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Ad Amsterdam con Low Coast

Scritto da ivan uras
  • Canali ad Amsterdam
Questo tour di Amsterdam, di cui sto per raccontarvi, è stato breve (da giovedì a domenica, nel mese di febbraio) ma intenso: Amsterdam è una città dalle mille facce. Colori, suoni, sapori, tutto trasuda vita, gioventù, svago, trasgressione, ma allo stesso tempo anche tranquillità, pace, armonia e raffinatezza. Insomma, tutto si può dire di Amsterdam ma non che sia noiosa o monotona… ce n’è davvero per tutti i gusti!!
Ecco dunque il nostro diario di bordo.
Giovedì alle 13:00 siamo partiti dall’aeroporto di Milano con un volo RyanAir (al modico prezzo di 50,00 euro a testa, andata + ritorno); in un paio d’ore siamo arrivati ad Eindhoven (la RyanAir non arriva fino a Schiphol, l’aeroporto di Amsterdam), e da lì un pullman ci ha portati dritti nel centro di Amsterdam (altre due ore di viaggio…).
L’albergo che avevamo prenotato, il Frisco Inn, era in una buona posizione, situato tra Piazza Dam (la piazza principale del centro di Amsterdam -il più importante spazio pubblico della città- invasa dai piccioni) e la Stazione Centrale. Le camere erano piccole ma tutto sommato vivibili; il bagno invece era fin troppo angusto, con un lavandino in cui neanche i sette nani di Biancaneve sarebbero riusciti a lavarsi le mani e, come in ogni zona del Nord Europa, privo di bidè (ahimè…!!).
Appena sistemati siamo usciti a fare un giro per la zona, e non conoscendo il posto ci siamo ritrovati subito nel quartiere del sesso, nel quale di sera è decisamente sconsigliato passeggiare! Così, dopo una visita notturna a Piazza Dam, siamo tornati nei pressi dell’albergo per cenare in un pub vicino. Si può dire che il primo pasto è stato abbastanza decente: un hamburger con un po’ di tutto, patatine fritte e birra. Il proseguo della serata, invece, l’abbiamo passato nel bar-pub dell’hotel, la cui principale attrazione è senz’altro Rocky, il gatto “di casa” che dormiva ogni sera appoggiato alle casse dello stereo, coprendosi gli occhi con una zampetta per pararsi dalla luce!
La mattina di venerdì abbiamo preso il tram per spostarci verso il quartiere dei musei. Attraversata Museumplein, l’enorme piazza-prato sulla quale si affacciano i principali musei della città, abbiamo visitato il Museo di Vangh. Qui vi è contenuta la maggiore collezione al mondo di opere di Van Gogh (fra le quali spiccano: "La camera di Vincent ad Arles", "Corvi nel campo di grano", "I girasoli" e moltissimi ancora). Il museo è moderno, suddiviso in tre piani, nei quali l'allestimento segue il percorso espressivo del pittore olandese. Nella stessa area in cui sorge il Van Gogh Museum, si staglia anche l'altro grande museo di Amsterdam, il "Rijksmuseum" (la zona di questi due grandi musei è a sud del centro, in prossimità delle sponde del "Singelgracht" ed è in una via parallela alla Overtoom, per cui facilmente raggiungibili tramite i mezzi pubblici). Il Rijksmuseum (con la sua facciata sfarzosa di colore rossiccio) fu aperto nel 1885 e custodisce inestimabili collezioni di arte e storia
Rifocillati dal pranzo (un ottimo carpaccio di salmone e d’aringa… in effetti eravamo sul mare!), siamo stati poi a visitare il Diamant Museum (piccolo ma piacevole) e, per restare nella zona, anche l’Albert Cuyp Markt, il mercato più grande di Amsterdam: una festa multietnica di colori e profumi in cui si vende di tutto, dall’intimo sexy ai generi alimentari, dalle parrucche agli abiti usati. Finite le bancarelle, abbiamo ripreso il tram che ci riportava verso la zona Nord, fermandoci però in Koningsplein per visitare il Bloemenmarkt, ossia il Mercato dei Fiori galleggiante (benché non fosse stagione di fiori e gran parte delle bancarelle esponesse solo bulbi e semi): è buffo notare, finita la passeggiata, come non ci si accorge neanche che i negozi dei fiorai si trovino su delle chiatte galleggianti, ormeggiate nel canale Singel!
Prima di cena siamo tornati in albergo per una doccia, dunque abbiamo gironzolato un po’ per trovare un locale per la cena che ci attirasse. Essendo in una zona gremita di ristoranti etnici, la nostra scelta è ricaduta sull’indonesiano Sukasari. Non è che sia andata male, ma sono convinta che se lo provassi in Italia mi piacerebbe senz’altro di più… se non altro riuscirei a capire meglio il menu (anche se era in inglese molte cose non erano così immediate)! L’agnello che ho preso, ad esempio, doveva essere, a detta del menu, in una “sauce” di curry e latte di cocco… ma quella, più che una salsa, era un brodino.
Il mattino successivo ci siamo goduti un romantico giro sul battello lungo i canali di Amsterdam; il tour attraverso i canali è stato l’ideale per vedere anche i monumenti che restavano un po’ fuori dallo spazio entro il quale giravamo a piedi o in tram. Finito il giro (con partenza e arrivo dal bacino interno del porto, di fronte alla Stazione Centrale, quindi a due passi dal nostro albergo) ci siamo incamminati verso il quartiere Waterlooplein per fare un giro tra le bancarelle del Mercatino delle Pulci: qui si trova di tutto, dalle cianfrusaglie agli abiti nuovi e usati, dagli oggetti d’artigianato ai gioielli. Dopodiché ci siamo spostati verso Rembrandtplein (dove appunto si trova la Casa-Museo di Rembrandt) per cercare un posto dove pranzare (altro pub, altro super hamburger); quindi siamo tornati a piedi verso la nostra zona, passando per delle vie stracolme di negozi (alcuni, monotematici, sono meravigliosi: c’è un intero negozio che vende solo ovetti di cioccolato, o un altro gremito di Crocs -le orrende ciabattone in plastica bucherellate- di mille colori!) e soffermandoci poi a passeggiare per le strade intorno a Piazza Dam, anche queste davvero belle, come Damstraat e Nieuwezijds.
La sera, dopo un’oretta di riposo, siamo usciti per cenare in un ristorante argentino, El Toro Dorado, dove abbiamo mangiato degli ottimi filetti di maiale con contorno di patate alla cenere…
La mattina successiva, la domenica, il nostro pullman ci ha riportati all’aeroporto di Eindhoven, ma l’aereo ha ritardato di ben tre ore…
Tutto sommato la vacanza è stata bella comunque. Siamo riusciti a vedere tutto ciò che ci interessava, passando dalle aree commerciali e innervate dal trambusto cittadino alle tranquille strade alberate. Siamo riusciti a non essere investiti dalle biciclette, che sono davvero tantissime (pensate che le piste ciclabili sono più larghe delle strade!). Siamo riusciti a farci capire, anche perché gli abitanti di Amsterdam parlano perfettamente l’inglese fin da piccoli (spesso mischiano inglese e olandese in una stessa frase!). Insomma, l’esito della vacanza è stato decisamente positivo per i nostri sensi. Un po’ meno per il portafoglio però: la vita ad Amsterdam è piuttosto cara, più o meno come a Londra.
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