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Tafjordfjella

Scritto da Rita Martini
  • Alesund
  • Rif. Pittbua
  • Torsbu lake
  • Rifornimento acqua
NORVEGIA 2007
TAFJORD-FJELLA

31-3-07
Partiamo da Milano alle ore 13 con volo SAS. Destinazione Alesund.
Arriviamo ad Alesund, dopo aver fatto scalo ad Oslo, con un bellissimo tramonto ed un volo a bassa quota che ci consente di ammirare le vette innevate dello Jotunheimen e dei fiordi circostanti. Atterriamo sull’isola di Vigra dove è situato l’aeroporto. Con il flybus ci trasferiamo all’ostello di Alesund e ceniamo al primo Mc Donald che troviamo visto che è già tardi e dobbiamo organizzare per il giorno dopo.
1-4-07
E’ domenica, la temperatura è mite e la città deserta. Alle 9 parte il Buss Express che ci porterà a Bjorli via Andalsnes. Da lì dovremmo prendere un taxi per raggiungere la località (Broste o Brostdalen) da cui iniziare il nostro ski trek . Sul pullman si trova anche una giovane coppia di norvegesi attrezzati con sci che arrivati in prossimità del bivio per Broste chiedono all’autista di poter scendere. Io dico andiamo anche noi? Gianni e consorte scendono . Enrico tentenna. Marina scende ma non approva: si era detto di prendere il taxi ! Iniziamo a camminare : 5 km su strada asfaltata. Una macchina di norvegesi si ferma e ci offre di trasportare i bagagli. Quasi tutti esclusa la sottoscritta mollano il pesante fardello. Dopo 1 ora esatta di cammino arriviamo al posteggio di Broste dove termina la strada asfaltata. Sono le 13,30, recuperiamo i bagagli calziamo gli sci e baldanzosi ci inoltriamo sulla pista innevata che in 10 km (pensiamo noi!) ci condurrà al rifugio Pyttbua (m 1161).
La giornata è bella, il sole implacabile. Proseguiamo tra pini ed ampie vallate, chi con sciolina chi con pelli. E’ il periodo delle festività pasquali per cui troviamo anche molti norvegesi sul percorso. Margherita ad un certo punto mi chiede: dove si trova il rifugio? Guardo avanti ed all’orizzonte riconosco il M. Puttegga 1999 m, il più alto della zona. Dovrebbe essere sotto a quel monte le dico. Possibile che sia così distante penso tra me e me? Dopo 2 ore di marcia chiediamo a dei Norvegesi quanto manca al rifugio: almeno 1 ora e mezza anche 2 rispondono. Siamo perplessi ed anche stanchi per il peso degli zaini ed il caldo. Non ci resta che proseguire. Dopo oltre 4 ore assetati e distrutti sia nel fisico che nello spirito raggiungiamo il rifugio. Qualcosa non ha funzionato!
Si discute a lungo sulla distanza percorsa. Constateremo in seguito che alcune informazioni forniteci dal DNT non erano del tutto esatte. Abbiamo fatto più di 20 km con gli sci e 5 km su strada!
Al rifugio troviamo altre persone, la stufa è già accesa. Ci ristoriamo. Le previsioni per il giorno dopo non sono buone.
2-4-07
Il rifugio come gli altri di questa zona è del tipo self-service, dotato cioè di legna, coperte e provviste. Occorre registrarsi, accendere la stufa, cucinare, procurarsi l’acqua, pulire, fare i conti e pagare (in apposita cassetta) in base ad un prezziario, contanti o con carta di credito. Fuori nevica e c’è vento. Siamo riposati ma ancora indolenziti per la fatica del giorno prima. Dopo colazione decidiamo di ispezionare i dintorni. Troviamo a qualche centinaio di metri dal rifugio il punto ove attingere l’acqua, segnalato da alcuni rami di betulla. Ci attrezziamo con pulka, pentolino e tanica e facciamo 2 rifornimenti. La temperatura si è abbassata ed il foro praticato nel ruscello rigela velocemente.
3-4-07
Alle 9,30 partiamo per il rif. Torsbu (m 1351). Tempo variabile, visibilità buona. Si sale ripidamente ad un passo e ad un successivo colle per scendere morbidamente sul Tords Vatnet (lago) lungo circa 7 km. Dopo 3 ore e mezza arriviamo al rifugio che è composto da 2 costruzioni, una più recente con wc interni ed una più antica . Occupiamo la prima e decidiamo di fare subito una gita su un monte di circa 1600 m a sud est. Rientrati al rifugio troviamo 3 norvegesi sistemati nell’altro fabbricato che ci rimproverano animosamente di non aver compilato il registro della presenza e peggio ancora di aver lasciato la porta aperta. Ci scusiamo ed impariamo la lezione.
4-4-07
La mattina con cielo sereno e calma di vento progettiamo la salita al M. Benkehoa m 1943.
I nostri vicini Norvegesi ci preannunciano un peggioramento dal pomeriggio. Saliamo velocemente ed anche se le distanze qui sembrano infinite dopo 2 ore e mezza siamo sulla cima con un panorama a 360°. Il vento inizia a soffiare. Scendiamo con lunghissime diagonali. Si potrebbe sciare ad occhi chiusi.
I Norvegesi ci riconfermano preoccupati che le previsioni per i prossimi giorni sono molto brutte. Sento ripetere più volte la parola “storm”.
Verso sera ad ovest si vedono grandi nuvole a pesce ed un biancore sospetto. La notte il maltempo peggiora ed il vento aumenta ancora.
5-4-07
La mattina guardiamo fuori . Dalla finestra vediamo un forte turbinio di neve e distinguiamo appena un alberello segnaletico. E’ impossibile muoversi. Proviamo con la radio a sintonizzarci su una stazione per sentire le previsioni. Increduli sentiamo una radio musulmana che in italiano annuncia l’inizio della preghiera. Poiché il nostro rifugio è l’unico dotato di wc ogni tanto abbiamo visite. Un norvegese preoccupato, sfidata la tormenta, ci chiede se siamo attrezzati, se abbiamo il Gps ecc. Lo rassicuriamo dicendogli che per quel giorno non ci saremmo mossi . Stiamo tutto il giorno dentro al rifugio. Solo Gianni esce per prendere la neve da sciogliere. Dalla finestra contiamo quanti stick si vedono. Che fortuna avere il wc interno!
6-4-07
Ci alziamo presto speranzosi che sia bello. E’ meglio di ieri ma la visibilità è scarsa e c’è ancora vento anche se meno forte.
Decidiamo di partire per il rif. Veltdalshytta. Ci vestiamo di tutto punto utilizzando anche (chi ce l’ha) le maschere di polietilene. La neve fresca in alcuni punti raggiunge i 30 cm , ci alterniamo a fare la traccia e dopo 3 ore e mezza arriviamo al rif. Veldalshytta. Pensavamo non ci fosse nessuno invece qui troviamo 2 “tranquilli” norvegesi di Alesund che uniscono alla vacanza su neve l’incarico di studiare l’ampliamento del rifugio. Poichè la stufa è quasi spenta, l’acqua manca, i wc esterni sono pieni di neve, io penso che occorra stimolare una qualche attività e rimuovere questo stato di indolenza.! Decido di andare a cercare l’acqua ! Prendo la pulka, 3 taniche, la pala, metto le pelli agli sci e scendo verso il lago. Tutto è bianco mi guardo intorno ma non vedo nessuna traccia di scavo. Guardo verso il rifugio pensando di ritornare su ma ad un tratto vedo una forma umana che a piedi mi viene incontro sprofondando nella neve. E’ uno dei Norvegesi che mi viene ad aiutare. Mi raggiunge ed inizia a scavare, scava sempre più giù, scava almeno quanto la sua altezza. Finalmente trova l’acqua! Riempie le 3 taniche da 10 l. che ho portato io più altre 2 portate da lui. Metto le taniche sulla pulka e provo a tirare ma in salita con neve fresca la pulka si muove appena. Il norvegese già affaticato mi aiuta a spingere, entrambi sprofondiamo nella neve ma alla fine con una fatica bestiale raggiungiamo il rifugio. Con senso di colpa rinuncio a qualsiasi altra iniziativa. Attendiamo speranzosi le previsioni radio delle 22 che invece ci confermano ancora brutto tempo.
7-4-07
Se le previsioni fossero state buone avremmo fatto una impegnativa e lunga traversata fino al rifugio Danskehytta invece con queste condizioni meteo siamo costretti a modificare il programma e ritornare a Torsbu . Dopo 4 ore raggiungiamo il rifugio che è tutto nostro, all’interno la temperatura è appena di 1°. Accendiamo la stufa e prepariamo il cenone di Pasqua: polpette di carne, purè e pancake con marmellata. Discutiamo ancora sul da farsi in quanto Gianni e Margherita hanno l’aereo un giorno prima di noi e domani debbono tornare ad Alesund.
8-4-07
Non c’è vento, la visibilità è buona,ci sono nuvole alte e fa piuttosto freddo. Decidiamo di tornare tutti insieme ad Alesund. Partiamo per Billinger, località a fondo valle sulla carrozzabile. Lì come descritto dai Norvegesi avremmo trovato solo poche case sparse, probabilmente disabitate, nessun ristoro o luogo riscaldato. Facciamo i 20 km di discesa in circa 3 ore ed arriviamo con netto anticipo rispetto all’ipotetico orario di passaggio del Buss Express per Alesund. Diverse volte in precedenza avevamo consultato gli orari degli autobus senza trovare la fermata di Billinger per cui arrivati sulla strada chiediamo conferma ad una famigliola di passaggio. L’autobus proveniente da Trondheim sarebbe passato alle 13, 50 circa.
Il cielo si copre ed inizia a nevischiare. Passeggiamo nervosamente sul bordo della strada, ormai è l’ora della partenza. Un rumore di autobus ed eccolo arrivare in salita, sul fianco troneggia la scritta Trondheim, facciamo segno ma prosegue. La fermata non era prevista dice Gianni! E adesso? In pochi secondi esaminiamo le possibili soluzioni: fare l’autostop o andare a piedi sino a Grotli, località di sport invernali 15 km più avanti; da lì forse possiamo trovare un taxi o un altro mezzo per proseguire. Però stranamente l’autobus era vuoto ed era diverso dagli altri Buss Express. Mentre facciamo queste considerazioni vediamo arrivare un altro autobus che questa volta con nostro immenso piacere si ferma. Scopriamo che durante il trek è nevicato ovunque sino al mare. Passiamo su ponti e gallerie scavate nella roccia e vediamo le ripide pareti del Geiranger fiord. Un ultimo tratto col bus sul traghetto ed alle 18,30 siamo ad Alesund. La sera ci riprendiamo dalle fatiche con una ottima cena e soprattutto con un bel boccale di birra.
9-04-07
Gianni e Margherita partono, io Marina ed Enrico restiamo ancora 1 giorno ad Alesund girando a piedi la città e le colline circostanti, ancora innevate.
10-04-07
Rientriamo anche noi in patria . Enrico a Malpensa non trova il bagaglio che recupererà qualche giorno dopo: anche la SAS non è più affidabile.
Tags: ski trek
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