degli alberghi di Châtillon. Edificato nel 1854 da Pietro Gervasone “in posizione pittoresca sul grande ponte, a immensa altezza sopra il torrente di Valtournenche”, fu il più frequentato dai turisti italiani e stranieri. Tra gli alpinisti celebri che vi risedettero ricordiamo l’inglese Edouard Whymper, il conquistatore del Cervino (14 luglio 1865), che vi soggiornò tra il 28 e il 29 agosto 1861: in suo ricordo, un altorilievo posto su un balcone del cortile interno. Infine una curiosità: lungo la via del paese, tra il 1921 e il 1928, era in servizio una filovia che collegava il borgo con le stazioni ferroviarie di Châtillon e di Saint-Vincent. Le vetture, che potevano trasportare 25 persone, erano state acquistate a Desenzano del Garda da una società costituita dagli abitanti di Châtillon. La gola incisa dal Marmore, antico confine fra le Signorie di Châtillon e di Cly, chiude questo interessante itinerario alla scoperta di un borgo assai poco conosciuto e visitato, ma certo ricco di testimonianze storiche e di antiche suggestioni.
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