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La Masuria d'Inverno

Scritto da Giovanni Agnoloni
Andare in Masuria d’inverno per molti può essere un controsenso. È la regione polacca dei laghi, del kayak, della vela. Un paradiso di boschi e specchi d’acqua, che chiama l’estate e i suoi colori.
Ma gli scenari che offre sotto Natale sono un’altra cosa.
Ruciane-Nida è un paese, anzi l’unione di due paesi, Ruciane e Nida, appunto. Divisi da un tratto di strada di due chilometri, collegano virtualmente due laghi, per cui si può dire che questa comunità sia sospesa tra cielo e acqua.
Venendo da Varsavia, si arriva a Nida sbucando praticamente in una radura nell’immensa foresta di questa regione. Si notano subito i palazzi colorati dell’edilizia socialista e i resti di una fabbrica per la lavorazione del legname, attiva al tempo del regime e poi abbandonata. Non un gran benvenuto, apparentemente. Ma poi si apre la strada centrale del paese, che in inverno, come tutto il resto, è incapsulata in una calotta di ghiaccio. Neve, neve dappertutto. Pigiata, compressa e schiacciata fino a diventare sporca, là dove piedi e copertoni di auto e camion passano più spesso.
Due piccoli supermarket, poi una serie di negozi e una banca. Qui la gente lavora e guadagna soprattutto nei mesi caldi, e il resto dell’anno vive con i risparmi, affittando qualche stanza quando capita o conducendo poche attività.
Poi una chiesa, una scuola e lo Jezioro Nidzkie, ovvero il “lago di Nida”.
Ci si arriva costeggiando un canale popolato da anatre. Il sentiero passa sotto una serie di villette familiari, e dall’altra parte si vedono gli alberi del bosco. Tutto è cristallizzato nel silenzio pastoso della neve. Nella calma vitrea delle gocce gelate, se si affaccia un timido sole, s’intuisce un pallido riflesso delle gloriose giornate estive. Che però sono lontane, e come relegate in una zona della mente che per adesso è solo una promessa. Si cammina, lasciando scricchiolare il tappeto bianco sotto i piedi, e intanto lo specchio d’acqua si avvicina, con una sottile velatura di ghiaccio in superficie.
Il lago è ampio e calmo. Non ha fretta, la Masuria. Le canne sull’altra sponda si muovono lievi, come dei capelli raggiunti da un alito di vento. Fa freddo, ma il paesaggio ispira calore e conforto. Siamo vicini al Natale, e in questo panorama di verde innevato si avverte la presenza di un focolare segreto, come una famiglia immateriale. Questa natura rivela l’anima intima e gentile della gente di qui.

Poi si prende la macchina e si raggiunge Ruciane, che ha un’atmosfera un po’ più briosa. Casette in legno, insegne colorate e un’altra chiesa, dove c’è un sacerdote che è autore di libri poetici e riflessioni filosofiche. È moderna, e sembra quasi una baita. C’è pure la stazione, quasi invisibile, ma qui passa solo un treno al giorno. Se non si ha un’auto, o si cerca un pullman – ma non sono tanti – o si fa l’autostop. Lo fanno pure gli studenti, spesso, anche per andare a Pisz, la cittadina più grande che sorge a est di qui.
Ci inoltriamo anche noi in questa direzione, seguendo una strada che taglia dapprima il bosco – la puszcza Piska, ovvero la foresta primigenia di questa parte di Polonia –, quindi la campagna aperta. Gli alberi ci scorrono accanto come i denti di un pettine infinito. Viene la tentazione di farci scorrere sopra un dito, come sulle corde di un’arpa. Si esce fuori dal tempo, in spazi che una volta erano tedeschi – o meglio, prussiani –, e in seguito furono occupati dalla Russia; ma nell’anima sono rimasti sempre polacchi.
L’aria è leggermente fumosa, quasi cinerea, e la neve copre uniformemente tutto, dando al mondo il sapore di un segreto covato in profondità.
Poi ecco Pisz, piccola e vivace, con le sue strade trafficate, i negozi più moderni e la piazza del municipio, alberata e con le macchine arenate nella neve, nel parcheggio intorno all’area pedonale. Dietro, un torrente, con un ponticello che porta in un giardino pubblico. La gente passeggia, gli studenti escono contenti dall’ultimo giorno di scuola e le piccole costruzioni in legno si susseguono come in un paesaggio alpino.
Una boccata d’aria fredda e si riparte. Ci aspetta un’ultima cosa.

Torniamo indietro, a Nida, e procediamo per una via interna costeggiata da case con semplici decorazioni natalizie. Un cane nervoso ci abbaia, mentre ci avviciniamo al relitto della fabbrica di legname e ci passiamo dietro, là dove gli eccessi della produzione venivano scaricati nel bosco. E proprio qui entriamo, prendendo un viale sterrato che si addentra nella vegetazione.
La foresta, nel suo incanto invernale, comincia ad animarsi. Nella sua quiete, parla e accoglie. Un paio di chilometri, e ci fermiamo in un parcheggio in una radura. Da qui in poi si prosegue a piedi. Siamo completamente circondati dagli alberi, mentre percorriamo un corridoio di neve. La presenza fitta e scura intorno a noi non incute timore, ma un senso di protezione. Come gli Ent della Terra di Mezzo, questi pini e questi abeti innevati sussurrano verità provenienti da un mondo nascosto. Sono loro i guardiani del luogo.
La neve cade dai rami con un’eco di energia intima. Non passa nessuno, proprio nessuno, ma non si è soli.
Piccole cataste di legno, a volte, compaiono allo sguardo, ormai cumuli di ghiaccio che sembrano pietre miliari dello spirito. In fondo, la casa di uno che stava attento alle voci del bosco. Proprio sul lago, che è qui dietro, viveva il poeta e autore teatrale polacco Konstanty Ildefons Gałczyński (1905-1053), la cui abitazione oggi si può visitare.
È questa la magia della Masuria. Quella di parlare all’anima senza urlare, e di suggerirle idee, messaggi, visioni.
Chi sa fermarsi ad ascoltare, anche solo stando fermo in piedi nel silenzio, non rimarrà deluso.
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