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Il Grand Tournalin

Scritto da Marica Forcellini
  • Il canonico Georges Carrel
  • Il villaggio di Cheneil
  • L’inglese Edward Whymper
“Ci sono luoghi come le persone. Ci sono luoghi protagonisti, crocevia della storia, culle di eventi memorabili, toponimi celebri cui ogni visitatore - almeno per reminiscenze scolastiche - associa un ricordo e un’emozione. Altri luoghi, al contrario, assomigliano a certe persone di secondo piano, a certe vite che si consumano in silenzio come brace di legna, senza che nessuno si accorga della loro presenza. Infine ci sono luoghi poco appariscenti, ma traboccanti di vita e di poesia. Paesaggi dell’anima che hanno incantato generazioni e generazioni, sovrapponendo fascino antico a fascino rinnovato senza consumarsi mai. Luoghi che si direbbero generati da un disegno immortale. Cheneil, in Valtournenche, è uno di questi luoghi.” (Camanni E., in La Stampa, 19 luglio 2000).

Cheneil, minuscolo villaggio a 2105 metri di quota, poche case di pietra, una cappella dedicata a Notre Dame de la Guérison e un piccolo albergo raggiungibili sono a piedi con una breve salita di circa 15 minuti. Un panorama grandioso che spazia dalla Punta Tzan al Château des Dames, alle Grandes Murailles fino al Cervino. Una conca incastonata tra la Becca d’Aran (2952 m), i Denti d’Aran, noti nella letteratura alpinistica anche come Sigari Bobba in ricordo di Giovanni Bobba che per primo vi salì nell’agosto del 1901, il monte Roisetta (3334 m), il Gran Tournalin (sommità nord 3379 m, sommità sud 3370 m), il Piccolo Tournalin (3207 m) e la Becca Trecaré (3033 m).

“La bellezza e la pace idilliaca del luogo sono le medesime che una volta si trovavano al Breil, quando non esisteva la rotabile e non era nata Cervinia: scampanio di mandrie e canto di ruscellanti acque son le musiche arcane della conca” (Cavazzani F., La Valle del Cervino, Casa Editrice Cescina, Milano 1962, p. 240). “In pochi decenni del Novecento l’oro bianco ha trasformato il Breuil in Cervinia, con le sue metastasi di cemento, mentre Cheneil restava miracolosamente Cheneil e diventava il rifugio estivo dei villeggianti colti e innamorati” (Camanni E., in La Stampa, 19 luglio 2000). Cheneil, come scrive Cavazzani, è legato alla storia del Cervino: qui vissero i Carrel, famiglia di guide leggendarie. Il canonico Georges Carrel (Châtillon 21 novembre 1800, Aosta 23 maggio 1870) trascorse parte dell’infanzia facendo il pastore a Cheneil, dov’era la casa paterna.

Fra questi pascoli visse la sua infanzia nella prima metà dell’Ottocento l’abate Amé Gorret (Valtournenche 25 ottobre 1836, Saint-Pierre 4 novembre 1907), l’ours de la montagne (l’orso della montagna), nipote di Georges Carrel, tra i primi salitori italiani del Cervino per la cresta del Leone. Così Amé Gorret descrive il piccolo agglomerato: “Cheneil presenta una splendida conca dominata dal Grand-Tournalin. Che dolci ricordi mi riporta alla mente Chenei … Un tempo le madri di famiglia andavano a passarvi l’estate con i loro bambini, è qua che sono stato elevato” (Abbé Amé Gorret, De Châtillon d’Aoste à Domodossola, in C.A.I., n. 18, 1871). “Il buon senso, o forse il caso, hanno fatto sì che ancora oggi non si raggiunga Cheneil con le automobili, ma soltanto a piedi, per un buon sentiero, e a pochi minuti dal parcheggio auto” (Cavazzani F., La Valle del Cervino, Casa Editrice Cescina, Milano 1962, p. 240). Ma torniamo alle nostre montagne, all’abate Amé Gorret e al Gran Tournalin: “nel 1850 all’età di tredici anni, avevo fatto questa ascensione con qualche pastore, ma abbaimo dovuto lasciare i nostro zoccoli nella depressione fra i due Tournalin e salire la montagna a piedi nudi” (Abbé Amé Gorret, Le Grand-Tournalin, in C.A.I., n. 26, 1876). A Cheneil sostò anche il noto alpinista Edward Whymper (Londra 1840, Chamonix 1911) che con Jean Antoine Carrel (Valtournenche 1829 – 1890), raggiunse per la prima volta la cima del Gran Tournalin per la cresta nord l’8 agosto del 1863: “nessun essere umano vi era giunto prima di noi” (Whymper E., Scalate nelle Alpi, Edizioni Montes, Torino 1933, p. 63).

“Celebrammo l’evento costruendo un gigantesco tumulo di pietre, che si poteva vedere a chilometri di distanza, e che sarebbe rimasto lì per chissà quanto tempo, se non fosse stato distrutto dal canonico Carrel, perché disturbava la panoramica dell’apparecchio fotografico che egli si era portato appresso salendo alla vetta più bassa, nel 1868 … Consiglio la salita del Tournalin a chiunque in Val Tournenche abbia un giorno a disposizione … Raccomando questa ascensione non per la quota o le difficoltà, ma semplicemente per l’ampiezza del panorama che si può godere dalla cima. La posizione è superba, e la lista della montagne che si possono vedere include le vette delle Alpi Cozie, Graie e Pennine, del Dauphiné e dell’Oberland. La vista contiene, al massimo di perfezione, quegli elementi pittorici che mancano a volte anche nei panorami da cime più alte. Esistono tre zone principali, ognuna con un punto centrale, o dominante, a cui l’occhio è condotto naturalmente. Tutt’e tre, similmente, sono quadri a sé, ma ogni quadro è diverso dagli altri. A sud, ammorbidita dai vapori della Valle d’Aosta, si estende, in tutta la sua lunghezza, la linea delle Alpi Graie, con montagne che superano i 3650 metri. Ma non è su queste, pur così nobili, che l’occhio si poserà, bensì sul Monviso, a grande distanza sullo sfondo. A ovest e verso nord, fanno da sfondo il gruppo del Bianco e alcune fra le più importanti vette delle Alpi Pennine Centrali, incluse quelle del Grand Combin e della Dent Blanche. Ma tutto è sovrastato dalla grandeur delle creste che culminano nel Cervino. Neppure a est, o verso nord, dove i bei prati scendono verso la Val d’Ayas, né sui ghiacciai e nevai che li sovrastano, e neppure sul lontano Oberland l’occhio potrà fermarsi a lungo: poiché proprio di fronte, quasi a portata di mano nonostante la distanza di chilometri e chilometri, appaiono le scintillanti creste del Monte Rosa, ritagliate nella purezza del cielo azzurro” (Whymper E., La salita al Cervino, Edizioni CDA, Torino 1996 p. 108-112).

”Si impiegano 5 ore per la salita, ma tre ore e mezza sono sufficenti per la discesa … si sale alle malghe di Chenei (2067 m), dove si trova latte fresco e uova, ci si dirige quindi sulla sinistra per arrivare alla piana di Tzampsec da dove si segue il sentiero delle mucche sino all’entrata dei pascoli dell’Aran nella piana di Sapé. Nel 1871, il Club Alpino di Aosta, in seguito a una sottoscrizione, ha fatto tracciare un sentiero dalla piana di Sapé sino alla cime del Grand Tournalin; le cavalcature possono salire sin quasi al colle fra i due Tournalin. Una ripida salita conduce sino al Cro di Tzouderon, da dove si seguono gli zig zag della nuova strada che sale tra i pascoli, poi sulle pietraie sino alla depressione fra il Grande e il Piccolo Tournalin. Da qui si segue a sinistra la cresta della montagna che domina da grande altezza il vallone della Cime Bianche, e da dove si gode di una sasai bella vista sul Monte Cervino, il Breithorn, etc, e sulle Alpi Graie (Carrel G., La Vallée de Valtournenche en 1867, Torino 1868, p. 331-332). “Era stato proposto di chiamare questa cima Pic Whymper, perché Edouard Whymper, il grande scalatore delle Alpi, era stato il primo a farla conoscere e apprezzare ai turisti, ma sembrava che il nome Grand Tournalin o Tournalin è il nome più generalmente conosciutoe addottato del nuovo nome che avrebbe potuto essere un segno di riconoscenza” (Gorret A., Bich C., Guide de la Vallée d’Aoste, F. Casanova, Libraire-Editeur, Torino 1876, p. 301).

Il Grand Tournalin, meta degli alpinisti pionieri del 1800 poiché consentiva di osservare il Cervino e il Monte Rosa per studiarne le strategie di salita, “è la punta più elevata del cono roccioso che si contrappone al Rosa ed al Cervino. Per la bellezza incantevole del suo panorama, su iniziativa del canonico Carrel, ed a sue spese, era stato costruito un sentiero dalle guide e portatori, che, dal vallone di Cheneil giungeva fino alla cima per potervi accedere con cavalcature” (Aldrovandi M., Guida della regione autonoma Valle d’Aosta, Torino 1964 p. 33). Il sentiero del Tournalin fu realizzato nel secolo scorso; ai lavori prese parte anche Jean Antoine Carrel, il conquistatore del Cervino dal versante valdostano. Per facilitare la salita furono ricavati dei gradini lungo la cresta sud rendendola accessibile anche agli escursionisti, se pur con prudenza. “Interesserà senza dubbio i turisti che si occupano del progresso delle valli Italiane, apprendere che i lavori di costruzione di questa strada proseguono molto bene, e che presto il sentiero attraverso i passaggi più difficili nei pressi della cima sarà terminato. Si è dovuto iniziare in un punto denominato Creux du Chaudron per permettere il trasporto dei viveri a dorso di mulo agli operai accampati sotto le rocce.

La lunghezza del sentiero già realizzato è di circa 3500 metri, e sono occorse 135 giornate per 5 uomini per arrivare a questo risultato ; si è dovuto tagliare la roccia in numerosi punti e incidere degli scalini per permettere il passaggio ai turisti. La mulattiera salirà dal villaggio di Valtournenche sino ai piedi del colle dove si trova la tenda e l’accampamento degli operai; da li, i viaggiatori saliranno a piedi gli scalini tagliati nella roccia sino alla cima. Si propone di costruire un riparo sotto la roccia per i viaggiatori sino al punto in cui si fermano i muli, allargando il terreno in modo da creare una piattaforma assai spaziosa. Quando si visitano i lavori di costruzione di questo sentiero di montagna che doteranno le Alpi Italiane di uno dei più bei panorami conosciuti, il turista non può che ammirare l’intelligenza e la perseveranza degli operai che, per cinque o sei settimane, sono rimasti lontani dalle famiglie in mezzo alle intemperie per poterlo terminare. (Abbé Amé Gorret, Le sentier du Grand-Tournalin, in C.A.I., n. 20, 1873).

Dopo la costruzione del sentiero “è prevista la costruzione di un rifugio in legno sulla cima della montagna ; una sottoscrizione è stata aperta per questo motivo presso l’hôtel Mont-Rose di Valtournenche” (Carrel G., La Vallée de Valtournenche en 1867, Torino 1868, p. 331-332). “Questo rifugio sarà sicuramente molto frequentato; sarà opportuno deposivarmi un piano panoramico con il nome delle montagne che si vedono” (Abbé Amé Gorret, Le Grand-Tournalin, in C.A.I., n. 26, 1876). Nel 1876, infatti, la Sezione CAI di Aosta realizza la Capanna Carrel (3347 m). Una piccola costruzione in pietra e legno, i cui ruderi sono ancora riconoscibili a circa trenta metri dalla vetta, che costò L 325 alla Sezione di Aosta, e per sottoscrizione si raccolsero L 217. Il legname venne offerto dal comune di Valtournenche”. Nel 1900, ormai in stato di degrado, la capanna fu donata al comune di Valtournenche.

“Notasi che partendo da Torino coll’ultimo convoglio della sera, si può pernottando a Châtillon, essere sulla vetta del Tournalin nella sera seguente, cioè appena 24 ore dopo la partenza, e ciò con una comoda camminata di 8 o 9 ore, alternata a convenienti riposi. Con cavalcature la fatica si riduce a pochissima cosa” (Ratti C., Casanova F., Guida illustrata della Valle d’Aosta, F. Casanova Libraio-Editore, Torino 1888, p. 138).
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