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Quando Desiderio, Sogno e Storia Coincidono: Viaggio a Nordkapp in Scooter

Scritto da amedeo scelsa
  • bucatini sotto il mappamondo di Nordkapp
Diario di viaggio dei “Vichinghi”

Narratore: Amedeo Scelsa (Amburg)
Burgman650 Italia Club a NORDKAPP
25 maggio – 16 giugno 2007

Prologo
Ormai il nostro Club si prefigge mete sempre più ambiziose. Già nell’ottobre 2005, 12 burgman650, con la partecipazione di alcuni dei protagonisti di oggi, ci spingiamo oltre le alpi per raggiungere Monaco di Baviera a suggellare una partecipazione straordinaria all’OKTOBERFEST; il bue ci resta nel sangue così come la sua fierezza. Nel giugno 2006, dopo aver sognato il bue che ci affidava una missione, parte la colonna di 11 burgman650 alla conquista della Spagna; titolo del viaggio: “in ricordo del bue … ci è venuto in sogno il toro”.



Dopo questi due memorabili viaggi la nostra amicizia ci permette di fondare il nostro Club.
Il 15 luglio 2006 nasce il BURGMAN650 ITALIA CLUB.
Fra i tanti raduni messi in fila dalla fondazione, c’è il sogno che ogni motociclista mantiene nascosto nel cassetto: CAPO NORD.
Il progetto è impegnativo da diversi punti di vista: a) avere almeno tre settimane di ferie oppure non avere impegni di lavoro b) prevedere una spesa importante per messa a punto degli scooters, equipaggiamento adeguato per la possibilità di situazioni meteo estreme, vitto, alloggio, carburante, souvenirs e quant’altro considerando che la Scandinavia è molto cara c) mettere in conto l’esposizione ad un “tour de force” psico-fisico considerevole per gli oltre diecimila chilometri da percorrere in un tempo di circa 20 giorni, quindi con una media giornaliera di circa 500 km al giorno e i rischi che tutto ciò comporta d) pianificare un itinerario che possa prevedere non solo il raggiungimento della meta Nordkapp, ma anche il godimento di un viaggio in terre meravigliose dal punto di vista naturalistico-culturale e) condividere il progetto con amici fidati f) avere un motto programmatico che non dia spazio a dubbi:

NORDKAPP FOREVER


I partecipanti all’avventura:

Amburg
Amedeo Scelsa in partenza da Cervia (Ra)
professione: medico

Presidente Burgman650 Italia Club

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Eros
Eros Domenighini in partenza da Minusio Ticino (CH) professione: impiegato collocamento

Socio ordinario Burgman650 Italia Club

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Jojo
Gioacchino Sabbini in partenza da Ostia (Roma)
professione: tecnico Alitalia

Vice Presidente Burgman650 Italia Club

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Gimmygiò
Eugenio Giordano in partenza da Vicenza
professione: Tenente Colonnello dei Carabinieri

Amministratore di sito e forum del Burgman650 Italia Club

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Orso
Bruno Bertaso in partenza da Verona
professione: pensionato lavoratore

Socio ordinario Burgman650 Italia Club


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Taxidieci
Giuseppe Maiocchi in partenza da Cervia (Ra)
professione: artigiano del golf

Socio ordinario Burgman650 Italia Club


Venerdì 25 maggio 2007

1° giorno
Il primo a partire è Jojo, da Ostia, alle 6. Lo aspetto a Cervia per le 11,30 e qui il primo errore della giornata: a Jojo bisognava dare l’appuntamento alle 13. Circa alle 10,15 il campanello della porta squilla: non ci posso credere, è già qui e io sono sotto la doccia. Bagnato gli apro e lo tranquillizzo che non sono ancora partito, ma devo ancora asciugarmi e andare a fare due visite. Già il primo imprevisto: Jojo è partito con il mal di denti, sta già assumendo l’antibiotico, l’antinfiammatorio e noto che si sta gonfiando la mandibola; gli faccio aumentare il dosaggio dell’antibiotico, lo lascio a casa e trafelato vado per le visite. Alle 11,30 sono di ritorno e Jojo armeggia già con i bagagli in compagnia di Mingo, che assieme a Giudice da Cervia, a Yoghi da Bologna, a Geo57 da Verona e a Giona da Maccagno ci accompagneranno oltre confine fino ad Innsbruck per passare con noi la prima serata del viaggio.
Puntuali alle 12,15 siamo seduti al “Circolo Pescatori” sul Portocanale di Cervia al primo frugalissimo pranzo a base di buon pesce dell’Adriatico. Ci accompagnano Angela, mia moglie, e Santina, moglie di Taxidieci. Dopo circa mezz’ora ci raggiunge Ghisa, il desaparecido del nostro viaggio; Ghisa doveva partecipare a questa avventura, ma per sopraggiunti problemi non potrà che seguire il viaggio da casa.

Alle 14 in punto, salutiamo Ghisa, le mogli, e bardati di tutto punto partiamo; l’emozione non manca. All’altezza della “Camillona”, la salina a produzione artigianale sostenuta dall’Associazione Civiltà Salinara, si aggrega Giudice, e così il primo drappello si forma: Jojo, Amburg, Taxidieci, Mingo e Giudice, poi a Bologna si aggiungerà anche il fratello di Giudice, Yoghi.
L’appuntamento con il resto del gruppo è all’area di servizio Adige est sulla A22 del Brennero alle 16,30-16,45.

Il caldo si fa sentire, ma la voglia di riunire la colonna di Burgman650 per Innsbruck ci fa andare spediti e alle 17,20 l’euforia sale alla vista degli amici che ci aspettano.
Tutto è composto. I 5 vichinghi: Amburg, Jojo, Gimmygiò, Orso e Taxidieci e gli aspiranti vichinghi: Mingo, Giudice, Yoghi, Geo57 con sua figlia e Gionauno.
Alla 21 circa siamo a Innsbruck accolti da una leggera pioggerellina. Ci sistemiamo nell’Ibis della città e via a cena dove ufficialmente si festeggerà l’avvenuta partenza per Nordkapp; niente può più fermare l’avventura.
A cena si distribuiscono i cappellini preparati a hoc a tutti i partecipanti e le magliette ufficiali del viaggio ai 5 vichinghi.

Di ritorno dal ristorante bisogna recuperare il compleanno di Orso, che da buon cantiniere ufficiale offre Recioto e Falà alla già allegra compagnia. Questo non è altro che il prologo del “nettare degli dei” che scenderà giù “come se piovesse” a scandire le lunghe serate “bianche” del viaggio.
È necessario sottolineare che ognuno di noi doveva portarsi dietro parte della cambusa che servirà per le cene al calduccio delle hytte norvegesi, mentre Orso si doveva occupare della cantina dell’antigelo. Ebbene la cantina è così fornita: 18 litri di Valpolicella d.o.c. in otre con rubinetto sistemato nel capiente sottosella del nostro amato burghy, grappa bianca, e ogni tanto dal suddetto magico giaciglio Orso farà fuoriuscire quel “nettare dei”, “quello buono” e del resto è impensabile alleggerire il mare del nord senza un bianco sopraffino.
Ma a proposito di alleggerimento, una guida riporta che in Norvegia non si possono portare più di 3 litri di alcool a testa … la preoccupazione cresce … tra una bottiglia e l’altra, tra una borraccia e l’otre noi ne portiamo almeno 25 litri e la cantina è concentrata. Decisione: si viaggerà “vicini … vicini” e in caso di controllo si dovrà dichiarare che i 25 litri sono da dividere per 5 … solo che 3 x 5 = 15 e qualora accettino di far passare 3 litri anche per Eros, che si unirà a noi più avanti, al massimo arriviamo a 18 litri; bisogna che almeno 7 litri ce li dividiamo prima di traghettare per la Norvegia … e qualcuno c’aveva anche creduto … vero Taxi? … Insomma avremmo difeso strenuamente la nostra cantina con unghie e denti.

E non è finita! … Gionauno, in un fine involucro di polistirolo, ci consegna la bottiglia di Champagne da stappare sotto il mappamondo di Nordkapp. Non abbiamo posto, ma ci sta … ci sta!
Tutti a letto e “domani alle 9 brumm … brumm”.
Beh l’ho pronunciata e allora la devo spiegare: “domani alle 9 brumm … brumm”. Questa frasetta magica ci accompagnerà per tutto il viaggio; sembra una banalità, ma ha rappresentato il “tazzone di camomilla” per Jojo e infatti per un “indefesso” lavoratore dell’Alitalia, con all’attivo 30 anni di turni, pestare per partire presto la mattina più che un ideale è il mito. Già l’anno scorso in Spagna le partenze mattutine avevano avuto al massimo un ritardo di 10-15 minuti e nonostante ciò “l’indefesso” l’ultima sera si era lamentato dei ritardi sulle partenze.
Siamo nell’ascensore che dalla hall dell’Ibis di Innsbruck ci porta al piano delle nostre camere e Jojo con gli occhi da “pesce lesso” mi chiede: “ domani a che ora partiamo?”; una risposta sbagliata a questa domanda avrebbe avuto ricadute disastrose per la debole struttura di Jojo e allora, come un bambino che non sa cosa rispondere gli ho detto: “Jojo, … domani alle 9 brumm … brumm!”; solo lo biascicare onomatopeico del rumore di un motore ha avuto un esito inatteso: si è aperta la porta dell’ascensore e tranquillo come un agnellino ho sentito Jojo che si faceva già rapire dal sonno come se fosse coccolato dal monotono dondolare di una barca in mezzo al calmo mare.

Meteo: tempo buono, soleggiato con annuvolamento e leggera pioggerella nelle vicinanze di Innsbruck.
Temperatura fra i 25-30 °C

Km percorsi:
Jojo 850 km
Amburg e Taxidieci 494 km
Orso 270 km
Gimmygiò 321 km

Nota: Eros non c’è, ma ci raggiungerà a Geiranger in Norvegia; per ragioni di lavoro potrà partire solo il 29 maggio.



Sabato 26 maggio 2007

2° giorno
Puntuali alle 9,30 si parte. L’emozione di lasciare i nostri amici è forte, il commiato è saturo di buona invidia per il grande viaggio … e nel pensiero di ognuno di noi, Vichinghi, questi saluti sono rimasti impressi a lungo durante la prima lunga tappa da Innsbruck a Horst nelle vicinanze di Amburgo, 759 km.
Eravamo preparati per le lunghe autostrade tedesche e invece il tom tom del nostro capo carovana, Jojo, ci permette di godere belle strade trafficate con camion in ogni dove, tra curve e controcurve.

Boh, … Taxidieci è un po’ in affanno! … Beppe, appunto Taxidieci, ex taxista e neofita del maxiscooter ha l’esperienza di circa 4000 km e nell’essere sciolto nel liberare la poderosa ripresa del burgman650 è ancora titubante e allora ogni camion diventa un incubo. L’andatura è bassa, la strada non è larga, ma finalmente raggiungiamo l’autostrada. Si punta a viaggiare intorno a 120-130 km/h, ma Taxi rimane indietro e costringe tutti a rallentare. Ci si ferma per il primo rifornimento della giornata e gli chiedo se fa fatica ad aumentare l’andatura. Ed ecco la clamorosa bugia: “… ma come, il mio contachilometri segna 130-140 km/h … perché il vostro no?” … uhè c’ha provato e noi gli abbiamo creduto? … noooo! A me è sorto il dubbio che nel rimettergli a posto la catena della pompa dell’olio, che si era rotta a 2000 km, fosse successo qualcosa al display del suo contachilometri e invece aveva proprio barato perché alla ripresa del cammino la colonna si muove più spedita, con qualche rallentamento nel superamento dei camion che purtroppo sono numerosi in questa strada, con frequenti uscite in vie di collegamento, con restringimenti della sede stradale e deviazione in strade di montagna con allegati tornanti. Boh, ci fermiamo per il pranzo e i dubbi di aver sbagliato strada ci assalgono. In effetti, rifacciamo il percorso di pianificazione sul tom tom e il risultato è sempre lo stesso: Innsbruck – Horst 759 km; finalmente la cartina spiegata nell’area di servizio ci svela l’arcano: stiamo percorrendo la direttrice stradale che ci sta portando sì verso Horst, ma non l’Horst che noi credevamo a 20 km da Amburgo, ma ad Horst di Weine che con quello di Amburgo non condivide nulla se non il nome. A questo punto abbiamo percorso circa 500 km della giornata e la distanza da Amburgo è di 419 km poiché Horst di Weine si trova a 759 km da Innsbruck, ma a circa 300 km da Amburgo e inoltre è spostato più ad ovest rispetto all’asse Innsbruck – Monaco – Amburgo, che intendevamo percorrere.
Da dove nasce l’errore? … nottetempo pianificando il pernottamento ad Amburgo ci accorgiamo della indisponibilità di camere libere e allora ripieghiamo verso un paesino nelle vicinanze, Horst. Ed effettivamente il paesino esiste ed è a 20 km da Amburgo, ma il servizio prenotazioni alberghiere di internet ci ha indicato disponibile l’Hubertus Hof a Horst di Weine a 20 km da Dortmund distante da Amburgo 319 km. Con non poco imbarazzo siamo andati fuori rotta … di questo non si fa parola a nessuno, eh? … guai a chi fiata! … ma ve lo immaginate Mingo con questa notizia già in prima giornata?
Senza parole ripartiamo comunque verso l’Hubertus Hof di Horst di Weine dove arriviamo finalmente intorno alle 20,45. L’entrata nel paesino assomiglia a quella di Costa Masnaga, il paese che non c’è, e l’albergo aspetta solo noi.

Ci sistemiamo. L’euforia di aver terminato comunque la prima tappa sale durante la cena di carne bagnata da birra “come se piovesse”.

Si va a dormire e domani … “alle 9 brumm … brumm”.

Meteo: tempo ottimo con temperature alte. Durante la notte grande temporale.

Km percorsi: 759 km.


Domenica 27 maggio 2007

3° giorno
Puntualissimi alle 9,40 si parte dall’Hubertus Hof di Weine alla volta di Hirstshal, dove prenderemo il traghetto per Kristiansand, nella Norvegia meridionale. I 300 km fuori itinerario programmato ci fanno decidere per la prima modifica di itinerario. Si era programmato di raggiungere domenica sera Skagen, punta a nord della Danimarca dove il mar del Nord si incontra con il mar Baltico. Questa modifica ci farà raggiungere la Norvegia prima del previsto, ma ci dispiace non toccare i due mari, Kattegat e Skagerrak. Nello Skagerrak si mescolano le acque del Mar del Nord con quelle meno saline del Mar Baltico, queste condizioni creano un habitat favorevole per numerose specie marine e ne fanno un'area molto pescosa. Peccato, ma “the show
must go on” e allora si parte.
Determinati, con un ruolino di marcia senza tentennamenti, cominciamo ad accumulare km su km.

Le soste carburante ci permettono di sincronizzare i ritmi e dopo qualche centinaio di km viaggiamo al “massimo di coppia” e i 5 scooters “cantano all’unisono”. Negli specchietti la scia di luci è ritmata da un distacco regolare, con le luci xenon di Orso che spiccano per luminosità.
Attraversiamo il confine tedesco ed entriamo in Danimarca; ci separano ancora circa 300 km da Hirstshal … la luce del giorno sembra si sia fermata alle 6 del pomeriggio e così circa alle 21 entriamo nella reception della Color Line per prenotare il traghetto in partenza alle 1.15. Sarà la luce strana, ma la sensazione è di aver fatto tutto il dovuto e la soddisfazione si legge sui volti di tutti i Vichinghi. Il traghetto è prenotato, abbiamo circa 3 ore per procacciarci la cena ristoratrice.
A Hirstshal inizia la sensazione di essere in un paese lunare: una luce quasi ferma all’imbrunire fino a verso le 23,30; poche persone per le strade; molti locali chiusi tanto che siamo costretti a scegliere un localino gestito da un simpatico ragazzo che ci prepara pizza e kebab. “Più che l’onor potè il digiuno” e allora 2 pizze alla mexicana (piccante da restar a bocca aperta!), 2 chicken‘s fritti con patatine e 1 kebab, più mezzo kebab per colmare i vuoti della pizza.


A mezzanotte ci dirigiamo verso il terminal, entriamo nella pancia della nave, leghiamo gli scooters e comincia la “grande” notte che ci separa dalla Norvegia.

Lunedì 28 maggio 2007

4° giorno
Questa settimana comincia molto presto. Alle 1.15 si salpa. Le poltrone sono scomodissime e dopo aver bighellonato fra taxfree e ponti proviamo a riposarci per qualche ora. Taxidieci e Orso, che avevamo lasciato mentre si lamentavano delle poltrone scomode li ritroviamo a dormire a bocca aperta. Jojo, Gimmygiò ed io eravamo andati alla ricerca dei bicchieri per far festa all’immancabile bottiglia che il cantiniere di fiducia aveva riservato per sottolineare il raggiunto obiettivo giornaliero. Bicchieri nemmeno l’ombra, in compenso abbiamo trovato un internet point a pagamento. Dopo diversi tentativi ha accettato la postpay, esposta alle prime prove internazionali, e alla modica cifra di 25 corone norvegesi, circa 3,50 €, ci ha dato la possibilità di “navigare” per 12 minuti. Per la lentezza dei collegamenti, proprio mentre stavamo per inviare il post per il forum del nostro sito, un avviso repentino ci comunica la scadenza del credito; tutto si blocca e non riusciamo ad inviare le notizie “scanzonate” della nostra piena giornata ai nostri amati amici che ci stanno seguendo da casa.
Tornati alle nostre poltrone non ci rimane altro, dopo aver documentato adeguatamente le “bocche spalancate” di Orso e Taxi, che tagliare 2 bottiglie di plastica e costruire 4 contenitori che ci garantiscono il recupero in extremis del brindisi della giornata: “nettare dei”! … Hip Hip alla cantina di Orso! … e chi ce ferma?
Dopo 10 minuti ognuno si è ricavato il proprio giaciglio, … ogni commento è inutile: letti matrimoniali per tutti … e i soliti noti non si sono lasciati sfuggire la ghiotta documentazione fotografica.

Si comincia ad entrare nel vivo del clima “on the road”: non ci si vergogna più di niente … il corridoio diventa la nostra suite, la borsa sopra tunnel il cuscino e come pargoletti senza pensieri ci risvegliamo, dopo circa 4 ore, al vociare dei compagni di viaggio che si preparano a lasciare la nave.
Alle 7,30 sbarchiamo a Kristiansand, città della Norvegia meridionale, capoluogo della contea Vest- Agder.

Facciamo appena un giro nei dintorni del porto e decidiamo di raggiungere la metà di oggi: Mandal, bellissima e caratteristica cittadina che diede i natali allo scultore Gustav Vigeland. A Mandal avevamo programmato di arrivare la sera del 29. Abbiamo praticamente guadagnato un giorno.

Mandal nell’agenda troviamo il “gambero party”, questa cittadina è la capitale dei crostacei. Col “gambero party” vogliamo anticipare il “Festival dei crostacei” che si tiene in agosto con distribuzione di pesce cucinato in piazza. Peccato che oggi è festa in tutta la Contea, nessuno lavora e neppure i pescatori. Non ci rimane che cercare un posto dove alloggiare e poi pianificare la giornata recuperata dal salto della tappa a Skagen.

Troviamo un accogliente bungalow per 5 con servizi in un campeggio poco distante dal centro città e la prima cosa che facciamo appena entrati in casa è un “colossale” caffè corretto grappa “Gondolini” offerta dalle cantine Bertaso di Monte Baldo (VR), cioè dal nostro cantiniere Orso. “Nettare dei” con profumo di caffè vero.
Ci suddividiamo i letti e in men che non si dica Gimmygiò è diventato il cuciniere, Orso già cantiniere, Taxidieci già nullafacente, Jojo lavapiatti, “caffettista” e “tom tomista” e Amburg controllore “tom tomista”, assaggiatore e … compilatore del diario di viaggio, oltre che sempre “allerta” per qualsiasi pronto intervento.

1° pranzo. Menù: pennette al sugo di carne, preparato da Lorena (nick Lady650) … piatto mozzafiato! … vino “come se piovesse”: Taxidieci si è bevuto già la sua razione di 7 giorni … caffè … ammazzacaffè … e dopo … riposino con concerto di “trombe e tromboni”. Dall’hangar di Fiumicino di cui Jojo è responsabile sono arrivati i tappi per tutti. Fino alle 15 riposino, ma nel piano notte le camere da letto sembrano delle “segherie” in concorrenza: c’è chi fa i comodini e chi gli armadi … insomma questa notte ne sentiremo delle belle …
Programma del pomeriggio: si raggiunge il punto più a sud della Norvegia, Lindesnes, a 2518 km da Nordkapp.

Pomeriggio bellissimo al faro di Lindesnes che domina il punto più a sud del Mar del Nord. Visita al faro, giusto alla chiusura, intorno alle 17,30. Uno scorbutico guardiano/sagrestano con lo straccio in mano ci accompagna con poche parole all’uscio del faro, ma di foto ne abbiamo fatte a uffa!
Lo sguardo continua a perdersi in scorci meravigliosi. Ci si trova a viaggiare in scooters, scoprendosi riposati perché immersi in una natura maestosa. È difficile immortalare tutto ciò che si vede, ogni curva riserva un punto di vista inaspettato. Esaltante esperienza di vita: prendere tutto, farsi prendere da tutto, … e riempirsi di bello!

Dopo un itinerario di curve verso Lyngdal, sul fiume Lynga, torniamo verso Mandal dove è quasi tutto chiuso per la festività. Rimandiamo il “gambero party” a Bergen, dove di pesce ce ne sarà sicuramente tanto.
Si torna a casa: spaghetti al sugo d’anatra fatto sempre dalla Lady650 (vera benefattrice!) … vino “come se piovesse” … (taxi se n’è bevuto per altre 7 razioni!) … caffè … ammazzacaffè …

Pianificazione del percorso di domani: “alle 9 brumm … brumm” con destinazione Stavanger, passando per Sandnes, Sola e Tananger. Se non piove pomeriggio alla rupe del Preikestolen “il pulpito”; e se resta un po’ di tempo si potrà raggiungere Mollebukta, dove si trova il monumento Sverd i fjell, “la spada nella roccia” simbolo di pace.

Campeggio di Mandal: voto 7,5 – bungalow accogliente – qualche problema per i concerti.


Martedì 29 maggio 2007

5° giorno
Puntualissimi si parte alle 9,33. Alle 9.44 Taxi sorpassa il primo camion, alle 10.04 il secondo e si inizia a viaggiare all’unisono sulla E39. La strada è bella e scorrevole. In alcuni tratti, con ponti e gallerie, si paga il pedaggio, ma le moto sono esonerate, grande civiltà! Sarà una sciocchezza però questa attenzione, che scopriremo poi in diversi altri punti della Norvegia, ci fa sentire accolti da questa grande bellezza nordica. La fluidità della marcia permette di rilassarsi in pensieri liberi. Ci sentiamo dei privilegiati.
Prima di Stavanger, a circa 5 km, il “direttore” di tom tom punta sul campeggio più vicino e in men che non si dica siamo al campanello della reception: completo! Ce ne indicano un altro a circa 10 km, a Sola, a 21 km da Stavanger. Qui troviamo le hytte disponibili. Dopo due notti di “concerti di tromboni” si decide per una hytte da 2 posti per ognuno. Taxidieci, con calcolatrice incorporata, fa rapidamente il cambio e 600 corone norvegesi corrispondono a 45 €; ce li possiamo permettere! Lasciamo i bagagli nell’unica hytte già pulita e disponibile e alle 14.30 ci si avvia verso il Preikestolen. Due scatolette di tonno per pranzo e dopo circa un’ora, con 20 minuti di traghetto, siamo al parcheggio da cui si attacca la salita verso “il pulpito”. Quante volte ce lo siamo ripetuti con Jojo che il Preikestolen sarebbe stata una tappa da sogno! … ebbene il cielo terso, la temperatura ideale, la leggerezza delle proteine di pesce (il tonno!) sono la miscela giusta per partire senza tentennamenti alla conquista dei 600 metri sopra il Lysefjord.

Dopo qualche centinaio di metri dall’attacco al Preikestolen, Orso, con la sua flemma olimpionica, ci avvisa: “a Taxidieci non faremo più fare i conti” e infatti una hytte a 600 corone norvegesi equivale ad un costo di 75 € e non 45; … decisione assunta all’unanimità, ma per una notte di dolce dormita, chi se ne frega! E via per la salita … o meglio … dopo circa 95 metri di “sforzo sovrumano” Taxidieci sceglie per il ritorno alla panchina del parcheggio; a nulla è servito l’incoraggiamento che solo l’inizio sarebbe stato così faticoso: “voi siete matti … io non sono mica allenato per questi sforzi!”. Beh, la salita si fa subito ripida, fiatone da asmatici per tutti; qualche incertezza nello scegliere il giusto sentiero e poi via “senza parole” per le asperità del sentiero che ci porterà sul picco più suggestivo e panoramico che si affaccia sul Lysefjord. Dopo circa 15 minuti di cammino Orso decide per il ritorno alla panchina del parcheggio, a fare compagnia a Taxi. I panchinari ci racconteranno dopo che si sono consolati con birra e panini.
Intanto Jojo, Gimmygiò ed io, senza distrarci, proseguiamo per una salita non faticosa, … di più! La fatica sarà compensata?!
Pazienza e decisione. Il ricordo di un amico che ora gode il paradiso mi accompagna. Mi insegnava ad andare per la ferrata del Santner (Dolomiti) e nello stesso tempo mi introduceva alla vita: raggiungere gli obiettivi della vita è simile all’ascesa verso la vetta dei monti; bisogna mettere passi decisi uno dopo l’altro e avere pazienza. Nelle difficoltà spesso mi torna alla memoria quell’escursione nel freddo e nella nebbia del Santner e quelle parole: decisione e pazienza … e la meta si raggiunge.

Il panorama si fa da mozzafiato dopo circa 2 ore di “tanta” salita e pochi semipiani. Da qui però la vista è esclusiva. Ma perché tutta questa fatica? Per godere un punto di osservazione diverso, più originale, più particolare, e forse più bello di questa stupenda natura, che da qui in alto appare immobile, eterna, una cartolina. Non vorrei annoiare il lettore di questo diario di viaggio, ma mi piace soffermarmi sugli spunti di riflessione emersi nell’ascesa al “pulpito”. Il pensiero a lungo si è soffermato sulla fatica nel conquistare il picco sul fiordo per guadagnare un punto di vista e di osservazione, originale e diverso; e l’esperienza del quotidiano si è confermata lungo tutto il sentiero: guadagnare un punto di vista originale e diverso nella vita non è un dono gratuito, ma spesso è frutto di lavoro e di fatica.
Dopo un’ora di cammino ci fermiamo per recuperare un po’ di ossigeno e Jojo disperato rovista tutte le tasche alla ricerca degli occhiali da sole, il secondo paio; niente, li ha persi!… “torno indietro!”. “… Jojo se torni sui tuoi passi non arriverai più in cima; lascia un segno e al ritorno da qui in giù farai più attenzione per cercarli”. Mi ascolta e prosegue, e per l’ennesima volta ricorda: “ha proprio ragione Rita!”. E chi è Rita? … beh, Rita è la moglie di Jojo … e quante volte l’ha nominata e sempre con l’esclamazione “ha proprio ragione Rita!” … e quante volte anche noi abbiamo ripetuto “ha proprio ragione Rita!”. Sì, Rita ha proprio ragione … è il secondo paio di occhiali che perde … è proprio distratto, impaziente, … ma anche generoso, simpatico, con la battuta facile, graffiante e grande amico.

Abbiamo raggiunto la rupe alle 17.40 dopo 2 ore e 20 di salita. Uhè abbiamo tutto l’indispensabile: bandierone del “Nordkapp forever”, striscione del Club e tutte le macchine fotografiche cariche al massimo. Foto in tutte le posizioni; invio via telefono, in diretta, per la documentazione della conquista del Preikestolen da pubblicare sul nostro sito. Telefonata a Mario, nick Volare Vaticano, che ci ha comunicato stamattina della vittoria da nord a sud della CDL alle elezioni amministrative; solo Genova ha resistito … e noi del Club sappiamo anche il perché!

Sono le 18.15 e purtroppo bisogna scendere. Tutto è compiuto … e cominciano a sentirsi i muscoli e soprattutto la sete. Pensavamo di fare una passeggiatina lungo un sentierino e abbiamo invece camminato e sudato moltissimo … e la sete si fa irrestistibile.
La salita è stata dura, e la discesa non lo è stata meno.
Della discesa ricorderò per sempre la sete e il rivolo di acqua che fuoriusciva dalla roccia. Come faccio a bere quest’acqua fresca? … ho con me la borsa del sopra tunnel e in una delle tasche alcuni sacchetti puliti per raccogliere la spazzatura e dopo averne riempito uno quasi per metà ho messo la faccia nel sacchetto e ho bevuto a grandi sorsi, penso, non meno di 3 litri … non si può immaginare la piacevolissima sensazione, indimenticabile!

Ho perso circa mezz’ora per godermi questa indimenticabile bevuta e lungo gli ultimi tornanti dal parcheggio sentivo la voce degli amici che si alternavano nel chiamarmi … e finalmente all’ultima curva, con “saltello da bersagliere” corro incontro ai panchinari e a Jojo e Gimmygiò, che mi aspettano con il buono e immancabile “nettare dei” di Orso.
Jojo, nella discesa ha ritrovato gli occhiali che qualcuno gli aveva messo in bella mostra ... (… e tutti ripensano a quella povera donna!).
Si riparte e velocemente si va verso il traghetto, sono le 20, sotto la pioggia … e con la buona sorte che ci accompagna il traghetto ci attende con “la bocca aperta”.
Finalmente a casa: stanchi, contenti e soprattutto affamati. Appuntamento alle 22 nella hytte di Gimmygiò per la cena: 1 kg di spaghetti aglio, olio e peperoncino, patatine, vino “come se piovesse” (con quello di stasera Taxidieci ha finito tutte le sue razioni di vino … e siamo solo al 5° giorno) e caffè, ammazzacaffè e gelatino.
Il dopocena è all’insegna delle grandi risate e degli sfottò. Mettiamo in mezzo Beppe, Taxidieci; Jojo: “Taxi, … tu sei ‘n’analfabeta che si è iscritto all’università” e da qui parte la lezione di guida per Beppe con pillole di saggezza offerte da scooteristi “scafati” con all’attivo non meno di 50 mila km. a testa. Taxi non si perde d’animo, ma anzi comincia ad incamerare consigli che in seguito si riveleranno preziosissimi: come piegare lo scooter, come sorpassare, come fare le curve … e poi tutti a letto.
Domani “alle 9 brumm … brumm”. Il programma della serata prevedeva la passeggiata nella vecchia Stavanger (Gamle Stavanger) con le sue 150 casette di legno del XVII sec., ma siamo troppo stanchi dopo il Preikestolen … Dalla somma di queste piccole rinunce non è escluso che possa ricavarsi il programma per il prossimo viaggio.


Meteo: tempo ottimo, temperatura mite.
Km percorsi: Mandal – Stavanger 318 km
Voto “Sola Camping” = 6 qualità/prezzo sbilanciato per la scarsità dei servizi complessivi offerti
Mercoledì 30 maggio 2007

6° giorno
Si parte puntuali alle 9.30. Stavanger/Sola verso Bergen. Pioggia continua e decisa fino a Bergen. Qui resteremo 2 giorni e allora primo obiettivo trovare dove alloggiare. Si visitano 3 campeggi prima di trovare a 21 km dal centro il “Lone Camping”. Affittiamo 2 hytte una da 6 e l’altra da 5 posti; dopo qualche tentativo di incrociare “russatori” con fumatori o fumatori con “non russatori”,
si decide per formare hytte smoking e hytte non smoking. Riposti i bagagli si va per il primo approccio al centro di Bergen. Intanto ha smesso di piovere e giungiamo nella piazzetta che scopriremo più tardi essere la piazza del mercato del pesce più famoso della Norvegia. La guida ci indica da non perdere il ristorante da Zacharia, specialità di pesce, uno dei 5 ristoranti migliori della città. Considerando che siamo in debito di gambero party, decidiamo di goderci il Fiskekrogen,


Zacharia-bryggen, che si affaccia sulla piazza del mercato. Ambiente soft ed elegante, l’ordinazione ci dà qualche problema, ma l’offerta del cuoco è molto buona. Ci avevano consigliato di non prendere assolutamente vino in Norvegia perché molto caro e infatti ci dividiamo 750 cc di Soave in 5 ugualissime parti (stavolta a Taxi gli mettiamo “il morso”!) e dopo merluzzo, un altro pesce che nessuno si è più ricordato cosa fosse, gamberi e dolce tipico norvegese, il conto: 75 € a testa. Però Zacharia ce lo ricorderemo!
Un altro posto da non perdere, sempre nella piazzetta è la vecchia bottega del fornaio, ora ristrutturata. Tanti tipi di pane in bella mostra e poiché prima che con lo stomaco noi mangiamo con gli occhi, almeno 2 tipi ce li portiamo a casa per la colazione di domattina.
Ormai il sole è basso e il lunghissimo tramonto di Bergen è particolarmente piacevole. Questa città me l’ero immaginata sotto una pioggerella continua e invece, come avevo pronosticato, con noi portiamo a nord l’alta pressione. Ormai ogni giorno rischio la mia credibilità, magnificando il sicuro bel tempo per il giorno dopo. A Lorena, che ci segue da casa, ho lasciato l’indirizzo del sito da dove prendere le informazioni del meteo e tutte le sere ci sta confermando ciò che sento “a fior di pelle”: domani sole! Per il meteo, a dir il vero, ci sostiene anche l’Alitalia attraverso i colleghi di Jojo. Non abbiamo ancora capito dove prendono le informazioni perché il loro meteo ci dà sempre variabile per il giorno dopo, boh!... anche Jojo comincia ad avere qualche perplessità.

Dopo una birretta al bar sul porticciolo, che si insinua fino a pochi metri sulla piazzetta del mercato, ci facciamo prendere dall’aria delle vecchie casette, un vero e proprio museo open-air. È la Bergen del XVIII e XIX sec. con case di legno, sbilenche, strette l’una all’altra, con viuzze che le separano fra loro. I colori sono particolarissimi con tonalità pastello che variano dal giallo al verde al marrone al rosso e sembrano staticamente in bilico. Visitiamo un po’ di negozietti di souvenirs e ritorniamo nella piazzetta dove i nostri burgman650 sono in bella mostra.
Torniamo al nostro campeggio e dopo caffè, ammazzacaffè e pianificazione della giornata di domani, ci godiamo il meritato riposo.
Domani “alle 9 brumm … brumm”; prima destinazione mercato del pesce di Bergen. Si avvicina il “Gambero Party”!


Giovedì 31 maggio 2007

7° giorno
Come sempre puntuali, alle 9,30 si parte dopo aver apprezzato il buon caffè fatto da Jojo, che non solo lo prepara, ma si preoccupa che l’aroma pervada tutto l’ambiente perché ognuno si senta a casa propria. Siamo già nella piazzetta del mercato di Bergen. Comincia il “Gambero Party”. Eccome se comincia: un chiletto di gamberi “crudi” mangiati “scottadito”.



Spiegazione: i gamberi crudi in verità crudi non sono. Una volta pescati sono messi in acqua di mare e sistemati accanto ai motori che con il calore da loro sprigionato danno una scottata ai gamberi che a quel punto sono cotti in acqua di mare.
Ma non è finita qui!
Con nel occhi l’immagine della faccia di Mingo che muore d’invidia abbiamo fatto gli acquisti per la cena “Gambero Party Memorial”: salmone affumicato, marinato, gamberi, balena, chele di granchio, polpa di granchio … e tutto in quantità che non si rimanga con la voglia di qualcosa!
Durante la spesa abbiamo conosciuto diversi ragazzi italiani, che vendevano il pescato; si trovavano a Bergen per studio, chi per la tesi di laurea, chi per il dottorato di ricerca … e se la cavavano bene anche come pescatori.
Dopo aver sistemato le vivande per la cena, abbiamo preso la funivia che porta sulle colline da dove si domina una splendida vista su tutta la bellissima cittadina.
Alle 15 siamo di ritorno al campeggio per il riposino prima del party.
Con Gimmygiò e Taxi decidiamo di saltare il riposo per provare a fare degli acquisti in un negozio di articoli per la moto. Finora, durante il viaggio, abbiamo preso la pioggia solo nel tratto da Stavanger e Bergen, ma tutti ci siamo accorti che le borse laterali, sia pure ricoperte con le cover impermeabili, sono il nostro punto debole. Bisognerebbe procurarsi borse laterali completamente fatte di materiale cerato per evitare sia lo sballottamento al vento delle cover sia l’inumidirsi degli indumenti contenuti all’interno delle borse. Sulla strada abbiamo incrociato motociclisti attrezzati con borse cerate anche eleganti. Nel negozio che ci hanno indicato troviamo dei sacchi cerati da 90 e 60 litri. Gimmygiò ed io ne compriamo due, una da 90 e l’altra da 60 litri, mentre Taxi ne acquista una da 60. Tornati al campeggio con piacere ci accorgiamo che le borse ci risolveranno i problemi di bagaglio sotto la pioggia e inoltre renderanno più compatto lo scooter senza le ali delle borse laterali.
Via per la preparazione del party!
Gimmygiò ai fornelli, Orso alla cantina, Jojo al lavabo, mentre io e Taxi in attesa che sia pronto, sic!
Cena party fino a “strafogarsi”. Guai nominare “il pesce” per i prossimi 10 giorni. Altro che “Memorial Gambero Party”.
Mentre tutto il ben di Dio sta per toccar la tavola, apparecchiata da festa, squilla un cellulare: “ aaaaaaaaaaa ….c’è un messaggino sul telefonino!” … è Mingo: “ … mentre mangio le tagliatelle, penso a voi con le scatolette della simmenthal!...”; NON L’AVESSE MAI DETTO! … l’abbiamo tempestato di foto e sberleffi … fino a seppellirlo con tutto quanto presente sulla tavola … altro che tagliatelle e piadina romagnola.
La serata vola via tra battute, sfottò e risate … e come a coronare l’euforia Lorena ci avvisa che un tal Gaetano assieme ai suoi amici “guzzisti 850” stanno seguendo il nostro viaggio sul sito del club e desiderano avere il nostro diario di viaggio perché pensano di fare lo stesso percorso nel mese di luglio (… e seeee ... diario nel mese di luglio; nun semo mica Mandrake!)
Quando ormai la luce sembra far posto alla penombra pianifichiamo la tappa di domani.

Si ritorna a fare sul serio: circa 478 km da Bergen a Geiranger, traghettando nel magnifico Sognefjord.
Eros ci telefona: è a 200 km da Oslo; domani ci raggiungerà a Geiranger in compagnia di Ruth. Speriamo!
Domani “alle 8,30 brumm … brumm!” … un po’ prima del solito …

Meteo: ottimo tempo, quasi sempre soleggiato … eppure siamo a Bergen!

Voto “Lone camping”= 6,5 – buona la veranda
Venerdì 1 giugno 2007

8° giorno
Puntualissimi partiamo alle 9,33.
Notte difficile nella camera accanto. C’era chi suonava le trombe, Jojo, chi le campane, Gimmygiò. Verso le 3 si sentiva il “Colonnello” Gimmygiò che sembrava urlasse alla sua compagnia “… e allora!” … e il “brigadiere” Jojo nun sentiva ragioni, sonava la tromba … e basta. Alle 5.50 mi alzo per andare in bagno poiché durante “il party” è piovuto di tutto dai gamberi al vino di Orso, trovo Jojo già pronto per partire; anche lui alzandosi aveva incontrato il “Colonnello” esausto nel soggiorno steso come un baccalà lesso: in camera il concerto non era di suo gradimento … e allora cambio di guardia in camera: “Colonnello a letto con i tappi e il “povero brigadiere” a vegliare un’alba ormai già pienissima. Accenno ad un saluto e ritorno nel mio giaciglio. Sì, il mio giaciglio perché io sono fra coloro in cella di rigore per avere la “colpa” di essere uno dei “primi tromboni” assieme a Taxi e da stanotte … Jojo. Vi chiederete come ho fatto a documentare la notte in camerata accanto; beh, mentre gli altri dormono la mia “vagotonia” mi permette di scrivere il diario di viaggio.

Pioggia da Bergen fino a Gudvanger, 147 km! … in premio: bellissima gita lungo il Sognefjord fino a Kaupanger. Gimmygiò recupera un po’ di sonno accasciato sopra una poltrona e anch’io mi faccio una mezz’oretta lì vicino.

Da Kaupanger a Stryn (149km), a tratti la pioggia ci lascia; la strada è scorrevole, ma facciamo 3 passi e altri 2 da Stryn a Hellesylt (51 km). finalmente a Hellesylt, fortunati, prendiamo il traghetto che è lì ad aspettarci. Seconda gita della giornata nel meraviglioso e stupefacente fiordo di Geiranger, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Qui la vista cambia da un angolo all’altro; lo sfondo di monti innevati, le cascate delle “Sette Sorelle”, rimaste nubili e quella del pretendente, che, mai raggiunta la preda, si trasforma in una bottiglia per l’eternità; così racconta la leggenda. I gabbiani con volo amichevole ci scortano lungo tutto il fiordo, avvicinandosi fino a prendere il pane a volo dalle mani di uno degli stewart del traghetto.

Ad un tratto, dietro un angolo, compare Geiranger e la sua montagna solcata dalla “Via delle Aquile”, prima delle nostre mete di domani.
Appena sbarcati dal traghetto si “materializza”, in un antipioggia giallo fosforescente, Eros accompagnato da Ruth. Rendez-vous senza complicazioni; ci facciamo una gran festa e immediatamente ci mettiamo alla ricerca dell’alloggio per la notte: hytte per tutti al “Fossen camping”.
Ai fornelli Gimmygiò e Jojo … e appuntamento nella nostra hytte n° 15 alle 21.30: “carbonara colossale” con 1,5 kg di spaghetti. Rimanenza 0.
L’euforia si taglia a fette … e del resto viaggiare tutto il giorno, raggiungere la meta con gli occhi pieni di bello, non può che far crescere un’aria sovrasatura di contentezza.
Eros ci aveva chiesto, prima di partire, cosa sarebbe stato utile portarsi dietro e una “gola profonda” gli aveva suggerito di rifornire la cantina. Stasera abbiamo pasteggiato con vino francese del ‘86 “Chauteau Reysson Haut – Mèdoc”, che con la “carbonaraccia” si legava senza sforzi!

Prima cena con tutta la compagnia al completo: Eros, Ruth, Taxi, Orso, Jojo, Gimmygiò ed il sottoscritto. Ragguagliamo Eros su quanto accaduto fin qui e al culmine del resoconto “lo svizzero” se ne “esce” con la frase che resterà famosa: “ … la Norvegia è come la Svizzera in piccolo” … l’abbiamo scrutato non poco, ma senza nulla togliere alle bellezze svizzere, la natura norvegese va oltre quanto potessi immaginare.
Intanto ci giunge la notizia dall’Italia che un hacker ha tentato l’assalto al nostro sito, subito rimediato dal nostro tecnico Michele. Ci comunicano anche che il forum è molto seguito con diversi nuovi collegamenti al giorno. Gli agganci provengono dalla Spagna, Francia, Belgio, Albania, Turchia, Usa, Norvegia ed Italia. Siamo molto soddisfatti sia per il successo del viaggio che per l’interesse suscitato nel club … nel club non avevamo dubbi, ma nel mondo dei moto bike ci sorprende.
Domani ci attende una delle tappe più suggestive: “alle 9 brumm … brumm”.

Meteo: incerto con pioggia per circa metà percorso. Il primo test delle nuove borse è molto positivo.

Voto Fossen camping = 6,5

Sabato 2 giugno 2007

9° giorno
Alle 9.15 si parte, più puntuali degli altri giorni. Le previsioni sono ottime: sole … sole … sole!
Se dovessimo dare un titolo a questa giornata gli darei questo: “oggi abbiamo fatto filotto” …
Il primo birillo: da Geiranger si attacca subito con la prima bellezza della giornata: “la strada delle aquile”, la montagna solcata da tornanti che portano a Eisdal, dove un rapido traghetto ci sbarca a Linge, distante pochi chilometri da Valldal… e già si sente odore di freddo. Dopo pochissimo incontriamo circa un metro e mezzo di neve ai lati della strada e mentre si scattano le foto di rito sfreccia un burgman650, che salutiamo come amico da sempre; dopo 200 metri frena e torna indietro: è un tedesco che si ferma con noi per essere immortalato in una delle foto sulla neve… lo incroceremo un altro paio di volte nella giornata.
Il secondo birillo: da lontano si intravede la roccia di una montagna segnata profondamente da tornanti: è la strada dei Trolls. Questa strada l’abbiamo immaginata, sognata e quando ci siamo avvicinati l’emozione è salita assieme alla strada: tornanti segnati nella roccia con cascate d’acqua che giocano a rimpiattino; in alcuni punti gli schizzi ci fanno ricordare che ieri pioveva, ma oggi il sole non ci ha lasciato un attimo. Terminata la strada dei Trolls le foto tanto pensate nei mesi scorsi sono state realizzate e non posso non annotare che avevamo immaginato di documentare tutto con “il film del viaggio della vita”, ma l’incaricato aveva dimenticato “l’olio per i gomiti” a casa. Oggi l’abbiamo costretto a filmare qualcosa … chissà se qualcosa di tutto ‘sto bello potremo farlo godere ai nostri amici a casa.

Sono già le 13, due delle mete di oggi le abbiamo raggiunte, non rimane che fermarci a consumare il “frugale” pasto a base di wurstel e birra … e dopo?
… inaugurazione del fornellino a gas per fare il caffè nella caffettiera Alessi. Abbiamo sospirato il


primo gorgoglio di caffè con la stessa trepidazione con cui si attende il primo vagito del primo figlio. Il caffè era buonissimo … e con questa compagnia ancora più buono!
Si riparte alla volta di Molde, che raggiungiamo dopo aver percorso il tunnel di 3 km che passa sotto il livello del mare, prima di entrare in città.
Sono circa le 15,30, ci fermiamo al primo campeggio dove ci consigliano, poiché non hanno abbastanza Hytte per ospitarci, di andare a Kristiansund, che offre maggiori opportunità. E allora, oggi, dopo la “Via delle Aquile”, la “Strada dei Trolls”, facciamo filotto, andando dritti verso la “Strada dell’Atlantico”: una serie di ponti che uniscono sei isolotti; si attacca da Vevang e subito la suggestione del 1° ponte alto, sporgente e a parabola sul mare. Tantissime foto, sembravamo bambini al luna park! Il ponte l’abbiamo fatto avanti e indietro due volte lentamente … e poi a forte velocità, mentre il sole picchiava e l’umore continuava a salire.

Anche la “Strada dell’Atlantico” è archiviata.
Si punta verso Kristiansund, 28 km, dove il primo campeggio ha il necessario per ospitarci tutti. Alle 21,30 cena: “bucatini al ragù di salsiccia” … giusto per ricordar Mingo!
Come chi legge avrà notato, oggi abbiamo allargato il programma che prevedeva due strade importanti e famose; immaginavamo il tempo inclemente e quindi forzati rallentamenti e invece il sole splendente ci ha permesso di percorrere circa metà dell’itinerario di domani. Per l’insperato anticipo si decide di modificare la tappa di domani: Kristiansund – Trondheim, 192 km; dovremmo arrivare circa per l’ora di pranzo e dopo il “chilo” allungheremo verso nord, rosicchiando un po’ di km al percorso di dopo domani, utilizzando, poi, questi recuperi in altri posti che riterremo interessanti. Domani “alle 9.00 brum … brumm”.

Campeggio Byskogen, voto 4,5; scarsa pulizia e trampoli per andare sui castelli.


Domenica 3 giugno 2007

10° giorno
Ruth ci lascia. Questo breve tratto di strada con i vichinghi speriamo sia stato piacevole; gli impegni di lavoro e di mamma la costringono al ritorno. Eros è pronto per assumere l’incarico di responsabile della dispensa … speriamo nei suoi biscottini, ormai famosi!
Si parte alle 9,34 (puntuali come degli orologi svizzeri … e adesso con lo svizzero vero … siamo veramente impeccabili!) destinazione Grong con sosta pranzo a Trondheim. Eros accompagna Ruth all’aeroporto
Purtroppo il viaggio è segnato dalla brutta notizia che raggiunge Orso: la morte improvvisa della mamma.
Siamo preoccupati per Orso. Tornare indietro per 4000 km, da solo, ci vogliono almeno 5 giorni a 800 km/die; prendere l’aereo da Trondheim (Jojo s’è procurato gli orari attraverso i suoi compagni d’ufficio) vuol dire ritornare a recuperare lo scooter e rifarsi la strada da solo oppure ritornare con un furgone in due per il recupero. Insomma la possibilità di raggiungere Verona in aereo ci sarebbe, ma i problemi nel ritornare per recuperare lo scooter non sono minimi. Gli lasciamo il tempo di pensare e decidere il da farsi e intanto ci dirigiamo a Trondheim, dove arriviamo intorno alle 13. Appena entrati a Trondheim ci colpisce una “distesa” di norvegesi a prendere il sole come lucertole lungo al riva del fiume Nidelva. Questa è la terza città della Norvegia con i suoi 163.000 abitanti ed è anche la più settentrionale delle grandi città norvegesi. E’ sede universitaria con circa 30.000 studenti. In corrispondenza del solstizio d'estate il sole sorge alle 3,00 e tramonta alle 23,40 (legali), le ore notturne sono caratterizzate da una luce crepuscolare. Al solstizio d'inverno invece il sole sorge alle 10, rimane molto basso sull'orizzonte e tramonta alle 14,30. Forse è per questo che appena possono godere la presenza del sole ne approfittano alla grande.
Sistemiamo gli scooters nel parcheggio di una scuola nelle vicinanze della Cattedrale e dopo le foto di rito tentiamo di visitare la chiesa, ma per entrare bisogna pagare un ticket di 100 corone (assurdo!). Ripieghiamo verso un posto all’aperto per pranzare. Pranzo all’aperto con associata birra fresca. Siamo un po’ moggi e con la coda dell’occhio teniamo d’occhio Orso che ha deciso di continuare il viaggio con noi. Subito dopo ripartiamo e dopo 200 km siamo a Grong, dove troviamo 2 hytte da tre posti. Serata dedicata alla cena a base di fusilli al pesto, quello buono ovviamente, bagnato con vino francese.


Lunedì 4 giugno 2007

11° giorno
Da Grong si parte puntuali. Oggi, passando da Mo i Rana raggiungeremo Bodo, dove prenderemo il traghetto per le isole Lofoten (Sorvagen). Mo i Rana è situata a sud del circolo polare artico, alla fine di un fiordo che sbocca sul Mar di Norvegia.
Al primo rifornimento della giornata, avevamo ancora 2 tacche, ci fermiamo per il rifornimento; si riparte, ma per un fraintendimento Eros e Taxidieci partono senza attendere il formarsi della colonna. Procediamo a singhiozzo, chiamando al cellulare i due dispersi senza tom tom; niente … non rispondono! Inviamo via sms le coordinate per ritrovarsi al traghetto a Bodo e intanto la strada cambia: la latitudine aumenta rapidamente, gli alberi si abbassano, betulle nane e abeti di piccole dimensioni; cresce il freddo del Circolo Polare Artico e il paesaggio si fa lunare.

Il Circolo Polare è il parallelo oltre il quale, procedendo verso nord, il sole non sorge e non tramonta almeno un giorno all'anno. Questi fenomeni sono detti notte polare e sole di mezzanotte. In pratica, in estate a quelle latitudini, si vede che verso la mezzanotte il sole si avvicina sempre di più all'orizzonte, e proprio nel punto che indica il nord. A mezzanotte esso tocca il punto più basso, poco sopra l'orizzonte, e quindi ricomincia a salire nel cielo.
La latitudine dei circoli polari è la differenza rispetto alla verticale dell'inclinazione dell'asse di rotazione della Terra rispetto al piano dell'eclittica, circa 66°33' N e S.

Dopo una lunga strada, fiancheggiata da circa 1 metro di neve, si intravede una cupola, è il punto di ristoro dell’attraversamento della linea del “Circle Arctic” norvegese. Stagliati nel biancore della neve chi volete che ci siano? … quei due disgraziati che abbiamo ricercato per 2 ore; freschi freschi si facevano le foto sotto il cartello che informa: “benvenuti al circolo polare” … i commenti sono inutili, ma intanto ci siamo guadagnati una festa: “un perdono in itinere senza la tana di Orso, ma con Orso”, i due “soci”, così adesso si chiamano, pagheranno pegno; ma notiamo che sono anche contenti di farlo … e allora … evviva “i soci”!
Dopo una lunga sosta ad immortalare il nostro passaggio sotto il predetto cartello, si parcheggia sull’ampio piazzale antistante la cupola-negozio che vende, si fa per dire perché assomiglia più ad un ladrocinio, adesivi, certificati, “patacche”, cartoline ed altro a ricordo dell’attraversamento del 66°33’ parallelo del Circolo Polare Artico. … e mentre siamo in procinto di entrare in questo supermercato, con un discreto avvicinamento, a circa 200 metri, passa sfrecciando il trenino che taglia perpendicolarmente la linea polare. In questo desolato e brullo paesaggio di tundra artica il trenino dà una sensazione di calore umano.
Entriamo e, come al solito, non riusciamo a sottrarci al rito consumistico dell’acquisto di qualche piccolo souvenir.
Pranzo e ri-partenza.
Ci avviciniamo a Bodo, capoluogo della regione di Nordland, un tempo cittadina “capitale delle aringhe” poi bombardata dai tedeschi e ora completamente ricostruita.
Giunti a Bodo, come al solito, il traghetto ci aspettava e dopo qualche ora di attraversata, accerchiati dallo scenario montuoso soleggiato delle isole Lofoten, sbarchiamo a Sorvagen.

Sono circa le 21 e di norvegesi neppure l’ombra. Le informazioni le prendiamo da un italiano di casa in questo sperduto posto.
A qualche chilometro dall’attracco del traghetto si trova la città più a sud delle Isole: A con ° per cappello. È un paesino di pescatori, con un centro ottocentesco di case rosse ben ristrutturate. Qui
la casa tipica è la “rorbu” , piccola abitazione su palafitte di pescatori. Molti cartelli indicano che si affittano queste casette, ma non è possibile chiedere a nessuno; per noi alle 22,30 con la luce delle 19 sembra assurdo non imbattersi con alcuna “vestigia umana”; cominciamo “a suonar campanelli” e alla seconda visita scegliamo due “rorbu” a qualche metro dall’acqua: uno spettacolo che non potevamo immaginare; veramente bello! … subito ai fornelli perché qui nessuno ci dà da mangiare a quest’ora. Stasera ripetiamo l’esperienza: un chilo e mezzo di bucatini al pesto, quello di Rita … cioè il pesto buono. Fino alle 2 di questa notte/giorno, alle Lofoten, ci trastulliamo in pantofole sulla veranda con all’orizzonte acqua, monti e un sole che non riesce a tramontare del tutto. E non si può dimenticare l’odore che a folate pervade l’aria, … è l’odor di pesce … di merluzzo, che riempie gli essiccatoi sparsi in quasi tutti i giardini delle case come un’invasione “di nani e di Biancaneve”. Domani mi soffermerò a descrivere l’importanza del merluzzo per questi villaggi, con alcune delle scoperte inedite che abbiamo fatto.
Si va finalmente a letto; sono circa le 2,30; mezz’ora di diario e sonno profondo. Domani alle 9 brum … brumm! …


Martedì 5 giugno 2007

12° giorno

A con cappello ° è un museo “en plain air”. Le rorbu, le casette su palafitte di color rosso, sono la caratteristica principale, disposte lungo le rive; il merluzzo stecchito ad essiccare, che inonda l’aria del suo odore, è talmente invasivo dello sguardo che ci vuol poco a capire che rappresenta la più importante fonte di reddito dei pescatori “superstiti”. Superstiti perché questa propaggine più a sud delle Isole Lofoten è poco abitata; molti giovani hanno preferito la terra ferma e pertanto il mare è sfruttato nel suo pescato durante la stagione della pesca del merluzzo da gennaio ad aprile, e le Isole si popolano di tutti i pescatori della costa norvegese. Fino a vent’anni fa l’economia delle Lofoten era basata su pesca, allevamento e coltivazione combinati, oggi è mantenuta la pesca stagionale del merluzzo artico, mentre negli altri periodi i villaggi dei pescatori accolgono soprattutto coloro che non si lasciano sfuggire questo patrimonio fantastico della natura: mare e montagne solcate da cascate d’acqua, picchi a strapiombo, spiagge, rocce e campi verdissimi con nuvole, nebbia, sole e pioggia che rendono il clima cangiante da un angolo all’altro e da un momento all’altro. Questa atmosfera surreale penetra nella carne e nelle ossa, un clima di sogno, che ha ispirato poeti e attratto navigatori.

Entrando ad A col cappello ° si è distratti dai colori e dalla novità paradisiaca e solo più tardi facciamo mente locale su un cartello che ci è passato alla nostra destra; sopra pensiero abbiamo letto: “museo dello stoccafisso”; sì proprio in italiano! Ebbene gli abitanti di A hanno un rapporto particolarissimo con gli italiani: oltre l’80% del merluzzo qui pescato è importato dall’Italia. Le condizioni favorevoli di temperatura dell’acqua, che non scende mai sotto i 5° C, grazie alla “corrente calda del Golfo”, fa del mare attorno alle Lofoten l’ambiente ideale per la riproduzione del merluzzo, che una volta pescato è aperto, sventrato, pulito e appeso sulle “fiskehjell”, che sono strutture in legno a traliccio o a pergolato, ed essiccato trasformandosi in stoccafisso oppure, una volta pulito, è conservato sotto sale diventando baccalà.

Lasciamo A˚, con la puntualità consueta, puntando verso Sortland, al centro del complesso Isole Lofoten-Vesteralen. Facciamo circa 200 km soffermandoci a liberare gli obiettivi delle macchine fotografiche sugli innumerevoli angoli suggestivi dei piccoli villaggi che incontriamo lungo il percorso. E allora scorriamo Reine, “la perla delle Lofoten”, sintesi naturalistica paradisiaca con le montagne a strapiombo in acqua quasi senza terreno di costa; facciamo rifornimento e il nostro “cambusiere-socio” Eros si fa già il primo wunster della giornata. Tutta la giornata la passiamo “full immersion” su lingue di terra circondate da acqua e rocce a strapiombo sul mare. Sortland, a centro fra Lofoten e Vesteralen, ci riserva 2 belle hytte accoglienti.

Sono scoperto dall’obiettivo vigliacco degli amici buontemponi a dare una pulita allo scooter; dicono che bisogna portarsi a casa la polvere dell’on the road … sarà, ma a me basta riportare a casa la barba lunga che abbiamo deciso di non tagliare; solo chi ha la pelle sensibile come “i pargoletti” ogni mattina deve lasciarsi la “cremina” sul mento. Però quanto detto mi serviva per informare che nelle foto avremo la barba lunga fino a casa … toh!
Cena coi fiocchi e controfiocchi, come al solito … e serata in veranda a godersi la notte che non scende.
Si era programmata, in questo accogliente campeggio di Sortland, una sosta di 2 giorni, ma decidiamo un cambiamento grazie anche al consiglio della signora che gestisce il campeggio, la quale ci indica la visita di 2 paesini di pescatori nella parte occidentale delle Vesteralen; gli altri siti di questa meraviglia ripetono le bellezze già godute.
A notte bianca inoltrata decidiamo di andare a letto, mentre la hytte dei 3 non fumatori (Orso, Taxi e Eros) dorme da circa un paio d’ore … eh beh, ci vuole un gran fisico per mantenere il nostro ritmo. Domani a che ora brum … brumm? … alle 9, ovviamente!


Mercoledì 6 giugno 2007

13° giorno
Il sole introduce quest’altra giornata. Si parte verso la zona occidentale delle Vesteralen. Ah dimenticavo … siamo in perfetto orario! Appena dopo qualche chilometro la strada lascia la costa per salire ed allontanarsi dal mare. La temperatura si fa subito più rigida e fa capolino una nebbia che avvolge prima le vette appuntite dei picchi e poi ci appanna la visuale; l’orizzonte fumoso in queste giornate tanto limpide ci appare una stranezza, ma dimentichiamo che a queste latitudini i cambiamenti repentini delle condizioni meteo sono la consuetudine piuttosto che l’eccezione. Hovden e Nykansund, due paesini di pescatori, li ricorderemo attraverso occhi appannati. Però quell’aria ovattata, umida, odor di merluzzo, ci ha lasciato la nostalgia dei posti visti e non visti; e i gabbiani come mosche sui tetti e le palizzate ricolme di pesce, ormai stoccafisso, e Taxidieci nel fumo della nebbia ad immortalare un deserto abitato dal frutto di un lavoro di gente semplice, dalla pelle bruciata dal vento e dalla salsedine. Sarà il “mal di Norvegia”? … forse; certo è che quell’ambiente ti penetra così tanto da divenire “ambiente dell’anima”.

Ci scrolliamo di dosso la nebbia e diamo una sterzata di ritmo alla giornata. Si punta verso nord. Andenes, all’estremità settentrionale dell’isola di Andoy, è un importante centro di pesca. Da qui è possibile, in condizioni climatiche favorevoli, partecipare al Hvalsafari, safari delle balene. Puntiamo verso Andenes sperando di arrivare per l’ora di pranzo e valutare la possibilità di partecipare alla “battuta” fotografica alle balene se l’ora di partenza del traghetto, che ci riporterà sulla terra ferma a Gryllefjord, ci darà un po’ di margine di tempo. Alle 14 siamo alla banchina del traghetto. Partenza ore 17. Abbiamo 3 ore, abbiamo fame, purtroppo salta il safari per il quale si partirebbe alle 15.

Ci mettiamo alla ricerca di un ristoro nelle vicinanze del porto e dopo 5 minuti ci ritroviamo con le “gambe sotto al tavolo” di un self service.
In un pentolone da circa 5 litri bolle la “sboba” di giornata: zuppa di stoccafisso. Chiediamo come è organizzato il servizio e il cuoco, un tipo simpatico con due bei baffoni e faccia aperta, in un italiano da scozzese ci comunica il prezzo della zuppa di cui ci si può servire direttamente e a volontà! … nun l’avesse mai detto: Taxi si fa 2 taniche di zuppa tutta “scarpettata” in un battibaleno; Amburg, senza dar nell’occhio, se ne fa 2 taniche anche lui “con scarpetta e risucchio”; Eros, che aveva ancora qualche reflusso superstite del wurstel di colazione, se ne fa 1 tanica come svizzero e un’altra tanica come “insubrico”; Orso, invece, che è in dieta, se ne riempie solo una ciotola. In venti minuti scorgiamo il fondo del pentolone.
La cameriera, ormai giunta all’ora di chiusura, fa per rigovernare il fornellone su cui erano mantenuti al caldo i 5 litri di zuppa di stoccafisso, alza il coperchio e stupefatta esclama: MORTACCI! Pensate, non aveva mai pronunciato prima una parola in italiano.

Il tempo di procacciarsi, in uno store-emporio, una bottiglia di grappa Nonino … pronta per qualsiasi evenienza; un giretto per far scendere verso il duodeno tutto quel ben di dio; un messaggio sul forum del club in un internet cafè ed è già ora di avviarsi verso la banchina del traghetto.
Sul traghetto da Andenes a Gryllefjord, traversata di un ora e quaranta, liberiamo la creatività: sonnecchi collettivi a bocca aperta!

Sbarchiamo alle 19, già molto tardi per trovare un posto adeguato per la notte bianca, e Jojo non si accorge dell’indicazione, alla periferia di Gryllefjord, di un campeggio a 4 km; ne facciamo circa 50 di chilometri per trovare, a Finnsnes, un campeggio che ci offre 3 hytte senza bagno … si devono assolutamente prendere se non vogliamo dormire all’aria aperta. Ci si organizza alla meglio e alle 23 si materializzano i fusilli al ragù di Lorena.
Serata/nottata di grandi risate: Eros, inconsapevole showmen, ci comunica, tra affermazione e domanda, che “le renne girano di notte”! Boh, ma sarà proprio svizzero?
La lauta cena si conclude con caffè, grappa Nonino e gelato a uffa.

Qualche disagio per il bagno e poi “l’arriva Piron”, che per i bambini romagnoli nelle stalle in cui si facevano le veglie a raccontarsi storie fantastiche significava l’arrivo del sonno. E allora tutti a letto … è molto tardi. Domani il profumo di Nordkapp sarà ancora più intenso; penultima tappa: Alta.
È tardi, ma comunque domani “alle 9 brum … brumm”.







Giovedì 7 giugno 2007

14° giorno


Alle 9.30 si parte per Alta, penultima tappa prima di Nordkapp. La tensione di arrivare si sente a fior di pelle tanto che qualcuno sperava di allungare il tappone di domani, già di 430 Km, per toccare prima il mappamondo sullo sperone d’Europa.
Raggiungiamo Alta città somma aritmetica di tre località: Bossekop, Bukta e Elvebakken, che associandosi hanno dato vita all’idea artica di agglomerato urbano, unione di forze e risorse senza che questo significhi identità comune. L’Italia dai mille comuni raccolti attorno a chiesa e municipio è veramente lontana. Questo nord storicamente era frontiera, abitata dal popolo emigrante dei Sami, oggi impegnati nell’allevamento delle renne e nella creazione di colorati manufatti artigianali e terra di proscrizione per i condannati che dovevano scontare la loro pena con i lavori legati alla pesca.
Al primo campeggio, camping Alta, tre stelle, troviamo due hytte con un costo superiore al solito (1200 corone x 2 hytte), ma sono molto accoglienti e in una posizione molto favorevole per godersi il sole di mezzanotte. Qui il sole di mezzanotte è visibile dal 16 maggio al 26 luglio, mentre la notte polare dura dal 24 novembre al 18 gennaio.

Facciamo la spesa in un grande supermercato molto fornito. E poiché prima che con le “ganasce” noi mangiamo con gli occhi, nelle sporte di plastica sono cascati 3 polli allo spiedo, 6 striscioni lunghi e larghi di pancetta, pane, gelato di più gusti, birra … e stasera il menù sarà:
fusilli tonno e olive
pollo allo spiedo: ½ pollo per uno
striscione di pancetta
birra
vino
gelato affogato nel caffè
caffè
grappa

… rimpinzati oltremisura, a mezzanotte attendiamo il sole.
Del sole di mezzanotte nemmeno l’ombra: nuvoloso.

Domani le previsioni danno sole a Capo Nord; l’atmosfera si elettrizza. Tutti a letto per essere pronti per il grande giorno.
Il giorno dei leoni o meglio dei vichinghi: 5 mesi di preparativi e sogni per questo giorno che segnerà per sempre nel ricordo una esperienza eccezionale, consapevoli di un’impresa “coccolata” anche dai nostri amici del club che continuano a farci sentire la loro vicinanza in ogni momento.
Domani alle 9.00 brum … brumm!


Venerdì 8 giugno 2007

15° giorno
Un venerdì da leoni!
9.14, rombo di motori. Nordkapp arriviamo.
Le ultime previsioni di stamattina continuano a dare Nordkapp col sole, ma qui ad Alta di sole nemmeno una pallida parvenza. Boh!
Dopo pochi chilometri, abbandonata alle spalle Alta, il paesaggio diventa lunare, vegetazione bruciata dal gelo: atmosfera artica.
Di montagna in montagna l’andatura mantenuta dal capofila Jojo si fa sempre più lenta: comincia a scarseggiare il carburante. Essendo grandi conoscitori del panico che prende Jojo dalla seconda tacca in giù, siamo stati previdenti; gli abbiamo fatto programmare il tom tom con l’avviso di presenza di stazione di servizio a 9999 metri. Con questo espediente gli abbiamo impedito che ci facesse fermare a spingere lo scooter per evitare di rimanere a secco.
Dopo la brusca caduta d’andatura fino quasi alla “melina”, in cima ad un ennesimo scollinamento vedo Jojo alzare il capo come a sollevarsi da un torpore depressivo e segnalare col pollice in alto a comunicare che anche stavolta non si resta a piedi nel deserto artico.
Serbatoio pieno di carburante e via verso il sogno tanto desiderato.
Si giunge all’imbocco della galleria, lunga 8 Km, che si inabissa 212 metri sotto il livello del mare; l’emozione sale assieme ad un certo timore nell’affrontare questi chilometri nell’abisso ingegneristico. Eros sembra un bambino che non sa quale gioco scegliere al luna park. Tante le foto.

Qualche ardito porta lo striscione del club sopra l’imbocco della galleria … e giù senza respirare per gli 8 Km; anche “lo scafato” Jojo mi confessa una certa apprensione nell’approcciarsi alla profonda galleria.
E siamo dall’altra parte … gli ultimi chilometri scivolano via.
Honnisvag, Skarveg e infine Nordkapp 13 km.
Cerchiamo e troviamo il campeggio dove pernottare, il bivacco finale, nelle solite due casette di legno con cucina e bagno.
Partono i preparativi per l’ultimo attacco alla vetta d’Europa. Dobbiamo soddisfare lo sguardo ironico che riserviamo a noi e a tutti i motociclisti sull’agognato mappamondo di Capo Nord; mi sovviene spesso l’immagine di Charlie Chaplin nella scena deliziosa e intensa nella quale il dittatore danza con il mappamondo sulla musica del preludio del Lohengrin di Wagner: questo viaggio è stato pensato con l’epilogo canzonatorio consono al nostro modo di vivere la passione per il burgman650 e per l’on the road.
Esiste qualcosa di meglio dei “BUCATINI ALLA MATRICIANA”? …
Si avviano allora i fornelli per la preparazione dei bucatini da consumare sotto il mappamondo di Capo Nord. Eros elettrizzato dall’epilogo esilarante veste i panni dello showmen, suscitando nella

massima inconsapevolezza risate a crepapelle. Comincia con l’idea di inviare sms agli amici, e lanciando lo sguardo fuori dalla finestra del bungalow si detta fra i baffi questo testo: “confermiamo presenza di renne”; non l’avesse mai detto! Nelle due ore successive gli abbiamo rinfacciato la grande “frescaccia”: “qui Nordkapp, si conferma presenza di renne”! … sembra una stranezza che, però, detta a queste latitudini dove le renne pascolano nel cortile come fossero galline sull’aia non può che essere l’ennesima esilarante affermazione dello svizzero insubrico che assomiglia a volte ad un tedesco della foresta nera e a volte ad un napoletano del quartiere sanità.
Finalmente l’acqua bolle, giù i bucatini, condimento con il sugo di guanciale preparato da Lorena; si carica il tutto sugli scooters e si parte per gli ultimi 6 km.

Pioggerella fine con tutt’intorno una pelata artica di terreno nerastro e fangoso smaccatamente brullo; qualche renna ha anche il coraggio di girovagare con non chalance in questo niente.
Dietro una curva, dopo tante salite e discese, scorgiamo la cupola, mangiasoldi, del rifugio di Nordkapp e assieme a Jojo, che continua a testa bassa e con gli occhiali sulla punta del naso a guardare il tom tom ricoperto dal cellophane, si esulta con le braccia levate per l’attesa visione. Altri 5 o 6 saliscendi con curve in un paesaggio desertico e finalmente pagato il pedaggio, 35 € (mortacci!), si parcheggia sotto la pioggia … e via di corsa verso l’ingresso…
Sole a Nordkapp? … No grazie! … pioggerellina fine con nebbia.
Si passa di buona lena dalla hall del rifugio dalle cui vetrate si materializza la palla del mappamondo.
Prima a comparire sul ferro bruno della struttura è la nostra gloriosa bandiera italiana; subito dopo lo striscione del burgman650Italia Club e poi il bandierone con il motto “Nordkapp forever”; Orso, che non ha trovato il bandierone che più volte gli avevamo ricordato, non ha dimenticato il gagliardetto dell’Hellas Verona che ora sventola all’estremo nord norvegese.
Finalmente la foto clou del viaggio: i vichinghi schierati sotto il mappamondo di Capo Nord che si strafocano i bucatini.

Foto, riprese, foto, riprese … sms verso tutte le località d’Italia. E poi … dobbiamo brindare con lo champagne donato da Gionauno: si beve a canna come tutte le vittorie che si rispettano!
E intanto “qui Nordkapp, si conferma presenza di nebbia” … che palle! … ritorniamo nella hall del rifugio bazar e dopo poco dalla vetrata non si intravede più nulla, la nebbia è scesa del tutto e la visibilità è quasi 0.

Si fa shopping, si acquistano i certificati, ci rifocilliamo con una birretta al bar e visitiamo il museo.

Dopo aver visto anche il filmato che ci ragguaglia su come sarebbe stato il sole a mezzanotte ed anche l’aurora boreale, decidiamo di ripartire verso la nostra casetta sotto la pioggia e la nebbia, che si dirada dopo poco, scendendo in basso.
Lasciamo Capo Nord senza guardarci alle spalle, abbiamo virato alla boa e di fatto già sta iniziando il ritorno.
Prima di arrivare al camping, dove ci aspettano le nostre casette di legno, ci fermiamo per la cena; sono le 21: “qui Nordkapp, si confermano renne al pascolo, meno una!”: stufato di renna con marmellata di mirtilli, patate, cavolfiori, carotine, boccale big di birra e per Eros, l’anfitrione della serata, salmone. Il caro e grande amico Eros paga la cena. È la cena del “perdono svizzero” per essersi aggregato al gruppo dei vichinghi qualche giorno più tardi e senza provviste: accettiamo di buon grado.


Ritorniamo al campeggio dove non possiamo evitare, prima di andare a letto, il buon caffè e il fondo della bottiglia di grappa Nonino.
Domani inizia il ritorno. Prima di dormire decidiamo di cambiare l’itinerario; in programma la destinazione è Ivalo, ma in seguito al raggiungimento di Capo Nord in anticipo possiamo allungare fino a Sodankyla, 576 Km.
Si preparano già i bagagli che ormai si sistemano da soli sugli scooters come nel film di Walt Disney in cui Mary Poppins sistema a suon di musica la stanza dei giochi.
La giornata è stata lunga e piena di emozioni. Comincia il ritorno, ma la suggestione del viaggio con questi straordinari amici non è finita … tante sorprese ancora ci aspettano. L’unica certezza è che “domani alle 9 brum … brumm”.

Sabato 9 giugno 2007

16° giorno
Sempre prima! 9.14 si parte con al posto del cuore una palla piena di emozionanti momenti; sarà il mappamondo di ferro? Ci lasciamo alle spalle il tempo peggiore trovato finora, ma anche la contentezza di avercela fatta. Tante serate a limare l’itinerario, a pianificare i momenti cruciali: tutto è compiuto: in 6 siamo riusciti nell’impresa.
Capo Nord è veramente lontano. Una volta lasciata l’Italia, superate le Alpi, passata la Germania, attraversata la Danimarca, traghettato da Hirsthall a Kristiansund e poi a Mandal e a Lindesnes (a 2758 km) e poi Stavanger, Bergen, Trondheim, A, Sortland, Andenes, Gryllefjiord, Alta e finalmente dopo circa 5000 Km … la meta. Eppure Nordkapp, per noi, è stato sempre dietro l’angolo, nel cuore. Sotto il mappamondo abbiamo sentito con noi tutti gli amici che sarebbero voluti partire con noi e che ci hanno sostenuto, e pensiamo a Mingo, Giudice, Giona, Yoghi, Geo, Alessia, e poi la sempre presente Lorena, Vaticano, Pietroburgo, Joe, Black, Vespaio, Giammy, e Connie, … e gli altri che hanno seguito il viaggio attraverso il nostro sito; senza dimenticare le nostre famiglie, che si sono fatte prendere da questo grande avvenimento per noi che l’abbiamo così intensamente vissuto.
Eh sì, all’alba artica (h 9.14) siamo proprio partiti ed il ritorno è iniziato.

Primi chilometri con nebbia, pioggerellina fastidiosa e soprattutto freddo, ma nulla ci spaventa più: tutine termiche, antipioggia, sottocaschi, guanti Klan riscaldati (solo per i più arditi), costati a Jojo 120 € e lunghi fino al polso mentre costati 70€ e lunghi fino a metà avambraccio a me e a Gimmygiò; e poi Taxi con i guanti tribord per sommozzatori, Orso con quelli da maialino cioè con le 2 dita, che ha dovuto incerottare e poi non da ultimo Eros, inossidabile con e senza guanti, che con la sua flemma olimpionica è passato da outsider a cambusiere di fiducia.
Dopo circa 35 Km, a Honnisvag, la temperatura comincia a salire, ma non ci lascia la leggera pioggerella che smette solo dopo circa 100 Km.
Le fermate di rito e … siamo al confine con la Finlandia. Dichiarazione di Jojo: “ecco, … adesso gli ospiti sono andati via” … e tutti noi pensiamo a come ha ragione Rita: non sappiamo su che cosa abbia ragione, ma comunque ce l’ha … sulla fiducia!

Qui, in Finlandia, sembra sbocciata la primavera: lunghissime strade che tagliano boschi e costeggiano laghi. Circa il 65% della superficie totale del paese è costituita da foreste, il 10% è ricoperta da acqua, l’8% è destinato a terreno agricolo, aree edificate e strade, mentre il 17% è terreno inutilizzato. La densità media è di 16,7 abitanti per chilometro quadrato: nella Finlandia meridionale, più industrializzata e popolosa, la media è di 120 abitanti per chilometro quadrato, mentre nella parte settentrionale la densità può essere di soli 2-3 abitanti ogni dieci chilometri quadrati. Il clima è relativamente mite, tenuto conto della sua posizione geografica, grazie al Mar Baltico, dalle acque interne e dalle masse d’aria occidentale, riscaldate dalla Corrente del Golfo. Gran parte della Finlandia rientra nella zona boreale di foreste di conifere. Ci sono circa 1200 tipi di piante vascolari, 800 di muschi e oltre 1000 di licheni. Il ghiaccio è perenne solo nella tundra dell’estremo nord. La forma di vegetazione più importante è il bosco e le specie di alberi più comuni sono il pino silvestre, l’abete e la betulla. L’ambiente in molte zone incontaminato permette la sopravvivenza di numerose specie animali: orsi, lupi, linci vivono in equilibrio con alci, daini, cervi e renne. E infatti lungo tutto il percorso, costellato di cartelli di pericolo per renne e alci, sembra che questi animali poco si preoccupino della nostra presenza tanto che siamo più volte costretti a rallentare fino quasi a fermare lo scooter per evitare il loro pascolo lungo la nostra direttrice di marcia. Lunghi saliscendi, strada molto scorrevole, dritta e, nonostante le renne, alle 18 siamo a Sodankyla, percorsi 576 Km bevuti come acqua fresca.
Fermata con assemblea di gruppo: “la tappa di oggi si conclude qui a Sodankyla; mancano 130 km da Rovaniemi-Napapiiri, potremmo esserci verso le 19.30 … siete stanchi o raggiungiamo la linea del Circolo Polare Artico finlandese, dove domani visiteremo il Villaggio di Babbo Natale, col rischio di doverci arrangiare nel campeggio disponibile?”. Di nuovo in sella! Si prosegue e con la puntualità che ci contraddistingue alle 19.45 siamo a Rovaniemi, dove con sorpresa ci accorgiamo che in Finlandia sono un’ora più avanti e quindi sono le 20,45 … orario da nottambuli a questa latitudine!
Troviamo il campeggio. Non manca nulla. Letti, cucina, bagno e … zanzare … come se piovesse! Le bombolette fanno furore. Praticamente siamo chiusi in un bunker con un caldo infernale e solo per scaricare i bagagli dagli scooters è necessario iperventilare per 5 minuti e scappar fuori ed in apnea ritornare nel bungalow. Ci avevano avvisato della presenza delle zanzare in Finlandia, ma così grosse e numerose ci sembra proprio troppo. A dir il vero avevamo anche letto che un collega motociclista era stato costretto a dormire col casco infilato per la brutale aggressione di cotante zanzaraccie.
La cena, magistrale: 1 chilo e mezzo di bucatini, gli ultimi, al pesto; salamino di alce; vinello delle 5 terre; caffè e grappa.
Dopo circa 2 ore, con un po’ di fresco, le zanzare si sono ridotte notevolmente di numero e finalmente possiamo liberarci dal bunker per una “sana” sigaretta.
La cena si conclude a mezzanotte, ma le nuvole, come al solito, coprono il sole: “qui Rovaniemi, … è mezzanotte e il sole è oltre le nuvole … rassegnazione!”.
Tronfi come al solito si va verso il letto, senza omettere un’ultima annotazione: “qui Rovaniemi, … si conferma la presenza di renne … anche in cortile!”
Nel sistemarci nei letti viene alla luce tutta la sporcizia del luogo. Forse i bungalow più sporchi, punteggio 2/3, nome RovaMotelli, evitatelo! … è a 15 km da Rovaniemi tanto che domani per raggiungere il Villaggio di Santa Klaus dovremo tornare indietro.
La buonanotte: “domani alle 9.00 brum… brumm”.


Domenica 10 giugno 2007

17° giorno
Prima della partenza non posso non attardarmi per documentare la presenza di una renna, triste poverina, legata ad un albero come un cane.


Comunque, sempre puntuali, alle 9.06 brum … brumm e ci dirigiamo, tornando indietro rispetto al senso di marcia, al villaggio di Santa Klaus.
È una tappa obbligata nel viaggio classico verso Nordkapp, ma sinceramente è un parco costellato di negozi per lo shopping irragionevole, in cui spesso si cade quando si è lontani e si vuole portare qualcosa a casa per suggellare il passaggio da Napapijri. Le foto, che abbiamo visto sotto il cartellone colorato del Circolo Polare Artico finlandese più volte, non possono mancare nel nostro carnet e allora con scooter e senza scooter, singoli e in gruppo ci immortaliamo a vicenda. Nella casa di babbo natale, mentre qualcuno si manda gli auguri che arriveranno a Natale altri non mancano di farsi fotografare con il cappello da gnomo. A fare i pagliacci ci viene proprio bene! … c’è anche chi, per fare l’originale, si stende lungo la linea che segna il passaggio del Circolo

all’interno del villaggio e chi guarda lontano sotto le frecce per Roma, New York, Mosca, Pechino … sarà una minaccia o un chiaro avvertimento? … beh non dico Pechino, ma Mosca o New York potrebbero essere alla nostra portata! Babbo Natale stava riposando e l’appuntamento era fissato per le 11, ma è troppo tardi; ci spedirà una cartolina, a nostre spese, per Natale.
Ultimi acquisti e alle 11.40 si parte per il tappone di oggi.

Nella “foga” del racconto stavo per dimenticare che ieri sera abbiamo rivoluzionato il percorso di rientro. Il programma prevedeva il raggiungimento di Turku, sulla costa sud-occidentale della Finlandia, in 2 tappe, ma rischiamo di arrivare troppo presto rispetto all’imbarco a tarda sera sul traghetto per Stoccolma e allora preferiamo, in 2 tappe, raggiungere la capitale della Svezia facendo la costa orientale, toccando il primo giorno Umea, a 507 km da Rovaniemi.
Si puntano i tom tom su Umea; il tempo è bello: sole; il viaggio scorre senza intoppi, ma i chilometri non sono pochi e alle 19.15, dopo circa 7 ore siamo ad Umea; la gloriosa caffettiera ha fatto egregiamente il suo lavoro. Ci mancano però ancora 52 km per raggiungere il campeggio, che ci accoglie in due cottage’s spaziosi e a buon prezzo. Ormai l’esperienza non ci ha fatto dimenticare la spesa all’ultimo rifornimento: spaghetti, birra, formaggio e l’immancabile gelato “come se piovesse”.

Il momento di preparazione della cena, anche se siamo al 17° giorno di viaggio, continua ad essere rilassante e pieno di sfottò e grasse risate. Menù del giorno: spaghetti aglio olio e peperoncino, formaggio (non si è capito fatto col latte di quale animale), birra, caffè e grappa (poca, è già finita!... vero Taxi?) e poi dulcis in fundo gelato a uffa!
Durante la cena discutiamo su come investire il giorno recuperato che ci fa essere in anticipo rispetto al programma originario. Le alternative sono due:
a) fermarsi un giorno a Copenaghen;
b) ridurre il chilometraggio delle ultime due tappe, che saranno molto toste.
Si decide per una soluzione di mezzo: mezza giornata a Copenaghen per andare a trovare la Sirenetta e diluizione delle tappe conclusive del viaggio in questo modo: Copenaghen – Amburgo 330 km; Amburgo – Monaco 749 km; Monaco – Cervia 635 km e per Jojo Monaco – Roma 905 km (sic!).
Si ringrazia chi ha preparato da mangiare, chi ha mangiato, chi ha lavato i piatti e buonanotte a tutti.
Domani ragazzi non dimentichiamocelo: … “alle 9 brum … brumm”!

Lunedì 11 giugno 2007

18° giorno

Umea – Stoccolma 589 km., arriveremo prima del previsto! L’itinerario fatto a tavolino nottetempo, quando fantasticavamo la conquista di mezza Europa, prevedeva l’arrivo nella capitale svedese circa alle 7,00 di domani mattina o meglio alle 7,00 del 13 giugno, dopo l’attraversata con la “Viking line” da Turku, posta sulla costa occidentale della Finlandia. Ma la ripetitività del paesaggio finlandese ci ha fatto decidere di seguire il percorso classico, lungo la costa orientale della Svezia, che con poche asperità fa puntare molti motociclisti direttamente su Nordkapp; e infatti ieri ed anche oggi abbiamo incrociato tanti biker’s e la nostra colonna ormai “bella e ordinata” ha onorato con orgogliosi saluti questi sconosciuti amici accomunati da un unico sogno: la meta per antonomasia, Capo Nord.
In Finlandia abbiamo rinunciato a Pulkkila e Tampere, ma non ci dispiace perché con un tempo così clemente, col sorriso del sole che ci ha fatto macinare chilometri senza fatica, raggiungeremo la bella Stoccolma con una tranquillità inimmaginata.
Mi sono fatto prendere dalle riflessioni, che ormai sempre più spesso vengono a galla; fra poco si cominceranno a tirar le somme, ma è tempo di partire, sono ormai le 9.15 e con una puntualità sconcertante ci lasciamo rapidamente alle spalle Umea.
La strada scorre veloce dopo la seconda colazione che Eros ingurgita con olimpionica flemma; ha assaggiato tutti i würstel e tutte le salse incrociate, ci ha anche viziato con i suoi biscottini che all’improvviso fanno capolino accanto al caldo caffè diventato ormai “un cult” del viaggio.
Già si pensa alla teca dei cimeli: la pentola col coperchio scolapasta che, in tutta la sua lunga vita, non ha cotto tanta pasta quanto in questo viaggio: sarà marchiata col sigillo dei “Vichinghi” e posta, per i posteri, nella “tana dell'Orso”; la caffettiera Alessi, quasi nuova, che ha fatto sgorgare fiumi di caldo e dolce caffè: sarà rigorosamente usata in tutti i ritrovi a casa di taxidieci; il fornelletto, piccolo ed efficiente, adattato ad accogliere l’Alessi grazie alle bacchette ripiegate di una antenna Tv recuperata in un’area di sosta: sarà posta in bacheca sempre nella “tana dell'Orso” a Ferrara di Monte Baldo.
Fra un pensiero libero e l’altro, dopo tre pieni di carburante di cui uno all’etanolo fatto da Orso, evidentemente in crisi d'astinenza, ci ritroviamo a Stoccolma.
Vi chiedete cosa vuol dire pieno di etanolo fatto dal "povero" Orso?
Ebbene Orso appariva contento di aver speso meno di tutti alla pompa celeste, simile a quelle blu della benzina verde! ... Guarda e riguarda lo scontrino, ... si riavvicina al distributore e si accorge che invece della benzina verde ha fatto il pieno di ... bio-etanolo.
Panico!
… negli occhi del gruppo serpeggia la paura del disastro. Finora nessun inconveniente ed invece, all'improvviso, ci piomba addosso il problema di dover ripulire il serbatoio di Orso ... e restare quindi fermi chissà per quanto tempo.
Con l’affanno della paura chiediamo ad uno dei benzinai cosa possa essere accaduto dopo un pieno di bio-etanolo. Tranquilli, potrà rendere di meno, ma non succede nulla; ... Jojo, avrebbe voluto lasciarsi andare in un bacio profondo al "biondino" con la tuta blu ... l'abbiamo convinto che sarebbe stato sufficiente pagare un gelatino a tutti!
Si dovrà fare un rabbocco dopo un’ora di strada, ma nulla potrà fermarci.
Si riparte tenendo d’occhio gli schioppettii del motore di Orso, che invece comincerà a cantare come un usignolo “vergine”.
Immagino che molti saranno curiosi di conoscere cosa sia il bio-etanolo ... e allora “pappatevi” questo approfondimento degno delle migliori descrizioni tecniche di jojo.

BIO-ETANOLO

Il bio-etanolo è un alcool (etanolo o alcool etilico) [capite perchè Orso s'è sbagliato? ... appena vede alcool non capisce più niente! ] ottenuto mediante un processo di fermentazione di diversi prodotti agricoli ricchi di carboidrati e zuccheri quali i cereali (mais, sorgo, frumento, orzo), le colture zuccherine (bietola e canna da zucchero), frutta, patata e vinacce.
In campo energetico, il bio-etanolo può essere utilizzato direttamente come componente per benzine o per la preparazione dell'ETBE (EtilTerButilEtere), un derivato alto-ottanico alternativo all'MTBE (MetilTerButilEtere).
Nonostante l'elevato costo di produzione, pari a circa due volte quello della benzina, il bio-etanolo può risultare ancora fonte di profitto quando si considerino le attuali agevolazioni fiscali e finanziamenti di origine governativa legate alla caratteristica "rinnovabile" di questa fonte energetica. Inoltre, finalmente anche in Italia, le associazioni dei coltivatori hanno siglato degli accordi per aumentare in maniera significativa la produzione di bio-etanolo aiutando anche l'agricoltura.
Il bio-etanolo può essere aggiunto nelle benzine per una percentuale che può arrivare fino al 30% senza dover modificare in nessun modo il motore o, adottando alcuni accorgimenti tecnici anche al 100% come in Brasile dove, per ragioni di politica energetica locale, l'etanolo è stato utilizzato per diversi anni anche come carburante "unico" in sostituzione della benzina. Oggi è molto utilizzato anche in Svezia, la nazione europea dove più si sta sviluppando il mercato del bio-etanolo.

Hai capito Orso? In Svezia te viene er panico ma risparmi … e quanto risparmi! Dopo tutte queste belle avventure, a Stoccolma, girovaghiamo per la città alla ricerca del campeggio che ci ospiterà per due notti; sono le 18,30 ma oltre dei bungalow senza bagni in camera, ... nulla.

All’unanimità decidiamo di alloggiare in albergo … crepi l’avarizia! … il problema è trovare un hotel con camere disponibili. Telefonate in diversi posti, ma nulla. Solo verso le 20 un albergo ci risponde di avere a disposizione un appartamento nelle vicinanze, che ha due camere, un soggiorno, cucina e bagno in grado di ospitare tutti. Accettiamo di fare il sopralluogo e dopo venti minuti, mentre imbrunisce, giungiamo sul posto. Prendiamo l’appartamento in un vecchio stabile ristrutturato lungo una via principale della città, via Karlavagen.
Ci siamo sistemati … io sempre in punizione … da "primo trombone", segregato nella camera di mezzo fra soggiorno, dove dormiranno Jojo, Orso e Gimmygiò, e stanzetta matrimoniale, dove hanno trovato l’agognata alcova “i due soci” Eros e Taxidieci, che già dopo mezz’ora sono pronti, “docciati e coi denti puliti”, per godersi la nottata di sogni.
Ma cari soci non è ancora ora, … anche stasera se magna! … e come al solito non ci manca nulla se non la birretta, che andiamo a berci, verso le 23 in uno dei pochi locali aperti nelle vicinanze, il “The Londoner”.

Passeggiatina per sgranchirsi le gambe e fumarsi un paio di sigarette e verso l’una siamo tutti a letto.
Domani tutta la giornata dedicata al tour per Stoccolma.

Ahò domani non è mica vacanza: … “alle 9.00 forever brum … brumm”!


Martedì 12 giugno 2007

19° giorno

Il profumo di caffè si diffonde in tutte le camere, … questa è proprio la nostra famiglia; il caffè di mamma Jojo è più “bono” di quello della caffetteria Sant’Eustachio al Pantheon, ma soprattutto è buono perché ci fa sentire coccolati; prima d’uscire Jojo si preoccupa che tutti abbiano fatto la colazione col suo buon caffè addolcito dai biscottini della cambusa tenuta ben fornita da Eros. Pronti, riposati, comodi nell’abbigliamento da città, inizia la giornata a zonzo per Stoccolma. Si punta il tom tom verso il centro e si parte; dopo circa 5 minuti siamo già nell’area dove poter parcheggiare gli scooters; con stupore scopriamo che Karlavagen dista pochissimo dall’imbarcadero dove abbiamo deciso di prendere il battello per goderci la città dall’acqua … E infatti alle 10 col biglietto in mano siamo in fila per l’imbarco.
Eh sì le ore 10, … ormai l’organizzazione del gruppo stupisce anche “brontolo” che non è uno dei sette nani, ma per scoprire la sua identità lascio sbizzarrire la vostra immaginazione: … pensavamo che Rita esagerasse, e invece … aveva proprio ragione!

Mimetizzati in mezzo ai turisti giunti fin lì con autobus, taxi o aerei, anche noi con i segni della lunga strada scolpita nell’anima; appagati, un po’ stanchi, ma ancora aperti ad altre avventure, ci sediamo nel battello, equipaggiati di cuffia entro cui parla, in un italiano pulito e svedese, lo spiker che comincia a descrivere gli angoli più suggestivi di una Stoccolma regale. Circa due ore di rilassante passeggiata sull’acqua: il nucleo centrale storico del fondatore col Palazzo reale e poi lungo l’ombroso e verdeggiante canale di Djurgardsbrunn e quindi nella confluenza con le acque dell’arcipelago compare il Museo Vasa e poi la chiusa (Slussen) e poi ancora un’altra chiusa e i 15 ponti che ci fanno vivere un indimenticabile “mischiamento” di acque saline dell’arcipelago e acque dolci del Lago Malaren. Infine la nuova urbanizzazione degli inizi del secolo che scolpisce la romantica strada Katarinavagen, che non mancheremo di raggiungere nel pomeriggio, ma in scooters.
È ora di pranzo. Mentre ci dirigiamo verso una città brulicante di bella gente, a piedi o in bicicletta, ci sorprende uno squadrone di marinai che accompagna la banda in alta uniforme capeggiata da due guardie a cavallo. Il pranzo, come al solito “frugale” a base di pesce lo consumiamo nel “Salu hall” un emporio di ristorantini etnici molto grande e frequentatissimo, con tanti colori, odori e sapori. Bighellonando tra piazze e viali, dopo il pranzo, ci lasciamo andare allo shopping … giusto per riempire gli ultimi spazi di regalini da portare a casa, senza mancare di provare gli elmetti da vichingo, rischiando di doverli anche acquistare.

Ritorniamo agli scooters e decidiamo di raggiungere la strada panoramica e romantica Katarinavagen. Dall’alto liberiamo ancora lo sguardo sull’acqua ferma dell’arcipelago e scattiamo le foto di gruppo.

Verso le 17 propongo di andare a visitare la “Kungliga Biblioteket”, che avevo annotato come da visitare soprattutto per il tetto aperto alle nuvole. Il tom tom non mi aiuta e, dopo aver sbagliato due volte la strada, l’impaziente Jojo tira dritto verso casa e poiché non riesco a trovare la biblioteca anche il resto del gruppo decide per il ritorno in appartamento.
Insisto per lasciare almeno un segno di cultura in questa permanenza nella capitale svedese, sede del famoso premio Nobel, e mi accorgo che l’errore del tom tom era dovuto alla presenza di una zona a traffico limitato; dopo un tratto in divieto di transito parcheggio, solitario, davanti al parco della biblioteca. Purtroppo l’austero edificio è completamente occupato da un congresso dell’Università dove si può accedere solo con invito. Tutto questo mi è spiegato in italiano brillante e corretto da una signora elegante e gentilissima. E anch’io faccio rientro in appartamento.
Doccia tonificante, riposino gratificante e verso le 20,30 “suona la campanella” della cena, preparata con maestria da Gimmygiò con l’aiuto della “mammina”. Ci “scofaniamo” il chilo e mezzo quotidiano di spaghetti alla carbonara arricchito di birra e gelato affogato al caffè.
Fermi tutti! … i piatti … ti … i piatti … ti li devo lavar’io! … flash … luci … spalti gremiti … e tutt’Europa viene a conoscenza che questa sera, a Stoccolma, i piatti … le pentole … e tutte le altre stoviglie sono governate dal sottoscritto. Jojo gongola come “Ercolino sempre in piedi” e dopo 5 minuti il forum del nostro club riporta lo scoop nudo e crudo.

Convinco Gimmygiò e Jojo a seguirmi per un giretto by night nel centro; qualche mugugno, ma mi accontentano. Raggiungiamo, a piedi, il centro che si presenta abitato dai nottambuli concentrati negli street ’s bar che non mancano. La città si presenta affascinante anche a quest’ora buia. Ah dimenticavo, a questa latitudine si ricomincia a vivere la notte … l’aria di casa si avvicina. Dopo circa un’ora e mezza siamo di ritorno. Orso dorme soave, i due soci sono avvinghiati nel loro lettone e noi scivoliamo sotto le lenzuola rapidamente.
Domani raggiungeremo Copenaghen in Danimarca. Le donne danesi sono le più belle! … sarà vero? … boh! nell’incertezza ci affidiamo all’unica sicura realtà: “domani alle 9 brum … brumm!”.

Mercoledì 13 giugno 2007

20° giorno
Lasciare Stoccolma è come prepararsi definitivamente al lungo rientro, che durerà quasi quattro giorni, ma sarà inesorabile. Abbiamo, però, ancora qualche appuntamento che riserva momenti da ricordare soprattutto dopo il rimaneggiamento delle tappe. A Copenaghen avremo qualche ora in più rispetto a quanto si era programmato e … allora: “Sirenetta … allarga le braccia … che arriviamo”!
Rinfrancati da una dormita coi fiocchi, alle 9 si parte e dopo aver sbagliato strada un paio di volte, perché Jojo ha il sole negli occhi e il tom tom è incelofanato e pronto per la pioggia, spediti ci avviciniamo al confine con la Danimarca.
Fermi per il pranzo in un’area di servizio, a pochi chilometri dal confine svedese, facciamo un piacevole incontro; viaggiano assieme, provenienti da Capo nord, padre di circa 80 anni su BMW e figlio su Gold Wing e carrello giallo al traino. Fa gli onori di casa Jojo, il caffè italiano, preparato sul fornello da campo, fa da ambasciatore; la foto di gruppo immortala il gradevole incontro e tutti restiamo a bocca aperta quando i due nostri ripartono con l’ottantenne aiutato a salire in sella dal figlio. Incredibile, solo i tedeschi sono capaci di tanto.
Varchiamo il casello d’ingresso del lungo ponte che ci porterà alla periferia della capitale danese, 18 euro e via! Il ponte Öresundsbron, costruito sullo stretto di Oresund, una delle più grandiose costruzioni d’Europa, collega il Mare del Nord con il Mar Baltico, ad unire Malmö a Copenaghen, ma anche la Svezia alla Danimarca. Fu inaugurato il primo luglio del 2000 alla presenza della regina Margarethe di Danimarca e del re Karl-Gustav di Svezia.
E’ una struttura colossale lunga otto chilometri, stilisticamente simile al Golden Gate di San Francisco, costruita a partire da un’isola artificiale di quattro chilometri da dove, a settanta metri sopra il livello del mare, si può godere di una inedita e quanto mai suggestiva visuale delle due città. Altri 4 chilometri di tunnel, per un totale di 16 chilometri, sono destinati al traffico ferroviario ed automobilistico, due binari ferroviari e quattro corsie.
L’isola artificiale Teberholm collega il tunnel al ponte. Il ponte, emblema architettonico di una regione ricca di contrasti, non rappresenta soltanto un collegamento cruciale tra due paesi scandinavi, ma rappresenta una originale meta turistica. Con un’unica destinazione è possibile scoprire la realtà di due paesi e di diverse città, svedesi e danesi, di forte respiro internazionale, da Copenhagen a Helsingør, in Danimarca, a Mälmo e Helsingborg, in Svezia. Un ponte, dunque, reale e simbolico tra due culture simili e dissonanti al tempo stesso, tra luoghi e tradizioni che affondano le loro radici nella storia di guerre, intrighi e fantasmi (il Castello di Kronborg, a Helsingør, fu scelto da Shakespeare per ambientarvi il suo Amleto) e nella fierezza barbara dei vichinghi.
Insomma le sensazioni nel percorrere i 16 chilometri sono forti e intense. Spira un vento leggero, ma sentiamo di essere dentro, immersi in un ambiente modificato dall’uomo. Siamo partecipi di due grandezze, la maestosità di una natura apparentemente domata dall’intelligenza dell’uomo. E poi percorrere un opera carica di valore simbolico, il ponte della cultura, dà un valore aggiunto ad un tratto dei nostri 10000 chilometri di viaggio.
L’emozione fa scivolar via il tempo e siamo già alla periferia di Copenaghen; sono circa le 17,30 e ai primi semafori della capitale danese comincia a piovere. Il tom tom incelofanato del nostro “condottiero” punta verso il primo camping disponibile fra i PDI, che risulta essere il parcheggio degli uffici della Philips; ahò Jojo, “ma quanno lo butti quer catorcio de navigatore”? … due sguardi d’intesa e riprendiamo il controllo. Un lungo viale e il campeggio si materializza. Disponibili solo bungalow senza bagno; bisogna accettare i bagni e la sala pranzo comuni. Tentiamo qualche telefonata, ma alla fine accettiamo: 3 bungalow da due così suddivisi: i soci Eros e Taxi, volendo continuare la loro esperienza “parallela, scelgono per primi, Gimmygiò e Orso, che a loro dire hanno un sonno silenzioso fanno coppia ed infine Jojo si sacrifica, con doppi tappi a mò di scafandro, nel sopportare l’armonioso concerto di “fiati” offerto dalla sottoscritta ditta.
La cena, dopo una abbondante spesa nello spaccio del camping, risulta molto rilassante in un ambiente ampio con molti tavoli dove noi siamo gli ultimi utilizzatori. Una lunga vetrata separa
questo spazio dalla sala dove sono disposte le cucine e i lavabo; da tale vetrata è possibile seguire la preparazione della cena come se si seguisse la nascita di un figlio in età avanzata … quanta tensione … e che fame!
L’avevamo promesso, e allora si parte per raggiungere il simbolo di Copenaghen: la Sirenetta! Ce la immaginavamo nel centro del porto attorniata da migliaia di turisti … e invece la troviamo, dopo tante incertezze, da sola e isolata, in un angolo in fondo ad un giardinetto che si apre verso una baia poco illuminata.
Ci appare, però, come in un sogno: è incredibile, siamo qui, dopo 20 giorni di viaggio, con stupendi compagni a fare gli scanzonati sotto la statua simbolo. Un balzo sugli scogli e sono aggrappato alle gambe della Sirenetta color oro; anche Orso, un balzo sugli scogli e … splash nell’acqua … primo sguardo di preoccupazione e subito dopo fragorosa risata.
Facciamo le foto? Beh non mancano. Scopriamo che la macchina fotografica di Taxi è capace di dare una luce e una nitidezza eccezionale anche nell’aria buia che ormai domina.

Bisogna fare la foto con lo striscione? Beh certo! … e lo striscione? … Eros, doveva portarlo, ma ha pensato bene di lasciarlo nel bauletto dello scooter. Eros: “ … tanto torniamo domani a fare la foto” … non sto a descrivervi il disappunto che lo costringe a rifarsi la strada fino al parcheggio dove abbiamo lasciato gli scooters e dopo un quarto d’ora finalmente anche la Sirenetta con gruppo e striscione è immortalata nel carnet del viaggio e di questa “sgarrupata” compagnia.
L’ultima tappa della giornata la facciamo nel centro di Copenaghen, bello e maestoso, con una lunga zona pedonale che la attraversa. Breve vasca a curiosare in una città che sta per addormentarsi e torniamo ai nostri bungalow.
Domani chi vuole può ritornare in centro perché ci possiamo permettere “brum … brumm alle 10,15” poiché avremo da prendere il traghetto, dopo 160 km da Copenaghen, a Rodbyhavn per Puttgarden e proseguire, per altri 150 km, alla volta di Amburgo; insomma 300 km per noi sono ormai una inezia.
Ancora due chiacchiere, una sigaretta e tutti a letto; … ovvero i soci sono a letto già da circa ¾ d’ora. Buonanotte!


Giovedì 14 giugno 2007

21° giorno
… il cielo è grigio. Abituati alle partenze delle 9, alle 10 siamo tutti schierati e pronti … spugnette e pelli di daino danno l’ultima lucidata ai parabrezza e si avvia il ventunesimo giorno di questa indimenticabile avventura, secondo me, indimenticabile non solo per l’itinerario e la meta, ma soprattutto per le attenzioni che ci siamo riservati. L’unità del gruppo, che a volte ha frustrato piccoli desideri dell’uno o dell’altro, è stata vissuta come il valore principale. Questa unità è il frutto del valore affettivo che sempre abbiamo perseguito nel nostro club e che in un viaggio impegnativo come questo non poteva che confermarsi.
I primi centocinquanta chilometri passano rapidamente e, superando la lunga fila di automobili, autotreni e camper, siamo i primi ad entrare nella pancia del traghetto che ci porterà dalla costa
danese a quella tedesca, da Rodbyhavn a Puttgarden. Spioviggina. Siamo in Germania. La strada è molto trafficata e dopo il pranzo veloce ripartiamo indossando le tute antipioggia.

Detto fatto, … piove; prima in modo fine e continuo, poi acquazzoni veri e propri; e dopo un altro centinaio di chilometri: pausa caffè in un’area di sosta con tavoloni e panchine.
La stanchezza postprandiale mi prende come al solito e, approfittando delle spaziose panchine, mi appisolo per pochi minuti. E poiché gli amici mi vogliono bene, dopo meno di qualche minuto sono sbattuto su internet con il posteriore all’aria e i calzoni antipioggia giù sulle cosce che fanno immaginare le peggiori abitudine di un bravo ragazzo. Vengo a sapere del nuovo scoop da Peter che attraverso un sms si complimenta per la mia posa “barbona”. Grazie amici, … è proprio vero che bisogna “guardarsi le spalle” … con questi chiari di luna.
Si riprende la strada e dopo pochissimi chilometri siamo di nuovo nel mezzo di un violento acquazzone. Intanto abbiamo superato la meta che ci eravamo prefissati e proseguiamo, lasciandoci alla nostra destra prima Amburgo e poi Hannover.
Ormai comincia a scendere la sera, il cielo è gravido di nubi nere e piove a catinelle; il serbatoio è ormai vuoto, ci fermiamo per il rifornimento assieme ad un gruppo di Harleysti. Siamo stanchi e inzuppati al punto giusto. Poiché abbiamo già percorso 574 km potremmo anche cercarci l’alloggio per la notte.
Appena mettiamo a fuoco la possibilità di pensare al riposo, mi s’illumina il cartello segnaletico passato nel campo visivo prima di entrare nell’area di servizio: dovrebbe esserci un albergo in quest’area; e … quel segugio del Colonnello … in men che non si dica ha già fatto il contratto per la notte nell’albergo a 200 metri dal distributore.
Siamo a qualche chilometro da Gottinghen, famosa cittadina Universitaria.
Qui però non ci ha attratto la cultura, ma la voglia di fermarsi non più in un bungalow senza servizi in camera. In fondo anche oggi abbiamo fatto i nostri quasi 600 km e appena giunti in una camera con dei letti veri, una doccia libera, acqua calda a go-go, la stanchezza non conosciamo cosa sia.

Ci diamo appuntamento alle 21 nel ristorante aperto 24 su 24: sembra un sogno! … è come rinascere borghesi … e, scusate l’irriverenza, … anche contenti di esserlo.
Il buffet è fornitissimo e a buon prezzo. La cena, sempre momento di relax allegro, passa in fretta. È ora di andare a letto … anche domani continua l’inesorabile rientro. Da Gottinghen a Monaco 518 km. A Monaco ci aspetta Franz, l’amico tedesco che ci ha accompagnato durante la permanenza per l’Oktoberfest.
Alle 9 domani brum … brumm!


Venerdì 15 giugno 2007

22° giorno
Che dormita ragazzi! Letto matrimoniale, largo e lungo, lenzuola candide a piumino, leggere e caldine in una notte piovosa e uggiosa, quasi autunnale; ma chi se ne importa! …l’odor di pulito è riverbero del desiderio di casa, che si fa sempre più intenso. Colazione a buffet; che abbuffata! … Eros si fa il primo Würstel di giornata, ma nessuno ci fa più caso, l’abbiamo dato per perso; e
pensare che per tutti la Svizzera era sempre stata associata alle molteplici forme di buona cioccolata al latte, fondente e invece il mito s’è infranto davanti a sto’ svizzero “atipico” tutto wunster e biscottini.
Sono “appena” le 9,00 e … si lascia l’area di servizio con annesso ottimo albergo (voto 9) e ci si lancia per i penultimi 518 km che oggi ci separano da Monaco di Baviera, città dalle mille facce, conservatrice e austera, moderna e cosmopolita, nota come “la metropoli con il cuore” ("Weltstadt mit Herz") e " la città più settentrionale d'Italia".
Facciamo attenzione a non sbagliare strada come all’andata, … vero Jojo? … e infatti senza intoppi siamo alla periferia di Monaco quando le nuvole s’ingrossano e si anneriscono … niente di buono sembra ci attenda! … ebbene ecco la pioggia, mentre attraversiamo tutta la città per raggiungere l’albergo che ci ospiterà questa notte. Ben bagnati, ma l’abbiamo trovato … e mentre stiamo per entrare nell’ampia hall al nostro Colonnello gli torna in mente che in gioventù proprio qui era venuto ad arrestare un latitante. Più tardi ci accorgeremo che di latitanti oggi qui non ce ne sono, ma di ladri sì: una bottiglia di acqua gassata da portare in camera, 15 euro.
Ci sistemiamo nelle stanze. La serata è organizzata dal carissimo Franz in una birreria tradizionale; il ritrovo è alle 21. Doccia e riposino … e fuori? … piove! Prendiamo un taxi: ormai non badiamo più a spese e la “spartaneria caponordista” comincia a lasciare il posto a sei buontemponi più che soddisfatti della loro temerarietà. Entriamo in uno dei templi della birra, dove gustare la buona cucina bavarese e sorseggiare un rigenerante boccale di birra assieme amico Franz, che ci regala la festa dell’ultima sera. Con lui ci attendono: sua moglie e un altro amico, già conosciuto al raduno di Milano Marittima del 2006, assieme con la sua compagnia, una simpatica signora nata a Montpellier, in Francia, e bavarese d’adozione. Siamo stanchi, ma la festa di chiusura di questo stupendo viaggio scorre fra chiacchiere e battute … e non manca la birra e qualche buon piatto bavarese. Dopo le foto che immortalano l’ultimo evento e i calorosi saluti agli amici tedeschi, ci incamminiamo a piedi verso l’albergo: ha smesso di piovere!
Breve assemblea di gruppo prima dell’ultima notte: Jojo chiede che la partenza di domani sia anticipata alle 7,15 poiché Roma è lontana 905 chilometri. Tutti d’accordo e sia pure tanto affezionati a “domani alle 9,00 brumm … brumm”, come ogni tormentone che si rispetti domani si cambia: “domani alle 7,15 brum … brumm”. Buonanotte.


Sabato 16 giugno 2007

23° giorno
Alle 7,15 rombo di motori! Dopo Innsbruck romperemo le file. La strada scorre libera da intoppi. Passiamo il confine tedesco e dopo poco siamo già all’ultimo rifornimento comune. Caffé, sigaretta … ovviamente würstel per Eros e ci salutiamo per un arrivederci a questa sera sul forum del nostro amato Club, il glorioso BURGMAN650 ITALIA CLUB! … la mia barba, quella di Jojo, di
Gimmygiò, di Eros e di Taxi ha resistito fino alla fine, mentre Orso, delicato, torna a casa sbarbato come un ragazzino … e del resto ha dimostrato a tutti che i sogni si possono vivere sempre basta solo mantenersi un cuore grande e aperto all’intelligenza e alla passione.
Il grande Kahlil Gibran diceva: “ragione e passione sono timone e vela della nostra anima”.
Ciao amici, anime belle! Che il prossimo alito di vento ci trovi col timone pronto e la vela sempre aperta.

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